Corso di Religione



DEMONOLOGIA
Magistero e teologia cattolica
         


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La personificazione biblica del male non fa di esso necessariamente una persona, ma indica che il male origina dalla libertà di cui solo gli esseri-persona godono , quella della auto-coscienza che permette di auto-orientarsi e auto-determinarsi ...


Quando si chiede se il diavolo sia una persona si dovrebbe giustamente rispondere che egli è la non-persona , la dis-gregazione, la dis-soluzione dell'essere-persona, e perciò costituisce la sua peculiaretà il fatto di presentarsi senza faccia , il fatto che l'inconoscibile sia la sua forza vera e propria "

(J.Ratzinger , citaz. in Nuovo Diz Teolog. Biblica , Frascati 1988 )

IL CATECHISMO UNIVERSALE DELLA CHIESA CATTOLICA
La caduta degli angeli

 391 Dietro la scelta disobbediente dei nostri progenitori c'è una voce seduttrice, che si oppone a Dio, [Cf Gen 3,1-5 ] la quale, per invidia, li fa cadere nella morte [Cf Sap 2,24 ].
La Scrittura e la Tradizione della Chiesa vedono in questo essere un angelo caduto, chiamato Satana o diavolo [Cf Gv 8,44; 391 Ap 12,9 ]. La Chiesa insegna che all'inizio era un angelo buono, creato da Dio. “Diabolus enim et alii dÍmones a Deo quidem natura creati sunt boni, sed ipsi per se facti sunt mali - Il diavolo infatti e gli altri demoni sono stati creati da Dio naturalmente buoni, ma da se stessi si sono trasformati in malvagi” [Concilio Lateranense IV (1215): Denz. -Schönm., 800].

 392
La Scrittura parla di un peccato di questi angeli [ Cf 2Pt 2,4 ]. Tale “caduta” consiste nell'avere, questi spiriti creati, con libera scelta, radicalmente ed irrevocabilmente rifiutato Dio e il suo Regno. Troviamo un riflesso di questa ribellione nelle parole rivolte dal tentatore ai nostri progenitori: “Diventerete come Dio” ( Gen 3,5 ). “Il diavolo è peccatore fin dal principio” ( 1Gv 3,8 ), “padre della menzogna” ( Gv 8,44 ).

 393 A far sì che
il peccato degli angeli non possa essere perdonato è il carattere irrevocabile della loro scelta, e non un difetto dell'infinita misericordia divina. “Non c'è possibilità di pentimento per loro dopo la caduta come non c'è possibilità di pentimento per gli uomini dopo la morte” [ San Giovanni Damasceno, De fide orthodoxa, 2, 4: PG 94, 877C].

 414
Satana o il diavolo e gli altri demoni sono angeli decaduti per avere liberamente rifiutato di servire Dio e il suo disegno. La loro scelta contro Dio è definitiva. Essi tentano di associare l'uomo alla loro ribellione contro Dio.

 394 La Scrittura attesta la nefasta influenza di colui che Gesù chiama “omicida fin dal principio” ( Gv 8,44 ), e che ha perfino tentato di distogliere Gesù dalla missione affidatagli dal Padre [Cf Mt 4,1-11 ]. “Il Figlio di Dio è apparso per distruggere le opere del diavolo” ( 1Gv 3,8 ). Di queste opere, la più grave nelle sue conseguenze è stata la seduzione menzognera che ha indotto l'uomo a disobbedire a Dio.

397 L'uomo, tentato dal diavolo, ha lasciato spegnere nel suo cuore la fiducia nei confronti del suo Creatore [Cf Gen 3,1-11 ] e, abusando della propria libertà, ha disobbedito al comandamento di Dio. In ciò è consistito il primo peccato dell'uomo [Cf Rm 5,19 ]. In seguito, ogni peccato sarà una disobbedienza a Dio e una mancanza di fiducia nella sua bontà.

407 La dottrina sul peccato originale - connessa strettamente con quella della Redenzione operata da Cristo - offre uno sguardo di lucido discernimento sulla situazione dell'uomo e del suo agire nel mondo. In conseguenza del peccato dei progenitori,
il diavolo ha acquisito un certo dominio sull'uomo, benché questi rimanga libero. Il peccato originale comporta “la schiavitù sotto il dominio di colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo” [Cf Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1510-1516]. Ignorare che l'uomo ha una natura ferita, incline al male, è causa di gravi errori nel campo dell'educazione, della politica, dell'azione sociale [Cf Giovanni Paolo II, Lett. enc. Centesimus annus, 25] e dei costumi.

409 La drammatica condizione del mondo che “giace” tutto “sotto il potere del maligno” ( 1Gv 5,19 ), [Cf 1Pt 5,8 ] fa della vita dell'uomo una lotta: Tutta intera la storia umana è infatti pervasa da una lotta tremenda contro le potenze delle tenebre; lotta incominciata fin dall'origine del mondo, che durerà, come dice il Signore, fino all'ultimo giorno. Inserito in questa battaglia, l'uomo deve combattere senza soste per poter restare unito al bene, né può conseguire la sua interiore unità se non a prezzo di grandi fatiche, con l'aiuto della grazia di Dio [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 37].

2538 Il decimo comandamento esige che si bandisca dal cuore umano l' invidia. .. L'invidia può condurre ai peggiori misfatti [Cf Gen 4,3-7; 1Re 21,1-29 ]. E' per l'invidia del diavolo che la morte è entrata nel mondo [Cf Sap 2,24 ].

 395 La potenza di Satana però non è infinita. Egli non è che una creatura, potente per il fatto di essere puro spirito, ma pur sempre una creatura: non può impedire l'edificazione del Regno di Dio. Sebbene Satana agisca nel mondo per odio contro Dio e il suo Regno in Cristo Gesù, e sebbene la sua azione causi gravi danni - di natura spirituale e indirettamente anche di natura fisica - per ogni uomo e per la società, questa azione è permessa dalla divina Provvidenza, la quale guida la storia dell'uomo e del mondo con forza e dolcezza. La permissione divina dell'attività diabolica è un grande mistero, ma “noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio” ( Rm 8,28 ).

412 Ma perché Dio non ha impedito al primo uomo di peccare? San Leone Magno risponde: “L'ineffabile grazia di Cristo ci ha dato beni migliori di quelli di cui l'invidia del demonio ci aveva privati” [San Leone Magno, Sermones, 73, 4: PL 54, 396]. E san Tommaso d'Aquino: “Nulla si oppone al fatto che la natura umana sia stata destinata ad un fine più alto dopo il peccato. Dio permette, infatti, che ci siano i mali per trarre da essi un bene più grande. Da qui il detto di san Paolo: "Laddove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia" ( Rm 5,20 ). E il canto dell'Exultet: "O felice colpa, che ha meritato un tale e così grande Redentore!"” [San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, III, 1, 3, ad 3].

 550 La venuta del Regno di Dio è la sconfitta del regno di Satana: [Cf Mt 12,26 ] “Se io scaccio i demoni per virtù dello Spirito di Dio, è certo giunto fra voi il Regno di Dio” ( Mt 12,28 ). Gli esorcismi di Gesù liberano alcuni uomini dal tormento dei demoni [ Cf Lc 8,26-39 ]. Anticipano la grande vittoria di Gesù sul “principe di questo mondo” ( Gv 12,31 ). Il Regno di Dio sarà definitiva mente stabilito per mezzo della croce di Cristo: “Regnavit a ligno Deus Dio regnò dalla croce” [Inno “Vexilla Regis”].

 636 Con l'espressione “Gesù discese agli inferi”, il Simbolo professa che Gesù è morto realmente e che, mediante la sua morte per noi, egli ha vinto la morte e il diavolo “che della morte ha il potere” ( Eb 2,14 ).

598 ... E neppure i demoni lo crocifissero, ma sei stato tu con essi a crocifiggerlo, e ancora lo crocifiggi, quando ti diletti nei vizi e nei peccati [San Francesco d'Assisi, Admonitio, 5, 3].


VII. Ma liberaci dal Male

 2850 L'ultima domanda al Padre nostro si trova anche nella preghiera di Gesù: “Non chiedo che Tu li tolga dal mondo, ma che li custodisca dal Maligno” ( Gv 17,15 ). Riguarda ognuno di noi personalmente; però siamo sempre “noi” a pregare, in comunione con tutta la Chiesa e per la liberazione dell'intera famiglia umana. La Preghiera del Signore ci apre continumente alle dimensioni dell'Economia della salvezza. La nostra interdipendenza nel dramma del peccato e della morte diventa solidarietà nel Corpo di Cristo, nella “comunione dei santi” [Cf Giovanni Paolo II, Esort. ap. Reconciliatio et paenitentia, 16].

 2851 In questa richiesta, il Male non è un'astrazione; indica invece una persona: Satana, il Maligno, l'angelo che si oppone a Dio. Il “diavolo” [dia-bolos”, colui che “si getta di traverso”] è colui che “vuole ostacolare” il Disegno di Dio e la sua “opera di salvezza” compiuta in Cristo.

 2852 “Omicida fin dal principio”, “menzognero e padre di menzogna” ( Gv 8,44 ), “Satana, che seduce tutta la terra” ( Ap 12,9 ), è a causa sua che il peccato e la morte sono entrati nel mondo, ed è in virtù della sua sconfitta definitiva che tutta la creazione sarà liberata “dalla corruzione del peccato e della morte” [Messale Romano, Preghiera eucaristica IV]. “Sappiamo che chiunque è nato da Dio non pecca: chi è nato da Dio preserva se stesso e il Maligno non lo tocca. Noi sappiamo che siamo nati da Dio, mentre tutto il mondo giace sotto il potere del Maligno” ( 1Gv 5,18-19 ): Il Signore, che ha cancellato il vostro peccato e ha perdonato le vostre colpe, è in grado di proteggervi e di custodirvi contro le insidie del diavolo che è il vostro avversario, perché il nemico, che suole generare la colpa, non vi sorprenda. Ma chi si affida a Dio, non teme il diavolo. “Se infatti Dio è dalla nostra parte, chi sarà contro di noi?” ( Rm 8,31 ) [Sant'Ambrogio, De sacramentis, 5, 30: PL 16, 454AB].

 2853 La vittoria sul “principe del mondo” ( Gv 14,30 ) è conseguita, una volta per tutte, nell'Ora in cui Gesù si consegna liberamente alla morte per darci la sua Vita. Avviene allora il giudizio di questo mondo e il principe di questo mondo è “gettato fuori” ( Gv 12,31 ) [Cf Ap 12,10 ]. Si avventa “contro la Donna”, [Cf Ap 12,13-16 ] ma non la può ghermire: la nuova Eva, “piena di grazia” dello Spirito Santo, è preservata dal peccato e dalla corruzione della morte (Concezione immacolata e Assunzione della Santissima Madre di Dio, Maria, sempre vergine). Allora si infuria “contro la Donna” e se ne va “a far guerra contro il resto della sua discendenza” ( Ap 12,17 ). E' per questo che lo Spirito e la Chiesa pregano: “Vieni, Signore Gesù” ( Ap 22,17; Ap 22,20 ): la sua venuta, infatti, ci libererà dal Maligno.

 2854 Chiedendo di essere liberati dal Maligno, noi preghiamo nel contempo per essere liberati da tutti i mali, presenti, passati e futuri, di cui egli è l'artefice o l'istigatore. In quest'ultima domanda la Chiesa porta davanti al Padre tutta la miseria del mondo. Insieme con la liberazione dai mali che schiacciano l'umanità, la Chiesa implora il dono prezioso della pace e la grazia dell'attesa perseverante del ritorno di Cristo. Pregando così, anticipa nell'umiltà della fede la ricapitolazione di tutti e di tutto in colui che ha “potere sopra la Morte e sopra gli Inferi” ( Ap 1,18 ), “colui che è, che era e che viene, l'Onnipotente!” ( Ap 1,8 ): [Cf Ap 1,4 ] Liberaci, o Signore, da tutti i mali, concedi la pace ai nostri giorni e con l'aiuto della tua misericordia vivremo sempre liberi dal peccato e sicuri da ogni turbamento, nell'attesa che si compia la beata speranza e venga il nostro Salvatore Gesù Cristo [Messale Romano, Embolismo].

2864 Nell'ultima domanda “ma liberaci dal Male”, il cristiano insieme con la Chiesa prega Dio di manifestare la vittoria, già conseguita da Cristo, sul “Principe di questo mondo”, su Satana, l'angelo che si oppone personalmente a Dio e al suo Disegno di salvezza.


DOTTRINA CRISTIANA E DEMONOLOGIA L’ Osservatore Romano , 26 giugno 1975 (cfr Enchiridion Vaticanum, vol. 5, nn. 1347-1393, pp. 830-879). Il testo originale francese: L’Osservatore Romano, edizione in lingua francese, 4 luglio 1975.

" UN DISAGIO DEL NOSTRO TEMPO

In questo errore si potrebbe cadere anche oggi. Da molte parti, infatti, ci si domanda se non sia il caso di riesaminare su questo punto la dottrina cattolica, a cominciare dalla sacra scrittura. Certuni credono impossibile una qualsiasi presa di posizione – come se il problema potesse esser lasciato in sospeso! – osservando che i libri santi non permetterebbero di pronunziarsi né a favore né contro l’esistenza di satana e dei suoi demoni; il più spesso, però, questa esistenza è apertamente revocata in dubbio.

Certi critici, ritenendo di poter identificare la posizione propria di Gesù, pretendono che nessuna sua parola garantirebbe la realtà del mondo demoniaco, mentre l’affermazione della sua esistenza rifletterebbe piuttosto, là dove ricorre, le idee di scritti giudaici, oppure dipenderebbe da tradizioni neotestamentarie e non da Cristo; poiché essa non farebbe parte del messaggio evangelico centrale, non impegnerebbe più, oggi, la nostra fede e noi saremmo liberi di abbandonarla.

Altri, più obiettivi e più radicali nello stesso tempo, accettano le asserzioni della sacra scrittura sui demoni nel loro senso ovvio, ma aggiungono subito che, nel mondo d’oggi, esse non sarebbero accettabili neppure per i cristiani. Anch’essi, dunque, le eliminano. Per alcuni, infine, l’idea di satana, qualunque ne sia l’origine, non avrebbe più importanza e, attardandosi a giustificarla, il nostro insegnamento perderebbe credito e farebbe ombra al discorso su Dio, che, solo, merita il nostro interesse.

Per gli uni e per gli altri, finalmente,

i nomi di satana e del diavolo non sarebbero altro che personificazioni mitiche e funzionali, il cui significato sarebbe soltanto quello di sottolineare drammaticamente l’influsso del male e del peccato sulla umanità.

Puro linguaggio, quindi, che la nostra epoca dovrebbe decifrare per trovare un modo diverso di inculcare ai cristiani il dovere di lottare contro tutte le forze del male nel mondo.


Queste prese di posizione, ripetute con sfoggio di erudizione e diffuse da riviste e da certi dizionari teologici, non possono non turbare gli spiriti: i fedeli, abituati a prendere sul serio gli avvertimenti di Cristo e degli scritti apostolici, hanno l’impressione che discorsi del genere intendano, in questo campo, imprimere una svolta alla opinione pubblica e coloro, tra essi, che hanno una conoscenza delle scienze bibliche e religiose, si domandano fin dove condurrà il processo di smitizzazione avviato in nome di una certa ermeneutica.

* * *

Di fronte a postulati di questo genere e per rispondere al loro processo mentale, dobbiamo, in breve, fermarci anzitutto al nuovo testamento per invocarne la testimonianza e l’autorità.

IL NUOVO TESTAMENTO E IL SUO CONTESTO

Prima di ricordare con quale indipendenza di spirito Gesù si sia sempre comportato nei confronti delle opinioni del suo tempo, è importante notare che i suoi contemporanei non avevano tutti, a proposito di angeli e di demoni, la credenza comune che certuni sembrano oggi loro attribuire e dalla quale Gesù stesso dipenderebbe.

Un’annotazione con la quale il libro degli Atti illustra la polemica provocata tra i membri del sinedrio da una dichiarazione di san Paolo, ci fa sapere infatti che, a differenza dei farisei, i sadducei non ammettevano « né risurrezione, né angelo, né spirito », cioè, come il testo viene inteso da buoni interpreti, non credevano alla risurrezione e, quindi, neppure agli angeli e ai demoni. [ gli ebrei non hanno nessuna credenza in un aldilà. n.d.r.]

 Così, a proposito di satana, dei demoni e degli angeli, l’opinione dei contemporanei sembra divisa tra due concezioni diametralmente opposte; come, dunque, pretendere che Gesù, esercitando e dando ad altri il potere di scacciare i demoni e, nella sua scia, gli scrittori del nuovo testamento, non abbiano fatto altro che adottare, senza il minimo spirito critico, le idee e le pratiche del loro tempo? Certo, Cristo, e a maggior ragione gli apostoli, appartenevano alla loro epoca e ne condividevano la cultura; Gesù tuttavia, a motivo della sua natura divina e della rivelazione che era venuto a comunicare, trascendeva il suo ambiente e il suo tempo, sfuggiva alla loro pressione.

La lettura del discorso sulla montagna è sufficiente del resto a convincersi della sua libertà di spirito come del suo rispetto per la tradizione. Perciò, quando egli rivelò il significato della sua redenzione, dovette tener conto evidentemente dei farisei, i quali, come lui, credevano al mondo futuro [ gli ebrei non hanno nessuna credenza in un aldilà; il libro Daniele prefigura una fine del mondo//umanità ed una sua resurrezione - la resurrezione dei cadaveri-, ma non in un aldilà-di-questo-mondo. n.d.r.] all’anima, agli spiriti e alla risurrezione; ma anche dei sadducei, i quali non ammettevano queste credenze.

Quando i primi lo accusarono di scacciare i demoni con la complicità del loro principe [ un satana n.d.r.] , egli avrebbe potuto scagionarsi, schierandosi con i sadducei; ma, così facendo, avrebbe smentito ciò che egli era e la sua missione.

Egli dunque, doveva, senza rinnegare la credenza agli spiriti e alla risurrezione [ dei cadaveri n.d.r.]– che aveva in comune con i farisei – dissociarsi da costoro ed opporsi, non meno, ai sadducei.

Pretendere dunque oggi che il discorso di Gesù su satana esprima soltanto una dottrina mutuata dall’ambiente, senza importanza per la fede universale, appare, di primo acchito, come un’opinione poco informata sull’epoca e la personalità del Maestro.

Se Gesù ha usato questo linguaggio, se soprattutto egli lo ha tradotto in pratica nel suo ministero, è perché esso esprimeva una dottrina necessaria – almeno per una parte – alla nozione e alla realtà della salvezza da lui portata.

LA TESTIMONIANZA PERSONALE DI GESÙ

Anche le principali guarigioni di ossessi furono da Cristo compiute in momenti che risultano decisivi nei racconti del suo ministero. I suoi esorcismi ponevano e orientavano il problema della sua missione e della sua persona, come provano a sufficienza le reazioni che suscitarono.

 Senza mettere mai satana al centro del suo vangelo, Gesù ne parlò tuttavia solo in momenti evidentemente cruciali e con dichiarazioni importanti.

Prima di tutto diede inizio al suo ministero pubblico accettando di essere tentato dal diavolo nel deserto: il racconto di Marco, proprio a motivo della sua sobrietà, è decisivo quanto quello di Matteo e di Luca.

 Contro questo avversario egli mise in guardia nel discorso sulla montagna, e nella preghiera che insegnò ai suoi, il Padre nostro, come ammettono oggi molti esegeti, appoggiati sulla testimonianza di parecchie liturgie. 

Nelle parabole, Gesù attribuì a satana gli ostacoli incontrati dalla sua predicazione, come nel caso della zizzania nel campo del padre di famiglia. A Simon Pietro egli annunziò che « la potenza degli inferi » avrebbe tentato di prevalere sulla Chiesa, che satana lo avrebbe passato al vaglio insieme con gli altri apostoli.


 Al momento di lasciare il cenacolo, Cristo dichiarò imminente la venuta del « principe di questo mondo ». [questa espressione nel giudaismo indicava il " dominatore del mondo", la morte n.d.r.]

 Nel Getsemani, quando i soldati gli misero addosso le mani per arrestarlo, affermò ch’era giunta l’ora della « potenza delle tenebre »: ciò nonostante, egli sapeva e aveva dichiarato nel cenacolo che «il principe di questo mondo era ormai condannato ». [ e si riferiva alla morte perchè sarebbe risorto n.d.r.]

 Questi fatti e queste dichiarazioni – bene inquadrati, ripetuti e concordanti – non sono casuali e non è possibile trattarli come dati favolistici da smitizzare.


Altrimenti, bisognerebbe ammettere che in quelle ore critiche la coscienza di Gesù, di cui è attestata la lucidità e la padronanza di sé davanti ai giudici, era in preda a fantasmi illusori, e che la sua parola era priva di ogni fermezza; ciò che contrasterebbe con l’impressione dei primi ascoltatori e dei lettori dei vangeli.

Si impone perciò la conclusione: satana, che Gesù aveva affrontato con i suoi esorcismi, che aveva incontrato nel deserto e nella passione, non può essere il semplice prodotto della facoltà umana di favoleggiare e di personificare le idee, oppure un relitto aberrante di un linguaggio culturale primitivo.


Fin dal II secolo della nostra era Melitone di Sardi aveva scritto un’opera « Sul demonio » e sarebbe difficile citare un solo padre che su questo argomento abbia taciuto. Al suo tempo, san Giovanni Crisostomo dichiarava ai cristiani di Antiochia: « Non ci fa certamente piacere intrattenervi sul diavolo, ma la dottrina della quale esso mi offre lo spunto risulterà assai utile a voi ».

I PADRI DELLA CHIESA

Sant’Ireneo insegnò che il diavolo è un « angelo apostata »; che Cristo, ricapitolando in se stesso la guerra di questo nemico contro di noi, dovette affrontarlo agli inizi del suo ministero.

Sant’Agostino lo mostrò all’opera nella lotta delle « due città », che hanno origine in cielo, quando le prime creature di Dio, gli angeli, si dichiararono fedeli o infedeli al loro Signore; nella società dei peccatori egli vide un « corpo » mistico del diavolo, di cui parlerà più tardi, nei Moralia in Job, anche s. Gregorio magno.

Il Concilio Lateranense IV , sul diavolo e i demoni si limita ad affermare che, creature dell’unico Dio, essi non sono sostanzialmente cattivi, ma lo divennero per il loro libero arbitrio. "


[ Ef 2,2 un tempo viveste, alla maniera di questo mondo,
seguendo il principe delle Potenze dell'aria,
angeli ribelli
quello
spirito
che ora
opera negli uomini ribelli.
1Gv 4,1 Carissimi, non prestate fede ad ogni spirito,
ma
mettete alla prova gli spiriti, per saggiare se provengono veramente da Dio,
confrontandoli con lo Spirito di Dio che è nella Parola di Gesù
perché
molti falsi profeti sono venuti nel mondo.
I falsi profeti diffondono " spiriti" che non vengono da Dio. E' evidente che qui si tratta di insegnamenti, ideologie e teologie menzognere.]

" ..Il diavolo era considerato creatura di Dio, all’origine buona e luminosa, che disgraziatamente non aveva perseverato nella verità nella quale era stata stabilita (Gv 8,44), ma si era ribellata al Signore.

Il male dunque non era nella sua natura, ma in un atto libero e contingente della sua volontà.


Affermazioni del genere – che si leggono equivalentemente in san Basilio, san Gregorio di Nazianzo, san Giovanni Crisostomo, Didimo di Alessandria in oriente; in Tertulliano, Eusebio di Vercelli, sant’Ambrogio e sant’Agostino in occidente – potevano assumere eventualmente una forma dogmatica ferma.

De Trinitate attribuito ad Eusebio di Vercelli l’esprimeva fermamente in termini di anatemi successivi: « Se qualcuno professa che nella natura in cui è stato fatto l’angelo apostata non è opera di Dio, ma che egli esiste da se stesso, giungendo fino ad attribuirgli di trovare in se stesso il proprio principio, sia anatema. Se qualcuno professa che l’angelo apostata è stato fatto da Dio con una natura cattiva, e non dice che egli ha concepito il male da se stesso per suo proprio volere, sia anatema. Se qualcuno professa che l’angelo di satana ha fatto il mondo – lungi da noi questa credenza! – e non avrà dichiarato che ogni peccato è invenzione sua, sia anatema »


La dottrina era dunque comune e ferma.


I numerosi documenti che la esprimono, e di cui abbiamo indicato i principali, costituiscono lo sfondo dottrinale sul quale spicca il primo Concilio di Braga nella metà del VI secolo.

Su questo sfondo, il c. 7 di questo sinodo non appare come testo isolato, ma come sintesi dell’insegnamento del IV e V secolo in questa materia e specialmente della dottrina del papa san Leone magno: « Se qualcuno pretende che il diavolo non è stato prima un angelo [buono] fatto da Dio e che la sua natura non è stata opera di Dio, ma pretende che egli è uscito dal caos e dalle tenebre e che non c’è alcun autore del suo essere, ma che è egli stesso il principio e la sostanza del male, come dicono Mani e Priscilliano, sia anatema ».
Il Concilio di Trento, riassumendo la dottrina di san Paolo, dichiara che l’uomo peccatore « è sotto la potenza del diavolo e della morte »;

Il Concilio Vaticano II, che si è interessato più del presente della Chiesa che della dottrina della creazione, non ha mancato di mettere in guardia contro l’attività di satana e dei demoni.

Di nuovo, come nei concili di Firenze e di Trento, esso ha richiamato con l’apostolo che Cristo ci « libera dal potere delle tenebre » e, riassumendo la sacra scrittura alla maniera di san Paolo e dell’Apocalisse, la costituzione Gaudium et spes ha detto che la nostra storia, la storia universale, « è una dura lotta contro le potenze delle tenebre, lotta cominciata fin dall’origine del mondo e che durerà, come dice il Signore, fino all’ultimo giorno ».

Altrove, il Vaticano II rinnova gli ammonimenti dell’epistola agli efesini ad « indossare l’armatura di Dio per poter resistere alle insidie del diavolo ». Perché, come la stessa costituzione ricorda ai laici, « noi dobbiamo lottare contro i dominatori di questo mondo tenebroso, contro gli spiriti del male ».


Dio... Col 2,15 Avendo privato della loro forza i Principati e le Potenze,
ne ha fatto pubblico spettacolo, trionfando su di loro in Cristo.
1Pt 3,22 Egli è alla destra di Dio, dopo essere salito al cielo
e aver ottenuto
la sovranità sugli angeli, i Principati e le Potenze.
Mt 16,18 E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa
e
le potenze degli inferi non prevarranno su di essa.
Ef 6,12 La nostra battaglia infatti non è contro la carne e il sangue,
ma
contro i Principati e le Potenze, contro i dominatori di questo mondo tenebroso,
contro gli spiriti del male
che abitano nelle regioni celesti.


Non sorprende infine constatare che lo stesso Concilio, volendo presentare la Chiesa come il regno di Dio che ha già avuto inizio, invoca i miracoli di Gesù e a questo scopo fa precisamente appello ai suoi esorcismi.



Demonologia teologica Lineamenti essenziali di demonologia.di Don Pietro Cantoni in http://www.opusmariae.it 9 luglio 2011

Don Pietro Cantoni

"
La negazione del demònio e della sua azione nella teologia contemporanea

Partiamo dalla data che, almeno nella Chiesa cattolica, ha rappresentato il punto di partenza emblematico della crisi. La data è il 1969 con la pubblicazione di un libretto da parte di un esegeta veterotestamentarista tedesco ( cattolico) , Herbert Haag , intitolato Abschied vom Teufel, cioè «Commiato dal diavolo», tradotto subito l’anno successivo in italiano dalle edizioni Queriniana di Brescia.

Un dettaglio significativo: alla traduzione italiana è stato aggiunto un punto interrogativo nel titolo, per cui diventa «Liquidazione del diavolo?», anche se nella versione tedesca originale questo punto interrogativo non c’è.



La tesi di Haag è semplice: il demònio non esiste, è soltanto un simbolo, il simbolo della malvagità nel mondo.


Quali gli argomenti? Si riassumono tutti in questa frase:

«Tutto quanto si afferma su Satana nel Nuovo Testamento non appartiene al messaggio vincolante della Rivelazione, ma solo a quell’immagine del mondo caratteristica degli scrittori biblici ossia della mentalità della loro epoca».


Questa concezione non è più compatibile con l’immagine che oggi ci facciamo del mondo e perciò non possiamo più accettarla. Questa credenza in un mondo di spiriti intermediari fra Dio e l’uomo – angeli e demoni, spiriti buoni e spiriti cattivi – fa parte di quella  concezione del mondo che noi oggi, alla luce del progresso scientifico e tecnico, non siamo più autorizzati ad ammettere.

Per «concezione del mondo» qui si intende in modo indifferenziato non soltanto un certo modo di interpretare scientificamente i fenomeni della natura, ma anche un determinato modo di concepire Dio, l’al di là e i suoi rapporti con l’al di qua. Questa concezione del mondo era condivisa da tutti a quell’epoca e Haag non ha difficoltà ad ammettere che era condivisa anche da Gesù e da tutti i personaggi del Nuovo Testamento.

Ci rendiamo conto, già da questo punto di vista, come l’impostazione sia molto debole, perché, in fondo, essa fa assurgere il modo con cui l’uomo interpreta scientificamente il mondo, con tutta la sua intrinseca incertezza e mutevolezza, a criterio ultimo di giudizio per l’interpretazione dei contenuti della fede.

Le idee dell’uomo cambiano spesso… [ le scienze infatti progrediscono per falsificazione delle teorie attuali n.d.r. ] Oggi per es. assistiamo a una netta inversione di tendenza, per cui, con gli stessi criteri dovremmo prepararci ad ammettere nella teologia le cose più favolose e incredibili. Il personaggio più significativo, ed il primo – per quanto abbia potuto indagare io – che ha ragionato così è David Friedrich Strauß (1808-1874), noto soprattutto per i suoi studi sul Vangelo e sulla vita di Gesù, il quale afferma:

«mediante la concezione copernicana è stato tolto il luogo in cui l’antichità giudaica e cristiana pensava posto il trono di Dio», per cui, tolto il trono, bisogna togliere anche la corte, e non abbiamo più motivo di credere ad angeli e demoni.

La teologia protestante
Una cosa va però sottolineata: questa posizione non è mai stata una posizione di maggioranza anche nell’ambito della teologia protestante liberale . La posizione più frequente è quella che si trova incarnata in un altro teologo importante, Friedrich Schleiermacher (1768-1834): una posizione agnostica o di disinteresse.

Gli angeli (e i demóni) si possono lasciare alla pietà popolare, ma il teologo che si rispetti non li deve prendere in considerazione.

Karl Barth (1886-1968) critica questa impostazione chiamandola «l’angelologia dell’alzata di spalle».

"Che ci possano essere angeli non è ragionevole negarlo, perché è una possibilità che certo non possiamo mettere in discussione,
però il teologo se ne deve disinteressare, perché è un argomento indegno della sua considerazione; d’altra parte che ci siano gli angeli o che non ci siano, non cambia assolutamente nulla della vita cristiana, per cui lasciamo pure che la gente ci creda, lasciamo che l’angelologia e la demonologia siano ancora presunti, per esempio, nella liturgia e nella preghiera dei cristiani, però il teologo deve guardarsi bene dall’occuparsi di queste cose. "

Questa è una linea che ha avuto un certo seguito. Diciamo pure che ha influenzato parecchio anche la teologia cattolica. Molto spesso infatti più che una aperta negazione, si è diffusa una impostazione di questo genere: un’atteggiamento che si riassume plasticamente nell’espressione usata da Barth:

" gli angeli? una «spalluccia»… Se  proprio dobbiamo parlarne, sbrighiamo la cosa alla svelta così passiamo a cose più serie."

La teologia cattolica
Soffermiamoci un momento sulla teologia cattolica . Qui una presa di posizione di Karl Rahner ha influenzato pesantemente negli anni passati più ancora che il contenuto della demonologia l’affettato disinteresse che l’ha colpita.

«Non c’è alcun motivo, oggi, – scrive Rahner -, per collocare la dottrina del d. [demònio], compresa nell’annuncio, al primo piano della ‘gerarchia delle verità’, come in parte avvenne in tempi passati (ancora in Lutero, per esempio).

Non perché non esista una enunciazione di fede, di valore permanente, sul demonio, ma perché quello che essa dice per il concreto compimento dell’esistenza cristiana, può essere detto, nel suo contenuto determinante, anche senza una tale dottrina esplicita, o, quanto meno, l’accesso a questa dottrina è relativamente difficile per l’uomo d’oggi.

Il discorso riguardante il demonio non si trova infatti nelle grandi professioni di fede».


Qui si può e – a mio avviso – si deve contestare che il messaggio di Cristo possa essere esistenzialmente trasmesso senza un riferimento all’opera del diavolo nella storia della salvezza e nella vita concreta del singolo. Se è vero che la verità sul demónio e gli angeli malvagi non si trova al vertice della gerarchia delle verità, non si può neppure affermare che si trovi in fondo…

Certamente il demónio non c’è né nel credo apostolico né in quello niceno costantinopolitano . Lo troviamo però nel Padre Nostro .

È infatti quanto meno assai probabile che la domanda rysai hemas apò tou ponerou debba essere correttamente tradotta liberaci dal Maligno. È comunque presente con assoluta certezza nella professione di fede del concilio Lateranense IV , come vedremo più avanti.

Per tornare ad Haag: non possiamo leggere la Scrittura partendo da questo presupposto così fragile: la mentalità o la visione del mondo dell’uomo moderno, non è certamente questo il modo corretto di impostare il discorso.

Qual’è il criterio determinante per fare discernimento, per  distinguere nella Scrittura quello che è soltanto un dato culturale, secondario e caduco, e quello che è invece l’elemento determinante dal punto di vista della fede?

Non può essere che l’insegnamento della Chiesa, il suo magistero.


E Dio vide che ciò era buono
Il Magistero si è pronunciato in molti modi, tra l’altro proprio a proposito del libro di Haag. Nel ’72 Paolo VI ha parlato dell’esistenza del demònio come essere personale, della sua azione, del suo influsso. È uscito anche nel 1975 un documento della Congregazione per la Dottrina della Fede, intitolato  Fede cristiana e demonologia , dove viene affrontato in modo teologico, dottrinale, il tema della demonologia.

Riguardo all’esistenza degli angeli e dei demoni  il testo magisteriale più importante è costituito certamente dal capitolo Firmiter della professione di fede del Concilio Lateranense IV (1215 – papa Innocenzo III):


«Crediamo fermamente e confessiamo apertamente che uno solo è il vero Dio. […] Con la sua forza onnipotente fin dal principio del tempo creò dal nulla l’uno e l’altro ordine di creature: quello spirituale e quello materiale, cioè gli angeli e il mondo terrestre, e poi l’uomo, quasi partecipe dell’uno e dell’altro, composto di anima e di corpo. Il diavolo, infatti, e gli altri demoni da Dio sono stati creati buoni, ma da se stessi si sono trasformati in  malvagi. L’uomo poi ha peccato per suggestione del demònio»
(DS 800).

Di questo testo conciliare così chiaro è stata messa in dubbio la portata di definizione dogmatica. L’argomento è più o meno questo: tutte le volte che la Chiesa definisce una verità, dobbiamo vedere quale è la sua intenzione e quale è l’errore che la Chiesa vuole scartare. Ora noi sappiamo che il Concilio Lateranense IV aveva in mente l’errore del manicheismo.

Secondo il manicheismo il mondo è la creazione di un dio cattivo, per cui il male viene ad avere una sua consistenza ontologica ( è un ente reale , una creatura).

Ora qui
( nel Concilio Lateranense IV) la Chiesa  ha voluto dire solo che questo non è vero, che la creazione cioè è buona, ma non ha inteso affermare che Dio ha creato degli angeli e che alcuni di essi sono poi diventati cattivi. ( questo è nella tradizione giudaica extrabiblica n.d.r.)

Va però osservato che non tutti i testi del Magistero sono testi condannatori e l’obiezione da noi esposta ha senso solo a proposito di questo genere di testi. Per capire la portata di una condanna dobbiamo partire infatti da quell’errore che costituisce il suo oggetto ed evincere da lì e solo da lì la portata effettiva di quello che la Chiesa voleva dire.

Qui, invece, il genere è diverso, ci troviamo davanti ad una professione di fede, in cui la Chiesa semplicemente fa professione di quello che crede; davanti ad una professione di fede, tutto quello che viene esplicitamente detto fa parte del patrimonio di fede della Chiesa. In più c’è anche un legame profondo tra le cose: non è un caso che questa affermazione della Chiesa salti fuori in corrispondenza dell’errore manicheo.


Facciamo qualche passo indietro. Il problema del male accompagna l’uomo da che esiste. Ogni riflessione religiosa o filosofica è sempre in fondo stimolata da questo problema: da dove viene il male?

Anche nel racconto (o nei racconti) della creazione che apre il libro del Genesi l’interesse principale è quello di dare una risposta a questo quesito. Il testo ci dice che in principio Dio ha creato il cielo e la terra, poi descrive tutte le varie realtà che Dio ha creato e quasi a mo’ di ritornello ripete: «E Dio vide che ciò era buono». Se contate tutte le volte che questo è detto, vedete che corrisponde al numero sette, perché la Scrittura usa un linguaggio anche simbolico: il numero sette è un numero di perfezione, per sette volte viene detto «ciò è buono».


Poi dopo – solo dopo – si parla del peccato. Nel capitolo terzo fa capolino il male, ma il male fa capolino nel modo e sotto la forma di deviazione della libertà di uno spirito finito. Anche dalla forma letteraria di questi racconti, noi vediamo che l’autore sacro è quasi in polemica nei confronti di altre visioni dell’uomo che circolavano nell’ambiente, visioni in cui il problema del male veniva risolto in fondo in questo modo: nella natura delle cose c’è il bene e c’è il male. Il male fa parte integrante della natura delle cose.

Le cosmologie dei popoli circostanti Israele interpretavano l’origine del mondo e del cosmo come una composizione fra elementi diversi tra cui c’è anche un elemento cattivo.

Perché c’è il male? Perché fra le varie nature che ci sono, fra le varie cose che ci sono, c’è anche il male, quindi il male c’è strutturalmente.

Il manicheismo non farà altro che portare alle estreme conseguenze questo concetto.


Questo tipo di spiegazione prenderà altre forme, affermando come addirittura succede nella speculazione della Cabala ebraica , che il male è una qualità di Dio, o come avviene nell’idealismo di Hegel , che il negativo entra dentro la costituzione dell’assoluto, che l’assoluto ha bisogno del negativo per essere quello che è. Allora il male diventa qualche cosa di costitutivo nella natura delle cose e addirittura nella natura stessa di Dio.


No! sembra dire il testo sacro.

Il male non è nella natura delle cose (E Dio vide che ciò era buono) non è una creatura , ma è entrato nel mondo solo con un atto di libertà. Con il peccato dei progenitori.

Il male nella creazione storia-dice il mito biblio - è una realtà permanente che attiene non alla creazione divina ma alla libertà degli esseri ( angeli e uomini) .

Il male non è né in Dio né nelle cose, ma è saltato fuori con gli esseri liberi, i quali hanno usato male la loro libertà.

Non solo, la Scrittura subito ci fa notare una cosa: cioè che

l’uomo non è stato l’inventore del male, lo ha fatto con tutta la sua responsabilità, ma in qualche modo lo ha trovato, perché qualcuno glielo ha suggerito.

E qui abbiamo quel personaggio misterioso che è il serpente, di cui non si dice inizialmente chi veramente sia. Nell’Antico Testamento infatti del demònio si parla molto poco.Abbiamo pochi passi in cui si parla di lui. In fondo questo serpente, viene interpretato come tale nell’Antico Testamento soltanto nel tardivo libro della Sapienza, dove si dice che la morte è entrata nel mondo a causa dell’invidia del diavolo (cfr. Sap 2,24).


Nell'AT quindi si interpreta l’evento che ha per protagonista il serpente, come opera del diavolo, si dice appunto che il serpente è il diavolo.

L’identificazione viene ultimamente determinata dall’ultimo libro della Bibbia, l’Apocalisse: «[…] il serpente antico, colui che è chiamato diavolo […]» (Ap 12,9).


Nel libro di Giobbe si dice che il demònio è uno degli angeli che sono presenti alla corte di Dio ( un satan ) e da tutto il racconto si evince che il demònio fa comunque e sempre solo quello che Dio gli permette di fare.

Ecco che quadro nasce da questa spiegazione biblica : il male non è una cosa, non è una virtù, ma è strutturalmente privazione. Dire che il male è privazione non vuol dire che non sia niente. Dire che il male non esiste può sembrare una ingiusta banalizzazione del male e il male non va mai banalizzato.

(Ogni essere creato, angelo, uomo, animale, pianta, minerale ha una sua propria legge di natura, seguendo la quale realizza il proprio essere alla perfezione : una legge morale naturale . Gli esseri dotati di libero arbitrio, cioè di coscienza, autocoscienza , intelletto ragione e volontà come uomini e angeli , possono trasgredire questa legge, cercare la propria realizzazione secondo modalità fantasiose e contrarie alla propria legge di natura. Questo è il male come mancanza di perfezione. n.d.r.)

Però si può dire che il male è sempre una mancanza di perfezione, il male è carenza di ciò che si dovrebbe avere e fare secondo la propria natura e la causa ultima del male si radica nell’uso cattivo, deviato , di una libertà.

(“Vedi, io metto oggi davanti a te la vita e il bene, la morte e il male; poiché io ti comando oggi di amare il Signore, il tuo Dio, di camminare nelle sue vie, di osservare i suoi comandamenti, le sue leggi e le sue prescrizioni, affinché tu viva . . . Ma se il tuo cuore si volta indietro, e se tu non ubbidisci . . . io vi dichiaro oggi che certamente perirete . . . Io prendo oggi a testimoni contro di voi il cielo e la terra, che io ti ho posto davanti la vita e la morte, la benedizione e la maledizione; scegli dunque la vita, affinché tu viva, tu e la tua discendenza, amando il Signore, il tuo Dio, ubbidendo alla sua voce e tenendoti stretto a lui, poiché egli è la tua vita e colui che prolunga i tuoi giorni”. – Dt 30:15-20.)

Gli spiriti maligni
La Scrittura ci dice anche che non tutto il male che c’è è fatto dall’uomo, anzi, originariamente l’uomo ha sì fatto il male, ma lo ha fatto per una suggestione che veniva da lontano. Se noi leggiamo attentamente il racconto del Genesi, ci rendiamo conto che non autorizza nessuna deresponsabilizzazione, perché non dice che, dato che Adamo ed Eva sono stati tentati dal diavolo non erano responsabili… Si dice solo che


la suggestione era molto forte e che c’è stata e c’è ancora : una presenza del male che in qualche modo precede l’attività dell’uomo.

Il male, potremmo dire, ha una sua dimensione metastorica che è appunto questa presenza degli spiriti cattivi che sono diventati tali per una deviazione della loro volontà.

La cosa è allusa, per così dire, nella Scrittura sia per quello che riguarda la creazione degli angeli, sia per quello che riguarda la loro caduta .


Nella Scrittura non abbiamo delle affermazioni così aperte o perlomeno così importanti come quelle riguardanti la creazione del mondo e dell’uomo, però troviamo delle allusioni che sono sufficientemente chiare.

Nella prima lettera di san Giovanni si dice che «il diavolo è peccatore dal principio » (1Gv 3,8).

Nella seconda lettera di san Pietro (2 Pt 2,4), nella lettera di san Giuda (Gd 6), troviamo dei passi abbastanza espliciti per quello che riguarda la caduta,

mentre san Paolo, parlando di principati e potenze
( classificazione giudaica degli angeli) , dice che sono creature (Rm 8,38).

Che succede quando si nega l’esistenza del demònio dicendo che è solo il simbolo del male?
Si finisce fatalmente per fare di questo male un qualcosa che ha una sua consistenza, cioè per ricadere nel manicheismo, proprio in quelle concezioni che la parola di Dio voleva confutare rivelando l’esistenza di spiriti celesti decaduti.

Una inclinazione cattiva parte della natura umana?
Questo esito fatale lo troviamo per esempio in quei teologi che affermano che i demóni sono «strutture mentali». Che cosa significa? O che il male ha una sua consistenza oggettiva, oppure che il demònio è una inclinazione cattiva che è nel cuore dell’uomo .

Una teoria molto antica che troviamo anche nel Talmud ( yetser ha-ra’   citato in Gn 6, 5Il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che
ogni intimo intento del loro cuore non era altro che male, sempre. 6E il Signore si pentì di aver fatto l'uomo sulla terra e se ne addolorò in cuor suo. // Gn 8, 21 ogni intento del cuore umano è incline al male fin dall'adolescenza; n.d.r.).

Ma il problema è solo spostato:
Il termine ebraico רָע (ra), nella Bibbia non significa solo “male”, ma anche “cattivo”, perfino “brutto”, “disastroso”, “ostile” Gn 2:9;40:7;41:3; Es 33:4; Dt 6:22; 28:35; Pr 23:6;28:22). Allo stesso modo, il termine greco κακός (kakòs) indica ciò che è dannoso e nocivo, oltre che “male”. – Rm 7:19;12:17; Col 3:5; Tit 1:12; Eb 5:1....
se nel cuore dell’uomo c’è, fin dalla nascita, una inclinazione cattiva allora questa inclinazione viene da Dio.

( bel pasticcio perchè significherebbe che Dio ha creato l'umanità col il male insito nella natura perciò l'uomo, seguendo la propria legge di natura , l'uomo sarebbe stato autorizzato da Dio a farlo. n.d.r.)

Molti di questi teologi affermano che «Gesù come tutti gli uomini del suo tempo condivideva la concezione dell’esistenza di demoni, angeli, ecc.». È una affermazione profondamente inesatta, perché anche al tempo di Gesù c’erano già delle correnti che negavano l’esistenza del diavolo e degli angeli: i Sadducei infatti negavano l’esistenza degli angeli (cfr. At 23,8). È invece chiaro dai Vangeli che il Signore molto spesso contraddice apertamente le convinzioni diffuse nel suo tempo, mostrando la sua piena indipendenza.

La ricerca più avveduta ha riscontrato che l’ Apocalittica più che un “genere letterario” costituisce piuttosto una corrente teologica. L’essenziale dell’apocalittica non sarebbe quindi da ricercarsi in una questione di metodo, ma a livello di contenuti.

Ora il contenuto centrale della teologia apocalittica è proprio il problema del male, dove il demònio non rappresenta più una cifra simbolica, ma proprio la sostanza della soluzione: il male non è un “qualcosa”, ma è in radice il frutto dell’uso sbagliato della libertà, quindi ha un fondamento personale.

La lotta contro il male è dunque sì drammatica, ma, avendo per oggetto non incoercibili leggi della natura, ma potenze personali ( il libero arbitrio n.d.r.) , può essere vinta e le forze del male depotenziate .

Ecco tutta l’ambiguità e il paradosso dell’apocalittica: messaggio insieme di estrema drammaticità e di sfolgorante speranza."

Il male non si può spiegare , non si può trovargli un senso , poichè non è una cosa, un oggetto che ci sta davanti , piuttosto viene definito come la mancanza di qualcosa, la mancanza di un bene.

Si puo’ dire che il male sia la menzogna : ciò-che-Dio-non-ha-detto, una creazione della libertà creaturale che si è orientata a creare se stessa con una parola diversa da quella di Dio .

2. Il problema della possessione diabolica e dell’azione demoniaca in generaledi Don Pietro Cantoni in http://www.opusmariae.it 9 luglio 2011

"Perché questa attenzione alla negazione dell’esistenza del demònio? Perché sono convinto che ha portato molta confusione. Ha distolto infatti la teologia e la catechesi da una riflessione attenta sul tema, favorendo così una situazione di vuoto. Ma il pensiero dell’uomo, come la natura, fugge il vuoto, così che lo spazio lasciato libero si è riempito in modo disordinato. Si è trascurato di coltivare un angolo del giardino, non ci si deve meravigliare che si sia riempito di erbacce…

Riguardo all’azione che le forze demoniache esercitano nella vita dell’uomo dobbiamo stare attenti ad una polarizzazione eccessiva, esagerata, sul tema della possessione.

Il peccato angelico ha avuto un influsso non solo sul mondo “umano”, ma su tutto il creato nel suo insieme. Tutto giace nelle doglie del parto ( dell'Uomo Definitivo n.d.r.) a causa del peccato. La morte ( l'esperienza della morte biologica come fallimento dell'essere n.d.r. ) non faceva parte del primitivo piano di Dio e quindi neppure la malattia. Il disordine portato dal peccato è la causa delle malattie. Ciò non significa che ogni malattia sia causata dal peccato personale di chi ne è affetto: la Scrittura ci invita piuttosto a pensare il contrario. Rimane però vero che c’è un collegamento tra malattia e peccato. ( tutt'ora misterioso n.d.r.)

La vittoria sul peccato tuttavia non determina per ciò stesso la scomparsa della malattia che rimane come mezzo di espiazione e purificazione e anche come mezzo di elevazione. ( ??? n.d.r.) Con l’accettazione, nella fede e nell’amore, della sofferenza che la malattia comporta l’uomo può anzi partecipare alla redenzione di Cristo.

È nel contesto della teologia della malattia che dobbiamo innanzitutto collocare la problematica della possessione ( diabolica ) . In quest’ottica si deve dire che l’azione dei demóni è di duplice natura: indiretta e diretta.

L’azione indiretta è quella che si manifesta nella debolezza della carne che sfocia così spesso in malattia e ultimamente nella morte.

Così come il disordine del cuore umano porta con sé
- un disordine della sua vita associata,
- il sorgere di strutture di peccato ( strutture economiche politiche e sociali che inducono ad una vita di peccato n.d.r. )
- e ultimamente il sorgere di quell’ambiente permeato dal peccato e che spinge ad esso, che è il “mondo”. In questo senso il demònio è il “principe di questo mondo”.

( attraverso il disordine che porta nel cuore umano induce gli uomini a creare strutture soprattutto politiche ed economiche ma anche morali , sociali e culturali che spingono chi vive in esse a comportamenti peccaminosi, sono le strutture di peccato in cui viviamo.
(Nella tradizione giudaica l'espressione " principe o governatore di questo mondo" indica la morte n.d.r.) )


Accanto però a quest’azione indiretta c’è un’azione diretta degli spiriti malvagi che si manifesta soprattutto come “tentazione”, cioè come suggestione del male . L’azione è finalizzata a modificare l’orientamento della volontà dell’uomo, portandola a dis-orientarsi da Dio.

Quest’opera di dis-orientamento, se ha il suo fulcro nel fondo dell’anima e nel “cuore” ( la coscienza) dell’uomo come centro delle sue decisioni personali e libere, si attua partendo – per così dire – dalla periferia, cioè dalle facoltà di cui l’uomo si serve per pensare e decidere, soprattutto la fantasia( capacità immaginativa e autosuggestiva n.d.r.) .

L’azione del maligno non può essere diretta sulla libertà, ma è “diplomatica”, cioè avviene attraverso mediazioni che sono quelle delle potenze corporee di cui si serve l’uomo per attuare la sua moralità (è tutto l’ambito morale fondamentale degli atti imperati ( gli atti eliciti sono atti volontari quelli imperati sono eseguiti non secondo la volontà n.d.r.) e delle passioni).

La “possessione” quindi (in senso lato) va vista come un tentativo messo in atto da entità personali spirituali malvagie ( angeli "caduti" n.d.r. ) per prendere possesso dell’uomo in tutte le sue componenti al fine di assoggettarlo e spingerlo contro Dio.

In questo si manifesta l’odio verso Dio che non potendo estrinsecarsi anche qui in forma diretta, si esprime attraverso il danneggiamento del creato e soprattutto del capolavoro del creato che è l’uomo.

Questo sforzo di assoggettamento può giungere in qualche caso fino a rendere tecnicamente “folle” l’uomo. Cioè fino al punto di fargli perdere il controllo delle sue facoltà compiendo atti di cui non è più responsabile, atti che hanno di norma una valenza autodistruttiva o aggressiva, sia verbale che fisica nei confronti di Dio, delle cose sacre e delle persone.

Anche qui con un crescendo di intensità che di norma si esprime con due termini distinti: ossessione possessione.

Per valutare bene questo discorso è importante rifarsi ad una antropologia corretta, cioè che non indulga – in modo più o meno consapevole – a precomprensioni di stampo cartesiano e meccanicistico. Occorre cioè avere ben chiaro che l’uomo è corpore et anima unus. Se è importante distinguere ciò che rileva della sfera dell’anime e del corpo, tutto però deve avvenire senza compromettere in nulla l’unità sostanziale del composto. Ogni distinzione deve ciò operarsi nell’unito. Non solo: è importante recuperare la visione biblica e tradizionale dell’uomo a tre dimensioni, cioè somaticapsichica epneumatica (cfr. 1Ts 5,23) ( corpo, anima e spirito n.d.r. ) .

Non si tratta affatto di ipotizzare tre componenti dell’uomo, ma modalità diverse di esprimersi della componente immateriale.

L’anima, che è il principio vitale, non esprime tutta la sua capacità vitale nel dinamismo vegetativo e animale del corpo (dimensione psichica), ma dispone di operazioni che trascendono la materia – pur essendo ad essa sempre strettamente legata (dimensione pneumatica).

Sempre in una prospettiva di teologia della malattia si può allora elaborare questa classificazione eziologica:

le malattie hanno una dimensione somatica e psichica (la malattia spirituale in senso vero e proprio è il peccato, che si annida nella volontà della persona).

La malattia psichica, che è quella che qui ci interessa direttamente, può avere una causa somatica e demoniaca o spirituale.

Può cioè ricollegarsi in modo più o meno evidente
- alla dimensione corporea, quindi materiale, dell’uomo;
- può essere invece frutto di un diretto intervento demoniaco;
- oppure ricollegarsi a una o più malvagie passioni umane (soprattutto la philautía, cioè lo smodato amore di sé, in particolare del proprio corpo).

Tutte queste considerazioni che meriterebbero certamente uno sviluppo più ampio, possono servire qui ad introdurci al difficile tema della diagnosi degli interventi malefici. Dovrebbe essere ormai chiaro che la questione è complessa e che una diagnosi corretta deve rifarsi ad una eziologia differenziata.

Per esempio è evidente che l’azione malefica non esclude di per sé che il soggetto sia malato, anche psichicamente, per altra causa. Così come appare evidente che l’azione malefica sul soggetto induce di necessità un disordine nelle sue facoltà, quindi una malattia, la quale di norma presenta sintomi che possono essere letti anche solo in chiave somatica.

Questo naturalmente se non immaginiamo l’uomo come non è, cioè la somma giustapposta di anima e corpo. Il fatto che un disturbo sia di origine endogena od esogena non modifica ordinariamente più di quel tanto il suo immediato proporsi fenomenico.


In che cosa consiste dunque la possessione?

Si intende per possessione una aggressione da parte di forze demoniache di un soggetto umano per cui questo si trova limitato o del tutto inibito nel disporre delle sue proprie funzioni psichiche.

Questa è la possessione in senso stretto, cioè la possessione accompagnata da follia, perché la possessione senza particolari e veri e propri disturbi psichici è un fatto più ampio che può essere considerato coestensivo con tutta l’azione dei demóni quando si manifesta in interiore homine.

Fatture e malefici
Il tema del maleficio (fattura) è un argomento molto delicato.

Anche su questo punto, esistono effettivamente diversità di opinioni nel campo della teologia.Per esempio, ancora recentemente, un teologo brasiliano di origine tedesca, mons. Boaventura Kloppenburg, vescovo di Novo Hamburgo e membro della Commissione Teologica Internazionale (un organismo della Santa Sede), in un convegno di otto anni fa, a Lione, ha sostenuto che la cosiddetta magia nera è una illusione. Il diavolo non agirebbe su commissione. Il che non vuol dire che il demònio non possa nuocere alle persone, solo che per farlo non si servirebbe di intermediari.

Bisogna però riconoscere che la patristica e la grande maggioranza dei teologi ha sempre ritenuto il maleficio possibile e reale.

Recentemente se ne è parlato anche in una nota pastorale della conferenza episcopale toscana intitolata  A proposito di magia e demonologia [18]. Che io sappia è il primo documento episcopale che si occupa così distesamene di demonologia, affrontando anche questioni pratiche. In  tema di maleficio ci dice questo:

«Alcuni fedeli si domandano: è vera la “fattura”? Ha effetti reali? Il demònio si può servire di persone cattive e quindi di gesti come la “fattura” o il “malocchio” per fare del male a qualcuno?

La risposta è certamente difficile per i singoli casi, ma non si può escludere, in pratiche di questo genere, una qualche partecipazione del gesto malefico al mondo demoniaco, e viceversa.

Per questa ragione la Chiesa ha sempre fermamente rifiutato e rifiuta il “maleficium” e qualunque azione ad esso affine»[19].


Una cosa è certissima: la persona che fa la fattura – posta le ovvie condizioni della piena avvertenza e del deliberato consenso – commette un peccato grave, gravissimo, perché vuole fare del male, odia e quindi è chiaro che si mette in sintonia con colui che è omicida fin dal principio ( il diavolo n.d.r. ) , e questa sintonia non è solo un fatto psicologico, è qualcosa di più.

Mettersi in sintonia ( con il diavolo ) vuol dire entrare in una certa sfera di influenza.Non si può però neanche escludere che ci sia una partecipazione in senso rovesciato, cioè non solo del soggetto alla malvagità del demònio, ma anche del demònio al soggetto che compie l’azione malefica, così che questi partecipa in qualche modo della sua forza e la persona (o la cosa) oggetto del maleficio ne è colpita.

Questo naturalmente solo per permissione di Dio e nei limiti di questa permissione.

Il tema è delicatissimo perché mai come in questo campo sono possibili le illusioni e lo scivolamento in forme maniacali di delirio di persecuzione. Al demònio interessa stare nascosto, però uno può occultare la sua vera esistenza sia perché non se ne parla mai, sia perché se ne parla troppo. Anche l’eccessiva e disordinata pubblicità è un modo di occultare la propria natura. Clive S. Lewis, che ci ha regalato una serie di gustosi ma anche profondi libretti sul diavolo, nota con arguzia:

«Vi sono due errori, uguali ed opposti, nei quali la nostra razza può cadere nei riguardi dei Diavoli. Uno è di non credere alla loro esistenza. L’altro, di credervi, e di sentire per essi un interesse eccessivo e non sano. I Diavoli sono contenti d’ambedue gli errori e salutano con la stessa gioia il materialista e il mago».

La caccia alle streghe, è un tema che deve far riflettere: noi oggi possiamo dire con certezza che non è vero che è stata la Chiesa a causare la caccia alle streghe, essa c’è stata per altre ragioni. Oggi siamo anche in grado di dire che l’intervento dell’Inquisizione fu un intervento che ha messo molta più moderazione di quanta non ce ne fosse nei tribunali civili . Però – attenzione! -  perché effettivamente c’è stato un periodo storico in cui la gente si è lasciata prendere da una vera e propria mania che un grande demonologo, Egon von Petersdorff non esita a qualificare – nei suoi eccessi – essa stessa come diabolica…

Criteri diagnostici per l'ossesione e la possessione diabolica
Come sempre succede la soluzione dei problemi è condizionata dalla loro corretta o scorretta impostazione. La delicata questione della diagnosi della possessione e del disturbo malefico in generale è anch’essa condizionata dalla generale impostazione della problematica. Le pagine che precedono hanno cercato di fornire un quadro di riferimento, certamente bisognoso di sviluppi e integrazioni, ma forse sufficiente all’impostazione del problema. Iniziamo col mettere in chiaro come il problema non va impostato.

Dire che la ammissione di una diretta influenza demoniaca è condizionata dall’esclusione di ogni sia pur lontanamente plausibile spiegazione naturale porta di suo ad eliminare di fatto ogni possibile diagnosi in questo senso. Gli esorcisti che partono da questo presupposto sono molto spesso degli esorcisti “credenti” ma “non praticanti”. Il passo alla miscredenza è solo questione di tempo.

Ma c’è anche l’ipotesi – tutt’altro che remota – di un passaggio alla credulità indiscriminata, perché così – sempre in concreto – molto spesso va l’uomo… Questo punto di partenza è viziato da un falsa precomprensione dei rapporti tra teologia e scienza e a monte tra soprannaturale e naturale.

Il teologo non è condannato ad occupare gli spazi che gli sono concessi, bontà loro, dagli altri inquilini dell’edificio del sapere . Di questo passo il dormire sotto i ponti è un destino ineludibile… In realtà si tratta di occupare tutto e di imparare a coabitare nel rispetto reciproco. Fuor di metafora: l’interpretazione teologica non procede a compartimenti stagni, perché tutto l’essere è suo oggetto proprio.

La teologia si occupa di Dio e di ogni cosa in quanto ha (e di principio sempre lo ha) riferimento a Dio. Se si occupa dell’uomo se ne occupa in ogni sua dimensione. Lo stesso fanno le scienze umane, in cui rientrano anche la psicologia e la psichiatria. La differenza di oggetto formale non è riconducibile ad una differenza di oggetto materiale, appunto.

Nella concreta prassi dell’interpretazione però occorre tenere nella dovuta considerazione i risultati scientificamente motivati che procedono da altri approcci, confrontarsi con essi nel rispetto del metodo scientifico che li ha generati e del metodo teologico proprio nella certezza che verità non può contraddire a verità.

Il lavoro dell’interpretazione è sempre necessariamente olistico e tanto più convincente quanto più sa rispondere alle critiche che procedono da altri modelli, sa criticare modelli alternativi e sa integrare modelli complementari. In quest’ottica è importante prendere in esame qualche critica di tipo “genealogico” che metterebbe in forse – se accolta – tutto l’impianto della nostra interpretazione.

L’accettazione dell’ipotesi demonologica sarebbe dovuta soltanto al fatto che in una fase arretrata del progresso della scienza medica – della psichiatria in particolare – le malattie in generale e quelle psichiche in particolare erano sempre solo ricondotte a fenomeni di possessione o maleficio o comunque all’azione di spiriti malvagi. Questa impostazione in quanto legata ad una visione del mondo caduca e ormai superata deve essere decisamente abbandonata.

Qui bisogna rispondere che questa critica riposa su presupposti storici falsi, come l’interpretazione della credenza di Gesù nell’esistenza degli spiriti malvagi come partecipazione ad una unanimemente condivisa visione del mondo degli uomini del suo tempo. Noi sappiamo infatti che questa visione condivisa non esisteva. I sadducei non credevano all’esistenza di spiriti buoni o cattivi che fossero.

Anche la concezione dell’istinto malvagio (yetser ha-ra’), della sua natura e della sua origine (impersonale o personale esterna) all’interno della tradizione rabbinica, quindi farisaica, non è affatto univoca. 

Così noi constatiamo che i racconti evangelici di esorcismo ci mettono davanti ad ogni pié sospinto a testimonianze di diagnosi differenziata.

( Nel NT ) Malattie e possessioni non sono percepiti affatto come fungibili ( = intercambiabili n.d.r. ).

In primo luogo possessioni e malattie o infermità sono nettamente distinte in numerosi passi:

«La sua fama si sparse per tutta la Siria e così condussero a lui tutti i malati, tormentati da varie malattie e dolori, / indemoniati, epilettici e paralitici; ed egli li guariva» (Mt 4,24). 
«Venuta la sera, gli portarono molti indemoniati ed egli scacciò gli spiriti con la sua parola / e guarì tutti i malati» (Mt 8,16).
 «Chiamati a sé i dodici discepoli, diede loro il potere di scacciare gli spiriti immondi / e di guarire ogni sorta di malattie e d’infermità. […] Guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, / cacciate i demoni» (Mt 10,1.8).

Inoltre, la maggior parte delle malattie o infermità citate a proposito di miracoli compiuti da Cristo non appaiono affatto legate ad una possessione.

In terzo luogo, in alcuni casi, la stessa persona risulta affetta simultaneamente da una possessione e da una malattia senza che la seconda sia legata alla prima. Abbiamo già visto per es. Mt 8,16, dove Gesù procede a due operazioni successive: l’una di esorcismo (scacciò gli spiriti), l’altra di guarigione (guarì tutti i malati). La prima però sarebbe bastata se la malattia si fosse identificata con la possessione o fosse stata causata da essa.

Non dobbiamo neppure pensare che – come spesso si dice – i cristiani antichi non sapessero distinguere tra malattia e possessione. «Si pensa spesso al giorno d’oggi che l’attribuzione di una causa demoniaca a certe forme di follia è dovuta al fatto che la medicina dell’epoca non sarebbe stata in grado di dare ad essa delle spiegazioni naturali. Questo vuol dire ignorare che la medicina contemporanea agli scritti patristici a cui facciamo riferimento vedevano le cose nella stessa prospettiva naturalista della psichiatria attuale e non lasciava, esattamente come questa, alcuno spazio nelle sue descrizioni alla demonologia».

Il celebre trattato ippocratico intitolato Del male sacro, attacca tutti quelli che vogliono attribuire l’epilessia e, in termini generali, qualunque malattia mentale, a un potere divino o demoniaco.

Certo le diagnosi mediche del tempo di Gesù non sono le stesse di oggi, ma ciò non muta l’impostazione del problema.

La diagnosi demonologica poi è di natura ultimamente carismatica. Ciò che importa rilevare è che all’interno del progresso della scienza medica e – in una certa misura – anche della diagnostica teologica della possessione – rimane chiaro che i due fenomeni non coincidono.

Il vecchio rituale ( dell'esorcismo n.d.r.) elencava i criteri di discernimento della possessione demoniaca in questo modo: -parlare lingue sconosciute, non soltanto qualche parola, ma intrattenere un dialogo, una conversazione; manifestare fatti o cose nascosti e lontani;
-sviluppare una forza assolutamente sproporzionata rispetto all’età e alla complessione.Questi sono i termini usati nel rituale edito da Paolo V nel 1614 e rivisto da Pio XII nel 1952. Nel De exorcismis et supplicationibus quibusdam si aggiunge giustamente un altro criterio che è
- l’avversione a Dio, a Maria, ai santi e in generale a tutto ciò che dice relazione con l’azione salvifica di Dio. Viene anche accentuata la necessità di un quadro diagnostico globale.

Vale la pena riportare il testo per intero:

«L’esorcista dunque non proceda alla celebrazione dell’esorcismo se non ha accertato, con certezza morale, che l’esorcizzando sia veramente posseduto dal demònio e – se possibile – con il suo consenso.Secondo la prassi sperimentata, si considerano come segni di possessione diabolica: proferire molte parole in una lingua sconosciuta o capire chi la parla; manifestare cose lontane o occulte; dimostrare forze superiori alla natura dell’età o della condizione. Tali segni possono offrire un qualche indizio. Ma siccome tali segni non sono necessariamente da interpretare come provenienti da parte del diavolo, bisogna fare attenzione ad altri segni, soprattutto di ordine morale e spirituale, che manifestano diversamente l’intervento diabolico, come ad esempio una forte avversione nei confronti di Dio, del santissimo nome di Gesù, della Beata Vergine Maria e dei santi, della Chiesa, della parola di Dio, di cose, riti, soprattutto sacramentali, e immagini sacre. A volte si deve esaminare con molta cura il rapporto di tutti i segni con la fede e il combattimento spirituale nella vita cristiana, perché il Maligno è soprattutto nemico di Dio e di tutto ciò che i fedeli mettono in relazione con l’azione salvifica di Dio».

Questi sintomi si presentano – anche presi uno per uno – come fenomeni spiegabili in maniera naturale. La personalità multipla (MPD Multiple Personality Disorder), per esempio, è un fenomeno che gli psichiatri conoscono e ritengono di poter ricondurre a un processo di scissione e proiezione. Bisogna però subito aggiungere che – pur essendo stato accolto nel 1980 nel DSM-III (American Psychiatric Association, Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorder) – si tratta di un criterio diagnostico molto discusso e contestato.

Il sintomo più sicuro – preso a sé stante – sembra essere il parlare lingue sconosciute. Quando si tratta veramente di un discorso, di una conversazione in una lingua che il soggetto per certo non può conoscere, è qualche cosa che dal punto di vista naturale non si può spiegare in nessun modo.

Naturalmente tutte le volte che si parla di sintomi è chiaro che occorre una visione globale della situazione, bisogna cercare di vedere non tanto separatamente le manifestazioni, ma in tutto il contesto in cui si presentano e l’esorcista deve fare un esame dettagliato della persona e della sua situazione prima di procedere all’esorcismo.

C’è da dire però anche un’altra cosa: l’esorcismo solenne «sugli ossessi» non è l’unica forma di intervento nei confronti di disturbi di carattere malefico, così come d’altra parte, la possessione diabolica non è l’unica forma di manifestazione di carattere malefico. Ci possono essere fatti anche di altra natura: si può parlare, per esempio, di ossessione nel senso di un disturbo che non arriva fino alla possessione in senso stretto, ma che si manifesta in vessazioni che toccano più o meno pesantemente la persona, nei confronti delle quali si può procedere con preghiere, con esorcismi in senso lato.

L'infestazione diabolica
Per infestazione invece si intende in genere il disturbo che riguarda cose e luoghi.

L’elemento decisivo è sempre quello indicato nella prima lettera di san Pietro: «Siate temperati, vigilate. Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro, cercando chi divorare. Resistetegli saldi nella fede, sapendo che i vostri fratelli sparsi per il mondo subiscono le stesse sofferenze di voi» (1Pt 5, 8-9). “In” in ebraico vuol dire sia “in” che “con”; in questo caso potremmo quindi tradurre:

«resistetegli saldi con la fede», dove la fede rappresenta l’elemento determinante di qualsiasi lotta contro il demònio. ( la fede "chiama" la grazia divina promessa da Gesù : 1Gv 5,18 Sappiamo che chiunque è stato generato da Dio non pecca: chi è stato generato da Dio preserva se stesso // e il Maligno non lo tocca. n.d.r.)

Prendiamo un altro passo importante che è quello del capitolo sesto della lettera agli Efesini: «Rivestitevi dell’armatura di Dio, per poter resistere alle insidie del diavolo. La nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti. Prendete perciò l’armatura di Dio, perché possiate resistere nel giorno malvagio e restare in piedi dopo aver superato tutte le prove. State dunque ben fermi, cinti i fianchi con la verità, rivestiti con la corazza della giustizia, e avendo come calzatura ai piedi lo zelo per propagare il vangelo della pace. 
Tenete sempre in mano lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutti i dardi infuocati del maligno; prendete anche l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito, cioè la Parola di Dio» (Ef. 6, 11-17).

Nel vangelo di Luca, il Signore, che ha scacciato il demònio da un indemoniato, ci dà così la spiegazione di quello che è successo: «Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, tutti i suoi beni stanno al sicuro. Ma se arriva uno più forte di lui ( Gesù) e lo vince, gli strappa via l’armatura nella quale confidava ( ne annienta il potere ) e ne distribuisce il bottino» (Lc 11, 20-22).

Chi è Gesù? È il più forte, in grado di schiacciare il forte, cioè il demònio. Se dovessi dire quale è l’atteggiamento che il cristiano deve avere nei confronti di questo mondo inquietante e tenebroso, direi che non è quello della paura, ma quello della vigilanza, anzi il cristiano in fondo se ha paura e nella paura si adagia, pecca, perché vuol dire che non crede!

Se noi diamo un’occhiata alla storia della salvezza vediamo che a tutti i livelli c’è sempre una tensione, fra un “già” e un “non ancora”. Il Signore ci ha già salvati, però noi abbiamo ancora qualcosa da fare a questo mondo per accogliere questa salvezza. Così possiamo dire che

il Signore ha già vinto il demònio e che però il demònio è ancora  all’opera .

( Il demònio è vinto perchè Gesù , che è il Forte che lo vince, partecipa il suo potere ai cristiani. Non è però un potere magico ma una partecipazione che implica relazione di comunione di Spirito-Vita con Lui -n.d.r.)

«La cultura atea dell’Occidente moderno vive ancora grazie alla libertà dalla paura dei demoni portata dal cristianesimo».
L’ottimismo che pervade la nostra civiltà occidentale ha questa origine cristiana, ma può anche mantenersi solo conservando i suoi rapporti con il cristianesimo che lo giustifica (l’«uomo forte» non è da temere solo se qualcuno «più forte» di lui lo tiene legato): «se questa luce redentrice del Cristo dovesse spegnersi, pur con tutta la sua sapienza e tutta la sua tecnologia il mondo ricadrebbe nel terrore e nella disperazione. Ci sono già segni di questo ritorno di forze oscure, mentre
crescono nel mondo secolarizzato i culti satanici».

Conclusione

La Chiesa, seguendo la logica della Bibbia, ha sempre visto nei cieli della creazione anche la realtà del mondo invisibile, popolata da innumerevoli esseri spirituali.

Essa ci fa dire infatti nella professione di fede che recitiamo tutte le domeniche a Messa: Credo in un solo Dio, […], creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili… Qui, in questo mondo, dopo la creazione dell’universo, ma prima ancora che a questo universo Dio desse compiutamente forma, è successo qualcosa di terribile: il primo peccato! «[…] da principio il diavolo è peccatore» (1Gv 3,8). Si è prodotto come un “buco nero” in un mondo pieno di luce, cioè di armonia, di ordine e di senso (la creazione della luce precede quella del cielo…).

Alcuni degli esseri spirituali creati buoni da Dio, sono diventati, usando male la loro libertà, cattivi. Si sono ribellati al loro Creatore, hanno posto nel bel mezzo di una meravigliosa sinfonia una orribile “stecca”.

Di questo Dio non ha nessuna colpa, perché chi è libero porta lui – e lui solo – la responsabilità di quello che fa. Dio non ne ha colpa («Dio è luce e in lui non c’è tenebra alcuna­» 1Gv 1,5), anzi Dio prosegue imperterrito (e misericordioso…) nella sua opera e la porta a termine, nonostante tutto.

Il primo peccato, per la natura di chi lo compie, cioè l’angelo, è irrimediabile, è “inferno eterno”. Il nostro ( peccato n.d.r. ) lo può solo “diventare” ( inferno eterno n.d.r. ) , se non accogliamo nell’umiltà e nella fede il piano misericordioso di Dio ."

Satana e la Chiesa discorso di Paolo VI papa 29 giugno 1972

 [...] Riferendosi alla situazione della Chiesa di oggi,
il Santo Padre afferma di avere la sensazione che «da qualche fessura sia entrato il fumo di satana nel tempio di Dio».

C’è il dubbio, l’incertezza, la problematica, l’inquietudine, l’insoddisfazione, il confronto. Non ci si fida più della Chiesa; ci si fida del primo profeta profano ...Anche nella Chiesa regna questo stato di incertezza. Si credeva che dopo il Concilio sarebbe venuta una giornata di sole per la storia della Chiesa. È venuta invece una giornata di nuvole, di tempesta, di buio, di ricerca, di incertezza...

...Come è avvenuto questo? Il Papa confida ai presenti un suo pensiero:
che ci sia stato l’intervento di un potere avverso. Il suo nome è il diavolo, questo misterioso essere cui si fa allusione anche nella Lettera di S. Pietro. Tante volte, d’altra parte, nel Vangelo, sulle labbra stesse di Cristo, ritorna la menzione di questo nemico degli uomini.

«Crediamo - osserva il Santo Padre - in
qualcosa di preternaturale venuto nel mondo [ preternaturale =che non segue le leggi della natura umana, senza essere necessariamente soprannaturale, divino - cose o esseri o poteri che, pur essendo superiori alla natura umana, rientrano nella natura creata o possibile , anche se invisibile , come quella angelica-n.d.r.] proprio per turbare, per soffocare i frutti del Concilio Ecumenico, e per impedire che la Chiesa prorompesse nell’inno della gioia di aver riavuto in pienezza la coscienza di sé.... c'è nella Chiesa la coscienza che satana sia nel mondo come qualcosa di preternaturale, un essere misterioso, un potere avverso alla Chiesa ...


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