Corso di Religione

ESOTERISMO
Qabbalah

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credits : ENCICLOPEDIA DELLE RELIGIONI IN ITALIA- a cura di MASSIMO INTROVIGNE-CESNUR-LDC
La Qabalah

Prima che fosse l'Universo era la Torah ( La Legge, la Bibbia Ebraica) .
La Torah disse a Dio come doveva creare l'Universo.
Non c'è nulla dell'universo che non fosse già nella Torah
Quando Mosè ricevette da Dio la Torah scritta - sul Sinai - egli ricevette anche un Insegnamento mediante il quale poteva interpretare la Torah. Questo insegnamento non fu scritto ma trasmesso oralmente.

Qabalah
significa ricevere e rivelare, cioè tradizione.

" Qabbalàh (tradizione) è il termine col quale si indica un insegnamento religioso inizialmente trasmesso per via orale di generazione in generazione. Si tratta di un insegnamento mistico che viene fatto risalire a Mosè e che ha prodotto un movimento religioso che ha ininterrottamente percorso la storia ebraica dall'età talmudica fino all'età contemporanea e che si è espresso in diverse tendenze e speculazioni.

La mistica ebraica, nei suoi diversi aspetti, rappresenta il tentativo di intendere come valori mistici i valori religiosi tipici dell'ebraismo; essa si concentra nella rappresentazione del Dio vivente - che si manifesta nella creazione, nella rivelazione, nella redenzione - spingendosi al punto di far sorgere da questo dominio del Dio vivente tutto un mondo di vita divina, che in segreto è attivo e presente in ogni essere
."

(Scholem, 1957, ed. it. p. 23).

"Questa tradizione è diventata una dottrina esoterica , un patrimonio anche dei sapienti cristiani e non cristiani,  a partire dalla seconda metà del Quattrocento.  

I primi esponenti della riflessione mistica appaiono in Palestina verso la fine del I secolo dell'era volgare fra i redattori della Mishnàh e fra i discepoli di Yohanan ben Zakkay.

Essi continuano, o riprendono, una disciplina esoterica, coltivata , poi negli ambienti apocalittici e probabilmente anche in ambienti farisaici si concentrava nella riflessione sul primo capitolo della Ma'asèh bereshìt ( L'opera della creazione) e sul primo capitolo del libro di Ezechiele , in particolare sulla visione del carro col trono divino , Ma'asèh merkavàh ( L'opera del carro). Le più antiche idee mistiche ebraiche si manifestano, appunto, nella cosiddetta mistica del trono .

Il trono divino, nel quale sono contenute tutte le forme della creazione, e la conoscenza dei misteri del mondo celeste sono l'obiettivo della visione mistica.

Le fonti più importanti per la conoscenza di tali speculazioni sono una serie di trattati anonimi dei secoli V-VI ai quali è stato dato il titolo collettivo Hekalòt (Palazzi) - i più noti sono i Grandi Hekalòt e i Piccoli Hekalòt- con riferimento ai palazzi celesti che doveva attraversare il mistico prima di penetrare nel settimo e ultimo palazzo, quello in cui si trovava il trono della «Gloria» (Kavòd) di Dio.

Gli adepti, che si definivano Yoredè merkavàh (Coloro che scendono nel carro), anche se il passaggio da un palazzo all'altro viene descritto come una salita, si riunivano in circoli riservati ai quali venivano ammessi solo quelle persone che avevano determinate qualità sociali, morali e fisiche. Il culmine dell'esperienza, che comprendeva anche pratiche ascetiche, digiuni e preghiere, si realizzava nell'estasi e nella contemplazione della maestà divina.
"

Il rabbino Paolo di Tarso esprime la sua esperienza di conversione cristiana in termini cabalistici : 2Cor12,2 Conosco un uomo in Cristo che, quattordici anni fa - se con il corpo o fuori del corpo non lo so, lo sa Dio - fu rapito fino al terzo cielo. 3 E so che quest'uomo - se con il corpo o senza corpo non lo so, lo sa Dio - 4 fu rapito in paradiso e udì parole indicibili che non è lecito ad alcuno pronunziare." Le prime espressioni documentate della qabbalàh vera e propria risalgono alla seconda metà del secolo XII e provengono dalla Francia meridionale, in particolare dalla Provenza dove probabilmente è stata completata la redazione del Sèfer ha-bahìr (Il libro splendente).

Questo opuscolo pseudo-epigrafico, che contiene un'antologia di sentenze dì antichi maestri palestinesi -uno di loro, Nequniah ben ha-Qanah, ne sarebbe stato l'autore - disposte senza un piano preciso, è importante perché introduce il metodo specifico e la struttura simbolica tipica della tradizione cabalistica.

L'arte della Cabala iniziò a fiorire agli inizi del XIII secolo presso le comunità giudaiche presenti in Spagna, Provenza e Germania.Nel secolo XIII e nella prima metà di quello successivo la Spagna diventò il centro più importante della mistica.

Le antiche dottrine, prima influenzate dalla gnosi e ora da correnti neoplatoniche trasmesse soprattutto da compendi arabi e latini delle Enneadi di Plotino, della Theologia Aristotelis e della Elementatìo theologica di Proclo, si trasformarono in quella specie di teologia mistica alla quale viene dato, appunto, il nome di qabbalàh e nella quale si manifestarono due tendenze: una speculativa e una pratica.


La Qabalah speculativa .

Il maggiore rappresentante della prima tendenza, che fu coltivata soprattutto in Provenza e in Spagna, fu Abraham Abulafia (Saragozza 1240-m. dopo il 1291), autore di numerose opere teoriche - alcune furono composte in Sicilia dopo il 12*75 - che finora sono state pubblicate solo in parte. Per arrivare all'ispirazione profetica e all'estasi egli elaborò una teoria mistica e, nello stesso tempo, una dottrina razionale che avevano come obiettivo la liberazione dell'anima e lo scioglimento dei nodi che, vincolandola agli affetti e alle percezioni sensibili, le impedivano di giungere alla visione delle cose divine e delle forme spirituali.

In Castiglia, e precisamente a Guadalajara, fra il 1280 e il 1290 Mosheh ben Shem Tob di Leon componeva il Sèfer ha-zòhar (Il libro dello splendore), che per diffusione e influenza diventò il testo fondamentale della letteratura cabbalistica e che, ovviamente per i mistici, per importanza veniva subito dopo la Bibbia e il Talmùd.

Questo libro, che è un'opera pseudo-epigrafica scritta in un aramaico artificiale e che è stata definita un romanzo mistico, è ambientata in una Palestina immaginaria dove Shimon ben Yohay - questo maestro vissuto nel secolo II dell'era volgare secondo la finzione letteraria sarebbe l'autore del Sèfer ha-zòhar-, suo figlio e un gruppo di amici conversano su problemi che riguardano Dio e l'uomo. I loro discorsi, che sono condotti secondo il genere del sermone e che, in modo talora prolisso, sono indirizzati a cogliere il significato mistico dei versetti biblici, e le loro narrazioni sono stati raccolti insieme come se fossero un commento al Pentateuco e ai libri del Cantico e di Rut.

Nel Sèfer ha-zòhar l'autore, diversamente dalla teologia razionale dei filosofi e dalla meditazione metodologicamente programmata dell'estasi di Abulafia, ha voluto far confluire le espressioni più semplici e autentiche della fede popolare ebraica. Due sono, in breve, gli elementi essenziali della sua dottrina: il Dio della creazione e della rivelazione, l'uomo e i suoi rapporti con Dio. Obiettivo del mistico è la contemplazione dei contenuti nascosti del mondo divino, dell'aspetto interno di Dio e della sua rivelazione nella «Gloria». Quella del Sèfer ha-zòhar è una dottrina teosofica se con Teosofia si intende
«
... una dottrina mistica, o un orientamento di pensiero, secondo cui si può intuire, comprendere e descrivere la vita nascosta della Divinità nel suo operare, e forse è anche possibile immedesimarsi in essa attraverso la contemplazione»
(Scholem, 1957, ed. it. p. 218).

L'arte della Cabala si sviluppò in seguito grazie anche agli apporti dati dagli studi dei nuovi Cabalisti occidentali. L'ultima grande diffusione avvenne dopo il 1492, in seguito al rifiorire delle comunità ebraiche in alta Galilea dopo essere state  cacciate dalla Spagna.

La Qabalah operativa o pratica.
Gli Hassidim.

La tendenza pratica della qabbalàh si sviluppò nei secoli XII-XIII in Renania (Ratisbona, Spira, Worms, Magonza). Fu un'esperienza che, fuori da questi limiti cronologici e geografici, non ebbe seguito, ma che diede alla letteratura ebraica medievale di contenuto etico una delle opere più interessanti e più popolari: il Sèfer hassidìm (Il libro dei devoti).

Autore della sua sezione fondamentale fu Yehudah he-hassìd (il devoto), che morì nel 1217 e che è considerato il primo e uno dei più importanti esponenti di questo movimento
.

Parte degli altri suoi scritti è andata perduta e parte si è conservata nelle opere dei suoi allievi fra i quali si ricorda Eleazar ben Yehudah di Worms (morto tra il 1223 e il 1232) che, tra l'altro, compose un trattato di teologia col titolo Sha'àr ha-sod we-ha-yihùd we-ha-emunàh (La porta del mistero e dell'unità e della fede), un libro sulle sue concezioni cosmogoniche col titolo Sode razayà (I misteri segreti) e uno sulle sue concezioni psicologiche intitolato Hokmàt ha-nèfesh (La scienza dell'anima).

Elementi primari di questo movimento che, a differenza della qabbalàh speculativa spagnola e provenzale di carattere esclusivamente elitario, si radicò profondamente in tutte le classi sociali delle comunità ebraiche della Germania, sono la hassidùt (devozione), che traccia una nuova condotta etica, e un'originale dottrina della preghiera.

Si affermò una figura inedita per il giudaismo: quella del hassìd (devoto), cioè una persona che si distingue per la sua condotta morale e religiosa e non per le sue conoscenze culturali, fossero anche quelle della giurisprudenza che un'ininterrotta tradizione rabbinica riconosceva come preminenti su tutte le altre. Infatti questa nuova figura del hassìd è diversa da quella che appare con contorni ancora incerti nella letteratura talmudica.

Tre sono le componenti, come appare nel Sèfer hassidìm, che concorrono a formarla:
- l'ascetica rinuncia alle cose di questo mondo,
- la perfetta serenità dello spirito,
- e un altruismo di principio spinto agli estremi

Per mezzo della hassidùt il devoto, praticando l'abnegazione, l'altruismo, l'umiltà e l'indifferenza alla derisione e alle offese -virtù con le quali si realizza un ideale di vita che è stato considerato assai simile a quello dell'ascesi monastica cristiana -, si accosta gradualmente all'amore di Dio.

La dottrina della preghiera, infine, non invitava a infondere nuovo fervore nella recitazione, ma induceva a meditare sul fondamento e sulla composizione delle parole delle preghiere, come riferiva Yaaqov ben Asher nel capitolo 113 del Primo ordine (Òrah hayyìm) del suo compendio giuridico Arba'àh turìm ricordato in precedenza: «I hassidìm ashkenaziti contavano e calcolavano ogni parola delle preghiere, delle benedizioni e degli inni, e cercavano nella Toràh una spiegazione al numero delle parole nelle preghiere».

La concezione che di Dio avevano i hassidìm non trova riscontri attendibili nella mistica precedente, ma presenta analogie con definizioni che erano state formulate da filosofi come Saadyah ben Yosef. Essi mettevano in evidenza, in particolare, che Dio è un essere puramente spirituale, che è infinito, al di fuori di qualsiasi limite e che la sua onnipresenza sconfina nell'immanenza nel creato. Per Eleazar ben Yehudah, ad esempio, Dio è più vicino all'uomo di quanto lo sia l'anima al corpo.

Il fine ultimo dell'ascesi chassidica è la visione della «Gloria» di Dio, cioè del modo in cui la divinità si rivela, non direttamente ma attraverso il primo prodotto della creazione - la «Gloria» appunto - alla creatura
.

( G.Tamani in Ebraismo-Bari 2007)

L'oggetto della Cabala, cioè l'unione conoscitiva in Dio concepito come En-Soph (il Senza Fine, l'Insondabile),  è oggi portata avanti da pochi rabbini in Francia, Israele e Stati Uniti.

La lingua Sacra " Tra Dio e il mistico non c'è unione, ma un'infinita distanza che nemmeno l'estasi può colmare: essi rimangono distinti senza confondersi. La riflessione sul Ma 'asèh bereshìt, arricchita di elaborazioni cosmologiche e cosmogoniche, trovò espressione letteraria nel Sèfer yesiràh (Libro della creazione ), un breve testo, probabilmente composto in Palestina nei secoli III-VI e trasmesso in tre stesure, che contiene, in forma talora vaga e oscura, i primi risultati di una speculazione ebraica nel campo della mistica.

Le sefirot
Per l'anonimo autore, che mescola motivi diffusi nella tarda antichità in ambienti ellenistici e neoplatonici con dottrine ebraiche sui misteri delle lettere ( in ebraico, com'è noto, le lettere hanno anche un valore numerico ) e del linguaggio, gli elementi del mondo sono le ventidue lettere dell'alfabeto ebraico e i primi dieci numeri primordiali.

Questi, chiamati Sefiròt ( termine di difficile traduzione : numeri, princìpi metafisici, fasi della creazione del mondo) secondo alcuni studiosi potrebbero identificarsi o essere messi in relazione con lo Spirito di Dio, l'aria, l'acqua, il fuoco, le quattro dimensioni del Cielo, l'Alto e il Basso.


Lettere e numeri, illustrati nei sei capitoli, sono le «trentadue vie segrete della sapienza» di cui Dio si è servito per la creazione mescolandole in tutte le possibili combinazioni.

Questo libro, che per la sua oscurità fu oggetto di numerosi commenti e interpretazioni, introdusse nel misticismo ebraico l'ideologia del linguaggio e della sua potenza creatrice, in breve una cosmogonia linguistico-mistica che tanta fortuna avrà negli sviluppi della mistica ebraica successiva.

Nel Sèfer ha-bahìr (Il libro splendente, XII sec.) Nequniah ben ha-Qanah, che ne sarebbe stato l'autore introduce il metodo specifico e la struttura simbolica tipica della tradizione cabalistica.

Le Sefiròt, già presenti nel Sèfer yesiràh, si trasformano in attributi divini, intervengono nella creazione con compiti precisi e costituiscono un regno superiore che è descrivibile solo col linguaggio simbolico e che è in rapporto col mondo inferiore.


Ad esempio, alle funzioni di una Sefiràh corrisponde l'osservanza di un precetto, e tutto quello che nel mondo inferiore è connesso con la santità corrisponde agli attributi divini del mondo superiore. Abraham Abulafia (Saragozza 1240- 1291 ?), è autore di numerose opere teoriche qabalistiche.

La via che può consentire all'anima di cogliere la vita divina dentro i suoi limiti naturali senza esserne stravolta, è la meditazione svolta con una metodologia appropriata sulle lettere dell'alfabeto ebraico perché esse rappresentano una via di mezzo fra l'astrazione e la concretezza.

In particolare, la meditazione sul nome di Dio , Y H W H ), che deriva da una determinata combinazione delle lettere e che rappresenta la sua essenza assoluta e nascosta, può permettere all'uomo di far emergere la vita profonda che si nasconde nella sua anima.

Abulafia, convinto, come altri cabbalisti, che la parola fosse l'essenza del mondo, sviluppò un metodo di meditazione, da lui chiamato Hokmàt ha-serùf (Scienza della combinazione [delle lettere]), che si può considerare come una serie di lezioni sulla lingua ebraica ritenuta divina da una tradizione antichissima.

Così l'anima, preparata dalla meditazione, si libera da quei legami che normalmente le impediscono di vedere la luce dell'intelletto nella sua purezza e, senza essere stravolta dalla luce divina ma del tutto cosciente, arriva all'estasi profetica - il settimo e ultimo grado dell'ascensione mistica - con la quale si comprendono i segreti del nome di Dio e la sua «Gloria».

Alla sua dottrina della profezia e alla sua teoria dell'estasi Abulafia diede un'impostazione razionale che non è dissimile da quella di Maimonide per il quale, come già si è osservato, l'illuminazione profetica si otteneva quando l'intelletto umano, che con un'adeguata preparazione aveva raggiunto la perfezione, si incontrava con l'intelletto agente.

( G.Tamani in Ebraismo-Bari 2007)

Meditazione sul Nome ( Ha Shem) : YHWH Y YOD (YUD) = Restrizione .

Allo scopo di rendere possibile l' apparizione di esistenze temporanee (umanità), Dio nasconde parte della Luce Infinita. Come conseguenza di ciò, nel centro della Luce Infinita appare uno spazio vuoto ed oscuro; in esso sarà possibile emanare, creare, formare e fare tutti i mondi e le esistenze successive.

Lo Tzimtzum è un atto di umiltà da parte del Creatore, in quanto nasconde le prove della Sua stessa esistenza, dando così alle ad altre esistenze la possibilità di affermare la loro realtà, se pur relativa.

Ciò che rimane dopo lo Tzimtzum è un semplice punto oscuro.In esso sono contenute potenzialmente le dieci emanazioni (Yod ha valore numerico pari a 10).

H  HE = Rottura
Il punto rimasto dopo la Restrizione ha dei limiti, ma le esistenze che lo compongono sono ancora in stato di totale unità, e quindi non si differenziano le une dalle altre.

Lo Shvirah ha lo scopo di rompere tale unità primordiale, rivelando l' esistenza separata e indipendente. E' il segreto dell' individualità di ciascuna anima e forma di consapevolezza.
Un 'altro scopo di questa fase è quello di dare una certa realtà relativa al principio del male, con il conseguente dono del libero arbitrio per gli esseri umani.

W VAU (VAV) = Rettificazione
Subito dopo la Shvirah il Creatore incomincia un processo di Rettificazione (Tikkun).
I frammenti vengono rimessi insieme in un nuovo modo, tramite il quale è possibile una nuova comunicazione reciproca e nuovo senso di unità, pur conservando il senso di identità separata.

Così facendo Dio crea i Partzufim (Espressioni o Ipostasi), figure che costituiscono esistenze perfette, umane e divine al tempo stesso. L' insieme dei Partzufim costituisce il mondo di Atzilut . In esso non c'è male ed è il legame tra l'infinita inacessibilità dell' Essenza Divina e i mondi di creazione inferiore.

H HE = Selezione o Estrazione 
Non tutti i frammenti originatisi al momento della Rottura vengono riparati da Dio stesso, egli lascia incompiuta l'opera di rettificazione al cui compimento gli esseri umani sono chiamati a collaborare.

Dei frammenti di Luce sono stati completamente circondati dalle "Klipot" (gusci), le forze del male. Esse ne succhiano la vitalità, oscurandone la consapevolezza e la memoria delle loro origini superiori. Noi dobbiamo individuare questi frammenti e liberarli, restituendoli alla luce unitaria del mondo di Atzilut. Il Birur ( Selezione ) è un processo di "setacciamento" della realtà inferiore, alla ricerca di frammenti della Divinità.
L' Albero della Vita
L' Albero della vita è un diagramma simbolico, costituito dalle dieci emanazioni, le Sephirot, disposte lungo tre pilastri verticali paralleli; tre a sinistra, tre a destra e quattro al centro.

L' insieme delle 10 Sephirot rappresenta l' uomo celeste, o essere primordiale, ADM OILAH .

Il candelabro a 7 braccia (Es 25,31) rappresenta il mondo immutabile delle 10 Sefirot.

Le braccia di sinistra sono il Pilastro della Severità:
-Binah =Intelligenza
-Gevurah=Giustizia
-Hod=Maestà


 ....e quelle di destra il 

2-Pilastro della misericordia:
-Hochmah=Saggezza
-Hesed=Amore
-Nezah=Eternità

Le cognizioni umane sono i frutti dell'albero della conoscenza del bene e del male. Ogni loro vantaggio è sempre accompagnato da pericolose contropartite negative.

La Cabalà vuole ricondurci all'Albero della Vita tramite l'unione di tutte le facoltà umane.

Queste facoltà possono venire riassunte, dal basso all'alto, in cinque gruppi principali:
-la capacità di operare con efficacia nel piano socio-economico;
-la sensibilità emotiva dell'uomo, i moti del cuore e i suoi sentimenti;
-l'intelligenza razionale, logica, riflessiva, e discorsiva;
-la consapevolezza superiore, libera dai legami causa-effetto;la comprensione del simbolo, del paradosso, l'intuizione, la sapienza;
-la spinta alla trascendenza, il senso del mistero, la fede nella bontà intrinseca del Creatore e della creazione.


L'insieme armonico di queste facoltà è l'Albero della Vita  . Uno dei temi più importanti della Cabalà è come trovarle in ciascuno di noi, come attivarle e svilupparle.





Binà = Intelligenza.
Ghevurà = Forza.
Hod = Splendore.
hokhmà = Sapienza
hesed = Amore.
Netzach = Eternità o Vittoria.

Le qualità delle due braccia si bilanciano reciprocamente.
Sul Pilastro dell'Equilibrio ci sono poi delle Giunture:

Keter = Corona. (fuoco-luce)
Simile ad una corona, che è posta al di sopra del capo e lo circonda, Keter si trova al di sopra di tutte le altre Sefirot. Così come la corona non fa parte del capo ma è cosa distinta, Keter è fondamentalmente diversa dalle altre Sefirot. Essa è il trascendente, l'ineffabile, l'origine di tutte le luci che riempiono le altre Sefirot.

Secondo la Cabalà, Keter contiene una struttura tripartita, che nell'anima corrisponde alle tre esperienze di Fede, Beatitudine, Volere. Quello della struttura tripartita di Keter è uno dei segreti più importanti di tutta la Cabalà.

Da'at = Conoscenza unificante.
Yesod = Fondamento.
Malkhut = Regno o Sovranità.

L'albero e' la simbolica discesa lungo il quale le anime partendo dai mondi spirituali hanno raggiunto il loro stato e forma attuali . Esso equivale anche alla "risalita", un sentiero lungo il quale l'umanità può ritornare all'unità nel grembo del Creatore.
Gli Elhoim Secondo la Cabala, le potenze creatrici sono gli Elohim , entità spirituali che costruiscono l'universo secondo i piani di Dio, e che considerate nel loro insieme, possono essere assimilate al Logos Platonico, il Verbo dei cristiani ed il Demiurgo degli gnostici.

La relazione degli Elohim con leSephirot :

METATRON = ANGELO DELLA PRESENZA, IL PRINCIPE
RAZIEL =ARALDO DI DIO
TSAPHKIEL= LA CONTEMPLAZIONE DI DIO
TSADKIEL= LA GIUSTIZIA DI DIO
SAMAEL = LA SEVERITA' DI DIO
MICHEL = SOMIGLIANTE A DIO
DANIEL= LA GRAZIA DI DIO
RAFAEL =LA MEDICINA DI DIO
GABRIEL = L'UOMO DIO
SANDALPHON E' LA SECONDA FASE DI METATRON

Questi Elohim sono detti anche Arcangeli ed appartengono al mondo di Briah, ossia della creazione. Secondo la Cabala, i sono 9 cori angelici .
Vengono menzionati anche 10 Arcidiavoli in opposizione ai 10 Arcangeli

THAUMIEL =CHE OSO' EGUAGLIARSI A DIO
SATHARIEL =CHE OSTACOLA LA MISERICORDIA DI DIO
CHIAGIDIEL =CHE SI OPPONE ALL'INFLUENZA DI DIO
GAMCHICOT =COLUI CHE TESSE TRAME
GOLAB =L'INCENDIARIO
TOGARINI =IL DEMONE DELLA GUERRA
HARAB SERAP= DEMONE DEGLI INSUCCESSI
SAMAEL =DEMONE DELLA CONFUSIONE
GAMALIEL= DEMONE DI CIO' CHE E' OSCENO
LILITH =DEMONE DI CIO' CHE E' IMPURO



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