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Lo Spiritualismo

Deriva del termine inglese spiritualism (che significa sia spiritismo che spiritualismo) e indica l'insieme di dottrine religiose e morali legate allo spiritismo: fede nell'esistenza di Dio, nella sopravvivenza dell'anima, nella possibilitą di entrare in contatto col mondo dei trapassati attraverso il medium. Presuppone, quindi, anche un comportamento etico adeguato al contenuto, spesso elevato, dei messaggi medianici.

Comunicazione con l'aldilà ? Lo spiritualismo secondo un gruppo spiritualista italiano
Testo del gruppo "spiritualista" cenacolo 71- http://www.racine.ra.it/cenacolo71/index2.html

Si potrebbe definire lo Spiritualismo una scienza d’osservazione e, allo stesso tempo, una dottrina filosofica. In quanto Scienza, lo Spiritualismo considera i rapporti che si stabiliscono fra noi e gli Spiriti; in quanto Filosofia, studia tutte le conseguenze morali che derivano da questi rapporti.

Lo Spiritualismo, come tutte le scienze, ha un “oggetto” proprio e un metodo.
L’oggetto può essere materiale o formale. L’oggetto materiale è ciò che la scienza studia; però un medesimo oggetto materiale, uno stesso argomento, può essere studiato da molte scienze diverse.

È dunque importante conoscere in che modo specifico ogni scienza particolare osserva l’oggetto. Il profilo specifico di un oggetto materiale, osservato da un certo punto di vista, è ciò che costituisce l’oggetto formale, grazie al quale le scienze si distinguono l’una dall’altra.

Lo Spiritualismo ha, dunque, un oggetto materiale: l’uomo (spirito incarnato), e un oggetto formale costituito dalla natura degli Spiriti, la comunicazione fra di essi, incarnati o disincarnati, e la conoscenza delle leggi del mondo invisibile.

Il metodo è l’insieme di procedimenti e di tecniche necessarie ad approfondire la conoscenza di un certo oggetto. Il metodo deve adattarsi all’oggetto formale che si vuole studiare ed agli obiettivi che ci si propone di raggiungere.

I metodi si dividono in: introspettivo ed estrospettivo. I metodi estrospettivi possono essere deduttivi o induttivi. Seguendo il metodo deduttivo, si parte da un principio generale per arrivare a conclusioni particolari. Con il metodo induttivo, si parte dall’esame dei fatti particolari per arrivare ad enunciare una legge generale.

Allan Kardec definì lo Spiritualismo “scienza di osservazione”. Ciò significa che il metodo è quello induttivo.

“Il metodo induttivo può essere metodo di osservazione o metodo di sperimentazione. È dunque rigorosamente esatto dire che lo Spiritualismo è una scienza di osservazione e non un prodotto dell’immaginazione”.

La differenza tra l’osservazione e la sperimentazione è stabilita dall’atteggiamento proprio del soggetto nell’indagine del fenomeno. Se ci si limita semplicemente a studiarlo così come appare nelle situazioni normali e spontanee, senza interferire nella sua produzione o sul suo sviluppo, si fa dell’osservazione. Se, invece, il soggetto interviene per stabilire le condizioni nelle quali il fenomeno si produrrà, allora si tratta di sperimentazione.

Nella ricerca spiritualistica, si può usare sia l’osservazione che la sperimentazione, a patto di non perdere di vista il fatto che i procedimenti di ricerca sono relativi all’oggetto di studio e che, nello stabilire le condizioni della sperimentazione, non si possono tralasciare le caratteristiche particolari dell’oggetto. L’esperienza ci suggerisce che, quando un principio nuovo deve essere enunciato, lo Spirito lo fa spontaneamente rispettando però certe condizioni:

- Le risposte che dà uno Spirito possono essere contraddittorie se raccolte in centri diversi. Se in due centri diversi, le opinioni e le idee divergono, le risposte possono essere deformate, poiché si trovano sotto l’influsso di diversi tipi di Spiriti. La risposta non è, dunque, contraddittoria, ma lo è il modo in cui la si esprime. In questo caso, ci troviamo di fronte ad un errore di filtrazione medianica, dovuta all’influenza degli Spiriti (non ultimo, quella dello spirito del medium stesso).

- Gli Spiriti possono anche adeguare le loro risposte alla capacità intellettuale dei loro interlocutori. In tal caso, l’eventuale contraddizione è soltanto apparente, poiché l’idea di base è sempre la stessa. La diversità delle comunicazioni, poi, può essere indotta da posizioni spirituali diverse (diversi livelli evolutivi).

È dunque necessario:

1. Non dimenticare che gli Spiriti Superiori, nelle loro rivelazioni, non affrontano le grandi questioni della Dottrina, se non gradatamente.
2. Osservare con riserva e sfiducia tutto ciò che si allontana dalla meta finale dello Spiritualismo.
3. Sottoporre la comunicazione al criterio della razionalità.

Comunque, il criterio di razionalità ci impone di sottoporre ogni comunicazione proveniente dagli Spiriti, senza eccezioni, all’esame della ragione. Il “Cenacolo 71” ha sempre ritenuto che qualsiasi teoria che contraddica apertamente il buon senso o la logica rigorosa, o i dati positivi precedentemente acquisiti, deve essere scartata, nonostante l’eventuale rispettabilità del nome di chi la sottoscrive.

Filosofia

La filosofia è sempre una ricerca delle cause prime. È la scienza dei principi primi e delle ragioni ultime. Essa rappresenta sempre una ricerca permanente dell’individuo allo scopo di riunire, con una comprensione totale, l’uomo e il cosmo in un sistema integrato. Ciò non significa che essa raggiunga la verità ultima di tutte le cose, seppure questa costituisca il suo orientamento, la sua inclinazione, la sua ragione di essere.

Come la Filosofia, lo Spiritualismo studia l’origine, la natura, il destino degli Spiriti deducendone le conseguenze morali sull’esistenza umana. Dalla prova dell’esistenza degli Spiriti e della possibilità di comunicazione che essi hanno, dallo studio delle comunicazioni, lo Spiritualismo tenta di approfondire la conoscenza del mondo invisibile. È una filosofia a base scientifica, poiché essa si costruisce partendo dall’osservazione di fatti determinati.

La filosofia spiritualistica si serve del metodo deduttivo, partendo da idee generali per giungere a quelle particolari del metodo dialettico, procedendo con la contrapposizione tra tesi e antitesi per arrivare alla sintesi; nonché del metodo intuitivo.

Nello Spiritualismo si valorizza l’importanza della intuizione quale metodo di ricerca. L’osservazione e la sperimentazione sono strade che si esauriscono se non viene loro dato un nuovo impulso. Il solo uso dei sensi non può farci progredire. È necessario che il ricercatore trovi una via di accesso all’interno delle cose, all’essenza del fenomeno, che lo colleghi al mistero interno dello stesso.

È necessario quindi che egli conosca se stesso e il suo spirito, perché è attraverso le essenze somiglianti che può avvenire la relazione. È necessario, come dice Pietro Ubaldi « amare il fenomeno, tramutarsi nel fenomeno osservato e viverlo… trasferire il proprio io, con la sua sensibilità, verso il centro del fenomeno e stabilire, più che una comunione, una vera trasfusione d’anima» (La Grande Sintesi, pag.24, Ed.Mediterranee).

Bergson affermava che l’intelletto non può capire l’essenza delle cose e che l’intuizione ci consente di penetrare nel loro interno. L’intuizione è un «istinto particolare, disinteressato, cosciente di sé, capace di riflettere sul suo oggetto, di estenderlo all’infinito»; è una sorta di simpatia spirituale.

La conoscenza intuitiva, dice Miguel Reale, agisce direttamente come un sondaggio nel reale per coincidere con quello che il reale ha di concetto, di unico e quindi di ineffabile (Filosofia del Diritto, vol.I, pag.74).
Il ruolo dell’intuizione nel campo delle scienze esatte è messo in rilievo come strumento del sapere tanto nel campo dei principi fondamentali quanto nella ricerca sperimentale.

Le grandi visioni generano ipotesi che saranno poi comprovate negli esperimenti fisici, oppure dimostrate matematicamente (Max PlancK, Dove va la scienza?, pag.89 e seguenti). Riferendosi al lavoro del fisico (relativo alla scoperta della legge dei quanti), Einstein diceva che « non esiste un cammino logico per la scoperta di tali leggi. Esiste soltanto la via dell’intuizione aiutata da un senso dell’ordine che giace dietro le apparenze e questo Einfuehlung si sviluppa con l’esperienza » (Pref. di Dove va la scienza?, pag.12). Affermava Poincaré: « È con la logica che si dimostra e con l’intuizione che si inventa » (cit. da M.Reale, op.cit., pag.122, nota).

Morale

Lo Spiritualismo, dal punto di vista filosofico, può essere definito una religione, perché è la dottrina che crea gli anelli di fraternità e di comunione di pensieri non su una semplice convenzione, ma su basi più solide: le leggi stesse della Natura.

Tuttavia, è il modo di vivere che dà il vero senso alla religione. Una fede non può essere il semplice risultato di posizioni filosofiche, ma la ricerca della realizzazione, la messa in atto pratica dei postulati che determinano il carattere religioso della Dottrina.

Lo Spiritualismo fornisce i mezzi che ci consentono di unire le due grandi nemiche nel campo della conoscenza umana: la scienza e la religione. Operando in campi distinti, l’una e l’altra non hanno cercato di vedere l’unitarietà della conoscenza. Lo Spiritualismo invece avvicina l’una all’altra, fornendo la conoscenza delle leggi che reggono l’universo spirituale e le sue relazioni con il mondo corporale.

La conoscenza del mondo invisibile cambia gli orizzonti psicologici e sociali dell’uomo, inquadrandolo come un elemento dell’universo, modificando così il campo delle sue conoscenze ed aprendogli nuove prospettive su come affrontare la vita.

Caratteri dello Spiritualismo

Lo Spiritualismo nasce come corrente filosofica sviluppatasi in Francia e in Italia con intenti polemici verso il positivismo, lo scientismo e il materialismo, ai quali oppose un ritorno alla metafisica di ispirazione cristiano-agostiniana.

Anche se l’insegnamento è originariamente degli Spiriti, essi sono ammessi soltanto come parte del corpo dottrinale e per dare un momento di serenità all’angoscia e alla sofferenza ma sempre attraverso il criterio del controllo della ragione.

Da ciò derivano due caratteri fondamentali dell’impostazione operativa dello Spiritualismo:

a) ha origine divina;
b) avviene per iniziativa degli Spiriti;
c) è sottoposto all’elaborazione umana.

Per quanto riguarda la rivelazione spirituale, occorre sottolineare che l’insegnamento:

a) è collettivo;
b) è universale;
c) è graduale e progressivo;
d) si basa sulla morale di Cristo con in più la “conoscenza dei principi che reggono le relazioni fra i viventi in ogni dimensione collocati”;
e) si sviluppa tramite un dialogo di approfondimento in rapporto alle necessità del singolo;
f) non è dogmatico né ritualistico.

Infine, la rivelazione spiritualistica rappresenta un passo avanti nello stesso processo delle rivelazioni. Sinteticamente possiamo dire che le grandi rivelazioni diffuse prevalentemente in Occidente sono state le seguenti:

a) la rivelazione di Mosè;
b) la rivelazione cristiana;
c) la rivelazione spiritualistica.

Obiettivi

La finalità primaria dello Spiritualismo è il rinnovo morale dell’individuo, che permetterà di raggiungere il rinnovamento sociale.

Il rinnovamento morale implica un rinnovamento mentale. In qualsiasi studio dottrinale non si può dimenticare l’obiettivo primario della Dottrina se non ci si vuole perdere in fantasie, sistematizzazioni affrettate pseudo-scientifiche o altri fanatismi. Ogni rinnovamento morale e sociale ha per obiettivo la ricerca di Dio.

Il progresso generale risulta da tutti i progressi individuali; ma il progresso individuale non consiste soltanto nello sviluppo dell’intelligenza e nell’acquisizione di qualche conoscenza: questa è soltanto una parte del progresso che non conduce necessariamente al bene, poiché si vedono uomini che fanno un pessimo uso del loro sapere; consiste soprattutto nel miglioramento morale. È questo il solo vero progresso, il solo che possa assicurare il miglioramento dell’umanità, perché nega totalmente il male. Il più intelligente degli uomini può fare molto male, ma colui che è avanzato moralmente farà soltanto il bene. Vi è dunque interesse per tutti nel progresso morale dell’umanità.

Vita futura

Ma a che cosa servono il miglioramento e la felicità delle generazioni future a colui che crede che tutto finisca con la vita terrena? Quale interesse ha nel perfezionarsi, nel costringersi, nel dominare le sue cattive passioni, a privarsi per gli altri? Nessuno! La logica stessa afferma che il suo interesse è di godere presto e con ogni mezzo, poiché domani non sarà forse più niente.

Questo atteggiamento positivistico nei confronti della vita è la paralisi del progresso umano, perché restringe le idee e le concentra necessariamente sulla vita materiale. In questa condizione di pensiero, non essendo l’uomo niente prima e niente dopo, ogni rapporto sociale e di amorosi sensi cessa con il cessare della vita, la solidarietà diventa una parola vana, la fratellanza una teoria senza radici, l’abnegazione in favore altrui un inganno, l’egoismo, con la sua massima ognuno per sé, un diritto naturale; la vendetta diventa un atto di ragione, la felicità appartiene ai più forti ed ai più abili; il suicidio è la fine logica di colui che, a corto di risorse e di espedienti, non spera più in niente e non può trarsi d’impaccio.

Altri sono i sentimenti di colui che ha fede nell’avvenire, che sa che nulla di quanto acquisisce, in scienza e moralità, è perso per lui, che il lavoro di oggi darà domani i suoi frutti, che sa che farà parte egli stesso di quelle generazioni future più avanzate e più felici. Sa che, lavorando per gli altri, lavora anche per se stesso. La sua vita non si ferma sulla terra: abbraccia l’infinità dei mondi che saranno un giorno la sua dimora, intravede il luogo glorioso che dividerà un giorno insieme a tutti gli esseri creati.
Con la fede nella vita futura, il raggio delle idee si allarga; l’avvenire appartiene alla persona, il progresso personale ha uno scopo, un’utilità effettiva. Dalla continuità dei rapporti tra gli uomini nasce la solidarietà; la fratellanza è basata sulle leggi della natura e sull’interesse comune.

La fede nella vita futura è dunque l’elemento del progresso, perché stimola lo Spirito; può, da sola, dare il coraggio nelle prove, perché ne fornisce la ragione e la perseveranza contro la lotta al male, perché fa vedere uno scopo.

Perché la dottrina della “Vita futura” porti i frutti che se ne devono attendere, bisogna innanzitutto che soddisfi totalmente la ragione, che risponda all’idea che si ha della saggezza, della giustizia e della bontà di Dio. Bisogna che la “Vita futura” non lasci nello Spirito né dubbi né incertezze; che sia altrettanto positiva della vita presente, di cui è la continuazione, allo stesso modo in cui l’indomani è la continuazione della vigilia. È necessario volerla, capirla, toccarla con mano.

Fornendoci la prova materiale dell’esistenza e dell’immortalità dell’anima, iniziandoci ai misteri della nascita, della morte, della vita futura, della vita universale, facendoci toccare con mano le conseguenze inevitabili del bene e del male, lo Spiritualismo, meglio di qualunque altra Dottrina, fa risaltare la necessità del miglioramento individuale. Grazie ad esso, l’uomo sa da dove viene, dove va, perché si trova su questa terra; il bene ha uno scopo, un’utilità pratica; non forma l’uomo soltanto in vista dell’avvenire, ma anche per il presente, per la società; grazie al loro miglioramento morale, gli esseri umani prepareranno in terra il regno della pace e della fratellanza.

Tutto ciò che tende ad elevare l’uomo, a liberare il suo Spirito dalle pressioni della materia, in forma filosofica come in forma religiosa, rappresenta un elemento di progresso che lo avvicina al bene. Tutte le religioni conducono a questo scopo con mezzi più o meno efficaci e razionali, secondo il grado di avanzamento degli uomini per i quali sono state create.

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