Corso di Religione

Religione - pag. 3
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ISLAM 
I Pilastri dell'Islam .
I Precetti religiosi
.
         


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L'osservanza religiosa

I 5 Pilastri dell'Islam
I precetti principali dell'Islam sono 5 . Il Corano ha fissato con chiarezza gli obblighi fondamentali per un credente musulmano. Essi sono comunemente chiamati i cinque pilastri dell'Islam e sono:

1 - La testimonianza:  " non c'è altro Dio fuorché Dio* e Muhammad è il suo Profeta "( asc-Sciahada );
2 - le cinque preghiere quotidiane ( as-Salah );
3 - il pagamento dell'imposta coranica ( az-zakah );
4 - il pellegrinaggio alla Sacra Casa cioè a La Mecca ( al-Hagg );
5 - il digiuno del mese di Ramadan ( as-Saumu ).


" .. 1 - La testimonianza:  " non c'è altro Dio fuorché Dio* e Muhammad è il suo Profeta "( asc-Sciahada );

La testimonianza è una professione di fede nell'unicità del Creatore e un riconoscimento della Verità del Profeta. La prima parte: " non c'è altro Dio fuorché Dio " rappresenta il movimento dell'uomo verso il Divino il suo distinguere il reale (Dio) da tutto ciò che non è reale, ossia che è fuori da questa relazione. Nella seconda parte: " Muhammad è il suo Profeta " Dio si muove in direzione dell'uomo e attraverso il Profeta Muhammad comunica agli uomini il suo messaggio.


Per diventare musulmani è sufficiente pronunciare la professione di fede ( asc-Sciahada ) davanti a dei " probi testimoni musulmani " [ad esempio un l'impiegato comunale ] o ad un dottore delle legge islamica. Nello spirito del Corano quest'atto personale e volontario ha valore di contratto e nessuno ne può rimettere in causa la sincerità se non una solenne dichiarazione di abiura.

2 - le cinque preghiere quotidiane ( as-Salah );

Le cinque preghiere quotidiane. All'alba, a mezzo giorno, nel pomeriggio, al crepuscolo e di notte tutti i musulmani in buona salute, devono prima lavarsi e poi rivolgersi in direzione di La Mecca per rendere lode a Dio. .

Le abluzioni sono il simbolo del ritorno dell'uomo alla primitiva purezza. Se il credente è a casa sua, sceglie un angolo pulito e prega generalmente su un tappeto o su una stuoia. Si prega sul  tappeto  di preghiera (o semplicemente preghiera), piccolo tappeto per la preghiera individuale  per evitare il contatto con la terra considerata impura


In Moschea la liturgia non cambia, ma le direttive vengono date ad alta voce dall'Imam il religioso o il laico che conduce la preghiera. Il musulmano può pregare anche in ufficio o per strada o dovunque si trovi. Ognuna delle cinque preghiere è codificata da una liturgia che comprende sia il piano individuale che quello collettivo.

La preghiera è anche il momento privilegiato del rapporto intimo con Dio, la confessione diretta. L'incontro con Dio può essere moltiplicato nelle preghiere solitarie, silenziose anche in strada di giorno e di notte.


Dio è il più grande (4volte).
Testimonio fermamente che non esiste dio se non Allah (2 volte)
Testimonio che Maometto è l'inviato di Allah (2 volte)
Venite alla preghiera (2 volte)
venite alla salvezza (2 volte)
Allah è il più grande (2 volte)
non esiste dio se non Allah.

La preghiera, considerata come un rito liturgico, differisce dalla preghiera spontanea che può essere fatta liberamente in ogni momento della giornata.

Il Corano (II, 238-239) così recita:

«Eseguite accuratamente le preghiere, e la preghiera di mezzogiorno: devotamente ritti in piedi volgetevi a Dio. Se temete qualche pericolo pregate a piedi o a cavallo, quando poi siete al sicuro menzionate il nome di Dio, come Egli vi ha insegnato, mentre prima non sapevate».


Da queste parole, se è evidente l'obbligatorietà della preghiera, è altresì evidente, come in moltissime altre parti del Corano, quello che giuristi e teologi islamici indicano come la volontà da parte di Dio di non sottoporre gli uomini a pesi troppo gravosi o a sacrifici inutili.


IL MUEZZIN INVITA ALLA PREGHIERA RITUALE TUTTA LA CITTA':

La preghiera obbligatoria è messa in moto dall'idhan, ossia dal richiamo fatto dal muezzin, colui che invita alla preghiera dall'alto del minareto. L'appello segue regole ben precise: dapprima il muezzin rivolge il viso verso la Mecca e, se può, orienta anche il corpo verso quella località; poi alza i pollici delle mani fino ai lobi inferiori delle orecchie; si tura le orecchie per avere una maggiore risonanza vocale; infine grida la formula di chiamata solenne per il mattino.

Qualche tempo dopo la prima chiamata alla preghiera, il muezzin procede a una seconda chiamata. A questo punto il fedele che aveva fatto le abluzioni si appresta a effettuare il rito della preghiera vera e propria.

L'abluzione, che deve precedere l'ingresso alla moschea o la preghiera nel caso si faccia al di fuori di essa, rientra nel concetto di una necessana purificazione prima di prendere contatto con Dio: l'abluzione si fa con acqua, se c'è, o anche toccando terra pulita o sabbia, secondo un rituale minuziosamente prestabilito.

La preghiera vera e propria si suddivide in diverse fasi, chiamate rak'ah: prima di tutto si pronuncia l'intenzione di voler fare una particolare preghiera, ad esempio quella del mezzogiorno. Si devono quindi pronunciare, con le mani alzate fino alle spalle, le parole Allah Akbar («Iddio è il più grande»).

A questo punto comincia veramente la preghiera, con il primo "blocco" di azioni e parole che costituiscono la rak'ah: 

1. restando nella stessa posizione bisogna recitare la prima Sura del Corano, detta "aprente", al termine della quale si pronuncia la parola amin, equivalente del nostro "amen" e si aggiungono due o più versetti
2. si piega il corpo in avanti in modo tale che le mani arrivino all'altezza delle ginocchia, facendo quindi una specie di inchino;
3. si ritoma nella posizione di partenza;
4. comincia, a questo punto, la prosternazione, durante la quale prima le ginocchia, poi le mani e infine la fronte, devono toccare il suolo;
5. si torna in ginocchio, con le mani sulle cosce;
6. ci si avvia a una nuova prosternazione e con questa termina la prima rak'ah.


Per ogni posizione vi sono varie preghiere da recitare. Nel momento solenne della posizione della grande prostrazione si dice: «Lode sia al Signore mio, il grande, e a lui (sia) la glorificazione».

Al termine dell'ultimo blocco, in ginocchio, il fedele, restando inginocchiato, deve ripetere la professione di fede islamica; segue la benedizione per il profeta, invocando su di lui la preghiera di Dio e la pace eterna; conclude il tutto la benedizione di ciascuno su tutti i presenti, volgendo il capo a destra e a sinistra e pronunciando le parole: «La pace su di voi e la misericordia di Dio».

La preghiera più importante della giornata è la seconda, che cade circa a mezzogiorno, e quella del venerdì. Il significato del termine arabo che designa il venerdi è "giorno dell'adunanza" di tutti i musulmani presso la moschea, in forma solenne, proprio per la preghiera del mezzogiorno. Fatti quattro rak'at si recita l'elogio del profeta e, quindi, questa preghiera:

O Dio nostro! Scrivi per ciascuno di noi il decreto di esenzione dall'inferno quello della protezione dal castigo, quello della salvezza dal giudizio, quello del passaggio sul ponte, quello della nostra partecipazione al cielo, quello dell'immunità dall'inferno. O Dio nostro! Concedi un buon termine a tutte le nostre imprese. Salvaci dall'inganno di questo mondo e dal castigo di ciò che verrà dopo. Stabilisci che noi possiamo fare una morte da veri musulmani e che veniamo annoverati fra i giusti!

Durante la riunione solenne del venerdì si leggono anche brani scelti del Corano. Per questo motivo il venerdì è diventato il giorno festivo dei musulmani, anche se, di norma, non comporta alcun obbligo di sospensione dalle attività lavorative o da altre azioni particolari, come invece accade per il sabato ebraico. Per svolgere correttamente la preghiera rituale, non è necessario recarsi alla moschea.

Qualunque luogo può essere idoneo, purché non vi sia un contatto diretto con il terreno, fonte di impurità: un semplice tappeto, opportunamente orientato verso la Mecca, è uno spazio rituale puro dove si può debitamente pregare, purché nel luogo in cui si prega non vi siano immagini d'esseri umani o animali. Vi sono poi "liturgie" particolari come quelle dei funerali, della circoncisione, ecc...


3 - il pagamento dell'imposta coranica ( az-zakah );

Il pagamento dell'imposta coranica non è soltanto un elemosina, ma è un atto di solidarietà concreta e costante con il resto della comunità e una purificazione dei beni legalmente acquisiti.

All'inizio atto volontario e libero, l'elemosina ha avuto con il tempo e con l'espansione della nazione musulmana un evoluzione verso forme fiscali che si avvicinano alla pratica moderna delle imposte. Dai musulmani viene inoltre molto praticata anche l'elemosina libera per aiutare i più bisognosi.

(Ringraziare Dio del benessere ricevuto donando alla fine di ogni anno ai poveri il 2,5% delle entrate ,in esubero ai bisogni.Il valore morale dell'elemosina è grande: imparare a proteggere i poveri sia nei loro bisogni materiali, sia nello stato psicologico di prostrazione e frustrazione in cui si trovano; ridurre il numero dei disoccupati e dei mendicanti (su questa spiegazione di principio s'innestano i tentativi delle riforme sociologiche dei paesi musulmani in via di sviluppo); assicurare i fondi per la diffusione dell'islam; far sì che i poveri non odino i ricchi; purificare i ricchi dal tarlo dell'avarizia)


4 - il pellegrinaggio alla Sacra Casa de La Mecca ( al-Hagg )

Altro pilastro dell'islam (non obbligatorio perché compiuto solo da chi può permetterselo, soprattutto dal punto di vista economico) è il pellegrinaggio alla Mecca. Recarsi in pellegrinaggio alla città santa della Mecca almeno una volta nella vita è l'aspirazione più intensa di ogni pio musulmano, oltre che una prescrizione coranica ben chiara: «Annuncia alle genti il pellegrinaggio. Vengano a te a piedi, e su cammelli di ogni specie, da ogni valico, acciocché siano testimoni dei vantaggi che ne avranno, e in giorni determinati menzionino il nome di Dio sull'animale del gregge di che Iddio li ha provveduti. Mangiatene quindi, e datene al misero e al bisognoso. Mettano poi fine ai loro interdetti, sciolgano il voto, e compiano i giri rituali attorno alla Casa Antica!» (XXII, 27-29).

Ogni musulmano in possesso dei mezzi fisici e materiali deve recarsi almeno una volta nella vita a La Mecca. L'origine di quest'obbligo affonda nelle tradizioni dell'Arabia pre-islamica.




Quando entra nel perimetro sacro, vietato ai non musulmani, il pellegrino si purifica, abbandona i suoi vestiti e indossa un pezzo pezzo di stoffa non cucito e semplice sandali. Va incontro a Dio pronunciando una sola parola: LABBAYKA, eccomi a te.

Gira sette volte attorno al cubo sacro (tawaf) e bacia una volta la pietra nera che sta alla base del cubo. Dopo la grande preghiera condotta dal gran Cadì (giudice) di La Mecca, il pellegrino si dirige verso la valle di Mina e là venera la memoria di Abramo. Poi si reca sul monte Arafat dove in piedi da mezzogiorno al crepuscolo recita i versetti del Corano che celebrano la gloria del Signore.

L'atto finale è il sacrificio rituale di un bovino, più spesso un caprino in ricordo del sacrificio di Ismail, l'antenato degli Arabi, per mano di Abramo. Il valore sociale che assume il pellegrino di ritorno da La Mecca è grande: ormai è considerato un saggio e la gente tiene conto dei suoi consigli. I poveri sono dispensati da queste prova. Il pellegrinaggio a La Mecca permette infine l'incontro della Comunità musulmana mondiale e è il simbolo di un viaggio interiore all'interno di se stessi.


ROTAZIONI INTORNO ALLA KAABA A LAMECCA.

Anche il pellegrinaggio è regolato da tutto un rituale minuzioso, i cui principali atti sono: il tawaf, cioè girare sette volte intorno alla Kaaba, toccare e baciare la pietra nera (un blocco di porfido scuro, rosso-violaceo, già venerato dalle tribù arabe prima della predicazione di Muhammad.

Il culto venne reinterpretato in chiave islamica facendone risalire l'origine alla presenza in terra araba di Abramo e di Ismaele, figlio del profeta e della schiava Agar, che proprio sulla pietra avrebbe edificato una casa), compiere il say, una corsa fra le due colline di Safa e Marwa situate al limitare della città, lapidare simbolicamente il diavolo presso Mina, fuori dalla Mecca e offrire poi un sacrificio animale (capra o pecora).


Il momento culminante del rituale è la giornata che si trascorre sul monte Arafat: tutti i pellegrini pregano da mezzogiorno al tramonto, per i vivi e per i morti. Molti cercano, infine, di aggiungere a tutto ciò la visita alla moschea del profeta, a Medina.

Queste cerimonie non avvengono certo in ordine casuale, o a discrezione del singolo, ma l'intero cerimoniale è fissato ogni anno tra il nono e il tredicesimo giorno del mese di Dhu alhiggia. Ciò distingue il grande pellegrinaggio dalla semplice "visita" ai luoghi santi, che può essere effettuata in ogni momento dell'anno.

Al di là del rituale, il pellegrinaggio assume, agli occhi del pio musulmano, l'aspetto di un vero rinnovamento spirituale che si ottiene con il fervore delle preghiere. Il pellegrinaggio ha anche il valore di rinsaldare i vincoli all'interno della comunità musulmana per mezzo dell'incontro tra tutti i fratelli.

Nel clima espansionistico del nuovo islam, inoltre, l'afflusso dei pellegrini è venuto assumendo, negli ultimi anni, proporzioni sempre più vaste, che creano alle autorità dell'Arabia Saudita gravi problemi di natura logistica.

Alla Mecca tutti i musulmani si sentono veramente fratelli e la bianca tunica del pellegrino eguaglia tutti davanti a Dio; come il pellegrinaggio ha strappato l'uomo alla sua casa e alla famiglia per andare alla casa di Dio, così la morte lo strapperà alla sua casa e ai suoi familiari per andare in paradiso.


5 - il digiuno del mese di Ramadan ( as-Saumu ).

Pilastro della religione islamica è il digiuno.
Il Corano impone l'obbligo severo del digiuno. Per un mese intero, quello del Ramadan, mese del calendario lunare in cui fu rivelato il libro sacro. I bambini e coloro che sono ammalati o in viaggio possono essere dispensati da questa penitenza, purché (nel caso dei malati e dei viaggiatori) effettuino il digiuno una volta che ne abbiano la possibilità, per altrettanti giorni. E' un'osservanza dura.

La si concepisce come atto di padronanza di sé e come gesto di obbedienza a Dio. Il digiuno musulmano è molto rigoroso, perché durante la giornata, dall'alba fino alle prime ombre della notte, non è lecito mangiare nemmeno una briciola di cibo, né bere un bicchiere d'acqua, non si deve fumare e neppure aspirare un profumo, né tanto meno avere rapporti sessuali: tutti i sensi devono essere completamente mortificati..Solo dopo il tramonto si mangia un menu' frugale. Durante la notte, invece, tutto ridiventa lecito, sempre nei termini prescritti dal Corano.

Il digiuno, cadendo in un mese lunare, cambia inizio ogni anno e solo dopo trentatré anni ricade nella stessa data. Può cadere d'inverno, come in piena estate: in questo secondo caso, quando il giorno dura più a lungo e la temperatura è più alta, è particolarmente gravoso, specialmente per coloro che hanno obblighi di lavoro.

Dovrebbe essere osservato da tutti con scrupoloso impegno, perché il Corano afferma che riempie l'anima dell'osservante di fedeltà al dovere e di timore riverenziale, inoltre abitua l'uomo alla costanza nel sopportare l'avversità e fa conoscere ai ricchi le sofferenze della fame e della sete, rendendoli compassionevoli verso i poveri.

E' un mese di purificazione integrale,di incontro comunitario gioioso :si trattiene cio' che è  buono e si espelle cio' che è falso ed è male,si entra in solidarietà con gli altri e si impara ad amarli.

Fra tutti gli obblighi il digiuno è il più osservato, in alcuni paesi caldi, la mancanza di cibo e di acqua può rendere la prova faticosa, ma questa non assume mai il carattere di espiazione dolorosa, ma di un'offerta a Dio in cui l'anima domina il corpo.

E' evidente come l'interruzione volontaria del ritmo vitale rappresenti la libertà dell'uomo dal proprio "io" e dai desideri che ne derivano. E'anche il ricordo che in noi abita " colui che ha fame" come un alter ego fragile, imperfetto da strappare alla miseria e alla morte.


La purità rituale nell'Islam

Lo stato di purità è rituale, cioè richiesto per il compimento di vari riti islamici, come la preghiera o il pellegrinaggio e, in generale, di una qualsiasi azione di culto, nonché dopo atti che contaminano: la nascita di un figlio, il rapporto sessuale, le mestruazioni.

La purità rituale si ottiene con l'abluzione minore (del viso, della testa, delle avambraccia fino al gomito, dei piedi) o maggiore (di tutto il corpo) fatta con acqua o, non disponendo di essa, con sabbia.

L'acquisizione della purità rituale non si riduce a qualcosa di semplicemente ritualistico, magico; l'abluzione, come del resto il compimento degli altri doveri religiosi, deve essere preceduta dalla «intenzione» o idea e desiderio di eseguirla secondo quanto stabilito, in maniera accetta ad Allah.

Le abluzioni rituali prima della preghiera ( As-Salat)

Tahàrah Prima dell'abluzione . Gli uomini devono essere coperti almeno nella parte compresa fra l'ombelico e le ginocchia (estremi compresi), mentre le donne vestite sempre a modo hijab (vedi sezione "donne musulmane") e con una copertura comunque pulita esente da contatti con cose impure.

Sangue: Non vi devono essere ferite sanguinanti o anche solamente sangue sul corpo o sui vestiti.

Pus: E' consentita la presenza di pus, non facilmente eliminabile, anche se Ibn Taimiyyah impose l'obbligo di eliminare definitivamente ogni traccia di pus.

Urina: Eliminare ogni traccia di urina dai vestiti o dal corpo, pulendo semplicemente con acqua la parte (al-Bukhari).

Al-Wadi - fluido bianco post-orinata: Da eliminare lavando con acqua, ma non richiede ghusl, solo udhù (al-Mundhir Ibn Abbas).

Al-Madhi - fluido prostatico: Liquido trasparente-biancastro appiccicoso che fluisce dagli organi sessuali sia maschili che femminili (in maggiore quantitià in quest'ultimi) nel caso di eccitazione sessuale (anche senza e molto prima dell'orgasmo): da eliminare lavando i genitali ed i vestiti intimi con acqua, ma non serve ghusl (Al-Bukhari).

Al-Mani - Sperma: Se secco sui vestiti graffiare via fino a farlo scomparire, se fresco sulla pelle o sui vestiti lavare via con acqua, straccio o stoffa (Daraqutni, Abu' Awanah, el-Bazzar, Ibn 'Abbas)

Muco e sputo: Lavare via con acqua, straccio o stoffa (Ibn 'Abbas).

Parti sessuali "private": Devono essere pulite comprese la zona anale con acqua, se sporche.

Ci sono 3 tipi diversi di abluzione che si compiono prima di pregare a seconda della condizioni in cui ci si trova: se abbiamo a disposizione dell'acqua corrente o comunque pulita, dobbiamo compiere l'abluzione parziale o semplice (udhù) se ci troviamo in almeno una sola delle seguenti condizioni:

HADAT
- stato di impurità minore
EL-UDHU'
- abluzione parziale o semplice
-dopo aver vomitato violentemente
-dopo esser venuti a contatto con fluidi o cose impure (escrementi di uomini o di animali, maiali, cani, bevande inebrianti, sangue e animali morti non macellati ritualmente)
-dopo aver orinato o defecato
-dopo aver toccato i propri genitali (oppure quelli del proprio compagno/a nei rapporti halal) con cupiscenza (con desiderio sessuale)
-dopo aver perso conoscenza
-dopo esser stati eccitati sessualmente senza scarico di liquido seminale (sperma) al massimo solo liquido prostatico
-dopo aver esalato aria anale (scoreggia)

Esecuzione dell'abluzione parziale o semplice (udhù)

Si menziona il nome di Allah, il compassionevole e misericordioso: Bismi Allah Ar-rahamani Ar-rahimi Fa seguito la cosidetta intenzione "niyya" che è possibile anche dire in arabo, ma che comunque è importante pensarla: "Assolvo l'obbligo che mi incombe di purificarmi pre eseguire la preghiera de....".

L'intenzione niyya può essere detta anche subito prima di pregare, ma comunque è obbligatoria. Lavarsi le mani fino ai polsi (3 volte). Portare l'acqua alla bocca con la mano DX e fare dei gargarismi (3 v.) Portare l'acqua al naso con la mano DX, aspirare e rigettare, serrando leggermente le narici con il pollice e l'indice della mano SN (3 v.) Lavarsi il viso dall'orecchio DX, al mento, all'orecchio SN, alla fronte fino a ritornare all'orecchio DX, (in senso orario) (3 v.) Lavarsi l'avambraccio DX dal polso al gomito con la mano SN, "scendere" dal polso al gomito secondo il lato esterno dell'avambraccio e "risalire" dal gomito al polso internamente.

Fare lo stesso con l'altro braccio. (3 v. + 3 v.) Bagnare le mani e passarle, a dite serrate, sulla testa, dalla fronte alla nuca. (1 volta) Bagnare le mani e passare il pollice (dal basso in alto) sull'esterno del padiglione auricolare e con l'indice all'interno di esso. (Simultaneamente entrambe le orecchie). (1 v.) Lavarsi i piedi fino alle caviglie cominciando dal piede DX (1 v.)

Alla fine si pronuncia la SHAHA'DA Ashahadu an-la Ilaha, illà Allah (Attesto che non vi è altro Dio (divinità) all'infuori di Allah) Ashahadu anna Muhammad rasulu Allah (Attesto che Muhammed è profeta di Dio)

JANABA
- stato di impurità maggiore (di "allontanamento - estraneità")
EL-GHUSL
-abluzione completa
-dopo aver avuto un rapporto sessuale completo (anche solo penetrazione del pene nella vagina)
-dopo aver avuto l'orgasmo (sia per uomo che per donna, indipendetemente dal rapporto sessuale)
-in caso di polluzione (emissione spontanea e involontaria di sperma durante il sonno)
-per la donna, durante ed alla fine del periodo del ciclo mestruale e per 40 giorni dopo il parto

Esecuzione dell'abluzione completa "El-Ghusl"


Consiste in uno bagno completo (o doccia) dalla testa ai bene per almeno 3 volte con acqua (almeno) nominando spesso Dio (bismi Allah).

Prima di tutto si esegue mentalmente o anche pronunciata, l'intenzione di purificarsi Ci si lava le mani Poi ci si lava le parti intime bene con la sola mano sinistra Si rilava la sola mano sinistra Si esegue el-udhù arrestandosi senza lavare i piedi (solo fino alla puliazia delle orecchie) Si copre l'intero corpo di acqua dalla testa fino alle caviglie (trascurando per ora i piedi (Sunna)), prima il lato destro poi quello sinistro Poi ci si lava i piedi, pima il destro, poi il sinistro. Si pronuncia Shahada.

Le prescrizioni alimentari

Fanno parte della dottrina ìslamica, e sono grandemente osservate, alcune prescrizioni alimentari. A tale proposito, il Corano recita:

«Vi sono dunque proibiti gli animali morti (ovvero il cibarsi di animali già morti, per malattia o morte naturale, ndr), il sangue, la carne di porco, gli animali che sono stati macellati senza l'invocazione del nome di Dio e quelli soffocati o uccisi a bastonate ... » (V, 3).


Sono anche proibite le bevande alcoliche:

«0 voi che credete! In verità il vino, il maysir (una sorta di gioco d'azzardo, ndr), le pietre idolatriche, le frecce divinatorie sono sozzure, opere di Satana; evitatele, e che per avventura possiate prosperare. Perché Satana vuole, col vino e col maysir, gettare inimicizia e odio tra di voi e stornarvi dalla menzione del santo nome di Dio e dalla preghiera» (V, 90-91)


L' esecuzione della preghiera rituale (Salat) :

La preghiera si fa sempre rivolta verso La Mecca, (per l'Italia: SUD-EST), su di un qualsiasi supporto di isolamento dal terreno o pavimento, generalmente un tappeto 90X60 cm , ma può andare bene qualsiasi strato pulito di isolamento.

Si deve recitare, praticamente, due sure del Glorioso Corano, una è obbligatoriamente El-Fatiha, la prima sura "L'Aprente", l'altra è a scelta fra le 114 del Libro.

Negli appunti seguenti, vi è descritto accuratamente come si fa la preghiera, per la seconda sura recitata è stata scelta la più facile per un italiano: El-Ikhlas 112.

Alla fine di ogni 2 raka'at, bisogna recitare la parte finale della preghiera (l'attestazione di fede), ringraziando il Profeta e pronunciando la Shahada. Durante il SUJUD, la prostrazione, gli avambracci vanno tenuti sollevati da terra, con i gomiti sollevati, non appoggiati a terra. (Vol.1,10 Num.510).


SALAT AN-NISA

Le donne, durante la recitazione, tengono le mani all'altezza del petto (mentre gli uomini all'altezza della cintura);
Gli avambracci ed i gomiti, durante il sujud vanno ad aderire al busto, nascondendo così la visione di profilo del seno;
Nel caso della preghiera congregazionale mista le donne si mettono dietro agli uomini oppure in ambienti separati;
Nel caso di preghiera con imam (maschile) (ad esempio: preghiera di marito e moglie insieme), la donna si pone leggermente scostata all'indietro, seguendo l'imam.


Il contenuto della preghiera rituale (As-salat)

In piedi, mani all'altezza delle orecchie (palmi rivolti verso avanti)
-Allahu Akbar- Allah è il più grande!


Mani all'altezza della cintura (o all'altezza del petto per le donne); la destra sopra la sinistra e si recita:
-Subhanaka-Allahuma wa bi-hamdika-
Sia gloria a Te, Oh, Allah, esaltata la Tua Lode!
 
 

-Wa tabaraka ismuka wa ta'ala jadduka-
E sia benedetto il Tuo Nome ed esaltata la tua maestà!
 

-Wa la ilaha ghairuka-
Non vi è altro Dio, all'infuori di Te!

-E'udu bi-llahi min-ash-shaitani rajim-
Cerco rifugio in Allah, per ripudiare Satana!



Di seguito, si inizia la recitazione della prima sura al-Fatiha:
-Bismi Allah Ar-rahamani Ar-rahim
Al-hamdu lillah Rabil-'alamin
Ar-Rahman Ar-Rahim
Maliki yowmi ad-Din
Iyyaka na'abudu
wa iyyaka nasta'in
Ihdina as-Sirata mustaqim
Sirata alladhina an'amta 'alahim
wa ghair al-maghdubi 'alahim
wa-la ad-Dalin-

Nel nome di Dio, il piu' Clemente, il piu' Misericordioso
La Lode (appartiene) ad Allah, Signore dei Mondi
Il piu' Clemente, il piu' Misericordioso, Re del Giorno del Giudizio
Te noi adoriamo e a Te chiediamo aiuto

Guidaci sulla retta via
la via di coloro che hai colmato di grazia
e non di coloro che (sono incorsi) nelle (tua) ira
nè degli sviati


-Amin-
Amen



Di seguito........

, si inizia la recitazione di una sura a scelta, in questo caso: sura 112 al-Ikhlas:
-Qul hu-wa-allah ahad
Allahu as-Samad
lam yalid, wa lam yuled
wa lam yakun-lahu
kufu wan ahad-

Dì: Egli, Allah è Unico
Allah è l'Assoluto, non è generato, non è stato generato e nessuno è uguale a Lui

-Sadaka Allahu Aladim- ....

Portare le mani sulle ginocchia e pronunciare:
-Allahu Akbar- Allah è il più grande!

-Subhana Rabby al-'azim-Sia glorificato il Signore, l'Eccelso!


-Subhana Rabby al-'azim-Sia glorificato il Signore, l'Eccelso!


-Subhana Rabby al-'azim-Sia glorificato il Signore, l'Eccelso!


Si ritorna in posizione eretta, mani lungo i fianchi e si recita:
-Sami' Allahu liman hamida-
Allah ascolta coloro che lo lodano
-Rabbana lakal-hamid -
Oh, Nostro Signore, Tua è la lode!

-Allahu Akbar-
Allah è il più grande!

Sujud ..........

- Prosternazione (mani e faccia a terra) recitando:
-Subhana Rabby al-'alaa-
Sia glorificato il Signore, l'Altissimo!


-Subhana Rabby al-'alaa-
Sia glorificato il Signore, l'Altissimo!


-Subhana Rabby al-'alaa-
Sia glorificato il Signore, l'Altissimo!


Ci si alza rimanendo in ginocchio, sui talloni, mani sulle gambe, recitando:
-Allahu Akbar-
Allah è il più grande!


Sujud
- Prosternazione (mani e faccia a terra) recitando:
-Subhana Rabby al-'alaa-
Sia glorificato il Signore, l'Altissimo!


-Subhana Rabby al-'alaa-
Sia glorificato il Signore, l'Altissimo!


-Subhana Rabby al-'alaa-
Sia glorificato il Signore, l'Altissimo!


Ci si prosterna nuovamente e si ritorna in piedi, recitando:
-Allahu Akbar-
Allah è il più grande!

Si conclude cosi' una raka'at,ogni preghiera e' fatta da due o piu raka'at
Quando il numero di raka'at per la preghiera in corso è stato completato, invece di rialzarsi, si rimane seduti in ginocchio sulle caviglie e si recita:
-Attahiyatu lillah wa as-Salawatu wa at-taiyibatu
-
Ogni nostra adorazione, ogni nostra preghiera, ogni nostra buona azione è per Allah!
-As-Salamu 'alaika ayyuha an-Nabiyyu-
Pace su di te, oh Profeta!
-wa rahmatu Allahi wa barakatuhu-
E la misericordia e le benedizioni di Allah!
-As-Salamu 'alaina wa 'ala 'ibadi-llahi as-Salihin-
La pace su di noi e sui devoti servitori di Allah!

Si alza l'indice della mano destra, sempre appoggiata sulla gamba destra, e lo si fa roteare in cerchi concentrici, recitando:
-Ashahadu an-la Ilaha, illà Allah-
Attesto che non vi è altro Dio (divinità) all'infuori di Allah
-Ashahadu anna Muhammad rasulu Allah-
Attesto che Muhammed è profeta di Dio

Rimandendo seduti in ginocchio sulle caviglie, si volge lo sguardo alla propria destra e si recita:
-As-Salamu 'alaikum wa Rahamatu Allahu-
La pace, la misericordia e la benedizioni di Dio siano con voi

Di seguito a sinistra stessa cosa:
-As-Salamu 'alaikum wa Rahamatu Allahu-
La pace, la misericordia e la benedizioni di Dio siano con voi
La preghiera è conclusa e, di seguito, si possono fare du'a (esortazioni/suppliche) di richiesta


Quando si fa la preghiera ?

La preghiera si fa in certi ben determinati momenti della giornata: per 5 volte al giorno, nel limite del possibile, ci sono dei spazi di tempo fissati per compiere una o più preghiere.

Il primo periodo di preghiera (El-fajir) comincia prima dell'alba e finisce esattamente quando il lembo superiore del sole comincia a lambire l'orizzonte visibile.

Il secondo (duhur) comincia appena dopo che il sole è allo zenith e finisce all'inizio del terzo periodo ('asr) che comunque si completa prima del tramonto.

Il quarto periodo (el-maghrib) comincia al tramonto e finisce quando comincia l'ultimo periodo ('Isha), che, a seconda della varie scuole islamiche finisce, a sua volta, o a mezzanotte o all'inizio della prossima fajir.

Saltare una preghiera


Tutte le preghiere effettuate non al tempo stabilito, non hanno lo stesso valore che farle nel periodo esatto.

In caso di impossibilità a svolgere una preghiera, oppure in caso di addormentamento, si può fare el-maghrib e di seguito Ishaa nel periodo di quest'ultima.

Non si può rimandare Ishaa al giorno dopo e non si può rimandare el-'asr in altri periodi.

La preghiera che si fa al mattino appena svegli, se non è già passato il tempo di El-fajir, (Shuruq) deve invocare la bendizione e la misericordia di Dio, in quanto non effettuata durante il tempo stabilito.

Non fare el-fajr all'alba, ma fare lo stesso 2 raka'at appena svegli durante il periodo di shuruq, non comporta però gli stessi benefici. Non è raccomandato pregare nei periodi crepuscolari, quando il cielo è tinteggiante di rosso. .."

(www.arab.it - www.islamitalia.it)



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Religione - pag. 3
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