Corso di Religione

Religione - pag. 5
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ISLAM 
Il clero musulmano. La moschea. La mistica
         


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I Capi religiosi nell'Islam
( www.islamitalia.it )

IMAM (=colui che confida pienamente in Dio)

Nei Sunniti sono i capi di una Moschea. Il primo imam fu Abramo.
Negli Sciiti erano i discendenti di ALI' che possedevano le doti spirituali religiose e politico-militari di Maometto.Il 12° Imam della storia secondo gli sciiti è scomparso in Cielo e quando ritornerà l'Islam trionferà.E' necessario affrettare questa venuta intensificando la Jihad.

HALIF o Califfi sono capi religiosi e civili in genere discendenti (in qualche modo) dalle famiglie di Maometto .

SULTAN erano I capi religiosi e civili non discendenti da Maometto durante il dominio dell'Islam turco.

MULLAH= erudito, studioso della Shariah, dottore.

ULEMA  sono coloro che hanno raggiunto la vetta della scienza religiosa. Dottori, teologi, mistici dell'Islam.

I vari mullah, muezzin, imam..... sono (o almeno dovrebbero essere) solo studiosi della teologia e della legge islamica, con al massimo un ruolo di consiglieri verso la popolazione o i singoli in caso di dubbi sulla religione, ma, in ogni caso, la loro parola non è nient'altro che la parola di un uomo come tutti gli altri e va valutata e deve essere motivo di approfondimento personale sulla shari’a.

MUFTI' sono coloro che interpretano la Legge Islamica quando si tratta di casi che non sono esplicitamente contemplati dalla Legge Scritta. Essi  decidono in base al Corano ed alla tradizione, la  Sunna  cosa è peccato e cosa è osservanza. Essi emettono le  FATWA , le sentenze che hanno valore di legge, sono esecutive.

Il mufti, in quanto uscente da una scuola coranica, è l’unico che ha l’autorità di deliberare se una cosa halal o haram (lecita o proibita nell’Islam), ma pur sempre deve confrontarsi con l’opinione di altri studiosi islamici di tutto il mondo e la sua è comunque sempre la parola di un uomo.

MARABUT(TI)  sono coloro che hanno raggiunto un particolare stato di venerazione da parte del popolo a causa della testimonianza  esemplare di vita e dottrina.Nel corso della storia furono missionari-guerrieri presso le tribu' nordafricane. Oggi sono i  santoni locali il cui intervento è richiesto dal popolo per guarire dalle malattie,per benedire i matrimoni,per accendere la fede personale,per gli esorcismi, etc.

Al Cairo, in Egitto l'Università al-Azhar  è considerata il centro teologico più autorevole dell'Islam sunnita.

" L'istituzione di al-Azhar, al Cairo, è un luogo di formazione di sapienti che possono essere portati ad emettere pareri giuridici. Ma : la particolarità dell'islam è di non avere un'unica istituzione di riferimento. Ci sono diversi consigli di sapienti e di specialisti e a volte un sapiente, riconosciuto per il suo sapere e la sua competenza, può diventare il riferimento in campo giuridico.

E' il caso oggi come lo è stato in tutto il corso della storia. In tutto il mondo musulmano e in Occidente esistono spazi per i dibattiti tra sapienti nei quali si discute dell'aborto, della procreazione artificiale, della donazione d'organi e anche di economia, di diritto e di problemi della società.

Si fanno ricerche, si emettono giudizi unanimi o a maggioranza. Esiste una fioritura intellettuale impressionante nella nostra epoca, ma non sempre ci si rende conto di ciò dall'Europa. Le risposte di Kuala Lumpur non saranno tutte appropriate per New York e non saranno completamente esportabili a Parigi, la cui situazione differisce da quella di Losanna o di Ginevra. La riflessione è allo stesso tempo generale e localizzata in funzione dei luoghi, delle legislazioni e dei costumi."


( Tariq Ramadan docente di legge coranica ad Oxford)

La Moschea


Moschea di Roma-sala principale


La moschea è il luogo di culto per i fedeli dell'Islam.
[ fonte: Wikipedia]

La parola italiana deriva direttamente dallo spagnolo "mezquita", a sua volta originata dalla parola araba "masjid" ('مسجد') che indica il luogo in cui si compiono le sujūd, le prosternazioni che fanno parte dei movimenti obbligatori che deve compiere il fedele orante.

Un tipo di masjid particolare è la masjid jāmi', la moschea "congregazionale" dove si auspica per l'Islam che si radunino collettivamente i fedeli al fine di adempiere all'obbligo della preghiera obbligatoria ( salāt ) del mezzogiorno ( zuhr ) del venerdì.

In quanto luogo di preghiera la moschea non ha elementi indispensabili. È infatti possibile pregare anche all'aperto, o dentro una casa qualsiasi.

La moschea ha un mihrāb (sorta di abside o nicchia che, nelle moschee più umili, può essere semplicemente disegnata) che indica la direzione di Mecca ( qibla ) e della Ka'ba che è considerata il primo santuario musulmano dedicato al culto dell'unico vero Dio (Allāh).

Pur non essenziale, una moschea ha anche un pulpito ( minbar ) dall'alto del quale un particolare Imām che si chiama khatīb, pronuncia la khutba, un'allocuzione cioè che non necessariamente propone l'esegesi di brani del Corano.

Perché la preghiera sia valida essa deve essere compiuta in precisi momenti ( awqāt ) della giornata, scanditi dall'andamento apparente del sole. Per questo uno speciale incaricato ( muezzin, dall'arabo mu'ādhdhin ) ricorda dall'alto di una costruzione a torre (minareto, dall'arabo manār, "faro") mediante un richiamo rituale salmodiato ( adhān ) che da quel momento in poi è obbligatorio pregare (in casa, all'aperto, in moschea). Per chi si trovi lontano dal minareto e non possa per qualsiasi motivo udire la voce del muezzìn - oggi aiutata per lo più da altoparlanti - si sciorinano talora ampi panni bianchi, ben visibili anche da lontano.

Legge islamica ( sharī'a ), è richiesto lo stato di purità legale ( tahāra ), ottenibile con lavacri parziali o totali del corpo. Per le necessità della purificazione, sia all'interno sia nelle immediate adiacenze della moschea è spesso presente una fontana.

Importante è infine l'area della preghiera ( musalla ), tendenzialmente rettangolare per consentire agli oranti di ordinarsi in file e ranghi, al cui interno può essere presente un orologio che in molte occasioni è di antica fattura, utile a segnalare il tempo rimanente perché sia valida la preghiera.

Caratteristica di ogni moschea è la mancanza di raffigurazioni umane o animali, in quanto osteggiate dall'Islam. Le decorazioni sono perciò di tipo fitoforme (legate cioè al mondo vegetale) e, quasi sempre, sono presenti con versetti del Corano tracciati con calligrafie considerate particolarmente "artistiche" che hanno dato modo all'Occidente di parlare di arabeschi.


Gerusalemme città sacra dell'Islam.

A sinistra: la Chiesa del Santo Sepolcro, Gerusalemme.

Quando il califfo Omar sconfisse i bizantini e conquistò Gerusalemme, volle entrare nella città accompagnato solo da un esiguo numero di seguaci.

Annunciando alla cittadinanza che la vita e le proprietà di tutti erano salve e che i luoghi di culto non sarebbero mai stati eliminati, chiese al Patriarca Cristiano Sofronio di accompagnarlo a visitare i luoghi sacri.

Il Patriarca lo invitò a pregare nella Chiesa del Santo Sepolcro, ma lui preferì pregare all’esterno, dicendo che se avesse accettato di entrare, future generazoni di Musulmani avrebbero avuto una scusa per trasformare il luogo in moschea.


SPIANATA DEL TEMPIO EBRAICO DI GERUSALEMME.
LA "CASA DELLA ROCCIA".


Sul Monte del Tempio ebraico di Gerusalemme c'è una roccia sulla quale, secondo il Corano, nel versetto 1 della sura 17, Maometto è stato portato con l'anima nella notte in cui è deceduto:

 «Gloria a Colui che di notte trasportò il Suo servo dalla Santa Moschea (della Mecca) alla  Moschea  remota di cui benedicemmo i dintorni (a Gerusalemme), per mostrargli qualcuno  dei  Nostri segni.»

Su questa Roccia è stata costruita una Moschea che è conosciuta universalmente come "The Dome of the Rock", il Duomo o Casa della Roccia.

La tradizione, ricchissima a proposito della Casa della Roccia, ci riferisce che una notte, mentre Muhammad (pace e benedizioni su di lui) stava dormendo, fu svegliato da Gabriele [l'angelo (pace su di lui) e condotto a Gerusalemme.


" .. Colà, nel recinto (il Tempio ebraico) del Masjid al Aqsâ ( la “Moschea remota” di cui al vers. 1),  pregò Allah insieme ad Abramo, Mosè e Gesù e tutti gli altri profeti (pace su tutti loro) e poi ascese fino al “Sidrâtu -’ l - Muntahâ ( il Loto del Limite) che si trova alla destra del Trono di Allah. Muhammad (pace e benedizioni su di lui) ebbe un colloquio con l'Altissimo che lo salutò con una frase è entrata a far parte integrante dell’orazione rituale “ Siano su di te la pace, o Profeta, la misericordia di Allah e le Sue benedizioni, e sia pace su tutti i Suoi servi devoti” .

Muhammad rispose allora con la professione di fede. Poi gli fu data  conoscenza, dottrina, precetti morali e raccomandazioni per la sua missione. Inoltre, gli fu rivelato il versetto 285 della Sura della Giovenca che contiene la sintesi dottrinale dell'Islàm-1a. Tra le norme ricevute c'era l'obbligo di compiere cinquanta orazioni ogni giorno.

Su suggerimento di Mosè, Muhammad chiese all’Altissimo di alleggerire il precetto finché Allah lo ridusse alle cinque orazioni quotidiane. Quando ritornò alla Mecca il racconto di questo viaggio miracoloso suscitò l'ilarità e lo scherno dei miscredenti e molti musulmani di debole fede dubitarono di lui.

In questo frangente il suo amico e futuro califfo Abû Bakr (che Allah sia soddisfatto di lui) dimostrò il livello della sua fede e la sincerità del suo affetto per l'Inviato di Allah ( pace e benedizioni su di lui) non dubitando nemmeno un istante della veridicità del racconto. "

interno

Il Duomo ottagonale venne costruito dai musulmani nel 7° secolo.

Con la conquista del Monte da parte dei crociati cristiani l'edificio venne riconsacrato al culto cristiano.

Al ritorno dell'Islam divenne moschea.

Il Monte dell'antico Tempio ebraico di Gerusalemme è così luogo sacro per ebrei, musulmani e cristiani .

La mistica islamica

-subha= rosario per la recita dei 99 nomi di Allah

Una tra le figure più commoventi della mistica islamíca è Rabi`ah al`Adawiyya, una donna di umili originí, che ottenne l'emancipazione per la sua vita virtuosa.

Visse ritirata nel deserto e poi a Bassora, dove la gente correva da lei per chiedere consiglio e insegnamento. Sono attribuiti a lei moltissime preghiere, detti, massime.
Eccone due tra le più celebri.

« Dio mio, se Ti adoro per paura dell'inferno, bruciami nell'inferno; e se Ti adoro nella speranza dei paradiso, escludimi dal Paradiso. Ma se Ti adoro per te solo, non nascondermi la Tua bellezza imperitura». 

«Ti amo con due amori: un amore personale e un amore di cui hai diritto. Per ciò che riguarda l'amore personale, penso sempre a Te, a esclusione d'ogni altro. Per ciò che riguarda l'amore al quale hai diritto, togli i veli affinché Ti veda. Non merito lode né per l'uno né per l'altro amore, ma lode a Te in entrambi».


Il Sufismo

Non esiste un unico movimento sufi, ma questo termine raggruppa quelle persone che, riunite in confraternite, a volte guardate con sospetto, praticavano la Via del misticismo, «nel mondo ma non del mondo», tesa a raggiungere la conoscenza di Dio attraverso l'annullamento nell'amore divino. 

Esistono vere e propríe pratiche rituali che aiutano il raggiungimento della comunione mistica con Dio, oltre naturalmente alla sincerità e alla purità di cuore; una di esse è chiamata dhikr e consiste nella ripetizione di uno dei Nomi di Dio, o di una formula liturgica, fino a raggiungere l'estasí.

L'esperienza mistica è spesso legata alla musica e alla danza rituale, come nel caso dei dervisci di Turchia, che nelle cerimonie eseguono vorticose danze accompagnate dalla recitazione di giaculatorie. Altrettanto sovente grandi mistici furono anche eccellenti scrittori, come testimoniano le poesie di Galal al-din Rumi o gli scritti di al-Ibn Arabi due fra le voci più alte della mistica di tutti i tempi.

I marabutti

Un fenomeno a volte erroneamente connesso con il sufismo è il marabuttismo, rimasto molto vivo fra le popolazioni arabo-berbere del Maghreb. I marabutti sono personaggi, viventi o morti, resisi celebri per la loro ascesi, ritenuti capaci, dai fedeli, di operare cose meravigliose in forza della loro intercessione.

E' un vero culto dei santi, a dispetto della religione musulmana, che lo ha in orrore, considerando ogni tramite" tra uomo e Dio un possibile veicolo dell'idolatria.




Il dono della preghiera nell'Islam
di -[ http://www.islam-online.it]

" .. Scrivo queste poche righe affinche’possano ricordare a me e a noi tutti l’importanza della preghiera nella nostra vita di musulmani.

Al Profeta, salla Allah alayhi wa sallam, la preghiera fu data in dono da Allah l’Altissimo durante il suo viaggio notturno al-Isra’a wa-l-mi3raj, il quale ebbe luogo in un momento della sua vita particolarmente triste: Muhammad infatti aveva perso Khadija, la sua amatissima moglie, con cui aveva condiviso tutto, 20 anni della sua vita…era stata la prima convertita all’Islam, la prima persona a credere in Muhammad (pbsl) dopo aver ricevuto la sua prima Rivelazione, ancor prima che egli stesso riuscisse a credere a quello che gli stava accadendo.

Provare solo ad immaginare il dolore del Profeta Muhammad dopo aver perso la sua amata moglie fa male al cuore…e dopo qualche mese Muhammad (pbsl) fu messo nuovamente a dura prova dalla morte del suo amatissimo zio Abu Talib, colui che piu’ che uno zio fu un padre. Muhammad (pbsl) soffri’ immensamente nel vedere il suo caro zio soffrire e morire rifiutando di pronunciare la Shahada, tant’e’ che tanti anni dopo, in seguito alla conquista della Mecca, quando il padre di Abu Bakr, Abu Qahafa, decise di pronunciare la Shahada dinanzi a Muhammad e di divenire musulmano,

Abu Bakr non riusci’ a trattenere le lacrime, in virtu’ del profondo amore che provava per il Messaggero di Dio. Muhammad credeva che fossero delle lacrime di gioia per la conversione del padre, invece egli ebbe a dire al Profeta “Non so cosa avrei dato per vedere Abu Talib pronunciare la Shahada al posto di mio padre”.

Il Profeta si ritrovo’ senza quei due pilastri della sua vita che erano Khadija ed Abu Talib e comincio’ ad esser deriso, sbeffeggiato, persino malmenato dai giovani della sua comunita’, che non si riconoscevano nell’autorita’ di Abu Talib.
Allah Subhana wa Taala diede la preghiera, la Salat, in dono al Profeta Muhammad (pbsl) in questo momento della sua vita cosi’ triste e tragico, pieno di tormenti e tribolazioni, affinche’ potesse esser per lui una cura, una medicina, una vera e propria terapia.

E’ questa dunque la vera dimensione della preghiera, quella del piu’ grande dono dell’Altissimo alla sua Ummah, che dobbiamo riportar alla mente ogni qual volta che essa, a cause delle nostre attivita’ terrene e della routine quotidiana, si trasformi da dono a fardello, in una semplice ripetizione di parole, gesti e movimenti, in una forma senza sostanza, in qualcosa di obbligatorio che sentiamo di dover fare per forza ed il piu’ in fretta possibile, per poter tornare piu’ rapidamente alle nostre faccende .

La preghiera e’ quel filo che ci tiene legati al nostro Creatore e che non va reciso, e cio’ che da un senso al nostro vivere su questa Terra ed alle nostre giornate cosi’ indaffarate e lontane da Lui l’Altissimo…
"

Il digiuno musulmano
fonte : http://www.islam-online.it

Premessa

 Sia lodato Allàh che ha fatto grandi elargizioni di grazia ai Suoi servi allontanando da essi le insidie e le arti del demonio (shaytan), respingendo le sue speranze e frustrandone i propositi allorché stabilì il digiuno a difesa e protezione dei Suoi amici e aprì loro per Suo mezzo le porte del Paradiso e fece loro conoscere come gli espedienti diabolici per arrivare al cuore siano gli appetiti nascosti e come nel domarli «l’anima tranquilla» (Cor., LXXXIX, 27), che mostra la sua bravura combattendo l’avversario, divenga forte col favore divino.

E sia benedetto Muhammad, colui che guida le creature e spiana la via, e siano benedetti la sua famiglia e i suoi Compagni, uomini dotati d’acuta perspicacia e d’intelligenza superiore. Il Signore dia loro salvezza in gran copia!

Il digiuno è «un quarto della fede», avendo affermato il Profeta -che Allàh preghi su di lui e gli dia la pace - :«II digiuno è meta della pazienza» e «La pazienza è metà della fede». Esso si distingue fra gli altri pilastri della fede per una particolare relazione con Allàh eccelso, avendo Egli dichiarato, secondo quanto ha riferito il Suo Profeta -che Allàh preghi su di lui e gli dia la pace -: «Ogni opera buona sarà moltiplicata per dieci fino a settecento, eccettuato il digiuno, poiché questo appartiene a Me ed Io lo ricompenserò». Ha detto pure Allàh l’Altissimo: «Verrà certamente corrisposto ai pazienti la loro mercede, senza restrizione (computo)» (Cor., XXXIX, 10). E poiché il digiuno è «metà della pazienza», la sua ricompensa sorpassa le regole della valutazione e del computo.

 Per conoscere il suo merito ti basti quello che ne ha detto il Profeta -che Allàh preghi su di lui e gli dia la pace -: «Per Colui nelle cui mani è la mia anima, i resti di cibo nella bocca di chi digiuna son presso Allàh più fragranti del muschio». Dice infatti Allàh Grande e Potente: «Chi digiuna trascura appetito, cibo e bevande per Me. Il digiuno Mi appartiene ed Io ne stabilisco la ricompensa» (1). II Profeta -che Allàh preghi su di lui e gli dia la pace - ha detto: «II Paradiso ha una porta detta Rayyān per la quale non entrano se non quelli che digiunano: essa è il luogo promesso per l’incontro con Allàh l’Altissimo in ricompensa del digiuno».

E ancora: «Chi fa il digiuno ha due gioie: l’una al momento in cui lo interrompe, l’altra quando incontra il suo Signore». E ancora: «Ogni casa ha una porta e la porta del culto è il digiuno»; e «II sonno di chi digiuna è culto». Abū Huraira (2) ha riferito che il Profeta -che Allàh preghi su di lui e gli dia la pace - disse: «Quando entra il mese di Ramadàn vengono aperte le porte del Paradiso e chiuse quelle dell’Inferno, vengono legati i demoni e v’è uno che grida: "O tu che desideri il bene, su, fallo! O tu che desideri il male, smettila!"». E Wakī’ (3), commentando le parole dell’Altissimo: «Mangiate e bevete in pace per quel che prima faceste nei giorni trascorsi» (Cor., LXIX, 24), disse che questi erano i giorni del digiuno, giacché in essi si era tralasciato di mangiare e di bere.

 L’Inviato di Allàh -che Allàh preghi su di lui e gli dia la pace - ha unito nel vanto (valore), mettendoli sullo stesso piano, l’ascesi nel mondo terreno e il digiuno; disse infatti: «L’Altissimo accomuna nel vanto gli angeli e il giovane devoto con le parole: "O giovane che abbandoni i tuoi appetiti per Me, sacrificando per Me la tua giovinezza, sei presso di Me come uno dei Miei angeli"». Di colui che digiuna il Profeta -che Allàh preghi su di lui e gli dia la pace - disse: «Allàh – Grande e Potente – dice: "Angeli Miei, osservate il Mio servo: per Me ha lasciato da parte appetito, piacere, cibo e bevande"».

A proposito delle parole dell’Altissimo: «E nessuna anima conosce qual grande gioia è in serbo nascosta per loro in premio delle loro azioni buone» (Cor., XXXII, 17) si è detto: per azione buona qui si deve intendere il digiuno, avendo Allàh affermato: « Verrà certamente corrisposto ai pazienti la loro mercede, senza restrizione (computo)» (Cor., XXXIX, 10). Ragion per cui sarà data a chiunque digiuna, senza che venga pesata, larga ricompensa al di là di ogni immaginazione e valutazione.

Del resto è giusto che sia così, dal momento che il digiuno appartiene soltanto ad Allàh ed è nobilitato in relazione a Lui, anche se a Lui appartengono tutti gli altri atti di culto, così come è nobilitata la Sacra Casa in relazione a Lui, mentre tutta la terra Gli appartiene. Ciò per due ragioni: La prima ragione è che il digiuno, essendo astensione e rinuncia, è in se stesso un segreto, mancandovi azione che si possa vedere, a differenza di tutte le azioni pie che sono esposte allo sguardo delle creature. Non vedendolo se non Allàh Grande e Potente, il digiuno è opera del tutto interiore attuantesi con mera pazienza.

La seconda ragione è che il digiuno serve a soggiogare il nemico di Allàh, il diavolo (shaytan)– lo maledica Allàh! – i cui mezzi (per far deviare) sono gli appetiti (desideri) i quali si fortificano col mangiare e col bere. Perciò disse il Profeta -che Allàh preghi su di lui e gli dia la pace -: «Satana circola nell’intimo dell’uomo alla stessa guisa del sangue; restringetegli quindi i suoi canali con la fame». E ad ‘A’isha (4) – si compiaccia Allàh di lei! ha riportato che il Profeta –che Allàh preghi su di lui e gli dia la pace- ha detto : «Continua a battere alla porta del Paradiso», «Con che?» chiese lei, «Con la fame!» rispose il Profeta -che Allàh preghi su di lui e gli dia la pace -.

 Servendo in modo particolare a soggiogare il diavolo, a sbarrare le sue vie, a restringergli i suoi canali, il digiuno merita di essere distinto per la sua relazione con Allàh Grande e Potente. Inoltre soggiogando (combattendo) il nemico di Allàh (lo shaytan), si sostiene Allàh Glorioso; e colui che sostiene (la causa di) Allàh Eccelso beneficerà a sua volta del Suo soccorso, avendo detto l’Altissimo: «Se voi sosterrete Allàh, Egli vi sosterrà e farà saldi i piedi vostri (i vostri passi)» (Cor., XLVII, 7).

L’inizio sta nello sforzo da parte della creatura e la ricompensa nella guida da parte di Allàh Grande e Potente! Perciò ha detto l’Altissimo: «Ma quelli che lotteranno con zelo per Noi, li guideremo per le Nostre vie» (Cor., XXIX, 69).

E: «Allàh non muta mai la Sua grazia ad un popolo, avanti che essi non mutino quel che hanno in cuore» (Cor., XIII, 11). Ed invero il mutamento è dato dal moltiplicarsi degli appetiti che sono campo e pascolo dei demoni: finché essi rimangono fertili, i demoni non cessano di aggirarvisi, e finché questi continuano ad aggirarvisi la maestà di Allàh Glorioso non si rivela all’uomo e l’incontro con Allàh gli resta precluso. Disse il Profeta -che Allàh preghi su di lui e gli dia la pace -: «Se i demoni non si librassero sui cuori dei figli d Adamo, questi certamente guarderebbero al Regno dei Cieli».

Sappi che il digiuno è di tre gradi: v’è un digiuno comune, un digiuno speciale e un digiuno specialissimo.

-il digiuno comune consiste nell’astenersi dal soddisfare i piaceri del ventre e del sesso...
-il digiuno speciale consiste nell’astenersi dai peccati dell’udito, della vista, della lingua, delle mani, dei piedi e delle altre membra.
-il digiuno specialissimo è quello del cuore che si astiene dalle cure di questa vita e dai pensieri terreni e da tutto ciò che non e Allàh.

Il digiuno specialissimo - si rompe pensando a cosa diversa da Allàh e dall’Ultimo Giorno, e pensando a cose terrene, fatta eccezione per quelle che mirano alla Religione e sono pertanto (delle) provviste per l’Aldilà (akhira) e non per questo mondo (dunyà). Tanto è vero che a proposito del mese di Ramadān i Maestri spirituali hanno detto: «A carico di colui che, mosso da preoccupazione impiega le ore diurne a procurarsi cibi per la rottura serale del digiuno, viene registrato un peccato, quella preoccupazione essendo mancanza di fiducia nel dono di Allàh e di certezza nella promessa Sua Provvidenza».

Il terzo grado di digiuno e proprio dei Profeti, dei Giusti e dei Ravvicinati. Non ci si dilunghi a esaminarlo a parole nei suoi particolari, ma ci si dilunghi a metterlo in pratica, poiché esso è un procedere verso Allàh con vero zelo, un allontanarsi da ciò che non è Allàh Glorioso e un ammantarsi del senso delle Sue parole: «Di’: "È Allàh!", e poi lasciali gingillarsi nelle loro discussioni» (Cor., VI, 91).

Il digiuno speciale - quello dei pii, consiste nel trattenere le membra dai peccati e si attua in questi sei modi: 
1) abbassando gli occhi e astenendosi dall’allungare lo sguardo su tutto ciò che è biasimevole e detestabile e tutto ciò che occupa il cuore distraendolo dal ricordo di Allàh. Disse il Profeta -che Allàh preghi su di lui e gli dia la pace -: «Lo sguardo è una freccia avvelenata, di quelle del demonio (shaytan) – Allàh lo maledica! –; a chi vi rinunzia per paura di Allàh, Allàh concede una fede tale da sentirne la dolcezza nel cuore». Giābir… (5) ha tramandato il seguente detto del Profeta -che Allàh preghi su di lui e gli dia la pace -: «Cinque cose rompono il digiuno di chi lo sta compiendo: la menzogna, la maldicenza, la calunnia, il giuramento falso, lo sguardo impudico»;

2) trattenendo la lingua dai vani discorsi, dalla menzogna, dalla maldicenza, dalla calunnia, dalla licenziosità, dall’asprezza, dalla litigiosità, dalla ipocrisia, e facendola tacere, o tenendola occupata solo con la menzione di Allàh Glorioso e con la lettura del Corano.

Questo è dunque il digiuno della lingua. – Disse Sufyan: «La maldicenza corrompe il digiuno»... – Ha tramandato Laith (6) che Mugiā-hid (7) disse: «Due difetti guastano il digiuno: la maldicenza e la menzogna». – Disse il Profeta -che Allàh preghi su di lui e gli dia la pace -: «II digiuno è uno scudo: se uno di voi digiuna, non si comporti in modo osceno ne da ignorante; se qualcuno lo combatte o lo insulta, dica: "Sono in digiuno, sono in digiuno" ».

– Si racconta: «Due donne fecero il digiuno all’epoca delL’Inviato di Allàh -che Allàh preghi su di lui e gli dia la pace -, ma sul finire della giornata erano talmente indebolite dalla fame e dalla sete che stavano sul punto di morire; allora mandarono a chiedere al Profeta -che Allàh preghi su di lui e gli dia la pace - il permesso di interrompere il digiuno.

Il Profeta -che Allàh preghi su di lui e gli dia la pace - inviò alle due donne una ciotola per mezzo di un messo cui ordinò di dir loro: "Vomitate in questa ciotola ciò che avete mangiato". Allora l’una rigettò sangue e carne freschi riempiendo a metà la ciotola; l’altra poi vomitò le stesse cose, e in tal modo riempirono completamente il recipiente.

Meravigliandosi la gente del fatto, il Profeta -che Allàh preghi su di lui e gli dia la pace - disse: "Quelle due invero hanno digiunato astenendosi dai cibi leciti, ma hanno rotto il digiuno facendo cose che Allàh ha loro proibito. Si son sedute l’una accanto all’altra e si son messe a sparlare della gente e questa che vedete nella ciotola è la carne della gente di cui si son cibate"»;

3) impedendo all’udito di prestare ascolto a tutto ciò che è riprovevole: poiché tutto ciò che è proibito dire è proibito pure ascoltare; per tal motivo Allàh, mettendo sullo stesso piano chi ascolta cose proibite e chi divora illeciti guadagni, ha detto: «Gente con l’orecchio teso alla menzogna e divoratrice di illeciti guadagni» (Cor., V, 42). Così pure ha detto: «Magari i loro maestri e i loro dottori proibissero loro di dir cose peccaminose e di divorare guadagni illeciti» (Cor., V, 63). Divorare illeciti guadagni e restar zitti di fronte alla maldicenza son cose entrambe proibite: «Altrimenti siete come loro» (Cor., IV, 140), ha detto l’Altissimo. Per questa ragione disse pure il Profeta -che Allàh preghi su di lui e gli dia la pace -: «Colui che sparla degli assenti e colui che gli presta ascolto sono soci nel peccato»;

4) trattenendo le altre membra, come mani e piedi, dal commettere peccati e azioni riprovevoli ed il ventre dalle cose su cui c’è un dubbio se lecite od illecite al momento della rottura del digiuno, giacché nessun valore avrebbe il digiuno se ci si astenesse dai cibi leciti e si mangiassero poi quelli proibiti al momento della sua rottura. Chi agisce così sarebbe simile a chi costruisse un castello e demolisse una città. Il cibo lecito, infatti, è di nocumento non per la specie, ma per la quantità, e scopo del digiuno è appunto la sua diminuzione.

Colui che tralasciasse di prendere una medicina in grande quantità per timore d’esserne danneggiato, se si volgesse a prendere un veleno, sarebbe senz’altro uno stupido. Ora, il cibo illecito è veleno mortale per la religione, mentre quello lecito è rimedio che giova se preso in piccola quantità ed è di danno se preso in grande quantità. Lo scopo del digiuno è proprio la diminuzione del cibo.

Disse il Profeta -che Allàh preghi su di lui e gli dia la pace -: «Quanti digiunando non ricavano dal digiuno se non fame e sete!». Costoro, si è detto, sono quelli che rompono il digiuno mangiando cibi proibiti; ed anche, quelli che si astengono dai cibi leciti e rompono il digiuno divorando le carni del prossimo con la maldicenza, che è vietata; o, infine, quelli che non trattengono le loro membra dal commettere peccati;

5) non chiedendo grandi quantità di cibi leciti al momento della rottura del digiuno in maniera da riempirsi il ventre. Non v’è recipiente che Allàh non abbia più in odio di un ventre riempito di cibi leciti. Difatti come potrebbe servire il digiuno a soggiogare il nemico di Allàh e a distruggere gli appetiti, se chi digiuna cerca di sopperire, al momento della rottura del digiuno, a quel che gli è venuto meno durante il giorno, e magari vi aggiunge cibi di vario genere? È invalsa l’abitudine di mettere in serbo per il Ramadān ogni sorta di cibi e mangiarne in quel mese quanti non se ne mangiano in parecchi mesi.

Ora è noto che scopo del digiuno è avere lo stomaco vuoto e distruggere i desideri per rafforzare l’animo nella pietà. Se invece si reprime dalla mattina alla sera lo stomaco sì da stimolarne l’appetito e rafforzarne il desiderio, e poi lo si nutre di ghiottonerie fino a sazietà, se ne accresce il piacere e se ne raddoppia la forza, svegliando appetiti che resterebbero forse quieti se lasciati alla normalità. Indebolire le forze, che sono i mezzi del diavolo (shaytan) per condurre al male, è l’anima e il segreto del digiuno. Tale scopo il digiunante non lo conseguirà che diminuendo il cibo, ossia consumando quello che sarebbe stato il pasto abituale di ogni sera, se non avesse digiunato. Che, se invece assomma la colazione del mattino con il pasto della sera, nessun profitto egli trarrà dal suo digiuno.

Buona norma anzi sarebbe che non dormisse più del solito durante il giorno affinchè, provando fame e sete, possa avvertire l’indebolimento delle forze. È allora che il cuore gli diviene limpido ed egli cercherà di procurarsi ogni notte quel tanto di debolezza che gli renda leggere la veglia e le devozioni.

E può darsi anche che il demonio non si libri più sul suo cuore, lasciandolo libero di contemplare il Regno dei cieli. La Notte del Destino (8), infatti, è appunto la notte in cui si svela un qualcosa del Regno celeste. A questo alludono le parole dell’Altissimo: «In verità Noi lo rivelammo la Notte del Destino» (Cor., XCVII, 1). Ma a chi pone tra il cuore ed il petto una bisaccia piena di cibi nulla di quel Regno si rivelerà: non basta mantenere lo stomaco vuoto perché il velo sia sollevato fintante che il cuore non sia libero da tutto ciò che non è Allàh. Stando così le cose, si deve cominciare col diminuire il cibo...;

6) restando, dopo la rottura del digiuno, col cuore sospeso tra paura e speranza, poiché l’uomo ignora se il suo digiuno è accettato da Allàh – e in tal caso egli appartiene ai Ravvicinati a Lui – o se gli viene respinto – ed è pertanto degli odiosi a Lui. Questo stato d’animo lo abbia egli comunque alla fine di ogni suo atto di culto. Si racconta che al-Hasan al-Başrī (9) disse passando accanto a certuni che ridevano: «Allàh ha fatto del mese di Ramadān un’arena per le sue creature, nella quale esse gareggiano nell’ubbidirGli; alcuni arrivano prima e vincono, altri restano indietro e son delusi».

E ci sarà da restare sbalorditi vedendo colui che ora ride e folleggia il giorno in cui trionferanno quelli che saranno arrivati prima e andranno delusi coloro le cui opere saranno state rese nulla. Ah, per Allàh! Se cadessero le bende, certamente colui che ha fatto il bene penserebbe al suo bene e colui che ha fatto il male al suo male! In altri termini, la gioia distrarrebbe dal folleggiare chi è accetto ad Allàh, e la tristezza ostruirebbe la porta del riso a chi è respinto da Lui. Di al-Ahnaf ibn Qais (10) si narra che quando gli fu detto: «Tu sei troppo vecchio; il digiuno ti indebolisce», rispose: «Io lo faccio per un lungo viaggio; la sopportazione obbedendo a Allàh è più lieve che non subendo il Suo castigo».

Questi che abbiamo esposto sono i valori intimi del digiuno. Se tu ora obbiettassi: «I giuristi dicono che è valido il digiuno di chi si limita a frenare gli appetiti del ventre e del sesso, e trascura questi valori intimi; come lo spieghi?», ti risponderei così: «Sappi che i giuristi, occupandosi dell’esteriorità, fissano i requisiti esteriori con argomenti più deboli di quelli da noi apportati in merito ai suddetti requisiti interiori concernenti specialmente la maldicenza e colpe simili. Ai giuristi, interessati alla sola esteriorità, d’altronde non spetta imporre se non ciò cui la gente comune, negligente, dedita alle cose terrene possa facilmente sottostare.

I Sapienti, invece, che si occupano della Vita futura intendono per validità del digiuno l’accettazione da parte di Allàh, e per accettazione il raggiungimento del suo fine, e comprendono che tale fine è assumere una delle qualità divine, cioè la Signoria, ed imitare gli angeli frenando, per quanto possibile, gli appetiti, dai quali questi ultimi sono esenti.

 L’uomo, infatti, è di grado superiore agli animali, potendo egli con il lume della ragione domare gli appetiti, ma di grado inferiore agli angeli, gli appetiti potendo prendere il sopravvento su di lui. Trovandosi l’uomo in questo stato di lotta, quanto più egli viene preso dagli appetiti tanto più si riduce “degli abietti il più abietto” (Cor., XLV, 5), aggregandosi agli animali; quanto più, invece, riesce a dominare gli appetiti più si solleva “al sommo dell’ ‘Illiyyin (11)” (Cor., LXXXIII, 18), raggiungendo il mondo degli angeli. E poiché questi son vicini ad Allàh Grande e Potente, colui che li imita, cercando di somigliare ad essi nei loro costumi, s’avvicina ad Allàh a loro guisa. Chi infatti assomiglia al vicino è anche lui un vicino; in questo caso la vicinanza non è già di luogo, ma di qualità.

Poiché il segreto del digiuno secondo i Maestri spirituali e i dotati di perspicacia è questo, che vantaggio c’è a rimandare un pasto ed assommarne due la sera, essendo in balia delle altre passioni durante il giorno? Che, se da un fatto simile si potesse trarre vantaggio, che senso avrebbero le parole del Profeta -che Allàh preghi su di lui e gli dia la pace -: “Quanti digiunando non ricavano dal digiuno se non fame e sete?”; perciò disse Abū ad-Dardā’ (12): “Oh! quanto gradevoli per gli assennati il sonno e il pasto di rottura del digiuno! Perché non dovrebbero essi disprezzare il digiuno e la veglia degli stupidi?».

Senz’altro un atomo di devozione da parte di gente dotata di certezza e pietà ha più merito e più peso che non montagne da parte di illusi. Per questa ragione disse un sapiente: “Quanti facendo il digiuno lo rompono e quanti rompendolo digiunano!”.

I secondi sono coloro che preservano le loro membra dal peccare mangiando e bevendo; i primi sono coloro che, pur soffrendo fame e sete, danno libertà di peccare alle membra. Colui che capisce il valore e il segreto del digiuno ben sa che chi si astiene dal pasto e dal coito, ma spezza il digiuno praticando il peccato è simile a chi stropiccia tre volte una parte del corpo nell’abluzione osservando manifestamente il numero prescritto, ma trascura la cosa più importante, ossia di lavarla e quindi a causa della sua stoltezza la preghiera gli viene respinta.

Mentre chi interrompe il digiuno mangiando, ma trattiene le membra dalle cose riprovevoli è come colui che, lustrando le sue membra un po’ alla volta, vede la sua preghiera accettata, se Allàh vuole, per aver egli osservato ciò che è fondamentale, anche se ha omesso ciò che è subordinato. Chi, infine, compie tutte e due le cose, astenendosi cioè dal cibo e dal peccato, è come chi lustra ogni membro tre volte, compiendo, assieme a ciò che è fondamentale, ciò che è subordinato. Questa è la perfezione!».

 Disse il Profeta -che Allàh preghi su di lui e gli dia la pace - ! –: «II digiuno è un deposito fiduciario; che ognuno di voi conservi il deposito!»; e allorché recitò le parole di Allàh, Grande e Potente: «Allàh vi comanda di restituire i depositi fiduciari ai loro proprietari» (Cor., IV, 58), mise la mano sull’orecchio e sugli occhi, esclamando: «L’udito è un deposito fiduciario e la vista è un deposito fiduciario!». Se il digiuno non fosse un deposito fiduciario, certamente il Profeta -che Allàh preghi su di lui e gli dia la pace - non avrebbe detto: «Dica: "Sono in digiuno!"», cioè ho dato in deposito la mia lingua per tenerla a freno; come posso ora liberarla per risponderti?

Concludendo, s’è visto che ogni atto di culto comporta atteggiamenti esteriori e atteggiamenti interiori, una scorza e una polpa: le varie scorze hanno gradi ed ogni grado vari piani. A tè ora la scelta, se contentarti della scorza invece della polpa, oppure unirti a quanti son dotati di perspicacia (chi sa penetrare con intelligenza nell’intimo delle cose).

NOTE:

(1) – La frase non è del corano.
(2) – Compagno del Profeta -che Allàh preghi su di lui e gli dia la pace -.
(3) – Noto tradizionista, morto nel 197/812.
(4) – La moglie prediletta di Muhammad - che Allàh preghi su di lui e gli dia la pace -.
(5) – Due sono i tradizionisti il cui nome è Giābir: Giābir ibn Zaid al-Basrī, morto nel 93/711, e Giābir ibn ‘Abdallah; probabilmente qui trattasi del secondo perché Ghazālī più avanti (p.237 e n.2) a Giābir aggiunge il nome del padre ‘Abdallah.
(6) – Noto tradizionista, morto, pare, nel 175/791-2.
(7) – Noto tradizionista e lettore del Corano, morto nel 101/719-20 o nel 105/723-4.
(8) – Ossia la Lailat al-qadr, comunemente identificata con quella tra il 26 e il 27 giorno di Ramadān. Per le varie spiegazioni date al versetto 1 della sura XCVII, cui si aggiunge quella qui data da Ghazālī, vedasi Il Corano, tradotto da A.Bausani (cit. a p. 41), Commento, p. 721.
(9) – al-Hasan al-Başrī, grande Maestro (m. 110/728), la cui personalità dominò la sua epoca in tutti gli aspetti della cultura religiosa. Vedasi per un più ampio giudizio su di lui Vite e denti di santi musulmani, cit., pp. 54-56.
(10) – Capo dei Banū Sa’d di Başra che combatté a fianco di ‘Alī contro Mu’āwiya a Şiffin e contro i ribelli khārigiti a an-Nahrawān. Gli si attribuiscono frasi sentenziose.
(11) – Questa parola, che è sicuramente l’ebraico ‘elīyon = Allàh supremo, dai commentatori arabi del Corano è interpretata ora come nome di luogo, ora come i «rotoli» in cui sono scritte le azioni dell’uomo. Per Ghazālī è nome di luogo.
(12) – Compagno del Profeta -che Allàh preghi su di lui e gli dia la pace -, morto nel 32/652. si fece apprezzare per la sua conoscenza del Corano, trasmise numerose tradizioni. Vedasi …Santi musulmani, p.40.






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