Corso di Religione

Donna - pag. 4
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ISLAM
La donna nell'Islam. Il femminismo
         


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Femminismi nell'Islam

Si può essere musulmane e femministe allo stesso tempo?Jura Gentium, Rivista di filosofia del diritto internazionale e della politica globale, ISSN 1826-8269

" ..Secondo un numero crescente di donne musulmane la risposta è sicuramente si. All'alba del XXI secolo sono infatti sempre di più coloro che dall'Iran al Marocco, dagli Stati Uniti all'Indonesia, sono convinte che il Corano sancisca inequivocabilmente l'uguaglianza tra i generi.

Dal loro punto di vista l'attuale condizione di subordinazione in cui molte musulmane sono costrette a vivere è il frutto di interpretazioni misogine che tradiscono il vero messaggio di giustizia dell'Islam.

Rileggendo in gruppo o individualmente i testi sacri dell'Islam da una prospettiva femminile, enfatizzano gli elementi di uguaglianza e additano come interpretazioni erronee e patriarcali quelle letture che considerano gli uomini superiori alle donne.

Prendendo a modello le figure femminili delle prime comunità islamiche, Khadija, Aisha, Fatima sostengono che nessun ruolo possa esser precluso loro e contestano l'idea che l'Islam sia fondamentalmente patriarcale e che l'uguaglianza tra i generi si possa ottenere solo al di fuori della dimensione religiosa.

A queste rivendicazioni di genere da una prospettiva religiosa è stato dato il nome di "femminismo islamico", sebbene non tutte le interessate si ritrovino rappresentate da una tale terminologia.

Di questo movimento si incomincia ormai a discutere anche in Italia, e le posizioni sono le più varie: da chi lo saluta con entusiasmo come espressione di una forma più "autoctona" di femminismo per le musulmane e chi lo considera una pericolosa deriva che può, senza volerlo, sostenere posizioni retrograde e integraliste.

Amina Wadud , musulmana, imam e femminista. Possibile? di Antonella Barina La Repubblica-Il Venerdi  -Settebre -2007  

Due anni fa Amina Wadud scatenò un putiferio. Era il 18 marzo 2005, a New York, quando di fronte a una congregazione mista di fedeli, uomini e donne, lei guidò la tradizionale preghiera islamica del venerdì. Infrangendo un tabù secolare.

Perché è dai tempi del Profeta, 1400 anni fa, the il ruolo dell'imam è riservato ai maschi.

Tant'è che quando si era sparsa la voce che le femministe musulmane stavano organizzando quell'azione provocatoria, tre moschee avevano vietato loro l'accesso e una galleria d'arte di Soho, disposta a ospitarle, era stata minacciata di attentati. Così quella preghiera spudoratamente al femminile ebbe luogo in un locale  della chiesa anglicana di Manhattan. Protetta   dalla polizia. 

In breve la polemica fece il giro del mondo islamico.    Con la stragrande maggioranza dei teologi che si pronunciavano contro (passi una donna che guida la preghiera di altre donne, sostengono alcuni, ma non certo quella del sesso forte).

Con i giornali sauditi che gridavano alla follia e alla devianza. Con tanti estremisti che minacciavano Amina Wadud dal web. Benché lei, per trent'anni docente di Studi islamici in varie università del mondo, da quella di Kuala Lumpur alla Columbia di New York a Harvard, fosse ben più che una testa calda a caccia di azioni spettacolari: il suo curriculum vanta due dozzine di pagine fitte fìtte di incarichi accademici, pubblicazioni, riconoscimenti, partecipazioni a convegni , etc.

La professoressa Wadud, che attualmente insegna in una prestigiosa scuola teologica di Berkeley, in California, è autrice del  saggio Qu'ran and Woman: Rereading the Sacred Text from a Woman's Perspective (Il Corano e la donna: una rilettura del Sacro Testo dal punto di vista femminile), edito dalla Oxford University Press e tradotto in varie lingue.

L 'afro-americana Amina Wadud, figlia di un pastore metodista che l'ha cresciuta nel rigore cristiano (lei da bambina si chiamava Mary Teasley), a 19 anni ha scelto di convertirsi all'Islam e cambiare nome, diventando un'autorità internazionale sulla questione femminile.

Cosa cambia a leggere il Corano con gli occhi della donna?

«Si scopre che la mentalità patriarcale così endemica nella cultura islamica, quella che discrimina le donne come esseri umani di serie B, non è affatto insita nel Testo Sacro. Ma è frutto di secoli di interpretazione esclusivamente maschile del messaggio rivelato. L'emarginazione femminile nell’Islam non ha origini divine, ma rigorosamente umane».

Così come la sharia, la legge coranica che tanti Paesi hanno dichiarato legge di Stato?

«Anch'essa è una costruzione degli uomini. Non a caso nega alle donne pari diritti nel matrimonio, nel divorzio, nello stato giuridico... E pensare che nei secoli passati le leggi erano ben più favorevoli per noi: si sono fatte così restrittive nel periodo post-coloniale, quando la resistenza contro l'oppressione straniera si è tramutata in reazione contro le donne».

Perché mai?

«Perché il colonialismo ha lasciato un senso diffuso di insicurezza. E ci si è illusi di recuperare il controllo della situazione reprimendo, oltre alla democrazia, anche le fasce più deboli della società».

Le donne si sono arrese? 

«Per fortuna no. Fin dall'inizio del secolo scorso hanno preso a lottare per imporre un'interpretazone più completa del Corano. E ultimamente è nato un vero e proprio movimento, sempre più forte, che cerca di far acquisire una nuova coscienza. A entrambi i sessi».

Si può parlare di femminismo? 

«Sì, benché la parola sia nata in Occidente: del resto anche voi avete lottato contro la società patriarcale».

Per ora si tratta solo di un'avanguardia intellettuale? 

«No, è già un movimento ampio e articolato a due livelli: una base più liberal e una punta più radicale. Che insieme rappresentano almeno la metà della popolazione islamica femminile, con gente di tutte le estrazioni sociali. A volte chi è povero e analfabeta   è più combattivo, perché ha più bisogno che le cose cambino».

Risultati?

1-OGGI IN MAROCCO LA MOGLIE È UN PO' PIÙ UGUALE

Come sono cambiate le regole del matrimonio, antiche 1400 anni . Si chiama Moudawana, è il nuovo codice della famiglia marocchino, approvato nel 2004 da re Mohammed VI, supremo leader religioso (nella foti con la moglie Lalla Salma). Molte attiviste lo vedono come una conquista rivoluzionaria. Perché per la prima volta si è riusciti a conciliare, in un testo di legge, le istanze del femminismo e quelle del Corano. Ecco qualche esempio 

2-MATRIMONIO.

L'età legale è salita da 15 a 18 anni. E la sposa  non ha più bisogno dell'autorizzazione di un parente maschio. Non solo: i beni acquisiti durante la vita matrimoniale vanno divisi tra i due coniugi in caso di divorzio.

3-POLIGAMIA.

È ancora permessa, ma è diventato più difficile j  contrarla, perché si è fatto obbligatorio il consenso della prima   moglie e il parere di un giudice.DIVORZIO. Lo si ottiene solo andando in tribunale: non basta più  il ripudio del marito. E anche la donna, come l'uomo, ha il diritto di chiederlo. Alla madre è garantita la custodia dei figli e, anche nel caso in cui si risposi, mantiene la tutela dei minori finché raggiungono il settimo anno d'età. Così come ha diritto al domicilio coniugale.

4-GUIDE SPIRITUALI.

Il governo marocchino non si è limitato alla riforma del codice , ma ha anche istituito la figura delle murchidak donne esperte di religione in grado di aiutare fa comunità a conciliare il messaggio coranica con i cambiamenti della modernità e, quindi, anche della nuova moudawana.

(Renata Pepicela, studiosa di questioni di genere e Islam) :

«Molte riforme stanno prendendo piede in vari Paesi, E non solo a vantaggio della donna. Il nostro movimento è parte di una più vasta spinta progressista di trasformazione della società, a cui partecipano anche alcuni uomini. Maschi disposti a rimettere in discussione le interpretazioni patriarcali del Corano, in nome dei diritti umani e della democrazia».


Com'è che in Occidente se ne sa così poco? 

«Per due motivi. Primo: perché appena qualcosa cambia si scatena la reazione, il tentativo di soffocare quel vento di novità. E così si procede a singhiozzo: due passi avanti e uno indietro. Secondo: perché sono le forze oltranziste a fare notizia da voi. I terroristi non superano l'un per cento della popolazione, eppure conquistano il 90 per cento dell'attenzione dei media occidentali».

Qualche esempio di battaglia vinta al femminile? 

«Il divieto della poligamia imposto dal governo di Tunisi. Ai tempi del Profeta aveva un senso consentire più mogli: garantiva anche le donne, che non erano in grado di mantenersi da sole. Oggi chiunque può essere autonomo e così quella necessità cade».

Un esempio di battaglia in corso? 

«Lo scontro sulla testimonianza femminile in tribunale. Che secondo un'interpretazione maschilista del Corano vale inesorabilmente la metà di quella dell'uomo: ci vogliono sempre due donne per costituire una prova completa. E che invece una lettura del testo a mio avviso più corretta intende in modo ben diverso: la doppia   testimonianza è richiesta solo nelle transazioni giuridiche legate al mondo degli affari, di cui la donna del VII secolo era completamente digiuna. Non nelle questioni più prettamente femminili, come il benessere dei bambini. E allora va da sé: dacché la donna è entrata nel mondo del business è anche diventata un teste valido tanto quanto l'uomo».

Il Corano parla della donna dell'epoca di Maometto o di tutti i tempi? 

«Di entrambe. E spesso usa esempi del VII secolo per trarre conclusioni universali. La cosa difficile è saper distinguere. Prendiamo, che so, la questione del velo. Alcuni sostengono che la donna deve ancora vestirsi come nel VII secolo. Altri, come me, che il Corano si limita a sollecitare un abbigliamento improntato alla modestia, suggerendo esempi della sua epoca. Quindi il velo non ha un'investitura sacra. È un fatto culturale. E adottarlo o meno - fatto salvo un rigoroso pudore - è una decisione personale».

Fino a che punto le donne musulmane dovrebbero essere libere di fare le proprie scelte, senza i vincoli della tradizione? 

«L'obiettivo, in prospettiva, è la libertà di scegliere su ogni questione»

Insomma, donne rispettose del Corano ma in grado di prendersi le proprie responsabilità. E persino di assumere, in certe occasioni, il ruolo dell'imam... 

«Fu il Profeta in persona ad autorizzare una sua compagna, Umm Wara-qa, a guidare i fedeli, uomini e donne, nella preghiera». "


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