Corso di Religione

Politica - pag. 2
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ISLAM
Il Jihad sunnita e sciita.
I "mujahidin"

         


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Il Jihad o "guerra santa"


"al-Jihad fi sabili-llah" -
"lo sforzo sulla Via di Allah"

I musulmani usano questa parola per indicare tre tipi di combattimento:
- il combattimento interiore del credente che cerca di vivere la propria fede nel miglior modo possibile
- il combattimento per costruire una buona comunità musulmana
- il combattimento per difendere l'Islam, se necessario con la forza.


Ognuno poi dà risalto ad uno dei tre significati piuttosto che agli altri due. Il Profeta (pbuh) ha chiamato " la più grande jihad " la prima. Tornando da una battaglia infatti ebbe a dire " Abbiamo finito con la Jihad più piccola, ora incomincia quella più grande" . Molti teologi però considerano irrilevante questa testimonianza.

Essendo l'Islam una religione fondata su una rivelazione profetica ,il Paradiso, la salvezza è vista come la conclusione di un cammino nella via dei comanadamenti di Allah: è naturale che questo diventi uno sforzo, un combattimento e perfino una guerra contro tutte e forze, umane e sovraumane che lo contrastano.

L'esercizio di questo combattimento può essere visto anche come preparazione, allenamento e i 5 pilastri dell'Islam ne sono le direttrici. Ci sono però altri " esercizi di Jihad" che ogni musulmano può fare , come :
- imparare il Corano a memoria o intraprendere studi religiosi
- superare passioni come l'ira, l'odio, l'ingordigia,l'orgoglio e la malizia.
- smettere di fumare
- pulire il pavimento della moschea
- partecipare alle attività della comunità della moschea
- lavorare per la giustizia sociale
- perdonare chi ti ha ferito

Ci sono cose che certamente il Jihad non è:
- forzare le persone a convertirsi all'Islam
- conquistare altre nazioni per colonizzarle
- conquistare territori per un vantaggio economico
- fare dispute
- dimostrare la potenza di un leader


Versetti coranici sul Jihad : 2:190 - 22:39 - 4:90 - 8:61

Il JIHAD VISTO DA UN MUSULMANO ITALIANO Testo a cura di 'Ali M. Scalabrin -www.islamitalia.it

Capire bene i significati della parola "Jihad"

Quando e come si fa "Jihad"? E' obbligatorio?
Il Nobile Corano ha contenuti militari?


I versetti "incriminati".




Audhu billah min ash-shaitani rajim
(Cerco rifugio in Allah per ripudiare Satana)
Bismi Allah Ar-rahamani Ar-rahim
(Nel nome di Dio il piu' Clemente, il piu' Misericordioso)


Nota storica relativa ai versetti del Corano contestati dall'opinione pubblica occidentale.

Faccio seguito alle numerosissime richieste che ci sono arrivate sul significato della parola "Jihad", spesso travisato, trascurato o male intepretato secondo vari fini politici e/o ideologici dai mass-media e dalle istituzioni governative.Letteralmente, in lingua araba, "Jihad" significa "sforzo", "impegno", in quanto deriva dal verbo "jahada" ("sforzarsi"). E' una parola usata anche nel linguaggio comune nei paesi arabi (anche in senso prettamente non religioso).

Il "Jihad fi sabili-llah" e' lo sforzo, l'impegno sulla Via di Allah (Gloria a Lui).


Secondo "shari'a" (la legge islamica), si tratta di un obbligo della collettivita' della comunita' musulmana (nell'espressione araba di giurisprudenza islamica: "fard kifaia"): e' sufficiente che siano solo alcuni membri della comunita' a compiere "jihad".

Ma fare "jihad" non preclude assolutamente l'assolvimento degli obblighi individuali primari ("fard aina"), quali la fede, la preghiera, il digiuno di Ramadhan , l'elemosina obbligatoria ed il pellegrinaggio.

Nel mondo occidentale ci e' stato presentato questo termine secondo il significato completamente diverso e negativo di "guerra santa". Le ragioni di questa manipolazione del vero significato vanno ricercate nella storia.

Le numerose guerre di conquista territoriale dei primi califfi arabi post-islamici che arrivarono ad espandere il dominio arabo (quindi musulmano) fino alla Spagna ed il parallelo ipotetico fra queste guerre e le crociate dello Stato-Chiesa, nella contesa, fra cristiani e saraceni, della citta' benedetta di Gerusalemme hanno indotto i mass-media occidentali a tradurre il termine "jihad", molto usato dagli arabi per reclamare giustizia, con "guerra santa".

Tale interpretazione ha fatto e, tuttora, fa molto comodo all'informazione occidentale parlare di "guerra di religione", quando si parla negativamente dell'Islam, associando tale affermazione alla presunta arretratezza mentale (a sentir loro) dei paesi islamici.

Non si esclude, comunque, che possano esistere, in talune applicazioni giuridiche dell'Islam di alcuni stati, significati diversi e contorti della stessa parola "jihad", ma la ricerca e lo studio informativo sull'interpretazione della Parola di Dio(Gloria a Lui) contenuta nel Glorioso Corano e sulla vita del Profeta Muhammad ci hanno dato chiari segni inequivocabili sui reali e molteplici significati della parola "jihad". Uno di essi e' certamente quello dello "sforzo militare", inteso, pero', necessariamente e solamente in difesa della propria comunita'.

"...Combattete per la causa di Allah contro coloro che vi combattono, ma senza eccessi, che' Allah non ama coloro che eccedono. Uccideteli ovunque li incontriate, e scacciateli da dove vi hanno scacciati: la "persecuzione" (fitna) e' peggiore dell'omicidio. Ma non attaccateli vicino alla Santa Moschea fino a che essi non vi abbiamo aggredito. Se vi assalgono, uccideteli. Questa e' la ricompensa dei miscredenti...." (Corano al-Baqara 2,190-191)
"...Vi e' stato ordinato di combattere, anche se non lo gradite. Ebbene, e' possibile che abbiate avversione per qualcosa che, invece, e' un bene per voi, e puo' darsi che amiate una cosa che invece vi e' nociva...."(Corano al-Baqara 2,216)

"...(Allah e' migliore e duraturo, (...) lo avranno...) ....coloro che si difendono quando sono vittime dell'ingiustizia..."(Corano ash-Shura 42,39)
Allah, Dio Altissimo ed Unico, nel Glorioso Corano, non ammette la guerra per scopi politici, o altro che esuli dalla legittima difesa; in tutti gli altri casi viene considerato un omicidio, naturalmente, proibito, nell'Islam, come continuita' dei 10 comandamenti della Torah.

"...Oh voi che credete, non divorate vicendevolmente i vostri beni, ma commerciate con mutuo consenso, e non uccidetevi da voi stessi. Allah e' Misericordioso verso di voi....." (Corano an-Nisa'a 4,29)
"...Il credente non deve uccidere il credente, se non per errore. Chi, involontariamente, uccide un credente, affranchi uno schiavo credente e versi alla famiglia (della vittima) il prezzo del sangue, a meno che essi non vi rinunciano caritatevolmente. Se il morto, seppur credente, apparteneva a gente vostra nemica, venga affrancato uno schiavo credente. Se apparteneva a gente con la quale avete stipulato un patto, venga versato il prezzo del sangue alla sua famiglia e si affranchi uno schiavo credente. E chi non ne ha i mezzi, digiuni due mesi consecutivi per dimostrare il pentimento verso Allah. Chi uccide intenzionalmente un credente, avra' il compenso dell'Inferno, dove rimarra' in perpetuo. Su di lui la collera e la maledizione di Allah e gli sara' preparato atroce castigo...." (Corano an-Nisa'a 4,92-93)
"...La sua passione lo spinse ad uccidere il fratello (Caino e Abele). Lo uccise e divenne uno di coloro che si sono perduti. Poi Allah gli invio' un corvo che si mise a scavare la terra per mostrargli come nascondere il cadavere di suo fratello. Disse: -Guai a me! Sono incapace di essere come questo corvo, si' da nascondere la spoglia di mio fratello?- E cosi' fu uno di quelli afflitti dai rimorsi. Per questo abbiamo prescritto ai Figli di Israele che chiunque uccida un uomo che non abbia ucciso a sua volta o che non abbia sparso la corruzione sulla terra, sara' come se avesse ucciso l'umanita' intera. E chi ne abbia salvato uno, sara' come se avesse salvato tutta l'umanita'. I nostri Messaggeri sono venuti con le prove! Eppure molti di loro commisero eccessi sulla terra...." (Corano al-Ma'ida 5,30-32)
"....E non uccidete senza valida ragione, contro coloro che Allah vi ha proibito di uccidere. Se quanlcuno viene ucciso ingiustamente, diamo autorita' al suo rappresentante; che questi, pero', non commetta eccessi (nell'uccisione) e sara' assistito..."(Corano al-Isra 17,33)
"...Tre qualita' costituiscono il contrassegno di una fede sincera, e chi le acquisisce puo' davvero gustare il soave sapore della fede. Queste qualita' sono:
- amare Allah (Dio) ed il Suo Messaggero al di sopra di tutto il resto;
- amare gli altri uomini per la sola Causa di Allah;
- provare ripugnanza e ribrezzo per il ritorno alla miscredenza quanto per l'essere gettati nel fuoco...."

"....A chi crede in Allah e nel Giorno del Giudizio e' vietato procurare alcun male al proprio prossimo; gli e', invece, fatto obbligo di essere gentile, specialmente con gli stranieri e di dire la verita' ed astenersi dalla menzogna...." (Hadith Profeta Muhammad)
Non si tratta, quindi, di "guerra di religione" per la conquista e la conversione del mondo intero.

L'Islam va oltre il concetto occidentale attuale di "religione", in quanto, il cristianesimo era legge, ora non lo e' piu' e resta sempre molto isolato rispetto la giurisprudenza dei paesi occidentali, mentre l'Islam e' si' legge, ma e' anche stile di vita sociale, di comportamento ed e' questo il senso completo dei religione nell'Islam: tutto e' religione, e, nella vita di un musulmano prima di tutto c'e' sempre Dio Altissimo.

Il popolo palestinese, (per esempio) all'ingiustizia ebraica ha assunto un carattere religioso, come e' normale che sia per un popolo arabo di fede musulmana (per il principio: tutto e' religione), ma che di "guerra di religione", (come gli occidentali la concepiscono) effettivamente non ha nulla a che fare, perche' si tratta solo di conquistare degli umani diritti sempre violati dal governo israeliano.

Ma cio' non deve essere concepito dagli occidentali come un'arretratezza della civilta' musulmana, parlando diffusamente ed erroneamente di "guerra di religione", perche' il concetto di "religione" e' concepito oggi diversamente fra Islam e cristianesimo.

La guerra, quindi, e' ammessa solo come conseguenza alla difesa, a seguito di un'aggressione e limitatamente alla riappropriazione da parte della comunita' dei diritti lesi durante l'attacco.

L'espressione "guerra santa" intesa dal mondo occidentale come "guerra di religione" per la conquista e la conversione all'Islam e l'eliminazione degli "infedeli" non trova corrispondenza nel volere di Dio nel Sacro Corano, infatti la guerra e' considerata solo per motivi difensivi.

Dio Altissimo non ama, di certo, ne' le guerre, ne' gli eccessi nella legittima difesa.
Non si puo' parlare di "jihad" o di "guerra santa" riferendosi a paesi musulmani senza conoscere l'Islam.

Solo se si concepisce l'Islam come realmente deve essere concepito, (non nel senso occidentale odierno di "religione", ma nel senso islamico piu' ampio e completo di "stile di vita"), allora si puo' parlare tranquillamente di "Jihad" in termini sicuramente positivi, perche' il "jihad", inteso come sopra, e' essenzialmente positivo e si puo' anche parlare di guerra (inevitabile, a volte) "halal", (lecita agli occhi di Dio(Gloria a Lui)), solo se condotta entro le limitazioni previste nel Glorioso Corano, ma che non ha nulla a che vedere con il concetto occidentale di "guerra santa".

"....Ho chiesto al Messaggero di Allah: -Oh Messaggero di Allah, Qual'e' il miglior atto?- Egli ha risposto: -Offrire la preghiera all'inizio dei loro tempi stabiliti- Ho chiesto: -Qual'e' il prossimo atto di bonta'?- Egli ha risposto: -Essere buoni ed obbedienti con i propri genitori- Nuovamente ho chiesto: -Qual'e' il prossimo atto di bonta'?- Egli ha risposto: -Partecipare al jihad nella Causa di Allah- Io non gli ho chiesto nient'altro e se gli avessi chiesto di piu', egli mi avrebbe detto di piu'...."(Hadith Bukhari vol.4 n.41 raccontato da 'Abdullah bin Mas'ud)
Come va condotta la difesa

Disse il Profeta Muhammad:
"...-Non uccidete i vecchi, i bambini, i neonati e le donne-.."
"..--I credenti sono (e devono esssere) i piu' umani anche negli scontri piu' crudeli-.."

C'e' anche un'interessante interpretazione su un hadith (discorso) del Profeta, il quale vieta completamente l'uso del fuoco come arma contro le genti, secondo cui, riportato ai giorni nostri, ogni arma da fuoco sarebbe proibita nell'Islam. Cio' probabilmente e' vero, ma basare oggi un sistema difensivo senza armi da fuoco, contro dei nemici che sicuramente le usano e' praticamente impossibile.

Sono quindi permessi estremi rimedi nel tentativo di salvarsi la vita, bene estremamente prezioso che Dio ci ha donato.

"...-Combatteteli finche' non ci sia piu' presecuzione e il culto sia (reso solo) ad Allah. Se desistono non ci sia ostilita' a parte contro coloro che prevaricano..."(Corano al-Baqara 2,193)
Questo versetto e' uno dei molti "incriminati" dalla generale opinione pubblica occidentale negativa dell'Islam.

Bisogna, innanzi tutto, non limitarsi a leggere solo alcuni versetti, ma leggere tutto il contesto nel quale Dio Misericordioso ci sta facendo luce nel Glorioso Corano, anche nella Bibbia non si puo' leggere solo alcuni versetti, poi bisogna sapere quando e' stato rivelato tale versetto, temporalmente parlando.

Il Corano e' stato rivelato nell'arco di 27 anni, tramite successive rivelazioni parziali di versetti, l'ordine numerale con cui troviamo oggi le 114 surat (sure) non e' l'ordine temporale di rivelazione, inoltre il Corano non puo' esser intepretato se non si conosce la Sunna (i racconti di vita del Profeta) e la storia delle vicende legate ai primi musulmani della penisola arabica.

Ritornando al versetto, dobbiamo dire che dopo le prime battaglie della piccola (allora) comunita' di Muhammad per la cessazione della "fitna" (perseuzione/oppressione) prepetrata dagli arabi pre-islamici, Allah(Gloria a Lui) fissa nel Sacro Corano le norme sul trattamento dei prigionieri e sulla convivenza con genti di altri fedi nel caso di vittoria della comunita' musulmana e di istituzione del regime islamico nello stato conquistato.

La condizione dei cittadini non musulmani ("Genti del Libro" - ebrei o cristiani), in uno stato retto da un governo musulmano, e' quella di "dhimmy" ("protetti"): sono esentati dal pagamento della "zakat" (elemosina obbligatoria da dare ai poveri), e sono soggetti solo al pagamento della "jizya" (l'imposta di protezione), e possono partecipare ad ogni tipo di attivita' sociale dello stato.

"....Nel Giorno della Resurrezione, io stesso (Allah) saro' nemico di chi ha dato fastidio ad un protetto..."(Hadith dell'Inviato di Allah)
I "mujahidin"
Coloro che partecipano alla lotta sulla Via di Allah sono chiamati "mujahidin": in vita hanno un'ottima considerazione e vengono spesso presi come esempio, nell'altra vita saranno tra i piu' vicini al Signore. E non possono essere considerati "morti", quando vengono uccisi in battaglia:

"...E non dite che sono morti coloro che sono stati uccisi sulla via di Allah, che', invece, sono vivi e non ve ne accorgerete..." (Corano al-Baqara 2,154)

"...Non considerate morti quelli che sono stati uccisi sul Sentiero di Allah. Sono vivi invece e ben provvisti dal loro Signore, lieti di quello che Allah, per Sua Grazie, concede...."(Corano al-'Imran 3,169-170)

Naturalmente, solo coloro che si sono opposti con dignita' ad attacchi ingiusti e sono stati uccisi, coloro che sono morti in combattimento o dando la loro vita per colpire i loro persecutori, per sola legittima difesa e senza eccedere vengono considerati "martiri" nell'Islam e possono vivere come cita il Corano.

E' logico ritenere che tale azione di "ribellione" alla persecuzione deve essere "halal", "lecita" agli occhi di Dio Misericordioso, altrimenti se la persona che compie tale azione sa che cio' che sta facendo e' "haram" (proibito), (per esempio: va a colpire gente inerme, innocente, vecchi, donne, bambini, oppure la "persecuzione" non era reale"), Dio Altissimo vede ogni cosa e punisce nell'al-di-la' coloro che sanno e continuano a preseguire atti haram.

Se, invece, la persona che compie tale atto non sa (per ignoranza sincera) che tale azione e' "haram" e la fa comunque, non vi e' peccato davanti a Dio Altissimo, purche' si penta e si corregga di cio' che ha fatto (Corano al-An'am 6,54). L'Inviato di Allah disse:

"...Chi combatte per la Causa di Allah, e Allah bene conosce colui che lo fa solo per Lui, e' paragonabile a chi digiuna e prega in continuazione; Allah garantisce il Paradiso al mujahid che incontra la morte. Se ritorna dal jihad sano e salvo gli concede bottino e ricompensa...."

L'Islam proibisce l'attacco di civili innocenti

"...Combattete per la Causa di Allah contro coloro che vi combattono, ma senza eccessi, che' Allah non ama coloro che eccedono..."(Corano al-Baqara 2,190)

"...Per questo abbiamo prescritto ai Figli di Israele che chiunque uccida un uomo che non abbia ucciso a sua volta o che non abbia sparso la corruzione sulla terra, sarà come se avesse ucciso l'umanità intera. E chi ne abbia salvato uno, sarà come se avesse salvato tutta l'umanità. I Nostri Messaggeri sono venuti a loro con le prove! Eppure molti di loro commisero eccessi sulla terra...."(Corano al-Ma'ida 5,32)

"....(...) E non vi spinga all'aggressione alla trasgressione l'odio per quelli che vi hanno schacciati dalla Sacra Moschea. Aiutatevi l'un l'altro in carità e pietà e non sostenendovi nel peccato e nella trasgressione. Temete Allah è severo nel castigo..."(Corano al Ma'ida 5,2)

"....Non uccidete nessuno di coloro che Allah ha reso sacri...." (Corano Al-An'am 6,151)
..."  


Il jihad "ala nafs". Il jihad su se' stesso .Testo, Computer grafica e HTML by: © 1999 - 2000 Ali' Matteo Scalabrin (info@islamitalia.it) © 1999 - 2000 Rachida Razzouk

Oltre a questo "convenzionale" significato di "jihad fi sabili-llah", ne esiste un altro ben piu' generico ed importante, chiamato "jihad 'ala nafs" ("jihad su se' stesso").

Il "jihad 'ala nafs" e' la lotta morale individuale per il bene, verso il compiacimento di Allah, e' l'obbligo individuale (questa volta) verso l'assolvimento del dovere morale religioso e dell'applicazione dell'esempio di vita del Profeta .

Qualsiasi atto (la parola, gli scritti, il comportamento con gli altri) che tenda al raggiungimento del volonta' di Allah, all'istituzione del bene, del rispetto, della giustizia, della tolleranza, di amare gli altri come se' stessi, dei comandamenti, tutto questo e' jihad.

Ogni comportamento nella vita sociale, nel rapporto con gli altri (musulmani e non) che va al-di-la' dell'ordinarieta' della vita comune e dell'esecuzione degli obblighi religiosi, rappresenta "lo sforzo sulla Via di Allah".

Jihad e' anche parlare di Islam per farlo conoscere ai non-musulmani. E' questo il significato originario del concetto "jihad", sancito sin dalle prime rivelazioni (Corano al-Furqan 25, 52), (Corano al-'Ankabut 29, 4-5), poi il concetto si e' esteso anche a livello militare quando la comunita' musulmana originaria di Muhammad venne attaccata dai politeisti e dagli ebrei meccani, in seguito al seguente versetto, dopo ben 15 anni dalla prima Rivelazione:

"...A coloro che sono stati aggrediti e' data l'autorizzazione (di difendersi), perche' certamente sono stati oppressi e, in verita' Allah ha la potenza di soccorrerli; a coloro che, senza colpa, sono stati cacciati dalle loro case, solo perche' dicevano: -Allah e' il nostro Signore-.

Se Allah non respingesse gli uni per mezzo degli altri, sarebbe ora distrutti monasteri e chiese, sinagoghe e moschee nei quali il nomedi Allah e' spesso menzionato. Allah verra' in aiuto di coloro che sostengono (la Sua religione). In verita' Allah e' forte e possente....."(Corano al-Hajj 22, 39-40)

"....Se non vi lancerete nella lotta, (Allah) vi castighera' con doloro castigo e vi sostituira' con un altro popolo, mentre voi non potrete nuocerGli in nessun modo. Allah e' Onnipotente...." (Corano at-Tawba 9, 39)

Il Jihad, come ribadisce questo versetto e' un obbligo eseguirlo, ma va ponderato in base ai limiti ed alle condizioni dettate nel Corano stesso.L'Islam, inoltre tiene fede alla continuita' del messaggio di Dio Altissimo agli uomini sin dal Profeta Adamo, infatti, l'Islam inizia con Adamo, non con Muhammad, come ritengono alcuni occidentali.

L'Islam considera tutti i profeti Adamo, .... Abramo, Ismaele, Isacco, Giacobbe, Giuseppe....David, Saul, ....Gesu', fino all'ultimo Muhammad(Pace su tutti loro).

Ogni musulmano considera, quindi, che il jihad sia un obbligo, limitatamente sempre alle disposizioni sancite nel Corano, di tutta l'umanita', quindi, anche per i cristiani.

Dio Altissimo condanna sia chi puo' fare jihad e rifiuta di farlo, sia chi eccede, non sa perdonare e compie atti haram ( proibiti da Allah ) . Ma vediamo nel dettaglio cio' che Dio Altissimo ha scritto nel Sacro Corano per capire meglio cosa impone Dio all'uomo:

"...Quando i Miei servi ti chiedono di Me, ebbene Io sono vicino! Rispondo all'appello di chi Mi chiama, quando MI invoca. Procurino quindi di rispondere al Mio richiamo e credano in Me, si' che possano essere ben guidati...." (Corano al-Baqara 2, 186)
Come si fa Jihad?
Quanto alle modalita' con cui va condotta il jihad:

".....La carita' non consiste nel volgere i volti verso l'Oriente e l'Occidente, ma nel credere in Allah e nell'Ultimo Giorno, negli Angeli, nel Libro e nei Profeti e nel dare, dei propri beni, per amore suo, ai parenti, agli orfani, ai poveri, ai viandanti diseredati, ai mendicanti e per liberare gli schiavi; assolvere l'orazione e pagare la decima. Coloro che mantengono fede agli impegni presi, coloro che sono pazienti nelle avversita' e nelle ristrettezze, e nella guerra, ecco coloro che sono veritieri, ecco i timorati....."(Corano al-Baqara 2, 177)
"...Coloro che evitano i peccati piu' gravi e le turipitudini e che perdonano quando si adirano coloro che rispondono al loro Signore , assolvono all'orazione, si consultano vicendevolmente su quel che li concerne e sono generosi di cio' che Noi abbiamo concesso loro, coloro che si difendono quando sono vittime dell'ingiustizia. La sanzione di un torto e' un male corrispondente (legge del contrappasso), ma chi perdona e si riconcilia, avra' in Allah il suo compenso. In verita' Egli non ama gli ingiusti. Chi si difende per aver subito un torto non incorre in nessuna sanzione
Non c'e' sanzione se non contro coloro che sono ingiusti con gli uomini e, senza ragione, spargono la corruzione sulla terra; essi avranno doloroso castigo. Quanto invece, a chi e' paziente e indulgente, questa e' davvero la miglior disposizione...." (Corano ash-Shura 42, 37-43)

In questi versetti e' contenuta l'essenza del Jihad e fa capire bene che nell'Islam, come nel cristianesimo esiste il perdono, la riconciliazione (Gv., 18, 12) (Mc.11, 15), la pazienza nelle avversita', ma esiste anche il valore di opporsi con dignita' agli attacchi ingiusti.

Nel Sacro Corano troviamo che il jihad e' stato ordinato ai Figli di Israele:

"....Non hai visto i notabili dei Figli di Israele, quando, dopo Mose' dissero al loro Profeta: Suscita tra noi un re, affinche' possiamo combattere sul sentiero di Allah , disse: E se non combatterete quando vi sara' ordinato di farlo?- Dissero: Come potremmo non combattere sulla Via di Allah, quando ci hanno schiacciato dalle nostre case, noi ed i nostri figli?- Ma quando fu loro ordinato di combattere, tutti voltarono le spalle, tranne un piccolo gruppo. Allah ben conosce gli iniqui...."(Corano al-Baqara 2, 246)
Il Sacro Corano e' descrittivo sia per il perdono che per il jihad, spiegando bene che il jihad e' solo difensivo, ma per aprrofondire meglio, dobbiamo ricorrere alla Sunna, ai ricordi della vita del Profeta Muhammad.

Le cose che il musulmano non perdona
Secondo un hadith (discorso) dell'Inviato di Allah, ci sono tre cose che sono sacre al musulmano e che autorizzano la sua reazione contro chiunque le offenda:
- il "sangue" (per "sangue" si intende l'integrita' fisica dell'uomo nel suo complesso), -l'onore (la sua rispettabilita' e quella della sua famiglia),
- i beni (cio' che si possiede onestamente, "halal").
In tutti gli altri casi si deve perdonare.

E' obbligatorio, comunque, nell'Islam, come fece sempre il Profeta Muhammad, venire sempre prima, per evitare una guerra a trattative diplomatiche fra i paesi in combutta.

Il presunto "carattere militare" del Corano
Ci sono alcuni versetti che meritano di esser citati e studiati a fondo per evitare, come troppo spesso accade, errate e incriminanti intepretazioni sull'Islam.

"....(E ricordate) quando Allah vi promise che una delle due schiere (sarebbe stata) in vostro potere; avreste volute che fosse quella disarmata! Invece Allah voleva che si dimostrasse la verita' (delle Sue Parole) e (voleva) sbaragliare i miscredenti fino all'ultimo...."(Corano al-'Anfal 8, 7)
Questa sura (capitolo) fu rivelata in parte prima, durante e appena dopo la famosa battaglia di Badr, che segno' la svolta decisiva della comunita' proto-islamica.

I miscredenti (teniamo presente che il termine "miscredenti e' una traduzione alquanto "generica" di molti termini arabi, quali ad esempio: "munafiqun", tradotto anche con "ipocriti" indirizzando tale aggettivo verso gli arabi meccani, politeisti, traditori "musulmani" ed ebrei, e qurayshiti, che minacciavano continuamente la neo-comunita' islamica), avevano l'intenzione di distruggere la citta neo-islamica di Yahtrib (Medina), dopo che i musulmani nel 623 d.C. avevano deliberato la neo-costituzione islamica di Medina.

Le proprieta' ed i beni degli emigrati meccani trasferitisi a Medina con il Profeta furono confiscate dagli uomini di quraysh che si opponevano all'Islam.

Allah Misericordioso diede l'autorizzazione alla comunita' islamica di difendersi dagli attacchi ingiusti(Corano al-Hajj 22, 39-40); iniziarono cosi' i primi attacchi per riprendersi i propri diritti negati e derisi dai miscredenti di Mecca, che costrinsero il Profeta ed i suoi seguaci ad emigrare a Yahtrib.

Prima della svolta decisiva che segno' l'inzio delle battaglie, il Profeta e' sempre stato invitato da Allah a pazientare ed a lasciar perdere gli insulti e le persecuzioni condotte dai Quraysh (ma non solo) contro i musulmani, costringedo gruppi di quest'ultimi ad emigrare in Abissinia (615 d.C.).

Nonostante gli attacchi di Abu Jahl, Abu Lahab e 'Umar ibn Khattab, Allah disse al Suo Inviato:

".....Sopporta con pazienza quello che dicono e allontanati dignitosamente. LasciaMi con coloro che tacciano di menzogna, che vivono nell'agiatezza e concedi loro un po' di tempo....."(Corano al-Muzzammil 73, 10-11)
Successivamente alla Rivelazione (Corano al-Hajj 22, 39-40), che autorizzava la comunita' medinese a reagire, il primo scontro fra i medinesi (musulmani) ed i Quraysh (pagani) fu un agguato sulla strada da Ta'if a Mecca, presso Nakhla, dove fu attaccato con successo una carovana di mercanti meccani fra cui vi erano fra i piu' importanti persecutori dei musulmani.

In seguito, il Profeta attacco' un'altra carovana meccana di ritorno dalla Siria, ma fu un fallimento, a causa di alcuni "ipocriti" che avvisarono per tempo il nemico.
A quel punto, in seguito ad una riunione con la comunita', Muhammad decise di combattere, con la promessa di ottenere da Allah una delle due "prede": la carovana o l'esercito meccano.

Qui troviamo un paio di versetti "incriminati" dall'opinione pubblica occidentale:

"....E quando ispiro' agli Angeli: -Invero, sono con voi; rafforzate coloro che credono. Gettero' il terrore nel cuore dei miscredenti: colpiteli tra capo e collo, colpiteli su tutte le falangi! E cio' avvenne perche' si erano separti da Allah e dal Suo Messaggero.- Allah e' severo nel castigo con chi si separa da Lui e dal Suo Messaggero....! Assaggiate questo! I miscredenti avranno il castigo del Fuoco!O voi che credete, quando incontrerete i miscredenti in ordine di battaglia, non volgete loro le spalle.....(Corano al-'Anfal 8, 12-15)

Questi versetti non possono esser citati indiscriminatamente se sono preceduti dalla conoscenza del precedente contesto storico nel quale tali versetti sono stati rivelati.
Nonostante il Corano rivelato a Muhammad abbia a livello legislativo, sociale, religioso un carattere universale, molti dei versetti contenuti si riferiscono alla varie battaglie e vicende strettamente legate al contesto storico dell'epoca. Il contenuto di questa rivelazione deve essere inteso inerente necessariamente solo alla battaglia di Badr (624 d.C), nella quale intervenirono anche gli Angeli ad aiutare i 314 musulmani contro gli oltre mille pagani.

"....Oh Profeta, incita i credenti alla lotta. Venti di voi, pazienti ne domineranno duecento e cento di voi avranno il sopravvento su mille miscredenti. Che in verita', e' gente che nulla comprende...."(Corano al-'Anfal 8, 65)
Il versetto precedente e' stato abrogato da Allah con il seguente rivelato molto tempo piu' tardi:

"...Ora Allah vi ha alleggerito (l'ordine), Egli conosce l'inadeguatezza che e' in voi. Cento di voi perseveranti, ne domineranno duecento; e, se sono mille, con il permesso di Allah, avranno il sopravvento su duemila. Allah e' con coloro che perseverano...."
Nel precedente versetto (65) veniva impartito ai credenti l'ordine di combattere nella (s)proporzione (massima) di uno contro dieci, in questo versetto l'obbligo viene ridotto a uno contro due, abrogando cosi' (8, 65).

Questo versetto pone un limite piu' ragionevole ed umano al confronto sempre e solo in battaglia, togliendo ad esempio l'intervento degli Angeli nelle battaglia di Badr nel conflitto.

Il termine "miscredenti" a cui si riferiche Allah Altissimo sta sempre a indicare coloro che hanno sopraffatto e oppresso la comunita' musulmana di Muhammad durante il Suo mandato e si riferisce al contesto storico di guerra precedentemente accennato.

Non si possono prendere indiscriminatamente questi versetti e citarli come globale e generico pensiero dell'Islam nei confronti delle genti di altre fedi, perche' si riferiscono specificatamente agli incitamenti durante le battaglie per la riappropriazione dei diritti lesi della comunita' neo-musulmana ai tempi del Profeta.
"....Disapprovazione (bara'a) da parte di Allah e del Suo Messaggero, nei confronti dei politeisti con i quali concludeste un patto. Per quattro mesi potrete liberamente viaggiare sulla terra e sappiate che non potrete ridurre Allah all'impotenza. Allah svergogna i miscredenti. Ecco, da parte di Allah e del Suo Messaggero, un proclama alle genti nel giorno del Pellegrinaggio: -Allah e il Suo Messaggero disconoscono i politeisti. Se vi pentite sara' meglio per voi; se, invece, volgerete le spalle, sappiate che non potrete ridurre Allah all'impotenza. Annuncia a coloro che non credono un dolorso castigo. Fanno eccezione quei politeisti con i quali concludeste un patto, che non lo violarono in nulla e non aiutarono nessuno contro di voi: rispettate il patto fino alla sua scadenza. Allah ama coloro che (lo) temono. Quando poi siano trascorsi i mesi sacri, uccidete questi associatori ovunque li incontriate, catturateli, assediateli e tendete loro agguati. Se poi si pentono e eseguono l'orazione e pagano la decima, lasciateli andare per la loro strada. Allah e' Perdonatore e Misericordioso. E se qualche associatore ti chiede asilo, concediglielo affinche' possa ascoltare la parola di Allah e poi rimandalo in sicurezza. Cio' in quanto, e' gente che non conosce....."(Corano at-Tawba 9, 1-6)
Molti occidentali ignorantemente citano solo il penultimo versetto (9, 5) nel quale si afferma di uccidere gli associatori, mentre bisogna sempre considerare tutto il contesto storico in cui si colloca.

Anche questi versetti si riferiscono ad alcuni episodi specifici della vita del Profeta.
Questa sura e' la penultima rivelata ed in particolare la suddetta parte fu rivelata durante la festa del sacrificio che si celebra durante al-Hajj (il Pellegrinaggio) del 631 d.C.

La guerra contro i politeisti era ormai aperta, dopo tutta una serie di tradimenti condotti dagli associatori che inizialmente facevano o finta di convertirsi, oppure giuravano di collaborare in patti sanciti con la comunita' musulmana, poi rivelvano informazioni preziose ai nemici e uccidevano musulmani a tradimento.

Allah stipulo' un vero e proprio ultimatum di 4 mesi di tempo per girare liberamente in territorio musulmano, dopodiche' quelli che si convertivano restavano, il resto doveva andare, altrimenti veniva ucciso.

Venivano pero' fatte eccezioni con i politeisti che avevano sinceramente stipulato un patto (un accordo di convivenza) con i musulmani e per quelli che chiedevano asilo, al fine di fargli capire la parola di Allah.

In un altro versetto rivelato sempre in questo periodo, vieta ai politeisti di avvicinarsi alla "Santa Moschea", la Ka'ba, il luogo sacro a Mecca(Corano at-Tawba 9, 28).

In (Corano at-Tawba 9, 30) viene usato il termine "fuorviati" per indicare la Gente del Libro, (giudei e cristiani), in merito alle ben note espressioni sulla "paternita'" di Dio .

Questo termine sta ad indicare il fatto che gli ebrei, ma maggiormente i cristiani furono "fuorviati", "deviati", "ingannati" e separati dal messaggio reale dato da Cristo, da parte dei seguaci del falso messaggio di San Paolo, precursore della Chiesa e dalle "autorita' " ecclesiastiche che hanno decretato che "il Messiah e' figlio di Dio". Allah(Gloria a Lui) dice, infatti, nel Corano:
"( i cristiani) Ripetono le parole di quanti gia' prima di loro ( s.Paolo) furono miscredenti".

Il versetto (Corano at-Tawba 9, 39) fa parte della rivelazione (Corano at-Tawba 9, 38-49) che si riferisce alla campagna che il Profeta inizio' che fronteggiare un possibile attacco da parte dei Bizantini .(631 d.C.).

I Bizantini, infatti, sconfissero i persiani, occupando l'Egitto e la Siria ed ora, le loro truppe guardavano a sud verso la penisola arabica. La disfatta del Regno di Persia fu anche predetta da una piu' antica rivelazione (Corano al-'Ankabut 30, 2-7).

Era un momento critico per la comunita' islamica, era la fine dell'estate, a Medina faceva un gran caldo, la citta' era ridotta allo stremo da una carestia, in seguito alle prime battaglie, la gente era stanca ed alcuni personaggi come 'Abd Allah ibn Ubay disertarono.

In questo clima di tensione, appunto, scesero da Allah i versetti (Corano at-Tawba 9, 38-49) nei quali vi si trova l'incitamento a stare sempre in guardia a non mollare ed a continuare nel jihad, ribadendo l'obbligatorieta' di questo precetto. La comunita' medinese, certo, non poteva in quel momento, dopo aver conquistato una certa autonomia locale, cedere ad un eventuale attacco del forte esercito bizantino.

Allah sapeva benissimo che i bizantini non avevano intenzione di attaccare l'Arabia, infatti alla fonte d'acqua di Tabuk fece ripiegare l'armata musulmana, ma probabilmente, fu una prova da parte dell'Altissimo per verificare la pronta risposta dei fedeli.

Fu questo un momento chiave della storia dell'Islam, non vi e' alcun motivo storico per cui l'Impero Bizantino non conquisto' mai l'Arabia, certo e' che il Regno di Persia fu distrutto per volere di Allah.

In merito al concetto (applicabile oggi) del termine "miscredenti", si legga il seguente versetto:

"....Vi sono vietati gli animali morti, il sangue, la carne di porco e cio' su cui sia stato invocato altro nome che quello di Allah, l'animale soffocato, quello ucciso a bastonate, quello morto per una caduta, incornato, o quello che sia stato sbaranato da una belva feroce, a meno che non l'abbiate sgozzato (prima della morte) e quello che sia stato immolato su altari (idolatrici) e anche (vi e' stato vietato) tirare a sorte con le freccette. Tutto cio' e' iniquo. Oggi i miscredenti non sperano piu' di allontanarvi dalla vostra religione: non temeteli dunque, ma temete Me...."(Corano al-Ma'ida 5, 3 - 632 d.C.)

Per gli sciiti il jihad militare è uscito dalla storia per ritornarvi solo alla fine. E tuttavia per tutti gli uomini è una battaglia già cominciata, ma qualcuno vuole anticipare lo scontro finale source : https://www.oasiscenter.eu11/02/2019 15:03:25

La nozione di “guerra santa” (jihâd) ha svolto un ruolo determinante nel destino universale dell’Islam.

Il profeta Muhammad fu il primo a combattere per imporre quella che considerava la verità a lui rivelata: prima con la parola, alla Mecca, poi, dopo l’esilio a Medina (hijra), con la forza delle armi. È durante il secondo periodo della sua predicazione che il termine jihad, che inizialmente indicava lo sforzo morale e fisico, acquisì il senso di “guerra santa”.

Nonostante il jihad non faccia parte dei cinque pilastri dell’Islam, “combattere con la propria persona e i propri beni sulla via di Dio” è un dovere religioso per tutta la comunità islamica. Questo imperativo è subordinato a un obiettivo bellico e alla possibilità di vittoria.  Il primo scopo del jihad infatti non era la conversione di tutti, bensì la sottomissione all’ordine islamico.

Quanto al sostegno di Dio, esso è promesso nei versetti 22,39-40:
È dato permesso di combattere a coloro che combattono perché son stati oggetto di tirannia: Dio, certo, è ben possente a soccorrerli. […] Iddio soccorrerà per certo chi soccorre lui

L’islamistica occidentale ha generalmente ripreso dalla tradizione maggioritaria sunnita la nozione di una “guerra santa” condotta da Muhammad e dai musulmani dopo di lui per il trionfo temporale della loro religione.

Il jihad secondo i musulmani sciiti
Questa rappresentazione unitaria ignora tuttavia le posizioni della principale minoranza dell’Islam, gli sciiti. Lungi dall’essere scismatici tardivi, i “partigiani” (shî‘a) di ‘Alî b. Abî Tâlib – cugino del Profeta e primo uomo ad aver creduto alla sua predicazione, sposo della figlia Fatima e padre della sua sola discendenza maschile – costituiscono storicamente il primo gruppo politico-religioso dell’Islam. Solo in seguito il partito maggioritario prenderà il nome di ahl al-sunna e li definirà eretici.

Gli sciiti imamiti o duodecimani, maggioranza della minoranza sciita, considerano ‘Alî e undici uomini della sua discendenza come uniche guide o imam legittimi della comunità dopo il Profeta, in virtù dell’infallibilità (‘isma) che Dio avrebbe loro concesso. Se gli sciiti sono diventati minoritari è perché sono usciti perdenti nel contesto delle violenze politiche che segnarono gli albori dell’Islam. La loro sconfitta e la vittoria di quanti avrebbero costituito la maggioranza sunnita determinò la costruzione storica della loro religione.


  Tra sacralizzazione e secolarizzazione
Che cos’è dunque la “guerra santa” per quei vinti della storia che sono gli sciiti? Quale posto occupano nella loro visione del jihad i credenti delle altre religioni e gli adepti dell’Islam maggioritario?

Per comprenderlo occorre innanzitutto tornare alla storia degli imam[1] secondo le più antiche raccolte di tradizioni o hadîth che sono loro attribuite[2] , e tenendo conto delle evoluzioni giuridiche e ideologiche che la nozione di jihad conobbe in seguito all’occultamento del dodicesimo imam. Emergerà allora che questa nozione conobbe nell’Islam sciita imamita un duplice movimento d’interiorizzazione e d’esteriorizzazione, di sacralizzazione e di secolarizzazione, dall’esito ancora imprevedibile.


  La storia delle origini dell’Islam s’è aggrovigliata una prima volta all’indomani stesso della morte del suo profeta.

Si afferma comunemente, seguendo le fonti sunnite, che Muhammad non abbia lasciato alcuna istruzione in merito sulla sua successione alla guida della comunità e che la designazione di Abû Bakr come califfo sia avvenuta per consenso. Le fonti sciite più antiche, oggi prese in considerazione dalla storia critica, narrano invece un’altra versione dei fatti.

Esse affermano innanzitutto che ‘Alî b. Abî Tâlib fu espressamente designato dal Profeta come suo legittimo successore e testimoniano come nelle ore successive alla morte del Profeta, mentre ‘Alî era impegnato a lavarne il corpo, i compagni storici si siano riuniti in segreto per designare califfo uno di loro, attuando non solo un “colpo di stato” nel senso moderno del termine ma, dal punto di vista religioso di ‘Alî e dei suoi seguaci, un tradimento del Profeta e della Volontà divina. Fatima, figlia del Profeta e sposa di ‘Alî, fu privata dell’eredità, oggetto di molestie e violenze. Fu solo alla morte di quest’ultima, qualche mese dopo, che ‘Alî si rassegnò a giurare fedeltà al successore del Profeta.


  I primi due califfi Abû Bakr e ‘Umar furono gli artefici delle guerre di conquista (futûhât) che portarono alla costituzione di un vero e proprio impero; un jihad espansionista dal quale ‘Alî si astenne. Quando quest’ultimo fu infine designato califfo nel 35/656, in seguito all’assassinio del terzo califfo ‘Uthmân, vide da subito contestata la sua legittimità. La risoluta opposizione del governatore della Siria Mu‘âwiya, futuro fondatore della dinastia omayyade, condusse alla sanguinosa battaglia di Siffîn (37/657). ‘Alî accettò un arbitrato che sfociò in un apparente statu quo e nel suo fallimento politico. ‘Alî finì assassinato nel 40/661 da uno dei suoi ex-seguaci.

  Le fonti sciite attestano che a Siffîn ‘Alî chiamò al jihad contro i suoi avversari. Per la prima volta il detentore del titolo di “comandante dei credenti” (amîr al-mu’minîn) esortava a intraprendere la “guerra santa” contro degli altri musulmani. ‘Alî considerava probabilmente Mu‘âwiya e i suoi come degli “ipocriti” (munâfiqûn) e riteneva suo compito combatterli come Muhammad aveva combattuto i miscredenti (kuffâr), secondo l’interpretazione sciita dei versetti coranici 9,73 e 66,9: «O Profeta! Combatti i miscredenti e gli ipocriti». Ma colui che si era distinto nei combattimenti a fianco del Profeta, da califfo non riuscì a mobilitare i musulmani. Questo fallimento, riconosciuto dallo stesso ‘Alî, non è mai stato negato dagli sciiti.

  Imam non invincibili ma puri
Da quel momento la figura della “guida divina” rappresentata dall’Imam non poteva che porsi in contrasto con la rappresentazione trionfalista del Profeta corrente nella storiografia sunnita. Per gli sciiti infatti l’infallibilità conferita da Dio ai loro imam non corrisponde all’invincibilità politica e militare, ma a una purezza morale e a una scienza perfetta, compatibili con il fallimento temporale.

Più decisivo ancora per la coscienza sciita fu il dramma di Kerbala (Karbalâ’, 61/680). Mentre il secondo imam al-Hasan, figlio primogenito di ‘Alî , aveva adottato una posizione conciliante nei confronti del califfo Mu‘âwiya, il terzo imam al-Husayn, secondo figlio di ‘Alî e nipote del Profeta, rifiutò di giurare fedeltà a Yazîd figlio di Mu‘âwiya. Rispose all’appello degli abitanti di Kufa che lo esortavano a mettersi a capo della rivolta, ma fu intercettato dall’esercito omayyade e ucciso ferocemente insieme alle sue esigue truppe e alla sua famiglia. Il figlio maggiore ‘Alî, l’unico maschio sopravvissuto al massacro, avrebbe continuato la linea degli imam consacrandosi alla pietà, lontano da qualsiasi attività politica.

  Non è provato né che l’imam Husayn intendesse conquistare il potere, né che abbia chiamato formalmente al jihad. Ma per gli sciiti duodecimani Husayn resta l’ultimo imam ad aver combattuto i nemici della fede, intesi non come i seguaci di altre religioni bensì come i capi della maggioranza dei musulmani. Husayn resta soprattutto il “principe dei martiri” (sayyid al-shuhadâ’), la cui passione è commemorata ogni anno durante la cerimonia di ‘Âshûrâ’.

Così, con il dramma di Kerbala, la “guerra santa” degli sciiti si svincolava dalla promessa di una vittoria temporale per legarsi essenzialmente alla nozione di martirio (shahâda). Secondo gli imam successivi, Husayn sapeva bene che la sua era una battaglia persa in partenza; prima della sua nascita infatti l’angelo Gabriele aveva avvertito il Profeta Muhammad e sua figlia Fatima del suo tragico destino.

Ci si può allora chiedere che cosa il suo combattimento avesse ancora in comune con il jihad del Profeta, e se il dramma di Kerbala non smentisca la promessa divina di sostegno al jihad. Alcune tradizioni parlano di un gruppo di angeli che, giunti troppo tardi per salvare Husayn, da quel momento fanno incessantemente penitenza. Altri riportano che in cambio del suo sacrificio, Dio concesse a Husayn che l’imamato appartenesse alla sua discendenza, che la terra di Kerbala assumesse virtù salutari e che la visita alla sua tomba portasse con sé la benedizione divina. L’imam avrebbe allora accettato una sconfitta esteriore, politica e militare, per ottenere un trionfo spirituale, etico e pacifico.


L’opzione quietista
Dopo Husayn, gli imam della sua famiglia abbandonarono qualsiasi prospettiva di lotta armata per la propria causa abbracciando un atteggiamento quietista. Il sesto imam invitò i credenti a praticare la dissimulazione pia (taqiyya) per conservare e trasmettere la fede e sviluppò una concezione apolitica dell’imamato come autorità spirituale distinta dal califfato. La sovranità temporale dell’Imam è rinviata alla venuta di un Salvatore alla Fine dei Tempi, il Mahdî, “il ben guidato”, o il Qâ’im, “il risuscitatore”. Nell’attesa della sua comparsa, la ricerca del potere politico, condizione necessaria per poter chiamare al jihâd armato, è esplicitamente condannata.

Nonostante il loro quietismo, gli imam discendenti di Husayn furono perseguitati uno dopo l’altro, se non eliminati dai governanti abbasidi. Alla morte dell’undicesimo imam nel 260/874 prevalse la tesi secondo cui un figlio segreto era stato nascosto per sfuggire alla minacce del califfo. Dopo un periodo durante il quale l’imam continuava a comunicare con i suoi fedeli attraverso dei rappresentanti, nel 329/941 questi fece sapere che interrompeva ogni comunicazione con gli uomini, fino alla sua riapparizione alla Fine dei Tempi. È l’inizio dell’ “occultamento maggiore” (al-ghayba al-kubrâ), che dura ancora oggi. Il jihad non è abolito – teoricamente sembrerebbe più necessario che mai, visto che l’Islam sarebbe stato confiscato dagli usurpatori – ma è sospeso fino al ritorno dell’Imam, l’unico capace di guidarlo e farlo trionfare. 

Il dogma fondamentale dell’escatologia sciita è che «il Mahdî si solleverà alla Fine dei Tempi e riempirà la terra di giustizia, nella stessa misura in cui prima traboccava d’oppressione e ingiustizia»
Questa liberazione universale sarà ottenuta attraverso una guerra di massa. Il jihad finale sarà il Taglione di Dio, la vendetta per i crimini commessi contro la Sua volontà sulle persone dei Suoi profeti e dei Suoi amici (awliyâ’).

Questa concezione è sostenuta dalla credenza in una resurrezione detta raj‘a, anteriore alla grande resurrezione detta qiyâma. Essa riguarda solo i santi martiri della storia e i loro carnefici; i primi per assistere il Mahdî ed essere vendicati, i secondi per subire il loro castigo. L’imam Husayn fa ovviamente parte dei primi. Il caso di Gesù figlio di Maria è particolare: secondo le tradizioni egli non è morto in croce ma è stato direttamente assunto in paradiso da Dio e sarà rimandato sulla terra alla Fine dei Tempi per pregare dietro il Mahdî.


A differenza del jihad storico, il jihad escatologico non sarà subordinato a obiettivi bellici limitati, né aperto alla conciliazione o all’arbitrato. Alcune descrizioni elaborate dagli imam quietisti sono estremamente violente. Nella sua battaglia il Mahdî sarà sostenuto “militarmente” da Dio.

Lo attornieranno gli angeli Gabriele, Michele e Serafiele (Isrâfîl), seguiti da intere armate: tutti gli angeli che furono con Noè sull’arca, con Abramo quando fu gettato nel fuoco, con Gesù quando fu elevato al cielo, con Muhammad quando sconfisse i miscredenti, e gli angeli che non riuscirono a soccorrere Husayn a Kerbala verranno in soccorso del Salvatore, che sarà munito inoltre delle armi soprannaturali dei profeti. Così, il sostegno di Dio (nasr) sarebbe venuto meno nella storia soltanto per meglio concentrarsi alla Fine dei Tempi.

Descritto spesso in riferimento alla battaglia di Badr (2/624), prima grande vittoria del Profeta contro i pagani della Mecca, questo scontro escatologico è soprattutto un riflesso rovesciato della storia dello sciismo, in particolare del dramma di Kerbala. Così, coloro che ritorneranno in vita per partecipare al jihad finale e vittorioso saranno innanzitutto coloro che l’avranno meritato con il loro sacrificio all’epoca del jihad iniziale e della sconfitta di Husayn.

Allo stesso modo, se la battaglia di Husayn era persa in partenza, come l’imam sapeva, la battaglia del Mahdî sarà vinta a priori, come gli imam hanno pure insegnato. Essendo il contrario della storia dei vinti, la battaglia finale è prefigurata come rivolta contro i vincitori, i campioni dell’Islam maggioritario, discendenti dei pagani della Mecca. I seguaci delle altre religioni del Libro sono raramente menzionati come avversari del Mahdî. L’esercito di quest’ultimo dovrà anzi comprendere anche ebrei e cristiani perché la missione religiosa del Salvatore è resuscitare le religioni antecedenti, restituire lo spirito e la stessa lettera della Torah, del Vangelo o del Corano, tutti libri divini che gli sciiti ritengono essere stati falsificati dai nemici del Vero.

Il jihad dell’Imam è perciò ben diverso rispetto a quello del Profeta dopo l’egira. L’assenza d’incertezza sull’esito della battaglia contrasta con le campagne militari di Muhammad, il cui risultato era sempre incerto, ciò che conferiva all’impegno volontario tutto il suo valore. La battaglia del Profeta mirava a far trionfare la legge essoterica della religione mentre la missione dell’Imam è farne trionfare il senso esoterico.

Muhammad avrebbe detto: «Io combatto per la rivelazione della lettera [del Corano], ‘Alî combatte per lo svelamento del [suo] spirito». Ecco perché le sconfitte militari degli imam ‘Alî e Husayn non significano per gli sciiti una sconfitta della loro missione, ma costituiscono la prova di una reale separazione tra lo spirituale e il temporale, l’essoterico (zâhir) e l’esoterico (bâtin), che si ricongiungeranno solo alla Fine dei Tempi. Se il jihad del Profeta aveva una finalità storica, il jihâd dell’Imam è uscito dalla storia per ritornarvi solo alla fine, per essere anzi la fine della Storia stessa, realizzando il trionfo dello spirito della Rivelazione.

Il combattimento “maggiore”

E tuttavia questo jihad è una battaglia che è già cominciata: non è riservata a un esercito di eletti ma incombe su tutti gli uomini, è la battaglia spirituale contro le inclinazioni dell’anima carnale. Un hadîth profetico la definisce “il combattimento maggiore” (jihâd akbar), mentre considera “minore” (asghar) il combattimento militare. Tale distinzione è propria degli sciiti e dei mistici che si rifanno al sufismo.

Per i Fratelli della Purità (Ikhwân al-safâ’), filosofi ismaeliti del IV/X secolo, lo scontro iniziale tra Adamo e Iblîs (Satana) è il tipo del combattimento perpetuo che oppone l’anima razionale all’anima concupiscente e violenta. Per gli sciiti, se Adamo ha potuto errare, il profeta Muhammad e la gente della sua casa (ahl al-bayt) sono stati resi infallibili da Dio e di conseguenza escono sempre vincitori in questo jihad maggiore. Questa spiritualizzazione giustifica tutta la valle di lacrime della storia: la sconfitta nel jihad minore non è che il rovescio essoterico del trionfo del jihad maggiore. Si comprende allora che l’abbandono della nozione trionfalista del jihad possa accompagnarsi tra gli sciiti a un’enfatizzazione della superiorità dell’Imam . La vittoria militare avverrà solo alla Fine dei Tempi, mentre la vittoria spirituale è sempre già ottenuta dagli Impeccabili ed è alla portata di chiunque nel tempo della storia.


Questa concezione esoterica del jihad è presente in una tradizione molto antica e spesso commentata, “la tradizione delle armate dell’Intelligenza (hadîth junûd al-‘aql)”. Secondo questo racconto, l’Intelligenza, primo essere creato, testimoniò subito la sua obbedienza a Dio mentre l’Ignoranza, creata in seguito, manifestò la sua insubordinazione. Dio dotò l’Intelligenza luminosa di 75 eserciti e, per senso di giustizia, fece altrettanto con l’Ignoranza tenebrosa.

Questo schema dualista oppone allora altrettante virtù e vizi ipostatizzati: la fede e l’infedeltà, la compassione e la crudeltà, la clemenza e la collera, l’ascesi e il desiderio, l’amore e l’odio, la saggezza e la passione, etc… ma anche la lotta (jihâd) e l’astensione (nukûl). Il jihad si vede così associato alle virtù non-violente, in contrapposizione a tutto ciò che chiama guerra, un fatto che diventa pienamente comprensibile se con jihad s’intende qui il combattimento interiore. Il “combattimento sacro” compare a due livelli: da un lato è uno degli eserciti dell’Intelligenza, dall’altro è la lotta stessa dell’Intelligenza contro l’Ignoranza. Quanto al jihad del Mahdî, esso è pensato come l’epilogo di questa battaglia cosmica e sovra-storica.

Tuttavia, fin dall’inizio dell’Occultamento maggiore, gli sciiti dovettero fare i conti con le esigenze del tempo storico. Collaborando con il potere sunnita, i giuristi-teologi si accorsero che la sospensione totale del jihad era di fatto insostenibile e stabilirono la possibilità che, in assenza dell’imam, quest’ultimo potesse designare un delegato per guidare un jihad difensivo. Ben presto i giuristi che praticavano lo “sforzo d’interpretazione della legge” (ijtihâd, termine con la stessa radice di jihad) svilupparono l’idea di una “rappresentazione generale dell’imam” rendendosi ipso facto guide legittime del jihad nel periodo dell’Occultamento.

Bisogna peraltro dire che nella metà del VI/XII secolo la dottrina del jihad era stata riattivata dai dirigenti sunniti dell’impero, tra cui il celebre Salâh ad-Dîn (Saladino), contro le minoranze sciite al fine di unire tutte le forze islamiche per respingere le Crociate.

L’opzione rivoluzionaria
La dottrina giuridica imamita del jihad si distingue da quella delle scuole sunnite su due punti principali: l’identità di chi guida il jihad, che per gli sciiti non può che essere l’imam o il suo “rappresentante”, e l’identità dei nemici contro i quali si può dichiarare il jihad, gli “uomini dell’iniquità”, cioè i governatori sunniti, che vengono prima della gente del Libro, degli infedeli e dei rinnegati. Nel corso della loro storia infatti i mujtahidûn sciiti hanno dichiarato il jihad armato contro i cristiani solo nel XIX secolo, durante le guerre russo-persiane, e sempre comunque nella forma di un jihad difensivo.

Un’altra evoluzione cruciale riguarda la martirologia sciita. Essa per molto tempo si è limitata alla commemorazione della morte sacra degli imam, figure sante inimitabili. Alla fine del XX secolo tuttavia il martirio dell’imam Husayn è stato spogliato della sua trascendenza per essere proposto come modello imitabile dalla massa, in una prospettiva rivoluzionaria. Questa ri-storicizzazione del martirio e del jihad doveva avere un effetto paradossale sull’escatologia, portando o ad occultare o ad accelerare la prospettiva della Fine dei Tempi.


  La nozione di “lotta per Dio” nell’Islam sciita imamita fu dunque inizialmente sacralizzata dagli imam stessi al punto da uscire dalla storia per occupare lo spazio dell’escatologia.

Ma in assenza dell’Imam i giuristi-teologici desacralizzarono il jihad per reintegrarlo nel tempo storico. Ciononostante alcuni quietisti, rifacendosi alla tradizione delle origini, ritengono che in assenza dell’Imam nessuno sia legittimato a esercitare il potere politico e a guidare la “lotta per Dio”.

Inoltre, all’ideale della battaglia incarnata dall’imam Husayn viene oggi coniugato, senza contrapposizione, il modello della conciliazione (sulh) incarnato dal fratello maggiore Hasan. Una riconciliazione oggi più che mai da pensare e costruire con l’Islam maggioritario sunnita, e che costituisce probabilmente una condizione indispensabile per il dialogo dell’Islam con le altre religioni.
 

Le opinioni espresse in questo articolo sono responsabilità degli autori e non riflettono necessariamente la posizione della Fondazione Internazionale Oasis.  



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