Corso di Religione

 Radicalismo - pag. 2
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ISLAM
         


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I musulmani wahhabiti ( o wahabiti) e salafiti.

IʿAbd al-ʿAziz Āl Saʿūd   (“Ibn Saʿūd”)

La storia dell'odierna Arabia Saudita inizia tra il 1446 e il 1447, quando il clan del Murdah si stabilì nella penisola arabica.

Prosegue con la fondazione prima dell'Emirato di Dirʿiyya (1744), poi con quello di Najd (1818), ed infine con la fondazione del Regno dell'Arabia Saudita (1932).

La dinastia Saudita (in arabo:ʿAbd al-ʿAziz Āl Saʿūd) istituita dal Sultano del Najd , ʿAbd al-ʿAziz Āl Saʿūd , governa dal 1926 il Regno Arabo Saudita, nato dopo la vittoriosa annessione al Sultanato del Regno hascemita del Hijaz.

In Arabia Saudita il re è il Custode delle Due Sacre Moschee (in arabo: خادم الحرمين الشريفين‎, Khādim al-Ḥaramayn al-Sharīfayn), cioè del Masjid al-Haram (Sacra Moschea) della Mecca e del (Moschea del Profeta) a Medina.

Il Wahhabismo ( 1700) ( o wahabismo o waabismo)

Movimento di riforma religiosa, il wahhabismo venne fondato da Muhammad ibn ʿAbd al-Wahhāb (al-ʿUyayna, Najd, 1703 - Dirʿiyya, pressi di Riyāḍ, 1792), un arabo della tribù sedentaria dei Banū Tamīm . Si è sviluppato nel 1700 in seno alla comunità islamica sunnita .

Definito nelle maniere più diverse - "ortodosso", "ultraconservatore", "rigido e austero" - per oltre due secoli il Wahhabismo è stato il credo dominante nella penisola arabica ed è ancora il credo dell'attuale Arabia Saudita.

Esso costituisce una forma estremamente rigida di islam sunnita, che insiste su un'interpretazione letteralista del Corano ( è proibito e punito gravemente lo studio storico-critico, letterario, esegetico etc. del testo)

I wahhabiti credono che tutti coloro che non praticano l'islam secondo le modalità da essi indicate siano pagani e nemici dell'Islam.

La rigidità wahhabita ha portato a un'interpretazione quanto mai erronea e distorta dell'Islam: da questa linea di pensiero sono scaturiti personaggi come Osama bin Laden e i Ṭālebān.

L'esplosiva crescita del Wahhabismo ha avuto inizio dopo il 1970 con il diffondersi di scuole (madrasa) e moschee wahhabite in tutto il mondo, finanziate dall'Arabia Saudita.

Il salafismo (1800)

" ..Il termine salafi (in arabo: سلفي‎) è attestato già nel periodo classico, utilizzato da eminenti studiosi di Hadīth come al-Dhahabi (1274–1348), per qualificare come "ortodossa" la posizione teologica degli autori precedenti.

Secondo alcuni storici dell'Islam, l'accezione moderna di questo termine fa riferimento ad un movimento riformista sorto in Egitto nella seconda metà del 1800 ad opera di Muḥammad ʿAbduh e Jamāl al-Dīn al-Afghānī al-Asadābādī ( fondatori del movimento culturale e politico Iṣlāḥ , "Riforma") e Rashid Rida , siriano, nell'università del Cairo al-Azar , come reazione alla diffusione nel paese della cultura europea

L'aspetto teoretico di maggior rilievo del salafismo è, quello di un ritorno alle "fonti", la volontà di dar corso a una nuova interpretazione autentica (ijtihād) dei dati coranici e della Tradizione etico-giuridica (Sunna).

Il movimento salafita vuole ricreare nella pratica religiosa le stesse modalità in cui visse e agì il profeta Maometto nel VII secolo , insieme con i suoi fedeli Compagni.

Salafismo fondamentalista ( 1900)

I primi segnali evidenti e ufficiali del mutamento ideologico e strategico del salafismo, da movimento "riformista" e tollerante a movimento "fondamentalista" e marcatamente ostile alla modernità, si possono forse riscontrare in Tunisia, dopo il 1930.

Nel suo lemma «Salafiyya», su The Encyclopaedia of Islam, W. Ende sottolinea, infatti, le espressioni di questo nuovo corso in diversi settori della società tunisina: innanzi tutto con l’organizzazione di “libere scuole” e di una nuova stampa periodica, gran parte della quale permeata di uno spirito wahhabita che era

- marcatamente insensibile al tradizionale retaggio culturale islamico formatosi nel corso della sua più che millenaria esistenza in Asia, Africa ed Europa,
- nonché nella forte sottolineatura della necessità di rapporti privilegiati con l’Oriente islamico,
- nel moralistico impegno contro i malesseri sociali e i “vizi” importati − secondo questi nuovi "salafiti" − dall’Occidente (alcolismo e prostituzione innanzi tutto),
- nella condanna dello scimmiottamento dell’Occidente e del suo femminismo,
- nell'ostracismo da decretare nei confronti delle missioni cristiane e nelle loro attività di proselitismo,
- nella ripulsa di organizzazioni come la Khaldūniyya, dell’YMMA (Young Men's Muslim Association, creata a imitazione della Young Men Christian Association)
- e infine della Società per la Difesa e l’insegnamento del Corano (peraltro di brevissima esistenza).

I Fratelli musulmani

In Egitto, la trasformazione del salafismo avvenne nello stesso periodo, con l'avvento della cosiddetta “Neo-Salafiyya" ( Nuova Salafiyya ).

Nasce la Fratellanza Musulmana, salafiti che non si rivolgono più a minoranze colte e "illuminate" (in qualche modo sensibili alla cultura occidentale) ma alle masse più incolte, impegnandosi in una profonda e capillare opera di "richiamo" (daʿwa) all'Islam originario, cioè di riavvicinamento alla fede e alle pratiche canoniche dell'Islam, inteso in senso conservatore anti-intellettualistico ; una visione praticamente opposta a quella del movimento Iṣlāḥ (" Riforma").

Fondamentalismo e islamismo

Come conseguenza di questo percorso storico, a partire dalla seconda metà del XX secolo, il salafismo verrà frequentemente associato alle espressioni più radicali del fondamentalismo islamico (che la stampa occidentale definisce come "islamismo").

Il termine salafismo che denotava un movimento riformista aperto al confronto con l'Occidente non-musulmano, nella seconda metà del 1900 è così diventato sinonimo di Wahhabismo, movimento tradizionalista e anti-occidentale .

A partire dagli anni settanta del XX secolo, vi si richiamano infatti esplicitamente numerosi gruppi estremisti, come il Gruppo Salafita per la Predicazione e il Combattimento, sorto negli anni novanta in Algeria, ed altre milizie jihadiste vicine ad al-Qāʿida.

Il salafismo / wahabismo comtemporaneo , spregiudicato sul piano politico-finanziario, oscurantista su quello dottrinario, nato come corrente islamica sunnita nel diciottesimo secolo si afferma nel Novecento, grazie all’appoggio delle grandi potenze occidentali alla monarchia saudita.

Oggi si sta diffondendo in tutto il mondo musulmano anche in forme estreme come le più note rete di Al Quaeda e ISIS.




Il neofondamentalismo

Alcuni storici contemporanei ritengono che, ricorrendo allo strumento esegetico dell'ijtihād per affrontare le nuove fattispecie giuridiche che s'accompagnano ai processi di globalizzazione , il salfismo può diventare un movimento di modernizzazione dell'Islam.

In questa direzione infatti si muovono alcuni neofondamentalisti europei come Tareq Ramadam.

-Tariq Ramadan , nipote dell’egiziano Hasan al Banna, fondatore nel 1928 dei Fratelli Musulmani, i fondamentalisti del '900 , è il leader riconosciuto della corrente detta neofondamentalista.

Questa corrente riformula le idee classiche del fondamentalismo islamico attenuandolo nei punti che confliggono con la cultura europea (per esempio il trattamento degli apostati e delle donne “peccatrici”) , ad un futuro in cui l’islam avrà vinto la sua battaglia religiosa di sottomissione dell'Europa alla shariah.

Il neofondamentalismo può svolgere (specie nei Paesi arabi) la funzione di traghettare i fondamentalisti classici e gli emigrati in Occidente verso posizioni un po’ meno intransigenti . Il neofondamentalismo condanna alcune forme di terrorismo e di violazioni dei diritti umani correnti nel mondo islamico, ma non sempre e non tutte.

Chi sono e cosa predicano i wahabiti/salafiti? (Riccardo Cristiano su http://www.stpauls.it/jesus/)

I leggendari sperperi della famiglia saudita sono di dominio pubblico da anni. Ma a questo tratto di governo se ne unisce un altro: sui nostri giornali è stato citato sovente il re saudita Fahd, recentemente scomparso, quale «guardiano dei luoghi santi», custode cioè di La Mecca e Medina, quindi una sorta di custode dell’islam.

Ma Fahd amava farsi chiamare anche Al Mufada («colui che merita la devozione»), Mawlana («il detentore dell’autorità divina ultima»), Waly Al Amr («colui che decide tutte le cose»). Cominciamo così a capire cosa sia divenuto anche nel pensiero religioso il peso dei sauditi. La loro dottrina è il wahabismo.La loro base è Riyad.

Nelle condizioni dell’Arabia del XVIII secolo la città-oasi di Uyayna era relativamente prospera. Le idee, diciamo "puritane", di Abd al Wahab non avevano presa. Suo figlio, Muhammad Ibn Abd al Wahab, nato nel 1703 e scomparso nel 1792, si dedicò giovanissimo alla predicazione delle idee paterne. A quel puritanesimo aggiunse la sua "innovativa" dottrina sociale: pestaggi punitivi, lapidazione delle adultere, mutilazione dei ladri, esecuzioni pubbliche. Le grandi scuole teologiche di Baghdad, Il Cairo e Damasco sparivano nel suo semplice "integralismo".

Quando il giovane Wahab passò all’attuazione delle sue ricette, l’emiro di Uyayna, temendo una sommossa, lo cacciò. Per quattro anni Wahab viaggiò per i territori ottomani, convincendosi che l’impero avesse portato dissolutezza e corruzione. Occorreva ritornare alla purezza delle origini, all’età dell’oro. Idea senza la quale non si riesce a dar vita a un movimento revivalista. La storia ha preso subito una piega drammatica.

Ha scritto al riguardo lo scrittore di origini pakistane Tariq Ali, autore de Lo scontro dei fondamentalismi (Rizzoli): «Nel 1744 Ibn Wahab arrivò a Deraiya, una piccola città-stato nella provincia del Nejd. La località era famosa per le sue piantagioni di datteri e il suo famigerato bandito-emiro, Muhammad Ibn Saud, fu lietissimo di accogliere un predicatore espulso da un potentato rivale. Capì subito che gli insegnamenti di Wahab avrebbero favorito le sue ambizioni. Wahab forniva una giustificazione teologica per quasi tutto quello che Ibn Saud desiderava ottenere: una jihad permanente che prevedeva il saccheggio delle altre città musulmane, l’imposizione di una severa disciplina e infine l’affermazione del proprio potere sulle tribù vicine, unificando la penisola. L’emiro e il predicatore suggellarono un mithaq, un accordo che sarebbe stato onorato per l’eternità. Prevedeva il fervore religioso al servizio dell’ambizione politica, ma non viceversa».

Cominciarono così i massacri. A essere presi di mira per primi gli eretici sciiti. I seguaci di Ibn Wahab assalirono la città santa di Karbala, facendo sgozzare cinquemila nemici. Era l’anno 1801. Nel 1802 conquistarono Taif massacrandone la popolazione.

Poi attaccarono la Mecca, distruggendo la tomba del profeta e dei califfi: ai wahabiti, sostenitori dell’uguaglianza di tutti i fedeli davanti ad Allah, non piacevano le tombe troppo appariscenti.

La reazione di Istanbul fu durissima: i fedeli dei Saud cacciati nel deserto e la loro capitale, Deraiya, rasa al suolo. Ma una nuova forza sarebbe arrivata di lì a un secolo a risvegliare i sogni di gloria politica e di oscurantismo puritano dei sostenitori del wahabismo.

A favorire l’ascesa dei Saud fu l’agente britannico Philby, il quale spiegò a Londra che era nell’interesse della Corona sostenerli militarmente perché, a differenza degli altri leader, avrebbero accettato un rapporto di vassallaggio.

Lo scrittore arabo Said K. Aburish afferma che i Saud erano tra i pochi all’epoca a praticare la razzia, a schiavizzare la donna (come dimostra il livello di educazione che le donne hashemite avevano già all’inizio del secolo), a disprezzare la politica (come dimostra il fatto che nella regione dell’Hijaz – dove si trovano i luoghi santi dell’islam e governavano gli hashemiti – già all’inizio del Novecento vi fosse una sorta di Senato articolato per rappresentanze politiche).

A casa di Ibn Saud invece, aggiunge Aburish, era di moda anche la schiavitù sessuale, non soltanto delle centinaia di donne del suo harem, ma anche dei fanciulli dei quali lui e i suoi figli amavano la compagnia notturna. Ovvio che non fossero amati.

Tra il 1916 e 1928 ebbero luogo non meno di 26 ribellioni contro i Saud, e ciascuna di esse si concluse con massacri indiscriminati, donne e bambini compresi. Aburish afferma che il cugino di Ibn Saud, Abdullah Bin Mussalem Bin Jalawi, fece decapitare 250 membri della tribù dei Mutair, tagliando la testa personalmente a 18 ribelli nella piazza centrale di Artawaya.

Quando Muhammad Tawil e Muhamaed Sabhan organizzarono due cospirazioni contro i Saud, le città della regione dell’Hijaz ne pagarono le conseguenze. Regnava un’atmosfera nella quale la spada dell’esecuzione pubblica era conosciuta e temuta come la ghigliottina durante la Rivoluzione francese. Quella spada, il rakban, è usata ancora oggi.

Ecco i dati forniti da Aburish: su una popolazione di circa quattro milioni di persone, un milione fuggì, 400 mila furono uccise o ferite in combattimento, 40 mila furono giustiziate pubblicamente, 350 mila patirono amputazioni. I partiti dell’Hijaz furono disciolti, i tribunali di modello ’abasside chiusi e sostituiti dai tribunali wahabiti. La Mecca e Medina erano nelle loro mani.

Ma l’interpretazione wahabita dell’islam non era accettata da molti e Ibn Saud dovette assicurare che il suo controllo del luogo più santo dell’islam sarebbe stato provvisorio, quindi garantire il rispetto della stragrande maggioranza musulmana non wahabita. Quelle garanzie si dimostrarono carta straccia già nel ’29.

Il puritanesimo trovò accanto al controllo dei luoghi santi anche i soldi per diffondersi: il petrolio. Così negli anni Cinquanta re Faysal partorì l’idea di fare dell’Arabia Saudita l’impero che controlla politicamente e religiosamente il mondo islamico.

La Conferenza Islamica e l'esportazione del wahabismo.

Faysal convocò la Conferenza islamica dalla quale fece nascere la Lega musulmana mondiale, legittimando la Fratellanza musulmana, e dando inizio all’esportazione del wahabismo.

Alcune sue tappe sono note. Grazie al golpe del generale Zia ul Haq, il Pakistan divenne il bastione orientale, la Fratellanza musulmana l’arma usata in Egitto e Paesi limitrofi.

Oggi i conti con il mondo mediorientale sono regolati soprattutto grazie alla "conquista" della più importante università islamica, la cairota Al Azhar, dove i finanziamenti sauditi hanno spento la grande teologia di inizio secolo.

Ora i docenti di Al Azhar frequentano corsi di "aggiornamento" in Arabia Saudita: solo quest’anno al Cairo è stata impedita la pubblicazione di cinquanta volumi.

Non ovunque però sono rose e fiori: secondo Stephen Shwartz alcuni islam si sono dimostrati quasi impermeabili al wahabismo: è il caso dei Balcani e dell’India.

La lotta è invece aperta nel Sud-est asiatico, dove all’integralismo che sta dilagando in Indonesia si oppongono forti correnti innovative, quelle che in Malesia hanno proposto una donna vice-mufti, cioè la seconda autorità religiosa nazionale, "rivoluzione" che recentemente ha portato a due nomine femminili di alto livello in Turchia.

Per secoli la grande tradizione sufi vi ha elaborato l’incontro e la coesistenza con l’animismo e il cristianesimo. Con il wahabismo gli scontri interreligiosi sono divenuti violentissimi.

Dal 1976 la priorità della Lega musulmana mondiale sembra divenuta proprio la diffusione del wahabismo in Africa, in particolare in quella subsahariana, come dimostra il fatto che in questa regione siano collocati ben 16 uffici della Lega e 36 delle 70 sedi della Islamic relief organization.

Dagli inizi degli anni ’70 il lavoro della Lega è stato affiancato dal Programma saudita per lo sviluppo, che in un ventennio ha investito in Africa più di 2 miliardi di dollari. Stando ai dati forniti da David McCornack, del Center for security policy, in Guinea sono stati investiti 21 milioni di dollari per la costruzione della moschea "Re Faysal" e della collegata scuola coranica.

La moschea sorella costruita in Ciad è costata 16 milioni di dollari; quella di Yaoundè, in Cameroun, 5 milioni. Ovviamente questi sforzi finanziari hanno determinato la nomina di imam di orientamento wahabita.

Nel campo scolastico spiccano i 13,9 milioni di dollari stanziati per l’Università Islamica dell’Uganda, e anche l’Università Internazionale Africana, in Sudan, è stata finanziata dai sauditi per «combattere l’odio e il rancore verso gli arabi che i colonialisti avevano diffuso nel cuore degli africani», secondo quanto dichiarato dal suo primo rettore.

Recentemente gli sforzi sauditi per la diffusione del wahabismo si sono rivolti alla televisione. Channel islam international, voluto dal principe Bandar Bin Salman al Saud, consigliere del nuovo monarca saudita, re Abdullah, è finalizzato alla «diffusione dei semi per una educazione religiosa nella meticolosa osservanza degli insegnamenti coranici». Tutti questi sforzi non sono stati vani.

I wahabiti sono arrivati nella patria di uno degli islam più stridenti con il wahabismo, il Senegal, con al-Falah; in Sud Africa, con Jamiatu Ulama; e in Malawi, dove controllerebbero l’Associazione musulmana.

Ma ora che una costola del wahabismo si è rivoltata contro la casa dei Saud, nel nome di Bin Laden, a Riyad si cerca con difficoltà una via alla riforma wahabita.

A ostacolarla non c’è solo la difficoltà di cambiare la mentalità di ulema (dotti dell’islam) formati in un indottrinamento pluridecennale, ma anche il malcontento diffuso nel regno, che alimenta la fiducia in Bin Laden.

I “wahhabiti” propugnano l’instaurazione di un nuovo califfato che comprenda tutta l’Asia Centrale e si estenda fino al Sinkiang cinese. "


Occidente e fondamentalismo islamico

La comparazione di culture fine a se stessa diventa relativismo e il relativismo è totalizzante e totalitario. «Tutte le culture hanno le loro ragioni, cioè hanno lo stesso valore.» Il relativismo porta alla reciproca ignoranza e alla reciproca affermazione di superiorità.

La totale ignoranza delle altre culture porta alla affermazione della propria superiorità : proprio quando uno è sicuro delle proprie ragioni ha bisogno del confronto e del dialogo.

Il dialogo non porta mai ad affermazioni di superiorità. Il vero dialogo è la proposizione forte e chiara delle proprie ragioni ma le contraddizioni non governate possono produrre uno scontro di civiltà.

Il dialogo porta a conoscere se stessi e gli altri più rofondamente.Umanizza la vita. L' esigenza del dialogo nasce proprio  per potere affermare la propria cultura, i suoi valori le sue ragioni.

Le culture tutte sono storie complesse piene di aporie, contraddizioni, ma che hanno dentro di esse valori per i quali si è disposti a morire. All'interno delle culture ci sono sempre anche i fondamentalismi (la mia cultura è giusta e incontestabile,va vissuta così come è nei suoi fondamenti originari,non ha bisogno di confronti con le altre culture, di ulteriori sviluppi) così come gli integralismi ( la mia cultura va presa cosi' come è ,integralmente, non si puo' aggiungere nulla, men che meno valori che provengono da altre culture).

Il fondamentalismo di ogni specie, religioso o politico che sia è sempre un rifiuto del dialogo come forte affermazione dei propri valori  in un confronto aperto con  le altre culture. Esso  è sempre legato ad una  affermazione unilaterale di superiorità : attaccare le altre culture  come sbagliate in assoluto.

I fondamentalismi integralisti  bloccano il dialogo, favoriscono l'ignoranza , il sospetto, la sfiducia, i pregiudizi. Passare dal sospetto alla paura dell'altro è un passo breve: nessun dialogo,sfiducia verso l'altro,sospetto di inimicizia,paura,affermazione di superiorità,ricerca di una affermazione totale di superiorità,etc.

Il terrorismo islamico

Esiste un terrorismo "islamico"?

In generale queste espressioni intendono riferirsi a  movimenti terroristici indicando nel contempo l'ideologia o la religione che vogliono strumentalizzare per averi consensi popolari ai loro progetti politici, militari o anche economici o mafiosi.

La cultura islamica per secoli ha dialogato con le culture europee . La cultura ellenistica e greca è passata all'occidente attraverso questo dialogo.

Non è pensabile la cultura europea moderna senza l'apporto della cultura arabo-islamica.

Problema: di fatto esistono nei paesi islamici movimenti e gruppi terroristici. Di fatto esistono molti movimenti fondamentalisti ed integralisti nell'Islam  contemporaneo, seppur con tutte le diversità che esistono all'interno dell'Islam.

Il terrorismo islamico è innanzitutto lotta politica che pezzi del mondo islamico conducono contro i loro governi per sostituirne il potere.

Il terrorismo vuole il potere politico ed economico.

Il terrorismo cerca di legare il proprio progetto politico alle masse, radicalizzandole religiosamente contro i governi che vuole rovesciare.

Cio' è possibile con questa religione che ha un carattere originario che è anche politico e militare.


Progetti del terrorismo islamico

I progetti politici all'interno della democrazia cercano il consenso della ragione politica dei cittadini sui propri programmi, partecipano al dibattito pubblico sulle prospettive politiche  di una nazione, si confrontano con altri progetti, cercano alleanze, partecipano a libere elezioni, etc..

Il terrorismo storico è sempre un rifiuto  del confronto con altri movimenti politici, sempre legato ad un progetto totalitario : attaccare un potere per metterlo in crisi e sostituirsi ad esso .

I terroristi , non potendo raccogliere consensi sul progetto politico cercano il consenso sul fronte ideologico o religioso.

Gli atti terroristici, la propaganda terroristica, i proclami terroristici sempre fanno appello alla identità ed appartenenza  più forte : l'identità ideologica o quella religiosa.


In Italia Le Brigate Rosse avevano il progetto politico di instaurare un potere comunista totalitario e facevano leva sulla forte identità dei comunisti italiani ex combattenti nella guerra partigiana contro i fascisti, inducendoli ad una lettura fondamentalista del comunismo, il comunismo insurrezionale e rivoluzionario.

Lo stesso si puo' dire per altri movimenti terroristici  : in Irlanda l'IRA cercava il consenso tra i cattolici inducendoli ad una lettura fondamentalista del cattolicesimo;lo stesso facevano i terroristi protestanti.

I terrorismo tende a spingere le masse popolari ad una applicazione fondamentalista di una ideologia politica (lo hanno fatto comunismo, fascimo, nazismo, anarchismo,etc)  o di una lettura ideologica della religione di appartenenza.

Legare le proprie battaglie politiche o militari alla religione, a Dio è sempre stato fatto nella storia : anche Hitler diceva al popolo tedesco che Dio era con i nazisti nella loro battaglia terroristica, razzista , totalitaria, e di sterminio delle minoranze.

Il terrorismo non e' mai il prodotto diretto di una religione : esso e' sempre un progetto politico che cerca consenso attraverso l'apologia di fondamentalismi ideologici e religiosi.

I progetti politici terroristici nell'islam sono sempre progetti totalitari che non possono avere  un futuro nella democrazia.

Sono sempre legati ad una  affermazione unilaterale di superiorità : attaccare gli altri progetti politici  come sbagliati in assoluto.


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