Corso di Religione

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Ufologia
Ufo e cristianesimo.
         


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Il teolgo pioniere"La fede in Cristo non è incompatibile con Ufo ed extraterrestri" di Giovanni Giacchi - "il Giornale" 30/08/1998

Simboli inseriti nella sonda Pioneer 10, con indicazioni sul nostro pianeta nel caso la sonda venga intercettata da una civiltà extraterrestre.

Padre Balducci sul "Times": ET esiste-Nel suo ultimo libro il teologo, amico personale del Papa, sostiene di credere negli alieni provenienti da altri universi.-

LONDRA - E.T. e i suoi fratelli esistono davvero, non sono né un'invenzione della mente umana né una congettura e probabilmente sono più evoluti di noi. A darci queste rivelazioni dallo spazio non è un appassionato di fenomeni paranormali, ma padre Corrado Balducci , della Congregazione per l'evangelizzazione dei popoli, teologo molto stimato in Vaticano e amico personale del Papa.

In un'intervista che farà da appendice al suo libro che verrà pubblicato in Italia la prossima settimana e di cui "The Times" ha dato ieri delle anticipazioni, il religioso ammette senza alcun dubbio l'esistenza degli alieni, precisando però che non c'è alcun contrasto né teologico, né morale, né di alcun tipo tra il fatto di credere negli extraterrestri e la fede in Cristo. Sono insomma realtà che si possono integrare, anche perché, fa notare il teologo del Vaticano, nel Nuovo Testamento c'è un passo con scritto che Cristo è il re dell'Universo, non solamente del mondo.

Balducci sostiene che è sbagliato asserire che i racconti fatti su incontri ravvicinati con gli extraterrestri sono poco credibili. "È invece ragionevole credere e affermare che gli alieni esistono - racconta nell'intervista l'eminente figura dell'entourage del sacro pontefice - le loro esistenze non possono essere negate più a lungo, perché ci sono troppe evidenze dell'esistenza degli extraterrestri e dei dischi volanti".

Non c'è spazio per altre interpretazioni: quello che padre Balducci vuole invece sottolineare, oltre a quelle sue idee che peraltro aveva già avuto modo informalmente di esternare, è che non c'è - non ci sarebbe - un rapporto di sfida tra i cosiddetti marziani e gli esseri umani, tra le loro convinzioni morali ed etiche e le nostre convinzioni religiose. Gli insegnamenti di Cristo non sarebbero dunque, a dire del teologo, in pericolo.

"Fatti come l'esistenza dei dischi volanti - afferma padre Balducci nell'appendice del suo libro che si intitolerà "Conferme" - indicano che gli alieni si sono evoluti più rapidamente degli esseri umani. Ma anche se si scoprisse che gli extraterrestri sono in qualche modo superiori agli umani, questo non metterebbe in dubbio gli insegnamenti del Cristianesimo".

Tesi senza dubbio per molti lettori assai particolare, per tutti coloro che non si interessano di fenomeni paranormali e non vanno al di là dell'evidenza, che sembrano però una vera e propria legittimazione di E.T. e dei suoi amici dello spazio.

Ma il religioso nel volume di prossima pubblicazione vuole anche dare un supporto teologico alle tesi che con particolare passione sta portando avanti ed offrendo alla riflessione della pubblica opinione. Balducci riferisce nell'intervista di un passaggio nel Nuovo Testamento in cui San Paolo parla di Cristo come re dell'Universo e non come re del mondo. "Questo significa - precisa il teologo - che ogni cosa nell'Universo, compresi gli extraterrestri, sono conciliabili con Dio".

Padre Balducci, oltre ad essere un membro ufficiale della famiglia papale, è anche un rinomato esorcista e un esperto di demonologia . Dal 1964 negli annuari vaticani è registrato come "prete d'onore". Ha già scritto due volumi incentrati sulla figura del Diavolo, argomento anch'esso particolare. E adesso naturalmente "Conferme" che con l'uscita non mancherà senz'altro di fare scalpore.

La sua prima domanda a un alieno sarebbe relativa alla concezione che essi hanno di Dio. Nella sua analisi Balducci non si ferma a questo e va avanti: "È molto importante accordare credito ai racconti dei testimoni oculari ma bisogna stare molto attenti ad assicurarsi che siano realmente autentici. Ho sentito gente che ha detto di avere avuto dei contatti, ma erano persone che sfortunatamente non erano stabili mentalmente". Insomma, gli alieni, lo dicono i fatti nel tempo, esistono, ma bisogna stare attenti alle falsificazioni."

"ESISTONO ALTRI ESSERI INTELLIGENTI" -Realtà del fenomeno UFO e sue implicazioni teologiche. Ragionevolmente, gli ET sono fra noi. Uno sguardo alla loro natura e un accenno al Terzo Segreto di Fatima. di Adriano Forgione   2° Convegno Ufologico città di Ancona "Civiltà Aliene tra dubbio e ragione" 17 – 18 aprile 1999

Corrado Balducci, demonologo della Santa Sede, è persona molto disponibile, dai modi affabili, che gode di una certa fama anche nell'ambiente ufologico, per aver dichiarato apertamente di credere alla possibilità dell'esistenza di intelligenze extraterrestri interagenti con il pianeta Terra. Le sue affermazioni sono state fatte a nome del Vaticano? Con Monsignor Balducci si è cercato di approfondire le ripercussioni religiose di un possibile contatto.

Monsignore, da dove scaturisce il suo interesse verso le intelligenze extraterrestri?

Il vero interesse verso l'ufologia nasce un paio di anni fa, anche se ho iniziato a parlarne in TV circa quattro anni fa, nel 1995. In realtà tutto nacque nel 1959, quando iniziai a dedicarmi agli studi demonologici e, dovendo anche esplorare campi quali la psichiatria e la parapsicologia, indirettamente ebbi a che fare con tematiche legate allo studio ufologico. Ricordo che negli anni Cinquanta c'era un movimento, nel pubblico, in alcuni scienziati e anche tra noi ecclesiastici, di negazione ad ogni costo dell'oggetto degli studi parapsicologici.

Dicevano che non esisteva la base per ammettere la parapsicologia e fenomeni che venivano definiti fandonie e fantasie. Semplicemente, si negava. Questo ha avuto i suoi riflessi anche in ufologia, legata ad altre tematiche di frontiera. Documentandomi, mi resi conto che la negazione generalizzata era frutto di un fanatisrno senza logica. Qualcosa di vero deve esserci, anche ad usare solo il buon senso e, ragionevolmente, il fenomeno è innegabile.

La critica rigida va contro il buon senso, perché va contro il valore della testimonianza umana. Negli ultimi anni le testimonianze di eventi ufologici sono aumentate a dismisura, eppure c'è ancora troppa gente che tende a minimizzare tutto a fandonia. Certo, in molti casi si potrebbe trattare di false valutazioni di fenomeni naturali o altro, ma non è pensabile assolutamente poterle ridurre completamente a tali categorie. Una posizione di scetticismo integrale è del tutto ingiustificata.



E cosa accade nel suo ambiente?

Questo non l'ho mai confessato a nessuno, lo dico a lei; ci sono stati alcuni teologi che mi hanno detto: "Balducci, ma dove ti sei messo, è tutta una fantasia", e si trattava di teologi di rilievo, mica pretucoli di campagna. Quando poi ho spiegato il mio interesse, l'ho anche difeso a spada tratta per dire che è ora di smetterla con questo atteggiamento, perché se si continua così, si finirà per indebolire e distruggere il valore della testimonianza umana.

È questo che mi preoccupa perché sulla testimonianza umana si basa sia la vita individuale di ciascuno di noi, sia la vita sociale, ma soprattutto la vita spirituale dei Cristiani, essendo la Rivelazione Divina un fatto storico testimoniato. La Rivelazione di Dio è infatti testimoniata attraverso gli uomini e i Vangeli. Se qualcuno crede alle testimonianze bibliche dei miracoli, deve ragionevolmente credere anche ai testimoni di eventi odierni straordinari.

È chiaro che bisogna provare che ogni affermazione è basata su fondamenti di credibilità. È soprattutto la difesa della testimonianza umana, il motivo per il quale ho deciso di interessarmi all'ufologia.

In diverse occasioni ha dichiarato che gli ET potrebbero essere spiritualmente più evoluti di noi.

Devo premettere che è da escludersi che gli angeli si servano di astronavi. Quali esseri puramente spirituali, essi sono dove vogliono essere e, nei rari casi in cui si manifestassero, non avrebbero alcuna difficoltà ad assumere forme visibili. Pertanto, quando si parla di extraterrestri, si deve pensare o ad esseri come noi oppure, preferibilmente, ad altri tipi di viventi, che ad una parte spirituale associano sempre una parte materiale, un corpo, sebbene in un rapporto diverso rispetto a noi umani terrestri.

La scienza oggi accetta l'esistenza di forme di vita nel Cosmo, nonostante non voglia prendere in considerazione il fatto che tali intelligenze possano trovarsi già nel nostro ambito planetario, almeno in forma manifesta. La Teologia come affronta il problema?

A favore dell'abitabilità di altri mondi non esistono solo le opinioni di scienziati laici, ma anche di teologi e di persone morte in concetto di santità come Padre Pio. Nel libro del sacerdote Don Nello Castello, "Così parlò Padre Pio" dei 1974, è scritto che il beato, alla domanda di un suo confratello "padre, ho pensato che la Terra è un niente di fronte agli astri e tutti agli altri pianeti" rispose "Sì e noi se usciamo dalla Terra siamo nulla. Il Signore non ha certo ristretto la sua gloria a questo piccolo pianeta. In altri pianeti ci saranno degli esseri che non avranno peccato".

Posso menzionare anche il Cardinale Niccolò Cusano (1401- 1464) che scrisse "non c'è stella dalla quale siamo autorizzati ad escludere l'esistenza di esseri sia pure diversi da noi". Il gesuita e astronomo, padre Angelo Secchi (1818-1866) scriveva: "È assurdo considerare i mondi che ci circondano come deserti inabitati". E potrei continuare a lungo. Certo, non si ha ancora una conferma scientifica su questo particolare punto.

Tuttavia nell'ambito teologico e scritturale si possono fare alcune considerazioni. Non essendoci limiti alla potenza di Dio, che esistano pianeti abitati non è solo possibile, ma anche verosimile. Esiste infatti eccessiva diversità tra gli angeli, esseri puramente spirituali, e noi, formati di spirito e materia e la cui anima è vincolata nell'agire dalle capacità del corpo stesso.

E questo si spiega con l'assioma che "la natura non fa salti". Per cui è verosimile che la distanza tra noi e gli angeli venga ridotta dalla presenza di esseri che, avendo comunque un corpo, magari più perfetto, posseggano un'anima che venga meno condizionata nel suo agire evolutivo. Probabilmente questo non solo è possibile e verosimile ma, a mio parere, anche desiderabile. In un futuro nemmeno tanto remoto, infatti, tali esseri potrebbero esserci di aiuto, specie nel nostro cammino spirituale.

Alcuni studiosi credono che questo sia già avvenuto in passato.

Interessante punto di discussione. È arguibile che questi esseri, già da tempo, potrebbero esserci di protezione e di aiuto. Qualcuno ha anche avanzato l'ipotesi che alcuni disastri siano stati evitati grazie a loro. Qualora esistessero realmente esseri intelligenti di altri pianeti si troverebbe la soluzione di come conciliare la loro esistenza con la redenzione del Cristo.

Se Cristo è centro e capo dell'intera creazione, non esistono mondi che non facciano riferimento a Cristo, essendo tutti sotto l'influsso del Verbo divino e della sua gloria. E nessuna gloria è possibile senza l'esistenza di esseri intelligenti che possano comprenderla. In ogni caso è assurdo pensare che l'unica forma di intelligenza sia la nostra. Che esistano forze intellettuali diverse da quella umana, costruite su di un tipo differente di struttura, non solo è possibile, ma estremamente probabile.

La sua è una ricerca personale o parla per il Vaticano?

È una ricerca personale.

Venti anni fa padre Domenico Grasso si espresse pubblicamente a favore del fenomeno UFO. Anche per lui fu solo un interesse personale?

Queste sono ricerche assolutamente personali. Il Vaticano non stabilisce niente. Non ci viene detto "fa quella ricerca oppure quell'altra" ma lascia ampia libertà di agire agli individui. Sarà contento quando saprà che anche Balducci avrà parlato di ufologia. Noi non lavoriamo in rispetto di direttive precise, assolutamente.

Quali possono essere le possibili implicazioni del fenomeno sulla civiltà attuale o nel prossimo futuro, ammettendo un'interazione tra l'uomo ed intelligenze extraterrestri?

È una domanda che mi induce a pensare che sarebbe meglio sapere come sono fatti questi esseri. Mi sono già spinto in questo campo e ho motivato la mia opinione con un "verosimilmente". Quello che lei vorrebbe sapere dipende dal fatto se sono inferiori o superiori a noi. Se sono come noi, non ci sarebbero grandi implicazioni, in quanto potrebbero avere una civiltà allo stesso grado della nostra. Diverso il caso in cui si tratti di esseri superiori. Allora potrebbero mutare molti presupposti.

Secondo alcuni studi, pubblicati anche in Italia, le apparizioni mariane vengono legate a fenomeni UFO. Quantomeno alcuni fenomeni associati sembrano essere di natura ufologica. Cosa ne pensa?

È assolutamente da escludersi. Per carità, la Madonna può fare quello che vuole, non ha certo bisogno di UFO.



Due anni fa venne pubblicato dal Messaggero un articolo che riprendeva alcune sue dichiarazioni circa una guerra nucleare e un cataclisma celeste che si sarebbero verificati entro dieci anni.

Fu un articolo a sensazione del giornale. In realtà dissi che sono due i pericoli che corriamo. Il più prossimo è da considerarsi una guerra mondiale nucleare, pericolo più concreto quando c'erano due potenze in gioco. Così speculai su quale potesse essere un eventuale antagonista degli USA e dissi la Cina o il mondo arabo, ma con questo non intendevo che sarebbe accaduto domani. Chiarii invece che per prossimo futuro intendevo il 2030 circa.

La Cina prima deve raggiungere uno sviluppo commerciale e industriale tale da donarle una potenza bellica da coinvolgere un domani il mondo occidentale in una guerra (La guerra in Kosovo al momento dell'intervista era già in corso N.d.R.). Il pericolo potrebbe venire anche dal fatto che la Russia, trovandosi nella miseria, ha già venduto armi, tecnologie e persone ai Paesi del terzo mondo. Ma credo che un Paese, per quanto piccolo possa essere, ci pensi su, prima di gettare una bomba atomica sugli Stati Uniti.

L'altro pericolo, quello più remoto, secondo lei quale potrebbe essere?

Un asteroide che impatta con la Terra.Non ci avevo pensato. In realtà mi riferivo ad una crisi ecologica, che aumenta a causa di una progressione dell'inquinamento, più veloce rispetto a qualsiasi correttivo umano. Ma non mi riferivo certo solo a dieci anni di sopravvivenza.

Restando in argomento, sulla rivista Visto, in un numero di tre anni fa, lei confermò parzialmente il testo dei Terzo Segreto di Fatima, circolante da circa trenta anni, ma mai avallato dalla Chiesa.

Sì. Nel Terzo Segreto di Fatima si parla di due cose. Alla prima vi hanno fatto caso tutti, alla seconda pochissimi. La prima è una guerra nucleare prima della fine del millennio, e dal contesto si evince chiaramente. Infatti il testo parla dell'impiego di armi più potenti di mille soli. È chiaro di quali armi si tratta tenendo conto che il testo continua dicendo "i sopravvissuti invidieranno i morti". Si tratta di coloro che, sopravvivendo alle armi nucleari, soffriranno per le radiazioni.



L'altro aspetto, meno noto, è la crisi dottrinale della Chiesa. Tre anni fa, fui intervistato dalla TV canadese. In quell'occasione dissi: "Sì, la Madonna nel Terzo Segreto di Fatima dice questo, ma nessuno ha notato che, prima di ogni cosa, Lei premette che tutto succederà se l'umanità non si ravvede". Quindi è tutto condizionato a questa premessa. Ma io sono ottimista. Noi, come uomini, possiamo influire nell'avverarsi di una profezia, spostandone la data e nell'intensità degli eventi profetizzati, mitigandoli. È di buon auspicio la ripresa della spiritualità giovanile. Intendo una spiritualità all'interno delle regole della Chiesa.

Crede che in un eventuale cataclisma futuro, intelligenze non terrestri possano intervenire?

Ho già detto che c'è la possibilità che questi esseri vengano in aiuto dell'umanità. In ogni caso non aspettiamoci l'aiuto di nessuno, deve essere l'uomo a cambiare e maturare.

Intervista a Monsignor Corrado Balducci di David Murgia- 19 Gennaio 2003

Molte erano state fino ad ora le "ammissioni" del demonologo della Santa Sede, che nelle sue dichiarazioni aveva mostrato apertamente di credere alla possibilità dell'esistenza di intelligenze extraterrestri. In questa intervista monsignor Balducci "alza il tiro". Ecco il testo:

UFO, alieni e altre forme di vita nell'universo, tra realtà e finzione, tra truffatori e ciarlatani, ma qual è la posizione del Vaticano su questi "misteri" e soprattutto la fede cattolica accetta che il nostro non sia il solo mondo per cui il Messia sia stato inviato per redimere gli uomini?

A questi interrogativi risponde monsignor Corrado Balducci, demonologo e scienziato esperto in ufologia a cui la Santa Sede ha chiesto di studiare questo fenomeno "con gli occhi della fede".

Monsignor Balducci, gli Ufo e gli alieni esistono davvero o sono solo invenzioni di imbroglioni?


Non credere agli Ufo e alla presenza di altri esseri viventi è peccato. La loro esistenza non solo è provata da circa un milione di testimonianze, tra cui anche quelle di molti scienziati atei, ma è anche confermata da alcuni brani della Sacra Scrittura che in alcuni punti chiariscono la presenza di extraterrestri.

Per esempio?

Il Salmo 23 che recita: "Del Signore è la Terra, l'universo e i suoi abitanti". Ora, perché il salmista ha voluto, dopo aver citato la Terra, ricordare anche l'universo con i suoi abitanti? Questo vuol dire che la presenza di altri esseri viventi è certa. Anche la teologia è d’accordo con questa tesi.

In che senso?

Non possiamo certo affermare che gli angeli, i demoni o la stessa Madonna si servano di astronauti per muoversi ma è vero che l'infinito numero delle stelle, dei sistemi solari e delle galassie sono state create per la gloria di Dio e non avrebbe senso che tutto questo sia solo per noi, che abitiamo uno dei più piccoli pianeti dell'universo. Per questo io non solo sono convinto che ci siano altri mondi abitati da esseri anche superiori a noi, ma anche che ciò sia possibile, verosimile e soprattutto desiderabile.

Potrebbe essere più chiaro?

La presenza di alieni nell'universo, magari superiori a noi non solo perché più intelligenti ma anche perché meno peccatori, giustificherebbe lo sbalzo che c'è tra noi uomini e gli angeli. Lucrezio scriveva che "natura non facit saltum" (la natura non fa salti) e quindi, nell'ordine provvidenziale della creazione, Dio ha pensato bene di creare anche altri esseri.

Le risulta che ci siano stati santi che abbiano affermato l'esistenza degli Ufo?

San Pio da Pietralcina, per esempio, che a chi gli chiedeva se gli extraterestri esistessero veramente, ha risposto: "L'onnipotenza di Dio non si limita al solo pianeta Terra. In altri pianeti esistono delle creature e altri esseri che non hanno peccato come noi e che pregano Dio".

Ma la lista è lunga. Addirittura un noto teologo come Niccolò Cusano affermava che "non c'è stella dalla quale siamo autorizzati ad escludere l'esistenza di altri esseri, anche diversi da noi".



Padre Pio e gli extraterrestri Dal libro: "Così parlò Padre Pio"-Pagina 235 -edizione curata da Don Nello Castello-IMPRIMATUR Vicenza, 14/6/74 † C. Fanton, Vescovo Ausiliare

"Padre, dicono che negli altri pianeti ci sono altre creature di Dio!"

"E che vorresti che non ci fossero, che l'Onnipotenza di Dio si limitasse al piccolo pianeta Terra? E che, vorresti che non ci fossero altre creature che amano il Signore?" (Padre Pio)

"Ho pensato che la Terra è un niente, di fronte agli astri e tutti gli altri pianeti."

"Eh! sì, e noi usciti dalla Terra siamo nulla. Il Signore non avrà certo ristretto la sua gloria a questo piccolo pianeta. In altri ci saranno degli esseri che non avranno peccato come noi." (Padre Pio)


La Specola Vaticana"Non possiamo essere una eccezione" . Il direttore dell’ Osservatorio Pontificio crede alla vita su altri mondi. di Giovanni Caprara-intervista a George Coyne gesuita e astronomo - Roma - Gennaio 2002

" I cieli si sono aperti.

Intorno a stelle lontane gli astronomi hanno scoperto numerosi pianeti simili ai nostri che forse nascondono la vita. I telescopi hanno portato l’occhio quasi sulla soglia delle nostre origini quando l’Universo si accese 15 miliardi di anni fa con un poderoso Big Bang, mostrandoci i primi passi della creazione.

Gli scienziati più avventurosi ipotizzano addirittura altri universi esistenti in spazi paralleli e in dimensioni inconcepibili alla comune immaginazione. Il cielo, insomma, è cambiato profondamente negli ultimi anni sollevando qualche domanda sul possibile, nuovo rapporto tra l’uomo e le sue idee sul mondo astrale che lo circonda.

George Coyne, gesuita e astronomo, alza gli occhi dalla Specola Vaticana che ha ancora le sue cupole a Castel Gandolfo dove Pio X decise di sistemarle, portandole via dal Vaticano dove un altro Papa, Leone XIII, le aveva volute nel 1891.

"Ma qui ormai possiamo solo collaudare strumenti e far lezione agli studenti, - dice - il nostro vero osservatorio è su un’alta montagna dell’Arizona, negli Stati Uniti, dove l’aria è tersa e trasparente".

George Coyne è americano. A dirigere la Specola lo chiamò Giovanni Paolo I, Papa Luciani, nel 1978. Tra i misteri celesti ama studiare il "cannibalismo cosmico", un violentissimo fenomeno nel quale i grandi astri divorano i più piccoli.

Come guarda un uomo di chiesa e di scienza al nuovo universo, a un creato dove forse esistono altri esseri pensanti?

L’universo è la culla dell’umanità e, in noi, la passione di conoscere non è mai soddisfatta. Ma più conosciamo più riconosciamo la nostra ignoranza. Indubbiamente non c’è mai stata un’epoca in cui l’astronomia, la cognizione celeste, sia stata tanto progredita. C’è una bella storia degli indiani d’America. Quando il governo decise di costruire il primo grande osservatorio nazionale in Arizona scelse una montagna sacra agli indiani i quali, dopo lunghe trattative, furono contenti dello scopo per cui veniva utilizzata.

Però gli indiani non sapevano come chiamare gli astronomi perché loro abitavano sotto il cielo, lo ammiravano ma non lo studiavano e quindi erano privi di un termine che indicasse colui che indaga. Allora inventarono una parola nella loro lingua che tradotta significa "gli uomini dagli occhi lunghi". In effetti questi strumenti non sono soltanto delle macchine ma il prolungamento della nostra curiosità di sapere. Il fatto che sia un gesuita non cambia il modo in cui faccio ricerca, ma certamente influisce sulla mia interpretazione.

Di fronte alla possibilità di vita su altri pianeti qual è il suo pensiero e la posizione della Chiesa?

È una prospettiva che appassiona, ma bisogna andarci cauti. Per il momento non c’è alcuna evidenza scientifica della vita. Ma stiamo accumulando osservazioni che indicano tale possibilità. L’universo è tanto grande che sarebbe una follia dire che noi siamo l’eccezione. Il dibattito è aperto e complesso. Immaginiamo dunque che ci sia. Questo ci dimostrerebbe che Dio ha ripetuto altrove ciò che esiste sulla terra e nello stesso tempo toglierebbe dalla fede quel geocentrismo, quell’egoismo, se posso dire, che ancora la caratterizza.

Se io incontrassi un essere intelligente di altri mondi e mi rivelasse una sua vita spirituale e mi dicesse che anche il suo popolo è stato salvato da Dio mandando il suo unico figlio, mi domanderei come è possibile che il suo "unico" figlio sia stato presente in luoghi diversi. Pensieri simili sono una grande sfida. Un’eresia dopo l’altra ha cercato di negare l’umanità di Dio nei secoli.

Gesù Cristo è vero Dio e vero uomo. E questo vero uomo può apparire anche su altro pianeta?

Non so, non so negare ma nemmeno affermare. La possibilità di vita extraterrestre intelligente e spirituale ci presenta molte domande. La scienza per un credente, comunque, non demolisce la fede ma la sprona.

Si deve credere anche a un’evoluzione della fede?

Sì. Quando da giovane seminarista studiavo, non immaginavo che oggi sarei stato qui a parlare di simili argomenti. In cinquant’anni l’umanità è arrivata a questo punto. Purtroppo la Chiesa non sempre tiene il passo, specialmente oggi.

L’accelerazione della scienza ha messo forse a disagio i teologi che non la vedono come una sfida oppure non colgono la necessità di un’evoluzione?

Non so dire. Io trovo un certo ambiente ideologico nella Chiesa che sembra dire: "Sono affari tuoi, di voi scienziati". Cioè non credono che l’argomento debba essere studiato, affrontato. Non credono ai risultati scientifici e assolutamente non vogliono affrontare le discussioni che potrebbero far tremare un po’ le dottrine.

Dopo il pronunciamento del Papa su Galileo e la sua riabilitazione agli occhi della storia cattolica, non c’è stato un cambiamento anche da parte dei teologi?

Su questo non devo proprio parlare. Gli studi nei seminari non offrono una formazione scientifica. Chi entra in seminario è un sacerdote che esercita un ministero e non è un uomo del mondo di oggi; lavora a metà, è un prete dimezzato.

Le osservazioni astronomiche ci rivelano con sempre maggiore precisione ciò che accadde dopo la creazione, dopo il Big Bang da cui tutto ebbe origine. Ciò influisce sulla visione della Chiesa?

Si, ma bisogna andarci cauti. È vero che la cosmologia del Big Bang è ormai sicura come modello scientifico. Ma esso dice poco della creazione, forse niente, perché la creazione com’è intesa nella Bibbia, non risponde alla domanda sull’origine dell’universo ma al perché c’è qualcosa anziché il nulla. E questa è una risposta teologica a una domanda di fede.

Invece la scienza si occupa di scoprire da dove sia venuta la materia che conosciamo. In altri termini, la Sacra Scrittura e la teologia stessa non intervengono sul modo con cui Dio ha creato l’universo.

Le due domande tuttavia non sono in conflitto, non si incontrano e quando sembra che ciò accada possono nascere dei fraintendimenti molto gravi. Per questo stava sbagliando anche Pio XII. Quando uscì la teoria del Big Bang, impressionato dal risultato, egli voleva pronunciare un discorso solenne per affermare che gli scienziati stavano scoprendo ciò che la Chiesa sapeva già dalla Genesi. Allora il presidente della Pontificia Accademia andò dal Santo Padre, gli spiegò come l’ipotesi degli scienziati non avesse alcun legame con le Sacre Scritture e lo convinse a non dire nulla.

Dell’argomento ho discusso anche con il famoso astronomo inglese Stephen Hawking secondo il quale l’universo non avrebbe avuto origine perché non sarebbe mai esistito un tempo zero dal quale possa aver avuto inizio. E quindi, conclude Hawking, per la nascita dell’Universo non abbiamo bisogno di Dio.

In realtà, anche se la sua idea fosse giusta, non esclude affatto Dio perché Dio non è una realtà di cui abbiamo bisogno in quanto si è dato spontaneamente a noi. Ma Hawking non ha alcuna cultura filosofica e teologica. Lui è solo uno scienziato.

Papa Giovanni Paolo II è sensibile all’astronomia?

Si, fin dall’inizio del papato ed è venuto anche a trovarci alla Specola. È soprattutto aperto al confronto tra scienza e fede. Ma oltre al caso Galileo, quando ci fu la ricorrenza della pubblicazione dei "Principia" di Newton ci domandò: "La Chiesa deve celebrare questo evento, che cosa facciamo?" Invece di affrontare una vuota celebrazione gli proponemmo una serie di conferenze sui temi scientifici che avevano attinenza con la fede. Ne fu contento e il primo incontro fu lui stesso ad aprirlo.

George Coyne Direttore dell'Osservatorio Vaticano tel: (520) 621-7855 a Tucson e 39-6-698 85266 a Roma. gcoyne@as.arizona.edu

L'extraterrestre è mio fratello di Francesco M. Valiante (©L'Osservatore Romano 14 maggio 2008)

Rapporto tra astronomia e fede in un'intervista a padre Funes, direttore della Specola Vaticana "E quindi uscimmo a riveder le stelle". Cita Dante - il celebre verso che chiude l'ultimo canto dell'Inferno - per descrivere la missione dell'astronomia. Che è anzitutto quella di "restituire agli uomini la giusta dimensione di creature piccole e fragili davanti allo scenario incommensurabile di miliardi e miliardi di galassie".

E se poi scoprissimo di non essere i soli ad abitare l'universo?

L'ipotesi non lo inquieta più di tanto. È possibile credere in Dio e negli extraterrestri. Si può ammettere l'esistenza di altri mondi e altre vite, anche più evolute della nostra, senza per questo mettere in discussione la fede nella creazione, nell'incarnazione, nella redenzione.

Parola di astronomo e di sacerdote. Parola di José Gabriel Funes, direttore della Specola Vaticana. Argentino, quarantacinque anni, gesuita, dall'agosto del 2006 padre Funes ha le chiavi della storica sede nel Palazzo Pontificio di Castel Gandolfo, che Pio XI concesse all'osservatorio vaticano nel 1935. Fra circa un anno le restituirà, per ricevere quelle del monastero delle basiliane situato al confine tra le Ville Pontificie e Albano, dove si trasferiranno gli studi, i laboratori e la biblioteca della Specola.

Unisce modi cortesi e pacati a quel leggero distacco dalle cose terrene di chi è abituato a tenere gli occhi rivolti verso l'alto. Un po' filosofo e un po' investigatore, come tutti gli astronomi. Contemplare il cielo è per lui l'atto più autenticamente umano che si possa fare. Perché - spiega a "L'Osservatore Romano" - "dilata il nostro cuore e ci aiuta a uscire dai tanti inferni che l'umanità si è creata sulla terra:  le violenze, le guerre, le povertà, le oppressioni".

Come nasce l'interesse della Chiesa e dei Papi per l'astronomia?


Le origini si possono far risalire a Gregorio XIII, che fu l'artefice della riforma del calendario nel 1582. Padre Cristoforo Clavio, gesuita del Collegio romano, fece parte della commissione che studiò questa riforma. Tra Settecento e Ottocento sorsero ben tre osservatori per iniziativa dei Pontefici. Poi nel 1891, in un momento di conflitto tra il mondo della Chiesa e il mondo scientifico, Papa Leone XIII volle fondare, o meglio rifondare, la Specola Vaticana. Lo fece proprio per mostrare che la Chiesa non era contro la scienza ma promuoveva una scienza "vera e solida", secondo le sue stesse parole. La Specola è nata dunque con uno scopo essenzialmente apologetico, ma col passare degli anni è divenuta parte del dialogo della Chiesa col mondo.


Lo studio delle leggi del cosmo avvicina o allontana da Dio?


L'astronomia ha un valore profondamente umano
. È una scienza che apre il cuore e la mente. Ci aiuta a collocare nella giusta prospettiva la nostra vita, le nostre speranze, i nostri problemi. In questo senso - e qui parlo come prete e come gesuita - è anche un grande strumento apostolico che può avvicinare a Dio.


Eppure molti astronomi non perdono occasione per fare pubblica professione di ateismo.

Direi che è un po' un mito ritenere che l'astronomia favorisca una visione atea del mondo. Mi sembra che proprio chi lavora alla Specola offra la testimonianza migliore di come sia possibile credere in Dio e fare scienza in modo serio. Più di tante parole conta il nostro lavoro. Contano la credibilità e i riconoscimenti ottenuti a livello internazionale, le collaborazioni con colleghi e istituzioni di ogni parte del mondo, i risultati delle nostre ricerche e delle nostre scoperte. La Chiesa ha lasciato un segno nella storia della ricerca astronomica.

Ci faccia qualche esempio.

Basterebbe ricordare che una trentina di crateri della luna portano i nomi di antichi astronomi gesuiti. E che un asteroide del sistema solare è stato intitolato al mio predecessore alla direzione della Specola, padre George Coyne. Si potrebbe richiamare inoltre l'importanza di contributi come quelli di padre O'Connell all'individuazione del "raggio verde" o di fratello Consolmagno al declassamento di Plutone. Per non parlare dell'attività di padre Corbally - vicedirettore del nostro centro astronomico di Tucson - che ha lavorato con un team della Nasa alla recente scoperta di asteroidi residui della formazione di sistemi binari di stelle.

L'interesse della Chiesa per lo studio dell'universo si può spiegare col fatto che l'astronomia è l'unica scienza che ha a che fare con l'infinito e quindi con Dio?

Per essere precisi, l'universo non è infinito. È molto grande ma è finito, perché ha un'età:  circa quattordici miliardi di anni, secondo le nostre conoscenze più recenti. E se ha un'età, significa che ha un limite anche nello spazio. L'universo è nato in un determinato momento e da allora si espande continuamente.

Da che cosa ha avuto origine?

Quella del big bang resta, a mio giudizio, la migliore spiegazione dell'origine dell'universo che abbiamo finora dal punto di vista scientifico.

E da allora che cosa è successo?


Per trecentomila anni la materia, l'energia, la luce sono rimaste unite in una sorta di miscela. L'universo era opaco. Poi si sono separate. Così noi adesso viviamo in un universo trasparente, possiamo vedere la luce:  quella delle galassie più lontane, per esempio, che è arrivata a noi dopo undici o dodici miliardi di anni. Bisogna ricordare che la luce viaggia a trecentomila chilometri al secondo. Ed è proprio questo limite a confermarci che l'universo oggi osservabile non è infinito.

La teoria del big bang avvalora o contraddice la visione di fede basata sul racconto biblico della creazione?

Da astronomo, io continuo a credere che Dio sia il creatore dell'universo e che noi non siamo il prodotto della casualità ma i figli di un padre buono, il quale ha per noi un progetto d'amore. La Bibbia fondamentalmente non è un libro di scienza. Come sottolinea la Dei verbum, è il libro della parola di Dio indirizzata a noi uomini. È una lettera d'amore che Dio ha scritto al suo popolo, in un linguaggio che risale a duemila o tremila anni fa. All'epoca, ovviamente, era del tutto estraneo un concetto come quello del big bang. Dunque, non si può chiedere alla Bibbia una risposta scientifica.

Allo stesso modo, noi non sappiamo se in un futuro più o meno prossimo la teoria del big bang sarà superata da una spiegazione più esauriente e completa dell'origine dell'universo. Attualmente è la migliore e non è in contraddizione con la fede.

È ragionevole. Ma nella Genesi si parla della terra, degli animali, dell'uomo e della donna. Questo esclude la possibilità dell'esistenza di altri mondi o esseri viventi nell'universo?

A mio giudizio questa possibilità esiste. Gli astronomi ritengono che l'universo sia formato da cento miliardi di galassie, ciascuna delle quali è composta da cento miliardi di stelle. Molte di queste, o quasi tutte, potrebbero avere dei pianeti. Come si può escludere che la vita si sia sviluppata anche altrove? C'è un ramo dell'astronomia, l'astrobiologia, che studia proprio questo aspetto e che ha fatto molti progressi negli ultimi anni. Esaminando gli spettri della luce che viene dalle stelle e dai pianeti, presto si potranno individuare gli elementi delle loro atmosfere - i cosiddetti biomakers - e capire se ci sono le condizioni per la nascita e lo sviluppo della vita. Del resto, forme di vita potrebbero esistere in teoria perfino senza ossigeno o idrogeno.

Si riferisce anche ad esseri simili a noi o più evoluti?

È possibile. Finora non abbiamo nessuna prova. Ma certamente in un universo così grande non si può escludere questa ipotesi.

E questo non sarebbe un problema per la nostra fede?

Io ritengo di no. Come esiste una molteplicità di creature sulla terra, così potrebbero esserci altri esseri, anche intelligenti, creati da Dio. Questo non contrasta con la nostra fede, perché non possiamo porre limiti alla libertà creatrice di Dio. Per dirla con san Francesco, se consideriamo le creature terrene come "fratello" e "sorella", perché non potremmo parlare anche di un "fratello extraterrestre"? Farebbe parte comunque della creazione.

E per quanto riguarda la redenzione?


Prendiamo in prestito l'immagine evangelica della pecora smarrita. Il pastore lascia le novantanove nell'ovile per andare a cercare quella che si è persa. Pensiamo che in questo universo possano esserci cento pecore, corrispondenti a diverse forme di creature. Noi che apparteniamo al genere umano potremmo essere proprio la pecora smarrita, i peccatori che hanno bisogno del pastore. Dio si è fatto uomo in Gesù per salvarci. Così, se anche esistessero altri esseri intelligenti, non è detto che essi debbano aver bisogno della redenzione. Potrebbero essere rimasti nell'amicizia piena con il loro Creatore.

Insisto:  se invece fossero peccatori, sarebbe possibile una redenzione anche per loro?


Gesù si è incarnato una volta per tutte. L'incarnazione è un evento unico e irripetibile. Comunque sono sicuro che anche loro, in qualche modo, avrebbero la possibilità di godere della misericordia di Dio, così come è stato per noi uomini.

Il prossimo anno si celebra il bicentenario della nascita di Darwin e la Chiesa torna a confrontarsi con l'evoluzionismo. L'astronomia può offrire un contributo a questo confronto?

Come astronomo posso dire che dall'osservazione delle stelle e delle galassie emerge un chiaro processo evolutivo. Questo è un dato scientifico. Anche qui io non vedo contraddizione tra quello che noi possiamo imparare dall'evoluzione - purché non diventi un'ideologia assoluta - e la nostra fede in Dio. Ci sono delle verità fondamentali che comunque non mutano:  Dio è il creatore, c'è un senso alla creazione, noi non siamo figli del caso.

Su queste basi, è possibile un dialogo con gli uomini di scienza?


Direi che anzi è necessario. La fede e la scienza non sono inconciliabili. Lo diceva Giovanni Paolo II e lo ha ripetuto Benedetto XVI:  fede e ragione sono le due ali con cui si eleva lo spirito umano. Non c'è contraddizione tra quello che noi sappiamo attraverso la fede e quello che apprendiamo attraverso la scienza. Ci possono essere tensioni o conflitti, ma non dobbiamo averne paura. La Chiesa non deve temere la scienza e le sue scoperte.


Come invece è avvenuto con Galileo.


Quello è certamente un caso che ha segnato la storia della comunità ecclesiale e della comunità scientifica. È inutile negare che il conflitto ci sia stato. E forse in futuro ce ne saranno altri simili. Ma penso che sia arrivato il momento di voltare pagina e guardare piuttosto al futuro. Questa vicenda ha lasciato delle ferite. Ci sono stati malintesi. La Chiesa in qualche modo ha riconosciuto i suoi sbagli. Forse si poteva fare di meglio. Ma ora è il momento di guarire queste ferite. E ciò si può realizzare in un contesto di dialogo sereno, di collaborazione. La gente ha bisogno che scienza e fede si aiutino a vicenda, pur senza tradire la chiarezza e l'onestà delle rispettive posizioni.


Ma perché oggi è così difficile questa collaborazione?


Credo che uno dei problemi del rapporto tra scienza e fede sia l'ignoranza. Da una parte, gli scienziati dovrebbero imparare a leggere correttamente la Bibbia e a comprendere le verità della nostra fede. Dall'altra, i teologi e gli uomini di Chiesa dovrebbero aggiornarsi sui progressi della scienza, per riuscire a dare risposte efficaci alle questioni che essa pone continuamente. Purtroppo anche nelle scuole e nelle parrocchie manca un percorso che aiuti a integrare fede e scienza. I cattolici spesso rimangono fermi alle conoscenze apprese al tempo del catechismo. Credo che questa sia una vera e propria sfida dal punto di vista pastorale.


Cosa può fare in questo senso la Specola?


Diceva Giovanni XXIII che la nostra missione deve essere quella di spiegare agli astronomi la Chiesa e alla Chiesa l'astronomia. Noi siamo come un ponte, un piccolo ponte, tra il mondo della scienza e la Chiesa. Lungo questo ponte c'è chi va in una direzione e chi va in un'altra. Come ha raccomandato Benedetto XVI a noi gesuiti in occasione dell'ultima congregazione generale, dobbiamo essere uomini sulle frontiere.

Credo che la Specola abbia questa missione:  essere sulla frontiera tra il mondo della scienza e il mondo della fede, per dare testimonianza che è possibile credere in Dio ed essere buoni scienziati.


Il cardinale ministro vaticano della cultura UNA FEDE EXTRATERRESTRE, 02-12-2012, card. Gianfranco Ravasi, Il Sole 24 Ore

Keplero, scardinando con Copernico il geocentrismo, s'era convinto dell'esistenza di una pluralità di mondi abitati. Kant l'aveva seguito senza esitazione e il mistico svedese Emanuel Swedenborg nel Settecento ne aveva, a suo dire, raccolto i messaggi spirituali a tal punto da fondare una sorta di religione che ha ancor oggi una sua espressione nella "Swedenborg Foundation" di West Chester in Pennsylvania.

Questa deriva si sarebbe allargata a delta, a partire dal 1947 fino ai nostri giorni con l'ingresso degli Ufo e le relative stravaganti attestazioni destinate a generare le "religioni ufologiche" come i Raeliani e le loro bizzarre teorie sugli 'elohîm extraterrestri.

Per non parlare poi dei rapimenti di terrestri a opera di navi spaziali pilotate da esseri simili a ectoplasmi e così via in una sfrenata creatività di testimonianze bislacche naturalmente confluenti in un filone cinetelevisivo di grande successo. Si configurava, così, un orizzonte pseudoscientifico-teologico nel quale si versavano tesi reincarnazioniste, olismo quantistico, fantastronomia, esoterismi vari, paranormale e stati psicofisici preternormali, esperienze di morte apparente in una miscela imbandita in altrettanti contenitori da immettere sulle bancarelle digitali di Internet.

Certo, ci fu anche l'intervento della scienza vera che aprì il capitolo dell' esobiologia e avviò quel progetto Seti Search for Extraterrestrial Intelligence ») che da oltre un quarantennio cerca -finora invano - di captare segnali radio provenienti dal cosmo e indizi di forme di vita intelligente extraterrestri. Noi, però, non stiamo ora interessandoci di questa fenomenologia per ragioni sociologiche o scientifiche, ma per un approccio squisitamente teologico cristiano.

Prescindendo, quindi, dalla probabilità dell'esistenza di altre forme di vita intelligente nell'universo, cosa che non cozzerebbe né con la scienza né con la tradizionale teologia naturale, la nostra domanda punta invece al cuore della teologia cristiana che è dominata dalla figura di Cristo, il Dio che diventa uomo in questo mondo e che conduce l'umanità limitata e peccatrice alla redenzione.

È quella che tecnicamente è chiamata l' “Incarnazione". A chi volesse inoltrarsi in un simile capitolo della teologia che genera curiosità e ogni tanto affiora a livello anche giornalistico, noi suggeriremmo innanzitutto la sintesi che un teologo-scienziato, Giuseppe Tanzella-Nitti , ha approntato in una voce storico-teorica "Vita extraterrestre" del Dizionario Interdisciplinare di Scienza e Fede (Città Nuova - Urbaniana University Press, 2002, vol. I, pagg. 591-605).

Ora, però, si è aggiunto un saggio vero e proprio che considera il tema come una "sfida alla fede cristiana": autore è un docente di teologia presso la LudwigMaximilians-Universität di Monaco, Armin Kreiner
((1954) dal 2003 è professore di teologia fondamentale alla Facoltà cattolica di teologia della Ludwig-Maximilians-Universität di Monaco di Baviera (Germania). Tra gli ambiti di sua competenza figurano il dialogo tra scienze e teologia e il problema della teodicea.) , che solletica la curiosità dei lettori con la pur scontata domanda: «Siamo soli nell'universo?».

Dopo aver raccolto tutto il dossier "ufologico" e averlo posizionato sull'asse cristiano, raccogliendo la massa enorme di materiali eterogenei che sostanziano quel fascicolo, egli affronta la questione capitale che è nel titolo, ossia Gesù e gli alieni, proponendo una cristologia in prospettiva cosmica, consapevole di increspare le acque teologiche e di creare "irritazioni cristologiche".

La sua tesi è, tutto sommato, abbastanza semplice: se vogliamo accogliere la sfida lanciata alla teologia cristiana dall'eventuale esistenza di un'umanità extraterrestre dobbiamo rielaborare il concetto classico di "Incarnazione", liberandolo dal suo nesso esclusivo col peccato umano che verrebbe per questa via redento.

Dovremmo, invece, impostarlo sulla tesi di san Bonaventura e Duns Scoto per i quali l'Incarnazione è la pienezza del rapporto tra Dio e il mondo iniziato con la creazione. Detto in altri termini, Dio entra nell'umanità non tanto per la contingenza della scelta peccatrice della creatura libera, quanto piuttosto per portare a compimento il suo progetto creativo globale e il suo legame con le creature, in particolare quella umana.

In questa linea l'Incarnazione diverrebbe non più una realtà storica singolare, ma si sfrangerebbe in tante epifanie quante sono le eventuali umanità disperse nell'universo o nel multiverso astrofisico. Cadrebbe, così, l'unicità di Cristo che si potrebbe moltiplicare in una sorta di diversi avatar.

Non è difficile immaginare l'"irritazione" - ed è un eufemismo - che tale concezione produce nella cristologia classica. Non per nulla l'editore italiano ha premesso al saggio di Kreiner un'introduzione critica di un altro docente, Andrea Aguti dell'università di Urbino, che punta - oltre ad alcune contestazioni nei vari passaggi argomentativi dello studioso tedesco - al centro cristologico nodale.

Ed è qui che egli oppone alla pluralità indipendente dalle manifestazioni di Dio una differente proposta che ricentra il tutto nell'evento Cristo. Esso, pur essendo "puntuale", a causa della sua matrice trascendente non avrebbe solo un valore "localistico" ma cosmico, come suggerisce per altro l'apostolo Paolo: «È piaciuto a Dio che abiti in Cristo tutta la pienezza e che per mezzo di lui e in vista di lui siano riconciliate tutte le cose, avendo pacificato col sangue della sua croce sia le cose che stanno sulla terra, sia quelle che stanno nei cieli» (Colossesi 1,19-20; la tesi è ribadita in Efesini 1,10 ove Cristo è visto come l'asse "capitale" che unifica e salva l'intero essere).

Si avrebbe, quindi, come dicono i teologi, una cristologia "inclusivista" che coordina nell'evento dell'Incarnazione tutta la relazione tra Creatore e creazione, la quale può avere modi espressivi diversi che le differenti religioni del nostro pianeta e le ipotetiche differenti umanità extraterrestri riflettono.

Tanto per proporre un parallelo squisitamente cristiano: la celebrazione della Messa applica in tempi e luoghi diversi i frutti di un unico evento storico salvifico , la morte e risurrezione di Cristo, senza moltiplicarlo, e questo è possibile perché in quell'evento storicamente "unico" è in azione Dio che è eterno e infinito e può, quindi, estendersi con la sua azione in tutto il tempo e lo spazio.



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