Corso di Religione

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LE SIBILLE

         


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La Sibilla e Ovidio
Questa miniatura risale al VI sec. d.C. e fa parte del Codice Vaticano.

" Qui la Sibilla si trova in compagnia di Acate ed Enea davanti al tempio di Apollo. La profetessa ci appare vecchia; abbiamo, dunque, un chiaro riferimento al topos della Sibilla longeva, tipico sia in Virgilio che nelle Metamorfosi di Ovidio.

La donna indossa una tunica con un mantello e ha un turbante che, forse, ne vuole evidenziare le origini orientali. Qui la sibilla viene rappresentate senza nessun libro nè papiro né sembra dall' espressione dei volto che stia dicendo qualcosa;  precede i due uomini proprio come se li stesse guidando : nell'Ade.

Nella mano sinistra un ramo fiorito che sì può identificare col ramo che la stessa Sibilla ha fatto cogliere ad Enea per offrirlo in dono a Proserpina; è simbolo di vita e allo stesso tempo una sorta dì protezione, un amuleto quasi, per entrare negli inferi.

Nella mano destra la Sibilla ha un serpente, simbolo di fecondità e immortalità.Il serpente potrebbe essere riferito ad Hera, che per uccidere Latona, madre di Apollo e amante di Zeus si trasformò in serpente. L'oracolo dell' Averno probabilmente era associato ad Hera che veniva venerata in territorio cumano come divinità ctonia prima di Apollo.

Sia Virgilio sia Ovidio ritraggono il momento in cui Enea, sbarcato sulle coste di Cuma, si reca nell'antro della Sibilla, tuttavia gli autori pongono l'accento su due funzioni diverse attribuitele; mentre in Virgilio prevale la funzione oracolare su quella di guida dell'Ade, è invece quest'ultima ad essere prevalente in Ovidio.

Ovidio definisce la Sibilla "vivax", facendo un precìso riferimento all'età' longeva della Sibilla .

E' importante evidenziare che Enea chiede alla Sibilla non di profetizzare ma solo di guidarlo nei campi Elisi per incontrare il padre. La profetessa, però, per svolgere la sua funzione di guida deve comunque essere invasata dal Dio; si ripete dunque un topos già' presente nell'Eneide, l'invasamento, che qui non e' accompagnato dalla suggestiva trasfigurazione della Sibilla presente nell'opera di Virgilio.

La Sibilla comanda ad Enea di prendere il ramo d'oro, perché' solo cosi' riuscirà' a giungere alla vìrtù'necessarìa per entrare neli'Elisio non facendo alcun riferimento ne' a Proserpina ne' tantomeno all'offerta che Enea avrebbe dovuto dare a quest'ultima.

E' il "rito d'iniziazione" già' descritto in Virgilio. Per Ovidio prendere il ramo e' soltanto un topos che non ha alcuna finalità in quanto, secondo la tradizione, si poteva facilmente entrare nell'Ade, ma difficile era uscirne. Enea visiterà l'Ade e ne uscirà per il potere della Sibilla.


Sibilla libica- Michelangelo: cappella sistina.


Oltrepassate queste isole, lasciate le mura di Partenope sulla destra, verso ponente la tomba del melodioso Eolide e una contrada piena di paludi, Enea giunge alle spiagge di Cuma e all'antro dell'antica Sibilla.

La prega di guidarlo nell'Averno sino all'ombra di suo padre.

La Sibilla, rimasta a lungo con lo sguardo a terra, finalmente invasata dal dio, alza gli occhi e dice: «Grande cosa chiedi, o eroe grandissimo per le tue imprese, che in guerra hai brillato col braccio e in mezzo al fuoco per pietà filiale. Non temere dunque, o Troiano: avrai quello che chiedi e guidato da me vedrai la sede dell'Eliso, l'ultimo regno del mondo, e lì l'ombra cara di tuo padre. Nessuna via è preclusa alla virtù».


Così dice e gli indica un ramo d'oro che brilla nel bosco di Persefone, la Giunone infernale, e gli ordina di staccarlo dal tronco. Enea obbedisce e così riesce a vedere la terrificante maestà dell'Averno, i propri avi e l'ombra del suo vecchio padre, il magnanimo Anchise; apprende pure le leggi del luogo e quali pericoli dovrà affrontare in guerre future. Poi, risalendo il sentiero con passo stanco, allevia la fatica conversando con la sua guida cumana.

E mentre in un livore d'ombre percorre quell'orrido tratturo: «Io non so se tu sia una dea o solo diletta agli dei» le dice, «ma per me sarai sempre un nume e sempre ti sarò riconoscente per avermi permesso di scendere in questi luoghi della morte e di sfuggirli dopo aver visto la morte. Per questi meriti, quando sarò di nuovo all'aria sotto il cielo, ti erigerò un tempio e ti onorerò con l'incenso».

La profetessa si volge a guardarlo e con un profondo sospiro: «Non sono una dea» risponde; «non venerare con l'incenso sacro un essere umano. E perché la cecità non t'induca in errore, sappi che luce eterna e senza fine avrei potuto ottenere, se la mia verginità si fosse concessa a Febo, che mi amava.

Nella speranza di ottenerla, corrompendomi con i suoi doni, Febo mi disse: "Esprimi un desiderio, vergine cumana: sarà esaudito". Io presi un pugno di sabbia e glielo mostrai, chiedendo che mi fossero concessi tanti anni di vita quanti granelli di sabbia c'erano in quel mucchietto. Sciocca, mi scordai di chiedere che anni fossero di giovinezza. Eppure anche questo m'avrebbe concesso, un'eterna giovinezza, se avessi ceduto alle sue voglie.

Disprezzato il dono di Febo, eccomi qui, ancora nubile. Ma ormai l'età più bella mi ha voltato le spalle, e a passi incerti avanza un'acida vecchiaia, che a lungo dovrò sopportare. Vedi, sette secoli son già vissuta: per eguagliare il numero dei granelli, trecento raccolti e trecento vendemmie devo ancora vedere.

Tempo verrà che la lunga esistenza renderà il mio corpo piccolo da grande che era, e le mie membra consunte dalla vecchiaia si ridurranno a niente. E non si potrà credere che m'abbia amata un dio, che a lui sia piaciuta. E forse persino Febo non mi riconoscerà o negherà d'avermi mai amata, tanto sarò mutata. Alla fine nessuno più mi vedrà: solo la voce mi rivelerà, la voce che il fato vorrà lasciarmi».

Questo raccontava la Sibilla lungo la ripida salita, quando dalle profondità dello Stige l'eroe troiano emerse nella città di Cuma .

La Sibilla specifica di essere una persona dalle caratteristiche umane e non una dea e racconta ad Enea la sua storia, che non si ritrova in Virgilio. Dopo aver spiegato W perché' della sua "longeva" età', dopo aver parlato dell'amore di Apollo e dei granelli di sabbia, a partire dal verso 147 sembra che la Sibilla cominci a profetizzare sul suo stesso futuro. La profetessa dice che col passare dei tempo il suo corpo si consumerà' fino a quando non resterà' niente altro che la voce.".


Segni e simboli

Le  Monete . La prima moneta di cui si hanno informazioni risale al periodo greco, quelle romane di bronzo di età più tarda sono divise per il loro differente valore, rappresentato dal peso. La moneta con minor peso è l'asse e quelle di età repubblicana di cui ci stiamo interessando sono stimate dieci assi e sono identificate con il nome di denari.

Queste sono state coniate nel 69 a. C. dal monetario L. Manlio Torquato, giovane magistrato responsabile dell'emissione delle monete stesse, che erano l'antico mezzo pubblicitario tramite il quale i personaggi politici miravano ad ingrandire il proprio prestigio.

La prima moneta pesa 3,90 gr eri ha un diametro di 18 mm, mentre la seconda pesa 3,94 gr ed ha un diametro di 19 mm. Sul diritto eli entrambi I denari è raffigurate la testa della Sibilla, riprodotta con I capelli raccolti sulle tempie e sulla nuca, segno evidente del suo "stato di virgo".


L'espressione del volto è serena ed è possibile intravedere un piccolo simbolo, in corrispondenza della nuca. Per mancanza di fonti certe possiamo solo supporre che rappresenti la famiglia di Torquato o un avvenimento importante dell'epoca.

Sulle monete è presente un altro tipico elemento sibillino, il ramo di alloro, che nel primo denario è appena visibile, nella seconda invece è molto più evidente ed è emblema della funzione di profetessa della Sibilla.

Si può anche se con difficoltà decifrare il nome "SIB?LLA", dì cui non è possibile identificare la seconda vocale che sì presuma sia una Y o una U.

L'unico particolare che differenzia le due monete è il cordoncino che avvolge i capelli della profetessa, che nella prima moneta emerge sulla fronte e ricade sul collo dìvietendosi in due nastri accompagnato da una ciocca di capelli. Infine sul rovescio del denari è raffigurato il tripode, con sopra un'anfora tra due stelle, sìmbolo dei dìo Apollo che indica il rapporto tra la divinità e la Sibilla.

Il serpente sorretto da Apollo è simbolo di fecondità, in quanto ia parola del Dio è concepita come embrione, frutto dell'invasamento inteso come mixis sessuale. L' aspetto della sibilla qui è giovanile. 
Infine è possibile leggere il nome "Torquat" a lato del tripode, segno della funzione di propaganda delle monete nel mondo antico.

Virgilio , la Sibilla e il cristianesimo.

In Virgilio, nel sesto libro dell'Eneide, la Sibilla Cumana è il personaggio centrale, con la doppia funzione di veggente e sacerdotessa di Apollo e contemporaneamente di guida di Enea nell'oltretomba.

At plus Aeneas arces qui bus altus Apollo praesidet.horrendaque procul secreta Sybilla antrum immane petit magnum cui mentem animumque Delius inspirat vates,aperitque futura, (w. 9-12)

Intanto Enea verso la ròcca ascese, ove in alto sorgea di Febo il tempio, e là dov'era la spelonca immane de l'orrenda Sibilla, a cui fu dato dal gran delio profeta animo e mente d'aprir l'occulte e le future cose.


Raffaello: Le Sibille

La presentazione della sacerdotessa viene accompagnata dal fosco ritratto dei tuoghi in cui ella vive che formano un tutt'uno a suggerire un'immagine di paura e, allo stesso tempo, di mistero.

Caratteristico è l'aggettivo col quale Virgilio definisce la sacerdotessa, "horrenda", termine usato forse anche per ragioni metriche ma soprattutto per l'aspetto della sacerdotessa durante l'invasamento, in quella occasione il dio la possiede completamente, prendendo il sopravvento sulle sue facoltà superiori dello spirito, sulla ragione, sull'intelligenza ("mentem") e sull'animo inteso come sede delle passione e dei sentimenti ("animum"}.

D'altro canto nell'immaginario collettivo la figura di queste sacerdotesse che vivevano in grotte poco accessibili ("secreta"), dovevano incutere molto terrore così come temutissimi erano i loro oracoli. La figura della Sibilla Cumana è presente nella sua prima opera, "le Bucoliche", composta tra il 42 e ti 39 a.C. in esametri e divisa in 10 ecloghe. Nella IV si fa riferimento alla Sibilla ed ad una sua profezia.

"Ultima Cumaei venit iam carminis aetas, magnus ab integro saeclorum nascitur ordo: Iam redit et Virgo, redeunt Saturnia regna, iam nova progenies caelo demittitur alto. Tu modo nascenti puero quo ferrea primum desinet ac toto surget gens aurea mundo, casta fave Lucina; tuus iam regnat Apollo. " ...

.... E' arrivata l'ultima età dell'oracolo cumano: il grande ordine dei secoli nasce di nuovo. E già ritorna la vergine, ritornano i regni di Saturno, già la nuova progenie discende dall'alto del cielo. Tu, o casta Lucina, proteggi il fanciullo che sta per nascere, con cui finirà la generazione del ferro e in tutto il mondo sorgerà quella dell'oro: già regna il tuo Apollo.

Sotto di te console inizierà la gloria di quest'era, o Pollione, e i grandi mesi cominceranno a trascorrere. Con te guida, se resteranno vestigia dei nostri delitti, esse saranno vanificate e le terre sciolte da perpetua paura. Egli riceverà la vita degli dei, egli vedrà gli eroi misti agli dei, ed egli stesso apparirà ad essi, e reggerà l'orbe pacato dalle virtù patrie.


Cuma: tempio di Apollo

In questi versi, Virgilio, rifacendosi a profezie Sibilline, canta l'avvento di una nuova era, ovvero il ritorno all'antica età dell'oro, periodo di pace e di benessere tanto atteso, proprio come sottolinea l'avverbio "iam" (w.4), e la fa coincidere con quello di un "puer" , un neonato.

Ancora oggi non si è concordi sull'identità del puer e molte sono le ipotesi. C'è chi lo identifica con Asinio Gallo, figlio di Asinio Pollione console nel 40 a.C, al quale del resto è dedicata l'ecloga secondo la testimonianza di Asconio Pedano (scrittore padovano del I sec. D.C.) che affermava

"a Gallo audisse se... hanc eclogam in honorem etus factam".

Qualcuno ha pensato ad un altro figlio di Asinio Pollione, chi ad un figlio di Ottaviano e chi allo stesso Ottaviano.

Comunque, restano soltanto supposizioni e proprio questa mancanza di certezze permise ad Ottaviano di identificarsi e farsi identificare con la figura del puer e di proporsi come l'iniziatore di quell'età la cui alba era stata attesa con tanto struggente desiderio.


Duomo di Siena- pavimento.
La Sibilla è quella della IV ecloga di Virgilio che annuncia il puer   della Nuova Età dell'Oro.

Fu con la vittoria di Azio nel 31 a.C. che quest'eroe si propose come restauratore della nuova era in quanto sin da allora era stato protetto dall'arco d! Apollo, divinità che, secondo la profezia, doveva sostenerlo.

Dopo queste vittorie Augusto si affrettò a restaurare il tempio di Apollo, dando nuovo impulso al culto di questo dìo e facendone uno dei cardini del suo piano di rinnovamento religioso.

Infatti Augusto si rese conto che per concretizzare il sentimento che animava milioni di persone doveva muoversi non solo nell'ambito religioso, ma anche, in quello politico.

Ciò era legittimo, in quanto con il titolo di "Augustus" aveva eliminato la tradizionale separazione tra il sacro e il pubblico". Ulteriore conferma del ruolo di Augusto si trova nell'Eneide, da lui stesso commissionata, in cui viene cosi' celebrato:

"Augustus Caesar divi genus aurea condet saecula" (Eneide, VI, 792). Questi, questi, è colui che tante volte t'è già promesso, il gran Cesare Augusto, di divo padre figlio, e divo anch'egli. Per lui risorgerà quel secol d'oro, quel del vecchio Saturno antico regno, che fe' il Lazio sí bello e 'l mondo tutto.

In età medievale,essendoci mancanza di prospettiva storica,Virgilio fu ritenuto un grande sapiente dotato di dottrina profetica e magica per aver annunciato la nascita del puer identificato immediatamente con il Cristo Gesù. Da qui  la cristianizzazione della Sibilla Cumana e  di seguito la sua rappresentazione pittorica simile alla Madonna, come nel Pisano o, addirittura nel Cinema, come in "Giro di Lune tra terra e mare".

Nel Medioevo, l'appartenenza di Virgilio e della Sibilla Cumana al mondo romano-pagano, e la loro cristinizzazione a (la cui investitura ufficiale venne addirittura dall'imperatore Costantino che, convertitosi al Cristianesimo, si preoccupò di trovare una continuità tra i nuovi dogmi teologici e le vecchie credenze), fece dell'antica sacerdotessa di Febo un profeta pari quasi a quelli delia tradizione biblica, appunto per questo autori cristiani come Lattanzio e Eusebio di Cesarea vedranno in seguito nei versi della IV edoga una profezia legata alla nasata di Gesù e quindi il primo annuncio del Cristianesimo.

La Sibilla "Virgo"

Apollo e la Sibilla, pittura scoperta ad Ercolano, conservata attualmente nel Museo Nazionale, che manifesta l'umiltà della Sibilla rispetto alla divinità.

Una divinità, che, riccamente abbigliata, in posizione eretta e a testa alta, dichiara la sua autorità in opposizione atta sottomissione dellia Sibilla, che, invece, è rappresentate con uno sguardo rivolto verso il basso e con una semplice tunica che le scopre la spalla.

La sovrastante presenza della figura maschile fa supporre che in esordio il mito era strettamente connesso al Dio. L'alloro oltre a rappresentare la funzione oracolare della Sibilla le attribuisce il compito virgiliano di guida dell'oltretomba. Le caratteristiche fìsiche della Sibilla, quali i capelli raccolti, il colore e l'espressione del volto indicano indubbiamente io stato di "Virgo" .

Appare evidente il legame tra la Sibilla ed Apollo, anche se successivamente, laddove Virgilio presenta la profetessa con il nome di Deifobe, il poeta mantovano associa al culto di Febo quello di una divinità , Trivia, cui erano consacrati la grotta, il bosco ed il lago, che fanno da sfondo al vaticinio:

Quin protinus omnia perlegerent oculis, ni iam praemissus Achates adforet, atque una Phaebi Triviaeque sacerdos Deiphobe Glauci, fatur quae talia regi... (versi 36-37) Era con gli altri Enea tutto a mirar sospeso, quando Acate tornò, ch'era precorso, e seco addusse Deïfobe di Glauco, una ministra di Dïana e d'Apollo .


E' probabile che l'antro stesso i cui la Sibilla vaticinava fosse ricco di vapori sulfurei che producevano la trance estatica , di fatti è proprio all'ingresso della grotta che la sibilla Virgiliana sente l'imminenza della profezia:

Excisum Euboicae latus ingens rupis in antrum, quo lati ducunt aditus centum, ostia centum; unde ruunt totidem voces, responsao Sibyllae. Ventum erat ad limen, cum virgo. "Pascere fata tempus" ait; "deus, ecce, deus!" .(versi 43-47)
Avvi d'intorno  cento vie, cento porte; e cento voci n'escono insieme, allor che la Sibilla le sue risposte intuona. Era a la soglia il padre Enea, quando: "Ora è 'l tempo - disse la vergine. - Di', di'; chiedi tue sorti: ecco lo dio ch'è già comparso e spira".

Caratteristica e' la definizione della Sibilla come Virgo, nome col quale viene definita Deifobe prima o dopo essere stata invasata dal Dio, ma mai durante l'invasamento. La possessione è, infatti, concepita come una "mixis" sessuale e come tale la condizione migliore in cui la donna può presentarsi al Dio è quella della verginità, che resta inalterata, sebbene la donna porti in sé, dopo l'invasamento, la parola del dio come un embrione.


La Sibilla trasfigurata

Michelangelo: cappella sistina- sibilla eritrea

La mistica unione con Apollo viene preceduta da una vera e propria trasfigurazione della Sibilla:

Cui talia fanti ante fores subito non voltus, non color unus, non comptae mansere comae; sed pectus anhelum, et rabie fera corda tument; maiorque videri, nec mortale sonans, adflata est numine quando iam propiore dei. "Cessas in vota precesque, Tros" ait "Aenea? Cessas? Neque enim ante dehiscent attonita magna ora domus." (versi 45-53)

Ciò dicendo, de l'antro in su la bocca in piú volti cangiossi e in piú colori; sconmpigliossi le chionme; aprissi il petto; le batté 'l fianco, e 'l cor di rabbia l'arse. Parve in vista maggior; maggior il tuono fu che d'umana voce; e poiché 'l nume piú le fu presso: "A che badi, - soggiunse - figlio d'Anchise? Se non di', non s'apre questa di Febo attonita cortina". E qui si tacque.

Il cambiamento del colore del volto, il petto ansante e il cuore selvaggio che si gonfia di furore, sembrano voler dimostrare una ribellione della Sibilla al Dio stesso. Virgilio la definirà' in seguito come una baccante che infuria per scacciare Apollo dal suo petto; ancora dunque un segno dell'insofferenza della Sibilla che termina solo quando cessa il furore e la rabbiosa bocca rimane quieta e Apollo l'abbandona.

L'oracolo

Il responso della Sibilla si effonde nell'aria :

... infin de l'imo petto orò dicendo: "Febo, la cui pietà mai sempre a Troia fu propizia e benigna, onde di Pari già reggesti la man, drizzasti il tèlo contro al corpo d'Achille, io, dal tuo lume scòrto fin qui, tanto di mare ho corso, tante terre ho girate, a tanti rischi mi son esposto; insino a le remote massíle genti, insin dentro a le Sirti son penetrato; ed or, per tua mercede, di questa fuggitiva Italia il lito ecco già tocco, e ci son giunto al fine. .....

Virgilio descrive la maniera più antica di oracolare, cioè in stato di furia e verbalmente, non con la scrittura su foglie, in ottemperanza forse al disegno augusteo di imbrigliare e sfruttare a proprio vantaggio la profezìa della "vegliarda".

Più semplice era manipolare  una profezia orale che non una scritta. Di qui la raccomandazione di Enea di non scrìvere sulla foglie ripetendo in sostanza il consiglio di Eleno in (Aen, III 445-447) :

Foliis tantum ne carmina manda,
ne turbata volent rapidis ludibria ventis;
ipsa canas oro.

(versi 74-76)

Quel che prima ti chieggio è che i tuoi carmi s'odan per la tua lingua, e non che in foglie sian da te scritti, onde ludibrio poi sian di rapidi vènti". E piú non disse.

La Sibilla dopo aver vaticinato i suoi orrendi enigmi, domata come un animale reso docile da redini e sproni, si placa .


Ella già presa, ma non doma ancóra dal febèo nume, per di sotto trarsi a sí gran salma, quasi poltra e fiera scapestrata giumenta, per la grotta imperversando e mugolando andava. Ma com' piú si scotea, piú dal gran dio era affrenata, e le rabbiose labbia e l'efferato core al suo misterio piú mansueto e piú vinto rendea. ...

Questi intricati e spaventosi detti dal piú reposto loco alto mugghiando, la cumèa profetessa empiea lo speco d'orribil tuoni: e come il suo furore era da Febo raffrenato o spinto, o dal suo raggio avea barbaglio o lume, cosí miste le tenebre col vero sciogliea la lingua, e disgombrava il petto. Poiché la furia e la rabbiosa bocca quetossi, così che Enea può di nuovo cominciare a parlare. Enea ricominciando, disse: "....."


La sibilla- psicopompo.

Quando la Sibilla riprende l'aspetto consueto, Enea le chiede di accompagnarlo nel mondo dei morti. La vergine gli risponde che ciò e consentito solo a pochissimi eletti. Se Enea vuole affrontare il duro viaggio, deve venire in possesso del ramo d'oro da offrire a Proserpina, seppellire un compagno morto e sacrificare pecore nere.

Eseguiti gli ordini della sacerdotessa Enea può finalmente introdursi nell'Ade dietro l'attenta guida della Sibilla che lo inizia ai misteri dell'oltretomba.

L'elemento iniziatico e negromantico si fonde così con quello oracolare e furente nell'unica figura della Sibilla, fornendo un modello che troverà ampio seguito nella produzione letteraria successiva ".



[credits: Percorso didattico sperimentale realizzato dal Prof. Gaetano Affuso con gli alunni del gruppo Latinomedia del Liceo P.Calamandrei di Napoli www.latinomedia.it ]


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