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Transumanesimo

La critica
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Una critica globale
di A&B Pubblicato il 16 febbraio 2014 [Il nodo gordiano ]
"Un tratto che caratterizza tutte le attività del cantiere che esegue il progetto del Nuovo Ordine Mondiale (NWO) è il malcelato odio per la Vita. Pratiche come aborto, eutanasia, controllo pianificato delle nascite, sterilizzazione, sono solo le armi convenzionali con cui si persegue l’obiettivo; ce ne sono di molto più sofisticate che concernono l’ispirazione dei “comandamenti” della “ nuova religione globale ” a cui hanno contribuito in modo decisivo le teorie che si raggruppano sotto il nome di transumanesimo. "" Il transumanesimo, che costituisce lo “stato avanzato” dell’evoluzionismo, ha come presupposto un ateismo radicale; si tratta di una corrente di pensiero che non avendo in sé la sua ragione sufficiente perché sprovvista di un qualsiasi ispirazione a Principi trascendenti, trae la sua tenuta dal collante che crea con altre correnti analoghe con cui condivide le fondamenta materialiste (ambientalismo, eugenetica, tecnocrazia, ecc.).

Paradossale che a questo ateismo e materialismo faccia seguito, come scopo principale di queste idee, la ricerca dell’immortalità, seppure perseguita mediante la tecnologia; l’immortalità infatti per definizione rimanda all’idea di eternità che non ha comune misura col limite imposto all’uomo in quanto tale e alle sue creazioni, seppur sviluppatissime tecnologicamente.

E per fare fronte a questa contraddizione che il transumanesimo, dopo aver rimosso Dio, cancellato la fede e di conseguenza annichilito l’uomo con l’inganno di migliorare quegli aspetti della sua condizione che sono considerati indesiderabili, come la malattia e l'invecchiamento, deve ricorrere a una trasformazione “post umana” per dare compimento al suo disegno: “Il futuro appartiene alla postumanità” sancisce Max More in “Divenire postumano”.

Max More appunto (al secolo Max T. O'Connor nato a Bristol in Inghilterra nel gennaio 1964), uno dei rappresentanti attuali più in vista di questa corrente ha fornito la nuova definizione di transumanesimo inteso come: “Una classe di filosofie che cercano di guidarci verso una condizione postumana. Il Transumanesimo condivide molti elementi con l'Umanesimo, inclusi il rispetto per la ragione e le scienze, l'impegno per il progresso ed il dare valore all'esistenza umana (o transumana) in questa vita… Il Transumanesimo differisce dall'Umanesimo nel riconoscere ed anticipare i radicali cambiamenti e alterazioni sia nella natura che nelle possibilità delle nostre vite, che saranno il risultato del progresso nelle varie scienze e tecnologie".

Queste poche parole dovrebbero già essere sufficienti per individuare gli strumenti con cui i “transumani” si propongono di attuare tali propositi: dato che non si tratta di operazioni propriamente naturali, occorre produrre i cambiamenti con delle vere e proprie alterazioni dello status quo che facciano leva sulle debolezze e sulle paure di un individuo che si avrà cura di lasciare sempre più diviso, isolato e che sul piano collettivo assumeranno le proporzioni dell’isteria e del catastrofismo tout court e produrranno quella bolla psichica che consentirà di far accettare delle mostruosità quali l’“integrazione” dell’essere umano con componenti artificiali.

Non si tratta né di fantasie horror, né di creare allarmismo ingiustificato; ma se si vuole avere la misura di come queste idee operino con solerzia, seppure subdolamente, basta riscontrare come le poche nozioni che abbiamo riportato ispirino sempre più libri, film, ricerca scientifica e tutto quanto tende a cancellare questa umanità, che malgrado tutto porta ancora in sé il marchio della sua unica origine divina, per sostituirla con il “prodotto” di un’intelligenza artificiale, per così dire extra-terrestre o aliena, che non può che essere il risultato di un opera sovversiva dell’ordine naturale che condurrà al cataclisma finale.

Ciò perché l’inizio e la fine necessariamente coincidono così come il punto di partenza su una circonferenza combacia con la sua chiusura, riteniamo che il delirio di voler raggiungere l'immortalità attraverso la tecnologia costituisca veramente qualche cosa che sia fuori dall’uomo, qualche cosa che sia più paragonabile all’accoppiamento di quella natura ignea ribelle degli angeli decaduti con uomini altrettanto decaduti e come tale espressione di un connubio dalla natura luciferina. Con questi presupposti non sarà arduo comprendere che un futuro caratterizzato da quel “post” (-umanesimo) (avv. e prep. dal latino, col significato di “dopo” o “dietro”) in cui si vuole traghettare l’uomo, assumerà il connotato di un vuoto senza prospettive e senza ritorno per questa umanità" .

...scollegando l’uomo da qualsiasi forma di relazione con gli stati superiori dell’essere (cancellazione di ogni spiritualità) e sottraendogli altresì l’anima (razionalità, sensazioni, emozioni, sentimenti, memoria appunto), tutto assume il connotato di un “dato” da sottoporre ed esaminare attraverso questa “rete” neurale; il capovolgimento di stato è servito! La neocorteccia di una "meta-mente" attraverso cui l’uomo-robot è pronto, in attesa di del passaggio successivo e definitivo al robot-uomo. "La difesa del materno contro l’ideologia del gender e del “corpo cyborg” source : tempi.it novembre 20, 2014 Giuseppe Brienza

--«O le donne seguono «la tendenza dominante alla destrutturazione del materno o difendono la differenza»

Una denuncia delle trasformazioni indotte nel mondo della donna, che è «sempre più oggetto di sperimentazione, di intervento culturale e tecnologico, di ri-progettazione e perfino di creazione». È questa la denuncia lanciata da esperti cattolici, due europei e due latino-americani, nella Sintesi introduttiva al Sesto Rapporto sulla Dottrina sociale della Chiesa nel mondo, curato dall’arcivescovo di Trieste monsignor Giampaolo Crepaldi e da Stefano Fontana, rispettivamente presidente e direttore dell’Osservatorio Internazionale “Cardinale Van Thuân” (Cantagalli, Siena 2014, pp. 302).

L’IDEOLOGIA DEL GENERE.

Il peruviano Manuel Ugarte Cornejo, direttore del Centro de Pensamiento Social Católico dell’Universidad San Pablo di Arequipa, l’argentino Daniel Passaniti, direttore esecutivo del CIES-Fundación Aletheia di Buenos Aires, lo spagnolo Fernando Fuentes Alcantara, direttore della Fundación Pablo VI di Madrid e lo stesso Fontana, individuano una ben precisa origine a queste forze demolitrici dell’identità femminile odierna: «L’onda lunga del codice femminile lanciato ai Vertici ONU del Cairo (1994) e Pechino (1995)».

Monsignor Crepaldi, che è anche membro del Consiglio della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, in occasione della presentazione del Rapporto, che si terrà a Trieste sabato prossimo, si soffermerà in particolare sulla tesi centrale della sua Presentazione, ovvero che la “rivoluzione nella donna” è soprattutto figlia dell’ideologia del “genere”. «È quindi per una “logica delle cose” che questo tema si lega consequenzialmente a quelli dei Rapporti DSC dei due anni passati – scrive l’arcivescovo -. C’è una nuova ideologia mondiale, l’ideologia del gender (tema del IV Rapporto) alla quale sono a servizio anche le strutture giuridiche internazionali e nazionali (tema del V Rapporto) tese a cambiare la natura umana ab imis, ossia a partire dalla procreazione e dalla sessualità, dall’identità della persona umana e dalla sua natura. Ora, emerge dal Rapporto di quest’anno che questo cambiamento può essere fatto solo coinvolgendo la donna e rendendola protagonista – oggetto e soggetto – della rivoluzione. Ecco, allora, il tema di questo VI Rapporto».

IDENTITA’ CORPORALE.

Il focus del lavoro di ricerca, intitolato “La rivoluzione della donna, la donna nella rivoluzione”, non poteva che essere affidato all’analisi di una delle maggiori esperte di cultura e dinamiche relative alla donna nel nostro paese, Eugenia Roccella, che oggi è anche parlamentare Ncd e vice-presidente della Commissione Affari sociali della Camera. Nel suo denso contributo sui “Cambiamenti mondiali e ruolo femminile”, la giornalista e saggista, che un tempo era femminista, analizza il “messianismo astratto e violento” dell’ideologia del “pensiero unico”, oggi dominante, con il realismo tipico della donna esaltata dal pensiero e dalla società cristiana.

È per questo che, afferma la Roccella, «oggi le donne sono di fronte a un bivio. O seguire la tendenza dominante alla destrutturazione del materno e della differenza sessuale, che porta con sé lo smantellamento delle relazioni forti che costituiscono il gruppo umano e l’impoverimento del senso e della sacralità della vita, o difendere strenuamente la differenza, e tentare di frenare la deriva antropologica delle nostre società». Si tratta, quindi, come hanno ben capito quelli dell’Osservatorio “Van Thuân”, di difendere non solo la dignità della donna, ma lo stesso mondo dell’umano, cominciando dalla sua identità corporale.

VERSO IL CYBORG?

Roccella riporta a questo proposito le teorie del cyborg, teorizzate da ultimo dal Manifesto Cyborg di Donna Haraway (il suo libro è stato pubblicato nel 1991). Il cyborg, infatti, come propagandato dalla nota femminista “postmodernista” americana, è un organismo cibernetico, destinato a mettere in soffitta definitivamente le identità maschile e femminile. Il corpo cyborg è destinato ad essere modificato chirurgicamente, con innesti animali, meccanici, elettronici. Insomma, spiega Roccella, il corpo imposto dallo scientismo biotecnologico di oggi è un qualcosa «che non ha più un’identità definibile, ma un’identità multipla, flessibile e indistinta, un’identità “fai da te”. Il corpo umano può quindi essere manipolato, annullando i tradizionali confini tra naturale e artificiale, uomo, macchina e animale, trasformandosi in un corpo decisamente post-umano».


Le tecniche della nuova creazione "oltre l’uomo" di Giampaolo Crepaldi    *presidente dell’Osservatorio Cardinale Van Thuân 22-06-2016   lanuovabq.it

“Transumanesimo: lo spaventoso laboratorio del nuovo Adamo” è il titolo del fascicolo del “Bollettino di Dottrina sociale della Chiesa” ora in libreria. La rivista dell’Osservatorio Cardinale Van Thuân , diretta da Stefano Fontana, ospita studi del Prof. José M. Galvan dell’Ateneo della Santa Croce, di don Samuele Cecotti, del prof. Giovanni Turco dell’Università di Udine, di Padre Giorgio Carbone dello Studio Domenicano di Bologna, di Ermanno Pavesi, segretario dell’Unione internazionale medici cattolici e di Jacque Bonnet da Parigi.

Gli autori trattano i vari aspetti del progetto transumanista , mentre Fabio Trevisan, Alessandra Scarino e Paolo Gulisano riesaminano le riflessioni di Chesterton e i romanzi di Aldous Huxley e Mary Schelley con il suo Frankestein. Pubblichiamo qui l’editoriale dell’arcivescovo Giampaolo Crepaldi che apre il fascicolo monografico. (bollettino@edizionicantagalli.com)

 La Dottrina sociale della Chiesa ha a che fare con l’umano, visto con gli occhi di Dio. Ora: se l’umano viene superato nel transumano , la Dottrina sociale della Chiesa non ha più senso di esistere. Sarebbe allora prevalsa la falsa illusione gnostica secondo la quale l’uomo può arrivare alla salvezza conoscendo o facendo qualcosa. Se il “Nuovo Adamo” sarà frutto della medicina e della tecnica, allora la “nuova creazione” sarà solo opera umana (cf. Massimo Piattelli Palmarini, Il nono giorno della creazione. La nuova rivoluzione nelle scienze del vivente, Mondadori, Milano 2015) e non sarà nuova creazione. 

L’uomo è la via della Chiesa (Giovanni Paolo II, Lett. Enc. Centesimus annus, cap. VI) e ciò costituisce la stessa ragion d’essere della Dottrina sociale della Chiesa. Non perché essa sia solo incentrata sull’uomo, ma perché essa è uno strumento della salvezza che Cristo ha procurato all’uomo con la Croce e la Resurrezione e non con la tecnica. Lo stesso può essere detto per la “natura” e la natura umana in particolare. La salvezza non viene dalla tecnica, che finisce per superare la natura negandola, come propriamente accade nel transumanesimo. Per la Dottrina sociale della Chiesa la natura non viene superata ma semmai purificata ed elevata nella sopranatura. 

Ci sono oggi correnti teoriche e attività pratiche , finanziate e sostenute da enormi risorse mondiali, che invece vogliono andare oltre l’uomo. Si tratta appunto del transumanesimo. Queste dottrina e queste prassi sono in antitesi piena con la Dottrina sociale della Chiesa. Parlarne in questo numero del “Bollettino” ha quindi questo significato: avvertire un grande pericolo come condizione per potervi fare fronte. L’idea di portare l’uomo oltre l’uomo non è nuova.

Era già presente nel mito di Prometeo, è contenuta nel racconto biblico della Torre di Babele, ed ha poi avuto una straordinaria spinta nell’epoca moderna. Nella Nuova Atlantide Francesco Bacone se ne fa sacerdote e il dominio completo sulla natura – il regnum hominis – diventa un paradigma programmatico generalizzato. Cartesio ne propone il “metodo” e la sua visione meccanicistica del mondo ne diventa lo strumento cognitivo. 

Lo strumento principale di questo progetto è la tecnica e a nessuno sfugge, quindi, come le ampie considerazioni sulla tecnica della Caritas in veritate di Benedetto XVI abbiano un vivo sapore di attualità e di urgenza (Benedetto XVI, Lett. Enc. Caritas in veritate, cap. VI: “Lo sviluppo dei popoli e la tecnica”).

Anche la letteratura si è interessata del transumanesimo: Frankenstein di Mary Schilley e, soprattutto, Il mondo nuovo di Aldous Huxley, descrivono un terrificante futuro che per noi oggi è purtroppo già realtà. È impressionante la chiaroveggenza di Huxley: le sue anticipazioni sul controllo sistemico sulla sessualità, la procreazione e l’eugenetica oppressiva e disumana assumono una straordinaria attualità oggi, epoca delle banche del seme, della fecondazione eterologa, dell’aborto sistematico e della sterilità omosessuale imposte come nuova ideologia.

Gilbert K. Chesterton, da parte sua,  aveva denunciato i mali dell’eugenetica in un famoso suo libro, eugenetica che era frutto dei Lumi (Marco Marsilio, Razzismo un’origine illuminista, Vallecchi, Firenze 2006) e che ha avuto successo non solo nei regimi totalitari ma anche nelle illuminate democrazie occidentali, da quella statunitense a quella svedese.

Friedrich Nietzsche aveva annunciato l’Oltreuomo (Übermensch) e il suo grido era succeduto a quello della morte di Dio. Ma il progetto dell’oltreuomo provoca la morte dell’uomo e non la sua esaltazione. Anzi ne proclama il degrado ad animale. Non è un caso che mentre la tecnica e la medicina propongono un uomo che non soffre e non muore, i cui tessuti ed organi vengono ricostruiti quando si danneggiano, con il cervello collegato ad un computer centrale eterno e onniscente, con inserzioni di chips elettronici nelle sinapsi e di protesi potenzianti e sostituibili, molti strampalati teorici vogliano il superamento dello specismo, ossia della superiorità dell’uomo sulle altre specie animali. Il transumanesimo diventa quindi transpecismo. Il primo vorrebbe essere un potenziamento (Enhancement) dell’uomo, il secondo una sua degradazione: sembra una contraddizione ma non  lo è. 

Dostevskij, ne I Demoni, aveva già previsto queste nuove ed estreme forme di nichilismo, compreso il loro esito finale. In un colloquio con l’anonima voce narrante del romanzo, Kirillov, l’ateo che ha deciso di suicidarsi, afferma che «- oggi l’uomo non è ancora quello che deve essere. Verrà l’uomo nuovo, felice e orgoglioso. Quello per cui sarà lo stesso vivere o non vivere, quello sarà l’uomo nuovo! Chi vincerà il dolore e la paura, sarà lui Dio. E quell’altro Dio non ci sarà più [...]. Dio è il dolore della paura di morire. Chi vincerà il dolore e la paura, diventerà lui stesso Dio.

Allora ci sarà una vita nuova, un uomo nuovo, tutto nuovo … Allora la storia sarà divisa in due parti: dal gorilla fino alla distruzione di Dio, e dalla distruzione di Dio fino … - Al gorilla?». (Fëdor Dostoevskij,  I demonî, Einaudi, Torino 1994, p. 106)

Oggi si vuole andare verso l’uomo ibrido animale-macchina, potenziato nelle sue prestazioni tramite l’identificazione con la macchina e retrocesso nel suo valore tramite una evoluzione a rovescio a pura animalità. Come potrà la Dottrina sociale della Chiesa non confrontarsi con questi orizzonti oggi già attuali? Con la crescita del potere i pericoli aumentano e con essi le responsabilità.

Quello che oggi le leggi già permettono o addirittura impongono e che giustamente preoccupa – dalla fecondazione artificiale alle teoria del gender – devono essere viste in un quadro più ampio all’interno del progetto del transumanesimo. In questo senso questo numero del “Bollettino” si collega con altri in precedenza pubblicati e ci permette di comprenderli meglio.

La Dottrina sociale della Chiesa c’è perché il mondo è gravato dal peccato e dalle strutture di peccato. Essa c’è per annunciare la salvezza di Cristo anche nelle realtà temporali. Ora, la Gnosi è la tentazione più grande, perché consiste nel peccato di superbia. Anche quello dei nostri progenitori è stato, in fondo, un peccato gnostico: non conoscere per salvarsi ma salvarsi conoscendo. Il transumanesimo è l’ultima versione, molto impetuosa, della Gnosi eterna. La Dottrina sociale della Chiesa non può non occuparsene."



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