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Casi clamorosi
Massimo Polidoro - WWW.CICAP.ORG

«Certi film e certi incauti resoconti giornalistici ci hanno abituati a pensare che esistano persone dalle straordinarie facoltà extrasensoriali. Tali super-sensitivi verrebbero talvolta in soccorso a qualche disperato detective di polizia per aiutarlo a risolvere i crimini più intricati.

Il Dipartimento della Difesa americano, negli anni della guerra fredda, arrivò addirittura a spendere oltre venti milioni di dollari per capire se i veggenti potevano essere utili per spiare le mosse dei sovietici. La conclusione fu che il loro contributo di "spionaggio paranormale" era tanto utile quanto lo è l'esame delle viscere di agnello nella previsione del futuro...

Nonostante ciò, e nonostante il fatto che nessun veggente o sensitivo sia mai riuscito a risolvere niente di più intricato delle parole crociate, è perfettamente comprensibile che qualche genitore, disperato per aver perso il figlio in un bosco, si sia rivolto alla magia nella speranza di ritrovarlo. Lo è già meno se, a rivolgersi a questi personaggi, sono figure istituzionali che dovrebbero sapere meglio come stanno le cose in questo campo.

Un esempio clamoroso di ciò si ebbe qualche anno fa, all'epoca del sequestro dell'allora segretario della Democrazia Cristiana Aldo Moro. In quei giorni, infatti, arrivarono alle autorità decine di segnalazioni da parte di veggenti e visionari (come ampiamente documentato da S. Flamigni in La tela del ragno, Edizioni Kaos, 1993, pp. 102-103): la madre superiora di un convento, per esempio, ebbe una ''visione" e segnalò un casolare di Viterbo come possibile covo; la polizia condusse una perlustrazione ma non trovò niente.

Il Commissario Augusto Belisario, dell'Ucigos, fu inviato per ben due volte in missione in Olanda per chiedere l'aiuto del noto sensitivo Gerard Croiset (all'epoca molto famoso in Italia perché qualche anno prima la Rai aveva realizzato su di lui uno sceneggiato molto seguito - e molto romanzato - interpretato da Paolo Stoppa). Croiset affermò che "non si può forzare il destino" e non garantì di "riuscire a trovare Moro vivo o morto"; infatti, come succede sempre in questi casi, fornì una serie di informazioni e dettagli ("un edificio su cui transitano aerei", "il paese di Civitella Paganica") che si rivelarono del tutto inutili.

Era stato l'allora Presidente del Consiglio Francesco Cossiga a chiedere che la polizia prestasse ascolto alle segnalazioni di tipo ''paranormale"; lui stesso affermò nel corso del processo Moro: "Le fonti dichiarate di origine medianica e parapsicologica erano davvero di origine medianica e parapsicologica, perché alcune aiutai io stesso, su richiesta di alcuni esponenti politici, ad acquisirle". Il risultato di questi sforzi, però, creò unicamente confusione e contribuì alla dispersione di uomini e mezzi che sarebbero forse stati meglio impiegati altrove.

Il caso più clamoroso, però, emerse al di fuori degli sforzi ufficiali per localizzare la prigione di Moro. È un episodio di cui periodicamente si torna a parlare sui giornali e di cui potrebbe essere utile rivedere i particolari alla luce di quello che la scienza sa circa certi presunti fenomeni paranormali.

Il 3 aprile 1978, un gruppo di amici, tra cui l'attuale Presidente della Commissione europea Romano Prodi, si ritrova in un casolare di campagna e per gioco decide di provare a fare una seduta spiritica con il bicchierino. In questo tipo di esperimento, si posa un bicchierino capovolto su un tabellone che porta scritte tutte le lettere dell'alfabeto.

I partecipanti alla seduta, poi, poggiano un dito sul retro del bicchierino e questo, dopo qualche momento di attesa, comincia a muoversi (spinto presumibilmente dagli spiriti) toccando le varie lettere e formando delle parole. Poiché due settimane prima era stato rapito Aldo Moro, il gruppo di amici decide di chiedere aiuto all'aldilà: "Dov'è Moro? Come si chiama il paese, il luogo in cui è? È vivo o morto?" Il bicchierino si sposta sulle lettere e, dopo una serie di parole senza senso, forma parole "molto simili" a: Bolsena, Viterbo, Gradoli. Prodi segnala la vicenda al criminologo Balloni, che ne riferisce al vicequestore Umberto Jovine; poi ne parla con Umberto Cavina, segretario di Zaccagnini; quindi, con l'allora ministro Beniamino Andreatta.

Il 6 aprile, sulla base di queste segnalazioni, il capo della polizia ordina di perquisire la località di Gradoli, provincia di Viterbo. Un rastrellamento a tappeto dell'esercito non porta però a scoprire alcunché. Come si sa, poi, fu proprio in una "Via Gradoli" a Roma che tempo dopo sarebbe stato localizzato un rifugio delle BR, forse usato anche come uno dei nascondigli per Moro. Secondo i più convinti sostenitori del paranormale, l'episodio rappresenterebbe una prova pressoché certa che le comunicazioni con l'aldilà funzionano e che quella volta gli spiriti comunicarono un nome che nessuno poteva conoscere. Secondo altri, tra cui il senatore Giulio Andreotti, la storia della seduta spiritica sarebbe falsa, inventata forse solo per coprire gli informatori di Prodi e amici.

Senza voler entrare nel merito della questione, su cui è bene che proseguano le indagini della magistratura, potrebbe anche esserci un'altra possibilità. Nella tipica seduta spiritica con il bicchierino, come si è detto, un gruppo di persone poggia un dito su un bicchiere capovolto e questo si muove formando parole. Per spiegare tale movimento, però, non c'è bisogno di scomodare gli spiriti, né di pensare necessariamente a un imbroglio da parte di qualcuno.

Come già il chimico inglese Michael Faraday poté dimostrare nel 1843, quando il fenomeno comparve per la prima volta, la spiegazione del mistero si trova nei cosiddetti "movimenti muscolari involontari"; quei movimenti, cioè, che tutti quanti facciamo ma di cui non abbiamo alcuna consapevolezza e che avvengono nonostante la buona fede del soggetto. In altre parole, i partecipanti alla seduta, senza rendersene conto, spingono il bicchierino sul tabellone: il bicchierino, infatti, si muove unicamente quando vi si tengono le dita appoggiate sopra, si blocca immancabilmente quando il contatto viene interrotto.

Solitamente, poi, le frasi che si formano sono già presenti nella mente dei partecipanti che le costruiscono senza rendersene conto. Non possiamo certo sapere come andarono le cose nel caso della seduta in questione, ma è possibile che il nome "Gradoli" fosse presente nella mente di qualcuno dei partecipanti: d'altra parte, solo pochi giorni prima la polizia aveva ricevuto una segnalazione su una via con questo nome e anche l'ex-senatore DC Benito Cazora aveva ricevuto un'analoga soffiata da alcuni informatori calabresi.

Preferisco infine tacere sulla notizia (che mi auguro sia solo una bufala) secondo cui i servizi segreti americani avrebbero assoldato un gruppo di sensitivi per dare la caccia a Bin Laden.»

Esiste il sesto senso?
di Silvano Fuso - WWW.CICAP.ORG

... Verso la metà di febbraio 2005, numerosi quotidiani hanno dato notizia della pubblicazione di un articolo scientifico che dimostrerebbe l’esistenza del famoso sesto senso.

L’articolo in questione è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista Science e autori sono due ricercatori della Washington University a St. Louis (J.W. Brown, T.S. Braver, "Learned predictions of error likelihood in the anterior cingulate cortex", Science 307, 1118-21, 2005).

Sede del presunto sesto senso sarebbe una regione del cervello che si trova nella cosiddetta corteccia cingolata anteriore, posta tra i due emisferi. Come spiega Joshua Brown, uno degli autori, in questa zona del cervello risiede un sistema di allarme che ci avverte per tempo quando qualcosa non va o quando qualche nostra azione potrebbe compromettere la nostra incolumità; si tratta di un circuito che ci fornisce informazioni per aggiustare la "rotta" dei nostri comportamenti e metterci al riparo dai pericoli.

Quindi a un esame più attento, si capisce subito che non si tratta affatto della scoperta di un vero nuovo senso. Si tratta semplicemente della scoperta di una zona del cervello in grado di elaborare in modo sofisticato le informazioni derivanti dai nostri soliti cinque sensi. Chiamare questa facoltà sesto senso appare quindi improprio.

Al di là dei nomi, tuttavia, lo studio pubblicato da Science riveste un indubbio interesse. Piuttosto curiosa è stata la procedura sperimentale adottata dai ricercatori. Alcuni ragazzi sani sono stati posti di fronte a un computer e il loro compito consisteva nel guardare un pallino, alternativamente bianco o blu, trasformarsi rapidamente in una freccia. La freccia poteva muoversi sullo schermo in due direzioni opposte.

I ragazzi dovevano stare in allerta e premere un bottone a seconda della direzione presa dalla freccia. Occasionalmente però faceva la sua comparsa una seconda freccia e in questi casi i ragazzi dovevano indicare la direzione presa dalla prima freccia premendo i pulsanti in maniera invertita rispetto al solito. Questa complicazione aveva lo scopo di creare una situazione conflittuale nel loro cervello. Inoltre nel gioco vi era un trucco che però i ragazzi ignoravano: quando il pallino iniziale era blu, sarebbe comparsa la seconda freccia di disturbo con una probabilità maggiore.

Dopo un po’ di allenamento i ragazzi hanno iniziato a commettere meno errori. In altre parole il loro cervello aveva intuito l’esistenza del trucco, anche se i ragazzi non ne erano per nulla consapevoli. Durante il gioco i ricercatori monitoravano il cervello dei ragazzi mediante la tecnica della risonanza magnetica funzionale (fMRI). In tal modo hanno osservato un aumento di attività della corteccia cingolata anteriore in concomitanza della comparsa della freccia ingannatrice.

Secondo Brown, da queste osservazioni si può dedurre che tale corteccia impara a sentire "odore di inganno" e si attiva avvertendo la persona di cambiare istantaneamente comportamento (in questo caso di premere il bottone opposto). Il soggetto non è consapevole di questo cambiamento imminente, ma i suoi riflessi migliorano. Questo nella vita reale significa che il sistema endogeno ha dato l’allarme in tempo per sfuggire a un errore o a un pericolo. Si tratta evidentemente di un adattamento evolutivo finalizzato alla sopravvivenza dell’individuo.

La scoperta, al di là dell’interesse teorico, sembra poter avere anche importanti ricadute in campo psichiatrico. È infatti noto da tempo che la corteccia cingolata può presentare anomalie anatomiche in pazienti affetti da patologie quali la schizofrenia e i disturbi ossessivo-compulsivi. Inoltre, secondo alcuni, la corteccia cingolata sarebbe la sede decisionale del cervello che interviene quando dobbiamo effettuare scelte cruciali e ben ponderate. Questa corteccia rappresenterebbe infine il crocevia tra ragione ed emozioni nonché la sede di ragionamenti complessi.

Il sesto senso e il paranormale
Massimo Polidoro - WWW.CICAP.ORG

Nessuno ha ancora dimostrato che sia possibile leggere il pensiero, prevedere il futuro o parlare con i defunti, ma che qualcosa di molto simile a un “sesto senso” esista è ormai assodato. Magari, in alcuni casi, sarebbe meglio chiamarlo intuito. Nelle sue ricerche sulla fortuna, per esempio, il dr Richard Wiseman ha scoperto che di solito gli scalognati, a differenza dei fortunati, prendono decisioni sbagliate, o si fidano di persone false, perché non seguono l’istinto.

Si è infatti scoperto che questo tipo di intuizioni derivano in gran parte dal senso di “familiarità” di qualcosa: senza rendercene conto, cioè, preferiamo sempre le cose che abbiamo visto in precedenza. Per questo quando incontriamo qualcuno, questa persona può avere un certo “non so che” che può essere positivo e suscitare simpatia, oppure negativo e suscitare quindi diffidenza. Il sesto senso, o l’intuito, lavora insomma sulla base delle esperienze passate per aiutarci a prendere le decisioni migliori, anche se non sempre lo ascoltiamo.

Un altro aspetto del sesto senso è stato identificato da Ronald Rensink, psicologo all’Università della British Columbia in Canada. Secondo i suoi esperimenti, alcune persone sono in grado di accorgersi che una scena che stanno guardando è cambiata senza però riuscire a dire quale sia il cambiamento. Egli ha mostrato a 40 volontari una serie di foto che venivano cambiate ogni quarto di secondo; una schermata grigia separava le une dalle altre. Talvolta l'immagine era la stessa mentre in alcune prove veniva alternata con un'altra uguale ma leggermente modificata.

In questo secondo tipo di test, circa un terzo dei volontari riferivano di “sentire” che l'immagine era diversa, prima di potere effettivamente capire quali fossero i cambiamenti apportati. «Credo che questo esperimento la dica lunga sul perché tante persone credono a un sesto senso» spiega Renskink che si dice convinto di poter esplorare con la PET le aree cerebrali coinvolte dal fenomeno, anche se non ha ancora idea di come si possa spiegare sul piano neuro-fisiologico.

Qualcosa di simile era successo anche con il “blindsight”, o “visione cieca”, un fenomeno di cui solo recentemente sono stati compresi i meccanismi fisiologici. Si tratta di una percezione che avviene attraverso gli occhi ma di cui non si è coscienti. In altre parole, chi è cieco in seguito a un ictus o per traumi alla corteccia cerebrale del lobo occipitale dice di non vedere ma è smentito dal suo stesso comportamento.

Questa visione residua, un vero e proprio senso nascosto, si spiega con il fatto che la vista segue un percorso diverso da quello solito. «Gli esperimenti» spiega Sergio Della Sala, neurologo all’Università di Edimburgo, «dimostrano che se la lesione cerebrale non ha lesionato il mesencefalo, l’immagine percorre un sentiero alternativo che parte sempre dalla retina, passa dal collicolo superiore (che si trova nel mesencefalo) e arriva alla coreteccia extrastriata, una zona che circonda l’area visiva primaria». Lì verrebbe registrata l’immagine, anche se in modo non cosciente.

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