Corso di Religione

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IL BUDDISMO
Fede e religione
         


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La fede (sraddha)
La fede è un importante elemento dell' insegnamento in entrambe le tradizioni Theravada e Mahayana.

In contrasto con la nozione occidentale di fede, la fede nel Buddismo nasce dalla esperienza accumulata e dal ragionamento.

Nel Sutra Kalama, il Buddha si dichiara esplicitamente contrario alla fede intesa come una semplice sequela di una "autorità religiosa " o della "tradizione" .

La fede buddista è rivolta soprattutto alla realizzazione spirituale ed alla salvezza o illuminazione, ed è fede nei Tre Gioielli .

1-« nel Buddha mi rifugio »

(è la meditazione -preghiera sulle virtù del Buddha , i suoi epiteti , la sua figura di maestro degli uomini e degli dèi. Essa implica sraddha, la fede nel suo insegnamento)

2-...« nel Dharma mi rifugio»


( meditazione sul  dharma, la legge essenzialmente interiore e realizzabile da parte di ciascuno.)

3-..« nel Sangha mi rifugio »


( meditazione sulla comunità dei santi monaci ( arat ) in cui fruttificano i meriti che portano o benefici e gioia spirituale a tutto il mondo).

Diventare buddisti : prendere rifugio
Il Dharma buddista è espresso come «insegnamento» Sangha è una parola che originariamente designava la comunità monastica maschile e femminile, ma che si è estesa fino a indicare il popolo dei credenti o praticanti nel suo insieme.

L' atto fondante con cui un uomo o una donna entrano a fare parte della comunità è il cosiddetto «prendere rifugio», che in alcune tradizioni presuppone una precisa cerimonia alla presenza di un lama o di un monaco.

Si tratta, in effetti, di un impegno preso personalmente nei confronti dei Tre Gioielli - il Buddha, il dharma e il sangha che è esplicitato di fronte alla comunità dei praticanti.

"I voti sono importanti nella vita del buddhista e aiutano ad acquisire meriti tramite buone azioni compiute con piena consapevolezza.

-Il sistema di voti è formalizzato per i monaci, sia itineranti, sia che vivano in monasteri.

La vita monastica assume una grande varietà di forme nel mondo buddhista, e - attraverso numerose traversie storiche - rimane ancora oggi al centro di molte comunità.

O almeno - questo è vero per il monachesimo maschile, mentre quello femminile si è ridotto fino quasi a sparire, e mantiene un'importanza centrale quasi solo nel buddhismo cinese.

Tra i voti dei laici, particolare importanza assumono nel mondo mahayana quelli che avviano a diventare bodhisattva , e che si configurano come iniziazioni. A questi, particolarmente nelle scuole vajrayana, si affiancano iniziazioni di tipo tantrico . "

(Enciclopdia delle religioni in Italia )
Stupa Ogni scuola buddista si è inculturata nelle diverse regioni dell'oriente ed ha prodotto-come ogni altra religione- simboli e riti.

Fin dagli albori il  culto buddhista  si svolgeva negli  stupa , enormi cupole semisferiche montate su piattaforme cilindriche circondate da grandi cancellate.

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Stupa a Sanchi in India (wikipedia commons)


Lo stupa
, simbolo del Buddha (edificio-simbolo della assenza fisica del buddha  e del suo  corpo di illuminazione) nei primi secoli, è al centro delle comunità buddhiste, perché è intorno allo stupa che nascono le scuole e i monasteri

Negli stupa venivano collocate resti delle ceneri del corpo cremato del buddha Gotama Siddharta. Col tempo, negli stupa sono intronizzate reliquie non più del Buddha, ma dei suoi primi discepoli, o anche tavolette che contengono i suoi insegnamenti.

Il buddhismo originario non ha tracce di icone. Solo l'incontro del buddhismo con la cultura greca nella regione di Gandara, (India nord-occid.) conquistata da Alessandro Magno ha prodotto una diffusa arte iconografica(a partire dal II sec a.C.)

Le immagini e le statue del Buddha nate dall'incontro fra la statuaria greco-ellenistica e la necessità di raffigurare il Buddha storico, acquisirono una notevole importanza, che peraltro varia da regione a regione.


Culti I Buddisti compiono il loro cammino individualmente  ma spesso si ritrovano anche come una comunità religiosa .

Le pratiche religiose si svolgono nei monasteri presso gli stupa o nei santuari dei Templi (una eresia per il buddhismo originario) cosi'  come in quelli delle case: nel santuario templare o domestico si colloca una immagine del Buddha perché rammenti la ricerca incessante del Nirvana .

Si offrono fiori per rammentarsi della impermanenza delle cose e del proprio io . Si offre incenso per rammentare la propria adesione al sentiero del buddha. Si pratica la meditazione e concentrazione interiore avendo come oggetto mentale il buddha, i suoi insegnamenti o gli oggetti mentali indicati dal maestro che si sta seguendo. L'offerta simbolica di fiori e incenso è accompagnata da  " canti e preghiere. 

Mancano cerimonie assimilabili ai sacramenti cristiani
, a eccezione - da un certo punto di vista - delle ordinazioni di monaci e delle iniziazioni in cui un maestro abilita un discepolo a ricevere gli insegnamenti più avanzati.

Non esiste propriamente un «matrimonio buddhista», cioè un'unione matrimoniale tra un uomo e una donna con valore religioso.

Per il praticante buddhista, il matrimonio è un impegno reciproco di amore, rispetto e attenzione amorevole ai bisogni dell'altro fondato esclusivamente sull'etica.


Il funerale
Il pellegrinaggio --"Il Kailas è il luogo sacro che ha influenzato maggiormente la cultura indiana: la sua influenza valica gli stessi confini geografici dell'India ed è presente in tutta l'Asia.

Attraverso un affascinante viaggio all'interno delle strutture archetipali dell'immaginario, è infatti possibile riconoscere il mito del Kailas nelle grotte di Ellora, così come nelle 'shikhara' (torri) del Khajuraho, nei 'chorten' del Tibet, o nelle pagode birmane, thailandesi e cambogiane, o nei templi di Bali o negli stupa-mandala di Borobudur in Indonesia.

Nel tempio di Nasiyan, in un grande salone a due piani, è illustrata la rappresentazione del mondo secondo la mitologia jainista. Al centro dell'enorme plastico - che pare sia stato realizzato utilizzando oltre 800 chilogrammi di oro e svariate pietre preziose - campeggia il monte Kailas (che la mitologia induista identifica col Monte Meru), la Montagna del Mondo.

Adinath, il primo Tirthankara (Santo) del jainismo, si dice abbia raggiunto il nirvana proprio al Kailas (chiamato dai jainisti 'Ashtàpada'). Al tempio si recano in pellegrinaggio gli 'Svetambara', religiosi vestiti di bianco, e intere famiglie poverissime (e probabilmente semi-analfabete) che rimangono letteralmente stupefatte.  

"V'era, un tempo, un picco del Monte Meru famoso nel trimundio. Questo picco traeva la sua discendenza dal Sole ed era chiamato Luminare; era ricco di ogni sorta di gemme, incommensurabile, inaccessibile a tutte le genti. Là, sul pendio montano adorato d'oro e di minerali, il dio Shiva stava assiso come su un divano, rifulgendo di intenso splendore..."
( 'Mahabharata').

Tornano alla mente le solitarie pietraie intorno al Kailas, dove visse Milarepa , cibandosi di sole ortiche e radici e vestendosi di cotone nei rigori estremi del clima tibetano, grazie alla sua capacità di generare il 'tumo', il calore interiore che si sviluppa attraverso la meditazione.

Milarepa non possedeva nulla e si sottopose a privazioni tremende. Lo stesso spirito di Milarepa anima l'ascetismo attuale del jainismo, i cui seguaci sono strettamente vegetariani e fanno penitenza digiunando.

Durante il mese sacro del Pajoshan i jainisti non consumano verdura in foglia, radici e acqua non bollita. Nell'ultimo giorno di penitenza chiedono perdono per avere offeso una qualsiasi creatura vivente.

I 'Digambara' ('vestiti di spazio'), in prevalenza monaci, trascorrono l'esistenza in un'ascesi totale, completamente nudi, rinunciando a tutti i beni terreni, mentre gli 'Svetambara' ('vestiti di bianco') indossano una mascherina che, coprendo la bocca, serve ad evitare di inalare accidentalmente gli esseri viventi...

Lo stesso Gandhi sentì in modo particolare l'influsso degli insegnamenti jaina.  Aveva accettato l'Ahisma, l'arte del non far male, come base della sua politica e della sua vita; si accontentava di una semplice copertura ai lombi e poteva digiunare fino alla morte (presso i jaina, il suicidio per fame rappresenta la massima vittoria dello spirito sulla cieca volontà di vivere...).

I jainisti possono pertanto riconoscerlo come uno dei loro Jina, il 'conquistatore', uno dei grandi Maestri a cui - come essi ancora credono - il fato ha ordinato di apparire a intervalli regolari per illuminare il popolo dell'India e del Mondo intero, l'incarnazione del Grande Spirito che periodicamente diventa carne per redimere.

Come è possibile che il Kailas, una montagna di appena 6000 metri, sia considerata così importante, quando ve ne sono di ben più alte e imponenti nella catena himalayana? Quali sono le ragioni che fanno del Kailas la montagna più sacra del mondo? Cosa contribuisce a fare di questa montagna un archetipo così radicato nell'inconscio collettivo dell'intero continente asiatico, a migliaia di chilometri di distanza dalla catena himalayana, fino ad Angkor e Borobudur ?

"L'Illuminato dice in verità che questa montagna di neve è l'ombelico del mondo...Qui si può raggiungere la Perfezione trascendente".

Dall'altopiano intorno al Kailas nascono il Gange, l'Indo, il Suthej ed il Brahmaputra. Sulle sue pendici cresce la famosa e mitica 'soma', la bevanda della non-morte, l'elisir di lunga vita che va raccolta nelle notti di luna piena e a cui sono stati dedicati ben 120 'Veda', le antiche scritture sacre dell'India.

La fase più antica dell'Induismo è rappresentata dalla religione Vedica (c. 1500  a.C.), durante la quale gli indiani veneravano divinità ritenute originariamente 'mortali', che si credeva avessero raggiunto l'immortalità bevendo, appunto, il succo divino della 'soma'.

Recenti studi, avvalorati dalle letture dei 'Rig Veda', hanno accertato che dal Kailasnbsp; sgorgava il Sarasvati, un fiume descritto come 'enorme' intorno al quale si sviluppò la civiltà vedica e che dopo un'eccezionale periodo di siccità durato per 300 anni (dal 2200 al 1900 a.C.) si disseccò completamente nelle sabbie desertiche del Thar.

  Il Kailas è al centro del mitico 'Chaturdvipa', il continente-mondo visto come un fiore di loto a quattro petali della cosmogonia vedica, ed è venerato da quattro religioni.

Per l'Induismo, come sopra illustrato, è il regno di Shiva, il dio del 'Lingam' (fallo) e delle pratiche ascetiche, il grande Distruttore e Trasformatore.

Per il Buddismo la montagna è la dimora di Sanvara, una manifestazione irata di Sakyamuni, ritenuta l'equivalente di Shiva. 

Il Jainismo venera il Kailas, in quanto il suo primo santo (Adinath, appunto) lì raggiunse il nirvana.

L'antica religione ' bòn' del Tibet vede in esso la montagna dalla svastica a nove piani, sulla quale scese dal cielo il fondatore. Si racconta che Milarepa un giorno venne sfidato da uno sciamano 'bònpo' a salire sulla cima del Kailas. Lo sciamano raggiunse effettivamente la vetta, ma quando si accorse che Milarepa - che camminava 'sul vento' - era già lì, si lasciò sfuggire di mano il suo tamburo magico che, cadendo, tracciò quella lunga linea verticale che contraddistingue il versante sud-est della montagna.

Dalla stilizzazione della figura del Kailas e del suo 'jojoba', l'albero sacro da cui sgorga il Gange, hanno preso forma, oltre alle torri-pagode (dette 'Meru') dell'Indonesia e le splendide 'shikhara' (torri) del Khajuraho (vicino a Benares),nbsp; gli stessi 'stupa buddisti'.

Il devoto che si cimenta (sempre in senso orario!) nella 'pradakshina' di un Grande Stupa - che poi è la stessa immagine del Buddha - compie teoricamente anche il ' parikrama' del Kailas.

Con molta probabilità il pellegrinaggio intorno al Kailas, impegnando severamente ogni individuo, dovrebbe ottenere un coinvolgimento emotivo maggiore, e quindi risultati spirituali più profondi. Ma non è detto che uno 'stupa' e soprattutto il Grande Stupa di Sanchi, nell'India centrale, innalzato su una collina suggestiva e immersa nella quiete, non susciti il medesimo effetto.

In fondo, tutto dipende dalla disposizione d'animo della persona: anche un viaggio al Kailas può risultare inutile e vano...

Il Kailas non è solo una montagna. E' una montagna con una sua 'personalità'. Vibra di arcano, di miti e simboli, è lì che ti parla. Devi solo accettare il suo invito, e uscirai mutato dall'esperienza. Come con ogni montagna, bisogna passarle accanto percependone il sussurro, riconoscendo la sacralità dei luoghi e la sottile presenza del 'genius loci': bisogna avvicinarla con rispetto, tendendo l'orecchio alla sua voce più profonda, cercando di indirizzare lo sguardo oltre la realtà più scontata."

                    
                                                             (dal diario di un alpinista)

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