Corso di Religione

         


powered by FreeFind





Perché scegliere la FEDE in Gesù?di A. Maggi -www.studibiblici.it

" .. L’offerta religiosa è oggi vasta più che mai: si va dalle religioni tradizionali alle nuove mode orientaleggianti, dalla proposta di sistemi filosofici alle sètte più stravaganti, tutte pronte a rassicurare, gratificare ed esorcizzare le paure di sempre.

Tutte assicurano che l'accettazione dei loro insegnamenti, e la pratica dei relativi precetti, conducono alla salvezza (in un paradiso o in un nirvana), mentre la disobbedienza e la trasgressione sono severamente punite in questa vita o in quella futura.

Qualunque religione ha come aspetto basilare i tre grandi cardini della spiritualità: la preghiera, l'elemosina e il digiuno (Mt 6,1-18), e la certezza (o la pretesa) di essere l'unica via di salvezza.

Ogni religione si presenta infatti come quella vera, escludendo tutte le altre, denunciate come false o opera del demonio. Quando le circostanze storiche lo permettono, gli infedeli vengono obbligati ad abbracciare la vera fede. Se resistono vengono eliminati in nome di Dio, e la storia insegna che mai si ammazza con tanto gusto come quando si uccide in nome di Dio, che si chiami Yahvé, o Allah, o Signore, non fa alcuna differenza.

C'è da chiedersi: nel panorama religioso dell'epoca (e anche in quello attuale) che cosa ha portato Gesù di nuovo, che non sia già stato detto dai grandi saggi e santi dell'antichità? Gesù che cosa ha insegnato di nuovo che non sia già contenuto nella Legge data da Dio a Mosè, o formulato nei Libri Sacri delle religioni?

Non il concetto di Dio-Padre: la concezione di Dio quale padre è una caratteristica primordiale della storia dell'umanità e patrimonio comune delle religioni, da Zeus, definito da Omero “padre degli uomini e degli dèi” (Odissea 1,28), a Yahvé “il Signore, il nostro Dio, il nostro Padre” (Tb 13,4). Neanche per la salvezza Gesù sembra proporre un cammino originale.

Quando gli chiedono cosa si deve fare per ottenere la vita eterna, Gesù risponde che non è a lui che si devono rivolgere, perché già Mosè ha indicato nei comandamenti la via per la salvezza (“Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti”, Mt 19,17).

La novità del messaggio di Gesù non consiste neanche nell'invito all'amore, presente in tutte le religioni, da quelle pagane a quella giudaica (Lv 19,18). È vero che Gesù ha sganciato la pratica dell'amore dal ristretto ambito del clan familiare, estendendola pure ai nemici (Mt 5,43-48), ma non è questa l'originalità della “buona notizia”. E comunque nessun profeta è mai morto per aver invitato la gente ad amarsi.

L'invito a non opporsi al malvagio e a porgere “l'altra guancia” (Mt 5,39) non solo non allarma i potenti, ma li rassicura. Anzi i detentori del potere si rallegrano quando sentono un messaggio che invita la gente a “non giudicare” (Mt 7,1), a “non condannare” (Lc 6,37) e a non resistere ai prepotenti (Mt 5,40-42).

Allora, perché scegliere Gesù? Questa domanda, perché scegliere Gesù e non altro, in passato non si poneva. Cristo non si sceglieva, ma veniva imposto, senza altra alternativa che non fosse la dannazione eterna. Per ben quindici secoli, infatti, l’indiscusso imperativo della Chiesa cattolica era formulato con l’efficace e sintetico slogan “Extra Ecclesiam nulla salus”, stabilendo autorevolmente che “fuori della chiesa non esiste salvezza”. Non si sceglieva pertanto di essere cristiani, ma si era obbligati. L’alternativa era l’inferno.

Questa teologia si basava su uno degli errori di traduzione del Vangelo che più influì negativamente nella concezione della Chiesa, e riguarda il versetto 16 del capitolo 10 del Vangelo di Giovanni, conosciuto come il brano del “Buon Pastore” (Gv 10,11-16).

Nella polemica con i farisei e i capi religiosi, Gesù annuncia loro: Ed ho altre pecore che non sono di questo ovile. Anch' esse io devo guidare, ascolteranno la mia voce e saranno un gregge, un pastore (Gv 10,16). Il traduttore, forse lo stesso Girolamo, confuse il termine ovile (gr. aulês) della prima parte del versetto, con il termine gregge ( gr. poimnê ) della seconda parte, e anziché tradurre il greco poimnê (gregge) con il latino grex, lo rese con ovile, sicché si ebbe: “Fiet unum ovile unus pastor” E saranno un solo ovile, un solo pastore”.

Mentre il testo di Giovanni indicava che per Gesù era finita l’epoca dei recinti, per quanto sacri potessero essere, e per questo il Cristo liberava le pecore dall’ovile per formare un unico gregge, secondo la traduzione latina, Gesù liberava sì le pecore dall’ovile del giudaismo, ma per rinchiuderle poi nell’unico e definitivo ovile: quello della chiesa cattolica.

Forte di questo insegnamento del suo Signore, per quindici secoli la chiesa cattolica credette e pretese, pertanto, di essere l’unico ovile voluto dal Cristo, e nel 1442, al Concilio di Firenze, decretò: “La sacrosanta chiesa romana… fermamente crede… che nessuno al di fuori della chiesa cattolica, né pagani, né ebrei né eretici o scismatici, parteciperà alla vita eterna, ma andrà al fuoco eterno preparato per il diavolo e i suoi angeli”. (Bulla unionis Coptorum Aethiopumque “Cantate Domino”, Decretum pro Iacobitis)

E la chiesa cattolica, nei successivi cinque secoli, considerò dannati per sempre tutti i cristiani delle chiese ortodosse e protestanti, insieme agli ebrei, ai musulmani e ai credenti delle altre religioni: in pratica tre quarti dell’umanità. Solo nel secolo scorso, con il ritorno al testo originale greco del Nuovo Testamento, si arrivò a una maggiore comprensione dell’insegnamento del Cristo, e il Concilio Vaticano II, nel 1964, cinquecentoventidue anni dopo quello di Firenze, dichiarò che Dio “come salvatore vuole che tutti gli uomini siano salvi (cf. 1 Tm 2,4).Infatti, quelli che senza colpa ignorano il vangelo di Cristo e la sua chiesa, e tuttavia cercano sinceramente Dio, e coll’aiuto della grazia si sforzano di compiere con le opere la volontà di Dio, conosciuta attraverso il dettame della coscienza, possono conseguire la salvezza eterna” (Lumen Gentium, 16). .

Con questa solenne dichiarazione, il Concilio ammise che la salvezza esisteva non solo anche nelle altre confessioni cristiane e nelle altre religioni, ma persino tra i non credenti che ascoltano la loro coscienza.

Non potendo più rivendicare l’esclusivo primato della salvezza, la chiesa si trova ora a dover rispondere all’interrogativo: Perché Cristo?

Se fino al secolo scorso si era di fatto obbligati a essere battezzati cristiani e cattolici, al fine di salvarsi, senza alcuna alternativa che non fossero le fiamme dell’inferno per tutta l’eternità, ora le nuove generazioni sanno che anche nell’ebraismo e nell’islamismo, solo per citare le due religioni che sembrano essere le più affini al cristianesimo, è possibile salvarsi.

Se è dunque vero che tutte le religioni conducono a Dio e quindi alla salvezza, perché mai si dovrebbe scegliere proprio Gesù e il suo impegnativo messaggio? E se si può scegliere, quali sono i criteri che spingono a preferire una religione piuttosto che un'altra, se in fondo sono tutte uguali?

Il problema oggi si pone in quanto, se fin della prima metà del secolo scorso era ancora raro imbattersi in appartenenti ad altre religioni, oggi, i mutamenti culturali e sociali fan sì che i bambini, già dall’asilo e dalle scuole elementari, si trovino a fianco a fianco con bambini musulmani, buddisti, confuciani, oppure bambini che non sono stati battezzati.

Pertanto la domanda “perché Cristo”, e non Mosè o Maometto, o Budda, o nulla, attende una risposta urgente.



Per questo è necessario conoscere chi è Gesù, che cosa ha rappresentato per i suoi contemporanei, e chiedersi se può essere ancora significativo, lui e il suo messaggio, oggi, dopo più di duemila anni, per gli uomini di questo secolo.




top




home

DISCLAIMER. Si ricorda - ai sensi della Legge 7 marzo 2001, n. 62 - che questo sito non ha scopi di lucro, è di sola lettura e non è un "prodotto editoriale diffuso al pubblico con periodicità regolare" : gli aggiornamenti sono effettuati senza scadenze predeterminate. Non può essere in alcun modo ritenuto un periodico ai sensi delle leggi vigenti né una "pubblicazione"  strictu sensu. Alcuni testi e immagini sono reperiti dalla rete : preghiamo gli autori di comunicarci eventuali inesattezze nella citazione delle fonti o irregolarità nel loro  uso.Il contenuto del sito è sotto licenza Creative Commons Attribution 2.5 eccetto dove altrimenti dichiarato.