Corso di Religione

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La gnosi .
I° e II° sec. d.C.

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Gnosi e gnosticismoVito Mancuso- Il Principio Passione-Garzanti-2013

Il termine «gnosi», calco del greco gnósis, significa «conoscenza», e si può dire che non esista spiritualità che sia contraria alla conoscenza, a partire dal celebre motto gnóthi seautón («conosci te stesso») iscritto sull'architrave del tempio di Delfi e posto da Socrate alla base della filosofia.

Anche il NT valuta positivamente la gnosi-conoscenza, come appare dal fatto che il termine gnósis vi compare 29 volte, sempre con significato positivo, con l'unica eccezione di 1 Corinzi 8,1 («La gnosi-conoscenza riempie di orgoglio, mentre l'agape-amore edifica»). Ecco alcuni passi al riguardo nei quali riporto il termine gnosi senza tradurlo:
- Romani 11,33: «O profondità della ricchezza, della sapienza e della gnosi di Dio»;
- 1 Corinzi 12,8: «Dallo Spirito viene dato il linguaggio della gnosi»;
- 2Corinzi 2,14 (in riferimento a Cristo): «Il profumo della sua gnosi»;
- Colossesi 2,3 (in riferimento a Cristo): «In lui sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della gnosi»;
- 2Pietro 1,5: «Mettete ogni impegno per aggiungere alla virtù la gnosi».


Non è quindi la gnosi in quanto tale a essere contraria al cristianesimo, il quale anzi si ritiene in possesso della vera e definitiva gnosi; a essere contrario è piuttosto il pensiero appropriatosi falsamente del nome di gnosi, la gnosi pseu-donomica, come recita il titolo originale dell'opera di Ireneo, cioè quel sistema passato alla storia con il nome di «gnosticismo» e che è il principale rappresentante del mito cosmogonico basato sul principio-colpa o catastrofe.

Nel catalogo delle eresie compilato da Ireneo campeggiano i nomi di Simone il Samaritano, meglio noto come Simon Mago, di Menandro, Saturnino, Basilide, Carpocrate, Cerinto, Cerdone, Marcione, Marco il Mago, Valentino, Tolomeo e altri ancora, cui vanno aggiunti movimenti come gli ebioniti (il cui nome significa «poveri») che negavano la divinità di Gesù, gli encratiti («astinenti») che negavano la bontà del mondo ed erano particolarmente rigoristi in materia di cibo e di sesso, i sedani («discepoli di Set»), i cainiti («discepoli di Caino»), gli ofiti («discepoli del Serpente», in greco óphis).

Non tutti sono classificabili propriamente come gnostici, di sicuro non lo erano gli ebioniti, di origine ebraica e come tali fedeli alle Scritture ebraiche anche nel loro senso letterale, mentre per quanto concerne Marcione, che all'opposto rifiutava del tutto le Scritture ebraiche ritenendole indegne, vi è chi lo esclude dallo gnosticismo e chi al contrario ve lo include (Buonaiuti e von Harnack nel primo caso, Jonas e Leisegang nel secondo).

Questa significativa discordanza segnala la mancanza di un criterio universalmente condiviso per qualificare l'essenza dello gnosticismo.

Almeno su una cosa però si deve convenire: che per coglierne l'essenza, l'accezione ordinaria di gnosticismo quale dottrina che lega la salvezza alla conoscenza è insufficiente, perché anche il cristianesimo ortodosso può essere collocato in questa prospettiva, essendo la fede una forma, per quanto particolare, di conoscenza.

Per definire lo gnosticismo, quindi, non basta dire che esso lega la salvezza alla conoscenza, occorre dire che tipo di conoscenza è quella gnostica e qual è il suo contenuto decisivo.

L'essenza contenutistica dello gnosticismo è la contrapposizione Dio-mondo.

Si legge nel Vangelo di Tomaso, uno dei testi gnostici scoperti nel 1945 a Nag Hammadi in Alto Egitto: Gesù disse: Colui che ha conosciuto il mondo, ha trovato un cadavere; e colui che ha trovato un cadavere è superiore al mondo». Un altro dei testi di Nag Hammadi, il Vangelo di Filippo, afferma: «Questo mondo è un divoratore di cadaveri»; e ancora: «Il mondo ebbe origine da una trasgressione», e infine: «Gesù venne per crocifiggere il mondo».

In questa prospettiva Hans Jonas afferma che «la caratteristica basilare del pensiero gnostico è il radicale dualismo che governa il rapporto di Dio col mondo e conseguentemente quello dell'uomo col mondo», e significativamente Simone Pétrement ha intitolato la sua classica monografia sullo gnosticismo Le Dieu séparé, separato ovviamente dal mondo.

L'esigenza di separare il vero Dio, padre delle anime, dal governo della natura e della storia nasce dall'esperienza della completa desolazione offerta dal teatro del mondo. Se è veramente Padre, ragionano gli gnostici, Dio non può essere la causa della solitudine dell'anima in questo mondo di rapina e di ingiustizia, non può essere il responsabile di un mondo così intriso di dolore, e quindi non può essere all'origine della sua genesi, la quale di conseguenza va ascritta a qualcun altro.

Anzi, è proprio solo in quanto separato dal mondo, Dieu séparé, che per l'anima gettata nell'esilio della vita Dio può rappresentare la speranza di ritrovare la patria.
La salvezza gnostica non è salvezza del mondo, ma salvezza dal mondo.

Il rifiuto della tradizione biblica L’identificazione del Dio creatore della Bibbia con il demiurgo, quindi con una figura negativa, comporta pure un rovesciamento nella valutazione dei singoli personaggi biblici, con l’idealizzazione di chi ha infranto le leggi del Creatore, come Caino. Il paradiso terrestre diventa una specie di giardino incantato in cui il Dio biblico tiene Adamo ed Eva nell’ignoranza.

Nell’Apocrifo di Giovanni lo stesso Cristo Salvatore incita i progenitori a mangiare il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male, con un’interpretazione che introduce una netta frattura fra il Dio creatore dell’Antico Testamento e il Salvatore che proclama l’emancipazione dalla Legge.

Se alcuni studiosi hanno considerato eccessivo e di parte l’impegno degli apologisti cristiani nel combattere lo gnosticismo e nel considerarlo estraneo al cristianesimo, nonostante le pretese di alcuni gruppi di rappresentarne addirittura la tradizione più autentica, i ritrovamenti di Nag Hammadi confermano le tesi degli apologisti.

Per esempio, uno dei testi ritrovati è La Sofia di Gesù Cristo, in cui Cristo ammaestra alcuni discepoli rispondendo alle loro domande: ebbene, risulta essere trascrizione in forma di dialogo di un testo gnostico più antico, Eugnosto il Beato, forse risalente al secolo I a. C., quindi conferma l’origine precristiana o almeno non cristiana di temi fondamentali, anche prescindendo dal fatto che contatti secolari con il cristianesimo possono aver portato a una certa cristianizzazione di un gnosticismo originariamente estraneo a esso.

Il cristianesimo nei primi secoli è minacciato dallo gnosticismo tanto dall’esterno, cioè da movimenti che si pongono dichiaratamente in posizione alternativa a esso, quanto dall’interno, da gruppi che cercavano d’infiltrarsi in ambienti cristiani rifacendosi talvolta a scritti, come i vangeli apocrifi , ritenuti più autorevoli dei vangeli canonici.

Questi ultimi raccoglierebbero gl’insegnamenti di Gesù alle masse e avrebbero un carattere essoterico, mentre testi come La Sofia di Gesù Cristo o l’Apocrifo di Giovanni conterrebbero una dottrina ( esoterica ) rivelata da Gesù ad alcuni apostoli o a discepoli e destinata solo a pochi adepti.

Diffusione della gnosi  nel I° secoloEduard Lohse, L'ambiente del Nuovo Testamento,Brescia 1993. e C.E.S.N.U.R., Enciclopedia delle religioni in Italia, Leumann 2001

Lo gnosticismo antico  era  un insieme di sistemi caratterizzato da un dualismo che oppone lo spirito e la materia, con un deciso «anti-cosmismo» che svaluta radicalmente il mondo visibile, ridotto a regno del male e delle tenebre.

Se tutti gli gnostici sono d'accordo su una svalutazione dualistica del mondo e della materia, le scuole si dividono quando si tratta di valutare i rapporti fra i due principi. Nei sistemi classici dello gnosticismo, il dualismo si risolve in un monismo, in quanto il male non è un principio originario ma il risultato di una qualche degradazione o caduta nel mondo del bene.


Tutti i sistemi gnostici propongono un mito cosmologico che come è spesso stato notato ha un carattere «parassitario» in quanto nasce dalla rilettura gnostica di temi mitologici preesistenti: iranici, greci, ebraici, cristiani.

I miti gnostici sono insieme ricchissimi e diversissimi da scuola a scuola, ma quasi sempre comprendono tre fasi:

1- una unità originaria indistinta (pleroma), dove da un dio originario e inconoscibile sono emanate coppie di esseri celesti «eoni», parola che in alcuni sistemi indica anche un'epoca nella storia del mondo);
2- la «caduta» fuori da questa unità di uno o più esseri celesti, con la successiva nascita di un dio malvagio (demiurgo) che, direttamente o tramite i suoi collaboratori (arconti), crea il mondo materiale;
3- la presenza nell'uomo di una scintilla divina che può essere ravvivata, permettendo ad alcuni di risalire dal mondo della materia e della finitudine fino al mondo divino delle origini.

In molte mitologie gnostiche (ma non in tutte)c' è un eone femminile, Sophia, che esce dal limite del pleroma per ignoranza o per curiosità, causando ultimamente la nascita del mondo materiale.

Il mito di Sophia è tuttavia estremamente complicato, e molto diverso nei vari sistemi antichi che ne parlano. In alcuni troviamo due Sophia: la maggiore, cui sarà concesso di ritornare nel pleroma; e la minore, che dovrà rimanerne al di fuori. In alcuni sistemi c'è anche una terza Sophia, una Sophia terrestre che erra nella storia degli uomini incarnandosi periodicamente in corpi di donna. Un'altra parola che dà spesso luogo a equivoci è Abraxas o Abrasax. Inteso (più raramente) come nome del Dio originario, nella maggior parte delle fonti gnostiche èpiuttosto il nome del cattivo demiurgo.

Varie sono anche le spiegazioni relative alla presenza nell'uomo di una scintilla divina. Il demiurgo e gli arconti, da parte loro, non avrebbero potuto creare che un uomo totalmente legato alla materia e alle tenebre.

Tuttavia varie spiegazioni mitologiche dall'intervento di esseri del mondo celeste all'apparizione improvvisa di un modello divino che influenza i creatori spiegano come, contro la volontà delle potenze creatrici, l'uomo nasca con una componente divina che potrà essere risvegliata.

L'antropologia è tuttavia complicata, e presenta tre categorie di uomini:

1- gli «spirituali» o «pneumatici», gli unici veramente in grado di accedere alla conoscenza (gnosi) necessaria perché la scintilla divina sia rianimata;
2- gli «psichici», che possono accostarsi alla gnosi solo parzialmente e con grande difficoltà;
3- e gli «ilici», gli uomini irrimediabilmente legati alla materia cui la gnosi rimane preclusa.

Ne derivano due conseguenze: un certo elitismo, per la netta discriminazione fra varie categorie di uomini;e un marcato individualismo, in quanto ciascuno si occuperà della propria auto-redenzione attraverso la coltivazione della sua scintilla interiore più che dei problemi della comunità o della collettività.


Il manicheismo

Verso l'idea di due principi originari si orienta invece il manicheismo, che alcuni considerano una religione successiva del tutto indipendente dallo gnosticismo, mentre altri lo ritengono piuttosto uno gnosticismo tardivo.

La gnosi simoniana

Lo stesso Nuovo Testamento testimonia che una gnosi precristiana aveva già trovato larga diffusione: questo è un dato importante per la storia delle religioni, poiché la data di composizione degli scritti neotestamentari si situa tra la seconda metà del primo secolo e, per un piccolo numero di essi, l'inizio del secondo secolo d.c.

Se in questi documenti databili con una certa precisione si riscontrano quindi precisi riferimenti a concezioni gnostiche o accenti polemici nei loro confronti, si ha una base sicura per la datazione di motivi che appariranno con più evidenza nelle comunità gnostiche del secondo secolo d.c. costituitesi nell'ambito della chiesa antica.

Negli Atti degli Apostoli si racconta che, subito dopo la costituzione della comunità primitiva, il messaggio cristiano fu portato in Samaria, dove i primi apostoli si scontrarono con un mago di nome Simone, che aveva sedotto il popolo affermando di essere qualcuno di grande (Atti 8,9). La sua attività aveva ottenuto un successo straordinario, «poiché tutti, grandi e piccoli, si univano a lui e dicevano: 'Quest'uomo è la potenza di Dio, quella che viene detta la Grande'» (Atti 8,10). Stando al racconto degli Atti, Simone era uno stregone; impressionato dal fatto che i cristiani potevano compiere segni e prodigi straordinari, si unì a loro (Atti 8,9-24).

Dietro la narrazione offerta ci degli Atti possiamo intravedere uno dei primi scontri tra la dottrina gnostica e la predicazione cristiana. Infatti l'affermazione di essere la «grande Potenza» non può venire intesa semplicemente come espressione dell' opinione personale di un mago, ma indica piuttosto la pretesa di essere il portatore di una rivelazione divina.

Gli scritti polemici con i quali i Padri della chiesa Giustino, Ireneo c Tertulliano si scagliano nel secondo secolo d.c. contro la gnosi simoniana mostrano che da questo Simone apparso in Samaria sorse un movimento che fece adepti non solo in Palestina, ma anche a Roma, rivelando l'aspetto espressamente gnostico di questa dottrina. Prescindendo dalle differenti elaborazioni subite dalla tradizione nel corso del tempo, in tutte le descrizioni risalta il carattere rigorosamente dualistico della gnosi simoniana.

La divina ennoia ( = il pensiero) era originariamente vicina al Padre del tutto come principio femminile, ma cadde in potere delle potenze demoniache e vagò da un corpo femminile all' altro, finché finì nel corpo di Elena, che si trovava in un bordello di Tiro. La sua degradazione raffigura la prigionia dell' anima umana, perduta senza speranza se non viene soccorsa dall'esterno. Il Dio altissimo allora s'impietosisce e scende in persona a liberarla: la potenza divina si manifesta in Simone, che libera l'ennoia nelle sembianze di Elena e la riconduce alla sua destinazione celeste.

Sebbene non si possa stabilire con certezza in quale misura i tratti della gnosi simoniana possano risalire al Simone di Samaria storico, già gli scarsi cenni degli Atti lasciano intravedere i lineamenti gnostici della sua dottrina. Non è casuale che il movimento simoniano sia sorto in ambito samaritano, dove influssi storicoreligiosi di vario genere poterono unirsi a tradizioni giudaiche non rispondenti ai severi criteri dell'ortodossia, così da potersi sviluppare più liberamente.

L'esempio della gnosi simoniana mostra come concezioni elaborate ai margini del giudaismo abbiano avuto una parte non trascurabile nella formazione della dottrina gnostica. Non si può tuttavia affermare che il movimento gnostico, così largamente diffuso, abbia un'unica origine samaritana: l'edificio gnostico si presenta troppo complesso perché il suo sorgere possa essere ricondotto a un solo luogo o addirittura a un ben identificabile fondatore.

Dai più antichi racconti su Simone si può piuttosto delineare il quadro di una forma primitiva di gnosi precristiana che entrò ben presto in aspra polemica col cristianesimo. Dalla polemica cristiana conosciamo un primo capo scuola gnostico, Simon Mago, samaritano, la cui attività si colloca intorno al 50 d.c. Tra i suoi discepoli sono ricordati Menandro e Saturnino, mentre altri gnostici antichi contro cui polemizzano i padri cristiani (Cerinto, Carpocrate e il figlio Epifanio) non possono essere considerati discepoli di Simone.

La gnosi mandea

Concezioni gnostiche influirono anche sui diversi movimenti battisti sorti nell'area siro-palestinese. Il vangelo di Giovanni fa supporre che seguaci di Giovanni Battista abbiano operato accanto a discepoli di Gesù e che si sia manifestata una certa concorrenza tra i due gruppi. Quando si afferma con decisione che non è Giovanni Battista la luce, ma solo un testimone della luce giunta al mondo in Gesù Cristo (ev. r,6-8.r5 e passim), questa messa a punto è senza dubbio rivolta a ben precisi ambienti che vedevano nel Battista stesso il salvatore degli ultimi tempi.

All' ambito di queste comunità battiste appartiene anche la setta dei mandei, che sopravvive ancor oggi nella zona fra il Tigri e l'Eufrate per un totale di circa 5000 fedeli.

I loro scritti sacri sono divenuti oggetto d'indagine scientifica solo in questo secolo, e hanno suscitato ampie discussioni, che non hanno ancora portato a risultati del tutto sicuri. La designazione della setta deriva dalla parola «manda» = gnosi; essa dunque significa «gli gnostici».

La comunità preferisce l'appellativo di «nazorei», come i cristiani della Siria: un indizio dei contatti avuti lungo il corso della sua storia col cristianesimo siriaco.

I suoi libri furono redatti soltanto nel settimo e ottavo secolo d.c., perché sotto il dominio islamico le comunità religiose dovettero presentare i loro scritti sacri per ottenere il riconoscimento ufficiale; le tradizioni in essi contenute appaiono tuttavia molto più antiche: non è tuttavia possibile stabilire con precisione a quando risalgano.

Secondo la dottrina dei mandei, Dio, che è la grande Vita, abita nel regno della luce. Sotto di lui si trovano numerosi esseri intermedi o Uthras, che svolgono un ruolo di mediazione tra Dio e gli uomini. Il più importante di loro è chiamato Hibil-Ziua, spesso anche Manda d-Hiia, che significa «gnosi della vita».


Mentre Ruha e i pianeti che reggono il mondo vogliono impedire agli uomini il raggiungimento della conoscenza e cercano di trattenerli nell'errore, Manda d-Hiia porta loro la retta conoscenza, grazie alla quale essi prendono coscienza della loro condizione e possono incamminarsi sulla via della libertà. Per il viaggio verso la patria celeste l'anima viene equipaggiata con abluzioni e col battesimo, attraverso il quale riceve la consacrazione.

Nella comunità vengono praticati il battesimo, l'unzione con l'olio e la comunione, per rinvigorire l'anima e renderla idonea al viaggio verso il cielo, poiché solo nel deciso distacco dal mondo si può guadagnare la redenzione.


iraq-mandei-battesimo

Accanto a Manda d-Hiia ricorre negli scritti dei mandei anche il nome di Giovanni Battista come mediatore della conoscenza apportatrice di redenzione. Analisi più approfondite dei testi che lo menzionano hanno tuttavia dimostrato che la sua figura vi fu inserita solo a uno stadio più recente della tradizione. I mandei in epoca islamica dovettero non solo poter esibire scritti sacri, ma anche un profeta: si appellarono quindi al Battista, che conoscevano dalla tradizione cristiana.

Non si può dunque in nessun modo vedere nei mandei gli epigoni di un gruppo che avrebbe avuto per maestro Giovanni Battista in persona.

In base a quanto emerge dai loro scritti è tuttavia possibile far risalire la storia della comunità fino alla sua origine nel territorio del Giordano. Probabilmente la setta mandea sorse ai margini del giudaismo e appartiene all'insieme dei diversi gruppi che volevano radunare e purificare la comunità dei santi per mezzo del battesimo e delle abluzioni.

Verso la fine del primo o l'inizio del secondo secolo d.c. emigrò poi in Mesopotamia, dove si stabilì e rimase, nel corso dei secoli, fino a oggi. Nella sua lunga storia essa subì influenze di vario genere; dapprima la sua dottrina fu informata a una visione gnostica del mondo, poi prese forma definitiva il rito del battesimo sotto l'influsso del cristianesimo siriaco, mentre in epoca araba la dottrina mandea si arricchì di tratti necessari a sostenere il confronto con l'islamismo.

Se si asportano l'uno dopo l'altro i diversi strati sovrappostisi nel corso del tempo al nucleo e al significato originario del culto mandeo, si può cautelativamente affermare che l'origine dei mandei è pressappoco contemporanea a quella degli inizi del cristianesimo. Occorrerà comunque una grande prudenza nello stabilire confronti tra la mitologia che la tradizione mandea ha elaborato sempre più copiosamente e i testi neotestamentari. La sua antichità può essere affermata con una certa sicurezza solo nella misura in cui i concetti gnostici in essa presenti trovino a loro volta conferma in altri testi databili con certezza.


La gnosi cristiana

Il mito gnostico non tratta di un fatto storico determinato, come quello annunciato dalla predicazione cristiana, ma esprime una verità sempre valida, non concepibile in termini storici, né conduce a una fine che si verifichi in un ultimo evento. La verità del mito si mostra nella luce proiettata sull' esistenza umana e comunicata mediante la conoscenza . Era quindi inevitabile che nell' antica chiesa si giungesse a un conflitto tra gnosi e fede cristiana.

Poteva Gesù di Nazaret essere considerato un essere mitico, separato dal mondo e dalla storia, che non divenne realmente uomo e morì sulla croce? Fu il peccato del primo uomo o un avverso destino la causa del verdetto di morte per tutti gli uomini?

La creazione è sorta in seguito a una caduta come opera inautentica di Dio, o è derivata dalla sua parola creatrice che chiama all' esistenza ciò che non è? C'è, sopita nell'uomo, una scintilla di luce imparentata per natura con Dio, che gli appartiene e va quindi richiamata alla sua autenticità, oppure la liberazione si compie nella remissione dei peccati attraverso la nuova creazione in Cristo?

Le anime degli uomini torneranno alla loro patria celeste, oppure Dio risusciterà i morti e riunirà i suoi al Cristo? Mediante la gnosi viene comunicata una salvezza concretamente raggiungibile, possesso stabile e sicuro qualunque cosa si faccia in seguito, oppure la salvezza viene sperimentata solo nella fede unita all'amore-carità e alla speranza?

Lo sforzo intellettuale che il cristianesimo dovette compiere per dare una risposta a queste domande stimolò la chiesa a formulare più chiaramente le dottrine della creazione, dell'uomo e della salvezza, per contrapporle a quelle gnostiche.


L'incontro con la gnosi costrinse a definire quale dovesse essere il modo ortodosso di annunciare il messaggio cristiano.

Per far comprendere che l'evangelo conteneva la risposta alle domande dell'uomo sul senso della vita e sulla redenzione salvifica, bisognava che lo si predicasse con il linguaggio e le categorie di pensiero allora correnti.

Pur assumendo questo linguaggio e queste categorie di pensiero, la predicazione cristiana non doveva tuttavia subire in alcun modo mutamenti e tanto meno deformazioni del suo contenuto.


Spesso era difficile stabilire nei singoli casi come si potesse diventare greco con i greci e giudeo con i giudei senza intaccare la verità e la libertà dell'evangelo: il problema poté essere risolto solo dopo una lunga e talvolta travagliata riflessione.

La sfida portata dalla gnosi alla chiesa antica esigeva da questa un intenso sforzo per una retta comprensione e spiegazione del messaggio cristiano, sforzo di cui essa è debitrice a tutti gli uomini, giudei e greci.

I primi cristiani che annunciarono l'evangelo in Palestina e in Siria, e presto anche in altre parti del mondo antico, parlavano il linguaggio del loro tempo. Accolsero naturalmente anche motivi gnostici, onde servirsene a illustrare la predicazione cristiana.

Così si trova a più riprese espressa l'idea che questo mondo è dominato da potenze demoniache, infestato da forze tenebrose che cercano di porre una separazione insormontabile tra gli uomini e Dio
(cfr. per esempio Rom. 8,38 s.; 2 Coro 4,4; Gv. 12,31; 14,30; 16,n).

Per non essere notato anzitempo dai padroni del cosmo, il redento re dovette venire nel mondo di nascosto, senza dare nell' occhio, «poiché se lo avessero riconosciuto non avrebbero crocifisso il Signore della gloria» (I Cor 2,8); con questo atto, infatti, essi hanno pronunciato da sé la loro stessa condanna.


Nel Nuovo Testamento, tuttavia, il destino di morte che pesa su ogni uomo non viene mai fatto risalire ad una fatale caduta del primo uomo; il peccato è la conseguenza dell'atto del peccare e quindi nel suo sussistere come nelle sue conseguenze resta sempre colpa di ogni singolo uomo (Rom. 5,12-21).

La redenzione quindi n'on può essere fondata, come nella gnosi, su una parentela di natura tra Dio e l'uomo quale presupposto di una futura riunione; la libertà è concessa solo nella remissione dei peccati assicurata dal Cristo.


In alcune comunità cristiane primitive una visione gnostica fu associata alla consapevolezza cristiana della libertà e trovò poi espressione nel sentimento di orgoglio di coloro si sentivano afferrati e portati dallo Spirito. [ entusiasmo , en theos mos = posseduto da Dio)

Un entusiasmo di tal genere si riscontra in primo luogo nella comunità di Corinto fondata da Paolo, in cui i «pneumatici» erano convinti di aver già raggiunto la perfezione grazie allo Spirito, così che per loro il tempo della salvezza era già presente (I Cor 4,8); dal sacramento del battesimo e della cena fluiva una forza che non si poteva più perdere (I Cor 10,1-13), e non bisognava quindi attendersi un compimento futuro che si sarebbe verificato con la risurrezione dei morti (I Cor 15,12).


Nella loro immoderatezza sostenevano l'idea che la libertà cristiana non conosce limiti, che tutto insomma è permesso (I Cor 6,12; 10,23). Ciò che l'uomo fa ed esperimenta con il corpo è indifferente, poiché importante è solo lo Spirito (I Cor 6,12-20 e SS.).

Paolo afferma invece che il compimento futuro non si è ancora attuato, che la libertà può essere vissuta solo nell' obbedienza [ allo Spirito ] e che il corpo appartiene al Signore (I Cor 6,13).

Manifestazioni entusiastiche simili a quelle della comunità di Corinto si ebbero presto anche altrove. In verità negli scontri che Paolo dovette sostenere contro queste concezioni non è mai riconoscibile un mito gnostico formulato chiaramente: il sentimento di orgoglio con cui ci si stacca dal mondo e lo si ritiene indifferente stimando soltanto l'opera e gli effetti dello Spirito, mostra tuttavia tratti analoghi a quelli che si riscontreranno di lì a poco nella letteratura gnostica.

Per questo è possibile vedere negli entusiasti di Corinto come anche in quel gruppo che fece la sua comparsa nella comunità di Filippi forme precoci di gnosi cristiana. Alcuni insistono con arroganza sulla conoscenza che credono di avere (I Cor 8,1), mentre altri disprezzano ogni realtà terrestre dandosi senza scrupoli a una condotta sregolata «poiché loro dio è il ventre, la loro gloria consiste nella loro vergogna e il loro pensiero è rivolto solo alle cose terrene» (Fil. 3, 19).

Anche in Asia Minore sulle comunità cristiane si manifestò presto, più o meno forte, l'influsso di concezioni e comportamenti gnostici. A Colossi sorsero dei maestri che s'impegnavano a offrire protezione contro gli elementi ostili del mondo (Col. 2,8.20). Questi elementi del mondo erano presentati come potenze angeliche che non governano solo l'ordine cosmico, ma guidano anche il destino di ogni uomo.


Si cercò di convincere i cristiani che si può stabilire un retto rapporto con loro solo seguendo nel culto le prescrizioni da essi imposte. Ciò significa che si devono osservare esattamente i tempi sacri stabiliti giorni di festa, novilunio e sabato (Col. 2,16) ed evitare determinati cibi e bevande, l'uso dei quali è rigorosamente proibito (Col. 2,21). Questa dottrina mostra una strana fusione di speculazioni cosmologiche e tratti legalistici che rimarcano prescrizioni giudaiche, e dimostra che non solo in Palestina e in Siria, ma anche in Asia Minore il giudaismo contribuì notevolmente allo sviluppo delle prime forme di visione gnostica del mondo.

Verso la fine del primo secolo d.c. le comunità cristiane d'Asia Minore erano in gran parte sottoposte all'influenza di concezioni gnostiche. Le lettere pastorali debbono respingere con parole aspre eretici convinti che la risurrezione sia già avvenuta (2 Tim. 2,18) e che ci si debba sottrarre al mondo astenendosi dal matrimonio e da determinati cibi (I Tim. 4,3).

Nelle missive dell' Apocalisse di Giovanni è menzionato il gruppo dei nicolaiti (Apoc. 2,6.16), convinti di aver conosciuto «le profondità di Satana» (Apoc. 2,24): da ciò essi si sentivano autorizzati a mangiare senza scrupoli la carne immolata agli idoli e a fornicare (Apoc. 2,14 s.).

Il pensiero gnostico è quindi associato [ dalle scritture ] a un' etica libertina, tratto distintivo della gnosi che emerge anche nella polemica della lettera di Giuda contro quanti contaminano la carne, sparlano di tutto e vivono secondo le lorò empie concupiscenze (Gd. 8.10.18).


Il vangelo di Giovanni e le lettere giovannee hanno un chiaro atteggiamento polemico di fronte a questa mistificazione gnostica dell'evangelo.

Poiché questi testi sono presumibilmente originari della Siria, essi attestano che verso la fine del primo secolo d.c. la gnosi doveva essere molto diffusa anche in questo ambiente, tanto che le comunità cristiane dovettero reagirvi energicamente.

Di contro al disprezzo gnostico della creazione e della carne si afferma con forza che tutto fu creato attraverso il Logos e che il Logos si fece carne
(Gv. 1,1-3.14). Che il cosmo giaccia nelle tenebre non è conseguenza di una caduta fatale, ma della colpa di coloro che non hanno accolto la luce (Gv. 1,5.10).

Nella prima lettera di Giovanni si insegna alla comunità che lo spirito retto confessa «che Gesù Cristo è venuto nella carne» (I Gv. 4,2). Questa espressione è diretta contro una cristologia docetista che disprezza il mondo e non vuole dunque porre il Cristo in rapporto con esso.

Contro l'idea che egli sia apparso nel mondo sotto un travestimento e non realmente in carne e ossa, l'autore afferma con decisione che Cristo è divenuto veramente uomo, «venuto con acqua e sangue» (I Gv. 5,6), e che tutti coloro che gli appartengono sono uniti ai fratelli nell' amore.

Gli scritti neotestamentari testimoniano dunque con certezza che la gnosi nella seconda metà del primo secolo d.c. si scontrò in più luoghi con la predicazione cristiana.

Il sorgere in Samaria della dottrina simoniana, che raggiunse presto anche Roma, gli inizi del movimento battista dei mandei, le arroganti manifestazioni entusiastiche delle comunità di Corinto e di Filippi, lo scontro con la dottrina gnostica in Asia Minore e in Siria, sono tutti avvenimenti ascrivibili al primo secolo d.c.

Anche se non abbiamo notizie sull' origine delle prime comunità cristiane d'Egitto, si può tuttavia ritenere con grande probabilità che una prima missione cristiana abbia raggiunto l'Egitto già nella seconda metà del primo secolo d.c. Nel secondo secolo vi si trovava un buon numero di gruppi cristianognostici, nei quali sarà molto spesso difficile distinguere dottrina gnostica e retta fede cristiana. Che i confini fossero rimasti incerti ancora per lungo tempo è dimostrato dalla ricca biblioteca di testi cristiano-gnostici scoperta a Nag Hammadi nel 1945/46.

La tradizione cristiana primitiva, conservataci nei logia del Signore, nel Vangelo di Tommaso si trova sorprendentemente associata ad un rifiuto inequivocabilmente gnostico della creazione e del mondo.

In alcuni passi detti e parabole di Gesù vengono riportati in forma molto vicina a quella dei sinottici. Tutta la raccolta dei logia è posta tuttavia sotto questo titolo: «Chi trova il vero senso di queste parole non patirà la morte». Idee gnostiche sono attribuite a Gesù quando parla dell' origine celeste delle anime, cui esse devono tornare: «Beati siete voi, soli ed eletti, poiché troverete il regno; voi provenite da esso (e quindi) ritornerete a esso»  .

Oppure si sottolinea in maniera tipicamente gnostica che la retta sapienza permette di conoscere che la risurrezione dei morti è già avvenuta: «I suoi discepoli gli dissero: Quando saràla risurrezione dei morti e quando verrà il mondo nuovo? Egli disse loro: ciò che voi attendete è (già) avvenuto, ma voi non lo avvertite»  ). Salvatore e salvati saranno una sola cosa: «Gesù disse: Chi beve dalla mia bo ca diventerà come me. E io diventerò lui, e gli si manifesterà ciò che è nascosto»   .

Che la pietà gnostica potesse vivere ed esprimersi in autentica e profonda religiosità, lo mostra sorprendentemente una raccolta di inni sorta nel secondo secolo d.c., intitolata Odi di Salomone. In uno di questi inni, l'orante esprime la sua riconoscenza per la salvezza ottenuta associando espressioni veterotestamentarie all'idea gnostica che il redento possiede un corpo di luce su cui la tenebra non ha più alcun potere, e che è trasportato nell'imperitura comunità del mondo della luce:


Le mie braccia ho innalzato verso l'alto,
verso la grazia del Signore,
poiché egli ha strappato via da me le mie catene
e il mio soccorritore mi ha innalzato alla sua grazia e redenzione. Mi sono spogliato della tenebra
e ho rivestito la luce.
Membra ha ricevuto la mia anima
dove non c'è malattia
né tormento né dolore.
E mi aiutò molto il consiglio del Signore
e la sua comunione imperitura.
E io fui portato in alto nella luce
e passai davanti al suo volto.
E mi avvicinai a lui
Lodandolo e professando la mia fede in lui.
Egli fece erompere il mio cuore ed esso si trovò sulla mia bocca e salì alle mie labbra.
E sul mio volto grande fu il giubilo per il Signore e la sua lode. Alleluia!
(Ode 21).


Vangeli gnostici- Annunciazione della nascita di Maria.



Diffusione della gnosi  nel II secolo e successivi
Marcione

I primi grandi sistemi gnostici appaiono nel II secolo con Basilide, attivo in Alessandria negli anni 117-161; Marcione (scomunicato nel 144), un contemporaneo di Basilide venuto dall'Asia Minore a Roma (e così cristianeggiante sia pure in un senso non ortodosso che alcuni vorrebbero escluderlo dallo gnosticismo propriamente detto); e Valentino, nato probabilmente in Egitto, attivo in Alessandria e poi a Roma tra il 140 e il 165.


Le maggiori testimonianze riguardano proprio la scuola di Valentino, rappresentata dai discepoli Tolomeo, Eracleone e Marco.

Queste scuole continuano le loro attività nel III secolo, e contro di loro si dirige principalmente la polemica dei Padri cristiani.

Sappiamo molto poco di forme più tardive di gnosticismo, cui dovrebbero appartenere gruppi estremistici o licenziosi come gli ofiti e i fibioniti (senza che la loro collocazione cronologica sia oggetto di consenso fra gli studiosi).


Origene

Agli inizi del III secolo è attivo alla corte di Edessa e in Armenia il filosofo cristiano eterodosso Bardesane, che non sembra un discepolo di Valentino ma piuttosto un anello di collegamento fra lo gnosticismo propriamente detto e il manicheismo.

Quest'ultima religione è fondata in Persia da Mani (215-276), morto in prigione e vittima dell'ostilità della monarchia persiana alla nuova religione. Il manicheismo  ruscirà tuttavia a diffondersi in un' ampia area geografica, dalla Spagna alla Cina. In quest'ultimo paese le ultime comunità maniche e superstiti scompaiono intorno al 1300, distrutte dall'avanzata mongola. La struttura di religione universale del manicheismo rappresenta certamente qualche cosa di diverso dallo gnosticismo classico, ma molte idee sono comuni e l'influenza è evidente.

Lo gnosticismo nella sua forma classica, ha perduto la sua controversia con la Chiesa cristiana, ed è pressoché scomparso fra il IV e il V secolo comunque lasciando tracce importanti. Gruppi medioevali come i bogomili della Bulgaria (VII-IX secolo) presentano influenze gnostiche evidenti.

E una ipotesi vuole che sia stata proprio la penetrazione di idee bogomile nell'Europa occidentale nel secolo X e XI a favorire la nascita delle eresie che preoccuperanno di più la società medioevale, quelle di matrice catara. Sono questi movimenti gli ultimi nei quali alcuni specialisti dello gnosticismo sono disponibili a riconoscere un'influenza diretta dei sistemi antichi. Anche il catarismo, tuttavia, non sopravvive alla repressione cattolica e non ha continuatori diretti.
(*)

(*)(cf: Eduard Lohse, L'ambiente del Nuovo Testamento,Brescia 1993


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