Corso Biblico

Il male Il Magistero Cattolico CUCC 285 ... Certi filosofi hanno affermato che tutto è Dio, che il mondo è Dio, o che il divenire del mondo è il divenire di Dio ( panteismo ); altri hanno detto che il mondo è una emanazione necessaria di Dio, che scaturisce da questa sorgente e ad essa ritorna; altri ancora hanno sostenuto l'esistenza di due princìpi eterni, il Bene e il Male, la Luce e le Tenebre, in continuo conflitto ( dualismo , manicheismo ); secondo alcune di queste concezioni, il mondo (almeno il mondo materiale) sarebbe cattivo, prodotto di un decadimento, e quindi da respingere o oltrepassare ( gnosi ); altri ammettono che il mondo sia stato fatto da Dio, ma alla maniera di un orologiaio che, una volta fatto, l'avrebbe abbandonato a se stesso ( deismo ) ; altri infine non ammettono alcuna origine trascendente del mondo, ma vedono in esso il puro gioco di una materia che sarebbe sempre esistita ( materialismo ).Il manicheismo. Mani, persiano, verso ( forse ) il 216 d.C. si era autoproclamato Paraclito , quell'intercessore-avvocato che Gesù aveva promesso dopo la sua ascensione al cielo e che avrebbe portato la chiesa alla piena conoscenza della salvezza cristiana. Istituì a questo scopo una religione sincretista che mescolava elementi della gnosi, del cristianesimo, filosofie orientali e dello zoroastrismo .

Proprio da quest'ultimo aveva mutuato la filosofia dualista secondo la quale nella storia e nell'universo si combattono fin dalle origini un principio del bene ( luce) e un principio del male ( tenebra) .

Il principio divino sarebbe duale e a sua immagine tutte le creature tra le quali gli angeli e l'anima degli uomini . L' anima doppia dell'uomo sarebbe composta da una parte oscura, tenebrosa, corporea ( principio del male ) ed una parte luminosa (principio del bene).

Se il male fosse parte della natura esso avrebbe una consistenza reale e sul piano teologico dovrebbe essere considerato come creato da Dio ( Colui che ha creato tutto ) perciò ineliminabile dal mondo
Anzi il male sarebbe da accettare come parte della natura umana stessa e perciò come parte della legge morale naturale : fare il male per l'uomo sarebbe sempre giustificato e necessario e sarebbe immorale non farlo. Il male , inteso come principio del mondo (o come realtà creata da un dio) sarebbe una cosa da combattere senza però poter pensare di eliminarlo.

Il dualismo bene/male in verità è una percezione ingenua del mondo e della storia elevata dal filosofo Mani a filosofia ed anche a religione : il manicheismo
Questa percezione ingenua della dinamica del mondo si manifesta costantemente nella storia -anche occidentale come credenza che ...
- nel mondo e nelle creature viventi ci sono , per natura, il bene e il male : gli  uominipossono limitare la loro naturale tendenza al male ma non possono eliminarlae questo in qualche modo li giustifica.
- tutto il mondo - perciò uomini ed angeli ( o dèi) - si divide indue fazioni che si combattono, i buoni che seguono il principiodel bene ed i malvagi che seguono il principio del male con la certezza che il bene sta tutto e solo nei buoni e il male sta tutto e solo nei cattivi ( che sono sempre gli altri ) .
La contemporaneità
La secolarizzazione radicale della nostra civiltà ha prodotto
- la de-valorizzazione del fatto religioso ( non è utile per il benessere dell'umanità perciò è insignificante) - fino alla eliminazione dello stesso ( sarebbe solo un fenomeno di autosuggestione ) e che
- ha eliminato la verità (relativismo)
- ha ridotto il mondo alla percezione ingenua che ognuno ha di esso e che molto spesso è quella manichea.

Ma non solo.Il problema della verità La secolarizzazione ha eliminato Dio dalla storia e purtroppo ha eliminato anche la ricerca di una verità per mezzo della ragione
Scetticismo
- nichilismo - ateismo pratico
o di fatto paiono dominanti nelle culture occidentali.

L' uomo non starebbe nè di fronte a Dio , creatore di tutto e tutto buono, nè di fronte ad una verità di ragione ma è solo con la sua libertà che egli percepisce come assoluta e che lo fa padrone assoluto del suo essere , vita compresa.

L'uomo non sarebbe in grado di formulare una verità di ragione, universalmente riconoscibile e condivisibile ( relativismo , pensiero debole ) pertanto è l'individuo stesso a dover stabilire con la sua libertà il bene e il male ( individualismo etico ) .

Il criterio che gli individui utilizzano per stabilire bene e male è fondamentalmente quello dell'utilità : è valore-per-me solamente ciò che è utile per me ( utilitarismo) : Il bene è l'utile e il male è ciò che non è utile e la misura di riferimento dell'utile è l'individuo nei suoi desideri.

Essendo poi un essere sociale l'individuo deve necessariamente vivere la propria libertà insieme agli altri e questo sarebbe possibile solamente attraverso varie forme di contratti sociali in cui la libertà dell'individuo accetta alcune limitazioni ( etica contrattualistica ) : ogni individuo stabilisce il bene ed il male per sè stesso e lo contratta a livello sociale con gli altri.
Le nostre società si stanno indirizzando pienamente verso una struttura sociale complessa fondata su l'individualismo , l' utilitarismo ed il contrattualismo di massa dove la lotta contro il male non è più necessaria , un dovere di ogni persona , ma qualcosa di relativo, un optional della vita individuale e ciò non fa altro che creare ed estendere nuove forme di male, sofferenza, dolore.
Quando viene meno la verità di ragione , si crea il vuoto di senso e questo vuoto viene colmato da surrogati di verità e di senso come le cosiddette verità scientifiche o le visioni irrazionali del mondo che portano al convincimento dell'impossibilità di un vero cambiamento, di una possibile vittoria sul male 
Lo sviluppo delle scienze antropologiche ha messo in evidenza l'enorme complessità dell'essere umano e secondo una nefasta tendenza sempre molto in voga gli scienziati si trasformano -in modo molto ingenuo- in filosofi e spacciano come "verità di ragione " le fantasie sulle loro scoperte scientifiche.

Ha sempre più successo la visione dell'uomo come di un composto di infiniti elementi e processi uscito per caso dalla storia del pianeta , determinato nella sua esistenza e nei suoi comportamenti da questi processi e perciò dal caso .
Ritorna in qualche modo oggi la visione tragica della vita già espressa dal filosofo sofista dell'antica Grecia , Gorgia :
"...l'esistenza non è dominata come dicono Aristotele e Platone dalla Ragione ( pertanto erano ottimisti ) ma è fondamentalmente irrazionale e misteriosa ( per cui non c'è proprio da essere ottimisti ) .Le azioni umane non sono rette dalla ragione e dalla verità bensì dalle circostanze, dalla menzogna, dalle passioni oppure da un inconoscibile Destino, così che essi sono sempre da vedere come esseri totalmente determinati, condizionati e perciò in qualche modo sempre incolpevoli."Secondo queste ideologie l'agire dell'uomo sarebbe sempre determinato dal suo composto chimico-psichico che è in balia di processi che sfuggono alla sua coscienza.

La sua liberà-responsabilità sarebbe limitata dalla sua natura che si considera immersain una dinamica biologico-chimico-psichica che sfugge ad ogni tentativo di razionalizzazione .

L'uomo dunque non sarebbe libero nelle sue azioni , perciò non lo si potrebbe mai dire veramente "responsabile"

Non avendo davanti a sè una verità di ragione con cui misurarsi , non avendo padronanza sui processi che si svolgono in lui , non si potrebbe mai parlare di un male compiuto dall'uomo.

Nessuna verità, nessuna etica possibile, nessuna responsabilità : ecco la contemporaneità.

La visione tragica della vita . Una visione molto diffusa considera il male come tutto ciò che noi sperimentiamo come carenza, limitazione, diminuzione , che porta insoddisfazione, dispiacere, sofferenza, dolore, infelicità.

Il male sarebbe lo scarto tra i nostri bisogni e desideri , il nostro anelito alla pienezza, alla felicità duratura e il nostro vissuto reale , la distanza cioè tra ciò che siamo e ciò che vorremmo essere .

La percezione di questo scarto produce un indistinto senso di colpevolezza e di fallimento :... "non riesco a realizzarmi secondo i miei bisogni e desideri e non so farmene una ragione..."

Se l'uomo non sa farsi una ragione del male egli rimane confinato nell'irrazionalità, nel fatalismo, nella indeterminatezza ; la sua libertà è sotto scacco e gli esiti sono il nichilismo, lo scetticismo , il fatalismo, etc. che portano negatività, pessimismo, rassegnazione, depressione etc. fino alla paralisi della volontà.
La libertà umana è sotto scacco sia quando il senso di responsabilità è eccessivo sia quando è fievole :
1- una visione dell'uomo come totalmente responsabile e minimamente condizionato dal suo essere chimico-psichico sociale ( vecchia ideologia ) schiaccia l'uomo con un peso di responsabilità insopportabile.
2- una visione dell'uomo come minimamente responsabile in quanto pesantemente condizionato dalla sua natura e dalle dinamiche in cui si trova immerso ( nuova ideologia ), lo schiaccia con una peante sensazione di inconsistenza
3- infine una visione ( manichea ) secondo la quale nell'uomo c'è , per natura, sia una ineliminabile libertà-volontà di bene , sia di  male , lo schiaccia con il peso di un destino già largamente segnato .

In tutti e tre i casi l'esito è sempre un senso eccessivo di fragilità , impotenza, rassegnazione ed anche angoscia e disperazione ( "come siamo piccoli.. cosa ci vuoi fare.. è impossibile cambiare" .. etc.).

Subentra così l' incertezza dell'essere e della vita che sfocia nel fatalismo e nella paralisi della volontà . Queste forme irrazionali di visione di sè e della società, del mondo , portano ad una rottura -sempre più evidente -del tessuto sociale fondato sulle forme di vita solidali per il bene comune come la famiglia e la comunità-stato di tipo solidale lasciando spazio libero all'estendersi del male nelle sue forme individuali e sociali. Patire il male ha senso? Il male si manifesta nella storia in mille forme, è un mostro dalle mille teste e chi osa " spiegarlo " finisce sempre nel fatalismo ( "c'è un destino che regola tutto" ) o nella stupidità .

Il male non sempre si può spiegare , non si può trovargli un senso generale, poichè non è una cosa, un oggetto che ci sta davanti , piuttosto appare alla ragione come la mancanza di qualcosa : la mancanza di un bene possibile e duraturo
Giacchè l'umana esistenza incontra persistentemente il male, si tratta piuttosto di vedere se è possibile trovare un senso alla vita umana segnata dal male , ciò che ci provoca dolore.



La lotta contro il male La lotta contro il male oggi avrebbe senso solo per chi ne è colpito: si lotta semplicemente per adeguare la percezione di sè a ciò che si vorrebbe essere.

In un mondo in cui l'uomo ha perso il senso di Dio, della Verità , il male viene percepito non più come il risultato di una libera ribellione ad un ordine necessario per il bene comune , o a Dio o alla Verità, ma come un male-per-me , un senso di distanza, di scarto tra ciò che si vorrebbe essere in un dato momento della propria vita e ciò che si percepisce di essere.

Questo scarto paradossalmente si potrebbe colmare -e perchè no- anche facendo ciò che è male per gli altri e così la misura del bene e del male non è più etica, ma giuridica : benee male cioè non sono più decisi dalla ragione ( etica ), ma dai parlamenti che legiferano, dove siedono per lo più lobbies e congreghe affaristiche che fanno leggi ad personam , ad familiam, ad confraternitam, etc.
La ratio non si stabilisce più nel dialogo etico ma nelle procure perciò l'etica nessuno sa più cosa sia o ne straparla , nè viene insegnata nelle scuole dove viene sostituita dalla educazione alla legalità e persino nelle parrocchie cattoliche viene sostituita dalla spiritualità .
La persistenza del male La persistenza del male nell'esistenza umana però spinge continuamente gli uomini a darsene una ragione, inevitabilmente : se il male è tutto ciò che noi sperimentiamo come carenza, limitazione, diminuzione , che porta insoddisfazione, dispiacere, sofferenza, dolore, infelicità:
- perchè il male?
- da dove viene ?
- c'è speranza , combattendolo in ogni modo, di eliminarlo ?

La ragione deve tornare a lottare in tutti gli ambiti culturali e istituzionali , pena fare di questo mondo, per le future generazioni, un inferno : la lotta permanente contro il male è necessaria e doverosa perchè il male non ha sensogiustificazione : va semplicemente prevenuto, combattuto ed eliminato in tutte le sue forme.
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