Sei a pag. 1 di home >                                  Che cosa è la Bibbia                            Vai a pag.    1   2   3  

Che cos'è la Bibbia ?

Bibbia viene dal greco Biblia che significa semplicemente " Libri ".
Sono il "Libri sacri" . I Libri che contengono la rivelazione divina. Essi coprono un lavoro di 1400 anni circa. Gli scritti della Bibbia sono redatti in generi letterari diversi: riguardano la storia, il diritto, la morale, il culto, la liturgia ; sono poesia , religiosa, lirica, gnomica ; sono parabole, enigmi, allegorie, metafore ; sono corrispondenza privata, annali, memoriali, profezie, apocalissi, etc.

Gli autori di questi libri , o meglio gli autori e i redattori, , hanno "lavorato" , nei 1400 anni , in molti paesi del mediterraneo e del Medio Oriente, dalla Persia all'Italia. Ci sono re, soldati, pastori, pescatori, profeti, rabbini, cortigiani, sacerdoti ,profeti,etc.

Persone eterogenee per estrazione sociale, cultura, etnia, distanti nel tempo e nello spazio. Eppure tutti questi "libri" , di generi diversi , di autori e redattori successivi diversi , non costituiscono semplicemente una antologia di scritti sacri , un collezione ; essi costituiscono una unità, un "Grande Libro" , "la" Bibbia.

La Bibbia nel futuro dell' Europa .
(di CARLO MARIA MARTINI-Corriere della sera ,Luglio 2002)

Ecco in sintesi l'intervento del cardinale Carlo Maria Martini al convegno «Cristianesimo e democrazia nel futuro dell'Europa» organizzato a Camaldoli dalla rivista «II Regno».

Sono lieto di poter intervenire a questo incontro di studio di Camaldoli, che rappresenta uno dei pochi luoghi e momenti di riflessione del nostro tempo in cui ci si sforza di ripensare in maniera aperta e sema pregiudizi il tema dell'agire politico nel contesto europeo e. mondiale con un rigoroso riferimento alla Parola di Dio. Il mio intervento vuole sottolineare appunto una delle premesse fondamentali per questo ripensamento. Esso si riallaccia a un "sogno" che avevo espresso durante il secondo Sinodo dei vescovi europei: il sogno cioè che attraverso una familiarità sempre più grande degli uomini e delle donne europee con la Sacra Scrittura, letta e pregaia da soli, nei gruppi e nelle c-omunilà, si ravvivasse quella esperienza del fuoco nel cuore che fecero i due discepoli sulla strada di Emmaus. E aggiungevo che, anche per la mia esperienza,. mi sentivo certo che la Bibbia letta e pregata in particolare dai giovani, sarebbe stata il libro del futuro del continente europeo. Parlando di cristianesimo mi riferisco qui in generale a tutte le Chiese cristiane presenti in Europa, prescindendo per il momento dal problema ecumenico. Alcuni problemi esistenziali sono infatti comuni in Europa un po' a tutte le confessioni. Sottolineo tra i molti i quattro in particolare.

1- Il primo potrebbe essere descritto come la frammentazione o la parcellizzazione della vita. Essa è causata dalle diversità tra luogo di residenza, luogo di studio, luogo di lavoro, luogo di svago, con una conseguente dispersione degli orari familiari, come pure dalla molteplicità delle appartenente.In Europa sono sempre meno i luoghi dove si conduce un tipo di vita contrassegnati dalla stabilità e dalla omogeneità delle relazioni. Tale frammentazione opera una divisione nella vita che la rende più faticosa. Per questo la gente e sempre più nervosa, stanca, divorata dalla fretta, bisognosa di stimoli e di eccitazioni crescenti.

2. In secondo luogo il cristiano europeo vive convivenze logoranti e dirompenti. L'Europa non si può ritenere del tutto secolarizzata, specialmente in alcune regioni permangono ambiti e luoghi vitali con residui più o meno importanti di cristianesimo, Tuttavia viviamo un po' tutti in una mistura di ambiti che confondono e smarriscono molte persone.

3. Appartenenze parziali, soggettivismo ed ecletticismo. Per comprendere questa terza caratteristica, utilizzo l'immagine dell'albero. Ci sono Ì cristiani della linfa, i cosiddetti impegnati, coloro che partecipano abbastanza da vicino alle iniziative della parrocchia. Ci sono i cristiani del midollo, che frequentano la messa con qualche regolarità, che contribuiscono magari economicamente alle necessità della Chiesa. però non collaborano direttamente alla costruzione della comunità. Ci sono poi i cristiani della corteccia, che vivono marginalmente rispetto alla comunità cristiana. In numero crescente ci sono gli allontanati della prima generazione, cioè coloro che sono stati educati cristianamente ma da tempo hanno abbandonato la Chiesa. Ci sono infine i lontani della seconda generazione, pure in crescendo, che non sono stati educati cristianamente, non hanno mai avuto alcun contatto serio con la Chiesa e per lo più non sono neppure battezzati.

4. Un quarto aspetto è di origine più recente. Esso non riguarda soltanto il dialogo ecumenico, che in Europa ha segnato in questi ultimi decenni grandi progressi ed è uno dei fattori che contribuiscono al risveglio spirituale dell'Europa e alla capacità di dialogo a livello europeo e mondiale, ma si riferisce al fatto nuovo della presenza in Europa di un numero sempre più grande di seguaci di altre religioni, soprattutto musulmani. Il problema della capacità di convivenza, del dialogo reciproco, della collaborazione e del rispetto per le varie religioni, della ricerca di valori comuni si pone dunque sèmpre più fortemente, se vogliamo evitare o la ghettizzazione di questi gruppi o lo scontro di religioni e di civiltà.

È in questo quadro che emerge il significato e l'importanza educativa della sacra Scrittura per il futuro del continente europeo. Una delle esperienze che maggiormente mi hanno accompagnato in questi anni è che la Bibbia può essere a buon diritto considerata come il grande libro educativo dell'umanità. Ma come valorizzare in pratica questa potenza educativa della Bibbia e farla giungere alia gente sempl ce, alle grandi masse anche nelle nostre metropoli, aiutandole a superare le difficoltà sopra de scritte della frammentazione del la vita, delle convivenze dirom penti, delle difficoltà del dialogo interculturale e in terreligioso?

Per quanto riguarda la mia esperienza pastorale, esprimo la seguente rispostai tra i mezzi che possono maggiormente aiutare i cristiani che vivono nel mondo contemporaneo a raggiungere quell'unità di vita e quella capacità di orientamento che è premessa a un vivere sociale costruttivo, v'è certamente l'esercizio paziente, metodico, tendenzialmente quotidiano della lectio divina. Con il termine lectio divina intendo la capacità di mettersi di fronte una pagina della Scrittura per leggerla in spirito di fede e di preghiera, cosi da smascherare le insidie della mentalità contemporanea e giungere a leggere tutte le realtà secondo la mente e il cuore di Dio.
Mi preme tuttavia insistere sul fatto che non è lectio divina il solo prendere ogni tanto in mano, da soli o in piccoli gruppi, qualche pagina della Bibbia, La lecito è un esercizio ordinato, metodico, non casuale, fatto in un clima di silenzio di preghiera, con una lettura idealmente continua di tutta la Bibbia.

Nel mondo occidentale ci troviamo in un contesto pubblico che prescinde da Dio, in cui il mistero di Dio è quasi assente nei segni esteriori della vita della società. Siamo minacciati da un'aridità interiore che rischia di soffocare le coscienze, di non lasciar più emergere nell'esperienza quotidiana il senso e il gusto del Dio vivente. Solo se alimentiamo la nostra fede con un contatto personale con la Parola, riusciremo a passare indenni attraverso il deserto spirituale della società contemporanea.

Vorrei da ultimo ancora ricordare l'importanza della familiarità dei cristiani con la Scrittura per affrontare il dialogo interreligioso e inlerculturale. Tutta la Scrittura è pervasa da questo dialogo, perché essa racconta la storia del popolo di Dio che è entrato via via in contatto con nuove culture e correnti di pensiero e in parte le ha assorbite, in parte ha operato su di esse un discernimento illuminante. Un atteggiamento dialogante, rispettoso e insieme cosciente dei propri valori e delle proprie certezze è dunque quell'atteggiamento che la Scrittura promuove e che e tanto necessario per un dialogo fruttuoso in Europa con le altre religioni e con le altre culture. Vorrei anche sottolineare come, per esperienza personale, anche il dialogo con i non credenti, che ho proposto in questi anni a Milano con la cosiddetta «cattedra dei non credenti» ci ha fatto comprendere che il terreno della Bibbia è quello di più facile confronto anche con coloro che non credono in Dio o che sono in qualche modo in ricerca. Ritengo dunque che la sacra Scrittura sia davvero il libro del futuro dell'Europa .

La Bibbia è un libro scritto da Dio?

'Antico Testamento tra fede e storia
[ Luca Mazzinghi-La Bibbia Piemme-pag 19 ]

«Per Israele come per le Chiese cristiane l'Antico Testamento è considerato parola di Dio, testo ispirato. Nel suo insieme l'Antico Testamento si presenta come un complesso di libri che trattano della storia del popolo di Israele e della sua relazione con jhwh, il Signore. Questo legame con la storia costituisce una prima, evidente caratteristica dell'Antico Testamento. Occorre subito chiarire come per "storia" non si deve intendere una cronaca precisa degli eventi relativi alla vita di Israele. Si tratta piuttosto di una riflessione su tali eventi, fatta spesso a distanza di molti secoli, ma sempre alla luce della fede nel Signore. In questo modo gli autori biblici non intendono prima di tutto scrivere una cronaca, bensì mettere in luce il senso che i fatti del passato continuano ad avere in situazioni storiche ben diverse. Così, ad esempio, la storia dei re di Israele (1-2 Re) viene interamente riletta alla luce della catastrofe dell'esilio babilonese. In questo modo nell'Antico Testamento ci troviamo davanti a un'interpretazione della storia; ma poiché gli eventi sono riletti sempre alla luce della fede nel Dio di Israele, possiamo ben parlare di una "teologia della storia". Ciò spiega perché nell'Antico Testamento siano così scarse formulazioni dottrinali e dogmatiche: la fede di Israele non è interessata tanto alle definizioni o alle riflessioni teologiche, quanto piuttosto al "racconto" della propria esperienza di Dio: «Io sono il Signore che ti ha fatto uscire dal paese d'Egitto...» (Es 20,2). Il Dio di Israele si rivela come il Dio che agisce nella storia e si fa conoscere attraverso di essa.»

Quando poi il rapporto tra verità « storica » e verità « salvifica » è molto elastico e prevale l'obiettivo di insegnare , si hanno dei racconti edificanti, come Tobia, Giuditta, Rut, Giona, frammenti di testi relativi a Daniele ritrovati a Qumran, etc. [ cf.: B.Marconcini, Daniele, in : I Libri Biblici-Paoline]

La Bibbia , unitariamente , è storia della rivelazione divina e storia di salvezza .
Il termine biblia, plurale, diventa singolare , bibbia, ad indicare che gli eventi, le storie narrate in quei 1400 anni , in quelle decine di libri (73 nella Bibbia Cattolica) sono unite da un filo conduttore. L'uomo è per natura mortale e soggetto ad una forza che corrompe la sua vita , il peccato ; Dio è intervenuto nella storia per " salvarlo" da questa condizione, in definitiva per salvarlo dal male e dalla morte.

la Bibbia è la testimonianza che in ogni evento storico sono coinvolti gli uomini con i loro progetti e insieme a loro si è coinvolto Dio con un suo progetto salvifico. Ogni evento storico rivela il progetto umano e quello divino per la storia.

La Bibbia non è una cronistoria : I testi biblici non hanno mai come obiettivo primario di riportare fedelmente i fatti nei loro particolari, in modo neutro, in una « oggettività » assoluta; essi piuttosto li interpretano e li orientano in modo da farne scaturire la «verità salutare» , la « rivelazione» , la «salvezza» che Dio ha operato negli eventi o che ha promesso di operare oppure che si intravede potrà operare .

La lettura degli eventi storici intende evidenziare una presenza e una intenzionalità divina nascosta ai comuni mezzi di indagine storica.

Non solo ogni miracolo o prodigio divino ma ogni evento della storia rivela l'azione divina. Il miracolo, il prodigio, e così l'evento storico contengono in se stessi significati o sviluppi ulteriori che la riflessione dei sapienti hanno còlto nei secoli e che costituiscono la " rivelazione, o verità salvifica" contenuta nella " verità storica" dei fatti stessi.

La Bibbia contine verità che non sono da intendere nel senso filosofico di conoscenze noetiche o peggio ancora in senso scientifico : la parola " verità " va intesa in senso semitico come  " conoscenza " che è esperienza, incontro, amore, etc. La Bibbia funziona come un grande " corpo" in cui i diversi libri svolgono funzioni diverse, come fossero diverse "membra" che contribuiscono in modo diverso a dare " vita" unitaria all'insieme . Questa vita unitaria è un progetto divino che si rivela e si disvela nella storia umana. Essi infatti raccontano la storia delle rivelazioni di Dio , una "storia" che rivela un "progetto unitario" di Dio.

Dio vuole vivere insieme agli uomini per farli partecipi della sua felicità eterna.
Questo progetto salvifico si è rivelato nei fatti della storia.

E il progetto che in 1400 anni di storia e di riflessione la Bibbia testimonia e annuncia.

Questo progetto Dio lo ha compiutamente realizzato in un "prototipo" : Gesù uomo-dio, morto-risorto e vivente nel suo Regno. Gesù è il " progetto divino compiuto " e in definitiva l'elemento che unifica , che da senso unitario a tutta la Bibbia e a tutta la storia. ( cf. : come leggere la Bibbia)

Concilio Vat. II- Testo dogmatico Dei Verbum CAPITOLO I°- LA RIVELAZIONE - Natura e oggetto della Rivelazione

2. Piacque a Dio nella sua bontà e sapienza rivelarsi in persona e manifestare il mistero della sua volontà (cfr. Ef 1,9), mediante il quale gli uomini per mezzo di Cristo, Verbo fatto carne, hanno accesso al Padre nello Spirito Santo e sono resi partecipi della divina natura (cfr. Ef 2,18; 2 Pt 1,4).

Con questa Rivelazione infatti Dio invisibile (cfr. Col 1,15; 1 Tm 1,17) nel suo grande amore parla agli uomini come ad amici (cfr. Es 33,11; Gv 15,14-15) e si intrattiene con essi (cfr. Bar 3,38), per invitarli e ammetterli alla comunione con sé.

Questa economia della Rivelazione comprende eventi e parole intimamente connessi, in modo che le opere, compiute da Dio nella storia della salvezza, manifestano e rafforzano la dottrina e le realtà significate dalle parole, mentre le parole proclamano le opere e illustrano il mistero in esse contenuto. La profonda verità, poi, che questa Rivelazione manifesta su Dio e sulla salvezza degli uomini, risplende per noi in Cristo, il quale è insieme i1 mediatore e la pienezza di tutta intera la Rivelazione.

  Sei a pag. 1 di home >                                 Che cosa è la Bibbia                         -    Vai a pag.    1   2   3