home
 
   Sei a pag. 2  di home > etica >                                  etica dell'economia                 --    Vai a pag.    5 

Sistemi economici sotto accusa
(F.Pajer-RELIGIONE-SEI)

E' noto a tutti che fino alla caduta del muro di Berlino (1989), due sistemi economici (e ideologici) si sono contesi per decenni la supremazia: il sistema capitalista nell'Occidente nordatlantico e nelle rispettive zone d'influenza, e il sistema collettivista nell'ex URSS e Paesi satelliti .

Il primo sistema sviluppa un'economia di libero scambio o economia di mercato: considera la proprietà privata come un diritto assoluto e il profitto come il motore trainante del progresso; fa della concorrenza una legge insopprimibile dell'economia.

Il secondo sistema, il collettivismo marxista, fondava invece l'economia (e pretende di fondarla tuttora nei restanti Paesi a regime comunista) sulla concentrazione del potere economico e della proprietà stessa dei mezzi di produzione nelle mani della collettività, in pratica dello Stato, che diventa come un assoluto, di fronte al quale la singola persona non ha iniziative libere da proporre né diritti individuali da rivendicare.

Che ambedue i sistemi siano criticabili anche solo da un punto di vista di etica naturale è ormai assodato (e recepito persino dal magistero sociale della Chiesa):- a carico del capitalismo liberale si addebita: l'accentuazione delle disuguaglianze tra ricchi e poveri; l'egoismo individualista e il consumismo sfrenato a scapito della solidarietà sociale e del bene comune della collettività; la subordinazione delle altre sfere della vita umana e sociale agli imperativi dell'interesse economico. Eticamente parlando, è un sistema cbe non garantisce la totalità dei diritti alla totalità delle persone.

D'altronde, storicamente parlando, è stato proprio il liberalismo con i suoi effetti perversi a provocare la nascita del marxismo; a carico del collettivismo si addebita: la negazione di diritti fondamentali della persona (a partire dal diritto di proprietà); la rigidità burocratica del sistema che spersonalizza e deresponsabilizza; la concezione materialistica che investe e annulla la dimensione trascendente della persona; l'idolatria dello Stato e il totalitarismo del potere. Oltretutto, e dal punto di vista specificamente economico, il collettivismo ha riconosciuto il sua fallimento storico proprio in quanto sistema economico.

Perché il giudizio sulla realtà economica non scada in un facile  moralismo preconcetto (quello basato, per esempio su slogan del tipo: « Beati i poveri! »; « il denaro è sporco »; « Nessun banchiere va in paradiso»; «La finanza è tutta corruzione», ecc.), occorre ricordare le caratteristiche oggettive che contraddistinguono la società industriale  e tecnologica, per vederne poi le incongruenze dal punto di di vista umano.

L'economia industriale nella società tecnologica si caratterizza per alcuni tratti inconfondibili:
- impiego crescente della tecnologia e dell'automazione, che consente di abbassare i costi e di incrementare le unità prodotte. Ma se cresce la produttivita, diminuisce il tempo di lavoro necessario per la produzione: diventa impossibile così assicurare lavoro a tempo pieno a tutti, a meno che non si voglia accrescere indefinitamente la quantità di merce (cosa che appare subito intollerabile e demenziale);

- razionalizzazione dell'organizzazione del lavoro connessa alla crescita di nuovi settori produttivi (concentrazioni industriali, assorbimento di piccole imprese da parte delle grandi aziende);
- nuova disponibilità di beni e di servizi, impensabili per le generazioni precedenti: crescita di benessere; soddisfacimento di tutti i bisogni primari e di molti bisogni indotti e superflui e alcuni anche dannosi (anche perché, superato un certo livello quantitativo di consumi, non è più vero che consumare di più significhi vivere meglio);

- diffusione di una "cultura di massa" che propone l'ideale consumistico come unico plausibile significato di vita: giudizi e comportamenti della gente, grazie anche al mass media, vengono insensibilmente livellati agli standards voluti dalle centrali del potere economico e informatico.
Tutti questi caratteri comportano dei risvolti - alcuni positivi, ma molti altri penalizzanti - per la persona del lavoratore, del tecnico, dell'imprenditore, del consumatore. La società tutta ne rimane condizionata, al punto che da anni si è sollevata una letteratura di denuncia, con chiari intenti anche etici, in nome della salvaguardia della dignità minacciata della persona. Tra le contraddizioni e le derive spesso denunciate:

- la produzione eretta a fine, con l'assurdo di dover vivere per produrre, e non di produrre per vivere;
- enfasi esclusiva sul lavoro produttivo di beni commerciabili, con conseguente emarginazione delle attività letterarie, artistiche, e persino artigianali;

- massimizzazione del profitto, senza un corrispondente miglioramento della qualità della vita, e sacrificando persino a volte la propria vera vocazione professionale pur di praticare un lavoro più redditizio;

- precedenza al soddisfacimento dei bisogni artificiosamente indotti dai mass media, disattendendo altri bisogni di primaria importanza, per esempio quelli culturali;

- appiattimento e mercificazione di altre dimensioni della persona, quali i rapporti interpersonali e affettivi, l'educazione ai valori, la ricerca spirituale, ecc.;

- secolarismo, perdita del senso del sacro, e ricerca di sostituti pseudoreligiosi di dubbia utilità;

- Strumentalizzazione della natura, con lo sperpero di risorse non rinnovabili, il degrado del contesto ambientale, le "ritorsioni" della natura stessa sull'uomo, ecc.

CAPITALISMO

«Se con capitalismo si indica un sistema economico che riconosce il ruolo fondamentale e positivo dell'impresa, dei mercato, della proprietà privata e della conseguente responsabilità per i mezzi di produzione, della libera creatività umana nel settore dell'economia, il giudizio è certamente positivo . Ma se con capitalismo  si intende un sistema in cui la libertà nel settore dell'economia non è inquadrata in un solido contesto giuridico che la metta al servizio della libertà umana integrale e la consideri come una particolare dimensione di questa libertà, allora il giudizio è decisamente negativo»

(Centesimus annus, 42).
COLLETTIVISMO

Etimologicamente significa proprietà collettiva dei beni di produzione economica. 
Termine generico per
designare i sistemi economici e polítici basati sulla cooperazione sulla pianificazione centrale, nelle varie forme di socialismo, dirigismo, cooperativismo e corporativismo. 
Fino alla caduta dei regimi dell'Est europeo (1989), era sinonimo di socialismo marxista, di cui era uno dei principali dogmi.
LIBERISMO

Sistema economico basato sulla libertà di produzione e di commercio. 
Fondatori della dottrina sono considerati Adam Smith, David Ricardo e John Stuart Míll. 
Come prassi economica, conobbe il momento di massima applicazione nella seconda metà dell'Ottocento. Poi si la Chiesa (Leone X111) che gli Stati e la società stessa (sindacati) cominciarono a disapprovare lo sfruttamento indiscriminato della forza lavoro (anche donne e bambini) utilizzata per il profitto esclusivo del padronato.
   Sei a pag. 2  di home > etica >                                  etica dell'economia                 --    Vai a pag.    5