Corso di Religione

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INDUISMO
La rivelazione e la Tradizione
         


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Una religione eterna, senza un inizio e senza una fineSanatana dharma
"Sanatana dharma è la religione che non è stata rivelata da nessun uomo, che ricorre nei cicli dell’universo, riflette armonia con le leggi dell’universo e con il bisogno innato dell’uomo di cercare un dialogo con Dio. "


Rsi : Samadhi o en-stasi
Nell'antichità alcuni mistici chiamati dalla tradizione Rsi avrebbero sperimentato una trance estatica straordinaria : senza essere dotati di poteri estatici permanenti come sciamani sibille e profeti  hanno ricevuto la grazia divina di una illuminazione della coscienza , Samādhi o en-stasi ). Lo storico delle religioni Mircea Eliade e lo indica come

« lo stato contemplativo in cui il pensiero afferra immediatamente la forma dell'oggetto ( della contemplazione) senza l'aiuto delle categorie (concetti ) e dell' immagina zione (kalpaṇā); stato in cui l'oggetto di rivela "in sé stesso"(svarūpa) , in ciò che ha di essenziale e come se "fosse vuoto di sé stesso » (arthamātranirbhāsaṃ svarūpaçūnyamiva in Yogasūtra, III,3)



Veda
Il Sanatana dharma ..

" ...è stato infatti percepito dai veggenti che dal vasto oceano della Conoscenza senza fine, seppero estrarne un’essenza, una piccola parte, ma sufficiente a promuovere il benessere, la felicità e la salvezza dell’essere umano.   

 E' il Veda .

Veda significa Conoscenza nella sua forma trascendente, luce, Dio. "



Sruti
Gli Sri sono considerati i " cantori" di Dio.


Paramahansa Yogananda

" Il Veda non è la rivelazione di Dio, ma i suoni stessi di Dio.
Rivelazione
è Sruti (audizione).

...
Il Sanatana dharma è eterno, è sempre esistito e non ha subito l’intervento dell’uomo, quindi è apaurusheya ( non composto da nessun uomo).

"All’inizio il non esistente non era, né era l’esistente; la terra non era né il firmamento, né ciò che è oltre; non vi era né morte né immortalità; non vi era segno né della notte né del giorno. Quell’Uno respirava senza estraneo respiro, con la propria natura, oltre a lui non vi era nulla. All’inizio sorse la divina volontà, questo fu il primo seme della mente del Creatore. Quelli che possono vedere oltre unendo la loro mente al loro cuore, trovano il vincolo che lega l’esistente al non esistente, il non esistente esistendo nell’esistente."
( Nasadya Sukta )

Il Sanatana dharma ... È eterno e i suoi valori non sono mutabili nel tempo.
È universale e in esso troveremo tutti i concetti etici, morali, filosofici ed esoterici presenti in ogni linguaggio spirituale.
È rivolta a tutti gli esseri viventi, in qualunque luogo o tempo."



Rivelazione
La Rivelazione nell'Induismo è la comunicazione-codificazione dei suoni di Dio , per l'uomo.

La coscienza ordinaria è un campo in cui entrano le percezioni sensoriali, i pensieri e altre energie provenienti dai processi mentali. E' così che siamo coscienti del mondo e di noi stessi.

Aldilà delle profondità recondite dell'inconscio, l' anima è immersa nei mondi spirituali e li comunica all' Io .  Questi "segnali" dell'anima sono praticamente "inudibili" dalla coscienza ordinaria essendo le sensazioni i pensieri e le emozioni infinitamente più forti.

Alcuni mistici indù , in epoche antiche , sono  riusciti a portare la loro coscienza in uno stato di "silenzio" dei sensi e della mente: in questo stato hanno sperimentato, per grazia divina , una illuminazione della coscienza : la "coscienza di Dio" è venuta a riversarsi nella loro coscienza , illuminandola .

L'individualità divina , Brahman, e l'individualità umana, Atman, si sono trovate coincidenti . In questa esperienza di non-dualità o di unione dell'io umano al divino, essi hanno "visto" misticamente la Legge Universale, o , secondo le loro parole , hanno "udito" il Dharma Universale, la coscienza universale che possiede il Principio divino, Brahman

Nel samadhi non c'è più differenza tra coscienza divina ( Brahman ) e coscienza individuale ( Atman ), ma solo differenza di "pienezza di presenza".

Il veggente è posto dalla divinità nel samadhi che è esperienza di advaita (=non dualità , di coscienza) e il mistico diventa Rsi , illuminato e questa è una posizione in cui può esprimere linguisticamente la coscienza divina ( Brahman) .

Attraverso metodi diversi i mistici svuotano la propria coscienza di tutti i contenuti ordinari finchè in essa si manifesta il Sacro, " il divino" . La coscienza divina Brahman viene riflessa nella coscienza umana , Atman, ma limitatamente al modo umano di recepire.La codificazione della coscienza divina riflessa in quella umana è la rivelazione ed è contenuta nei testi di rivelazione, i Veda.

La parola che indica la rivelazione induista, Sruti , significa infatti letteralmente « audizione, cíò che è ascoltato» e sottolinea  sia l'intuizione-audizione mistica degli  rshi  che costituisce l'evento rivelatorio vero e proprio sia la sua trasmissione diretta, orale, da individuo a individuo, «ascoltata attraverso le orecchie e attraverso il cuore»

Non c'è rivelazione - nell'induismo -al di fuori delle scritture.

L'Induismo proclama l’origine non umana (apaurusheya) dei Veda : " non si tratta di un sapere creato o percepito dall’intelligenza umana, ma di una conoscenza proveniente direttamente dalla dimensione spirituale (metafisica) e tramandata oralmente da Maestro a discepolo .
( Guru Parampara; cfr. Bhagavad-gita IV. 4) .

Il sapere contenuto nei Veda attiene principalmente alla natura spirituale, eterna ed immutabile dell’essere vivente, analizzato nei suoi rapporti con gli altri individui, con il cosmo e con Dio.

La conoscenza vedica costituisce una vera e propria scienza del sé, il cui valore non è limitato a un determinato popolo, luogo geografico o arco temporale, ma rappresenta un patrimonio eterno a disposizione di tutta l’umanità.

La Rivelazione è un dato divino-umano ed è indiscutibile e non si può fare una teologia della Rivelazione induista ( tre scuole ortodosse hanno però fatto un minimo di riflessione. Tra queste la scuola Vedanta costituisce la scuola ultraortodossa.

I Testi di Rivelazione Sruti , i libri rivelati, sono un insieme di verità o valori riguardanti la suprema realtà, l'uomo, l'universo e le loro reciproche relazioni  nella vita e nell'esistenza.

Una peculiarità fondamentale dell'induismo è la sua visione atemporale e i periodi storici non rispecchiano una rigida suddivisione cronologica, bensì una coesistenza e un intrecciarsi continuo. 

Infatti, il carattere di astoricità così affine alla cultura indiana è determinato da fattori quali 
-la lunga trasmissione orale, 
-la concezione tipica indiana dell'eternità dei Veda, 
-la totale mancanza di rilievo data agli autori dei testi.

In origine, il termine Sruti era riferito ai testi sacri chiamati : Veda, Samhita, Brahmana. Alcuni studiosi collocano la composizione dei Veda fra il 2000 e il 1000 a.C. Le Upanishad

Successivamente, il termine sruti è stato esteso anche alle Upanishad , la parte più squisitamente speculativa dei testi sacri indù. Essi sono un compendio di
- inni (MANTRA),
- riti (BRAMANA) ,
- trattati silvestri (ARANYAKA)
- e speculazioni filosofiche (UPANISHAD).

Le Upanìshad più antiche (quelle cosiddette «vediche») furono composte fra il 1000 e il 600 a.C. Non sono opere sistematiche o coerentì, ma testi provenienti da fonti molto varie. Vi si riprendono temi dei testì precedentì e vi sono inseriti miti, dibattiti e disquisizioni. Le quattordici Upanishad «classiche» risalgono alla prima metà dei 1° millennio a.C.

Le Samhita , le quattro «raccolte» più antiche, sono così divise:
  -    il Rig-veda (Veda degli inni), che è il più antico e autorevole (1028 inni ripartiti in 10 libr) ;
  -   il Sama-veda (Veda delle melodie), che comprende
          strofe tratte in maggioranza  dal precedente e adattate alle necessità del canto liturgico.
  -   il Yajur-veda (Veda delle formule), che contiene
         formule e preghiere,insieme con istruzioni per le
         celebrazioni dei sacrificio
da parte del sacerdote 
   -  l'Atharva-veda (Veda delle formule magiche), che si
         ritiene sia stato aggiunto più tardi e contiene preghiere,
         incantesimi, maledizioni,brani filosofici.

La lingua sembra posteriore a quella degli altri tre Veda e la sua autorità è generalmente riconosciuta inferiore.

I Brahmana sono commenti liturgici in prosa, talvolta assai vasti, raccolti in manuali speciali. Essi si ricollegano alle diverse Samhíta e si suddividono secondo le scuole.

Composti sicuramente nel territorio compreso fra i fiumì  Gange e Yamuna essi riflettono la nuova condizione sociale nella quale i sacerdoti (brahmani/bramini), unici autorizzati a celebrare le cerimonie consolidano il proprio potere.

Essi assurgono a un grado sovrumano e l'evento principale della vita religiosa, il benessere dell'uomo e la stessa esistenza del mondo dipendono dalla esecuzione precisa delle complesse cerimonie e dalla corretta recitazione delle formule prescritte.

Oltre alle indicazioni per lo svolgimento dei riti, vi si trovano spiegazioni delle loro origini e cause, interpretazioni mitologiche o leggendarie delle cerimonie. La composizione dei Brahmana è di solito collocata all'inizio del 1° millennio a.C.

Gli Aranyaka sono i libri «della foresta». Dettati dalla divinità agli asceti nelle selve, essi dovevano essere recitati lontano dai centri abitati. Racchiudono delle spiegazioni sui simboli del sacrificio e anticipano alcuni dei motivi che verranno sviluppati dalle Upanishad.  Risalgono alla stessa epoca dei Brahmana.

La TradizioneNell'Induismo non si trova un Canone di Libri sacri.

La ricchezza e la varietà della tradizione hindu sono il risultato dell'incontro storico i popoli autoctoni e diversi popoli invasori.

Smrti è il  ricordo , la memoria, la tradizione.

Nasce dalla confluenza di esperienze, riti, vie di salvezza, darshanas (visioni del reale), culti, divinità, teologie e filosofie. E' un fiume che si arricchisce sempre di nuovi elementi senza perdere la propria fonte originale, i Veda, e senza smentire la sua profonda identità.

Tra le opere della Tradizione si annoverano :

1- Trattati di completamento ai Veda   per lo svolgimento dei riti
2- I Sutra. Sentenze morali per lo  svolgimento dei riti specialmente quelli  domestici
3- I Dharmashastra. Raccolta di leggi  religiose e sociali
4- La letteratura epica e mitologica
5- Tantra (testi), che cambiano però denominazioni a seconda della setta cui appartengono.
6- Le opere letterarie che trasmettono la tradizione vedica e upanishadica al popolo , che sono del  genere epopea:
             I Mahabharata . La «Grande Bharateide» è la colossale opera epica dell' India. Si tratta di quasi centomila strofe di due versi (distici), divise in 18 grandi libri. La sua stesura si prolunga forse per vari secoli, a cavallo dell'inizio dell'era cristiana (111 sec. a.C. - 111 sec. d.C.). Questo testo colossale rappresenta in sé la sintesi dell'induismo. La narrazione centrale riguarda la lotta che si svolge tra i cugini Pandava e Kaurava per il possesso dell' India dei nord, dei «paese di mezzo» (la zona attorno all' attuale capitale dell' India, New Delhi). Nel sesto libro si trova la celebre Bhagavad-gita , il «Canto dei Signore», la sintesi più nota dell'induismo. Essa è costituita dall'insegnamento che il dio auriga Krishna (una delle incarnazioni di Vishnu) impartisce all'esitante guerriero Arjuna, nell'imminenza della battaglia. Ogni maestro si è sentito in dovere di meditarla, insegnarla e commentarla. Krishna esorta Arjuna ad agire, perché tale è il dovere della sua casta. Soltanto le azioni che non siano mosse dalla passione e dall'interesse hanno valore. L' auriga espone al guerriero le varie vie per giungere a Dio e gli dimostra l'eccellenza della devozione.
           Il Ramayana . Un'altra incarnazione di Vishnu, Rama, è protagonista delle «Gesta di Rama», l'altro grande poema epico. Il Ramayana è costituito da ventiquattromila distici, ripartiti in sette libri. Anche questo poema, come il precedente, è un' esaltazione dei valore dei dharma, specialmente .
           I Purana . Cioè le cose antiche. Si tratta di 36 raccolte (18 maggiori e 18 minori) di materiale prevalentemente religioso: biografie, gesta e genealogie degli dei, miti e leggende, insegnamenti filosofici ed edificanti, in breve tutto il patrimonio dell'induismo religioso vivente. Sono, dunque, una sorta di enciclopedia religiosa dove hanno spazio le diverse correnti e sette dell' induismo delle origini. Si discute molto sulla data della loro composizione, che comunque si protrasse per molti secoli.



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