Corso di Religione



Neuroteologia
Gli inizi
         


powered by FreeFind


Gustavo Adolfo Rol e la sua profezia : «La scienza potrà analizzare lo spirito nell'istante stesso in cui perverrà a identificarlo. Son certo che a tanto giungerà l'ansia dell'uomo». http://www.gustavorol.org

La società europea di neuroteologia.
Il 20 giugno 2003, in occasione del centenario dalla nascita di Gustavo Rol , è stata costituita una associazione denominata Società Europea di Neuroteologia - SENT.

Estratto dallo statuto : «La Società Europea di Neuroteologia rappresenta l'ideale proseguimento dello spirito che caratterizzò la costituzione dell'Associazione Scientifica Gustavo Adolfo Rol (22/05/00).

Lo scioglimento di quest'ultima (03/03/03) fu reso necessario per fare spazio al presente Ente il quale, sia nella denominazione che negli scopi, risulta meglio strutturato e più attinente alle finalità che si Neuroteologia è un vocabolo coniato autonomamente da Franco Rol, sebbene nello stesso periodo tale termine fosse già in uso in ristretti ambienti delle Neuroscienze (negli Stati Uniti)


...In questo quadro, le possibilità di Gustavo Adolfo Rol si inseriscono quale conquista e superamento dei gradi di un rigoroso percorso spirituale, possibilità slegate da qualsiasi contingenza profana e da qualunque interpretazione di carattere eterodosso che non sia in linea con le Tradizioni consolidate, tenendo comunque presente l'originalità applicativa dei Principi propria dei mezzi e dei simboli di cui usava servirsi G.A.Rol.

La dimostrazione dell'esistenza di tali possibilità, il riconoscimento del solo ruolo di funzione e non di fine che esse hanno, il loro inserimento in un quadro teorico tale da permetterne, in qualità di Scienza Sacra, una comprensione sia oggettiva che soggettiva, la loro riproduzione e "replicabilità" in un contesto puramente etico e per il beneficio di tutta la comunità umana, la loro funzione di strumento conoscitivo di altri stati di manifestazione, espressione delle superiori Possibilità dell'Intelligenza Divina, quale ulteriore ausilio per il superamento degli stessi, rappresentano lo scopo e la finalità di questa associazione».

"Il nostro punto di vista va però al di là del pur lodevole ed utile contributo alla conoscenza che tale approccio di ricerca comporta. Quando lo scrivente coniò il termine neuroteologia intendeva, con una parola unica, sintetizzare una Teoria e una Pratica, o anche una Dottrina e un Processo.

Non si tratta però nè di una nuova dottrina, nè tantomeno di un processo inventato da qualcuno. Con "-teologia" intendiamo, ad un tempo, l'essenza di tutte le dottrine teologiche e ciò che, in generale, concerne la sfera del divino. Con "neuro-" intendiamo il sistema nervoso dell'uomo e il cervello.

Per chi scrive
la neuroteologia è principalmente "lo studio dell'interazione tra il divino (theos) e l'umano (neuron)", o anche, più estesamente, "lo studio dell'interazione tra il divino e l'interfaccia neuronale dell'essere umano".

Si tratta quindi di qualcosa di più di una analisi delle fluttuazioni neuronali del cervello.

E' una Scienza in grado di dimostrare che quando l'apparato neuronale dell'homo sapiens si orienta in una certa direzione ed in un certo modo è in grado di aprire le porte di tutti i misteri, spalancandole sulla Visione dell'Infinito, della Purezza, della Luce, dell'Amore e dell'Eternità.


E' la Scienza che conferma, con una parola moderna, la Parola Antica. E' una Scienza che suggerisce di approfondire i Testi Sacri per trovare i giusti parametri di autoregolamentazione, le pertinenti norme di disciplina e le linee guida per conseguire quella Meta Suprema alla quale l'umanità tutta è destinata.

Infine, è una Scienza che auspica una definitiva riconciliazione tra tutte le Fedi al di là delle differenze exoteriche che le caratterizzano, differenze che sono tali solo perchè diversi sono i luoghi, i climi ed i temperamenti di coloro cui furono destinate"

Gustavo Rol
Così il giornalista e scrittore Enzo Biagi nel suo libro E tu lo sai? (Rizzoli, 1978) descrive la straordinaria figura di Gustavo Rol: «Vive a Torino il dott. Gustavo Adolfo Rol, un sensitivo capace di imprese che non hanno nulla di normale e che è impossibile interpretare. È in grado perfino di fare viaggi nel tempo, di conversare con entità che hanno raggiunto l'oltretomba da secoli o di far piombare in un salotto col belato della capra anche il suo campanaccio. Un busto di marmo pesantissimo, senza che nessuno si muovesse, passò da un caminetto al centro di un desco»

Il termine "Neuroteologia" è stato coniato da Franco Rol il 12 Aprile 2000, sulla base degli studi legati alla vita, all'esperienza e alla dottrina di Gustavo Adolfo Rol.

Secondo l'esperienza di G.Rol esiste un percorso spirituale , rigoroso ( ben descivibile e ben configurato), graduale (fatto di gradini  quindi una ascesi spirituale ) che tutti possono compiere e che , una volta superato, introduce in un mondo di possibilità umane nuove , in un potere nuovo , non ordinario, utilizzabile eticamente , cioè a fin di bene.

Questo percorso introduce l'uomo in conoscenze nuove , il percorso è descrivibile oggettivamente ed è ripetibile, dunque tutto viene configurato come una Scienza Sacra.

La neuroteologia di Rol è una... sintesi scientifica in grado di rappresentare,
- da un lato, l'essenza metafisica caratterizzante ogni Religione
(una rivelazione essenziale)
- ed ogni Insegnamento Tradizionale
(comune a tutte le tradizioni religiose e non , come quelle gnostiche, esoteriche, etc ? )
- e dall'altro, il processo di trasformazione messo in atto dalla conoscenza attiva di tale metafisica.


« Certamente un rapporto tra spirito e materia esiste: la Scienza non lo conosce, io appena lo intuisco e lo posso dimostrare, ma non come lo voglio e come mi si chiede di farlo. Una collaborazione con la scienza io la invoco, senza quel presupposto di sfiducia che non offende la mia trascurabile persona bensì la conoscenza che ho raggiunta e che è già patrimonio della Scienza di Domani ».

« Meglio rimanere ignorato da una Scienza ufficiale che non è in grado, per ora, di comprendermi, piuttosto che venire meno a quei principi ai quali mi sono sempre ispirato e con i risultati che tutti conoscono ».

« Ho scoperto possibilità riservate all'uomo, che sin qui erano state ignorate dalla scienza, la quale non accetta lo Spirito in quanto esso ammetterebbe una Creazione che sta al di sopra di qualsiasi attuale ricerca di laboratorio ».

« I miei modesti esperimenti fanno parte della scienza. Sono cose che in un futuro tutti gli uomini potranno realizzare ». « I miei segreti? Sono tutti nella Bibbia »

[ Gustavo Rol - http://www.gustavorol.org/pensiero.html]

«Ogni cosa ha il proprio spirito le cui caratteristiche stanno in rapporto alla funzione della cosa stessa. Quello dell'uomo però è uno "spirito intelligente" perché l'uomo sovrasta ed è in grado, per quanto lo riguarda, di regolare, se non di dominare, gli istinti che sospingono incessantemente tutto ciò che esiste e si forma. Questa prerogativa dell'uomo è sublime e tale la riconosce nel preciso istante che egli la percepisce. Ho definito coscienza sublime ogni impegno volto a raggiungere, sia pure attraverso la materia, dimensioni fuori della consuetudine.

Ammesso che la genialità faccia ancor parte dell'istinto, i prodotti della genialità appartengono invece a quella libertà di creare che è prerogativa dello "spirito intelligente" dell'uomo, quindi ben oltre l'istinto stesso. Questa considerazione sarebbe sufficiente a comprendere l'esistenza dell'anima la quale si identifica poi in quell'armonia universale alla quale contribuisce e partecipa.

Quando mi venne chiesto di esprimere il mio pensiero a proposito della medianità e dello spirito non ho esitato a rispondere che ogni individuo possiede un certo potenziale di medianità. Sul significato di questa parola però ho posto delle riserve di ordine etico e biologico.

Per quanto riguarda lo spiritismo, invece, mi trovai in perfetta collisione e collusione e ciò proprio a causa dello "spirito intelligente".

Con l'arresto di ogni attività fisica - la morte del corpo - l'anima si libera ma non interrompe la propria attività. Lo "spirito intelligente" , invece, rimane in essere e, forse, anche operante. Di questo ne ho le prove e ne ho fornite a conforto di tanta gente che non sapeva rassegnarsi alla perdita di persone care. Ho detto forse, perché in tale materia la prudenza è di rigore.

Il fatto di rimanere in essere si richiama al motivo e quindi alla funzione di ogni cosa esistente in perenne sollecitazione e travaglio, proprio come si addice al moto creativo che non saprebbe estinguersi e nel quale ogni cosa concorre armonicamente anche nelle mutazioni più varie, Dio essendo eterno ed inconsumabile nelle sue più prevedibili manifestazioni e sembianze.

Si fa gran caso dei miei esperimenti e li si vuole collocare tra i fenomeni dei quali si occupano tanto insigni studiosi di metapsichica e parapsicologia. Si vorrebbe scoprire il meccanismo: che io fornissi alla scienza sufficienti elementi per vagliarli, classificarli e forse riprodurli senza la mia partecipazione.

Delusi e convinti che non v'è manipolazione, si attende da me la rivelazione di formule, di procedimenti e di conoscenze che proprio non posseggo. Sono segreti, questi, che non è dato di tramandare appunto perchè segreti non lo sono affatto. Si possono invece intuire, proprio come è successo a me e ad altri. Questa forma di rivelazione è profonda e altissima, tale appunto da escludere, per la sua natura, qualsiasi speculazione metafisica.

È fatale che quasi la totalità delle prerogative umane, a livello però del solo istinto, convoglino il desiderio dell'uomo a considerare lo stato di necessità della propria esistenza; di qui la peculiarità degli intenti volti a favorire l'ambizione, l'orgoglio, la potenza e la crudeltà.

È tacito: che una severa rinuncia a questi fattori negativi comporti se non la visione l'intuizione almeno di quelle alte sollecitazioni alle quali il pensiero si ispira per comprendere l'infinito e così vincere il terrore della morte. La vita terrena è troppo breve per creare e rinunciare poi subito a ciò che si è creato».


[tratto da: Remo Lugli, Rol. Una vita di Prodigi, Mediterranee, 1995]



«Qualche volta una grande tristezza mi coglie: e se io dovessi rimanere solo a godere o a soffrire? Di un privilegio che non tarderebbe ad isolarmi dagli altri uomini, causa delle mie azioni divenute non più compatibili con l'esperienza dei saggi e con la fede dei Santi?

In questo caso il mio destino sarebbe certo: la diffidenza o la beffa; perché oltre i limiti che il negromante e il demente hanno posto alle norme consuetudinarie del vivere, solamente la pietà, qualche volta, si avventura ad accompagnare, nella grande illusione, il cercatore d'oro nei luoghi ove l'oro non val più che la sabbia...

(...) La fisica, la matematica e la teologia hanno costituito il tripode sul quale è venuta a poggiarsi la fiducia degli iniziati ma per me, che non posso più credere in queste cose, dove troverà sostegno la mia speranza? Ecco la mia tragedia. Quanta tristezza vi è nel profondo delle cose? Cornelio Agrippa credeva ancora nella natura, così come noi (o voi) oggi la conosciamo.

I miei esperimenti sconvolgono le leggi della natura! Anche Omero non mi commuove più. Il poeta eccitava il mio spirito con la sua scienza vastissima, così come Chopin mi accarezzava il cuore con la sua malinconia profonda. Ma tutto ciò appartiene a questo mondo, mentre io non sono più di questo mondo...

(...) Solamente in amore la natura si lascia frodare e non protesta: qualche volta, anzi, se ne rallegra, perché l'eredità del genio non è consentita mai, mentre il retaggio dei mali è assicurato sempre... L'amore, è forse questo l'ultimo mezzo che mi è offerto per vivere fra gli uomini come uno di loro?

(...) Così, con un piede da questa parte e l'altro poggiato sull'infinito, mi sembra quasi di essere un ponte gettato fra le due età e sotto di me scorre l'universo come fluida materia che seco travolge impetuosamente il ridicolo delirio dell'uomo di volersi imporre o sottrarre a decreti che lui stesso ignora».

«... Ed a quanti mi chiedono di rivelare il mezzo col quale si manifestano tanti stupefacenti fenomeni, rispondo che la mia forza sta nel tenere i piedi ben saldi sulla terra. Ammettere e conoscere la realtà, predispone a possibilità le più insperate, le più incredibili, avendo qualsiasi realtà infiniti risvolti.

La conoscenza della realtà, poi, è di grande aiuto nel reperire ed interpretare i preziosi simboli che ci stanno intorno e ci illuminano costantemente. Il mio desiderio è sempre stato quello di avere la Scienza collaboratrice per la necessità che ho di conoscere l'esistenza e valutare l'"assoluto" al fine di saper dirigere la ricerca nel paranormale.

Mi si rimprovera di non ripetere a richiesta gli "esperimenti" che avvengono con me, ma io non ho mai programmato simili fenomeni dei quali io stesso mi stupisco non sentendomene l'artefice. Di qui l'ansia, il dovere che ho sempre sentito di codificare quanto mi succede nel campo del meraviglioso.

L'unico mio conforto, in tanta solitudine, è quello di potere utilizzare queste mie possibilità, a titolo assolutamente gratuito, per il bene del mio prossimo, ben sapendo, nell'istinto della mia coscienza, quale sia la loro ragione di essere e quale il loro valore etico e morale. 

Chi non ha creduto in me senza conoscermi o, peggio ancora, chi mi avvicinò, col deliberato proposito di poi denigrarmi mettendomi nel fascio di tutto il paranormale di cui non si può o non si vuole ammettere l'esistenza, ha commesso un'azione delittuosa della quale dovrà rispondere ad un Dio che certamente ignora».

«... io non mi ritengo dotato di qualità paranormali od almeno di prerogative che possano farmi includere nei soggetti che offrono motivo di studio. Nè posso affermare di aver avuto particolari contatti col PN [paranormale], dal momento che tutta la mia vita si è sempre svolta in una naturale atmosfera di costanti "possibilità" ove non sarebbe difficile stabilire quali siano le più notevoli.

Fin da giovanissimo mi sentii portato ad un'osservazione profonda di ogni cosa, anche delle più insignificanti, trovandomi così a meditare su di esse, forse nell'istintiva ricerca del rapporto fra gli avvenimenti ed i fattori che li compongono e dei legami che intercorrono fra cosa e cosa proprio come le fibre dello stesso tessuto.

Mi trovai così a conseguire un'abitudine mentale ove l'intuizione ed il ragionamento collaborano in stretta armonia nella ricerca di quella verità Unitaria alla quale mi sembrano tendere, in nobilissima gara, l'Etica, la Politica, le Arti e tutte le scienze in genere. Era quindi inevitabile che io mi spingessi oltre le norme consuetudinarie del vivere e mi adoprassi per una necessità inderogabile ad agevolare il mio cammino con mezzi che Lei definirebbe paranormali, mentre io li considero di natura strettamente ortodossa.

Non esiste quindi un mio "incontro" col PN ( paranormale n.d.r.) , termine che mi suona estraneo, in quanto io ritengo che a chiunque segua la strada da me percorsa vengano offerte le mie stesse possibilità. (...) L'osservazione profonda di ogni cosa" comporta l'inserimento di una determinata cosa nella visione di un Sistema Universale in rapporto al valore ed alla funzione della cosa stessa.

Accedendo quindi a questa forma di "conoscenza" il pensiero viene a trovarsi necessariamente ad essere intinto di quelle particolari essenzialità per le quali acquisisce le "possibilià" cui sopra accennavo e che autorizzerebbero l'esistenza di un PN, mentre invece è la più legittima "normalità" che si manifesta. Di qui il sorgere di facoltà delle quali mi è dato disporre solamente quando pervengo a riconoscerne la reale natura, per accoglierle allora con responsabile consapevolezza e coscienza.

A questo punto Lei potrà obiettare che è proprio attraverso lo studio del PN che tale meta è raggiungibile, ma io non esito ad affermare, almeno per quanto riguarda i miei esperimenti di coscienza sublime, che ogni ricerca in quella direzione si troverebbe in antitesi con la sorgente spontanea di una conoscenza giustificata dalla natura divina ed eterna dell'uomo».

[tratto da "Io sono la grondaia..." a cura di Catterina Ferrari, ediz. Giunti]

«È umano che tutto ciò che si distacca dalla realtà venga immediatamente tradotto sul piano delle nostre necessità, fisiche o spirituali che siano. Ed è più logico che ad un individuo che agisce contro le norme consuetudinarie del vivere, ad uno che riesca a vincere le leggi della gravità, che può sconvolgere la logica della matematica, che è in grado di annullare il tempo e lo spazio, si chieda poi di guarire un male incurabile, di conoscere il futuro, di mandare la pallina della roulette nel numero desiderato.

Se non interessa di fermare la pallina della roulette su un numero, ci convinciamo però che è possibile irrobustirci nel carattere e trovare così i mezzi, con l'ausilio dello spirito immortale, appunto per questa sua prerogativa egli scopre di avere in sé i mezzi che lo rendono onnipotente. E questo è il principio per il quale il meraviglioso si giustifica nel divenire accessibile. Se poi vogliamo attribuire a Dio il verificarsi del miracolo, non è difficile ammetterlo: Dio è presente dappertutto, quindi anche in noi, e il miracolo diviene logico.

Anche colui che non crede in Dio può essere incluso nel miracolo, poiché il miracolo avviene in virtù dello spirito che sta in quel 'qualcuno'. Allo stesso modo il miracolo avviene con chi non ammettesse di possedere uno spirito, anche se le possibilità sono più scarse. Per coloro che sono credenti, questa è una prova della misericordia di Dio. Io credo che questo prorompere della verità segua proprio quello stato di grazia che ha la prerogativa di un dono».

[tratto da Renzo Allegri, Rol il mistero, ediz. Musumeci, 1993 (1986)]

«Vi fu un tempo in cui credevo che le mie 'possibilità' (che io allora ritenevo essere delle vere e proprie 'facoltà') avessero una base biologica. Mi dicevo che se è vero che il corpo alberga lo spirito, deve esservi un rapporto diretto fra lo spirito e gli organi attraverso i quali la vita si esprime. Ed in questa espressione includevo la responsabilità morale e le esaltazioni dello spirito.

Fu proprio in questa seconda parte che la mia filosofia crollò perché non mi fu più possibile ottenere alcun fenomeno se volevo trovarne la sede nel cervello od in qualunque altra forma organizzata del mio comportamento fisico. Io stesso tentai dei controlli dei quali ebbi a rammaricarmi. Si studino pure a fondo le possibilità racchiuse nell'energia psichica degli uomini, ma per quanto mi riguarda ho concluso che allo stato attuale della conoscenza scientifica i miei esperimenti non hanno alcun rapporto con la psiche. 

Essi, secondo me, debbono considerarsi una manifestazione dello spirito che è definito 'intelligente' per identificare in esso e quindi nell'Uomo, l'espressione più alta di tutta la Creazione. Ho sempre protestato di non essere un sensitivo, un veggente, medium, taumaturgo o altro del genere. È tutto un mondo, quello della Parapsicologia, al quale non appartengo anche se vi ho incontrato persone veramente degne ed animate da intenzioni nobilissime.

Troppo si scrive su di me e molti che l'hanno fatto possono dire che mi sono lamentato che si pubblichi una vasta gamma di fenomeni e mai ciò che esprimo nel tentativo di dare una spiegazione a queste cose indagando su come e perché si producono certi meravigliosi eventi.

Sovente rimango stupito io stesso e qualche volta mi succede di trovare dei collaboratori in coloro che mi avvicinano spinti soltanto dalla curiosità. Bisogna viverlo quell'istante in cui, assente ogni forma di energia, qualcosa di veramente sublime si manifesta.

Che cos'è che allora l'uomo percepisce? Che cosa gli viene rivelato in quell'attimo di profonda intuizione che sembra non aver fine, ove s'accorge di non essere più la creatura terrena legata a scelte che lo condizionano, ma un Essere della cui immortalità è divenuto improvvisamente cosciente? Ho accennato a una "collaborazione" da parte di chi mi sta intorno; nella stessa guisa che per la salute del corpo il male conta assai meno del terreno ove trova da svilupparsi, così, per l'impiego dello spirito, un'atmosfera di fiducia e di ottimismo ha un'importanza determinante.

 Lo scetticismo che sovente cela intenzioni e altri sentimenti negativi non favorisce certamente quel misterioso processo costruttivo della cui ragione etica gli editori non si interessano. Essi ritengono che il grosso pubblico non ami una certa filosofia; quel che fa vendere il giornale o il libro è la presentazione di fatti che stupiscono, non di cose che creano problemi. Lei mi dirà [rivolto al prof. A. Jemolo] che mi si offre l'occasione per dare un nome ed una ragione ai miei lavori: è sufficiente che io acconsenta a farmi studiare. Così verrei chiamato in causa in nome della fisica, della medicina, della biologia ed altro.

Sulla cavia Rol si vorrebbe provare che nella stessa guisa che il fegato secerne la bile il cervello secerne il pensiero? Ma se anche ciò venisse dimostrato, rimarrebbe ancora da stabilire quale rapporto esiste fra il pensiero e lo spirito che lo sovrasta. Che cosa sarebbe il pensiero se non esistesse lo spirito? Le sue possibilità non andrebbero certamente oltre i limiti consentiti dall'istinto.

Io non sono un uomo di scienza però nel campo dello spirito ho acquisito una conoscenza che, anche se modesta, ho sempre offerta nella forma e nei modi che mi è consentito. Io debbo necessariamente agire con "spontaneità", quasi "sotto l'impulso di un ordine ignoto" come disse Goethe. Mi sono definito "la grondaia che convoglia l'acqua che cade dal tetto". Non é quindi la grondaia che va analizzata, bensì l'acqua e le ragioni per le quali "quella Pioggia" si manifesta. Non é studiando questi fenomeni a valle che si può giungere a stabilirne l'essenza, bensì più in alto dove ha sede lo 'spirito intelligente' che già fa parte di quel Meraviglioso che non é necessario identificare con Dio per riconoscerne l'esistenza.

Nel Meraviglioso c'é l'Armonia riassunta del Tutto e questa definizione é valida tanto per chi ammette quanto per chi nega Dio. Io ritengo che gli scienziati non abbiano alcun motivo di interessarsi a me perché conoscono od intuiscono la mia estraneità al campo delle loro ricerche. Dichiaro di non essere in grado di disporre a mio piacimento dei fenomeni che si manifestano attraverso di me nei limiti di una rigidissima morale e scevri da qualsiasi coercizione e peculiarità. Per questo ogni controllo ne verrebbe frustrato. Sono rimasto stupito come in un recente libro [di Piera Angela - vedere Libri] siano state riferite su di me cose inesatte e falsificate, insinuando dubbi perfettamente gratuiti.

Chi si atteggia a uomo di studio deve essere giusto e obbiettivo, ma se non lo fa è un grave rischio che non gli consiglio di correre perché la Verità, pur di imporsi, possiede mezzi implacabili e presto o tardi li usa. Per intanto io continuo a ricevere a tutti i livelli culturali e sociali dimostrazioni di solidarietà e di fiducia. E non è strano, per quell'intuizione che è patrimonio delle masse, che io venga esortato a non mutare atteggiamento.

Meglio rimanere ignorato da una Scienza ufficiale che non è in grado, per ora, di comprendermi, piuttosto che venire meno a quei principi ai quali mi sono sempre ispirato e con i risultati che tutti conoscono. Scienziati di fama mondiale, medici, letterati, artisti, religiosi di varie confessioni, atei, filosofi, militari, capi di Stato e di governo, industriali e finalmente uno stuolo di gente appartenente ad ogni classe sociale e con esso tutto lo scibile del travaglio umano, continua a passarmi sotto gli occhi. È mai possibile che tutte queste persone siano state da me suggestionate ed a qual fine dal momento che non ho avuto altro scopo che quello di mettermi al loro servizio?

Quanti problemi apparentemente impossibili non ho risolto. Molti ritrovarono in me la speranza, il coraggio, la ragione di vivere. E se fossi sempre stato ascoltato quante sciagure avrebbero potuto essere evitate. Questa è la vera sede della mia attività. I vari fenomeni a livello apparentemente fisico non sono che mezzi di convincimento che mi viene da improvvisare in un'esaltazione che sovente mi lascia commosso e me ne fa sentire indegno.

È proprio qui che vorrei che una Scienza intervenisse a illuminare e ad appoggiare la mia aspirazione di contribuire ad indicare quelle vette, sempre più alte, riservate alla Creatura Umana quando sappia identificarsi nel proprio "spirito intelligente". Certamente un rapporto tra spirito e materia esiste: la Scienza non lo conosce, io appena lo intuisco e lo posso dimostrare, ma non come lo voglio e come mi si chiede di farlo. Una collaborazione con la scienza io la invoco, senza quel presupposto di sfiducia che non offende la mia trascurabile persona bensì la conoscenza che ho raggiunta e che è già patrimonio della Scienza di Domani.

 Questo mio modo di vivere mi lasciò, in un primo momento, il timore di rimanere solo, isolato. Poi, invece, intravvidi un futuro dove altri uomini seguiranno con me la strada che vado tracciando per una evoluzione la cui meta è un'Umanità liberata da ogni male».

[fonte :  La Stampa del 3 settembre 1978.]

«Non vi sono limiti alle possibilità umane. Alla condizione, però, che esse non intervengano a sottrarre alla vita quel carattere di unica, insostituibile, meravigliosa anche se travagliatissima prova che é la vita stessa. I sensi rappresentano un mezzo di eccezionale misura onde conoscere le meravigliose possibilità che Dio offre di se stesso all'uomo.

Possibilità che nello stesso tempo formano quella trappola mortale che i sensi stessi rappresentano. I sensi, inoltre, sono una modestissima anticipazione di tutte le infinite meraviglie riservate all'uomo per estrinsecazione che Dio stesso rivela nel suo costante desiderio e diritto di affermarsi. A quelle meraviglie l'uomo accede nel perfezionarsi non soltanto in questa vita, la quale potrebbe non essere la prima [questo concetto non ha a che vedere con la reincarnazione, n.d.r.].

Se l'errore è compatito, spesso giustificato, ma non sempre assolto, è puro gesto di misericordia divina il rigettarlo e anche punirlo, in quanto nella punizione stessa è insito il desiderio di offrire all'uomo la possibilità di redimersi, quindi di avvicinarsi maggiormente alla stupenda perfezione che Dio è. Quale padre amorosissimo Egli non solo non abbandona nessuno, ma tutti aiuta, anche coloro, gli indegni e i reprobi, nel castigarli. Correggere non è punire, bensì aiutare a liberarsi da tutto ciò che tiene il malato lungi dalla fonte che gli dona la vita.

Se l'errore non é perseveranza diabolica altro non può essere che diritto alla conoscienza. É beninteso però che nessun diritto può giustificare il perseverare nell'errore stesso, quand'anche l'uomo sappia, in un raptus intellettivo, considerare l'errore un mezzo orrendo altrettanto quanto nobile. Con queste parole ho inteso qui rivelare il perché dell'errore stesso, della necessità di non ripeterlo e della possibilità etica che Dio lo consenta. Oggi, 25 settembre 1975».

[da Remo Lugli, Rol. Una vita di Prodigi, Mediterranee, 1995]

«Einstein credeva in Dio, non ne negava l'esistenza. Un giorno che discutevamo proprio di questo, lui alzò una mano, la frappose fra la lampada e il tavolo e mi disse: "Vedi? Quando la materia si manifesta, proietta un'ombra scura, perché è materia. Dio è puro spirito e dunque quando si materializza non può manifestarsi se non attraverso la luce. La luce non è altro se non l'ombra di Dio"».

da Maria Luisa Giordano Rol mi parla ancora, Sonzogno, 1999

«La scienza potrà analizzare lo spirito nell'istante stesso in cui perverrà a identificarlo. Son certo che a tanto giungerà l'ansia dell'uomo».

http://www.gustavorol.org/pensiero.html

Il neurone cerca Dio.
di Andrea Lavazza-Avvenire 18/10/2002 -

"Fanno discutere le ricerche di due scienziati americani: la pulsione religiosa affonda le sue radici nella biologia cerebrale ?

Al paziente che gli sottoponeva la relazione d'accompagnamento ai referti d'un esame un luminare della chirurgia rispose: " I radiologi si limitino a scattare le fotografie, a interpretarle ci penso io ". Il professore sprezzante dimenticava quanto fondamentale sia la diagnostica per la medicina moderna, ma era nel giusto rivendicando il proprio ruolo.

Il caso nato attorno al libro di Andrew Newberg e Eugene d'Aquili appena tradotto in italiano (Dio nel cervello, Mondadori, pp.210) è tutto in quell'aneddoto.

Newberg è docente di radiologia (con ampio curriculum in altre discipline) all'università della Pennsylvania, d'Aquili - scomparso nel 1998 - era uno psichiatra. Insieme si sono dedicati alla ricerca delle basi neurofisiologiche dell'esperienza religiosa, un filone nato agli inizi degli anni '90 negli Stati Uniti.

È stato il loro testo divulgativo (scritto con il giornalista Vince Rause) ad accendere in America un ampio dibattito che è subito rimbalzato anche da noi. Viste certe interpretazioni di stampa - tutte in chiave di riduzione materialistica del sacro e della divinità -, è interessante poter ora accostare il volume in forma integrale.

I due autori prendono come punto di partenza un esperimento da loro condotto (il vero cuore dell'opera): a un fervente buddhista in intensa meditazione "tibetana" viene iniettato un composto radioattivo che permette - attraverso la tomografia computerizzata a emissioni di fotoni singoli - di visualizzare con estrema precisione l'afflusso di sangue alle diverse aree del cervello. Sapendo che un accresciuta irrorazione è correlata a un aumento dell'attività cerebrale, si possono localizzare le zone interessate al "picco mistico".

La procedura è stata ripetuta su altri seguaci dello zen e un gruppo di suore francescane in preghiera. Emerge che la meditazione induce un'attivazione particolare dell'area associativa dell'attenzione, mentre all'area associativa dell'orientamento non giungono più i dati sensoriali, sicché la funzione di definizione del sé e delle sue relazioni con il mondo fisico viene meno, e si ha la sensazione di trascendenza, di unità con una realtà superiore e infinita.

Le punte corrispondono alle esperienze mistiche in senso proprio; i livelli intermedi sono innescati anche dalle azioni ritmiche dei riti o da situazioni e condizioni particolari. Vi è quindi una base neurale alle esperienze religiose e, probabilmente, una predisposizione innata del cervello, frutto dell'evoluzione. Fin qui la scienza sperimentale.

Poi parte la spericolata ricostruzione antropologica, filosofica, teologica di Newberg: "Dio è stato scoperto durante un'esperienza mistica o spirituale che la coscienza umana ha potuto vivere grazie ai meccanismi della trascendenza inscritti nel cervello ".

Seguono il mito, costruzione volta a ridurre l'ansia dell'uomo primitivo di fronte alla prospettiva della morte; il rito, azioni codificate che inducono le sensazioni della divinità; e la religione, che contribuisce in vari modi al benessere individuale e al progresso della società.

Conclusione: Dio non se ne andrà (titolo originale), perché è nel cervello. L'autore però non è il materialista che sembra. Infatti oscilla tra la semplice descrizione empirica e l'ipotesi che l'"essere unitario assoluto", un po' new age e ben lontano dal Dio personale, esista realmente.

La neuroteologia, di cui è in uscita una summa firmata da tutti i principali ricercatori (NeuroTheology, University Press, California), è una sfida affascinante che ci dice qualcosa in più sull'uomo ma che non può (ancora) pretendere di svelarne i misteri.

Il libro di Newberg e d 'Aquili va quindi letto con l'avvertenza data dal chirurgo. Le ingenuità sul rapporto tra mente e cervello, tra rappresentazioni e mondo esterno, alcuni erronei presupposti (l'esperienza in prima persona è vera e reale per definizione) e le semplificazioni evoluzionistiche sono da attribuire a scarso rigore e indebite letture dell'esperimento. Che mostra - e non è poco - la localizzazione fisica di alcuni eventi mentali e il meccanismo neurale correlato che "spiega" l'insorgere dell'esperienza spirituale.

Correlazione è la parola chiave, poiché ogni evento mentale ha come condizione necessaria il cervello (senza saremmo semplicemente morti); resta invece aperta la questione circa il determinismo del cervello sulla mente.

Né va dimenticato che la fusione mistica è solo una parte del fatto religioso. Come alla fine ammette Newberg, la scienza non può stabilire se il pensiero di Dio si riferisca a un'entità esistente oppure sia solo uno stato elettrochimico nella nostre teste.

A questo proposito un piccolo biasimo va pure all'editore che, in quarta di copertina, pone due lusinghieri giudizi di monsignor Elio Sgreccia e del Nobel Rita Levi Montalcini, tratti - ahinoi - da vecchi articoli di giornale in cui gli intervistati premettevano di non aver letto il libro, né di averne mai sentito parlare precedentemente ".


L'illuminazione " epigenetica" Epigenetica è qualsiasi attività di regolazione genetica tramite processi chimici che non comporta cambiamenti nel codice del DNA : la sequenza base del DNA rimane la stessa ma si producono mutamenti nelle cellule che si moltiplicano, dividono, differenziano .

Questi caratteri nuovi che si producono nelle nuove cellule come fenomeni epigenetici possono essere provvisori, instabili ma anche essere stabili ed ereditati dalle generazioni successive.

Alcuni fenomeni epigenetici - come la metilazione del DNA o l' acetilazione degli istoni- alterano l'accessibilità fisica al genoma da parte di complessi molecolari deputati all'espressione genica e quindi alterano il grado di funzionamento dei geni.

epigeneticsImmagine di cromatina creata da Nicolas Bouvier- Curie Institute, Paris, France.

Nel campo dei fenomeni epigenetici oggi si studiano anche quei mutamenti chimici che esaltano o deprimono l'espressione di determinati geni.

Secondo molti ricercatori le diverse esperienze dell'esistenza umana influiscono sull'attività dei geni che controllano l'attività cerebrale.

Questo è ad esempio il meccanismo attraverso cui si può descrivere l' interazione della natura con l'apprendimento in genere.

Anche le esperienze religiose , secondo recenti ricerche , hanno effetti chimici su determinati geni , riducendone l'espressione oppure facilitandola.

La neuroteologia studia l'attività neurologica del cervello nelle esperienze religiose.

L'ipotesi di base è che le esperienze religiose siano il risultato di impulsi neuronali e paradigmi cerebrali . A partire dagli anni '50 sono stati iniziati studi dei tracciati delle onde cerebrali di persone che sperimentavano fenomeni di trance , illuminazione, e in genere stati alterati di coscienza. Più recentemente si riesce a produrre mappe di attività cerebrale durante queste esperienze.

Così come  la filosofia e il diritto   anche la teologia è posta di fronte alle nuove teorie delle neuroscienze. Accanto alla neuroetica è nata la neuroteologia.

Il primo ad usare il termine neuroteologia è stato lo scrittore Aldous Huxley nel suo romanzo L'isola . Il termine veniva usato in senso filosofico ; oggi è stato introdotto anche nelle neuroscienze.

In questo campo i primi studi degli anni '50 e '60 cercavano correlazioni tra l'attività cerebrale e gli stati " spirituali" della coscienza utilizzando l'elettroencefalogramma ( EEGs) .

Michael Persinger - organizzatore deil Behavioral Neuroscience Program alla  Laurentian University di Sudbury, Ontario tra i primi fece ricerche interdisciplinari di biologia-chimica-fisica-neurologia .

Negli anni 80 il Dr. Michael Persinger provò a stimolare soggetti umani con campi magnetici . Questi soggetti affermavano di avere la sensazione di presenze eteree nella stanza dell'esperimento.

Le sue ricerche ebbero una certa divulgazione e presto molti credettero di essere ormai prossimi ad una spiegazione materialistica, chimico-fisica del fenomeno religioso.

Nei suoi esperimenti utilizzava un casco -da lui inventato- noto come God-helmet  con cui creava campi magnetici che stimolavano i lobi temporali ad una reazione emozionale misurabile.

Susan Blackmore, psicologo accademico usò il casco e ne fu entusiasta. Su altri ricercatori come Richard Dawkins non ebbe effetti speciali.

Michael Persinger ha collaborato nelle ricerche sulle apparizioni mariane di Fatima ( vedi il suo The Fatima UFO Hypothesis ) ed in altri fenomeni religiosi ipotizzando che fossero riconducibili ad una stimolazione cerebrale.

Nel 1975 pubblica la Tectonic Strain Theory (TST) secondo la quale alcune variabili geosfisiche possono essere correlate con avvistamenti di UFO. Persinger sostiene che i campi elettromagnetici che si producono in occasione dei fenomeni sismici possono stimolare i lobi temporali e produrre avvistamenti di UFO .

Laurence O. McKinney ha pubblicato "Neurotheology : Virtual Religion in the 21st Century" nel 1994 come testo divulgativo ma il libro è stato lanciato da molte riviste come Zygon

Secondo McKinney la neuroteologia colloca lo studio  delle domande religiose nei recenti sviluppi della neurofisiologia :
- lo sviluppo pre-frontale negli esseri umani creerebbe l'illusione del tempo cronologico come parte fondamentale della cognizione a partire dai 3 anni
- l'incapacità del cervello adulto di riportare all'oggi il vissuto del cervello infantile creerebbe domande del tipo : " da dove vengo?" e " dove andrò a finire?".
- questa sarebbe la base da cui vengono create dal cervello tutte le credenze religiose.

La sua ipotesi sull''esperienza della propria morte come di una pacifica e serena regressione fuori del tempo cronologico ha trovato concordi personaggi come il Dalai Lama , il teologo statunitense Harvey Cox (Cox è uno dei più noti teologi cristiani contemporanei e ministro della chiesa battista ; è il maggior rappresentante delle teologie della secolarizzazione.) e lo scrittore britannico Arthur Charles Clarke  , autore di 2001-Odissea nello spazio.

Andrew Newberg, M.D. , Associate Professor of Radiology and Psychiatry nella School of Medicine at the University of Pennsylvania - ricercatore nel campo della medicina nucleare /brain imaging - nei primi anni 90 iniziò a studiare lo sviluppo delle tracce dei neurotrasmettitori per la valutazione dei disordini psichiatrici ,Alzheimer, Parkinson, depressione clinica, traumi cranici, etc. e dei comportameti religiosi .

La sua ricerca include anche la comprensione dei correlati fisiologici dell'agopuntura, della meditazione, e di altre terapie alternative.   Il suo lavoro è stato spesso definito come Neuroteologia e Newberg sostiene la possibilità di una associazione di alcuni meccanismi neurofisiologici con le esperienze religiose .

Ha studiato monaci buddisti in meditazione, suore francescane in preghiera ed ha pubblicato il suo lavoro in The Mystical MindWhy God Won’t Go Away ; e Why We Believe What We Believe (in Italia : Dio nel cervello: la prova biologica della fede, Mondadori 2002). Per lui è stato creato il Center for Spirituality and the Mind at the University of Pennsylvania.

Newberg descrive alcuni processi neurologici che sono sotenuti da stimolazioni ritmiche, ripetitive ,tipiche dei rituali religiosi e che contribuiscono a fornire sensazioni di una connessione con il trascendente ; insieme ad altri ricercatori, sostiene che lo stimolo fisico-chimico di per sè non è sufficiente per generare queste esperienze del trascendente , occorre che intervenga una fusione tra stimolazione ritmica e pensiero.

Quando ciò avviene , la stimolazione ritmica trasforma una idea significativa in una esperienza interiore e questo si spiega con la tendenza costitutiva del cervello di trasformare i pensieri in atti.

Il Dr. Michael Winkelman, del Department of Anthropology, Arizona State University, nel suo libro Shamanism The Neural Ecology of Consciousness and Healing, descrive la base neurobiologica delle esperienze di trance sciamanica.

Secondo W. le pratiche sciamaniche sarebbero state un fattore chiave nella evoluzione umana avvenuta circa 40mila anni fa. Gli sciamani avrebbero aiutato l'uomo ad acquisire conoscenze sullo spirito ed a sviluppare nuove forme di pensiero.

Sinapsiopioid
Con Opioide




Alla base della trance sciamaniche, presente in tutte le epoche ed in tutte le culture con forme simili ci sarebbe una chimica cerebrale che tutti gli uomini possiedono. Secondo W. le pratiche sciamaniche stimolano il sistema della serotonina ed i neurotrasmettitori opioidi  provocando un senso di benessere .

Attraverso strumenti sempre più sofisticati sono state scoperte alcune aree del cervello che si attivano all’idea di Dio e durante esperienze religiose o momenti di “quiete estatica”.

Finora, i dati sperimentali indicano “una inclinazione innata” della dimensione del sacro e del trascendente, che si rivelano sentimenti tipicamente umani e universali.

Secondo il neuro scienziato W.S. Ramachandran, l’area coinvolta nell’esperienza religiosa e spirituale è quella di Broca .

Le ricerche di A. Newberg e E. D’Aquili mostrano che il cervello ha una “capacità innata” di trascendere la posizione di un sé individuale. Ciò che si chiama religiosità- aggiungono- è “una funzione o una capacità del cervello”. Il quale è stato geneticamente configurato per “incoraggiare la fede religiosa”.

Il cervello in estasi. Origini neuronali della religiosità (?)di Rudig Braun- (estratto)

(...) Gruppi di neuroscienziati negli Stati Uniti e in Canada ritengono di aver trovato l'origine fisiologica anche delle esperienze mistiche e religiose che possono essere vissute durante la trance più profonda.

Questo nuovo campo di ricerca porta il singolare nome di neuroteologia
, e si propone di chiarire in dettaglio, con metodi sperimentali, le origini neuronali della religiosità.

Il rappresentante più noto è il radiologo americano Andrew Newberg, dell'Università della Pennsyivania. Con una tecnica speciale, la tomografia computerizzata a emissione di fotoni singoli (SPECT), Newberg ha sottoposto a indagine buddisti e suore cattoliche con decenni di esperienza nella meditazione.

Nell'interno dell'apparecchiatura per tomografia, i soggetti dovevano tirare una cordicella non appena provassero la sensazione di cadere in estasi o dì subire un'alterazione delle percezione spazio-temporale.

Secondo i dati forniti dalla SPECT, durante l'esperienza di trance estatica risulta più attivo del normale il lobo frontale dei cervello, la regione cerebrale che regola, tra l'altro, la concentrazione e la pianificazione dell'agire.

Nel lobo parietale destro, invece, che presiede alla capacità di orientamento spazio-temporale, l'attività delle cellule nervose è risultata fortemente diminuita. Il lobo parietale è, secondo Newberg, anche la regione cerebrale nella quale l'uomo concepisce l'idea di sé.
Sistema limbico: memoria ed emozioni.
Il sistema limbico è una struttura di connessione tra i lobi cerebrali, consente il trasferimento della memoria, il controllo delle emozioni e delle esigenze vitali (sonno, fame, etc).

Ippocampo e lobo temporaleapprendimento e memoria.
Nell’ippocampo sono elaborate le informazioni relative allamemoria verbale (le parole che usiamo) e visiva (le immagini degli oggetti, delle persone, del mondo esterno), il lobo temporale gestisce l’apprendimento di nuove informazioni e lamemoria a breve termine.

Lobo parietale: programmazione .
Il lobo parietale è la parte di cervello che organizza le nostre attività e che elabora le informazioni spaziali, fornendoci, inoltre, l’esatta sequenza delle azioni da fare quando, ad esempio, ci laviamo, ci vestiamo, prepariamo del cibo.

Lobo frontaleesecuzione.
Il lobo frontale è la parte del cervello deputata al controllo e alle azioni, infatti, inizia e controlla i movimenti, disciplina le capacità di giudizio e il comportamento.

Lobo occipitalefunzioni visive.

In questo modo, si è potuta chiaramente rappresentare l'esperienza riferita dai partecipanti allo studio: essere svegli e concentrati e sentire ugualmente il corpo espandersi e diventare tutt'uno con il cosmo.

Quando, durante la trance, si riduce l'attività dei lobi parietali, commenta Newberg, si perde la capacità di percezione del proprio corpo. 


La persona che medita si percepisce sostanzialmente come puro spirito incorporeo.

Inoltre la meditazione accentua l'attività del sistema limbico, la regione dei cervello che associa sensazioni e pensieri. Questa correlazione chiarisce le emozioni forti provate durante le esperienze estatiche e, secondo Newberg, rappresenta anche lo stimolo per indagare simili condizioni.

Altri «neuroteologi», come il neuropsicologo americano Michael Persinger , della Laurentian University di Sudbury, in Canada, ritengono che anche alterazioni a livello dei lobi temporali possano originare esperienze estatiche.

Nei suoi esperimenti egli applica dall'esterno forti magneti in corrispondenza delle opportune regioni cerebrali, ed è così ingrado di indurre nei soggetti esperienze mistiche: alcuni hanno la sensazione di essere sospesi, altri sperimentano un flusso di immagini e di visioni, altri ancora non sentono le voci reali o avvertono la presenza di una forza invisibile.

La conclusione che i lobi temporali siano implicati nelle condizioni di alterazione della coscienza supporta e completa i risultati di ricercatori come Gruzelier. Perciò questa parte del cervello non è deputata solo alla comprensione e al linguaggio, ma permette anche di percepire oggetti, forme e visi e di correlarli a scene metaforiche: le visioni possono nascere da elaborazioni imperfette di elementi visivi. 

Probabilmente, per produrre estasi o trance devono essere ugualmente attive diverse aree dei cervello. Alcune delle regioni coinvolte sono state identificate, ma ora un arduo compito attende i ricercatori: mettere insieme tutti i pezzi del mosaico."


Cercando Dio nel cervello fonte : October 2007 Scientific American Mind   traduzione e riassunto a cura di redazione @corsodireligione.it 

" 15 monache carmelitane sono state studiate mentre meditavano -vestite con una t-shirt e pantaloni da ospedale - dentro una apparecchiatura hi-tech , la tomografia computerizzata a emissione di fotoni singoli ( SPECT).

S.P.E.C.T.

Tappi negli orecchi e testa appoggiata su un cuscino di schiuma -per attuttire il rombo assordante della macchina- le monache si sono assorte in preghiera mentre la macchina generava intensi campi magnetici intorno alla loro testa.

L'esperimento è stato organizzato dal neuroscienziato Mario Beauregard della University of Montreal. Utilizzando la functional magnetic resonance imaging (fMRI), Beauregard ha cercato di mappare le aree del cervello che si attivano quando le monache sperimentano una visione diversa di sè o una intensa unione con Dio.

La ricerca tende a rilevare eventuali correlazioni tra il cervello ed esperienze mistiche piacevoli con l'intento anche poterele stimolare nelle persone che spontaneamente non ne hanno.

Si tratta in questo caso di arrivare primi a scoprire farmaci o protocolli che stimolino il cervello a produrre sensazioni spirituali che migliorino la vita delle persone.

Queste ricerche non sono recentissime : i libri di testo di neurologia del 1892 parlavano di una correlazione tra epilessia ed esperienze religiose. Un secolo dopo , nel 1975, il neurologo Norman Geschwind del Boston Veterans Administration Hospital per primo  descriveva clinicamente una forma di epilessia  in cui gli attacchi producevano scariche tra i lobi temporali .

Epilettici di questo tipo spesso parlavano di intense esperienze mistiche tanto che Geschwind ed altri neurologi come David Bear della Vanderbilt University ipotizzarono che scariche anormali e localizzate nel lobo temporale possono provocare ossessioni di tipo religioso o morale.

Esplorando questa ipotesi , neuroscienziati come S. Ramachandran della University of California, San Diego hanno sottoposto alcuni loro pazienti colpiti da questo tipo di epilessia ad un bombardamnento di stimoli verbali di tipo religioso, sessuale e neutro, misurando la galvanic skin response, cioè  le variazioni di resistenza elettrica della cute in corrispondenza delle emozioni che seguivano gli stimoli verbali.

Nel 1998 nel suo libro Phantoms in the Brain (William Morrow), scritto con la giornalista Sandra Blakeslee, Ramachandran riporta che la parola " Dio" suscitava nei pazienti una risposta emotiva abnorme e conclude che questo prova che questo tipo di pazienti può veramente avere una propensione alla religione maggiore di quella di persone sane.


Secondo Ramachandran la chiave sarebbe il sistema limbico che comprende le parti più interne del cervello che regolano le emozioni e la memoria emozionale come l' amigdala e l' ippotalamo.

Potenziando le connessioni tra il lobo temporale e questi centri emozionali l'attività elettrica epilettica attiva i sentimenti religiosi.


Michael Persinger della Laurentian University , Ontario, Canada ha poi cercato di riprodurre elettricamente le emozioni religiose attraverso la stimolazione dei lobi temporali , simulando le scariche epilettiche , con il casco da lui stesso inventato.

M. Persinger ha recentemente (2017) codificato l'immagine fMRI di un buddista in meditazione e l'ha ritrasmessa al cervello di persone non religiose in stato di mente non meditativa : hanno provato le stesse sensazioni di quella buddista in meditazione.Molti pazienti riportavano la percezione di presenze spirituali , oppure una sensazione di unità e felicità cosmica, codificando queste emozioni ciascuno nel proprio linguaggio religioso, cristiano, ebraico piuttosto che buddista o induista.

Persinger ha concluso che l'esperienza religiosa così come la credenza in Dio è semplicemnte il risultato di una attività del cervello stimolato in modo anomalo da campi elettromagnetici. Personaggi come Mosè, Maometto o San Paolo sarebbero semplici fenomeni di stravaganze neuronali . ( cf. : Neuropsychological Bases of God Beliefs , Praeger Publishers, 1987) .

Nel 2005 ricercatori svedesi hanno replicato gli esperimenti di Persinger con il casco di Dio ottenedo risultati differenti ; a tutt'oggi pertanto le neuroscienze non danno per scontata una relazione tra lobo temporale ed esperienza religiosa.

L'orizzonte della ricerca si è ampliato : intanto le esperienze religiose non sono tutte uguali e poi ciascuna di esse può coinvolgere parti diverse del cervello.

Andrew Newberg della University of Pennsylvania ed il suo collega Eugene d’Aquili hamnno battuto questa pista. Invece di stimolare il cervello a produrre esperienze religiose questi ricercatori hanno osservato i processi neuronali durante le esperienze religiose spontanee, focalizzandosi soprattutto sulla meditazione buddista.



Nel momento del raggiungimento del sentimento di unità con il tutto iniettavano isotopi radioattivi nel sangue per rilevare le aree del cervello coinvolte ( che richiedevano un maggior afflusso di sangue e venivano marcate da maggiore radioattività) , la tecnica oggi evoluta nella SPECT.

In un testo scientifico del 2001 evidenziavano :
- una diminuzione di attività in una porzione del lobo parietale
- un aumento di attività corteccia prefrontale destra .

A causa della diminuzione di attività del lobo parietale ( che normalmente governa l'orientamento spaziale e la navigazione ) i neuroscienziati congetturano che questo silezio neuronale produca nel buddista la percezione del dissolvimento dei confini spaziali da cui la sensazione di essere uno con l'universo.

Dal canto suo la corteccia prefrontale ( che tra l'altro governa l'attenzione e la programmazione ) aumenta la sua attività in quanto la meditazione richiede una intensa focalizzazione dell'attenzione su un pensiero o un oggetto .

Richard J. Davidson della University of Wisconsin–Madison insieme ai suoi colleghi ha ustao la fMRI in esperimenti su buddisti di tutto il mondo e in un testo del 2002 riportano risultati simili. Newberg e d’Aquili hanno ottenuto ancora risultati simili nel 2003 con la monache francescane .

Questi ricercatori hanno fatto esperimenti anche con islamici ed ebrei ma soprattutto con 5 donne cristiane dotate di glossolalia ( parlare spontanemente in lingue sconosciute durante la preghiera cristiana di invocazione dello Spirito Santo ) . Nel 2006 hanno annunciato che l'attività della intera sezione frontale del cervello ( normalmente usata per l'autocontrollo) diminuiva in questi soggetti e questo spiegherebbe l'emissione di suoni incontrollati .

Beauregard  dal canto suo , nei suoi esperimenti con le 15 monache carmelitane , ha provato a registrare la (fMRI) della sezione dell'intero cervello  , ogni 3 secondi, dei differenti stati di concentrazione mistica e di relazione sociale in ciascuna monaca , richiedendoli dall'esterno alternativamente  alla monaca stessa .

Suor Diane, la priora del convento delle carmelitane di Montreal ha però spiegato ai ricercatori che a Dio non ci si può unire a volontà.

In ogni caso i ricercatori canadesi del Quebec hanno registrato :

- un aumento di attività nel nucleo caudato , addetto all' apprendimento, alla memoria ed all' innamoramento , che spiegherebbe il sentimento di amore incondizionato provato dalle monache per Dio.

insula- un aumento di attività nella isola, un tessuto cerebrale collocato negli strati più esterni addetto a monitorare le sensazioni corporre ed a governare le emozioni sociali, che si spiegherebbe con le sensazioni piacevoli provate nel sentirsi unite a Dio.

- una aumento di attività nel lobo parietale inferiore , dedicato alla coscienza spaziale , dovuta probabilmente al sentimento di sentirsi assorbite in Dio .

Nel Settembre 2006, nel numero del 25 di Neuroscience Letters questi ricercatori parlano anche di
- un aumento di attività nella corteccia orbitofrontale mediana che misura la piacevolezza delle sensazioni
- e nella corteccia prefrontale mediana che governa la coscienza degli stati emozionali ;
infine hanno osservato
- attività maggiore nel centro del lobo temporale.

Il numero di aree coinvolte nella esperienza delle monache indica la complessità del fenomeno e Beauregard conclude che gli stati spirituali sono mediati da un network neurale che è ben distribuito in tutto il cervello.

In ogni caso le scansioni del cervello, da sole non possono descrivere tutto il fenomeno.

Il neuropsicologo Seth Horowitz della Brown University critica il metodo di Beauregard dicendo che in quel modo  non fa che mappare molte aree del cervello quasi che facendo ciò spieghi il fenomeno.

La fMRI è costituita da immagini prese in sequenza con un intervallo dell'ordine dei secondi mentre i mutamenti nelle aree cerebrali avvengono con tempi dell'ordine di millisecondi. Beauregard infatti è poi passato ad utilizzare una tecnologia più veloce , la elettroencelografia quantitativa (EEG).

Le monache hanno ricevuto una cuffia rossa sulla quale sono stati innestati elettrodi che rilevano l'attività di milioni di neuroni in tempo reale.
In questo modo i ricercatori hanno potuto rilevare che durante le esperienze spirituali le onde prevalenti sono onde alfa ,lunghe e lente come quelle del sonno .

In un lavoro non ancora pubblicato i ricercatori affermano di aver rilevato onde di frequenza ancora più bassa ( delta e teta) nella corteccia prefrontale e parietale e nel lobo temporale in corrispondenza di fenomeni di meditazione buddista e trance" .


Dio è spirito, anzi cervello.
"I neuroni guidano la fede".
di Sharon Begley- fonte : La Repubblica, 31 gennaio 2001

Uno studio dell'Università della Pennsylvania introduce la neuroteologia.
E se l'anelito verso il Cielo non fosse sola anima?


Ms. Begley scrive la colonna settimanale di Scienze sul The Wall Street Journal.

" NEW YORK - Inizia ogni seduta di meditazione, accendendo candele e bruciando incenso al gelsomino prima di mettersi nella posizione del loto. Si concentra sulla sua interiorità, affinché l'essenza che egli considera essere il suo vero io si liberi dai desideri, dalle preoccupazioni e dalle sensazioni corporee. Questa volta però c'è qualcosa di diverso.

Il giovane monaco tibetano ha a fianco a sé una cordicella e nel braccio sinistro l' ago di un'endovenosa. Quando si avvicina all'apice dello stato di meditazione tira la cordicella. All' altro capo, nella stanza accanto, Andrew Newberg , dell'Università di Pennsylvania, sente lo strattone e inietta un mezzo di contrasto. Poi collega il paziente ad una macchina chiamata Spect che consente di visualizzare immagini del cervello ed ecco che la sensazione che l' uomo prova di essere un tutt'uno con l'universo si riduce ad una serie di dati sul monitor.

La regione dell'encefalo posteriore che compone i dati sensori per darci la sensazione di dove l'io finisce e inizia invece il resto del mondo, sembra essere stata vittima di un black out. Privata degli input sensori perché l'uomo è concentrato sulla sua interiorità, questa "zona di orientamento" non può svolgere il suo compito di marcare il confine tra l' io e il mondo.

"Il cervello non aveva scelta", spiega Newberg. "Percepiva l'io come infinito, un tutt' uno con il creato. Era una sensazione del tutto reale".

I primi a studiare l'esperienza religiosa sono stati i neurologi, che hanno scoperto un collegamento tra l'epilessia del lobo temporale e l'improvviso manifestarsi di un interesse religioso nel paziente.

Oggi i ricercatori studiano esperienze più comuni. Newberg insieme a Eugene d'Aquili, ha chiamato questo campo neuroteologia. Nel loro libro Newberg conclude che le esperienze spirituali sono l'inevitabile conseguenza della configurazione cerebrale. "Il cervello umano è stato geneticamente configurato per incoraggiare la fede religiosa".

Anche la semplice preghiera ha un effetto particolare a livello cerebrale.

Nelle immagini cerebrali registrate dalla SPECT riferite a suore francescane in preghiera si notava un rallentamento di attività nell'area deputata all'orientamento, che dava alle suore un senso tangibile di unione con Dio. "L'assorbimento dell'io all'interno di qualcosa di più vasto, non deriva da una costruzione emotiva o da un pensiero pio", scrivono Newberg e d'Aquili in "Perché Dio non se ne andrà". "Scaturisce invece da eventi neurologici".

La neuroteologia spiega come il comportamento rituale susciti stati cerebrali da cui deriva una vasta gamma di sensazioni, dal sentirsi parte di una comunità, all'avvertire un'unione spirituale profonda. Le nenie infondono un senso di quiete che i credenti interpretano come serenità spirituale. Al contrario, le danze dei mistici Sufi provocano una ipereccitazione che può dare ai partecipanti la sensazione di incamerare l'energia dell'universo.

Questi rituali riescono ad attingere proprio a quei meccanismi cerebrali che fanno sì che i fedeli interpretino le sensazioni come prove dell'esistenza di Dio. I rituali quindi tendono a focalizzare l'attenzione sulla mente, bloccando le percezioni sensoriali, incluse quelle che la zona deputata all'orientamento utilizza per stabilire i confini dell'io. Ecco perché persino i non credenti si commuovono durante i riti religiosi.

"Finché il nostro cervello avrà questa struttura", dice Newberg, "Dio non andrà via".


Nel cervello c'è Dio. di Sharon Begley con Anne Underwood-Newsweek - L'Espresso 24.05.2001

Fervore mistico. Senso del sacro. Illuminazione... Ogni stato spirituale si riflette in un fenomeno cerebrale. Che gli scienziati fotografano. Per spiegare perché la nostra mente cerca l'infinito.

È una domenica mattina di marzo di 19 anni fa, a Londra. James Austin, neurologo, è in Inghilterra per il suo anno sabbatico. Si trova a una stazione della metropolitana e sta aspettando il treno. Non vi è nulla di diverso dal solito.

All'improvviso, viene invaso da una sensazione che gli pare di illuminazione, qualcosa mai provato prima. Il senso di esistenza individuale, di separazione dal mondo fisico circostante, svanisce. "Il tempo non esisteva più", ricorda oggi: "Provavo una sensazione di eternità. Desideri, avversioni, paura della morte, si erano dissolti.

Avevo avuto in dono la comprensione della natura ultima delle cose". Chiamatela esperienza mistica, momento spirituale, persino illuminazione religiosa se volete.

Ma ad Austin non è bastato. Invece di interpretare il suo istante di grazia come la prova di una realtà che va al di là della comprensione dei nostri sensi, e men che mai come prova di un'esistenza divina, lo ha considerato "la prova dell'esistenza del cervello".

Da neurologo, condivide la tesi per cui tutto ciò che vediamo, udiamo, sentiamo e pensiamo è mediato o creato dal cervello. E quell'esperienza fu l'inizio di un'avventura scientifica: esplorare le basi neurologiche dell'esperienza spirituale mistica. Da quell'avventura nacque un libro di 844 pagine, "Lo Zen e il cervello", pubblicato, si badi, non da qualche stravagante editore amante della New Age ma dalla Mit Press nel 1998.

E con questo nacque una nuova scienza: la neuroteologia, lo studio della componente neurobiologica della religione e della spiritualità.

Che negli ultimi anni ha coagulato un bel po' di interesse, risultato in articoli scientifici e libri. Come "Why God Won't Go Away", pubblicato ad aprile da Andrew Newberg della University of Pennsylvania insieme allo scomparso Eugene d'Aquili.

Utilizzando le immagini cerebrali raccolte "fotografando" il cervello di monaci buddisti immersi nella meditazione e di suore cattoliche intente alla preghiera, i due neurologi raccontano quello che sembra essere il circuito della spiritualità nel cervello e spiegano perché i rituali religiosi hanno il potere di scuotere credenti e non.

L'obiettivo è la scoperta delle basi neurologiche delle esperienze spirituali e mistiche; ovvero, ciò che avviene nel nostro cervello quando "sentiamo di aver incontrato una realtà diversa da quella quotidiana, e in qualche misura superiore ad essa", come dice lo psicologo David Wulff del Wheaton College nel Massachusetts.

I neuroteologi cercano di individuare quali regioni si attivano, e quali si disattivano, durante esperienze che sembrano esistere fuori dal tempo e dallo spazio.

Sebbene il tema sia del tutto nuovo e le risposte solo provvisorie, una cosa è chiara. " Le esperienze spirituali si configurano come tali in ogni cultura e fede", dice Wulff, "tanto da far pensare a un nucleo comune che è un riflesso di strutture e processi all'interno del cervello umano".

"Sentivo l'energia concentrarsi in me. uscire verso lo spazio infinito, per poi tornare. Sentivo un profondo allentarsi dei confini intorno a me, e un collegamento con una qualche forma di energia e di essenza piena di chiarezza, trasparenza e gioia", così Michael J. Baime, collega di Newberg, scrive ciò che prova quando pratica la meditazione buddista tibetana. Uno degli esperimenti più comuni raccontati nel libro di Newberg, lo vedeva seduto in meditazione tra incensi e candele con al suo fianco, una cordicella. Concentrandosi su un'immagine mentale, Baime acquietava la sua mente fino a far emergere quello che lui stesso definisce il suo vero io interiore.

Una volta raggiunto il picco d'intensità spirituale, dava uno strappo alla cordicella. Newberg che teneva in mano l'altra estremità della fune, sentiva tirare e iniettava un tracciante radioattivo in una cannula inserita nel braccio sinistro di Baime. E così lo sottoponeva a SPECT, ossia tomografia computerizzata a emissione di fotoni singoli, una tecnica che rileva il flusso sanguigno nel cervello, flusso che è correlato all'attività neuronica.

Le immagini Spect consentono di scattare un'istantanea di un'esperienza trascendentale. A Baime si era illuminata la corteccia prefrontale, sede dell'attenzione. Ma quello che era emerso era un acquietamento dell'attività neuronale nel lobo parietale superiore.

Questa regione determina il punto in cui termina il corpo e comincia il resto del mondo. "Se blocchiamo gli input sensori verso questa regione, come accade durante l'intensa concentrazione tipica della meditazione, si impedisce al cervello di operare la distinzione fra io e non-io", dice Newberg.

Non arrivando più informazioni dai sensi, l'area di orientamento di sinistra non può rilevare il confine tra l'io e il mondo. Di conseguenza, il cervello sembra non avere altra scelta se non quella di "percepire l'io come eternamente intrecciato con il tutto", scrivono Newberg e d'Aquili.

La stessa operazione fatta sul collega, i due neurologi l'hanno fatta su altri meditatori buddisti e su una coorte di suore. Lo stesso risultato. Quando Suor Celeste pregando arriva a "sentire Dio", la Spect rileva cambiamenti uguali a quelli intervenuti nei meditatori buddisti: l'area di orientamento si scuriva.

"Il fatto che le esperienze spirituali possano essere associate a un'attività neurale non significa che siano mere illusioni neurologiche", precisa Newberg: "Sarebbe come attribuire a un'illusione il piacere che proviamo mangiando una torta. Non vi è modo per stabilire se i cambiamenti neurologici associati a un'esperienza spirituale significano che il cervello sta causando quell'esperienza o, al contrario, sta percependo una realtà spirituale".

In realtà, alcune delle stesse regioni cerebrali coinvolte nell'esperienza della torta creano anche esperienze religiose. Quando l'immagine di una croce o di una torah rivestita d'argento provoca una sensazione di religioso rispetto, la causa va ricercata nell'area del cervello preposta alle associazioni visive, che interpreta quello che l'occhio vede e collega le immagini a emozioni e ricordi. Le visioni che nascono durante un rito o una preghiera vengono generate anche nell'area associativa: la stimolazione elettrica dei lobi temporali produce visioni.

L'epilessia dei lobi temporali - scariche abnormi di attività elettrica in queste regioni - porta agli estremi questo fenomeno. Anche se alcuni studi hanno sollevato dubbi sulla connessione fra epilessia dei lobi temporali e religiosità, altri hanno concluso che questa condizione sembra indurre visioni e voci religiose particolarmente vivide.

"Non tutti coloro che meditano provano esperienze religiose forti", dice Robert K.C. Forman, studioso di religione dell'Hunter College di New York: "Pensiamo che alcuni individui possano essere predisposti geneticamente o caratterialmente ad avere esperienze mistiche". Le persone più aperte a queste esperienze tendono anche ad essere aperte a nuove esperienze di natura più generale. Sono di solito creative e innovative, con molti interessi e una certa tolleranza per l'ambiguità.

Sono inclini alla fantasia, nota David Wulff, "suggerendo una qualche capacità di sospendere il processo di discernimento che permette di distinguere tra fatti reali e immaginari". Dato che "tutti noi abbiamo i circuiti cerebrali che mediano le esperienze spirituali, è probabile che molte persone abbiano la capacità di avere queste esperienze", dice Wulff: "Ma è possibile precludere questa capacità. Se uno è razionale e non incline alla fantasia, probabilmente rifiuterà l'esperienza".

Nonostante gli iniziali successi conseguiti dagli scienziati nella ricerca delle basi biologiche dell'esperienza religiosa, spirituale e mistica, c'è un mistero che resterà sicuramente tale. Essi potranno scoprire un senso di trascendenza nella nostra materia grigia e magari anche un sentimento divino, ma è probabile che non riusciranno mai a risolvere il più grande di tutti gli interrogativi, vale a dire se è il nostro cervello a creare Dio o se è stato Dio a creare il nostro cervello. Quale che sia la vostra risposta, è questione di fede. "


top






Pag.  1
1   2   3   4   5  

home

DISCLAIMER. Si ricorda - ai sensi della Legge 7 marzo 2001, n. 62 - che questo sito non ha scopi di lucro, è di sola lettura e non è un "prodotto editoriale diffuso al pubblico con periodicità regolare" : gli aggiornamenti sono effettuati senza scadenze predeterminate. Non può essere in alcun modo ritenuto un periodico ai sensi delle leggi vigenti né una "pubblicazione"  strictu sensu. Alcuni testi e immagini sono reperiti dalla rete : preghiamo gli autori di comunicarci eventuali inesattezze nella citazione delle fonti o irregolarità nel loro  uso.Il contenuto del sito è sotto licenza Creative Commons Attribution 2.5 eccetto dove altrimenti dichiarato.