Piccolo Corso Biblico

Gesù è la RIVELAZIONE(*1) - CATECHISMO UNIVERSALE DELLA CHIESA CATTOLICA ( CUCC )
(*2)-  Stephanos Charalambrides in Iniziazione alla pratica della teologia, Dogmatica II - Queriniana-Brescia 1992
La cosmologia cristiana : Gesù , chiave di interpretazione del grande mistero della natura“  ..lettera ai Romani cap.8 : la Tradizione ortodossa è categorica :  esiste una Cosmologia Cristiana ed è una conoscenza che noi riceviamo nella FEDE perché il Logos della creazione, il suo Senso, sfugge alla nostra presa" (*2)

N° 280 (*1)
il Mistero di Cristo è la luce decisiva sul mistero della creazione: rivela il fine in vista del quale, “in principio, Dio creò il cielo e la terra” ( Gen 1,1 ): dalle origini, Dio pensava alla gloria della nuova creazione in Cristo [Cf Rm 8,18-23 ]. (*1)

N° 388 (*1)
Bisogna conoscere Cristo come sorgente della grazia per conoscere Adamo come sorgente del peccato. E' lo Spirito Paraclito, mandato da Cristo risorto, che è venuto a convincere “il mondo quanto al peccato” ( Gv 16,8 ), rivelando colui che del peccato è il Redentore.

Il Logos della Creazione divina , (la sua Ratio) sfugge alla presa della ragione umana : solo la FEDE nella Rivelazione che è Gesù può cogliererlo .Sap 9,2 con la tua Sapienza hai formato l'uomo

Sapienza 2,23 Sì, Dio ha creato l'uomo per l'immortalità; ( infatti) // lo fece a immagine della propria Natura
Per conoscere Adamo ( ed Eva, prima che diventassero peccatori ), l'Uomo creato dalla Sapienza Divina , è necessario conoscere Gesù, l'UOMO PERFETTO  e DEFINITIVO , il PROGETTO COMPIUTO  del PADRE CREATORE : "dalle origini, Dio pensava alla gloria della nuova creazione, in Cristo " I 7 regni Prov 3,19 Il Signore ha fondato la terra con la Sapienza, ha consolidato i cieli con intelligenza;
Giob 38,36 Chi ha elargito all'ibis la sapienza o chi ha dato al gallo intelligenza?
Giob 38,37 Chi può con sapienza calcolare le nubi e chi riversa gli otri del cielo,...?

Is 45,12 Io ho fatto la terra e su di essa ho creato l'uomo; io con le mani ho dispiegato i cieli e do ordini a tutto il loro esercito.
(Testo CEI2008) Sap 2,23 Sì, Dio ha creato l'uomo per l'incorruttibilità, ( ovvero) lo ha fatto immagine della propria Natura ( incorruttibile, immortale) Nella cultura giudaica antica i "regni"  della creazione visibile erano 4:
1° grado dell'Essere- Regno del minerale
2° grado dell'Essere- Regno del vegetale
3° grado dell'Essere- Regno dell'animale
4° grado dell'Essere- Regno dell'umano (creato per l'immortalità)
I " Regni della creazione invisibile " I gradi della creazione invisibile che ha VITA : angeli e serafini (i cherubini non sono angeli ma "potenze" , figure del " carro ardente" del TRONO di JHWH )
5° grado dell'essere - Regno angelico 
6° grado dell'essere - Regno serafico :i serafini, gli ardenti al cospetto di Dio.
7° grado dell'essere - Lo Spirito, il Verbo Creatore, la Sapienza.
Schematicamente:


“ ...l’universo è inglobato nella natura umana ( nel senso teologico del termine); esso è corpo dell’ umanità... l’uomo , nella sua qualità di microcosmo, condensa e riassume in sé i gradi dell’essere creato   ..” (*2 pag. 22)
"L'uomo è «l'orizzonte » nel quale si mostrano TUTTE le cose" ... "La contemplazione della natura (physikè theória) è un dato fondamentale e indispensabile per la conoscenza (gnósis) di Dio, perché ogni cosa sulla terra è - nell'uomo e per mezzo di lui- un'immagine di Dio.[GIOVANNI DAMASCENO, Sulle Icone 1,16 (PG 94, 1245 A)] (*2) L'uomo ricapitola in se stesso  ogni cosa sulla terra, la creazione visibile . Mentre le schiere angeliche, angeli e serafini che " servono Dio" hanno VITA, sono esseri compiuti e definitivi , l'uomo creato da Dio    non aveva VITA per natura ma la riceveva da Dio in modo condizionato .

Nella Bibbia la creazione è storia e vicersa. Storia-creazione che include la sua " caduta". La teologia della storia elaborata dalla sapienza di Israele aveva compreso  che la storia era minata da una condizione umana permanente che legava l'essere umano alla morte ed allo Sheol : il peccato come trasgressione degli insegnamenti della Sapienza divina condensata nella Torah   che Dio gli aveva rivelato come popolo eletto.

A causa del suo rifiuto di seguire la Sapienza ( peccato ) l' uomo dell'Eden ha perduta e non ha avuto più accesso all'"albero della VITA". Il peccato: una catastrofe cosmicaNel mito biblico , l'UOMO vive insieme alla DONNA in intima comunione con Dio, in Gan Eden .

Costitutivamente è un essere materiale-spirituale e mortale che riceve VITA dall'Albero-Sapienza così la morte per lui è il naturale passaggio alla VITA definitiva .

Prima che questa destinazione naturale si compisse i progenitori  (nel mito) rompono l'alleanza. Peccano.
L'uomo che ricapitola in sè la creazione visibile si è separato dalla Sapienza , la VITA che Dio gli comunicava:

Gen 3,24 ( Dio ) Scacciò l'uomo e pose a oriente del giardino di Eden i Cherubini e la fiamma della spada guizzante, per custodire la via all'albero della VITA.

A causa della scelta disobbediete la condizione umana cambia : l'uomo non può più avere VITA .La SEPARAZIONE dalla VITA si rivela come un ABISSO invalicabile sia per l'uomo che per la creazione visibile che ricapitola in sè : l'accesso alla VITA è interdetto e custodito dalla spada del FUOCO DIVINO dei guardiani. i Cherubini. La sua esistenza si corrompe ( si " decrea" e con lui la materia che ricapitola in sè) e il risultato finale è la morte, che diventa la destinazione finale della sua condizione   naturale.

Essere senza VITA ed essere mortale significa "rimanere nella morte".
uno
Una sua "ombra " ( // spettro, fantasma) è depositata nello Sheol , il regno dei morti ( in linea con la percezione di tutte le culture del Mondo Antico) . L'Anima e il GERME DIVINO
ANIMA - È il greco ἄνεμος , latino anima, il cui primo senso è "aria", poi "respiro, soffio", e, di qui, "principio VITAle", come πνεῦμα.

Nel significato originario del greco antico , l' anima connette il principio della VITA alla funzione biologica del respirare. Il termine ἄνεμος è passato poi ad indicare la parte spirituale dell'essere umano, spesso contrapposta alla corporeità e, a differenza del corpo che è mortale, essa è immortale.

Nella tradizione cristiana , pur con accezioni e determinazioni diverse, fu intesa come entità ontologica e metafisica, con forti implicazioni gnoseologiche ed etiche.

In seguito ha subito un processo di laicizzazione separandosi sempre più da connessioni di natura religiosa e filosofica. L'approccio empirista, la prospettiva fenomenologica, gli sviluppi della fisiologia, della psicologia e delle neuroscienze hanno inscritto il termine in un significante laico e moderno , riferendolo all'insieme degli stati di coscienza, alle attività della psiche, all'universo della mente.
L' essere umano non ha in sè la VITA indistruttibile , egli non possiede l' immortalità per natura : l'immortalità appartiene  solo al Mondo dello Spirito  che partecipa della VITA .

Guardando la Rivelazione divina che è Gesù - morto e risorto, UOMO COMPIUTO e DEFINITIVO - si può comprendere che l' uomo Adamo creato da Dio mortale per natura era reso immortale in modo condizionato : nutrendosi dei frutti dell'Albero della Sapienza riceveva VITA immortale e poteva averla in modo definitivo una volta passato dalla morte.

L'uomo Adamo era stato creato libero e con la capacità di unirsi alla VITA immortale. Questa capacità  è un dato universale riscontrabile lungo la storia , ancora oggi.

Come lo hanno compreso i discepoli di Gesù?

CEI2008-1 Giovanni 3, 9  Chiunque è stato generato da Dio ( l'UOMO che ha VITA ) non commette peccato, perché un GERME ( σπέρμα) di LUI ( DIO) rimane in lui ( l'uomo) // TILC 3,9 Chi è diventato figlio di Dio non vive più nel peccato, perché ha ricevuto la VITA di Dio ( in GERME). Non può continuare a peccare, perché è diventato figlio di Dio.


Chi è stato generato da Dio è Gesù innazitutto e tramite Lui lo sono tutti coloro che ne ricevono lo Spirito - ovvero il GERME di DIO che è  VITA- e che ri-nascono UOMINI e DONNE .

L'uomo Adamo in Gan Eden riceveva la VITA dall'Albero come GERME DIVINO che lo proteggeva dal peccato : era la Sapienza divina stessa che lo ispirava dalla sua interiorità ed era una immortalità condizionata alla ubbidienza alla Sapienza.
Adamo non è stato generato da Dio ma " creato" e la tradizione patristica coglie teologicamente la sua capacità di orientarsi a Dio per unirsi a LUI, alla VITA ed avere immortalità ,  come qualcosa che è stato introdotto  da Dio nell'uomo dell'Eden per renderlo capace di accogliere in sè questo GERME DIVINO.

Qualcosa di affine alla VITA di DIO, quindi di ordine SPIRITUALE, capace di accoglierLA e che la tradizione latina ha chiamato ANIMA .
“..Pertanto nella visione cristiana la natura [nell’uomo] è una realtà nuova, vera, dinamica, animata da una FORZA LUMINOSA, SPERMATIKA [ σπέρμα , Germe ] , che Dio ha introdotto in essa come.. tensione verso la trascendenza. “ (*2)

( Gregorio di Nissa in Hex.um, 1,77p, PG 44/72-73 .)
Anima è l' aspetto non-materiale ovvero spirituale  che rende l'uomo affine alla VITA, lo Spirito di Dio ( al Sacro in generale) e che lo orienta ad Esso. Sal 63,2 O Dio, tu sei il mio Dio, dall'aurora io ti cerco, ha sete di te l'anima mia, desidera te la mia carne
Sal 42,2 Come la cerva anela ai corsi d'acqua, così l'anima mia anela a te, o Dio.
Sal 84,3 L'anima mia anela e desidera gli atri del Signore. Il mio cuore e la mia carne esultano nel Dio vivente.
Sal 119,131 Apro anelante la mia bocca, perché ho sete dei tuoi comandi.
Is 26,9 Di notte anela a te l'anima mia, al mattino dentro di me //il mio spirito ti cerca
Sal 25,1 A te, Signore, innalzo l'anima mia,.. etc.

Questo elemento spirituale costitutivo dell'uomo creato da Dio che si manifesta come affinità al mondo dello SPIRITO e anelito alla trascendenza, al sacro, è proprio della famiglia umana e di nessun altro essere terrestre. Lo dice la scienza : è un dato universalmente riscontrabile:
" Se Dio esiste, il cervello dell' uomo è lo specchio ideale per rifletterlo.""  Nei credenti come nei non credenti, la questione dell' esistenza di un aldilà impegna aree della corteccia cerebrale molto evolute che sono - così come la facoltà di credere in una divinità - assenti nelle specie diverse dall uomo."
( Giovanna Zamboni , ricercatrice italiana all'università di Oxford)
Il "senso del sacro o senso dello spirito" o senso religioso ( o sentimento religioso)  fa dell' uomo un essere materiale-spirituale , distinto dagli " ominidi" e dagli animali .  Visto dal punto di vista della coppia Sacro-Profano l'uomo è l'unico essere che si rivela "interessato" al Sacro.


In quanto spirito ( anima) ogni uomo è capace di relazione, di comunicazione e unione ( comunione ) con gli esseri spirituali .

L'anima ( che è   non-materiale, "spirituale" ) ne è il PONTE.
L'uomo dell'Eden   ricapitolava in sè la creazione visibile ma - nutrendosi della Sapienza che gli dava VITA - era in qualche modo unito anche alla creazione invisibile ( che ha VITA per natura); e ciò in quanto è " anima" .La caduta nel peccato non distrugge l'anima.Adamo ed Eva non raggiunsero la pienezza del loro essere : avevavo VITA e potevano superare la morte per continuare a VIVERE , loro, esseri terrestri, la VITA del Cielo.

Ma potevano anche scegliere di rifiutare la Sapienza divina e autodeterminarsi secondo il loro " sapere". 

In tal caso avrebbero perduto la " SPENSIERATA" GIOIA di VIVERE la VITA per dover " conoscere " cosa era bene e cosa era male per loro.

Alla Sapienza preferirono il " sapere" e così " perdettero l'accesso alla VITA" : precipitarono dalla "SPENSIERATA BEATITUDINE" della VITA del Cielo -cioè di intima unione con Dio- alla consapevolezza terrestre della morte come destinazione ultima del loro essere.
La sfera delle tenebre è la " terra", il mondo //l'umanità, la "carne" che ricapitola in sè la creazione visibile, la " materia" .

La SFERA della LUCE è il "Cielo" //la VITA . Tra i due : l' ABISSO (sul quale si libra l'anima degli uomini ) custodito dalla spada dei cherubini .
Is 59  . 1 Ecco, non è troppo corta la mano del Signore per salvare; né troppo duro è il suo orecchio per udire. 2Ma le vostre iniquità hanno scavato un solco fra voi e il vostro Dio; i vostri peccati gli hanno fatto nascondere il suo volto per non darvi più ascolto.

L'uomo decaduto è senza VITA ma è rimasto un essere materiale-spirituale : è anima , per questo è sempre orientato allo Spirito .

Cerca la sua pienezza, la sua definitività, cerca la VITA, l'immortalità.
Il Pilastro della CreazioneIl Regno della VITA è Regno di DIO : sono le creature che partecipano della Sua VITA, le creature angeliche. ( cf Rom 8,38-40, 1 Cor 15,24, Ef 1,21 )

Secondo il giudaismo le gerarchie angeliche sono costituite da Troni, Dominazioni, Principati e Potenze . Gli arcangeli sono identificati in 7 ( tra i quali Gabriele, Michele e Raffaele citati nella bibbia)
arcangeli
Tb 12,15 Io sono Raffaele, uno dei sette angeli che sono sempre pronti a entrare alla presenza della gloria del Signore».

Lo Pseudo-Dionigi l'Areopagita , nel libro De coelesti hierarchia , indica i serafini nella gerarchia di Troni e Dominazioni e gli angeli nella gerarchia dei Principati e Potenze

Nella Summa Theologiae (1265–1274) Tommaso d'Aquino seguirà la Hierarchia (ai capp. VI e VII) nella suddivisione degli angeli in tre gerarchie, ognuna delle quali contiene a sua volta tre ordini, basati sulla loro vicinanza a Dio, corrispondenti ai nove ordini di angeli già riconosciuti da Papa Gregorio I:

1- Serafini ( esseri celesti , angeli " ardenti"), Cherubini e Troni (non sono angeli, ma " potenze " del " carro" del TRONO di JHWH) ;
2- Dominazioni, Virtù e Potestà ( non sono angeli ma "forze celesti");
3- Principati, Arcangeli ( secondo l'AT sono 7) e Angeli.

Gli esseri celesti più vicini a Dio sono i serafini ed i più vicini agli uomini sono gli angeli .

Is 6, 1 Nell'anno in cui morì il re Ozia, io vidi il Signore seduto su un trono alto ed elevato ; i lembi del suo manto riempivano il tempio.2 Sopra di lui stavano dei serafini ; ognuno aveva sei ali: con due si copriva la faccia, con due si copriva i piedi e con due volava.

...6 Allora uno dei serafini volò verso di me; teneva in mano un carbone ardente che aveva preso con le molle dall'altare.


I Serafini ( gli Ardenti ) sono creature invisibili che stanno presso Dio ; ardono dello Spirito Divino che ricevono da LUI ( AMORE//VITA) e lo irraggiano ( carbonI ardentI ) agli angeli .

Gn 28,12 Giacobbe Fece un sogno: una scala poggiava sulla terra, mentre la sua cima raggiungeva il cielo; ed ecco, gli angeli di Dio salivano e scendevano su di essa.


Gli Angeli ( lett. i messaggeri ) ricevono VITA da DIO e la portano all'uomo ( salivano e scendevano) come Parola .

Mt 4,11 Allora il diavolo lasciò Gesù , ed ecco, degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.

(*1) CUCC
328 L'esistenza degli esseri spirituali, incorporei, che la Sacra Scrittura chiama abitualmente angeli , è una verità di fede. La testimonianza della Scrittura è tanto chiara quanto l'unanimità della Tradizione.
331... li ha fatti messaggeri del suo disegno di salvezza : “Non sono essi tutti spiriti incaricati di un ministero, inviati per servire coloro che devono ereditare la salvezza?” ( Eb 1,14 ). Anche gli angeli s ono stati creati in vista del compimento dell'Uomo Definitivo , Gesù. Per questo sono "servitori" degli uomini  ( perchè questi seguano il Progetto divino e si compiano come UOMINI ) .
332 Essi, fin dalla creazione [Cf Gb 38,7 ] e lungo tutta la storia della salvezza, annunciano da lontano o da vicino questa salvezza e servono la realizzazione del disegno salvifico di Dio .
336 Dal suo inizio [Cf Mt 18,10 ] fino all'ora della morte [Cf Lc 16,22 ] la VITA umana è circondata dalla loro protezione [Cf Sal 34,8; Sal 91,10-13 ] e dalla loro intercessione [Cf Gb 33,23-24; Zc 1,12; 336 Tb 12,12 ]. “Ogni fedele ha al proprio fianco un angelo come protettore e pastore, per condurlo alla VITA” [San Basilio di Cesarea, Adversus Eunomium, 3, 1: PG 29, 656B]. Fin da quaggiù, la VITA cristiana partecipa, nella fede, alla beata comunità degli angeli e degli uomini, uniti in Dio.


La Menorah La menorah I era l'antico candelabro ebraico a sette lampade fatto di oro puro e utilizzato nel santuario portatile istituito da Mosè nel deserto e più tardi nel tempio di Gerusalemme.

“ Quando Gregorio di Nissa (in Psalmorum Inscript PG44/41B) descrive questa creazione come un ‘ordinamento musicale’, non c’è dubbio che si rifà alla tradizione ebraica [ Qabalah] per la quale il primo Adamo , Qadmon , l’’uomo anteriore’ [modello ancestrale, celeste, metafisico da cui avrà poi origine l'umanità della dimensione terrena...prima ipostasi del divino a manifestarsi nel vuoto ..che corrisponde all’’Albero della VITA’] era un CORPO DI LUCE  che ricapitolava ( in sé) ‘ i sei giorni della creazione’  e doveva rendere al Creatore la libera risposta dell’ amore lasciandosi ‘ aspirare ‘ dalla LUCE INCREATA di DIO in un movimento di ascensione al 7° giorno (*2 pag 22)"

Ogni giorno per accendere le lampade veniva bruciato olio d'oliva fresco. E simbolo della Creazione - nel mito - completata in sei giorni, con la luce centrale che rappresenta il sabato, il 7° giorno.

Il simbolo della Menorah racchiude in sè la Creazione  visibile ed invisibile . E' anche simbolo della sapienza umana come luce riflessa della Sapienza divina , la LUCE Creatrice o VERBO Creatore.

Sap 9,9 Con te è la Sapienza che conosce le tue opere, che era presente quando creavi il mondo; lei sa quel che piace ai tuoi occhi e ciò che è conforme ai tuoi decreti.
Sap 9,2 e con la tua Sapienza hai formato l'uomo perché dominasse sulle creature che tu hai fatto


Le 6 lampade alludono ai sei rami della conoscenza-sapienza umana inclinati verso il pilastro centrale, che irraggia la LUCE di Dio o Sapienza ( la lampada centrale).

Sap 6,12La Sapienza è splendida e non sfiorisce, facilmente si lascia vedere da coloro che la amano e si lascia trovare da quelli che la cercano. 13Nel farsi conoscere previene coloro che la desiderano. 14Chi si alza di buon mattino per cercarla non si affaticherà, la troverà seduta alla sua porta. 15Riflettere su di lei, infatti, è intelligenza perfetta,....


Tutta la Creazione si può rappresentare sul Pilastro della Creazione come una sequenza di " GRADI DELL'ESSERE "

IL 7° GRADO è la VITA divina ( Gv 1, 4ss), la LUCE, la SAPIENZA DIVINA 
Gesù l'UOMO ricapitolatore
della Creazione visibile ed invisibile
Paolo : 1Cor15,47Il primo uomo, Adamo, è stato tratto dalla polvere della terra , il secondo, Cristo, viene dal cielo.
Gesù viene dal Cielo. E' il VERBO CREATORE.  In Lui sono  ricapitolate tutte le cose create quelle visibili e quelle invisibili. Paolo :

Col 1, 15Egli è immagine del Dio invisibile, primogenito di tutta la creazione, 16perché in Lui furono create tutte le cose nei cieli e sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potenze. -Tutte le cose ( visibili ed invisibili ) sono state create per mezzo di Lui e in vista di Lui. - 17Egli è prima di tutte le cose e tutte ( visibili ed invisibili ) in Lui sussistono.



L'UOMO Gesù è la piena Rivelazione del Progetto Creativo di Dio : l'UOMO che per natura ha VITA, è materialeSPIRITUALE , immortale, passa dalla morte e sorge UOMO DEFINITIVO, CELESTE.

Lui è l'ultimo Adamo..divenuto "SPIRITO DATORE di VITA" ( 1 Corinzi 15, 45  il primo uomo, Adamo, divenne un essere vivente, ma l'ultimo Adamo divenne Spirito datore di VITA.) e a Lui guarda l'uomo Adamo per avere pienezza dell'essere e definitività, immortalità.

L'uomo Adamo , l'UOMO Gesù..
.. e l'UOMO NUOVO che ha VITA da Gesù
leggi : Il Progetto di Dio
Gesù è l'UOMO venuto dal Cielo -cioè da Dio- che Lui chiama Padre : è stato " generato da Dio" e non  "creato " come Adamo ( ed Eva) . Paolo :
1Cor 15, 44b Se vi è un corpo materiale ( Adamo) , vi è anche un corpo animato dallo Spirito ( Gesù)
. Gesù è l'UOMO COMPIUTO che ha VITA per natura e supera la morte: è CORPO SPIRITUALE  ( animato dallo Spirito) . Risorto da morte è UOMO DEFINITIVO, CORPO CELESTE. Il corpo materiale di Adamo per natura " non è animato dallo Spirito" come il Corpo perfetto di Gesù , Corpo Spirituale e poi Celeste .Dopo il peccato Adamo è l'uomo terrestre animato dal " sapere"  che "vive nelle tenebre e nell'ombra della morte " ma che anela ad essere  UOMO SPIRITUALE " animato dallo Spirito"  che VIVE nella LUCE .
.
L ' UOMO NUOVO che ha VITA 2Cor 4,18 noi non fissiamo lo sguardo sulle cose visibili, ma su quelle invisibili, perché le cose visibili sono di un momento, quelle invisibili invece sono eterne.
La creazione invisibile ( angeli e serafini) ha in sè stessa la VITA e pertanto è perfetta , definitiva, immortale. L'uomo invece non ha in sè la VITA, lo Spirito di Dio , perciò è imperfetto, provvisorio, mortale.
L'uomo può diventare completo, perfetto quindi definitivo, eterno, solo se riceve in sè -da Dio, come angeli e serafini- la VITA .

Questo può avvenire se -in lui - MATERIA  e SPIRITO//VITA si uniscono in nozze eterne.
Le Nozze tra Materia e Spirito
Israele si considerava umanità chiamata da Dio ad essere Sua sposa e al tempo di Gesù non c'erano più profeti, Dio taceva , forse lo Sposo l'aveva abbandonata?

Is 54,6 Come una donna abbandonata e con l'animo afflitto, ti ha richiamata il Signore. Viene forse ripudiata la donna sposata in gioventù? - dice il tuo Dio.


Israele-umanità , promessa sposa di Dio è sempre stata una fidanzata infedele .

Os 4,7 Tutti hanno peccato contro di me; cambierò la loro gloria in ignominia.
Rm 3,23 perché tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio,
Rm 5,12 Quindi, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e, con il peccato, la morte, e così in tutti gli uomini si è propagata la morte, poiché tutti hanno peccato.
Secondo la Rivelazione divina l'uomo, che per sua natura anela al Mondo Creatore, è sempre stato destinato da Dio all'unione definitiva con LUI Dice il profeta:
Os 2,21 Ti farò  mia sposa per sempre , ti farò mia sposa nella giustizia e nel diritto, nell'amore e nella benevolenza, 22 ti farò mia sposa nella fedeltà e  tu conoscerai il Signore . conoscerai : si tratta -secondo il linguaggio AT - di VITA intima con LUI.

Is 62,4 Nessuno ti chiamerà più Abbandonata, né la tua terra sarà più detta Devastata, ma sarai chiamata  "Mia Gioia"  e la tua Terra  "Sposata" , perché il Signore troverà in te la sua delizia e //  la tua Terra avrà uno sposo 
La promessa era chiara e richiamava il popolo di Dio ad una speranza teologale .
Macrocosmismi e microcosmismi. Ovvero " della equivalenza o  analogia tra l' uomo microcosmo e il macrocosmo.fonte : UNIROMA- Facoltà di Lettere e Filosofia Dipartimento di Storia Culture Religioni Dottorato di ricerca in Storia Antropologia Religioni Giuseppe M. Cùscito
Macrocosmismo e microcosmismo "" Vi sono due modi in cui può essere intesa un’equivalenza, o un’analogia, fra il micro- e il macrocosmo:
1-  la concezione secondo cui l’essere umano è considerato come un piccolo cosmo prende il nome di  microcosmismo  mentre, specularmente, 2- si definisce  macrocosmismo  la dottrina secondo cui il cosmo è immaginato come un immenso organismo analogo al corpo umano.I due diversi modi di intendere l’analogia fra il cosmo e il corpo umano non sempre sono compresenti:  quando l’essere umano è considerato un mondo in miniatura, non necessariamente il cosmo viene inteso come uno smisurato organismo.L’inverso, va da sé, avviene sempre: quando l’universo è immaginato come un immenso corpo, allora anche l’essere umano è considerato un piccolo mondo.
  Usando i termini della logica formale classica, si può affermare che  il microcosmismo è una condizione necessaria per il macrocosmismo, il quale è, a sua volta, condizione sufficiente per il primo .
Rudolf Allers individua tre categorie concettuali:
- il microcosmismo elementaristico ( l’uomo contiene   gli elementi di cui è formato il mondo),
- il microcosmismo strutturalistico (il mondo è un sistema all’interno del quale  l’uomo è parte integrante delle leggi universali  che lo regolano)
- e il microcosmismo olistico ( l’uomo organizza il mondo esterno e la società  attraverso l’organizzazione sociale e l’arte)
La melotesia : la «disposizione delle membra» La melotesia è un tipo particolare di microcosmismo. Con questo termine, che significa letteralmente «disposizione delle membra» , si intende, in un’ottica di  una rete di corrispondenze  fra i diversi elementi celesti e terrestri del cosmo la presunta corrispondenza biunivoca fra una parte del corpo umano da un lato e dall’altro una costellazione (quasi sempre dello Zodiaco, per cui si parla di “melotesia zodiacale”) oppure un pianeta (“melotesia planetaria”).

Si definisce qui come “classica” la melotesia diffusasi in epoca ellenistica, poiché sarà quella utilizzata pressoché universalmente in area europea e mediterranea fino all’età contemporanea, ed è
quella che prevede una corrispondenza a capite ad calcem fra Zodiaco e corpo umano in una sequenza che associa l’Ariete al capo, il Toro al collo, i Gemelli alle braccia e così via fino alla costellazione dei Pesci, posta in relazione con i piedi.


( fonte : wikipedia)

Quando si parlerà di “pianeti”, in generale, si intenderanno i cinque pianeti visibili ad occhio nudo dell’astronomia premoderna, nell’ordine: Mercurio, Venere, Marte, Giove e Saturno. Nonostante sia un uso scorretto nella terminologia astronomica moderna, talvolta, per brevità, si farà riferimento ai “sette pianeti” per intendere i cinque pianeti veri e propri più i due luminari, poiché anche questi ultimi hanno la caratteristica di “vagare”, cioè di “errare” con un moto autonomo rispetto a quello uniforme delle “stelle fisse”, adottando per comodità una prospettiva geocentrica.
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La filosofia Anassimene  
Il modo forse più semplice e basilare di considerare l’uomo come microcosmo è quello di considerarlo come costituito dagli stessi elementi componenti il cosmo. Questa idea è presente in forma embrionale già presso  Anassimene  (VI sec. a.C.), il quale considera l’anima umana come il fiato che mantiene in VITA il corpo, che è la stessa aria, intesa come principio (nel senso di ἀρχή) che sostiene l’universo.

 Empedocle

Sarà, tuttavia,  Empedocle-  a sviluppare ulteriormente il microcosmismo: nella sua teoria, infatti, i quattro elementi che saranno poi considerati “classici”, cioè terra, acqua, aria e fuoco, e che lui definisce “radici” (ῥυζώματα), sono i componenti fondamentali di ogni cosa, quindi non solo dell’uomo, ma anche dello Sfero20.

La presenza dei quattro elementi può essere intesa letteralmente oppure in senso metaforico, con le quattro “radici” cosmiche che si rispecchiano nel microcosmo e sono rappresentate nel corpo umano dalla carne (corrispondente alla terra), dai fluidi (sangue in primis, corrispondenti all’acqua), dal respiro (aria) e dal calore corporeo (fuoco). La dottrina della corrispondenza dei quattro elementi con i quattro umori dell’uomo si ritrova già abbozzata nel Timeo di Platone 21, ma è la versione elaborata da  Galeno  quella che sarà per lo più ripresa ed ampliata da numerosi autori medievali.

Seneca 
 
Seneca  , nelle sue Quæstiones naturales, descrive l’universo che, in seguito alla conflagrazione cosmica che secondo alcune dottrine stoiche avviene ciclicamente, è paragonato a un feto («nondum natus infans») poiché è composto dagli stessi elementi che sono presenti nell’essere umano maturo, anche se non più (e non ancora) sviluppati
24. Sempre nella stessa opera, egli traccia, inoltre, dei paralleli fra fenomeni geologici ed elementi del corpo umano: ad esempio i corsi d’acqua sono paragonati alle vene25, i terremoti alle ferite26, e così via.

Aristotele

Secondo un’altra interpretazione più elaborata di questa teoria microcosmistica, l’uomo partecipa della natura del resto del cosmo non solo per quanto riguarda gli elementi fisici, nel senso empedocleo, ma anche dal punto di vista psichico.
Con il corpo, egli è partecipe della solidità dei minerali, inoltre condivide con le piante facoltà quali la nutrizione e la riproduzione, mentre con gli animali condivide i sensi, le passioni e la capacità di movimento. Ciò che lo distingue e che lo pone sopra gli altri esseri è l’attività che è a lui peculiare, vale a dire quella intellettuale.  È quanto afferma Aristotele nella sua Historia Animalium27, la quale costituirà forse la fonte di  Filone, che riprenderà quest’idea nel suo De opificio mundi28.

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La stessa teoria è condivisa anche da  Claudiano Mamerzio 29 (m. V sec.), Giovanni Damasceno 30 (VII-VIII secc.),  Alano di Lilla 31 (XII - in. XIII sec.) e Raimondo di Sabunda 32 (XIV-XV secc.).

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Nel corso della tarda Antichità e soprattutto nell’alto medioevo, infatti, si renderà sempre più complesso un sistema di corrispondenze che porrà in relazione alle quattro “radici” empedoclee (terra, acqua, aria e fuoco) non solo i quattro umori (bile nera, flemma, sangue e bile gialla) e i temperamenti relativi (melanconico, flemmatico, sanguigno e collerico), ma anche quattro diversi abbinamenti delle qualità di caldo, freddo, secco e umido, nonché le stagioni dell’anno, le età dell’uomo, e così via (un esempio di questa rete di corrispondenze si trova nel  De temporum ratione di  Beda il Venerabile22 , da cui è tratta la fig. 1.1)
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Un riferimento a elementi fisici e psichici è in  Onorio di Autun  (o “di Ratisbona”, fine XI - metà XII sec.), secondo cui le sette note corrisponderebbero sia ai sette pianeti, sia ai quattro elementi che compongono il corpo umano più le tre potenze dell’anima: l’uomo sarebbe, quindi, un microcosmo poiché contiene in sé la stessa armonia numerica e musicale dell’universo33In genere, secondo questa interpretazione, l’uomo si ritrova ad occupare la posizione centrale, quale  mediatore fra cielo e terra . La teologiaGregorio Magno 
 Per quanto l’intelletto lo renda superiore agli altri esseri viventi, egli non è considerato la creatura suprema, poiché sovrastato in termini di perfezione da altri esseri di puro intelletto e privi di passioni, quali gli angeli.  L’esempio forse più caratteristico di questa Weltanschauung è fornito da  Gregorio Magno  (VI - in. VII sec.), il quale considera l’ uomo come una creatura situata a metà fra l’angelo e il mulo, che del primo possiede l’immortalità dello spirito e del secondo la mortalità della carne I Padri Cappadoci

Anche i Padri cappadoci del IV secolo, quali  Gregorio di Nazianzio e Gregorio di Nissa , fanno riferimento all’uomo quale piccolo cosmo38, ed è probabilmente ad essi39 a cui attinge  
 Massimo il Confessore  , il quale, in una sua epistola composta nel primo quarto del secolo successivo 40, riferendosi al “piccolo cosmo” ( microcosmo) , spiega che l’espressione allude all’essere umano  41 Gregorio di Nissa , in particolare, polemizza con dei non meglio specificati “filosofi pagani”42, i quali affermano che l’uomo è un microcosmo composto degli stessi elementi del tutto e in questo modo hanno voluto fare l’elogio della natura, dimenticando che in tale modo rendevano l’uomo simile ai caratteri propri della zanzara e del topo.43

Un ulteriore sviluppo della   teoria microcosmica  , andando oltre alla semplice composizione psicofisica, è quella di immaginare   l’essere umano come ciò che condivide con il cosmo anche la struttura.
In quest’ottica, l’uomo,  tramite l’introspezione e la conoscenza di sé, può giungere alla conoscenza dell’universo stesso.  Anche se questo modo di intendere la corrispondenza fra uomo e cosmo è stato interpretato come a metà strada fra microcosmismo e macrocosmismo 44, esso sarà considerato in questa sede come riferibile alla prima categoria, poiché nella quasi totalità dei miti della creazione (e nella totalità dei testi trattati), infatti, l’uomo si intende creato per ultimo: se cosmo ed essere umano condividono la stessa struttura, è perché il secondo riassume in sé il primo. Per quanto non sia stata elaborata in maniera organica e sistematica45, l’idea secondo cui il cosmo e l’essere umano ricalcano la stessa struttura e secondo cui il rapporto fra Dio e l’universo è analogo a quello fra l’anima e il corpo umano è molto diffusa presso la Stoa.  Epifanio , ad esempio, attribuisce agli Stoici la concezione della divinità quale intelletto (νοῦς) immanente nell’universo46.
L’interpretazione di una tale analogia strutturale può procedere, tuttavia, in due direzioni opposte, a seconda se si intenda l’uomo come un piccolo universo o, viceversa, il cosmo come un immenso organismo. Nel primo caso, cioè nell’ottica in cui si consideri l’uomo come un universo in piccolo di cui è la riproduzione,  è contemplata la possibilità, da parte dell’essere umano, di scoprire il mondo in sé stesso, dati i legami di identità o analogia presenti nella propria struttura e in quella cosmica.  Egli è quindi parte di un tutto con cui condivide le stesse leggi dalle quali entrambi sono governati. Questo può portare, come logica conseguenza, sia a derive panteistiche e fortemente deterministiche, sia, in direzione opposta, a dottrine secondo cui l’uomo può usare quelle leggi per dominare la natura: la magia non sarebbe altro, quindi, che l’applicazione pratica della conoscenza del cosmo ottenuta per analogia tramite la conoscenza di sé.

Platone  

Come nel caso precedente, anche questo tema è presente nel Timeo di Platone, in cui non solo
la  tripartizione fra corpo, anima e intelletto dell’uomo  corrisponde ad una analoga a livello cosmico in  mondo, anima del mondo e intelletto  47, ma la struttura della sua anima, divisa in  sette circoli 48, rispecchia, anche nelle proporzioni numeriche, quella dell’anima del mondo, divisa in sette sfere 49. Secondo  Proclo  (VI sec.), come scrive nel suo commento al Timeo di Platone, se l’uomo intende conoscere il mondo, è necessario che conosca perfettamente sé stesso, in quanto  egli stesso è un mondo in miniatura 50. L’autore del VI secolo noto col nome di Cosma Indicopleuste, nella sua Topographia Christiana51, in linea con i Padri cappadoci, considera l’uomo come l’unione fra cielo e terra, che contiene affinità con il cosmo con cui è legato con vincoli di analogia, tanto da meritare l’appellativo di piccolo cosmo ( microcosmo) L’idea secondo cui l’uomo contiene in potenza, o in piccolo, tutto ciò che è presente nel cosmo appare anche nella teologia cristiana di area europea, sia di lingua latina, come ad esempio in  Ambrogio 53 e nel già citato Isidoro di Siviglia , sia presso  Giovanni Scoto Eriugena 54 (IX sec.), il quale, citando in Massimo il Confessore55 (VII sec.), aggiunge una chiosa su come ogni elemento del cosmo sia contenuto nell’uomo56
In maniera solo apparentemente simile al microcosmismo strutturale, un’ulteriore forma di corrispondenza fra essere umano e cosmo muove dall’idea secondo cui  il primo (l'essere umano) può racchiudere in sé il secondo ( il cosmo) tramite la conoscenza, la quale resterà sempre in qualche misura potenziale. Tommaso d’Aquino 

È un’idea presente in Aristotele75 e ripresa poi nel XIII secolo da Tommaso d’Aquino, secondo cui
le facoltà sensibile e intellettiva dell’anima partecipano della stessa natura degli enti sensibili e intelligibili76. Alberto Magno,  il quale, nel suo modo di intendere il microcosmismo, pone l’enfasi sul movimento: la Causa che muove il cosmo è analoga a quella che determina l’azione nell’essere umano [ ... ] Nel medioevo
4 sono i microcosmismi più diffusi :
BASE
1-Il primo è quello che contempla la divisione teorizzata da Platone nel Timeo fra  corpo, spirito e anima: sia nel macrocosmo, come nel microcosmo , il primo rappresenta la componente materiale, costituita dalle quattro “radici” empedoclee, quindi il corpo umano e il mondo fisico;
2- il secondo costituisce l’elemento spirituale, come componente vivificante e ordinatrice, sia nel cosmo, sia nel corpo umano  che ne costituisce parte integrante;  l’anima, infine, è la mediatrice , sia nel micro che nel macrocosmo fra gli altri due princìpî ( materia e spirito).
3- Oltre a quello platonico, l’altro microcosmismo in cui ci si imbatterà (anche se più raramente)- è quello di stampo aristotelico, secondo cui l’uomo può rendersi simile al cosmo tramite l’esercizio delle facoltà dell’intelletto, che muove il corpo nel microcosmo e le sfere celesti nel macrocosmo.  
4- Infine, oltre a quello basato sulla semplice somiglianza fra elementi del corpo umano ed elementi cosmici, particolare attenzione sarà rivolta alla melotesia (zodiacale e planetaria), secondo cui agli organi e alle parti del corpo umano corrispondono luminari, pianeti e costellazioni.  

Volendo riassumere a grandi linee la storia del microcosmismo di stampo neoplatonico nel Cristianesimo medioevale , esso,  dopo Origene, è attestato nei Padri cappadoci e raggiunse l’Occidente latino grazie alla traduzione delle loro opere da parte di Giovanni Scoto Eriugena  e riaffiorerà prepotentemente nel XII secolo. In quel secolo, infatti, fu composto da s. Ildegarda il Liber divinorum operum, così come il termine “microcosmo” riapparve contemporaneamente sia nella Cosmographia di Bernardo Silvestre, sia nell’ebraico Sefer ‘Olam qaṭan, di Yôsef ibn Ṣaddîq.

A Sua immagine e somiglianza Dei quattro appena esaminati, il microcosmismo generalmente più diffuso fu quello neoplatonico, che meglio degli altri si adattava al testo biblico, il quale poneva delle restrizioni a cui le filosofie dei pagani non erano soggette. In particolare, ciò che distinse il Cristianesimo dalla cultura greco-romana per quanto riguarda il tema trattato fu il modo di concepire la relazione fra uomo e cosmo e fra cosmo e divinità: mentre le cosmologie pagane ponevano infatti l’enfasi nella relazione fra gli dèi e il cosmo, di cui l’uomo era parte integrante,  la speculazione ebraico-cristiana medioevale, invece, assegnava maggiore importanza alla relazione fra Dio e l’uomo77, creato a Sua immagine e somiglianza.  Questo teologumeno ha origini molto antiche, precedenti alla stessa Bibbia: l’idea è, infatti, molto frequente già nella letteratura assira, in cui è attestata per la prima volta nell’epopea di Tukulti-Ninurta, datata verso la fine del II millennio a.C.78, anche se è riferita solo al re79, che è descritto come l’immagine della divinità. Incidentalmente, il termine utilizzato, ṣalmu80 (lett. “ombra”) è omologo all’ebr. ṣelem ( tradotto con immagine e somiglianza) , utilizzato in Gn 1,26.
Come si è già accennato, quindi,
il considerare l’essere umano come immagine della divinità comportò, nell’esegesi ebraica e cristiana, un rovesciamento nella prospettiva delle sue relazioni con il macrocosmo rispetto a come erano pensate nell’antichità pagana: mentre presso quest’ultima l’uomo era solo una delle tante parti del cosmo, per ebrei e cristiani egli ne divenne il padrone, un vicario di Dio,  con cui condivideva lo Spirito insufflatogli al momento della sua creazione.  Il cosmo biblico AT

Joseph ibn Tzaddik nel suo Sefer ha–Olam ha–katan (Il Libro del Microcosmo) espone
un microcosmismo che ha un carattere cosmologico, gnoseologico e teologico, perché,  proprio in quanto il mondo è simile alla sua Causa, cioè a Dio, l’uomo, conoscendo se stesso, non solo conosce l’universo, ma anche Dio . Joseph ibn Tzaddik insiste inoltre sulle analogie fisiche tra uomo e cosmo, valorizzando la dignità dell’uomo nella sua interezza e non solo la nobiltà della sua parte intellettuale.
[..]
I 7 cieli La cosmografia tradizionalmente attribuita ad Aristotele non è opera del solo Stagirita, ma è il risultato di una graduale evoluzione, che parte, anch’essa come la cosmologia biblica, da Babilonia: furono i Babilonesi, infatti, a immaginare, probabilmente per primi, il cielo suddiviso in sette diverse sfere concentriche, ognuna dedicata a un pianeta-divinità110.
La scuola pitagorica elaborò il modello babilonese e lo arricchì con speculazioni aritmetiche e musicali e successivamente lo schema dei sette cieli planetari sarà attestato presso importanti autori greci  del IV sec. quali l’astronomo Eudosso di Cnido, nonché Platone ed Aristotele111.

Fino alla riscoperta di Aristotele del XIII secolo, il discorso sulla natura del cosmo rimase dominato dal neoplatonismo: anche lo stesso Giovanni Scoto Eriugena risentì dell’influenza dell’emanazionismo neoplatonico quando elaborava la sua distinzione, nel suo De divisione naturæ, fra le diverse nature: quella che non è creata e crea (Dio Padre), quella che è creata e crea (il Logos) e quella che è creata e non crea (il mondo).
Dopo l’ingresso di Aristotele nel discorso filosofico dell’Europa medioevale, il cosmo biblico non fu, tuttavia, del tutto abbandonato, ma  si attuarono diversi tentativi di conciliare i due diversi modelli cosmologici, biblico e aristotelico.  [.. ]
La dominazione araba comportò la drastica riduzione del numero di attività concesse agli ebrei, provocando inoltre una migrazione in massa dagli antichi centri che non solo persero l’antico splendore, ma in molti casi scomparirono del tutto. L’ondata migratoria ebraica si diresse in parte verso Ovest, in direzione di altre città quali, ad esempio, Damasco, nonché in parte verso Sud, a Cufa, , Basra, Mosul e presso la nuova città di Baghdad. Lì vi confluirono, insieme agli altri, molti rabbini dalle accademie, ormai in via di abbandono, di Sura e Pumbedita.

La città era sede della Casa della Sapienza (ar. Bayt ul-Hikma), un vero e proprio centro di ricerca ante litteram, fondato da Harūn al-Rashīd e fiorito a partire dal IX secolo, che riunì intellettuali e testi di ogni cultura e provenienza. Fu in questo fertile ambiente culturale che il sapere di matrice greca, tramite un’imponente opera di traduzione, sia diretta, sia mediata dal siriaco131, incontrò il mondo arabo, il quale ne attinse a piene mani compiendo passi da gigante in scienze quali la medicina (con la riscoperta delle opere di Ippocrate e Galeno), l’astronomia132 (utile per la navigazione e la determinazione dell’orientamento verso la Mecca durante la preghiera), l’ottica, la matematica e così via.

Non furono solo le cosiddette “scienze esatte”, tuttavia, ad essere oggetto di questa translatio, ma anche le opere filosofiche quali ad esempio quelle di Platone e Aristotele, necessarie per l’elaborazione della teologia, così come non furono solo le opere greche a beneficiare dell’attività di traduzione, ma anzi prima ancora l’attenzione fu rivolta verso quei testi, filosofici e teologici in primis, composti nelle lingue persiana e siriaca133.

Non solo il mondo islamico, ma anche l’ebraismo beneficiò della ricchezza culturale apportata dall’enorme lavoro di traduzione: pur essendo respinta la filosofia ellenica in quanto pagana, le scoperte in altre discipline teologicamente più neutre quali l’astronomia o la medicina furono accolte con favore e si diffusero velocemente nel mondo ebraico.

L' Uomo Primordiale: composto di Spirito e terra inerte ( argilla) .Il racconto biblico della creazione, avendo fini narrativi, non si sofferma in speculazioni sul significato e le possibili implicazioni di questa sintesi fra spirito e materia, che saranno oggetto di commenti1 a partire dall’epoca del Secondo Tempio in poi.
La costituzione dell’uomo come un composto fra spirito divino e terra, quindi  una sintesi fra mondo spirituale e mondo materiale, è ciò che costituirà in seguito il punto di partenza per interpretazioni, soprattutto in chiave neoplatonica, dell’essere umano come microcosmo.

Ebraismo : L'uomo primordiale creato da Dio è composto argilla, terra inerte e di Spirito di Dio ( ruah, soffio divino ) .

PlatoneAristotele : uomo e cosmo sono in corrispondenza analogia psicofisica e sono mossi e governati dalle stesse leggi .

Padri Cappadoci:  l’uomo si intende creato per ultimo e se cosmo ed essere umano condividono la stessa struttura, è perché il secondo (l'uomo) riassume in sé il primo ( il cosmo)  .

Massimo il Confessore : l’essere umano condivide con il cosmo anche la struttura. In quest’ottica, l’uomo, tramite l’introspezione e la conoscenza di sé, può giungere alla conoscenza dell’universo stesso. 

Gregorio Magno (VI - VII sec.): l’uomo come una creatura situata a metà fra l’angelo e il mulo, che del primo possiede l’immortalità dello spirito e del secondo la mortalità della carne.

Joseph ibn Tzaddik : proprio in quanto il mondo è simile alla sua Causa, cioè a Dio, l’uomo, conoscendo se stesso, non solo conosce l’universo, ma anche Dio .
La "simpatia" tra cielo e terra In epoca ellenistica, anche nell’ebraismo, così come in altri contesti, si fece lentamente strada  l’idea, di matrice platonica, dell’esistenza di una corrispondenza, che alcuni stoici chiamarono sympatheia, fra ciò che è in cielo e ciò che è in terra. 

Il  Giudaismo del Secondo Tempio  fu caratterizzato, fra l’altro, da speculazioni, sorte in ambienti non farisaici, sui rapporti di corrispondenza fra il Tempio e il Tabernacolo, da un lato, e il macrocosmo, dall’altro.

I diversi modi di intendere questa correlazione possono essere raggruppati in due categorie principali. La prima è quella che prevede una sorta di spiritualizzazione del Tempio e dei suoi riti, con l’introduzione di idee quali l’esistenza di un Tempio celeste, nonché dei relativi riti officiati da creature angeliche : a questa categoria appartengono, ad esempio, il primo libro di Enoch (1 Enoch) e il testo qumranico Canti del sacrificio del Sabato, entrambi già menzionati98. Nel primo, il protagonista eponimo è condotto da circostanze sovrannaturali alla visita al Tempio celeste, mentre nel secondo è descritta la liturgia dei canti che gli angeli dedicavano a YHWH mentre officiavano il culto celeste.


Secondo  il testo   Enoc II :

Nel primo cielo ci sono le acque inferiori, le riserve della neve e delle piogge, con gli Angeli degli Elementi; ci sono inoltre le stelle con gli angeli che ne regolano l’andamento.
Nel secondo cielo ci sono gli angeli decaduti dal quinto.
Nel terzo cielo ci sono il paradiso dei giusti e lo She’òl dei cattivi.
Nel quarto cielo c’è il sole e la luna, con gli angeli preposti al loro corso.
Nel quinto cielo ci sono gli Angeli Vigilanti.
Nel sesto cielo gli Angeli superiori: i 7 Arcangeli e i 7 Cherubini e le 7 Fenici.
Nel settimo cielo c’è il trono di Dio.


" Questa scala cosmica di sette cieli, eminentemente giudeo-cristiana, viene contaminata, durante il secondo secolo, con le dottrine gnostico-ellenistiche delle sette sfere planetarie o dei Kosmokràtores cattivi ed in seguito dalla dottrina dei dieci cieli.

Oltre alla spiritualizzazione del Tempio e del culto,  l’altra tendenza è invece quella che traccia delle corrispondenze fra la struttura dell’edificio sacro e del Tabernacolo, nonché dei loro arredi, da un lato, e gli elementi cosmici, dall’altro.  Questa analogia si ritrova, ad esempio, nell’opera di Giuseppe Flavio, lo storico ebreo, poi divenuto cittadino romano, che visse nel I secolo.

... Flavio continua la descrizione del Tempio e di ciò che vi si trovava all’interno, vale a dire: tre opere d’arte massimamente ammirate e famose fra tutti gli uomini,  un candelabro,  una tavola e un altare per gli incensi.
 Le sette fiamme , poiché tale era il numero dei bracci del candelabro, rappresentavano i pianeti; i dodici pani sulla tavola simboleggiavano il ciclo dello zodiaco e l’anno.103 La stessa simbologia è ripresa ed ampliata nelle sue Antiquitates Judaicæ.

Riferendosi alla struttura del Tempio, ai suoi arredi e agli abiti sacerdotali, egli, infatti, scrive: …ognuno di questi oggetti ha la funzione di ricordare e rappresentare l’universo; […] Così la tenda lunga trenta cubiti, dividendola in tre parti e lasciandone due accessibili ai sacerdoti e aperte a tutti, rappresenta la terra e il mare, l’una e l’altro aperti a chi vuole, mentre la terza è riservata soltanto a Dio, perché il cielo è inaccessibile agli uomini. E, ancora, i dodici pani posti sulla tavola significano che l’anno è diviso in altrettanti mesi;
il candelabro, composto di settanta pezzi, allude alle dieci stanze dei pianeti, e  le sette lucerne sovrapposte alludono al corso dei pianeti , tale appunto è il loro numero. Le tende, intessute di quattro tessuti a quattro colori, alludono agli elementi naturali: il bisso si riferisce alla terra che dal suo grembo fa spuntare il lino; la porpora, il mare che si tinge di rosso col sangue di una conchiglia; l’aria deve essere indicata dal giacinto; lo scarlatto può essere simbolo del fuoco.104
[...]

Filone d'Alessandria fa riferimento all’altare, inteso come simbolo di cielo e terra, nonché alla menorah, cioè il candelabro, spiegando che  ognuno dei suoi sette bracci rappresenta uno dei cinque pianeti, più i due luminari, specificando che quello centrale rappresenta il Sole 1 Secondo il Midraš Tadše ..nel capitolo 11, ai sette bracci del candelabro sono fatti corrispondere,  oltre ai sette pianeti, come già accennato, anche i sette giorni della settimana , e le sette aperture del capo, cioè i due occhi, le due orecchie, le due narici e la bocca, pur non specificando, tuttavia, una per una le esatte corrispondenze fra gli elementi del corpo umano e quelli cosmici.Il 6° giorno Dio crea l’uomo che si muoverà nella storia verso la LUCE guidato dall’amore.


Il cristianesimo Nei primi secoli dell’èra cristiana, ... si fecero strada due principali tendenze cosmologiche:  una di stampo alessandrino , che sosteneva il modello aristotelico-tolemaico con la Terra al centro e le orbite-sfere celesti che le ruotano attorno a differenti velocità, e l’altra di matrice antiochena che, al fine di una maggiore aderenza al testo biblico, descriveva il cosmo di forma di parallelepipedo, con la volta celeste di forma convessa, come il coperchio dell’Arca dell’Alleanza.

[...] Nel corso del medioevo, quest’interpretazione scomparve virtualmente dall’Occidente latino, per diversi secoli, mentre la sua persistenza nell’Impero bizantino e nel califfato fatimide fu pressoché costante. La presenza o meno di questa complessa interpretazione dell’idea dell’uomo come microcosmo rispecchia in un certo senso le condizioni culturali degli ambienti in cui si trova: è infatti solo con la rinascenza del XII secolo, quindi con la traduzione dei classici greci in latino e con la ripresa degli scambi commerciali e culturali, che essa ricompare in Europa occidentale, dove resisterà stabilmente fino all’età moderna, quando sarà soppiantata dalla visione meccanicistica del corpo umano e dell’universo.


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