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Saggezza e sapienza

La Chiesa non è ricca se non della Parola di Dio.

Qo 8,1 Chi è come il saggio?
Chi conosce la spiegazione delle cose?
La sapienza dell'uomo ne rischiara il volto, ne cambia la durezza del viso.

  • I sapienti dell'antichità, i saggi ,erano coloro che avevano percorso un cammino di conoscenza dentro il mondo e dentro le rivelazioni .
  • In questo cammino avevano "colto" i significati nascosti nelle rivelazioni in rapporto alle domande  profonde della vita.
  • Essi cercavano di trasmettere questi significati- non evidenti nel mondo della quotidianità, non esprimibili nei linguaggi consueti- attraverso racconti speciali : miti, poemi, etc.
  • Attraverso questi racconti " sapienziali" i saggi attraevano le menti dei comuni mortali dentro mondi "virtuali", "immaginali".
  • La mente comune, introdotta ed educata nei linguaggi di questi mondi ,faceva un percorso di conoscenza e poteva cogliere i significati del mondo reale. Acquisire saggezza, sapienza, ciò che dà sapore alla vita perchè ne disvela il senso.

Sap 7,24 La sapienza è il più agile di tutti i moti (vibrazioni);
per la sua purezza (finezza) si diffonde e penetra in ogni cosa.

25 È un'emanazione della potenza di Dio,
un effluvio genuino della gloria dell'Onnipotente,
per questo nulla di contaminato in essa s'infiltra.

26 È un riflesso della luce perenne,
uno specchio senza macchia dell'attività di Dio
e un'immagine della sua bontà.

27 Sebbene unica, essa può tutto;
pur rimanendo in se stessa, tutto rinnova
e attraverso le età entrando nelle anime sante,
forma amici di Dio e profeti.

Il codice sapienziale : "il proverbio, il mito, la saga, le leggenda, l'epopea, la parabola, l'enigma, la sciarada, il labirinto, etc." fungeva da spina dorsale, da memoria sintetica della sapienza, sulla quale l'uomo semplice poteva poi, istruito dal saggio, costruire la sua educazione sapienziale e guidare la sua vita nella verità, verso la pienezza mondana e intramondana.La Bibbia è tutta " sapienza" di Israele.
Alcuni libri ne contengono una riflessione consapevole.

Libro del Siracide-Prologo. -Poiché è necessario che i lettori non si accontentino di divenire competenti solo per se stessi, ma che gli studiosi anche ai profani possano rendersi utili con la parola e con gli scritti , anche mio nonno Gesù, dedicatosi lungamente alla lettura della Legge, dei Profeti e degli altri libri dei nostri padri e avendovi conseguito una notevole competenza, fu spinto a scrivere qualche cosa riguardo all'insegnamento e alla sapienza, perché gli amanti del sapere, assimilato anche questo, possano progredire sempre più in una condotta secondo la Legge. Siete dunque invitati a farne la lettura con benevolenza e attenzione
Sir 50,27 Una dottrina di sapienza e di scienza ha condensato in questo libro Gesù figlio di Sirach, figlio di Eleàzaro, di
Gerusalemme, che ha riversato come pioggia la sapienza dal cuore.

Dosso Dossi, "Sapiente con compasso e globo", olio su Tela. Collezione Fondazione Cassa di Risparmio di Ferrara

 

Proverbi di Salomone, figlio di Davide, re d'Israele,

Prov 1, 2 per conoscere la sapienza e la disciplina,
per capire i detti profondi,
3 per acquistare un'istruzione illuminata,
equità, giustizia e rettitudine,
4 per dare agli inesperti l'accortezza,
ai giovani conoscenza e riflessione.
5 Ascolti il saggio e aumenterà il sapere,
e l'uomo accorto acquisterà il dono del consiglio,
6 per comprendere proverbi e allegorie,
le massime dei saggi e i loro enigmi.

Nell'antichità il segreto del successo nella vita consisteva nel rispetto delle regole di comportamento che, fin dai tempi più antichi, si erano rivelate le più adeguate.

Sir 25,5 Come s'addice la sapienza ai vecchi, il discernimento e il consiglio alle persone eminenti!

Le regole per la buona vita andavano cercate nel passato, non nella proiezione sul futuro, come spesso avviene nelle moderne ricerche sociologiche.Solo l'anziano poteva vantare con naturalezza una specie di diritto nativo di ammaestrare ed educare la gioventù e poteva proporre soluzioni anche ai problemi apparentemente più difficili.

Nell'antichità il valore degli ammaestramenti degli anziani per la formazione delle nuove generazioni era in gran parte legato al tipo di vita delle società e non è più pensabile, nella stessa forma e intensità, nella società odierna.

Nel sistema di produzione agricolo e artigianale del mondo antico l'apprendimento delle tecniche si basava quasi esclusivamente sull'esperienza dei più vecchi e, per questo, essi avevano un ruolo primario nello sviluppo della vita sociale.

Oggi la produzione industriale esige l'applicazione di tecnologie sempre nuove e l'apporto di esperienza dell'anziano può rendersi quasi nullo anche nel breve periodo, data la continua necessità di nuove ricerche e sperimentazioni a cui anche l'anziano deve dedicarsi se vuole rimanere in attività, accettando spesso di essere aggiornato da persone più giovani.

Gran parte della sapienza dell'antico Oriente era il frutto di lunghe osservazioni sui casi della vita, catalogate, comparate le une alle altre, confrontate con una specie di embrionale metodo statistico e, alla fine, condensate nella formula riassuntiva e facilmente memorizzabile del proverbio.
Molte volte la prova della veridicità di un proverbio stava proprio nel fatto che chi lo insegnava garantiva di averlo verificato per lunghissimi anni nel corso della sua vita.

Nella Bibbia ebraica.

L' AT non suppone una semplicistica e automatica identificazione tra anzianità e sapienza e non favorisce per nulla un sistema di pura conservazione gerontocratica. Si potrebbe citare al proposito la struttura dei dialoghi del libro di Giobbe in cui la sapienza, pedissequamente ripetuta da moduli arcaici, dei tre amici di Giobbe viene radicalmente contestata, al pari di quella del più giovane Eliu, che non fa che modificare nella forma o nei dettagli assiomi già da tempo acquisiti.

Giob 32,7 Pensavo: Parlerà l'età e i canuti insegneranno la sapienza.
Giob 32,9 Non sono i molti anni a dar la sapienza, né sempre i vecchi distinguono ciò che è giusto.

Anche senza addentrarsi nella difficile ermeneutica del libro di Giobbe, si possono trovare più semplici riserve critiche sull'affidabilità dell'anziano in genere, come maestro di sapienza, in altri testi. Valga ad esempio la forma di auspicio, e non di assioma, con cui il Sir, dopo aver citato come detestabile il caso di

«un vecchio adultero per mancanza di senno», scrive: «Ai bianchi capelli si addice il giudizio, agli anziani dare il giusto consiglio. Ai vecchi si addice la sapienza, agli uomini eminenti la riflessione e il consiglio. Corona dei vecchi è la molta esperienza, il timore del Signore è il loro vanto (Sir 25,2-6).»

L'ultima menzione del timore del Signore, che riflette la tipica teologia del Sir, fa capire che, nella visione di fede dell'AT, la sapienza non è un attributo naturale dell'età avanzata, ma un dono proprio di quella età che si acquisisce con una vita di fedeltà e di ascolto alla parola di Dio.

Sap 4,9 ma la canizie per gli uomini sta nella sapienza;
e un'età senile è una vita senza macchia.

Essere sapienti è più un compito e una vocazione dell'anziano che una sua connaturata prerogativa. Talvolta ciò viene espresso affermando brutalmente che un giovane fedele a Dio può avere più sapienza di un vecchio ribelle. Lo testimonia il celebre contrasto tra Daniele e i due vecchi in Dn 13 e, per fare un altro esempio, l'affermazione di

Sal 119,100: «Più degli anziani ho intelligenza, perché ho osservato i tuoi comandi ».

L'idea viene trasformata in principio generale in

Sap 4,8-9: «Vecchiaia veneranda non è la longevità, né si misura con il numero degli anni, ma canizie per gli uomini è la saggezza ed età senile è una vita senza macchia».

Detto ciò si comprende allora perché è una grande maledizione per la casa di Eli che

in essa non ci sia «mai più un anziano» (ISam 2,32).

E si comprende perchè l''autore del Sal 36 può dire:

«Sono stato ragazzo ed ora sono vecchio: non ho mai visto un giusto abbandonato né un suo discendente mendicare il pane» (Sal 36,25).

La connessione tra vecchiaia e sapienza è presente con analoga impostazione nel NT: si suppone che il vecchio debba essere saggio, ma si constata che è indispensabile esortarlo ad essere all'altezza del suo compito, forse con maggiore consapevolezza dei pericoli di quanto non avvenga nell'A T. Così si legge in Tt 2,2-5 un duplice dettagliato ammonimento a uomini e donne in età avanzata:

«Che i vecchi siano sobri, dignitosi, prudenti, sani nella fede, nella carità e nella pazienza…»

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