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L'epoca della dominazione romana .
Dalla conquista romana al regno di Erode il Grande (37-4 a.C.)

La Palestina è sotto la dominazione greca ... e Alessandra Salome (76-67 a.C.) ...succeduta ad Alessandro Ianneo riesce a riconciliarsi con i farisei e a dare al regno un breve periodo di pace. Alla sua morte il conflitto per la successione nato tra i due figli, Ircano II, sommo sacerdote, e Aristobulo II, erede al trono, arriva a un punto tale che Ircano preferisce chiedere l'aiuto di Roma.

I Romani non perdono la ghiotta occasione e Pompeo può entrare nelle vesti di arbitro a Gerusalemme, nel 63 a.C, dopo tre mesi di assedio. Lo storico romano Tacito racconta lo stupore di Pompeo che, entrato nel tempio, lo trova vuoto, privo di immagini sacre, luogo di culto di un Dio invisibile, incomprensibile per i Romani, i nuovi padroni di Israele.

t1L'ESERCITO ROMANO PORTA I SIMBOLI EBRAICI A ROMA

ARCO DI TRAIANO-FORI IMPERIALI

Nel 65 a.C. Pompeo occupa la Siria e nel 63 a.C. entra in Gerusalemme sbaragliando una certa resistenza organizzata.


Pompeo, subito dopo il suo arrivo, fece imprigionare e condurre a Roma Aristobulo, concedendo a Ircano II la carica di sommo sacerdote, ma riducendo di fatto la Giudea a uno stato vassallo di Roma; al regno asmoneo viene tolta la Samaria e le città ellenizzate della Transgiordania, la cosiddetta Decapoli, più volte ricordata nei Vangeli.

Pompeo lascia intatte tutte le libertà religiose, confermando gli Asmonei titolari dell'autorità religiosa, ma non del potere politico: sono ormai vassalli di Roma.

In questi anni le vicende della Giudea sono strettamente legate a quelle di Roma, in particolare alla lotta tra Pompeo e Cesare e, dopo la morte di quest'ultimo nel 44 a.C, tra Ottaviano e Antonio.

Schierandosi tra le opposte fazioni, in una situazione del tutto confusa, Erode, idumeo figlio di Antipatro governatore dell'Idumea sotto Ircano II, già ministro degli Asmonei, si lega ad Antonio, ottenendo nel 37 a.C. la nomina a re dei Giudei. Negli ultimi anni del suo regno nasce Gesù di Nazareth.

Dopo la sconfitta patita da Antonio nella battaglia di Azio (31 a.C), Erode si sottomette a Ottaviano che lo conferma nella sua regalità, concedendogli anche ampliamenti territoriali.

Nei primi anni del suo regno, Erode, detto il Grande, è preoccupato soprattutto di eliminare ogni possibile avversario, compresa la moglie Mariamme, i figli Alessandro e Aristobulo e più tardi il figlio Antipatro; Erode appare come un tiranno diffidente e sospettoso, pronto a sopprimere chiunque gli faccia ombra.

Molti storici contemporanei lo hanno addirittura definito uno psicopatico, figura che ben si accorderebbe con quella tramandataci da Mt 2,13-18

(... 13 Essi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo». .... 16 Erode, accortosi che i Magi si erano presi gioco di lui, s'infuriò e mandò ad uccidere tutti i bambini di Betlemme e del suo territorio dai due anni in giù, corrispondenti al tempo su cui era stato informato dai Magi. ).

Erode favorì notevolmente il processo di ellenizzazione, cosa che non mancò di scandalizzare i Giudei più pii, ma, allo stesso tempo, cercò di apparire come un benefattore del giudaismo. Fece ingrandire e trasformare il tempio, i cui monumentali lavori saranno terminati solo nel 63 d.C.

Intraprese anche un ambizioso programma di costruzioni pubbliche, i cui risultati sono ancora oggi apprezzabili: la ricostruzione di Samaria, la fondazione di Cesarea Marittima, le fortezze di Bedemme, di Macheronte e di Masada, sul Mar Morto, il palazzo di Gerico, la fortezza Antonia a Gerusalemme, le torri della cittadella.

Pur avendo creato un regno vasto ed economicamente stabile Erode non riuscì mai a godere del favore dei Giudei che vedevano in lui uno straniero più propenso verso il mondo greco che quello giudaico.(era infatti di origine idumea; Edom [EDOX, IDUMEA ] era il nome dato ad Esaù , primogenito di Isacco. Il territorio da lui ereditato si chiamava "terra di Edom . Cf.: Gen. xxxii. 3, R. V.) Due o tre anni prima della sua morte (4 a.C.) si colloca la nascita di Gesù.

I gruppi giudaici al tempo di Gesù

Consulta anche http://www.christianismus.it

Il giudaismo del tempo di Gesù si era differenziato in diverse correnti teologiche spesso contrapposte su tante questioni. Per comprendere il linguaggio di Gesù è necessario riferirsi ai linguaggi delle diverse correnti del tempo.

Leggendo il Nuovo Testamento si sente parlare di farisei, sadducei, zeloti, scribi... Si tratta di gruppi sociali, politici, religiosi molto diversi gli uni dagli altri e presenti nel giudaismo fin dall'epoca maccabaica.

I samaritani

I samaritani possono essere considerati una setta scismatica dell'ebraismo.Essi ritenevano che il culto più antico di Israele avvenisse sul monte Garizim in Samaria.Avevano come libro solo la Torah. Nel 128 a.C. il re Giovanni Ircano aveva distrutto il tempio sul Garizim. Ma i samaritani avevano continuato a celebrare la Pasqua e il loro culto sul monte. L'influenza del mondo ellenistico aveva portato alla nascita di fenomeni di sincretismo accanto all'antico culto del Garizim.

I sadducei.

Il nome «sadduceo» deriva probabilmente da Sadoq (Zadok), sommo sacerdote in epoca salomonica, la cui famiglia ebbe una parte importante nella rinascita religiosa dopo il ritorno dall'esilio.

S.Girolamo e i saddudei. Hendrick van Someren, or Somer (1615, Amsterdam – 1685, Amsterdam)

Sotto gli Asmonei la famiglia sadocita si trasformò pian piano in un vero e proprio partito, formato dall'aristocrazia sacerdotale di Gerusalemme, un gruppo politicamente molto importante.

Contrariamente a ciò che si crede i sadducei erano molto tradizionalisti ma a modo loro ; appellandosi alla sola autorità della Scrittura che riducevano al Pentateuco , rifiutavano la tradizione orale e le nuove concezioni teologiche, come ad esempio la risurrezione e l'angeologia, la retribuzione nell'aldilà , accolte invece dai farisei (cfr. Mc 12,18-27; At 23,8).

In campo politico i sadducei cercarono sempre accordi con chi deteneva il potere, prima con Erode, poi coi Romani, arrivando così ad avere una grande influenza e potere ; l'opinione di Caifa (Gv 11,48) rispecchia quasi certamente l'opportunismo politico sadduceo.

La classe sacerdotale è pienamente controllata dai sadducei , specialmente quella di alto rango , sebbene alcune famiglie sacerdotali come quella di Zaccaria , padre di Giovanni il battista , testimoniassero una fedeltà piena alla religione della tradizione.

Dopo la distruzione di Gerusalemme del 70 d.C. i sadducei, che non godevano grande stima presso il popolo, scomparvero definitivamente dalla scena, lasciando il posto ai farisei.

I farisei.

Il gruppo dei farisei nasce probabilmente in epoca maccabaica, forse con i già ricordati Hasidim, i "pii" (1 Macc 2,42). Il nome viene dall'ebraico ferushim, «separati», anche se tra loro si chiamavano haberim, cioè «compagni» o hakhatnim, «saggi». Quando già con Ircano I la dinastia asmonea iniziò a distaccarsi dall'ideale maccabaico di fedeltà alla legge e di purezza, i farisei iniziarono a separarsi come gruppo autonomo.

Rinascimento.Incisione . Fariseo

Ai tempi del Nuovo Testamento essi erano per lo più laici, di estrazione sociale medioalta, pochi di numero (appena 6.000 secondo lo storico Flavio Giuseppe), ma estremamente influenti nella società.

I farisei formavano una comunità molto chiusa, caratterizzata dalla preghiera e dalla fedeltà minuziosa ai precetti della legge, tramandati e interpretati dalla tradizione orale, da essi accolta, al contrario dei sadducei (cfr. Mc 7,1ss

Allora si riunirono attorno a lui i farisei e alcuni degli scribi venuti da Gerusalemme. 2 Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani immonde, cioè non lavate - 3 i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavate le mani fino al gomito, attenendosi alla tradizione degli antichi, 4 e tornando dal mercato non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, stoviglie e oggetti di rame).

Le norme seguite dai farisei non vanno viste nell'ottica di un legalismo fanatico, ma piuttosto vanno considerate come nate da motivazioni profondamente religiose, che vedevano nella torah, la legge, lo specchio della volontà divina.

Le accuse di ipocrisia rivolte ai farisei nel Nuovo Testamento sono dirette contro il loro tentativo di autosantificazione attraverso la separazione dal profano, che poteva sfociare in un sentimento di superiorità e disprezzo del prossimo.

Il loro disprezzo verso il "popolo della terra", la massa della gente che non conosceva pienamente la legge (Gv 7,49), nasceva dall'esigenza di una separazione intransigente dei giudei ( santi , puri ) dai peccatori e dai pagani ( profani, impuri ) ; il fariseo di Lc 18,9-14 non si sta vantando, ma ricorda semplicemente ciò che realmente fa ogni buon fariseo :

...9 Disse ancora questa parabola per alcuni che presumevano di esser giusti e disprezzavano gli altri: 10 «Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l'altro pubblicano. 11 Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. 12 Digiuno due volte la settimana e pago le decime di quanto possiedo.

13 Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: O Dio, abbi pietà di me peccatore.

Gesù smaschera l'inutilità del formalismo religioso per la giustificazione.

14 Io vi dico: questi tornò a casa sua giustificato, a differenza dell'altro, perché chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato».

Da un punto di vista dottrinale essi furono molto aperti, accogliendo anche posizioni teologiche più avanzate, rifiutate dai sadducei; in At 23,6-9 Paolo si dichiara fariseo e viene da essi difeso contro i sadducei. Politicamente neutrali, i farisei si opposero tuttavia agli Asmonei e a Erode, vedendo in essi un tradimento del giudaismo, ma allo stesso tempo rifiutarono la politica oltranzistica degli zeloti che condurrà alla doppia tragica rivolta contro Roma.

I Vangeli riflettono anche le successive polemiche tra giudaismo e cristianesimo, che hanno contribuito a inasprire i contrasti. Resta il fatto che dopo la seconda rivolta giudaica i farisei resteranno le uniche guide spirituali del popolo, di cui prenderanno in mano le sorti, gettando le basi del giudaismo attuale.

Gli scribi.

Gli scribi costituiscono un gruppo molto particolare, affine per molti aspetti ai farisei. Essi erano uomini, sia laici che sacerdoti, il cui compito principale era l'interpretazione e l'insegnamento della torah, cioè della Bibbia interpretata dalla tradizione dei padri.

Lo scriba nasce in epoca ellenistica (un buon esempio è Ben Sira, l'autore del Siracide, circa il 180 a.C.) proprio come reazione al diffondersi della cultura greca, per preservare le tradizioni giudaiche da una possibile scomparsa. Si diventava scribi non per nascita, ma in seguito allo studio in scuole tenute da maestri famosi, come Hillel e Shammai, le due principali figure ai tempi di Cristo, e Gamaliele, il maestro di Paolo (At 22,3).

Gli scribi, ai quali la gente si rivolgeva con il titolo di Rabbi («Mio signore»), erano senz'altro le vere guide spirituali del giudaismo; proprio dai rabbini nasceranno, nei primi secoli dell'era cristiana, i testi che ancora oggi regolano la vita degli ebrei, come la Mishnah e il Talmud, oltre ai commenti e alle interpretazioni della Scrittura che avranno un notevole influsso anche nel cristianesimo.

Gli zeloti , i sicari , gli erodiani.

Secondo Flavio Giuseppe verso il 6 d.C, anno in cui i Romani assumono il controllo diretto della Giudea, gli zeloti nascono come gruppo di resistenza antiromana, animato dall'idea che la dominazione di Roma era conseguenza diretta dell'infedeltà di Israele alla legge.

La soluzione da loro proposta è semplice: la lotta armata e l'uccisione dei pagani e dei loro collaboratori. In realtà gli «zeloti», cioè coloro che avevano zelo per la legge, nasceranno come gruppo organizzato solo al momento della prima rivolta, verso il 66 d.C.

Al loro fianco va collocato il movimento dei «sicari» (da «sica», il nome latino del pugnale che essi portavano), anch'essi feroci nemici dei Romani e convinti oppositori dei farisei e dei sadducei, che, con la loro neutralità o il loro collaborazionismo, non facevano nulla per liberare Israele. Tendenze zelote erano senz'altro presenti già ai tempi di Cristo; Lc 6,16 parla di uno dei discepoli di Gesù, Simone lo zelota (ma il senso potrebbe in realtà essere quello usato da Paolo in Gal 1,14 e Fil 3,6), mentre Mc 12,13-17 riflette una possibile controversia tra zeloti e farisei prò o contro l'occupazione romana.

Gli erodiani erano invece ligi al potere costituito e si opponevano a qualsiasi forma di ribellione che potesse far intervenire i dominatori romani. Vedranno Gesù come sobillatore delle popolo , quindi un pericolo per lo status quo dei poteri, e diventeranno suoi accusatori.

I briganti

La povertà era molto diffusa, come anche il brigantaggio e, da un altro punto di vista, le malattie, come risulta anche dal quadro presentatoci dal Nuovo Testamento.

Gli esseni e le correnti apocalittiche

Tre autori antichi, lo storico giudeo Flavio Giuseppe, il romano Plinio il Vecchio e il filosofo giudeo di Alessandria Filone ricordano l'esistenza di un gruppo di uomini, detti «esseni», viventi in comunità isolate, bene organizzate e disciplinate, con uno stile di vita caratterizzato da rigido ascetismo, forte esigenza morale, pratica (singolare, per il giudaismo) del celibato e della comunione dei beni, grande attenzione alle norme cultuali e di purità rituale.

L'origine degli esseni è tuttora discussa. Nuova luce hanno gettato, a partire dal 1947, le scoperte di Qumran, località sulla sponda nordoccidentale del Mar Morto, ove sono stati scoperti centinaia di manoscritti. È opinione abbastanza diffusa che gli abitanti di Qumran fossero proprio esseni, gruppi di ex-sadducei e forse anche ex-farisei separatisi dal giudaismo ufficiale in seguito alle deviazioni dal primitivo ideale maccabaico già sotto Gionata Maccabeo.

Gli esseni si considerano i «figli della luce», in lotta con i «figli delle tenebre», una lotta iniziata con la loro comunità, ma che avrà il suo compimento solo nel futuro Regno di Dio. Questa forte esigenza di separazione dal mondo fa meglio comprendere anche l'insistenza sulle norme di purità osservate a Qumran. Sia l'opera di Giovanni il Battista che lo stesso Gesù sono stati più volte messi in relazione con gli esseni; notevoli affinità verbali esistono tra testi esseni e testi del Nuovo Testamento, ma non sono elementi sufficienti per provare un reale contatto tra i due movimenti, al di là di alcuni temi e usanze comuni.

La drammaticità del periodo storico vissuto da Israele alla fine dell'epoca seleucida, vede, tramontato da tempo il movimento profetico, la nascita delle correnti apocalittiche (dal greco apokalypsis, rivelazione). Mentre i profeti, denunciando l'infedeltà presente e invitando alla conversione, predicavano un intervento di Dio per il futuro, che avrebbe rinnovato il corso della storia, per l'apocalittica la storia attuale è una realtà dominata dal male, che Dio farà scomparire del tutto, creando un mondo totalmente nuovo.

Enochismo

Corrente giudaica che non accetta pienamente la Legge mosaica. Il peccato angelico rappresenta l'origine del male : il male è presente nella storia e si manifesta nella impurità della natura e attraverso l'azione demoniaca. Nelle opere enochiche però non c’è nessun accenno a norme di purità (eccetto mangiare il sangue : Enoc Etiopico- Libro dei Vigilanti 7,5; Libro dei Giubilei 7,31; Enoc Etiopico -Epistola di Enoc 98,11 e un riferimento a oblazioni impure : Libro dei Sogni 89,73).

Qumran

Comunità giudaica che a ccetta pienamente la Legge mosaica (1QS 5,8) ma riletta in modo da risolvere le contraddizioni interne . Dà importanza alla purità : peccato e impurità coincidono , l'uomo è peccatore/impuro fin dall'utero: 1QH 4,29-30.

Il popolo

Al di là di questi gruppi, resta la gran massa del popolo Le condizioni economiche del popolo erano modeste e, al di là dei gruppi citati e dei grandi proprietari terrieri, la maggior parte della popolazione era dedita all'agricoltura o all'allevamento, spesso come salariati, al piccolo artigianato e al commercio al dettaglio. .

Durante l'epoca romana il popolo godeva di una relativa autonomia interna:
- la massima autorità resta il Sommo sacerdote,
- affiancato dal Sinedrio, un consiglio composto da sacerdoti e nobili (gli «anziani del popolo») per lo più sadducei, scribi e farisei.

Il problema del peccato/impurità

L’impurità era considerata ai tempi di Gesù non semplicemente qualcosa che non permetteva di avvicinarsi a Jhwh nella liturgia ( impurità rituale ) ma una presenza reale nella natura ( compresi angeli e uomini) che riguarda la vita quotidiana, la storia .

Mentre l'impurità rituale richiedeva dei battesimi come lavaggi esterni purificatori e sacrifici di espiazione dedicati, l'impurità reale richiedeva battesimi come lavaggi interiori dal peccato , con pentimento pubblico dunque ( cf. l'azione di Giovanni il Battista ) o l'iniziazione a condizioni di vita purificate da una grazia divina ( Qumran)

Non tutti i gruppi giudaici quindi consideravano allo stesso modo la relazione tra il peccato e l'impurità ( che non permette di essere santi come Jhwh è santo e quindi di appartenere a Lui come popolo eletto ad una salvezza piena e definitiva da tutto ciò che impedisce la felicità o pace ) ovvero non tutti erano d'accordo che la trasgressione di un qualunque comandamento della Legge producesse automaticamente un’impurità. La comunità qumranica per esempio sosteneva che l'uomo nasce impuro, mentre gli esseni ritenevano che il peccato producesse un'impurità che poteva essere tolta.

Per i qumranici la via per liberarsi dal peccato/male/impurità consiste nell'aderire alla setta e nell "aver fede ('emu-nah ) " nel Maestro di Giustizia (Pesher Habaquq 8,1-3). La via della salvezza qumranica era una via di purificazione, perché 'awon (il peccato ) non è altro che una forma di impurità ma : Non sarà purificato dai riti espiatori; non sarà reso puro dall'acqua lustrale; non sarà reso sacro (ma ormai la parola è completamente sinonimo di 'puro' e 'santo', nel senso moderno del termine, in quanto appartenente a Dio) né dall'acqua dei mari, né da quella dei fiumi; non diventerà puro nemmeno con tutte le acque di abluzione. Resterà completamente impuro per tutto il tempo che rifiuterà gli statuti di Dio senza lasciarsi istruire nella comunità della sua Assemblea.
1QS 3,6-9: «E’ per mezzo dello Spirito dell’Assemblea della Verità di Dio che sono espiate tutte le azioni dell’uomo, tutte le sue colpe, cosicché egli possa contemplare la Luce della Vita. Per mezzo dello Spirito Santo della Comunità (fondata) sulla Sua Verità egli è purificato da tutte le sue colpe. Il suo peccato è espiato in spirito di rettitudine e di umiltà; con l’umiltà del suo animo di fronte ai comandamenti di Dio è purificato il suo corpo, quando è asperso di acqua lustrale ed è santificato con l’acqua della contrizione». I qumranici consideravano anche la sofferenza come espiazione pHab 8,1-2: «Dio li libererà dal Giudizio per le loro sofferenze e per la loro fede nel Maestro di Giustizia».

Anche l a comunità essenica riteneva possibile la purificazione-santificazione dell'impurità/ peccato/ male attraverso un battesimo come lavaggio di purificazione interiore ( morte /nuova vita ) che includeva il riconoscimento pubblico dei peccati , il pentimento e la conversione alla Legge. ( cf. l'azione di Giovanni il Battista ) . L'ostacolo fondamentale verso la salvezza era costituito per gli esseni dall'impurità conseguente sia al contatto con cose impure, sia al peccato. Giovanni, per evitare qualunque contaminazione, anche minima, mangiava solo cibi di per sé considerati puri ma raccolti e preparati dalle sue stesse mani: cavallette e miele selvatico. Si trattava, perciò, di cibi non elaborati né raccolti da altri, che potevano anche essere in stato di impurità e quindi corrompere la purità del cibo.

Gesù vedeva il peccato come il grande problema da risolvere: era venuto apposta per i peccatori, non per i giusti (Mc 2,16-17 e //). Il peccato era, pertanto, anche per Gesù, il grande nemico della salvezza ma la soluzione di Gesù sarebbe stata diversa da quella delle teologie giudaiche .

L’idea che il peccato andasse espiato ( cancellato) era ben radicata nella mentalità giudaica ; Ezechiele ne aveva parlato e la corrente sacerdotale aveva istituito il rituale della festa dell’espiazione ( Yom kippurim) , regolato definitivamente in epoca postesilica. Il rituale è descritto in Lv 16. (cfr. anche Lev 23,27-32 e Num 29,7-11). Il principio dell’espiazione è costituito dall’idea che il sangue espia. Lv 17,11: «La vita (nefesh) degli esseri viventi (habbasar, “della carne”) è nel sangue; Io l’ho dato a voi per fare l’espiazione sopra l’altare per le vostre vite; perché il sangue espia per mezzo della vita (bannefesh)».

Poiché il peccato merita la morte, l’offerta di una vita-secondo il giudaismo postesilico -placa la divinità che rinuncia così a richiedere la vita del peccatore.Tenendo presente questa concezione del sacrificio espiatorio si comprende il ragionamento dell’autore della Lettera agli Ebrei nel cap. 9. L’allusione al rituale dello yom kippurim è chiara.L'offerta di sè di Gesù alla volontà del Padre ha un valore superiore a quello del Sommo Sacerdote, per due motivi: il primo è la superiorità del sacerdozio del Cristo rispetto a quello del Sommo Sacerdote, il secondo è la superiorità dello strumento, perché al sangue delle vittime è sostituito il sangue stesso di Gesù , versato in remissione dei peccati . Mt 26,28 perché questo è il mio sangue dell'alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati.

Questa interpretazione attraverso le categorie giudaiche si è diffusa (cfr. Rom 3,25; 1 Giov 2,2; 4,10) nelle chiese delle origini così come le interpretazioni che si rifanno alla categoria qumranica del valore espiatorio della sofferenza ( passione ) di Gesù. Lc 22,15 e disse: «Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione..At 1,3 Egli si mostrò ad essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, apparendo loro per quaranta giorni e parlando del regno di Dio.

Si può dire che Gesù sconfisse il male e la morte presenti nella natura/vita/storia umana, in se stesso, morendo/ risorgendo.
Questa salvezza personale Gesù la comunica ai suoi discepoli per mezzo della fede in Lui e attraverso il memoriale di sè : Gv 6,54 chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna ed io lo resusciterò l'ultimo giorno.
Chi ha fede in queste parole chiede ed ottiene la partecipazione a Gesù risorto.
At 26,16 Io sono Gesù, che tu perseguiti. 16 Su, alzati e rimettiti in piedi; ti sono apparso infatti per costituirti ministro e testimone di quelle cose che hai visto e di quelle per cui ti apparirò ancora. 17 Per questo ti libererò dal popolo e dai pagani, ai quali ti mando 18 ad apriraprir loro gli occhi, perché passino dalle tenebre alla luce e dal potere di satana a Dio e ottengano la remissione dei peccati e l'eredità in mezzo a coloro che sono stati santificati per la fede in me.
At 10,43 Tutti i profeti gli rendono questa testimonianza: chiunque crede in lui ottiene la remissione dei peccati per mezzo del suo nome».

Nelle scritture non c'è l'immagine di Dio che ha voluto la morte del figlio per riappacificarsi con l’umanità : è nata nel mondo latino, nel mondo romano dove il reato dipendeva dall’importanza della persona offesa.
Per esempio, se uno insultava uno schiavo non era niente, se insultava una persona libera c’era una punizione, se insultava un sacerdote o un capo c’era la prigione, se insultava il re ti tagliavano la testa. Quindi lo stesso insulto determinava una condanna diversa in rapporto a chi veniva diretto.
Qquesta mentalità portò a pensare che è stato insultato Dio, è stato offeso Dio, allora chi può scontare un peccato del genere? Solo un Dio lo può fare.

Gesù è morto non perché fosse la volontà di Dio, ma perché era la convenienza del sommo sacerdote; Gesù è morto per essere fedele all’impegno preso con il Padre di manifestare sempre comunque e ovunque il suo amore.

Da che cosa Gesù ci ha salvato?
Se dico che ci ha salvato dalla morte, allora non si muore più!
Se ci ha salvato dai peccati, non commettiamo più peccati !
Gesù nel vangelo dice che non è venuto per essere servito ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti.
Questo termine “riscatto” (lytron) apparteneva all’ordine giuridico ebraico, dove quando un individuo veniva ridotto in schiavitù, per una guerra o per debiti, il parente più prossimo aveva l’obbligo di pagare la somma di riscatto, di liberazione dalla schiavitù.
Dai vangeli sappiamo che Gesù ha dato la sua vita per liberarci da una schiavitù: quale?
Lo dice Paolo nelle sue lettere (in particolare Gal 3,13): Gesù ci ha liberati dalla maledizione della legge, da un rapporto con Dio basato sull’osservanza della legge che divideva l’umanità tra puri e impuri, meritevoli e no.
Gesù ci ha liberato da tutto questo e per farlo ha dato la sua vita.

Gesù nella sua vita pubblica si dimostrò libero dalla Legge mosaica e dalla tradizione giudaica e si comportò in modo diverso da Giovanni il battista : non ebbe timore né a mescolarsi con la gente che poteva essere in stato di impurità, né a mangiare cibi toccati da altri. Secondo Marco (cap. 7), Gesù abolì le norme di purità riguardanti i cibi (7, 19) «Non quello che entra dalla bocca rende impuro l'uomo [ = la natura è pura ] , ma quello che esce dalla bocca rende impuro l'uomo» (7, 12) ma si spinse oltre eliminando con la sua attività pubblica anche le altre leggi analoghe che riguardavano il culto, la sfera sessuale, i contatti coi pagani, con i lebbrosi, con i samaritani, gli adulteri quindi i peccatori meritevoli di morte secondo la Legge,etc.

Quando parla del ripudio della moglie ( o divorzio alla Mosè) dice che il ripudio non è più possibile perché «agli inizi non fu così». Gesù storicizza la Legge : valeva per l'eone passato, nel Nuovo Eone le cose sono cambiate ( c'è Lui) e “... se uno è in Cristo, è una creatura nuova; le cose vecchie sono passate, ecco ne sono nate di nuove..." (2 Cor 5,17; Is 43,18).

La comunità dei credenti in Gesù non è più condizionata dalle esperienze negative del passato, ma vive in piena sintonia con il Dio che fa nuove tutte le cose (Ap 21,5).

Nuovo eone, nuova natura umana, nuova Legge.

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