Corso di Religione

Pag.  4
  1       2       3       4           


Mondialità.
         


powered by FreeFind





Civiltà superiori ed inferiori?
La civiltà occidentale , influenzata nei secoli dal cristianesimo , ha elaborato una piattaforma di valori che essa propone come valori universali, diritti che appartengono per natura ad ogni uomo. Si tratta dei Diritti Umani espressi ed accolti dall' ONU nella Carta del 1948 .

Questi valori sono proposti a tutte le altre civiltà, congiuntamente con le forme economiche (neocapitalismo liberista ), politiche (democrazia ) sociali (libertà e stato sociale), militari (esercito di autodifesa attiva e preventiva, di polizia internazionale a servizio del diritto internazionale, di servizio alla pace tra i popoli) messe in atto per realizzarli.

La civiltà occidentale, specialmente in Usa e in GranBretagna , ha assunto spesso posizioni fondamentaliste , proponendo in modo forte i suoi valori fondamentali (come libertà, uguaglianza, democrazia,etc ) con presunzione di universalità e di assolutezza, con la tendenza ad adottarli come criteri determinanti per l'universalità e per la superiorità di una civiltà umana sulle altre . C'è in queste posizioni la convinzione che una civiltà che non tenda a realizzare universalmente questi valori non puo' dirsi pienamente umana.


astana_1


La civiltà islamica , diffusa nel mondo non quanto quella occidentale, ma con una forte tendenza ad espandersi, ha manifestato nei secoli fasi di fondamentalismo.

Particolarmente in questi ultimi anni va proponendo i suoi valori fondamentali ( come la diversità di diritti e doveri tra uomo e donna, tra bambini e adulti, tra religiosi e civili, la prevalenza del diritto del clan su quelli dell'individuo, etc. ) con presunzione di universalità e di assolutezza.

In Europa un Islam moderato ha proposto una carta dei " Diritti umani dell' Islam ".


E' legittima convinzione di gran parte degli occidentali che i valori fondamentali, i diritti umani, possano essere presi come criterio universale per misurare il grado di umanizzazione di una civiltà: una civiltà è tanto piu' pienamente umana quanto più riconosce e colma i diritti umani per tutti i suoi cittadini. La visione occidentale afferma che nei paesi di cultura islamica, cosi' come in quelli di cultura cinese o indù o scintoista, non c'è vera libertà, nè vera democrazia, nè vera uguaglianza e questo impedisce la piena umanizzazione della vita personale e sociale.

L'Islam -non si è sempre opposto ad accogliere come umanizzanti questi valori occidentali. Nel XII° secolo i mistici musulmani chiamati Sufi propagandavano il motto «libertà, eguaglianza, fratellanza».

Questo nonostante le persecuzioni da parte di dittatori, ulema corrotti, teologi limitati. Persecuzioni che hanno per esempio portato al martirio Al-Hallaj (858-922), uno dei poeti mistici più eminenti dell'umanità tutta.

La situazione generale , di fatto, presenta ovunque nei paesi islamici la parziale negazione dei diritti umani raccolti nella Carta ONU. 

Secondo una certa critica (anche occidentale), i diritti umani sono categorie tutte occidentali storicamente determinate percio' non possono assumere un valore di assolutezza ed universalità.


Di fatto se ne parla da solo 50 anni e la loro realizzazione nella stessa civiltà occidentale è fallimentare: dicono per esempio critici di parte islamica che l'occidente ha trasformato la libertà in licenza, l' efficientismo imprenditoriale in neocapitalismo (variante dell'usura, secondo il Corano) i problemi di "genere" (gay, lesbiche, transessuali) hanno alterato le relazioni tra i sessi (quali sono concepite dal Corano), e via numerando.

I fondamentalisti islamici vedono l'Occidente e i suoi valori - democrazia, libertà di coscienza, emancipazione femminile, tecnologia, ecc. - come il diavolo, mentre altri , più liberali, ritengono possibile coniugare l'anima religiosa profonda dell'Islàm - quella non strumentalizzata in chiave politica - con il meglio dei valori occidentali, evidentemente "purificati" dagli eccessi .

Tale condizione è essenziale e perciò l'unica possibile per l'esistenza di tutte. 

-Tolleranza (non voler imporre la propria cultura) ,
-rispetto (favorire concretamente la libera esistenza ed il libero sviluppo delle culture anche all'interno di culture diverse, accogliere la diversità come valore da difendere e sviluppare)
-e dialogo (scambio culturale paritario) sono gli elementi fondamentali della pace.


Sono quindi necessari alcuni nuovi atteggiamenti culturali e religiosi :
una nuova sensibilità pluralista , cosa che implica l'accettazione del pluralismo etico e del dialogo etico, cioè  la elaborazione democratica e l' accetazione di una piattaforma condivisa di valori.
una capacità di dialogo e una educazione al rigore critico, che sappia inglobare tutti gli ambiti della conoscenza umana non solo quella  razionale , ma anche quella pratica,quella artistica, quella religiosa.

consulta : Unimondo.org

Costruire la pace nel mondo glocale.














Per vivere bene in un mondo nuovo è necessaria una nuova cultura della pace : in questo mondo glocale è necessaria una nuova Cultura della Mondialità.

Porre le basi della convivenza pacifica significa conquistare un atteggiamento di rispetto e ammirazione per gli altri : si rispettano e si ammirano i comportamenti che tendono a realizzare valori, le cose importanti per tutti.


Conoscere le civiltà, conoscere le culture, conoscere soprattutto le religioni , dove si conservano e tramandano i valori, ma anche stabilire nuove relazioni. Per le nuove generazioni acquisire una nuova Cultura della Mondialità significa autoeducarsi ad una nuova Cultura della Mondialità:

- sentirsi " ragazzi del mondo"
- sentirsi parte di qualcosa di grande e raggiungibile in ogni suo punto : il pianeta-rete-villaggio,
- pensare all'umanità come ad una grande famiglia di popoli  
- pensare a tutto il pianeta come nostro habitat e sentirsi impegnati a conservarlo e migliorarlo tutto.       
- sentirsi impegnati a comunicare e dialogare con tutti per riconoscere il bene comune presente in ogni civiltà

Partecipare alla nuova era della mondialità è :

- trovare amici nel mondo per conoscere e per realizzare insieme progetti di pace
- adottare, anche a distanza, amici svantaggiati del mondo ed averne cura
- partecipare a progetti di sviluppo e di difesa dei piccoli popoli in difficoltà
- partecipare alla salvaguardia delle aree del pianeta importanti per la sopravvivenza di tutti (foreste, oceani, acque       potabili etc.)
- sviluppare un commercio equo e solidale , cioè giusto e che stabilisca solidarietàtra chi compra e chi vende.
- favorire le attività umane che salvaguardano la natura e migliorano l'ambiente ( agricoltura organica, oasi   ecologiche, WWF, Legambiente, Greenpeace, etc.)                    
-favorire le attività non-profit            
- etc.


Insieme a questa educazione è necessaria una adeguata istruzione che non può prescindere dalla conoscenza del fatto religioso nella sua universalità e diversità.


CULTURA: modo di vivere .
PACE NEL MONDO : benessere per tutti.
Bandiere di Pace   L'Arsenale della Pace

Tutte le civiltà si sono formate nella storia intorno ad una religione : la religione ha fornito ai popoli della civiltà i comportamneti necessari per orientare loro vita verso il bene personale e comune.

Lungo la storia le grandi civiltà hanno attinto alle grandi religioni di riferimento per rinnovarsi e progredire permettendo a ciascuno di realizzare il bene personale ed insieme il Bene Comune.

Riferirsi continuamente alla religione è importante per ogni civiltà , soprattutto nei grandi cambiamenti storici : quando le civiltà antiche hanno perso questo riferimento sono decadute e sono crollate finendo per essere assorbite da altre.

Nel mondo glocale è necessario che ciascuno torni a riferirsi alla propria religione , non necessariamente per praticarla, ma per riscoprire in essa le cose importanti che ha passato alla propria civiltà lungo i secoli e che hanno realizzato il Bene Comune, cioè i valori . Questi valori vanno poi messi in comune per ricercare tutti insieme il Bene Comune .

Cosa c'è di buono per tutti nel buddismo , e nell' induismo e nel'Islam ? E nel cristianesimo ? E nelle altre religioni?

Il ruolo delle religioni .

«Le religioni si sono tirate indietro dal loro compito e si sono limitate agli aspetti spirituali del rapporto tra uomo e Dio, lasciando ad altri – ignoranti e interessati nella maggior parte dei casi – l’organizzazione dei rapporti dell’uomo con l’uomo. Esse non ritorneranno davvero alla vita dell’uomo, così da compiere la verità della libertà, se non quando riprenderanno a svolgere il ruolo cui hanno rinunciato».

[Khaled Abdel-Rauf al-Jaber, professore all’Università di Petra (Amman), musulmano -al convegno del comitato scientifico di O.A.S.I.S. 2008 ad Amman]
-In un mondo in cui 800 milioni di persone vivono al di sotto del minimo indispensabile all'esistenza,
-in cui catastrofi e guerre annientano interi gruppi umani,
-in cui bastano i capricci di qualche autorità a vanificare gli aiuti,
-in cui la corruzione e lo sfruttamento distruggono le speranze di popoli ,
-in cui i bilanci militari superano quello della pubblica istruzione,
-in cui oppressi, silenziati, prigionieri politici torturati e uccisi gridano giustizia a Dio,
-in cui interi popoli sono minacciati da guerre o da ingiuste strutture,
-in un mondo del genere i capi religiosi non possono tirarsi indietro, pregare nei loro templi e basta.

I responsabili delle nazioni sanno che non è più possibile continuare a costruire questa civiltà  , anzi che bisogna incominciare ad abbattere i piani superiori, perchè le fondamenta già vacillano. Ma nessuno ha il coraggio di dare l'ordine corrispondente.

Il cittadino vuol vivere e godersi la vita, nessuno può permettersi di disturbarli nelle sue abitudini consumistiche e perdere voti. Si vive alla giornata. Si sa che al ritmo attuale fra 20 30 anni avremo estratto l'ultimo barile di petrolio dal sottosuolo, ma anzichè moderare il consumo, lo si aumenta ogni anno.

Ogni anno disboschiamo una superficie due volte la Svizzera per fabbricare carta, fare agricoltura, produrre legname, costruire città. A questo ritmo in 75 anni non ci saranno più foreste e le conseguenze sul clima e sull'aria , oggi già allarmanti saranno disastrose. Ci troviamo di fronte al dilemma di imporci una crisi economica moderata nella speranza di dominarla con la fantasia e la ricerca, o di spingere la crisi ecologica al massimo per poi trovarci improvvisamente di fronte ad una catastrofe. Si tratta della salvezza o della perdizione della umanità.

Senza motivazioni religiose non è possibile cambiare il corso delle cose. Se i politici non hanno il coraggio di parlare chiaro, lo devono fare le Chiese.

Per la prima volta nella storia del mondo tutti gli uomini aspirano appassionatamente ad essere uomini con diritti uguali per tutti

Per la prima volta nella storia del mondo tutte le nazioni sono rappresentate in un organismo ONU che tende all'unità dei valori, alla integrazione universale (carta dei dirittti della persona).

Per la prima volta nella storia del mondo tutti questi popoli partecipano insieme a colloqui e istituzioni politiche economiche, culturali e religiose.

Per la prima volta nella storia l'uomo possiede il potere di autodistruggersi 400 volte o più.

Per la prima volta nella storia ci troviamo di fronte ad una alternativa concreta:o un affratellamento totale o la distruzione totale (balcanizzazione del mondo) o la riconciliazione ed integrazione economica o la guerra di tutti, poveri, contro tutti.

Le Chiese e le religioni devono leggere questi segni del tempo e spingere ad una azione corrispondente. Non mancano ostacoli di tutti i generi: criminalità internazionale, terrorismo, tribalismo, guerra, calamità, epidemie etc ma se ma il vertice del peccato umano, il deicidio,nella Rivelazione cristiana è diventato -per trasformazione divina- la salvezza universale , ciò autorizza e dona a tutti gli uomini una speranza trascendente.

La Chiesa cattolica come risorsa universale per la pace .


Astana- Palazzo della pace e della concordia

In questa fase della storia non è più un popolo ad essere eletto da Dio in rappresentanza di tutti , bensì tutti i popoli scoprono di essere popoli eletti e di costituire il popolo di Dio.

Tutte le Chiese devono rendere credibili le loro utopie del Cielo anzitutto su questa terra. Non possono accontentarsi di documenti ed interpretazioni. Devono prendere l'iniziativa salvifica. Viviamo nella prima fase dell'era mondiale, con poca esperienza di vita globale, dobbiamo imparare.

Per intanto tutti gli uomini sono già legati da un fatto: nonostante la loro diversa posizione religiosa o ideologica si sentono cittadini anche all'estero. Tutti si sentono avvolti da un mistero, vivono per un sogno , una promessa trascendente, una alleanza divina. Si daranno la mano ?

La Chiesa cristiana si definisce cattolica, cioè universale : essa custodisce il dono del progetto divino di unire tutta l'umanità in un sol popolo . Il Papa opera questo servizio ( la realizzazione del progetto divino) in questi tempi. L'umanità intera è l'unica società che può competere con la Chiesa in fatto di cattolicità e superarla, però l'ONU è un incerto portavoce.

Per promuovere l'unità del genere umano non sono necessarie superstrutture politiche ma una nuova mentalità : il superamento di ogni parrocchialismo, nazionalismo, etnocentrismo radicale, e la disponibilità a conoscersi ed integrarsi percooperare alla costruzione della unità del mondo.


In questo contesto i figli di Dio sono coloro che infiammati dalla Carità promuovono la vita integrale ed autentica, dialogano, infondono speranza e creano unità.

Chi segue Gesù, fa il bene, opera miracoli, cambia le strutture inumane, trasforma la società, opera per la Pace Universale, l'unità nell'integrazione e nell'amore ed è già beato.

Fattori storico-culturali, di apologia prima e di egemonia poi, hanno spinto la Chiesa in Occidente , costretta ad una dura lotta di sopravvivenza contro nemici teorici e pratici, ad affermare la consistenza culturale cristiana per la salvezza della umanità partendo da verità proprie che escludevano quelle altrui.

D'altra parte è un fatto storico che le rivalità da una parte spingono a tener fermo il proprio punto di vista , a consolidare la propria posizione, e dall'altra spingono ad evidenziare enormemente gli errori altrui e a demolirne interamente la posizione.

Di fatto la Chiesa ha preso in considerazione tutte le culture, da quella greco-romana, a quella ebraica. . . ma nel momento in cui l'Impero Romano diventa cristiano, la cultura cristiana diventa egemone , con gravi ripercussioni conflittuali al suo interno.

Il processo culturale di liberazione da questa egemonia è stato lungo e drammatico ed è ancora in atto. La lotta si è svolta e ancora si svolge più per una egemonia ideologica che per un reale servizio all'uomo.

Oggi la Chiesa Cattolica si è interrogata sulla propria identità in una dimensione culturale nuova: il significato della propria esistenza in mezzo alla umanità. La perdita dello spirito egemonico libera la Chiesa dalla mono-cultura e della mono-società, la apre alla conversione e all'aggiornamento, alla scoperta della sua cattolicità.

Si tratta di un modo culturale che evidenzia l'incolmabile insufficienza delle condizioni culturali a rivelare tutto l'interesse di Dio per l'umanità e la necessità di nuovi spazi culturali per la comprensione della rivelazione storica divina.

Per la prima volta una religione, ufficialmente, e senza rinunciare minimamente alla propria identità, getta uno sguardo di attenzione positiva al di fuori della propria tradizione come se vedesse una luce misteriosa rifulgere in tutte le culture in cui l'umanità si è trovata ad esistere storicamente e secondo le quali è stata chiamata a vivere responsabilmente.Tale posizione apre la Chiesa al dialogo con il mondo e la pone come punto di partenza attualmente piu' aperto per un dialogo fra religioni.

Per una vera cittadinanza globale
di Don Franco Monterubbianesi - Associazione Internazionale Noi Ragazzi del Mondo.


Siamo ormai tutti cittadini del Mondo. Un Mondo da unire nel rispetto della vita di tutti gli uomini e delle culture di tutti i popoli della Terra. La divisione che c’è invece produce guerra, fame, povertà, miseria, violenza, terrore e insicurezza per tutti.

Il sistema, oggi vantato, della globalizzazione dell’economia aumenta, invece di diminuire, queste divisioni, che sono diventate necessarie al sistema stesso per mantenersi nel suo potere, esasperandole sino alla guerra per i beni comuni, che invece devono essere di tutti.

Così si parla di guerre future per l’acqua, così come si parla ancora di guerre per il petrolio.

I grandi della Terra, che si erano posti gli obiettivi del Millennio, ci stanno rinunciando per pochezza della politica. Di quest’incapacità della politica dobbiamo tutti drammaticamente prendere coscienza, assumendoci la responsabilità di produrre il cambiamento necessario dal basso, dall’autosviluppo che vuole socialità ed economia insieme, allora in una radicalità di visione politica non più basata sui rapporti di forza, ma di vera collaborazione tra i popoli, sino alla riconciliazione dei conflitti creati.

Lo stesso squilibrio della Natura, oggi coinvolta nel male fatto all’Uomo, vuole un cambiamento radicale dei nostri comportamenti. Una crisi di civiltà che dobbiamo affrontare.Il Sud del Mondo, che resiste nella sua capacità di autosviluppo alla devastazione portata dall’Occidente, può darci una mano nella risalita della china e nell’affrontare e volere fino in fondo il cambiamento.

Dobbiamo, però, creare un vero atteggiamento di comunione e di fraternità tra il Nord e il Sud del Mondo, basandoci sui valori che ciascuna cultura può apportare a questa lotta comune.Così, la cooperazione decentrata con cui i problemi del Sud sono visti da noi Occidente come nostri problemi per aiutarli nel loro vero autosviluppo, produrrà anche al nord questa capacità di cambiare il sistema, che ci uccide.Le nuove generazioni del Nord e del Sud, nello scambio fraterno, di solidarietà e di comune visione politica, ne devono essere rese capaci. Solo esse affermano e sognano che un altro Mondo è possibile.

Il continente su cui poggiamo e dobbiamo misurare lo sforzo di questa nuova politica è l’Africa. L’Africa che è il cuore malato dell’Europa, lo specchio della crisi profonda del nostro agire; l’Africa dove i mali estremi sono presenti, ma dove c’è anche tanta forza di resistenza. L’Africa è in pista, l’Africa è in piedi.

Agiamo, allora, tutti nella responsabilità di unirci all’Africa, ai suoi problemi, perché anche l’Africa con i suoi valori ci aiuti a cambiare il Mondo.Gli Enti locali, dove il cittadino fa e può fare la Politica dal basso, dal proprio stile di vita, si facciano capaci di ciò per dare ai propri cittadini, a cominciare dalle scuole, la coscienza dell’urgenza di questo cambiamento. Gli Immigrati accolti dagli Enti locali siano responsabilizzati con noi in tale impegno.


Ma perché essi possano dare utilmente questa testimonianza, debbono stringere rapporti di stima e di amore con questi uomini, riconoscersi come membra di quel gruppo umano in mezzo a cui vivono, e prender parte, attraverso il complesso delle relazioni e degli affari dell'umana esistenza, alla vita culturale e sociale.

Così debbono conoscere bene le tradizioni nazionali e religiose degli altri, lieti di scoprire e pronti a rispettare quei germi del Verbo che vi si trovano nascosti; debbono seguire attentamente la trasformazione profonda che si verifica in mezzo ai popoli, e sforzarsi perché gli uomini di oggi, troppo presi da interessi scientifici e tecnologici, non perdano il contatto con le realtà divine, ma anzi si aprano ed intensamente anelino a quella verità e carità rivelata da Dio.


Concilio Vaticano II - Ad Gentes-Cap II° Testimonianza di vita e dialogo

11. È necessario che la Chiesa sia presente in questi raggruppamenti umani attraverso i suo}figli, che vivono in mezzo ad essi o ad essi sono inviati. Tutti i cristiani infatti, dovunque vivano, sono tenuti a manifestare con l'esempio della loro vita e con la testimonianza della loro parola l'uomo nuovo, di cui sono stati rivestiti nel battesimo, e la forza dello Spirito Santo, da cui sono stati rinvigoriti nella cresima; sicché gli altri, vedendone le buone opere, glorifichino Dio Padre (cfr. Mt 5,16) e comprendano più pienamente il significato genuino della vita umana e l'universale legame di solidarietà degli uomini tra loro. Come Cristo stesso penetrò nel cuore degli uomini per portarli attraverso un contatto veramente umano alla luce divina, così i suoi discepoli, animati intimamente dallo Spirito di Cristo, debbono conoscere gli uomini in mezzo ai quali vivono ed improntare le relazioni con essi ad un dialogo sincero e comprensivo, affinché questi apprendano quali ricchezze Dio nella sua munificenza ha dato ai popoli; ed insieme devono tentare di illuminare queste ricchezze alla luce del Vangelo, di liberarle e di ricondurle sotto l'autorità di Dio salvatore.


Mondialtà, migrazioni e umanesimo.
source: cyberteologia.it  di Adolfo Nicolás, Superiore Generale della Compagnia di Gesù, durante l'incontro con gli immigrati, i rifugiati e volontari Centro Astalli, l' istituzione del Jesuit Refugee Service (JRS) 14 gennaio 2016.

" ... Sicuramente, dobbiamo essere grati ai migranti che arrivano in Italia e in Europa per una ragione: ci aiutano a scoprire il mondo.

Ho vissuto in Giappone per più di trenta anni ed ho lavorato quattro anni in un centro per immigrati. La maggior parte di loro non hanno documenti in regola, quindi posso parlare per esperienza.

E proprio alla luce di ciò che ho vissuto, confermo: gli immigrati sono una vera fonte di benefici per ogni paese. Lo sono sempre stati, nonostante difficoltà e incomprensioni.

La comunicazione tra le diverse civiltà avviene infatti attraverso i rifugiati ed i migranti; è così che è stato plasmato il mondo che conosciamo.

Non è stato solo il fatto di aggiungere una cultura all'altra: c'è stata una vera e propria trasformazione. Questo è ciò che la storia ci insegna.

Anche le religioni: cristianesimo, islam ed ebraismo sono diffuse in tutto il mondo grazie ai migranti che hanno lasciato il loro paese e si sono spostati da un luogo all'altro.

È per questo che dobbiamo essere loro grati, perché ci hanno "dato" il mondo.

Senza di loro saremmo chiusi all'interno della nostra cultura, vivindo con i nostri pregiudizi ed i nostri limiti.

Un paese corre sempre il rischio di rinchiudersi in orizzonti molto angusti, molto piccoli ma grazie a loro siamo in grado di aprire il nostro cuore e così il nostro paese può aprirsi a nuove dinamiche.

Conoscere ed essere consapevoli di avere problemi comuni e di quotidianità, tener conto della nostra interdipendenza, ci unisce nel compito di diventare uomini e donne.

I migranti sono quelli che hanno costruito un paese come gli Stati Uniti in cui si è sviluppata la democrazia. Questo non è frutto del caso, ma è dovuto al melting pot [ fusione ] che si è verificato: un melting pot di culture e di persone ha dato origine a tale paese. Ci sono molti altri casi nel mondo: Argentina, per esempio, e molti altri.

Così, i migranti potrebbero aiutarci ad aprire il cuore, ad essere più grandi di noi stessi. E questo è un dono straordinario.

Pertanto, i migranti non sono solo ospiti, sono persone che possono incoraggiare la vita civile, offrire un apporto notevole alla cultura ed un contributo per profondi cambiamenti.

E' proprio grazie a loro che l' umanesimo continua a radicarsi . Dobbiamo essere consapevoli di questo.



Un vescovo giapponese ha commentato il versetto evangelico "Io sono la via, la verità e la vita" (Gv 14,6) dicendo che l'insegnamento di Gesù può essere applicato anche ad altre religioni.

Io stesso, come Superiore Generale dei Gesuiti, spesso devo viaggiare per il mondo e vedo che questo vescovo aveva ragione.

L' Asia, in particolare potrebbe essere vista benissimo come "la via". In Asia l'impegno costante è quello di cercare la via, il "come": come fare yoga, come concentrare, come meditare.

Yoga, Zen, le religioni, il judo... sono tutti considerati come "vie".
Senza fare paragoni, dovremmo considerare che l'Europa e gli Stati Uniti in particolare siano interessati alla "la verità"; mentre l'America Latina e Africa sono preoccupati per "vita".

I valori relativi alla vita sono molto importanti. Per questo abbiamo bisogno di tutti, perché ognuno ha una saggezza e un contributo da dare all'umanità.

E 'tempo che noi pensiamo alla umanità nel suo insieme e non come un insieme di paesi diversi, separati l'uno dall'altro da tradizioni, culture e pregiudizi.

Dovremmo pensare a una umanità che ha bisogno di Dio, ha bisogno di una profondità che può venire solo dalla unione di tutti.

Quindi dovremmo essere grati per questo contributo dei migranti e dei rifugiati a tutta l'umanità. Fanno capire che l'umanità non si forma solo per il contributo di una parte, ma con il contributo di tutti.

Inoltre, essi sono, al tempo stesso, la parte più debole e più forte dell'uomo.

La più debole perché hanno sperimentato la paura, la violenza, la solitudine e il pregiudizio degli altri; tutto ciò fa parte della vostra esperienza, lo sappiamo.



Ma ci mostra anche che sono la parte più forte dell' umanità, ci fanno capire come superare la paura, il coraggio di affrontare rischi che non tutti sono disposti ad affrontare.

Nelle loro speranze per il futuro hanno imparato a non essere paralizzati dalle difficoltà. Sono riusciti a superare la solitudine attraverso la solidarietà, aiutando gli altri e hanno così dimostrato che il genere umano è debole, ma può essere forte.

Ci hanno insegnato che ci sono valori e realtà ancora più profondi di quelli che abbiamo perduto. Questo è normale quando si vivono situazioni estreme .

Ricordo a questo proposito l'esperienza di mio fratello che vive negli Stati Uniti. Mentre una casa vicina bruciava , lui temeva che il fuoco raggiungesse casa sua.

Ha confessato che, mentre era preso dalla paura, ha imparato a distinguere ciò che è importante da ciò che non lo è.

Non si è precipitato a mettere i soldi al sicuro bensì le fotografie che rappresentavano le sue radici e la sua vita. In quel momento ha capito che la cosa più importante è quello che teneva dentro di sé e non al di fuori sè , fosse anche la casa stessa.

Tutto ciò lo sperimentano anche con i rifugiati: hanno visto la morte in faccia e l'hanno affrontata.

Pensate per un momento almeno, se non aveste una casa, una famiglia, una lingua ... se aveste solo la vita e anche questa minacciata, cosa fareste? Che cosa pensereste? Cosa o chi amereste?

Celebriamo quest'anno l'anno di misericordia, un concetto centrale in molte religioni. Nel cristianesimo, nell'islam, nel giudaismo e in tutte le grandi religioni, la misericordia è un concetto molto importante. Senza di essa non si può vivere ed i migranti ed i rifugiati ci mostrano proprio uno dei suoi volti.

Quando qualcuno ha tutto può essere misericordioso senza paura, ma quando una persona non ha nulla e tuttavia si mostra misericordioso con un altro, il volto della misericordia diventa in questo caso ancora più reale. Così, abbiamo potuto imparare dai migranti e dai rifugiati come essere misericordiosi verso gli altri.

Impariamo da loro ad essere umani, nonostante tutto.
Impariamo da loro ad avere come orizzonte il mondo e non la nostra piccola e stretta cultura.

Impariamo da loro ad essere persone del mondo... "

top




home

DISCLAIMER. Si ricorda - ai sensi della Legge 7 marzo 2001, n. 62 - che questo sito non ha scopi di lucro, è di sola lettura e non è un "prodotto editoriale diffuso al pubblico con periodicità regolare" : gli aggiornamenti sono effettuati senza scadenze predeterminate. Non può essere in alcun modo ritenuto un periodico ai sensi delle leggi vigenti né una "pubblicazione"  strictu sensu. Alcuni testi e immagini sono reperiti dalla rete : preghiamo gli autori di comunicarci eventuali inesattezze nella citazione delle fonti o irregolarità nel loro  uso.Il contenuto del sito è sotto licenza Creative Commons Attribution 2.5 eccetto dove altrimenti dichiarato. Navigando nel sito se ne accetta la   PRIVACY POLICY