Corso Biblico

    


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Lc 1, 68"Benedetto il Signore, Dio d'Israele, perché ha visitato e redento il suo popolo, 69e ha suscitato per noi un Salvatore potente nella casa di Davide, suo servo, 70come aveva detto per bocca dei suoi santi profeti d'un tempo: 71salvezza dai nostri nemici, e dalle mani di quanti ci odiano. 72Così egli ha concesso misericordia ai nostri padri e si è ricordato della sua santa alleanza, 73del giuramento fatto ad Abramo, nostro padre, di concederci, 74liberati dalle mani dei nemici, di servirlo senza timore, 75in santità e giustizia al suo cospetto, per tutti i nostri giorni. 76E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell'Altissimo perché andrai innanzi al Signore a preparargli le strade, 77per dare al suo popolo la conoscenza della salvezza nella remissione dei suoi peccatiIl male ha un senso?
L'umana esistenza incontra persistentemente il male  : è possibile trovare un senso alla vita umana segnata dal male ? Come viene percepito il male oggi?

In un mondo in cui l'uomo ha perso il senso di Dio, della Verità , il male viene percepito non più come il risultato di una libera ribellione ad un ordine universale necessario per il bene comune , o a Dio o alla Verità, ma come un senso di distanza, di scarto tra ciò che si vorrebbe essere in un dato momento della propria vita e ciò che si percepisce di essere : il "male-per-me"
Nelle società occidentali secolarizzate il male non è più un DATO UNIVERSALE della storia umana che "sta di fronte a tutti" ma un dato " privato" : è il "male-per-me", lo scarto tra ciò che percepisco di essere e ciò che vorrei essere.

La misura del bene e del male i queste società non è più etica, ma giuridica : bene e male  non sono più decisi dalla ragione ( etica ), ma dai parlamenti che legiferano, dove siedono per lo più lobbies e congreghe affaristiche che fanno leggi ad personam , ad familiam, ad confraternitam, etc.
Se non c'è " autorità etica " ma solo giuridica, alloralo scarto tra il proprio essere nel mondo e ciò che si vorrebbe essere ( il "male-per-me") si potrebbe anche colmare -ragionevolmente e perchè no, lo stabiliscoio- facendo ciò che è male-per-gli-altri (anche se sul piano giuridico è punitodalla legge civile)

La ratio ,ciò che è ragionevolmente bene , non si stabilisce più nel dialogo etico ma nelleprocure perciò l'eticanessuno sa più cosa sia o ne straparla , nè viene insegnata nelle scuole doveviene sostituita dalla educazione alla legalità e persino nelle parrocchie cattolicheviene sostituita dalla spiritualità
Stando così le cose una lotta universale contro il male da parte dell'umanità non ha più senso. C'è però una altro DATO : la persistenza del male nell'esistenza umana spinge continuamente gli uomini a darsene una ragione, inevitabilmente :

" se ilmale è tutto ciò che noi sperimentiamo come carenza, limitazione,diminuzione , che porta insoddisfazione, dispiacere, sofferenza, dolore, infelicità:allora, perchè il male? - da dove viene ?combattendolo in ogni modo c'è speranza di eliminarlo ?"
La lotta permanentecontro il male è necessaria e doverosa perchè il male  rimaneuna realtà misteriosa e imprevedibile  che non ha senso nè giustificazione :è un dato costante della storia eva semplicemente prevenuto, combattuto in tutte le sue forme

La ragione deve tornare a lottare in tutti gli ambiti culturalie istituzionali , pena fare di questo mondo, per le future generazioni, un inferno:

Il peccato Checos'è il peccato di cui parla la Bibbia ? LEGGI : MALE E PECCATO

C'è una relazione tra ciò che sperimentiamocome male e il peccato , ma peccato e male nonsono mai totalmente identici. La Bibbia parla del male ma non tanto quanto del peccato esoprattutto annuncia la vittoria di Dio sul male esul peccato
Lc1, 77 ( Gesù è venuto) per dare al suo popolo la conoscenza ( l'esperienza intima ) della salvezza ( dalla morte) nellaremissione dei suoi peccati LEGGI: LA REDENZIONE

Ilmale non è nè fatalenecessario : l 'esistenzaè creata buona da Dio , non c'è in essa traccia di male , ilmale si annida in modo evidente là dove l'esistenza diventa "possibilità", là dove c'è la " libertà di scelta " : negli esseri-persona
Il male non è una realtà creata da DIO ma è il cambiamento della verità di natura dell' essere , il cambiamento di qualcosa che deve esistere in un certo modo, secondo la Parola diDio .
Il male è la menzogna: "ciò-che-DIO-non-ha-detto" - "ciò cheDIO non ha creato"
La personificazione biblicadel male non fa di esso -necessariamente- una persona, ma indica che il maleorigina dalla libertàdi cui solo gli esseri-persona godono ,  l ' auto-coscienzache permette di auto-orientarsi e auto-determinarsi

Gli angeli ribelli hanno reso loro stessicreature fuori dall’ordine divino e sono rimasti imprigionati nellamenzogna di considerarsi diversi dalla Parola che li ha creati:

Il male è l' IN-CONCEPITO da DIO , l' INCONCEPIBILE INCONCEPITO
" Quando si chiede se il diavolo sia una persona si dovrebbe giustamente rispondere che egli è la non-persona , la dis-gregazione, la dis-soluzione dell'essere-persona, e perciò costituisce la sua peculiaretà il fatto di presentarsi senza faccia , il fatto che l'INCONOSCIBILE sia la sua forza vera e propria "  (J.Ratzinger , citaz. in Nuovo Diz Teolog. Biblica , Frascati 1988 )La creazione divina , tutti gli esseri visibili ed invisibili, per il fatto stesso di "essere" in virtù della Parola divina, di avere una propria "verità di natura"sono collocati dentro una relazione vitale con DIO , l' alleanza primordiale ogni essere "è" solo dentro la relazione con DIO  e uscire da questa relazione è decrearsi, morire
Uscire dalla relazione con DIO è il PECCATO , la morte dell'essere , l'inconcepibile inconcepito
L’uomo è stato creato libero  : 
- di essere cio’-che-Dio-ha-detto : bene-essere , VITA immortale
- di essere altro da  cio’-che-Dio-ha-detto, l'inconcepibile: male-essere , morte definitiva dell'essere
Fin da principio ( espressioneche equivale a : sempre nella storia ) l'uomo ha voluto conoscere sia il bene che il male, sia la verità che la menzogna , così ha creato se stesso secondo una parola che non è quella divina, ha fatto di sè "menzogna" , ha rotto la sua relazione con DIO creatore : ha PECCATO e si è incamminato verso la decreazione dell'essere, la morte dell'essere. Chi non accetta di essere ciò che DIO ha " detto" - "creato",  e si crea secondo la sua menzogna  , perde la partecipazione alla VITA : e questo è il peccato, la decreazione dell'essere, la  morte dell'essere
I peccati  di angeli e uomini ( esseri dotati di libertà di scelta ) sono riconducibili alla suggestione permanente del farsi come Dio , di stabilire da se stessi , nel proprio campo di coscienza, il bene e il male , di realizzarsi secondo una menzogna  , de-crearsi fino ad entrare definitivamente nella morte dell'essere , la non-VITA
Dio ha creato tutto con la sua Parola, che è Verità. Le creature dotate di libertà  hanno scelto la Menzogna. Hanno fatto di se stessi menzogna, mancano di Verità e percio’ di Realtà.
LEGGI : PECCATO E PERDONO

Gesù, il Verbo, la Parola creatrice di Dio, lo Spirito creatore, è entrato nella creazione storia ( incarnazione) portandola a compimento di perfezione definitiva , in se stesso , l'UOMO PERFETTO, DEFINITIVO

Donando se stesso Egli ha introdotto se stesso nella creazione come Principio di compimento dell'uomo  nella storia , come Principio di SALVEZZA , definitività dell'essere : l' UOMO SPIRITUALE
Gli uomini che accolgono con fede la Verità di natura del loro essere, Gesù, l'UOMO COMPIUTO, PERFETTO e Definitivo, creano se stessi nella Verità e rimanendo in Essa fino al loro compimento definitivo - nella storia - nella loro morte-risurrezione diventano 'UOMINI E DONNE COMPIUTI, PERFETTI e Definitivi. In loro il male è vinto in virtù dell'   "..Agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! ( Gv 1, 29
LEGGI : IL PROGETTO DI DIO
L'azione salvifica continua di Gesù nella storia riporta la Verità , la Realtà, l'Essere in tutte le creature che l'UOMO ricapitola in se stesso.

E questa Verità dell'Essere è Gesù stesso , il MODELLO DIVINO che è la Via per compiersi e la Vita che opera ogni trasformazione spirituale
eliminando la menzogna, il maligno  e il peccato dalla creazione

La SALVEZZA è diventare simili a Gesù, cioè " ESSERE in DIO" , nella VERITA',  nella VITA immortale , sempre, ed esserlo fino a passare dalla morte ( questa è la VIA) Lc 1, 77 ( Gesù è venuto) per dare al suo popolo la conoscenza della salvezza nella remissione dei suoi peccati Gesù , il male, il peccato, il perdono e la remissione Il pio israelita  così si esprimeva :
Salmi 119, 176 - Mi sono perso come pecora smarrita;
e il profeta :
Geremia 50, 17  Una pecora smarrita è Israele
l'annuncio:
Ez 34,11 Perché così dice il Signore Dio:  Ecco, io stesso cercherò le mie pecore e le passerò in rassegna  12Come un pastore passa in rassegna il suo gregge quando si trova in mezzo alle sue pecore che erano state disperse, così io passerò in rassegna le mie pecore e le radunerò da tutti i luoghi dove erano disperse nei giorni nuvolosi e di caligine. 13Le farò uscire dai popoli e le radunerò da tutte le regioni. Le ricondurrò nella loro terra e le farò pascolare sui monti d'Israele, nelle valli e in tutti i luoghi abitati della regione. 14Le condurrò in ottime pasture e il loro pascolo sarà sui monti alti d'Israele; là si adageranno su fertili pascoli e pasceranno in abbondanza sui monti d'Israele. 15Io stesso condurrò le mie pecore al pascolo e io le farò riposare. Oracolo del Signore Dio. 16 Andrò in cerca della pecora perduta e ricondurrò all'ovile quella smarrita, fascerò quella ferita e curerò quella malata , avrò cura della grassa e della forte; le pascerò con giustizia. annucia Gesù:
Mt 18, [ 11] 12 Che cosa vi pare? Se un uomo ha cento pecore e una di loro si smarrisce, non lascerà le novantanove sui monti e andrà a cercare quella che si è smarrita? 13In verità io vi dico: se riesce a trovarla, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite. 14Così è volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda Ai cristiani che hanno peccato Gesù annuncia ( e la sua Chiesa DEVE annunciare) che se si sentono smarrite non hanno nessuna ragione di sentirsi perse

Nessuna sua pecora è mai perduta : Lui - sempre, continuamente- cerca tutte le sue pecore smarrite , non le darà mai per "perdute", le cerca finchè le trova, le cura , fascia le loro ferite finchè sono guarite, salve , per sempre.

Nella storia Gesù è Speranza e Certezza di salvezza permanente per tutti  perchè come il Dio in Israele, suo Padre, mantiene sempre le sue promesse
La Chiesa di Gesù e la pecora smarrita Mc 9,33 Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: "Di che cosa stavate discutendo per la strada?". 34Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. 35Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: "Se uno vuole essere il primo, sia l'ultimo di tutti e il servitore di tutti". 36E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: 37"Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato". cf. Lc 9,46-48

. Mt 18, 15Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va' e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; 16se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. 17Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano.  Pagani e pubblicani non erano considerati da Gesù suoi nemici o gente da allontanare - come lo erano per i giudei- ma erano considerati  come coloro che avevano più bisogno di evangelizzazione,!

E l'evangelizzazione è l' AMORE di Dio per tutti, la CARITA' fonte  e prima di tutte le altre "carità umane".
Mt 18,18In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo. 19In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d'accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. 20Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro". 21Allora Pietro gli si avvicinò e gli disse: "Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?". 22E Gesù gli rispose: "Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte setteche secondo la numerologia giudaica significa : SEMPRE Gesù aveva detto ai suoi discepoli : Atti 1, 8 riceverete la forza dello *Spirito Santo, che sta per scendere su di voi. Allora diventerete miei testimoni in Gerusalemme, in tutta la regione della Giudea e della Samaria e fino agli estremi confini della terra. I discepoli  sono inviati al mondo con la Forza dello Spirito per essere SUOI TESTIMONI : i preti nelle chiese o nei confessionali che sono - tutti i giorni e tutto il giorno- al servizio del popolo, TESTIMONIANO GESU' che è sempre a disposizione con MISERICORDIA INESAURIBILE per le  le pecore smarrite , ferite o malate che il Padre  ( lo Spirito) Gli manda, per dare loro la MEDICINA che le cura e le guarisce :

  Mt 26, 28  questo è il mio Sangue  ( la VITA) dell'alleanza, che è versato per molti per il perdono dei peccati
Gesù annunciava infatti :
 Marco 2, 17"Non sono i sani che hanno bisogno del medico,ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori"...per guarirli e salvarli.
Lo "scappato di casa" Luca 15 , 11Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. 12Il più giovane dei due disse al padre: «Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta». Ed egli divise tra loro le sue sostanze. 13Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. 14Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. 15Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. 16Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. 17Allora ritornò in sé e disse: «Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! 18Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; 19 non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati». 20Si alzò e tornò da suo padre. Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. 21Il figlio gli disse: «Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio». 22Ma il padre disse ai servi: «Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l'anello al dito e i sandali ai piedi. 23Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, 24perché questo mio figlio era morto ed è ἀνέζησεν tornato in VITA, // era perduto ed è stato ritrovato». E cominciarono a far festa. 25Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; 26chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. 27Quello gli rispose: «Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo». 28Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. 29Ma egli rispose a suo padre: «Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. 30Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso». 31Gli rispose il padre: «Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; 32ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in VITA, era perduto ed è stato ritrovato» (Lc 6,36) “Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso
( 19, 10) Il Figlio dell'UOMO infatti è venuto a CERCARE E SALVARE ciò che era perduto.
... a  cercare e salvare non solo  le pecore smarrite ma quelle proprio  " PERDUTE",  MORTE, senza  VITA immortale
SALVARE le pecore senza  VITA immortale significa  ἀνέζησεν farle tornare in VITA , ridare loro la VITA immortale che avevano rifiutato per peccare
Lc 15,1-3; 12-32 ( 2022) Armellini
Lc 15,1-3.11-32 (2022) Maggi
. Con quale " VIRTU" Gesù agisce per cancellare il peccato? Il DONO (GRAZIA) della VITA cancellala MORTE cioè il PECCATO
LEGGI  : L'AGNELLO DI DIO

Come i pastori di oggi si comportano con le pecore di Gesù? fonte : Luciano Manicardi - 4 settembre 2022  - Comunità di BOSE.

"Centro del vangelo odierno è l’annuncio della misericordia di Dio, misericordia che Gesù vive nella sua prassi di vicinanza – scandalosa per scribi e farisei – con peccatori e pubblicani.

I vangeli mostrano spesso Gesù “in cattiva compagnia”: è commensale e ospite di peccatori e pubblicani, si lascia avvicinare da prostitute, si fa prossimo di uomini che le convenzioni sociali e religiose emarginavano.

L’introduzione del capitolo 15 di Luca mostra un Gesù criticato per le sue frequentazioni. Gesù , per motivare il proprio comportamento, narra una parabola che in realtà si snoda in tre parabole, due brevi e molto simili per struttura (15,4-7; 15,8-10), e una decisamente più lunga (15,11-32).

Il giudizio di “perduti”, di “irrecuperabili”, su costoro, spesso era ciò che produceva e nutriva l’emarginazione di tali persone, ma Gesù proprio della loro compagnia si compiace, perché così narra la vicinanza di Dio anche agli ultimi, ai dimenticati e agli scartati .
Gesù semplicemente, avvicina queste persone, le toglie dal loro isolamento sociale e dalla vergogna a cui erano costretti, li coglie come persone, come uomini e donne.

Gesù abbatte nella sua pratica quotidiana tabù culturali e religiosi che considerano come “contagiosa” la vicinanza con persone che per etnia o per genere o per condizioni di salute o altro ancora venivano costrette all’isolamento, a vergognarsi di se stesse, a scomparire.
Possiamo affermare che, in radice, la misericordia è il considerare l’altro come una persona, rispettandone radicalmente la dignità, quali che siano le sue opzioni, le sue opinioni, i suoi desideri, il suo status e anche i suoi comportamenti negativi, i suoi peccati. Riconoscere la misericordia di Dio implica pertanto il riconoscere in verità chi si è umanamente, vedendo i peccati e le ombre che abitano in noi. E implica l’accettare gli altri senza giudicarli e disprezzarli, che è il problema di scribi e farisei. Per i farisei il comportamento di Gesù mette in discussione l’immagine che hanno di Dio sicché le parole e gli atti di Gesù risultano loro insopportabili.

Come si dice di Giobbe, Gesù “distrugge la religione” (Gb 15,4).
Probabilmente anche per i discepoli questi comportamenti avranno suscitato gelosia e invidie, fatto nascere incomprensioni, illazioni e retropensieri su Gesù: del resto, loro già non sopportavano che uno non del loro gruppo operasse guarigioni (Mc 9,38), guardavano con sospetto la donna con cui Gesù si intratteneva al pozzo di Sicar (Gv 4,27), avrebbero fatto scendere un fuoco distruttivo sui Samaritani che non li avevano accolti (Lc 9,54) …
La misericordia, quando passa dall’essere un’affermazione teologica riguardante l’invisibile Dio all’essere una pratica esistenziale, un reale incontro di un uomo con altri uomini e donne, con persone con cui si vivono scambi, relazioni, affetti o amicizie, può divenire scandalosa, scomoda, intollerabile. E allora esplode il meccanismo della mormorazione  (Lc 15,2 1Gli agenti delle tasse e altre persone di cattiva reputazione si avvicinarono a Gesù per ascoltarlo. 2Ma i *farisei e i *maestri della Legge lo criticavano per questo. Dicevano: «Quest’uomo tratta bene la gente di cattiva reputazione e va a mangiare con loro». Quel male - la  mormorazione - da cui la Bibbia mette in guardia semplicemente narrandola, mostrandola, affinché chi legge gli episodi delle mormorazioni del popolo d’Israele nel deserto, o le mormorazioni degli avversari di Gesù o dei suoi stessi discepoli  (Gv 6, 58Questo è il pane venuto dal cielo. Non è come il pane che mangiarono i vostri antenati e morirono ugualmente; chi mangia questo pane vivrà per sempre. 59Così parlò Gesù insegnando nella sinagoga di Cafàrnao. Soltanto i Dodici restano con Gesù 60Molti discepoli, sentendo Gesù parlare così, dissero: «Adesso esagera! Chi può ascoltare cose simili?». 61Ma Gesù si era accorto che i suoi discepoli protestavano, e disse loro: «Le mie parole vi scandalizzano? possa leggere se stesso e giudicare il tenore delle proprie parole e la qualità del proprio cuore. Ecco dunque che i farisei e i pubblicani mormorano contro Gesù, parlano alle sue spalle dicendo di nascosto ciò che pensano di lui. Gesù allora prende la parola e innanzitutto narra la parabola "della pecora perduta", o forse "del pastore che si prende cura dell’unica pecora perduta", e va in cerca di essa, lasciando le altre novantanove  (Lc15,4-7). Il lettore si può legittimamente chiedere: è sensato l’agire di questo pastore? La parabola suppone che il pastore abbia fatto la conta delle pecore e si sia accorto che ne manca una. Una su cento. Cosa è più logico fare? Assicurarsi che le altre novantanove siano al riparo o mettersi in cerca dell’unica perduta lasciando le altre “nel deserto” (15,4)?  ...
Anzitutto Gesù si dice che la pecora è perduta, non semplicemente  smarrita e “il Figlio dell’UOMO”, dirà al termine dell’incontro con il pubblicano Zaccheo, “è venuto a cercare e salvare ciò che era perduto” (Lc 19,10).

Dietro alla pecora si delineano le persone ritenute perdute, lontane, senza dignità, i pubblicani e i peccatori, coloro che vivono nel peccato, coloro che per le loro stesse inclinazioni e attività si trovano a essere giudicati e disprezzati.
Si intravedono tutti coloro che vengono chiamati non con il loro nome ma con il nome di una categoria, con un’etichetta, con un nome che non identifica ma che spersonalizza: prostituta, pubblicano, malfattore, bandito, …
Il Pastore, con il suo comportamento, narra [ testimonia n.d.r. ] la sollecitudine di Dio per ogni uomo, per ogni persona, che ai suoi occhi è preziosissima.

La parabola diviene trasparenza dell’agire di Dio. ( dice Gesù : Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso” (Lc 6,36) n.d.r.)
Il testo dice che la pecora è perduta, ma il pastore non può per questo esentarsi dalla responsabilità della cura e della ricerca ... Di certo,..... quando il gregge avanza la pecora ritardataria è minacciata di morte: se rimane sola non ha scampo e diverrà preda degli predatori.

La sventura per la pecora è perdere contatto con il gregge e restare sola, allora sì che la perdita rischia di divenire ineluttabile.

Fuor di metafora, quella persona fa parte della comunità del Signore e il pastore si interroga anche sulla propria responsabilità: ha vigilato a sufficienza?

(Al  pastore "manca" quella pecora? n.d.r.)

Ecco dunque che il Pastore diviene cercatore e la  cerca finché non l' abbia trovata (Lc 15,4)

Trovatala, la mette sulle spalle, fa tutt’uno con essa e, dal deserto dove si trovava, va a casa e convoca amici e vicini per far festa con loro.
Nell' Amore non c'è timore. di ENZO BIANCHI -Monastero di Bose- 8 novembre 2016

Lc 7,36-8,3 In quel tempo, uno dei farisei invitò Gesù a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. Ed ecco, una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, portò un vaso di profumo; stando dietro, presso i piedi di lui, piangendo, cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di profumo. Vedendo questo, il fariseo che l’aveva invitato disse tra sé: «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi è, e di quale genere è la donna che lo tocca: è una peccatrice!».

-1Gv 4, Nell'Amore non c'è timore, al contrario l'amore perfetto scaccia il timore, perché il timore suppone un castigo e chi teme non è perfetto nell'Amore. Gesù allora gli disse: «Simone, ho da dirti qualcosa». Ed egli rispose: «Di’ pure, maestro». «Un creditore aveva due debitori: uno gli doveva cinquecento denari, l’altro cinquanta. Non avendo essi di che restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi di loro dunque lo amerà di più?». Simone rispose: «Suppongo sia colui al quale ha condonato di più». Gli disse Gesù: «Hai giudicato bene». E, volgendosi verso la donna, disse a Simone:  «Vedi questa donna? Sono entrato in casa tua e tu non mi hai dato l’acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu non mi hai dato un bacio; lei invece, da quando sono entrato, non ha cessato di baciarmi i piedi. Tu non hai unto con olio il mio capo; lei invece mi ha cosparso i piedi di profumo. Per questo io ti dico: sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato.
I
nvece colui al quale si perdona poco, ama poco».
Poi disse a lei: «I tuoi peccati sono perdonati».
Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: «Chi è costui che perdona anche i peccati?». Ma egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; va’ in pace!» In seguito egli se ne andava per città e villaggi, predicando e annunciando la buona notizia del regno di Dio. C’erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria, chiamata Maddalena, dalla quale erano usciti sette demòni; Giovanna, moglie di Cuza, amministratore di Erode; Susanna e molte altre, che li servivano con i loro beni.

« Nel nostro racconto Gesù è invitato a tavola da Simone, un fariseo, un uomo religioso, osservante della Legge e giusto, irreprensibile nel suo comportamento.

Egli accetta l'invito, entra a casa sua e si adagia a tavola insieme a lui per questo banchetto riservato solo a maschi. Ed ecco che una donna, notoriamente una prostituta, dunque una peccatrice manifesta e riconosciuta tale dagli abitanti di quella città, saputo che Gesù si trova a tavola in quella casa, con audacia si presenta al banchetto portando un vasetto di alabastro pieno di profumo.

Entra furtivamente, di nascosto,si ferma «dietro» a Gesù (come i discepoli: cfr. Lc 9,23; 14,27), si rannicchia «ai suoi piedi» (in posizione di ascolto, di discepola, come Maria di Betania: cfr. Lc 10,39) e fa quello che sovente faceva per mestiere: lavare i piedi dei clienti e profumarli.

Fa così anche con Gesù, ma con una significativa novità: lo fa gratuitamente, non richiesta, e lava i suoi piedi con le proprie lacrime, baciandoli con tutto l'amore di cui è capace. Ha sentito parlare di Gesù, lo ha ascoltato e lo ama a tal punto da osare con audacia un gesto straordinario.

Un mestiere non scelto È una donna anonima non perché non abbia dignità, ma perché ognuno dei lettori e delle lettrici del vangelo possa non sentirsi estraneo alla sua condizione, quindi da lei rappresentabile.

E qui il lettore dimentichi la tradizione, dovuta a Gregorio Magno, che individua in questa donna sia Maria di Magdala sia Maria di Betania, che farà l'unzione dei piedi (o del capo) di Gesù alla vigilia della sua passione. Questa è una donna senza nome (// rappresenta ogni essere umano) , che vive nel peccato della prostituzione. Mestiere, questo, che ai tempi di Gesù in Palestina non era scelto, ma al quale erano destinate fin da piccole le bambine abbandonate dai genitori o comprate come schiave.

Sì, questa è innanzitutto una povera donna, vittima dell'abbandono o del dominio degli uomini, destinata da altri alla prostituzione. Ed ecco che, alla vista dei gesti compiuti da questa donna, subito si crea un grande imbarazzo e gli uomini religiosi là presenti, in primis il fariseo che ha invitato Gesù, restano scandalizzati:
Gesù è un rabbi che non le imputa nulla, non l'accusa e si lascia palpare (verbo hàptomai, v. 39) da questa donna, riconoscibile come una prostituta dall'abbigliamento!
L'intimità sempre disdicevole con una donna appare una grave offesa alla Legge perché quella donna è impura, è una prostituta.
Il fariseo è costretto dalla sua etica a pensare: o Gesù non è un profeta e non sa cosa stia avvenendo né chi sia quella donna, oppure è uno che in realtà ama questi gesti, la compagnia delle prostitute, il loro comportamento.

La scena è intollerabile, imbarazza, perché ha indubbiamente una qualità erotica: quella prostituta palpa e tasta i piedi di Gesù, li bacia, li bagna con le lacrime e poi li asciuga con i suoi lunghi capelli. È una donna non velata come tutte le altre e fa i gesti nei quali le prostitute sono esperte per sedurre e dare piacere.

Infine, tirato fuori un vasetto di profumo, cosparge con l'unguento i piedi di Gesù. Questo è davvero troppo! Questa eloquenza del corpo femminile in relazione al corpo di Gesù, un rabbi e un profeta, è inedita e fa paura!

Gesù invece legge tutto diversamente: c'è una donna rannicchiata ai suoi piedi che tocca il suo corpo, piange fino a lavare i suoi piedi con le lacrime, li asciuga con i suoi capelli, li bacia senza dire una parola e li profuma. Gesù vede una donna che ha sofferto e che soffre, che ama, una donna in cerca di amore, mentre il fariseo vede una peccatrice.

Qui sta la differenza tra il rabbi Jeshu’a ( // Gesù) e gli altri esperti della Legge, gli uomini religiosi: Gesù non vede prima il peccato, ma la sofferenza, e qui soprattutto vede qualcuno che può essere amato nonostante i suoi peccati e che ancora è capace di amare.

Gli "uomini religiosi" si esercitano prima a spiare, a misurare il peccato, quindi ad emettere una sentenza ... poi - eventualmente- vedono la sofferenza che impongono ai peccatori.
Secondo la Legge e il pensiero dominante quella donna impura, toccando il corpo di Gesù, gli comunicherebbe la sua impurità, ma il vangelo sottolinea piuttosto che lei sa trasformare in una manifestazione di amore verso di Lui ciò che aveva sempre svolto come prestazione pagata. Spinta dall'amore,  agisce senza timore. Ciò che compie sta nel registro amoroso, e Luca descrive le azioni all'imperfetto, cioè come gesti ripetuti, caratterizzati da una lunga durata:  «asciugava, baciava, ungeva»  La donna piange perché sente la colpa dei peccati commessi, o forse piange di gioia, perché ha finalmente trovato un uomo che può davvero amare e da cui essere riamata. In un silenzio assoluto lascia che sia il suo corpo a esprimere il suo linguaggio affettivo: audacia, umiltà, amore, e tutto è riassunto «nelle sue lacrime, il vero significato nascosto in quei gesti» (François Bovon).È molto femminile questo atteggiamento di intimità, segnato dal toccare Gesù con le mani e con i capelli sciolti: finalmente Lo ha raggiunto! » SONO PERDONATI I SUOI MOLTI PECCATI PERCHE’ HA AMATO MOLTO Lc 7,36-8,3 Commento al Vangelo di p. Alberto Maggi OSM . studibilici.it

« Sono tre le volte in cui i farisei invitano Gesù a pranzo e ogni volta Gesù manda loro il boccone di traverso. Scrive l’evangelista che “Uno dei farisei” - Farisei sono i perfetti osservanti della legge, quelli che osservano attentamente tutti i ben 613 precetti della legge di Mosè – “lo invitò a mangiare da lui”.

Teniamo presente, per la comprensione del brano, che il pranzo avveniva soltanto tra uomini, solo tra maschi. “Egli entrò in casa del fariseo e si mise a tavola”. L’evangelista denota che non c’è nessun segno di cortesia nei confronti di Gesù. Poi la sorpresa! “Ed ecco”, quando l’evangelista usa questa significa che vuole richiamare l’attenzione dei lettori e degli ascoltatori su qualcosa di inaudito, di inaspettato che sta capitando.

“Ed ecco una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, portò un vaso di profumo”.
Nella casa del fariseo, dove non entra nulla di impuro, nel pranzo dove ci sono solo maschi, ecco la presenza sgradita, inattesa e inopportuna, non solo di una donna, ma di una peccatrice, cioè una prostituta, che entra con gli attrezzi del suo mestiere.

Infatti, scrive l’evangelista, che “porta il vaso di profumo”, che serviva per massaggiare i clienti, “poi si mette dietro presso i piedi di Gesù; i piedi nell’Antico Testamento hanno sempre un significato molto erotico, sono un eufemismo con riferimenti sessuali, “e comincia a bagnarli con le lacrime”.

Poi, inaudito, scandaloso, li asciuga con i suoi capelli. Sappiamo che a quell’epoca le donne andavano sempre velate; erano soltanto le prostitute che portavano i capelli sciolti. E, vedete i capelli era segno di grande erotismo. Basta pensare la famosa Giuditta come sedusse Oloferne e gli fece perdere la testa, in tutti i sensi.

Non solo! Gli bacia i piedi e “li cospargeva di profumo”. E’ una scena scabrosa, veramente è una scena molto forte. Ed ecco la reazione del pio fariseo. “Vedendo questo, il fariseo che l’aveva invitato disse tra sé …”, e usa un’espressione di disprezzo nei confronti di Gesù, “«Se costui fosse un profeta saprebbe chi è e che razza è la donna che lo tocca»”. E l’evangelista come verbo ‘toccare’ messo in bocca a Simone, il fariseo, un verbo che indica ‘palpare, tastare’, che c’ha un che di peccaminoso.

“«E’ una peccatrice»”, quindi il religioso, abituato a vedere le persone secondo i criteri della religione, non ha dubbi, è una peccatrice. Gesù si rivolge a Simone ed “Egli rispose: «Dì pure, maestro»”, ipocrita. Sta giudicando Gesù ma adesso si mette nella condizione del discepolo che vuole apprendere. E Gesù gli racconta una brevissima parabola dei due debitori verso un creditore.

Uno gli doveva “cinquanta denari”; la paga giornaliera di un operaio era un denaro, quindi poco più di un mese di stipendio, “e l’altro cinquecento”. Il creditore condonò entrambi, e chiede “chi è che gli sarà più riconoscente?” “chi lo amerà di più?” 2 Simone risponde di mala voglia, dice “«Suppongo che sia colui al quale ha condonato di più»”. E Gesù dice, “«Hai giudicato bene»”. E poi ecco l’azione di Gesù.

“Volgendosi verso la donna”,
richiama lo sguardo di Simone, il quale ha visto una prostituta intenta a compiere un’azione peccaminosa,” «Vedi questa donna?»”
( l'uomo molto religioso) non deve vedere in lei la peccatrice, ma la donna E Gesù qui si rifà ai segni classici dell’ospitalità che Simone invece non ha compiuto verso Gesù, cioè l’offerta dell’acqua, che significava accoglienza, il bacio quale segno di benvenuto e il profumo segno di onore. Ebbene Simone non ha compiuto nessuna di queste azioni, la donna le ha compiute addirittura in maniera abbondante, in maniera eccessiva.

Ed ecco la sentenza di Gesù
“«Per questo io ti dico: sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato. Invece colui al quale si perdona poco, ama poco»”. Gesù si rifà alla parabola dei due debitori. La peccatrice e il fariseo sono entrambi già perdonati dal Signore, perché  il Signore perdona in anticipo..

... ma soltanto la donna ( e non il fariseo) è cosciente di questo perdono ricevuto e soltanto lei, peccatrice, gli dimostra la sua riconoscenza ( sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato).

L’evangelista vuole dire che questo amore della donnaè una conseguenza del perdonoGesù, il Signore, prima dimostra il perdono : “ disse a lei, «I tuoi peccatisono perdonati»”, cioè sono già stati da Me perdonati [senza confessione rituale n.d.r.] , e poi ecco che mostrale conseguenze : ha molto amato
L'accoglienza del perdono divino - che è sempre a disposizione- ristabiliscela relazione di Amore con LUI : coloro che hanno FEDE in Gesù sanno da Lui  ( dai Vangeli)  che il Suo perdono anticipa sempre il loro senso di peccato: la coscienza del peccato  li rende riconoscenti  ed ancora più, persone che Amano. Se questo non avviene subentra il timore di castighi e non l'Amore e  si rende necessario un incontro con Lui ( sacramento) per  ristabilire la relazione di Amore.- n.d.r.)
“Allora i commensali” , gli altri farisei, “cominciaronoa dire tra sé: «Chi è costui»” – anche qui non nominanoGesù e usano questo termine dispregiativo – “«Cheperdona anche i peccati?» Cioè chi è costui che sta usurpandoil ruolo di Dio? E’ soltanto Dio colui che perdona i peccati.

Ma ecco la conclusione straordinaria, scandalosa, “Ma egli disse alla donna:… “, la donna ha compiuto un sacrilegio,perché una donna impura, una peccatrice, che tocca un uomo, specialmenteun uomo di Dio come era Gesù, ha compiuto sacrilegio, ha trasgreditola legge.

Quello che agli occhi della religione è un sacrilegio ( una donna impura ha toccato un rabbino ( il sacro) trasmettendogli l'impurità ) agli occhi di Gesù è un’espressione di fede. Dice Gesù alla donna, “« La tua fede ti ha salvata; và in pace!»”.

Perché Gesù non dice alla donna - come ha fatto all’adultera - “Va e non peccare più”? Perché questa donna non può; non può far altro che continuare il suo mestiere, la sua attività, perché nessuno prende in moglie una prostituta, la famiglia non la riprende, se mai l’ha avuta una famiglia

E questo scandalo ha fatto sì che nel VI secolo un papa, Gregorio Magno, fondesse in questa persona ben tre personaggi, la peccatrice anonima - il personaggio anonimo perché chiunque vive questa situazione ci si può rivedere – con Maria, la sorella di Lazzaro, e con Maria di Magdàla. Ecco che nacque da allora, per consolare i benpensanti, la figura della Maddalena pentita. Però c’è un finale in questo Vangelo che ci fa comprender qualcosa di diverso :

Gesù che viene seguito non soltanto dai discepoli, ma anche dalle donne, cosa incredibile e assurda.
Ecco, tutto fa credere che questa donna è stata accolta nella comunità di Gesù e lo ha seguito. »
La BUONA NOTIZIAGesù non è venuto per giudicare ( processare l'umanità ed emettere sentenze) ma per salvare ( salvare l'umanità dal suo destino di morte donadole la VITA che supera la morte ):
- non chiede conto agli uomini dei loro peccati ( confessa, peccatore!, pentiti! chiedi perdono! , etc..)
- ma prima li perdona con Amore
- e poi ricorda loro le conseguenze del perdono  divino ricevuto non perchè dovuto o meritato, ma è DONATO GRATUITAMENTE ( GRAZIA)  e  chi è stato Amato ( da Dio) , Ama ( come è stato Amato) .
1Gv 4, perché chi VIVE nell’Amore di Dio
( lo Spirito Santo evangelizzatore)

non ha paura ( di LUI )
. Anzi, l’Amore perfetto
( lo Spirito Santo evangelizzatore) caccia via la paura
.
Chi ha paura si aspetta un castigo,
e nonVIVE nell’Amore di Dio
( lo Spirito Santo evangelizzatore)
in maniera perfetta
Chi è stato Amato (dall'Amore divino) , Ama ( con Amore divino, la Carità cioè " fa grazie su grazie a tutti " : evangelizza!) :   rimane nell'Amore e non ha timore nella relazione con Dio e chi rimane nell'Amore perdona tutti e non chiede loro conto di nulla. Gv4,16 Noi sappiamo e crediamo che Dio ci Ama. Dio è Amore, e chi VIVE nell’Amore è unito a Dio, e Dio è presente in lui . 17 Così è per Gesù, e così è per noi in questo mondo. Se l’Amore di Dio è perfetto in noi, ci sentiamo sicuri per il giorno del giudizio E avverte Paolo :
Gal 5,4 Quelli, tra voi, che pensano di salvarsi perché ubbidiscono alla Legge [ la legge religiosa che stabilisce i peccati e accusa i peccatori ] sono separati da Cristo [ cioè non hanno più VITA, sono morti ]  sono privati della Grazia ( // sono sparati dalla VITA immortale, lo Spirito) ; 5 noi invece ( che ubbidiamo alla Grazia cioè Amiamo dell'Amore che abbiamo ricevuto )  siamo guidati dallo Spirito di Dio  [ abbiamo VITA, siamo VIVI   ... e diamo VITA a tutti]

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1 - GESU' PERDONA I PECCATI


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