Corso di Religione



Etica
L'ordine etico
         


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Ogni scelta qualifica chi siamo Quando la coscienza è divisa in se stessa significa che bisogna fare una scelta. Questo è il momento proprio , singolare e creativo dell'uomo : scegliere , anche quando la scelta è la più modesta.

La scelta umana apparentemente è sempre fra una cosa ed un'altra, in realtà è sempre la scelta tra Chi essere e Chi non essere.

Ogni scelta costruisce uno stato del proprio " Io" , il proprio essere "uomo". L' umanità "costruisce" se stessa con le proprie scelte.

Ogni scelta è un istante in cui l' uomo costruisce se stesso, modifica se stesso e cerca in qualche modo di crescere verso la pienezza del proprio essere.

Il criterio di scelta Una scelta -per definizione- non è un comportamento istintivo, emotivo, ma un comportamento che segue una riflessione razionale.

Quando io scelgo lo faccio in base ad una valutazione . Valuto, misuro le ragioni, i motivi dell'azione e le sue conseguenze .

Di fatto , ogni scelta esprime, in se stessa :
- un criterio fondamentale che la orienta
- un senso, una verita' , un valore

Ogni decisione ha bisogno di  un criterio di valutazione , cioè un criterio di valore che sia fondato sulla verità sull'uomo e sul mondo .

La veritàSe mi oriento ad essere un uomo autentico che sceglie sempre il bene, il bello , il giusto , ho bisogno -per tutte le mie scelte - di un modello , un criterio fondamentale di "umanità " .

Ogni scelta che vuole essere una scelta di autentica " umanità" ha bisogno di una verità su Chi è l'uomo e Chi è chiamato a diventare .

L'etica è la ricerca razionale ( filosofia) di criteri oggettivi , il Vero, che consentano a tutti gli esseri umani di gestire adeguatamente la propria libertà nel ricercare il Bene ( il Bello, il Buono, il Giusto etc.) .

Etica è oggi una branca della filosofia che studia i criteri che permettono di distinguere i comportamenti propriamente umani, che realizzano il bene ( giusti, corretti) dai comportamenti disumani , quelli che realizzano il male (ingiusti, sbagliati) .

Accompagna l'umanità nella scoperta del senso dell'esistenza , della verità sulla vita, del suo fine ultimo, di un criterio di giudizio per l'autenticità dell'agire umano.  Perciò si può dire che :

L'etica  descrive , valuta , prescrive per la coscienza l'agire autenticamente umano,   quello che realizza il senso della vita, la sua verita', l'uomo compiuto.

L'etica indica qual e' il bene dell'umanità  e quali sono i mezzi giusti per realizzarlo. Valuta e determina quali scelte siano conformi o difformi dalla dignità umana.

Lo dice in modo normativo, cioè vincolante per la coscienza giacchè l'etica si fonda sulla verità dell'uomo.


Le scienze contemporanee non si occupano della verità ( la verità sulla natura, sul mondo , sull'uomo, etc.) ; ogni scienza è solo un metodo di conoscenza.

La scienza si occupa dei modi, delle procedure per conoscere -in modo verificabile- tuttò ciò che è direttamente o indirettamente osservabile.
E' un insieme di strumenti espressivi, esplicativi, procedurali, operativi.

La scienza non cerca il senso, non valuta il bene , non riconosce valori umani. La ricerca del senso , della verità delle cose , dei valori, è affidata esclusivamente alla ricerca etica.

Il singolo -per le scelte individuali- e i gruppi e le società -per le scelte che riguardano la collettività- devono necessariamente interpellare l'etica.

E' lecito? " ... Le sfide poste alla responsabilità etica provengono da tutto il ventaglio delle scienze positive e applicate.  Spesso l'umanità rimane sconcertata di fronte a certe ricerche scientifiche e a certe applicazioni tecnologiche .

La liberazione delle forze dell'atomo e la conseguente utilizzazione pacifica, ma anche militare, dell'energia nucleare pone gravissimi problemi alla coscienza dello scienziato e alle responsabilità politiche dei governanti:

- visti i possibili usi distruttivi di tale energia - è ancora lecito continuare la ricerca in nome della sola libertà della scienza? 
C'è un limite a questa ricerca?
E in nome di che cosa definirlo?  
Chi può decidere - e in base a quali princìpi - se uno Stato può incrementare o vietare la produzione di    energia atomica? 
E' lecito al politico sfruttare le invenzioni del fisico nucleare?


- è lecito a una potenza politica utilizzare gli esperimenti nello spazio per garantirsi, per esempio, la supremazia e il controllo dei mezzi di comunicazione via satellite?

La scoperta delle leggi che presiedono all'origine e allo sviluppo della vita ha portato a importanti e diffuse applicazioni nel campo della genetica vegetale, della zootecnia, della microbiologia industriale, della strategia militare (armi biologiche), della produzione farmaceutica e della stessa genetica umana (ingegneria genetica, esperimenti in vitro,  

- Fino a che punto e per quali scopi è lecito intervenire sul corredo ereditario del vegetale o dell'animale?
 -Come salvaguardare la natura e l'ambiente da svolte irreversibili e catastrofiche che potrebbero derivare da questi esperimenti?  
-Quali i confini della manipolazione sul patrimonio genetico umano?


Disponiamo oggi di una impressionante quantità e varietà di mezzi e metodi per la diagnosi, la terapia, la chirurgia. Sempre più spesso il modo e il momento dell'inizio e della fine della vita possono dipendere dalla semplice decisione di un medico. Ora :

- può un medico in base alla sua coscienza - o la società, attraverso le sue leggi, per esempio, sull'aborto o sull'eutanasia farsi padrone della vita di un altro uomo?

- E fino a che punto è lecito "sperimentare" in laboratorio con materiale genetico (fecondazione artificiale, impianto d'embrione, "mamme in affitto", ecc.) ?


Non meno problematiche altre frontiere su cui si "gioca" a volte irresponsabilmente con la vita umana, come nel caso di trapianti d'organo, di test di farmaci su cavie umane ...

La pianificazione economica di una impresa, la politica economica di uno Stato, un "ordine" economico internazionale obbediscono a delle leggi - solitamente quelle del mercato e quindi del profitto - che raramente coincidono con quelle dei diritti fondamentali della persona. I dilemmi si pongono ormai in tutti i regimi:

- promuovere l'automazione a oltranza riducendo i posti di lavoro, o conservare i posti di lavoro anche a costo di una minor produttività?
-Lavorare in pochi a tempo pieno, o lavorare tutti a tempo ridotto?

-Spingere al massimo la specializzazione professionale rischiando di sapere tutto su quel settore e nulla di tutto il resto, oppure rimanere aperti a una pluralità di competenze complementari?

-Per uno Stato: è preferibile inseguire a tutti i costi il progresso tecnologico per restare concorrenziale sacrificando magari importanti valori sociali, o scegliere un altro modello di sviluppo, meno redditizio ma più umano?

Gli allarmi per i disastri in corso o imminenti servono solo ad impressionare l'opinione pubblica e restano inefficaci non si crea contemporaneamente una "coscienza etica" collettiva, anzi planetaria, sul problema ecologico.
Non si tratta solo di arginare i mali provocati dall'industrializzazione, dall'urbanizzazione, dal turismo di massa' ecc., ma di chiederci

- che senso ha il modello di vita basato su quei processi ?
- possiamo dilapidare oggi egoisticamente le risorse della natura senza porci il problema delle generazioni che dovranno vivere dopo di noi ?  
-la ricerca scientifica e tecnologica, dopo essersi tanto sviluppata nella direzione dello sfruttamento della natura, deve ora investire altrettanto nella direzione della conservazione della natura ?
.." ( F.Pajer- Religione- SEI )

La scienza si accontenta di sapere come funziona il mondo e la tecnica come trasformarlo; l'etica si chiede  perché esiste il mondo e che senso ha abitare da uomini, in esso. 

Per un'etica della responsabilità di Gianfranco Miglio- 7 agosto 2011 (Estratto dal saggio Considerazioni sulla «responsabilità», Synesis, marzo 1985) © RIPRODUZIONE RISERVATA

"I manuali di storia delle istituzioni e delle idee politiche insegnano che la lunga marcia verso quello che sarà alla fine lo «Stato di diritto», cominciò in Occidente quando si riuscì a fondare la nozione di responsabilità individuale.

Questa mutazione avvenne in Grecia, nella prima metà del primo millennio avanti Cristo ed è legata alle altre che segnarono il passaggio dal diritto orale (consuetudinario) alla norma scritta, e dall'ordinamento gentilizio-pastorale a quello urbano-castale.

Rappresenta dunque un momento cruciale nella evoluzione delle istituzioni europee. A consolidare questa nozione fondamentale contribuì, in misura decisiva, la "rivoluzione" cristiana. Il Cristianesimo, infatti, non solo approfondì l'idea di «individuo», trasformandola in quella più complessa di «persona», ma rafforzò la regola della responsabilità del singolo verso l'ordinamento giuridico, facendo del dovere di rispondere, in coscienza, dei propri atti davanti a Dio, la base dei rapporti fra credente e sfera trascendente.


Alla responsabilità giuridica il Cristianesimo aggiunse il concetto di responsabilità etico-religiosa.

La costruzione dell'immenso edificio dottrinario e istituzionale medioevale e moderno («diritto naturale» e «diritto positivo») che costituisce la sostanza della civiltà occidentale, non sarebbe stata possibile senza questa concezione della responsabilità della persona umana, regolata dal «diritto divino» (verità "rivelata"), e quindi dalla fede in un tribunale trascendente, superiore a tutti quelli terreni, e al quale nessuno può sfuggire.

Ai nostri giorni, la nozione di responsabilità individuale sembra venga rimessa in discussione, perché le si oppongono due ordini di ostacoli, paradossalmente equivalenti a quelli che ritardarono la sua affermazione all'inizio della civiltà.

La prima negazione della responsabilità individuale deriva dall'abitudine a concepire l'uomo come strettamente condizionato dal tessuto sociale in cui è nato e continua a vivere. In forza di tale veduta, gli atti e i comportamenti di un individuo non dovrebbero essere sostanzialmente imputati alla libera determinazione di questi, ma sarebbero la necessaria conseguenza sia delle esperienze che egli è stato costretto a subire, sia delle influenze che su di lui esercita la società in cui vive.

È evidente, in ordine alle conclusioni pratiche, il parallelismo fra questo modo di risolvere la responsabilità dell'individuo in quella della "società", e la responsabilità "collettiva" degli ordinamenti primitivi.

La seconda negazione della responsabilità individuale, ai giorni nostri, è il frutto delle accresciute cognizioni nel campo della psico-fisiologia . Si muove dalla constatazione che nulla accade nell'esistenza individuale senza una o più "cause", e si perviene a una concezione puramente "deterministica" del comportamento umano.

"A posteriori", infatti, ogni nostro comportamento può essere spiegato (e poi giustificato) come la necessaria conseguenza di eventi e di sviluppi psico-fisici che stanno a monte della nostra auto-coscienza.

Anche qui è evidente che questo modo di pensare perviene alle medesime conclusioni cui giungevano gli antichi, quando consideravano l'uomo interamente in balìa delle forze soprannaturali: «non si muove foglia che Dio non voglia».

Entrambe le negazioni "moderne" del principio di responsabilità trascurano un aspetto essenziale del problema che pretendono di risolvere (o di cancellare): il principio di responsabilità è una convenzione, funzionale all'instaurazione di ogni relazione interindividuale, perché esso soltanto rende possibile prevedere (predeterminare) il comportamento, sia degli "altri", che proprio.

La "presunzione di responsabilità" è la «Grundnorm» che sta addirittura a monte della "regola delle regole": pacta sunt servanda. Se non si "presume" la responsabilità, infatti, ogni norma perde il suo destinatario.


Esiste una "prova", che testimonia il radicarsi naturale del principio di responsabilità al fondo di ogni convivenza umana: è la reazione istintiva con la quale l'opinione pubblica, dinnanzi a una violazione efferata del diritto (per esempio una strage) cerca a ogni costo il "responsabile"; e, se non lo trova subito è spinta quasi a inventarselo.

Il «capro espiatorio» rappresenta la manifestazione estrema, insieme, della inesorabilità e della "convenzionalità" del principio di responsabilità.

Tuttavia non basta riconoscere genericamente il principio di responsabilità individuale; è necessario aggiungere che, per svolgere il suo ruolo, esso ha bisogno di essere accettato integralmente.

Ciò vuol dire che – stabilite alcune regole di comportamento (doveri e diritti) e i conseguenti rapporti di responsabilità – questi ultimi devono dar luogo, sempre, alle conseguenze previste."


 Autorità in campo eticoLa ricerca dei fondamenti dell'Etica è un problema filosofico complesso . (vedi Metaetica ) Nella vita dei popoli , in tutte le civiltà e culture si ritrovano, da sempre, singoli , gruppi o istituzioni che fanno da riferimento per l'elaborazione Etica.

Governi e parlamenti quando devono legiferare su questioni di coscienza delicate si avvalgono della consulenza di Comitati etici ( come il Comitato nazionale di bioetica ).

Ci sono singole persone e istituzioni nel mondo che sono riconosciute come autorità importanti in campo etico.


Il Papa quando sviluppa una riflessione sul rapporto tra scienza e bene comune sottolineando il "carattere di servizio all' uomo" che sempre la scienza dovrebbe assumere, vuole dare risposta ad un problema etico.

Rivolgendosi agli uomini di scienza il Papa afferma che «La ricerca scientifica deve sottomettersi ai limiti imposti dall'Etica », la quale indica infatti i significati delle cose distinguendo il bene dal male in relazione alla persona umana , alla sua libertà ed autorealizzazione.
Rivolgendosi ai governanti del G8 nel 2001 disse :
«faccio appello perchè nel mondo regnino la giustizia, la solidarietà e la pace  attraverso un atteggiamento nuovo nei confronti dei paesi poveri»

Il Papa lancia un  messaggio etico  perchè sa che gli uomini hanno la capacità di  scegliere , cioè di ragionare, valutare e modificare i propri comportamenti autoorientandosi a ciò che è etico ( cio' essi vedono e riconoscono come Bene, Buono, Bello, Vero, Giusto) .



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