CONFUCIANESIMO
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La Tradizione Cinese

(vedi anche > Taoismo )

In cinese la parola "religione" (zongjiao) significa letteralmente "insegnamento degli antenati" con la stessa allusione sapienziale del termine latino; una conoscenza/sapienza il cui valore permane immutato nel tempo.

Le rivelazioni antiche che erano custodite nelle scuole sciamaniche delle diverse regioni cinesi furono raccolte da diverse scuole religiose. I più antichi documenti del pensiero cinese contengono testimonianze storiche che coprono un arco di 1.700 anni - dal regno del mitico Huangdi (c. 2500 a.C.) al periodo dei Regni combattenti (480-222 a.C.). Esse costituirono l'eredità di pensiero della quale fruirono le Scuole filosofiche sorte a partire dal sec. VI a.C.

Tra l'800 e il 200 a.C. perde terreno la religione sciamanica e ad opera dei «Grandi Filosofi» sorgono molteplici scuole religiose e si forma una Tradizione cinese.

Al sorgere delle cosiddette "Cento Scuole" non furono estranee le condizioni politiche e sociali del tempo.
Le Scuole, infatti, ne riflettono e ne interpretano le contraddizioni e le speranze, con l'intenzione di offrire una risposta efficace. I primi storici (sec. II-I a.C.), tentandone la classificazione, ne hanno elencate come segue le sei maggiori:

1. Yin-yang Jia, Scuola cosmologica Yin-yang;
2. Ru jia, Scuola dei Dotti o Letterati (più nota in Occidente come Scuola confuciana);
3. la Mo jia, Scuola mohista;
4. la Ming jia, Scuola dei Nomi;
5. la Fa jia, Scuola legalista;
6. la Daode jia, Scuola taoista.

La causa immediata del loro costituirsi fu vista da Liu Xin (sec. I a.C.) nei funzionari che, avendo perduto gli incarichi di governo in seguito alla crisi dello Stato( Zhou) si erano dispersi per il Paese dedicandosi all'insegnamento privato.
Le due scuole religiose che si diffusero e sopravvissero in Cina sono la Scuola dei Dotti o Letterati (più nota in Occidente come Scuola confuciana) e la Daode jia, o Scuola taoista.

Mentre il Taoismo venerava gli spiriti (shen) e si caratterizzava come religione mistica, altre scuole  antiche svilupparono una religione attenta ai riti (culto), ai comportamenti (etica).
Confucio è il maestro di queste ultime che meglio ne sviluppò i principi.
Egli visse nel periodo di passaggio da una società di schiavi ad una società di tipo feudale. In quel tempo si dissolveva l'antica etica tradizionale, era il tempo "del collasso dell'etichetta e del deterioramento della musica" e gli intellettuali erano preoccupati di come si sarebbe determinato il nuovo modello sociale.

L'obiettivo di Confucio fu quello di creare una disciplina per tutti che facesse rivivere l'etica della dinastia Zhou. Egli sviluppò una serie di norme che pian piano diventarono un sistema etico oggi chiamato Confucianesimo .

Confucio

Confucio era un intellettuale cinese che secondo alcune testimonianze ha conosciuto Lao-tze, il maestro del Taoismo, di 25 anni, pare, più vecchio di lui.

Nacque nel 551a.C.nello stato del Lu , oggi Qufu nella provincia dello Shandong (Chengdu).

Il suo vero nome era Kong Qiu.
Kong era il suo casato.
Gli venne dato il nome Qiu perché, come avverte lo storico Sima Qian, "al momento della nascita aveva una protuberanza sulla cima del cranio, perciò derivò da questo il suo nome  personale che fu Qiu (letteralmente collina".

Il nome italiano Confucio deriva da Confutius (o Confucius), latinizzazione dell'espressione Kong Fuzi (letteralmente Maestro Kong) ad opera dei primi missionari gesuiti in Cina. 

Confucio visse in un'epoca in cui la Cina era divisa in una decina di stati rivali. La famiglia di aristocratici dello Stato di Song da cui proveniva, era da molto tempo caduta in disgrazia, ma la morte di suo padre, avvenuta quando aveva solo 3 anni, precipitò la sorte della casata che si impoverì di giorno in giorno. Il giovane Confucio era tuttavia assiduo negli studi e divenne un piccolo funzionario, incaricato della gestione dei magazzini e del controllo dell'allevamento del bestiame bovino ed ovino.

Nello stesso tempo si occupava dei matrimoni e dei funerali delle famiglie ricche, un'occupazione che gli diede l'occasione di vedere da vicino la miseria del popolo, ma anche, certamente, gli permise di familiarizzare con i riti dell'alta società. Avendo acquisito molte conoscenze sulla cultura antica, divenne un grande erudito. Per un breve periodo fu anche un giudice competente nel tribunali dello Stato di Lu.

Confucio provava una viva ammirazione per il Duca Zhou, uomo politico della dinastia dei Zhou Occidentali (XI sec.-771 a.C.), di cui egli desiderava applicare i principi politici nel suo paese, al fine di far rinascere l'età d'oro che aveva conosciuto questa dinastia.

Ma nella società in piena mutazione quale era quella di Confucio, le contraddizioni tra governanti e governati erano arrivate a un punto tale di esasperazione che la sua azione restò vana. Come molti altri filosofi dell'epoca, egli viaggiò di Stato in Stato, conducendo per 13 anni una vita errante e offrendo i suoi servigi ai principi feudali. Ma il suo entusiasmo non era né condiviso né compreso tanto dai principi quanto dal popolo, divenendo spesso oggetto di calunnie e vessazioni. La soluzione che egli proponeva era semplice: per salvare la società bisogna salvare l'uomo. Si poneva come educatore: bisogna educare l'uomo, tanto colui che governa quanto colui che è governato.


Le 6 arti

Disperando nella causa, ritornò nello stato di Lu; aveva allora 68 anni e da allora si consacrò interamente all'insegnamento. Organizzò una nuova scuola in cui i suoi allievi erano i suoi discepoli.

La scuola, fino ad allora diretta dallo Stato, conobbe dei cambiamenti: Confucio ruppe per la prima volta il monopolio dell'insegnamento ufficiale, organizzando una scuola creativa e progressista con sei corsi: politica, musica, calligrafia, tiro con l'arco, guida del carro e matematica.

In quanto educatore, Confucio voleva fare dei suoi discepoli degli uomini completi utili allo Stato. Insegnò in tutto a 3000 allievi, di cui 72 divennero dei "saggi". Nello stesso tempo, secondo quanto gli attribuisce la tradizione, corresse il Classico delle Odi (Shi jing) e il Classico dei Documenti (Shu jing), rivide le Memorie sui Riti (Liji) e il Classico della Musica (Yue jing), aggiunse alcune sezioni al Classico della Mutazione (Yi jing). Apportò un contributo indelebile alla diffusione, riorganizzazione e conservazione del patrimonio della Cina antica.

Morì nel 479 a.C. all'età di 73 anni ( secondo altri morì di malattia a 78 anni)
Sappiamo che egli si sposò a 19 anni e divorziò a 23 e che rimase single per tutto il resto della sua vita.
Amò i suoi discepoli come figli e questa fu la sua famiglia.

Nonostante la sua carriera politica sia stata disatrosa , lo stesso non si può dire della sua carriera di Maestro e filosofo. I suoi discepoli lo consideravano un padre e fecero lutto -dopo la soa morte- per 3 anni. Zigong, uno dei suoi discepoli più famosi costruì una capanna presso la sua tomba e vi rimase per 6 anni per piangere il suo amato maestro.

Il suo modo di concepire l'educazione fu all'avanguardia in quel tempo : egli promuoveva l'idea di " educare tutti senza discriminazione di stato sociale e di insegnare in modo adeguato alle caratteristiche degli studenti " . Allora solo l'aristocrazia riceveva una educazione adeguata e questo approccio gli procurò una forte opposizione.

Egli affermava inoltre che " studiare senza pensare porta alla confusione; pensare senza studiare porta alla pigrizia" Egli sviluppò una filosofia della educazione che ancora oggi si può ritrovare nelle pedagogie moderne. Fu un vero maestro poichè era la pratica vivente di ciò che insegnava. I suoi discepoli hanno testimoniato la sua vita negli " Analecta" in modo che fosse un insegnamento da tramandare. Viene definito "il maestro di 10 000 generazioni.

A 1 km a north di Qufu,nello Shandong, si può visitare oggi il Cimitero di Confucio, dove è sepolto insieme ai suoi famigliari ed ai discendenti di essi. Questa tomba si dice sia la più antica del mondo in quanto ancora oggi i discenenti della sua famiglia vengono lì sepolti. E' lì da almeno 2340 anni. Ha sub ito una continua espansione ed oggi si estende per un perimetro quadrato il cui lkato misura 7 Km e include 10.000 tombe.

Lo sviluppo storico del confucianesimo

Dopo la sua morte, la Cina entra nell'epoca detta delle "Cento Scuole rivali".
Con la definitiva disgregazione dello Stato Chou, i discepoli si divisero in due gruppi, preoccupati di trovare una definizione etica e normativa della morale che fosse valida in sé e per sé, e anche per rispondere alle forti critiche del filosofo progressista Mo Ti, che rifletteva l'ideologia dei contadini, dei piccoli artigiani e commercianti oppressi.

Per servire la sua politica di unificazione nazionale, l'imperatore Liu Che, della dinastia Han occidentale (206 - 25 a.C.) accettò la proposta di Dong Zhongshu (circa 129 - circa 104 a.C.), specialista dei libri canonici, di mettere fine alla fioritura delle correnti di pensiero per tenere soltanto la Scuola confuciana.
Da allora, tutti gli eruditi che seguiranno, sia "conservatori" che "riformisti", faranno riferimento a Confucio, in funzione delle necessità delle loro differenti epoche, per ciò che avranno bisogno per sviluppare il loro confucianesimo e farne un'ideologia al servizio del loro potere politico. 

Durante il regno dell'imperatore Wu della dinastia Han, verso il 136 a.C. , il confucianesimo divenne l'ideologia di stato. Da allora divenne la dottrina della società cinese. I discepoli che meglio contribuirono allo sviluppo del Confucianesimo furono Menciò  (372a.C.-289a.C.) e Xun Zi.

MENCIO

Meng Ke o Mengzi, il filosofo Meng, conosciuto in Occidente come Mencio, dalla latinizzazione Mentius del nome e dell'appellativo, viene considerato come il principale continuatore di Confucio, anche se non ne fu discepolo diretto, essendo vissuto oltre cent'anni dopo la sua morte. Il libro che comprende i suoi discorsi è stato inserito nel canone dei classici confuciani ed è, infatti, uno dei "Quattro libri".


Mencio sviluppa soprattutto due punti della dottrina confuciana: la politica ed il problema della natura umana e dei suoi sentimenti innati. Anch'egli, come Confucio, trascorse la vita insegnando e fu consultato più volte da re e principi del suo tempo, senza però mai assumere cariche pubbliche.

Confucio aveva insegnato che il sovrano deve curare innanzitutto il benessere del popolo. In Mencio questo principio si amplia e l'accento viene posto sui diritti del popolo. Esso infatti è l'elemento più importante di uno Stato; seguono gli spiriti della terra e delle messi (cioè il complesso dei rapporti economici e di produzione) e infine il sovrano che ha il compito di garantire l'armonia per tutti.

Se il sovrano viene meno ai suoi doveri, si squalifica, perde la qualità di sovrano, ogni ribellione contro di lui è legittima ed egli può essere scacciato e messo a morte. Infatti il potere deriva al sovrano da un espresso "mandato celeste" (tianming) che, come gli è stato dato, così può essergli tolto; il mandato è concesso soltanto nell'interesse del popolo. Questa teoria, già presente nel "Classico dei documenti" e pertanto accettata da Confucio, viene sviluppata ed esposta particolarmente da Mencio.

Per governare secondo le virtù confuciane di rettitudine e umanità, escludendo ogni preoccupazione di profitto, il principe deve occuparsi del benessere e dell'educazione dei suoi sudditi. Non si può esigere un comportamento corretto da un popolo affamato: il primo problema da risolvere è, pertanto, quello economico. Il grano, nei magazzini familiari, deve essere abbondante ed i vecchi debbono portare abiti di seta.

Il problema economico, inoltre, si risolve con una adeguata divisione del lavoro: a coloro che sostenevano la tesi estremista per cui era dovere del sovrano coltivare anch'egli la terra con le sue mani, Mencio opponeva l'argomento che, come esistono artigiani specializzati che filano la seta e tessono le stoffe necessarie per la fabbricazione dei vestiti, così pure debbono esistere delle persone che si dedicano esclusivamente all'arte del governo. Il lavoro, per Mencio, si suddivide in due tipi fondamentali: manuale e intellettuale; coloro che effettuano il lavoro intellettuale occupano la posizione più elevata, ad essi compete il dovere e il diritto di governare.

Se da una parte è necessario assicurare il benessere economico del popolo, questo deve anche essere educato. Mencio razionalizzò l'insegnamento di Confucio sulla "benevolenza" (o bontà di cuore) e sull'importanza dei valori morali nella società, dando così inizio a una disputa che avrebbe occupato i pensatori confuciani per diversi secoli.

Mencio infatti sosteneva come norma della moralità la natura umana, che è fondamentalmente buona, per cui alla vita morale occorreva soltanto un processo di autoperfezionamento. Qui il discorso religioso diventa più esplicito, poiché il tentativo è quello di mostrare come il dio-cielo (concepito come forza morale) si rapporta all'uomo e lo aiuta a realizzarsi.

Secondo Mencio ogni uomo possiede in sé i semi delle virtù, ma questi debbono germogliare e svilupparsi. Questo potrà essere raggiunto soltanto con lo studio che consentirà, a chiunque vi si applica, di raggiungere il pieno possesso e la pratica delle virtù fondamentali.

Secondo Mencio la natura umana è intrinsecamente buona, in quanto ogni uomo possiede i semi delle virtù e non ha che da farli sviluppare. Sull'argomento Confucio non si era mai pronunciato, ma le teorie di Mencio non vennero pacificamente accettate. Anche se questi portava l'esempio delle reazioni spontanee di solidarietà e di aiuto che prova chiunque quando vede un bambino cadere in un pozzo, pure esistevano molti altri argomenti atti a provare il contrario. Di questi fu il propugnatore Xunzi, vissuto una generazione dopo Mencio.

XUNZI

(298-238 a.C.), è il terzo cofondatore del Confucianesimo. Egli sosteneva che la natura umana è incline al male e solo attraverso un'educazione imposta dall'esterno, essa può vivere pacificamente e con dignità. Xunzi aveva passato gran parte della sua vita impegnato in cariche pubbliche e non dedicandosi esclusivamente o quasi all'insegnamento, come Confucio e Mencio. Aveva quindi esperienza e pratica dell'umanità.

Sulla base dell'esperienza Xunzi poteva affermare, che la natura umana è intrinsecamente cattiva, che l'uomo tende spontaneamente al male e che tutto ciò che c'è di buono in lui discende dall'educazione acquisita. Se esistono dei "semi", contrariamente a quanto penava Mencio, essi sono di tutt'altra natura. L'uomo nasce con l'amore per il lucro, è per natura collerico e rissoso, le passioni dei sensi lo dominano ed asserviscono completamente, se non frenate. Quelli che a prima vista potrebbero sembrare "semi" del bene, come l'amore per i propri figli, non sono altro che istinti che egli ha in comune con gli animali.

Però l'uomo possiede qualcosa che gli animali non hanno, l'intelligenza, e grazie ad essa egli può elevarsi, coltivando se stesso e sforzandosi di diventare buono, utile a sé ed agli altri. Anche per Xunzi, quindi, lo studio è di capitale importanza; ma per coloro che non riescono a studiare e non possono perciò migliorarsi, si può ugualmente fare qualcosa, emanando leggi e regolamenti che, imposti e fatti osservare con la forza, garantiscono che tutti si comportino secondo umanità e rettitudine.

I saggi hanno il compito di indirizzare l'umanità verso il cammino della virtù. Mentre Mencio e Confucio avevano sempre ammirato l'antichità come un modello al quale si doveva cercar di tornare, Xunzi introduce l'idea del progresso storico, guidato dagli uomini colti e superiori che indirizzano gli altri uomini verso il bene.

Da notare che fu soprattutto Xunzi a sviluppare il lato pratico della religione confuciana con la sua dottrina dell'azione rituale. Confucio si era soffermato soprattutto sull'esigenza di vivere la vita con umanità e di preservare i riti tradizionali. Xunzi formalizzò e codificò questa prassi, introducendo nuovi riti, i quali, peraltro, essendo prevalentemente dei sacrifici ufficiali statali, erano poco sentiti dal popolo.

Dalle dottrine di Xunzi, che destarono aspre polemiche in seno alla scuola confuciana, si sviluppò la scuola dei cosiddetti "legisti" (fajia), propugnatori del governo non più attraverso i riti ma attraverso le leggi, che contribuirono in modo determinante alla nascita di uno Stato meritocratico e centralizzato, quale fu quello che si costituì nel III sec. a.C., l'impero cinese, durato fino a pochi decenni or sono.

Con le successive dinastie Wei e Jin il Confucianesimo coesiste con il Buddhismo ed il Taoismo. Nel suo ulteriore sviluppo assorbe molti elementi dal Buddhismo (che nel frattempo si stava diffondendo e consolidando in Cina), dal Taoismo e da altre religioni provenienti dal medio oriente e dal centro Asia . Questi elementi si mescolano :


- nella dottrina (integrazione delle divinità nel Pantheon cinese, aumento voluminoso di rivelazioni)
- nei riti , che vengono diversificati per i bisogni individuali e sociali, come digiuno zhai, rituali di unione heyi, e di rinnovamento jiao.
- nelle istituzioni : con una maggiore gerarchizzazione , il ruolo specifico del clero, daoshi, da cui erano emessi certificati di ordinazione,un primo Canone di Scritture nel 477, l' inizio di vita monastica e celibataria nel VI sec. etc.

Le tre vie cinesi alla beatitudine incominciano a farsi concorrenza con l'avvento delle dinastie Sui e Tang.
Il Confucianesimo da parte sua conosce una nuova fase di sviluppo con la dinastia Song e poi con quella Ming , periodo in cui ristabilisce il suo ruolo di " ortodossia cinese " per i futuri 700 anni.

monaco

L'affermazione della scuola legista, derivata dal pensiero di Xunzi, portò nel III sec. a.C. alla formazione di uno Stato burocratico centralizzato che fu accompagnata anche da una violenta persecuzione contro la scuola confuciana, i cui libri vennero proibiti nel 213 a.C. mentre i suoi seguaci venivano perseguitati.

Il confucianesimo, però, essendo ideologia della conservazione, che proclamava doversi sempre e comunque sostenere il potere costituito, venne ritenuto utile e adattato a nuove esigenze dalle dinastie successive.

Già nel II sec. a.C., Jia Yi (198-165 a.C.) scrisse un violento saggio di condanna degli errori che, ispirandosi all'ideologia legista, avevano commesso, a suo parere, gli imperatori della dinastia unificatrice Qin. I suoi giudizi vennero recepiti dalla maggior parte degli autori successivi, interi brani del suo saggio vennero inseriti nello Shiji ("Memorie dello storico") di Sima Qian (145-86 a.C.) e così furono accettati dalla storiografia ufficiale.

Dong Zhong-Shu

(197-104 a.C.) riuscì a far adottare il Confucianesimo come religione di stato sotto la dinastia degli Han (136 a.C.). Fece questo a prezzo di forti concessioni e con molto eclettismo: ad es. esaltò il ruolo del re abbassando quello del popolo (il re non è più "mandato dal cielo" e quindi revocabile, ma "esecutore del cielo", per cui la volontà dell'uno è sempre conforme a quella dell'altro). Naturalmente Dong preferiva la scuola di Xunzi. E grazie a lui si svilupparono notevolmente la burocrazia imperiale e la meritocrazia, cui il sistema degli esami per il mandarinato diede forte impulso.

Sotto questa dinastia, il confucianesimo si arricchì di una cosmologia e di una metafisica, basata sul dualismo di yin (principio femminile, ombra, freddo, riposo, passività, terra) e yang (principio maschile, luce, calore, energia, attività, aggressività, cielo). Gli imperatori della dinastia Han (206 a.C. - 220 d.C.), dopo alcune esitazioni iniziali, elevarono il confucianesimo a dottrina ufficiale dello Stato e da allora il dominio ideologico della scuola dei letterati non conobbe che deboli e temporanee eclissi.

Le trasformazioni sociali e politiche cui era andata incontro la Cina al tempo dell'unificazione (proprietà privata della terra, centralizzazione burocratica dell'amministrazione, selezione meritocratica dei funzionari) si consolidarono nelle loro grandi linee ed il confucianesimo se ne fece difensore.

L'altra dottrina autoctona cinese, il taoismo, riuscì ad avere un certo successo politico soltanto per un breve período, nell'VIII sec d.C., quando nel 741 i classici del taoismo vennero equiparati a quelli confuciani nella preparazione richiesta agli esami di Stato. Ma il taoismo, che proclamava la fuga dal mondo e la ricerca dell'immortalità attraverso l'ascesi, non poteva, per sua natura, avere rilevanza nella gestione del potere.

Il buddhismo, religione straniera, convertì il popolo e non pochi elementi della classe dirigente, prospettando la possibilità di nuove vite migliori di quella attuale e addirittura l'annullamento, fine di ogni sofferenza. Esso venne accolto e praticato nelle corti barbariche che dominarono il nord della Cina tra il IV e il VI sec. d.C. ed anche ne furono devoti seguaci diversi imperatori e ministri fin quasi all'età moderna, ma non fu mai riconosciuto come dottrina dominante dello Stato se non per un brevissimo periodo, ad opera dell'imperatrice Wu, tra la fine del VII e l'inizio dell'VIII sec., durante la dinastia Tang. Fallito il suo tentativo, essa venne considerata un'usurpatrice e venne trattata, dalla storiografia confuciana, alla stregua d'un mostro sanguinario, capace d'ogni nefandezza.

Con l'avvento della dinastia Sung (960-1279 d.C.) il pensiero confuciano entrò nella sua nuova e ultima fase di elaborazione.

A partire dal XII sec. sorge praticamente il "neo-Confucianesimo", in direzione del panteismo e sotto l'influenza del Taoismo e del Buddismo. La prima scuola, detta "della ragione", dà una certa importanza alla materialità della vita, sostenendo che le contraddizioni pratiche possono pregiudicare seriamente la felicità dell'uomo, per cui il loro esame è indispensabile per modificare la realtà. Tuttavia, non ponendo la materia a fondamento dell'essere ma un'astratta legge o regola universale, questa scuola non determinò un nuovo interesse per l'osservazione scientifica.

La preoccupazione fondamentale fu quella di studiare la storia passata e i testi classici, considerati depositari del modello ideale del "buon governo". La seconda scuola, detta "della mente" (che raggiunse il suo apice nei secoli XV e XVI), fu molto più idealista, in quanto sosteneva una stretta identità di essere e coscienza a partire dalla coscienza, per cui la felicità e la conoscenza dell'uomo dipendevano unicamente dalla introspezione e dalla illuminazione intuitiva.

Dinastie d'origine straniera e perfino rivoluzionari giunti al potere trovarono nel confucianesimo un potente appoggio. Il mongolo Qubilai, divenuto imperatore della Cina, non esitò a confucianizzare il suo Stato ed a scegliere per la dinastia che aveva fondato il nome Da Yuan, tratto da una citazione del classico confuciano Yijing (e abbreviato poi in Yuan).

Il fondatore della dinastia Ming (1368-1644) aveva iniziato la sua scalata al potere come rivoluzionario, capo di ribelli contadini, ma diventato imperatore adottò in pieno l'ideologia confuciana e giunse al punto di considerare Mencio un autore pericoloso, tanto da farne pubblicare un'edizione espurgata dalla quale erano soppressi i passi sul rovesciamento del mandato celeste.

La dinastia mancese dei Qing (1644-1911) considerò anch'essa il confucianesimo dottrina ufficiale dello Stato. L'imperatore Kangxi (1661-1722) emanò nel 1670 un "Editto sacro" composto di sedici massime confuciane. Suo figlio Yongzheng (1722-1735) lo commentò ed amplificò, ordinando che tutti i mandarini lo spiegassero al popolo all'inizio ed alla metà di ogni mese: questa pratica di indottrinamento della popolazione restò in uso fino alla caduta dell'impero.

Oggi

Dal 136 a.C. il confucianesimo rimase l'ideologia religiosa dominante fino al 1911,anno dell'avvento della repubblica cinese. L' impostazione del Confucianesimo data da Dong Zhong-Shu (197-104 a.C.) rimase praticamente invariata sino al 1905. Poi il culto statale venne riorganizzato nel 1907 e soppresso nel 1912.

Nel 1907 Confucio venne dichiarato santo : In Cina è venerato come Kong Sheng Ren (il SantoKong).
Il 1919 è l'anno dell'abbandono anche della vecchia ideologia confuciana e l'introduzione di nuove filosofie.

La visione che Confucio aveva di un mondo in decadenza, per salvare il quale era necessario ripristinare le virtù degli antichi sovrani, il rinvigorimento da lui propugnato dei valori morali propri del passato, il messaggio inteso a fare ritorno ai riti che avevano caratterizzato e regolato i rapporti umani fin dal tempo dei re Wen e Wu della dinastia Zhou, la sua concezione gerarchica e conservatrice dei rapporti sociali, fecero sì che il suo pensiero venisse considerato un ostacolo alla modernizzazione della Cina, all'inizio del XX secolo.

Gli esami di Stato confuciani vennero già aboliti poco prima della fine dell'impero, nel 1905, e anche se il culto di Stato continuò ancora per pochi anni, la sua sorte era ormai segnata.

Nel 1917 la rivista Xin Qingnian ("Gioventù nuova") pubblicò degli articoli, a firma di Wu Yu e Chen Duxiu, che mettevano in discussione la validità della dottrina confuciana, specie in relazione con le nuove esigenze della Cina.
Il "Movimento del 4 maggio" (1919), dal quale prese le mosse tutto il rinnovamento della vita culturale cinese di questo secolo, condannò senza esitazioni Confucio e il suo pensiero, riversando sul prestigio e sul predominio ideologico che tale dottrina aveva esercitato per tanti secoli gran parte delle responsabilità per lo stato di arretratezza sociale e di debolezza politica, interna e internazionale, in cui si trovava la Cina a quel tempo.

Successivamente il confucianesimo conobbe momenti di ripresa e si giunse di nuovo, talvolta, perfino a praticare di nuovo le cerimonie ufficiali interrotte con la caduta dell'impero. Ma a ripristinare, per brevi periodi, queste usanze anacronistiche, furono Yuan Shikai, quando nel 1916 tentò di ripristinare l'impero a proprio vantaggio, ed i giapponesi nel 1934, quando posero sul trono dello Stato-fantoccio del Manciuguo l'ex-imperatore della dinastia Qing, quello stesso che aveva dovuto lasciare il trono ed istituire la repubblica nel 1911.

Il regime del Guomindang tentò un rilancio delle virtù confuciane negli anni '30, con il movimento della "Nuova Vita", inteso a contrastare la crescente influenza del marxismo.
Nel 1931 si stabilisce il comunismo e la Rivoluzione culturale ha tentato di spazzarne via ogni vestigia.
I comunisti, dopo la fondazione della Rpc (1949)
, ebbero inizialmente un atteggiamento favorevole al confucianesimo, le cui massime erano state spesso citate dai due maggiori ideologi del partito, Mao Zedong e Liu Shaoqi.

Si fecero strada due diverse interpretazioni del confucianesimo, una che vedeva in Confucio un pensatore " progressista " per i suoi tempi e quindi da ammirare e studiare con atteggiamento positivo, l'altra che vedeva nella sua dottrina l'espressione degli interessi d'una classe che stava perdendo l'egemonia e che cercava disperatamente di conservare o restaurare i suoi privilegi, una dottrina reazionaria, quindi, da condannare senza esitazioni.

La natura cosiddetta "reazionaria" del confucianesimo era del resto stata già posta in luce da Lu Xun, il maggior letterato della Cina moderna, in un famoso saggio pubblicato nel 1935, ed il prestigio di Lu Xun ebbe non poca influenza nel favorire il trionfo di questa seconda tendenza.

Durante la "rivoluzione culturale" maoista ci si scagliò contro il Confucianesimo in quanto tale, senza distinguere le idee originarie del fondatore da quelle, di alcuni suoi seguaci, che poi risultarono dominanti.
Una campagna anti-Confucio è stata condotta anche nel 1973: sotto accusa furono quegli insegnanti che si servivano di metodi autoritari. La casa di Confucio venne saccheggiata dalle "guardie rosse": le preziose edizioni di antichi testi confuciani conservate nella biblioteca, la statua di Confucio, quelle dei suoi quattro discepoli e seguaci più celebri, i vasi sacrificali, gli antichi strumenti musicali, fra i quali il liuto: tutto andò distrutto.

Quella di Lin Biao (pi Lin pi Kong) del 1972-'73 e fu, in ordine di tempo, l'ultima grande campagna contro il confucianesimo, condotta anche a livello di massa. Durante questa campagna ebbe il suo trionfo la scuola capeggiata da Yang Rongguo che vedeva appunto in Confucio un pensatore a carattere decisamente reazionario. Poco dopo la morte di Mao, la città natale di Confucio è stata riaperta ai turisti cinesi e dal 1979 anche agli stranieri.

Oggi in Cina il culto è seguito da circa 200 milioni di persone: dal 1984 la ricorrenza della data di nascita di Confucio si celebra con grande solennità.
Sua è una delle sentenze adottate dal Partito Comunista Cinese: "Che importa se il gatto è bianco o nero, purché acchiappi i topi".

Al di fuori della Cina, il Confucianesimo si è sviluppato soprattutto in Corea: al Nord vi sono 7 milioni di seguaci, al Sud 2 milioni.

In Giappone si diffuse a partire dal XV sec., dove sussiste ancora oggi sotto forma di dottrina filosofica tradizionale. Per effetto dell'immigrazione cinese, il confucianesimo si è diffuso anche in Vietnam, Thailandia, Filippine, Indonesia, Malesia, ecc., raggiungendo la cifra di circa 300 milioni di fedeli.
Il confucianesimo è entrato nelle culture dei giapponesi, dei coreani, Singapore, Taiwan : fedeltà, obbedienza, lealtà, rinucia all’egoismo individualista sono i valori confuciani che hanno portato queste nazioni a sviluppare le loro economie e le loro società in condizioni di stabilità (famigliare e sociale e politica) fino a raggiungere i livelli dell’occidente ed a competere con esso.

Con la liberalizzazione in atto in Cina il confucianesimo torna a dare i suoi frutti :
la Cina sarà a breve la prima potenza mondiale.

BIBLIOGRAFIA

- Piero Corradini- La Cina Contemporanea, a cura di Giorgio Melis e Franco Demarchi
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