Corso Biblico

La salvezza: il compimento dell'uomo come UOMO NUOVO

INDICE


PARTE II

I SEZIONE   4,1-5,14
visioni introduttive

II SEZIONE 6,1-7,17
 i sette sigilli
III SEZIONE 8,1-11,14
le sette trombe
IV SEZIONE  11,15-16,16  
i tre segni - la donna e il drago - le sette coppe

V SEZIONE 16,17-22,5
il compimento della creazione

EPILOGO   22,6-fine

.

Apocalisse

L’aurora inonda il cielo di una festa di luce, e riveste la terra di meraviglia nuova. Fugge l’ansia dai cuori, s’accende la speranza: emerge sopra il caos un’iride di pace. Così nel giorno ultimo l’umanità in attesa alzi il capo e contempli l’avvento del Signore.
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INTRODUZIONE II
LA SALVEZZA - COMPIMENTO DELL'UOMO NUOVO
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  La BUONA NOTIZIA
COLUI che sedeva sul Trono disse :
"
Ecco,  IO faccio Nuove tutte le cose"
( Ap 21, 5 )
L'Opera divina è la creazione che ha il suo compimento lungo la storia : la sua salvezza. Quando " venne" Gesù nel mondo l' Opera Divina della Creazione non era ancora compiuta poichè l'essere umano non era ancora compiuto ed è stata la Sua Missione portarla a COMPIMENTO . Diceva:
Gv 5, 17 "Il Padre mio OPERA anche ora e anch'Io   OPERO ". La Divina Rivelazione la cui pienezza è la Persona di Gesù non annuncia una " fine del mondo" , il mondo in cui viviamo, ma annuncia il COMPIMENTO DEL MONDO - cioè della creazione- come qualcosa che era ancora "in atto" Gesù è il MODELLO della creazione divina ed è il suo COMPIMENTO Annuncia Paolo :
1Cor 12,6b- uno solo è Dio, che opera tutto in tutti eEf 1, 9 ... il mistero della SUA ( di DIO) volontà, è quello di RICONDURRE AL CRISTO , unico capo, TUTTE LE COSE , quelle nei cieli e quelle sulla terra.infatti , annuncia l'apostolo:Colossesi 1, 16  in Lui ( Cristo) furono create tutte le cose nei cieli e sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potenze. Tutte le cose sono state create per mezzo di Lui e IN VISTA di Lui Paolo : TUTTO è creato per mezzo di Gesù
TUTTO sussiste in Lui
e DIO vuole ricondurre TUTTO a Lui
QUESTO è IL PROGETTO DIVINO
Tutte le cose create , quelle visibili e quelle invisibili, raggiungono la loro PIENEZZA ed eternità nell''uomoDIO Gesù, morto-risorto : tutta la creazione è già "in Lui" - PERFETTA E COMPIUTA -per la Sua natuta umanoDIVINA ma il Padre vuole ricondurre tutte le cose create, visibili ed invisibili , "a Lui" CONCILIO VAT. II - GAUDIUM ET SPES - ( IV, 45  ss)
Il senso della Creazione e della storia è rivelato nella Nuova Creazione operata dal Figlio di Dio , la Parola divenuta Figlio della terra." ( IV, 45 ) ". .. il Verbo di Dio, per mezzo del quale tutto è stato creato, si è fatto egli stesso carne, per operare, Lui, l'UOMO perfetto, la salvezza di tutti e la RICAPITOLAZIONE UNIVERSALE ( in Lui)
Con l'avvento di Gesù si aprono i Tempi Nuovi ed ultimi della storia in cui la Creazione arriva a compimento e la storia dell’umanità entra nel suo stadio definitivo Il tempo e la fine dei tempi Giovanni invita a non fermarsi su una “fine dei tempi come fine del mondo ”, ma a dirigere l’attenzione sul tempo di un’era nuova che è già presente la cui caratteristica finale sarà il compimento del cosmo -nell'UOMO che si fa UOMO- rinnovato dalla eliminazione d’ogni forma di male e di sofferenza. L'espressione “fine dei tempi”, tipica del linguaggio profetico, traduce l’ebraico ba harit ha yyamîm , con il quale si indicail tempo che viene dopo”, l’avvenire.

Questo tempo è quello in cui tutti i popoli si incontreranno a Gerusalemme per adorare l’unico Dio – unico e vero re d’Israele (Is 45,14; 52,7); e quando sotto i cieli e terra nuovi  si manifesterà la Gerusalemme celeste (Is 65,17; 66,22) .

Poiché Gesù ha inaugurato i tempi di un’era nuova dove la morte è stata svuotata dal suo potere (Ap 1,18), la comunità dei credenti sperimenta già il suo destino definitivo di salvezza ( l' "avvenire") ed ha coscienza di un tempo che non si dirige verso una fine, ma è capace di superare ogni limite e di raggiungere il suo completamento (Ap 7,15-17).

Per esprimere l’idea di tempo l'autore distingue tra un tempo cronologico (gr. chronos), che scade e si esaurisce, e un tempo qualitativo (gr. kairòs) che offre l’occasione propizia per agire.

l kairòs era una divinità minore del panteon greco raffigurata da un ragazzino con le ali ai piedi e con un ciuffo di cappelli sull’occipite; questo personaggio era simbolo delle occasioni propizie che si presentavano improvvisamente agli UOMINI e che non dovevano farsi sfuggire, per tanto bisognava prendere per i cappelli quel fanciullo, prima che passi oltre.Kairòs è il tempo opportuno per agire a favore della salvezza, l'UOMO compiuto : l'Apocalisse ricorda questo tempo adatto per rendere testimonianza a Gesù e al suo vangelo, momento opportuno per agire in sintonia con il Padre, secondo il suo progetto di salvezza e secondo il Programma di Gesù. Fin dalle prime parole dell’opera, Giovanni si rivolge ai lettori e agli ascoltatori perché vivano questo tempo propizio, impegnandosi al presente a testimoniare i valori del Regno, nella tensione continua verso «i cieli nuovi e la terra nuova» (Ap 21,1).

"..Non si tratta di vivere un tempo in cui si annunciano nuove rivelazioni, ma di cogliere il momento propizio per una profonda riflessione sulla rivelazione di Gesù Cristo e sull’attuazione di quanto essa contiene..." La fine del mondo ".. Nell'Apocalisse non si trova cenno alcuno alla "fine del mondo", come non si parla mai della "fine del tempo". L’autore mostra a conclusione della sua opera un mondo completamente trasformato al cui centro è presente il Signore della VITA. Immagine di questo nuovo mondo è la Gerusalemme celeste, dono di Dio poiché discende dal cielo, ma costruita da quanti hanno messo la propria VITA al servizio del Regno (cf. Ap 19,8)..

" .. Non ci sarà una fine del mondo ma un mondo rinnovato dallo Spirito creatore di Dio. Lo spaziotempo non finirà in un buco nero, ma si trasforma nel Regno eterno di Dio . E' una nuova concezione del tempo che non chiama alla fuga dal mondo o allo scoraggiamento ma che infonde entusiasmo e creatività fecondati dallo Spirito diGesù in un orizzonte di pienezza di VITA .

L’insegnamento dell'Apocalisse sul destino ultimo dell’UOMO e della storia si presenta come profezia dei tempi nuovi, quelli della Gerusalemme nuova, dove cielo e terra entrano in una perfetta comunione. Nella parte finale del libro, cieli e terra sono inquadrati in un unico giorno e in unico spazio dove non c’è più bisogno della luce del sole né della luna, né di santuario alcuno, perché tutto ciò che fa parte della realtà umana è inondato dalla gloria di Dio (cf Ap 21,22-23, Gv 19,30).

Il tempo esiste solo in un continuo presente, poiché non c’è più alternarsi del giorno e della notte (Ap 22,5); lo stesso succede con lo spazio, non più delimitato da alcun confine ma caratterizzato dalla sua totale trasparenza e splendore, come lo stesso autore ci tiene a dimostrare nella minuziosa descrizione che egli offre della nuova Gerusalemme (Ap 21,11-21). .."

l'umanoSPIRITUALE, REGNO di DIO Gesù OPERA nella storia insieme al Padre per portare a compimento la Creazione non solo in se stesso ma anche in tutta una UMANITA' NUOVA generata dal Suo Spirito Divino ( Gv 3, 1ss) . Coloro che aderiscono con FEDE a  questo PROGETTO DIVINO e ri-nascono dallo Spirito Santo come UOMINI e DONNE NUOVI, SPIRITUALI che camminano nella storia al Suo seguito fino a divenire simili a Lui( 1Gv 3,2ss) , con Lui e in Lui risorgono da morte nell' "ultimo giorno " della creazione e contituiscono -con tutti gli " abitanti" del Cielo- il Regno di DIO, il DOMINIO dell'umanoSPIRITUALE L' UOMO SPIRITUALE , discepolo di Gesù, viene progressivamente trasformato dallo Spirito di Gesù -con un nuovo modo di esistenza umanoSPIRITUALE (2Cor 3,18; Fil 3,21  - e conformato a Lui ( 1Gv3,2 )  come “un nuovo cielo e una nuova terra” (Ap 21,1) , Creazione divina COMPIUTA , Regno di DIO 1Gv 5, 4 Chiunque è stato generato da Dio vince il mondo e questa è la vittoria che ha vinto il mondo : la nostra FEDE ( in Gesù) ." La SALVEZZA, compimento del discepolo di Gesù rinato dallo Spirito Riferimenti essenziali : IL PROGETTO DI DIO -   APOCALITTICA GIUDAICA -   APOCALITTICA CRISTIANA - REGNO DI DIO



Il Centro della storiaNon è possibile separare la storia dalla creazione : alla storia partecipa la creazione e nella storia la creazione cammina verso il suo compimento ( o perfezione  o definitività )  secondo un Progetto divino.

Nella storia c'è anche il peccato degli uomini che si oppone al Progetto divino ed è causa di de-creazione  ( caotizzazione cosmica e terrestre : terremoto, diluvio ,etc.)

Con l'avvento di Gesù , l'uomoDIO, la sua vicenda umano-divina  diventa la chiave di lettura della storia : Lui, l'UOMO COMPIUTO che è risorto da morte , l' UOMO CELESTE , ha vinto la morte e VIVE come Regno di Dio, definitivamente, eternamente.

Il Regno di DIO non è " di questo mondo"
Diceva Gesù :
Giovanni 5, 17 "Il Padre mio agisce ( opera) anche ora e anch'io agisco ( opero) ". L'Opera del Padre è la creazione . Essa è ricapitolata nell'uomo ma nell'avvento di Gesù non era ancora compiuta e per questo EGLI operava ancora. Il Padre non era ancora "entrato nel SUO riposo"  come dicevano le scritture , così anche Gesù , opera e opera la salvezza cioè per portare a compimento -nella perfezione-  la creazione . Gesù dona perennemente (e gratuitamente) alla creazione , ricapitolata nell'uomo, il suo Spirito, la VITA eterna , che fa  rinascere l'uomo mortale - ma credente in Lui- come UOMO SPIRITUALE , immortale , in vista del suo COMPIMENTO. Ogni nuovo essere, UOMO o DONNA SPIRITUALE è ilcorporato in Gesù e - similmente a Lui- è . E' il Regno Messianico che alla fine sarà consegnato da Gesù al Padre e sarà Regno di DIO , DOMINIO dell'umanoSPIRITUALE Gesù Centro della storia Il giudizio escatologico annunciato e intravisto da profeti e apocalittici dell'AT è iniziato "in Gesù ": Dio " è passato" ( > pasqua ) ed ha eseguito il suo giudizio su di Lui  e in definitiva su tutta la creazione che Egli ricapitola in Sè "
- salvandoLo dalla morte" , cioè portandoLo a compimento come UOMO DEFINITIVO con la risurrezione.
- e "sterminando tutti i suoi nemici " a servizio del principe del mondo cioè della morte .

Gesù non si è sottratto all'azione dei satani  ( gli avversari ) e dei suoi alleati ( che appartenevano anche alla religione! ) e nel momento in cui la loro violenza lo uccide , la VITA  eterna che è in Lui opera la risurrezione  da morte rendendolo UOMO COMPIUTO e DEFINITIVO, CELESTE e  questa salvezza  o compimento dell' uomoDIO nella perfezione definitiva, Gesù la offre all'umanità intera. -
La Pasqua di Gesù è un evento sempre attivo nella storia


Chi " opera " il giudizio universale - cioè LA SEPARAZIONE DEI SALVATI DAI PERDUTI non è un Giudice Universale : non è il Padre e non è neppure Gesù ma sono gli uomini stessi che si autogiudicano e sentenziano con la loro scelta di Fede o di rifiuto della VITA che salva dalla morte. " .. perchè è giunta l'ORA" ... vieni Signore! L'espressione che ritorna nel Libro Apocalisse : " perchè è giunta l'ora" , indica che è giunto un giudizio, ma è una pasqua - un giudizio escatologico : c on la risurrezione di Gesù ed il dono della VITA alla umanità "il giudizio divino imminente" annunciato dai profeti AT non è più un evento da attendere temendolo ma un evento di salvezza ( una pasqua ) già avvenuto in Gesù e che continuamente avviene nella storia per opera Sua e della sua Chiesa Nella storia Gesù è realmente presente nella sua Chiesa, la Comunità degli UOMINI e DONNE SPIRITUALI che Vivono la sua VITA immortale e sono mossi dal suo Spirito ma : ...la " pasqua di Gesù " che i cristiani memorializzano continuamente nella Cena eucaristica  e che è continuamente attiva nella creazione e nella storia , lo è  solo "per un'epoca" ( o eone), che finirà La croce come compimento della promessa divina di salvezza
XXIX CONVEGNO MARIANO Facoltà Teologica Teresianum Roma 28-30 dicembre 2008 di Ricardo Pérez Mårquez - Centro Studi Biblici “G. Vannucci” Montefano (Mc)

"...Il messaggio dell’Apocalisse, inteso come l’ alfa e l’ omega della rivelazione, si ricollega alla Genesi per rileggerla e spiegarla da una nuova ottica: non quella di un paradiso irrimediabilmente perduto, ma quale profezia dei tempi nuovi, in cui il progetto della creazione sarà finalmente realizzato nel Cristo La rilettura e «riscrittura» del racconto della creazione apre, nel messaggio dell’Apocalisse, a un traguardo di speranza, sapendo che tutta la storia umana è orientata secondo il disegno divino di salvezza . L’autore dell’Apocalisse invita la comunità dei credenti a testimoniare la massima fiducia in Dio, e lo fa presentando al termine della sua opera la visione rassicurante di cieli nuovi e terra nuova (cf. Ap 21,1).

Questa nuova creazione trova la sua origine non in una semplice parola pronunciata da Dio all’alba dei tempi («Dio disse…»), ma in una parola-evento mediante la quale tutto l’universo riceve il suo equilibrio e la sua armonia. Non si tratta solo di un dire, ma di un fare di Dio, un’azione capace di comunicare nel creato tutta la sua Forza Vitale .

L’autore dell’Apocalisse ricorda tale operato quando, alludendo al profeta Isaia, afferma nei riguardi di Dio: «Ecco Io faccio nuove tutte le cose» (Ap 21,5, cf Is 43,19). La comunità si confronta pertanto con una parola che porta continuamente delle novità, una parola viva che ha bisogno di nuove formulazioni in sintonia con le necessità che emergono nella storia e nella vita dei credenti.

La parola creatrice ha generato in Maria un’UMANITA' nuova, il Figlio da lei nato è «il Principio e la Fine» (Ap 22,13; cf Gen 1,1; Gv 1,1; Ap 3,14; 21,6), perché in Gesù il divino si è fuso con l’umano, e queste due realtà, da sempre contrapposte, non possono essere più separate. Maria è la prima testimone di questo evento.

L’autore dell’Apocalisse riprende nella sua opera la stessa testimonianza che Maria ha dato con la sua vita, cioè egli vuole far comprendere che Dio non è più una realtà inaccessibile all’UOMO, ma che si incontra nell’Umano, e più si cresce in UMANITA' più è possibile incontrare e fare esperienza del «Dio con noi» (cf. Ap 21,3).

Ciò spiega perché nell’Apocalisse siano molto importanti i riferimenti alla Genesi, per far capire al lettore e agli ascoltatori come contemplare la visione di una creazione completamente rinnovata.
Le allusioni al racconto della creazione sono evidenti all’inizio e alla fine dell’Apocalisse, quale traccia che deve guidare la comprensione della Rivelazione di Gesù Cristo. L’autore dell’Apocalisse parla dell’«albero della VITA», immagine fondamentale per capire la narrazione di Gen 2- 3, e lo fa nella prima parte della sua opera e alla fine della medesima (cf. Ap 2,7; 22,2.14.19).

Il significato dell’albero della VITA, oltre le indicazioni che la Genesi attribuisce, acquista nell’Apocalisse il suo esatto valore alla luce di Zac 10,12, testo al quale l’autore allude nel prologo dell’opera («ognuno Lo vedrà, anche quelli che lo trafissero», Ap 1,7).

Il riferimento è all’UOMO ( uomoDIO)Gesù, appeso alla croce e trafitto nella carne e, in questo modo, l’autore dell’Apocalisse prepara il lettore ad identificare l’albero della VITA con il patibolo.
Per i credenti la croce è l’unico albero della VITA, in quanto è su quel legno che si compie il progetto di Dio sull’UMANITA', ed è il suo frutto, ossia l’amore senza limiti che Dio offre, la sua piena manifestazione.

***
Lo scaturire del sangue di Cristo è la sorgente della VITA della Chiesa. Benedetto XVI- omelia nella cattedrale di Londra , settembre 2010.

San Giovanni, come sappiamo, vede nell’acqua e nel sangue che sgorgano dal corpo di nostro Signore la sorgente di quella VITA divina che è donata dallo Spirito Santo e ci viene comunicata nei sacramenti (Giovanni 19, 34; cfr. 1 Giovanni 1, 7;5, 6-7).

La lettera agli Ebrei ricava, potremmo dire, le implicazioni liturgiche di questo mistero. Gesù, attraverso la sua sofferenza e morte, la sua auto-donazione nello Spirito eterno, è divenuto il nostro sommo sacerdote e "il mediatore di un’alleanza nuova" (9, 15).

Queste parole richiamano le stesse parole di nostro Signore nell’ultima cena, quando egli istituì l’eucarestia come sacramento del suo corpo, donato per noi, e del suo sangue, il sangue della nuova ed eterna alleanza sparso per la remissione dei peccati (cfr. Marco 14, 24; Matteo 26, 28; Luca 22, 20).

Fedele al comando di Cristo "fate questo in memoria di me" (Luca 22, 19), la Chiesa in ogni tempo e luogo celebra l’eucarestia, fino a che il Signore ritorni nella gloria, rallegrandosi nella sua presenza sacramentale e attingendo alla forza del suo sacrificio di salvezza per la redenzione del mondo.

La realtà del sacrificio eucaristico è sempre stata al cuore della fede cattolica. Messa in discussione nel XVI secolo, essa venne solennemente riaffermata al Concilio di Trento, nel contesto della nostra giustificazione in Cristo....
Il sacrificio eucaristico del corpo e sangue di Cristo comprende a sua volta il mistero della Sua passione che continua nei membri del suo corpo mistico, la Chiesa, in ogni epoca. Il grande crocifisso che qui ci sovrasta, ci ricorda che Cristo, nostro eterno sommo sacerdote, unisce quotidianamente i nostri sacrifici, le nostre sofferenze, i nostri bisogni, speranze e aspirazioni agli infiniti meriti del suo sacrificio.
Per lui, con lui ed in lui noi eleviamo i nostri corpi come un sacrificio santo e gradito a Dio (cfr. Romani 12, 1). In questo senso siamo presi nella sua eterna oblazione, completando, come afferma san Paolo, nella nostra carne ciò che manca alle sofferenze di Cristo ( a favore del suo corpo, che è la Chiesa (cfr. Colossesi 1, 24). Nella VITA della Chiesa, nelle sue prove e tribolazioni, Cristo continua, secondo l’incisiva espressione di Pascal, ad essere "in agonia fino alla fine del mondo " (Pensées, 553, éd. Brunschvicg) »
***
«A chi sta vincendo io darò da mangiare dell’ albero della VITA, che è nel paradiso di Dio» (Ap 2,7). ( *) - XXIX CONVEGNO MARIANO Facoltà Teologica Teresianum Roma 28-30 dicembre 2008 di Ricardo Pérez Mårquez - Centro Studi Biblici “G. Vannucci” Montefano (Mc)

"La prima lettera del settenario, quella inviata alla chiesa di Efeso: «A chi sta vincendo io darò da mangiare dell’ albero della VITA, che è nel paradiso di Dio» (Ap 2,7).

Si tratta del dono che Cristo dà ai credenti di quella comunità, che mantiene la fedeltà al Signore, accogliendo l’invito alla conversione.

Le parole che il Signore rivolge alla chiesa di Efeso, non rimandano al futuro, ma riguardano il suo presente («a colui che sta vincendo»), e comportano la promessa di un dono completamente gratuito («darò a lui da mangiare»). Questo dono richiama in modo esplicito il Libro della Genesi (cf. Gen 2,9; 3,22-24), dove l'albero della VITA è immagine di quella realtà di pienezza alla quale ogni UOMO deve aspirare.

L’autore precisa che l’albero si trova nel «paradiso di Dio», luogo accogliente dove si può raggiungere la stessa delizia divina. Le Scritture si aprono e si chiudono con l’immagine del giardino, il progetto di pienezza di VITA che trova la sua realizzazione e compimento nell' UMANITA' NUOVA inaugurata da Cristo.
Il termine greco paradeiso è d’origine persiana, estraneo al testo ebraico del Genesi che parla di gan Eden, (Gen 2,8.9.10.15.16) giardino del piacere” . Nel NT ricorre soltanto tre volte: Lc 23,43; 2Cor 12,4 e Ap 2,7. Attraverso il riferimento al «paradiso di Dio», l’Apocalisse segnala che la parola di Dio non è una dottrina da imparare e fissare nella mente, ma è una realtà Vitale da sentire e da assimilare attraverso i sensi umani, come il giardino luogo di vita, ricorda. Accedere al giardino per mangiare i frutti dell’albero della VITA non dipende dai meriti o sforzi umani, ma è un dono che il Signore regala a chiunque accolga il suo Amore, perché possa esperimentare la piena comunione con Dio. Sull’UMANITA' non pesa più il divieto di Gen 3,22: «ora, egli non stenda più la mano e non prenda anche dall'albero della VITA, ne mangi e Viva sempre».

Ciò che prima era interdetto si presenta ora come un invito, dando adesione a Gesù si partecipa a quel disegno di salvezza che garantisce agli esseri umani la loro piena realizzazione; si entra nel cuore della parola creatrice quando si accoglie la proposta del Padre di essere dimora del suo Amore.

Come Maria, da madre di Gesù ha saputo diventare la perfetta discepola del Cristo, ugualmente la comunità dei credenti è chiamata a testimoniare la stessa fede in colui che nella sua carne ha rivelato l’immagine di Dio.

Nella visione finale dell’Apocalisse (cf. Ap 21,1-7) il disegno di Dio raggiunge il suo culmine e la sua parola conferma la decisione del suo volere: «Ecco la tenda di Dio con gli uomini! Egli abiterà con loro ed essi saranno suoi popoli ed egli sarà il Dio con loro, il loro Dio. 4E asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non vi sarà più la morte né lutto né lamento né affanno, perché le cose di prima sono passate». (Ap 21,3-4) .

La massima aspirazione degli uomini, la felicità, coincide con la volontà del Padre: che l’essere umano sia pienamente felice.

Volontà che si manifesta nell’azione creatrice tesa a eliminare ogni causa di sofferenza nell’UMANITA', dalle lacrime alla morte.
In Maria questo volere divino ha trovato piena attuazione, poiché ella ha esperimentato nella propria carne la presenza di un Dio che si è fuso con l’umano. »

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LA SALVEZZA - COMPIMENTO DELL'UOMONUOVO
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