Piccolo Corso Biblico



Ai poveri è annunciata la Buona Notizia. ( Mt 11,5)La Buona Notizia :


Il denaro Il denaro viene emesso dal potere mondano che ne garantisce il valore corrispett ivo: funziona per la fiducia che le persone danno a chi lo garantisce. Usarlo significa dare fiducia ( fede ) ad un potere del mondo. Il potere del denaro è un potere mondano e questi poteri sono sempre espressioni storiche del maligno o demoniaco ( cf. Apocalisse )



Per entrare nella comunità di Gesù , è indispensabile rinunciare al denaro come forma che assoggetta ad un potere , una Signoria, diversa da quella di Dio.
Restituite a Cesare
[ Matheos-Camacho-Il vangelo di Matteo-Cittadella-Assisi]

Mt 21,15 Allora i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come coglierlo in fallo nei suoi discorsi. 16Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. 17Dunque, di' a noi il tuo parere:
è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?».
18Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? 19Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. 20Egli domandò loro: «Questa immagine e l'iscrizione, di chi sono?». 21Gli risposero: «Di Cesare». Allora disse loro:
«Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio». 22A queste parole rimasero meravigliati, lo lasciarono e se ne andarono.

" Gesù chiede una moneta dell'imperatore (un denaro) che ne recava l'effige e su cui era scritto il suo nome. Per comprendere la risposta di Gesù bisogna tener presente la differenza fra il verbo utilizzato dagli avversari: « pagare/dare tributo al Cesare » e quello usato da Gesù: « rendere/restituire al Cesare ciò che è del Cesare ».

L'immagine e l'iscrizione sulla moneta mostrano chi sia il suo proprietario. La loro idea di tributo è quella di un furto; propongono di non pagare il tributo, ma tenendosi il denaro del Cesare. Gesù afferma che non basta rifiutarsi di pagare il tributo, bisogna uscire dalla dìpendenza economica rifiutando il denaro del Cesare (« restituite ») così non lo si riconoscerà come Signore né bisognerà pagargli il tributo.


Quando essi saranno capaci di rinunciare a tale denaro e alla ricchezza che procura loro, potranno essere fedeli a Dio, cui debbono rendere il popolo che gli hanno rubato ( restituite a Dio ciò che è di Dio) .

E' l'ambizione dei dirigenti e il loro amore per il denaro a dar luogo al dominio romano e a creare l'ingiustizia in Israele. Rispetto al Cesare perciò devono rinunciare al suo denaro, che li mantiene soggetti a lui; rispetto a Dio, devono rinunciare al dominio sul popolo che tengono assoggettato con lo sfruttamento economico in nome di Dio. Gesù ha messo in chiaro il loro atteggiamento interiore, e ha indicato loro un cammino che essi non vogliono seguire."

1- Beati i poveri Is 61,1 Lo spirito del Signore Dio è su di me perché il Signore mi ha consacrato con l'unzione;
mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai miseri,
Sal 112 Chi è pari al Signore nostro Dio che siede nell'alto e si china a guardare nei cieli e sulla terra? 
Solleva l'indigente dalla polvere, dall'immondizia rialza il povero
per farlo sedere tra i principi, tra i principi del suo popolo. 




Come?

Nello spirito del giubileo permanente di Gesù la comunità accoglie e solleva la condizione dei poveri praticando la libera condivisione dei beni . Come fa Dio nella storia e come ha fatto Gesù.
Lc 1,46 ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote.

Nella comunità della Carità i poveri sono beati perchè godono del Giubileo permanente di Gesù che compie la promessa divina per cui nessuno nel popolo doveva essere bisognoso, ma felice.
CUCC 1728 Le beatitudini ci mettono di fronte a scelte decisive riguardo ai beni terreni; esse purificano il nostro cuore per renderci capaci di amare Dio al di sopra di tutto. Gesù non solo proclama che il tempo messianico è arrivato, ma proclama che il Regno è arrivato per tutti, che di fronte all’amore di Dio che viene tutti sono i chiamati.
1729 La beatitudine del cielo determina
i criteri di discernimento nell'uso dei beni terreni in conformità alla Legge di Dio.

I poveri in spirito. 3 «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.... [ Lc 6,20 «Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio.]Mt e Lc con " poveri" designano la classe povera , che costituiva la grande maggioranza della popolazione del mondo ellenistico. Il “povero in spirito” in quell'epoca poneva l’accento più che sulla mancanza di ricchezze sulla condizione di umiliazione che non permetteva l’arroganza tipica delle persone ricche ma imponeva loro un rispetto servile .

Nel Vangelo di Mt i poveri in spirito sono i discepoli che liberano tutti i loro averi dal potere del denaro per investirli nel Programma di Gesù, sottomettendoli così al Regno di Dio. In questo sperimentano la felicità di vivere.

"va', vendi quello che hai e dallo ai poveri..." (Mt 19,21)


Gv13,12 Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? 13Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. 14Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. 15Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi. 16In verità, in verità io vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un inviato è più grande di chi lo ha mandato. 17Sapendo queste cose, siete beati se le mettete in pratica.



Mt 25,31Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. 32Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, 33e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. 34Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: «Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, 35perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, 36nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi». 37Allora i giusti gli risponderanno: «Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? 38Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? 39Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?». 40E il re risponderà loro: «In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me».

E' la legge della carità, il criterio con cui tutti si autogiudicano nell'eone presente ( il giudizio universale già in atto ) .

Luca - che scrive una dimostrazione per un ebreo illustre, Teofilo , una persona importante dell'istituzione ebraica , un sacerdote o uno scriba- usa il linguaggio dell'alleanza ( benedizioni e maledizioni ):   se i poveri sono beati nel Regno Messianico per mezzo del Giubileo di Gesù , per i ricchi che la ricchezza se la godono e se la ridono sono guai ( lamento funebre ) , una condizione che deriva dal rifiutare Gesù e il suo Giubileo.

Mt 25, 41Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: «Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, 42perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, 43ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato». 44Anch'essi allora risponderanno: «Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?». 45Allora egli risponderà loro: «In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l'avete fatto a me». 46E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna»



La Vita eterna è nell'Uomo animato dallo Spirito che si compie con la Carità. Morto/risorto sarà Uomo Definitivo. Il supplizio eterno è " pianto e stridor di denti " : è la coscienza eterna del proprio rifiuto di compiersi secondo il progetto-dono di Dio . Fallimento del proprio essere " uomo".
I ricchi e il Regno messianico
Lc 6, 24 Ma guai a voi, ricchi, perché avete già ricevuto la vostra consolazione. 25Guai a voi, che ora siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi, che ora ridete, perché sarete nel dolore e piangerete. 26Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti.

Matteo scrive ad una comunità di ebrei anche ricchi e potenti che hanno accolto Gesù. In Mt 19, 16ss si parla dell'uomo ricco che vuole guadagnare la vita eterna, cioè garantirsi di essere nel Regno di Dio.

Le espressioni :
- avere ( guadagnare , ereditare , etc. ) la vita eterna
- entrare nel Regno di Dio
- diventare discepoli di Gesù aderendo alla sua comunità messianica

si equivalgono .

C'è un dialogo e Gesù conclude come insegnamento per i discepoli :

Mt 19,23 Gesù allora disse ai suoi discepoli:«In verità vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli.
Mt 19,24 Ve lo ripeto:
è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno dei cieli»

E' difficile ma non impossibile riferisce Matteo :

Mt 27,57 Venuta la sera giunse un uomo ricco di Arimatèa, chiamato Giuseppe, il quale era diventato anche lui discepolo di Gesù.

Difficilmente un ricco condividerà le sue ricchezze per aderire alla comunità messianica anche se capisce il messaggio di Gesù. Qualcuno però come Giuseppe di Arimatea, l'ha fatto. In virtù dello spirito di solidarietà acceso dal fuoco dello Spirito :

Mt 3,11Io vi battezzo nell'acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco.

Voi che siete poveri/deprivati dai ricchi , vostro è il Regno di Dio ora perchè venite saziati nella comunità di Gesù e potete ridere perchè sarete Uomini compiuti, definitivi e beati . Voi che siete ricchi/deprivando i poveri , siete sazi e ridete, avete la vostra consolazione ora ma (rifiutando il Regno di Dio) avrete fame , sarete nel dolore e piangerete quando sarete consapevoli , in modo definitivo, di essere dei falliti .
Mt 13,22Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto.
[ il frutto è l'UOMO compiuto ]

Nessuno era bisognoso nella comunità cristianaDt 15,4 Del resto non vi sarà alcun bisognoso in mezzo a voi;

I primi cristiani ..

At 4,34 Nessuno infatti tra loro era bisognoso, perché quanti possedevano campi o case li vendevano, portavano il ricavato di ciò che era stato venduto
At 2, 42Erano perseveranti nell'insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere. 43Un senso di timore era in tutti, e prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli. 44Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune; 45vendevano le loro proprietà e sostanze e le dividevano con tutti, secondo il bisogno di ciascuno. 46Ogni giorno erano perseveranti insieme nel tempio e, spezzando il pane nelle case, prendevano cibo con letizia e semplicità di cuore, 47lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo. Intanto il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati.

Fil 4, 12So vivere nella povertà come so vivere nell'abbondanza; sono allenato a tutto e per tutto, alla sazietà e alla fame, all'abbondanza e all'indigenza. 13Tutto posso in colui che mi dà la forza.
lo Spirito
18Ho il necessario e anche il superfluo; sono ricolmo dei vostri doni ricevuti da Epafrodìto, che sono un piacevole profumo, un sacrificio gradito, che piace a Dio.19 Il mio Dio, a sua volta, colmerà ogni vostro bisogno secondo la sua ricchezza con magnificenza, in Cristo Gesù.

Rispetto a Gesù ed alla sua comunità tutti dovranno scegliere . Luca sottolinea l'ineluttabilità di confrontarsi con questa opzione perchè dalla scelta a favore o meno dipende il compimento dell'essere umano nella Vita dell'eterno.

Il Regno di Dio è nella storia, ora, ed è urgente decidersi .
Beati i poveri per lo spirito, perché di questi è il regno dei cieli. A. Maggi in Consolare afflitti, affliggere consolati studubibici.it -trascrizione di conferenze non riviste dall'autore

" La comprensione di chi siano questi "poveri" dipende dal significato che si dà alla formulazione "di spirito", che può essere interpretata come: - deficienza dell'individuo (poveri di spirito); - atteggiamento spirituale (poveri in/nello spirito); - scelta esistenziale (poveri per lo spirito)... E Gesù non esalta come condizione invidiabile ("beati") le deficienze della persona. Sarà piuttosto compito dei credenti accogliere e supplire ai limiti di questi individui (1 Ts 5, 14 Vi esortiamo, fratelli: correggete gli indisciplinati, confortate i pusillanimi, sostenete i deboli, siate pazienti con tutti.).

L'interpretazione che più ha avuto successo
, e se ne comprende bene il perché, è quella dei poveri nello spirito, dove l'accento viene posto su un atteggiamento "spirituale" verso la povertà, proprio di quanti non sono attaccati ai loro beni: i "distaccati". La povertà, viene intesa come l' atteggiamento interiore di chi, pur restando saldamente in possesso dei propri beni, ne è "spiritualmente" distaccato: la povertà di spirito si trasforma in spirito di povertà.

Dal contesto di tutto il vangelo si vede che Gesù non si accontenta di chiedere un distacco "spirituale" dai propri beni, ma un abbandono effettivo, radicale e immediato: "va', vendi quello che hai e dallo ai poveri..." (Mt 19,21)... Proclamando "beati" i poveri, Gesù non tenta di idealizzare o sublimare la loro condizione, ma chiede ai suoi discepoli di entrare volontariamente nella condizione di poveri per eliminare le cause che provocano la povertà. Gesù non intende gratificare i miserabili di questo mondo, promuovendoli nella spirituale categoria di "beati", ma assicurarli che la loro indigenza è finalmente terminata perché altri hanno scelto di condividere con loro tutto quel che hanno e che sono. Infatti scegliere di farsi povero non significa andarsi ad aggiungere ai già troppi miserabili di questo mondo, ma mettersi dalla parte degli ultimi della società.

Ci si fa ultimi al fine di donare dignità agli ultimi, scelta che non solo non diminuisce la dignità della persona, ma l'innalza alla stessa qualità dell'agire di Dio che afferma "Io, il Signore, sono il primo e io stesso sono con gli ultimi" (Is 41,4; cf Gv 13,12-14). Quelli che la società ha reso poveri vengono da Gesù proclamati "beati" perché ci sarà chi si prenderà cura di loro. E quelli che decidono volontariamente di vivere da poveri ( a favore dei poveri), vengono dichiarati beati perché il Padre si prende cura di essi. A chi diventa responsabile della felicità del proprio fratello, Gesù garantisce che il Padre stesso si farà carico della loro felicità .

(cf
Mt 6, 24Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l'uno e amerà l'altro, oppure si affezionerà all'uno e disprezzerà l'altro. Non potete servire Dio e la ricchezza. 25Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito? 26Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? 27E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita? 28E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. 29Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. 30Ora, se Dio veste così l'erba del campo, che oggi c'è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede? 31Non preoccupatevi dunque dicendo: «Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?». 32Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno. 33Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. 34Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena. cf.: Mt 25,34-40)

L'uso del plurale ("i poveri"/"di essi"), indica che Gesù non chiama a una povertà individuale, ascetica, che favorisca la santificazione del singolo individuo, ma lancia a tutti i suoi seguaci una proposta che se accolta può trasformare radicalmente la società (cf Mt 13,31Espose loro un'altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo. 32Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell'orto e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami». 33Disse loro un'altra parabola: «Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata». ) .

Gesù invita i credenti a farsi volontariamente tutti poveri perché nessuno più sia povero, come lui che: "da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà" (2 Cor 8,9). Effetto dell'accoglienza di questa beatitudine è il regno dei cieli.
"

"...Gesù proclama “beati i poveri per lo spirito perché di questi è il regno dei cieli”. E’ al primo posto perché è la condizione perché esistano tutte le altre beatitudini. E’ l’unica con il tempo del verbo al presente: “di essi è il regno”, le altre hanno tutte il verbo al futuro, esse sono infatti l’effetto dell’accoglienza di questa beatitudine.

La prima beatitudine è quella che è stata più fraintesa ed è quella che ha fatto credere che Gesù avesse proclamato beati i poveri. No, mai Gesù nei vangeli proclama beati i poveri; i poveri sono disgraziati ed è compito della comunità cristiana togliere dalla loro condizione di povertà. Questo il disegno di Dio sull’umanità, un disegno che era già espresso nell’antica alleanza: “nel mio popolo nessuno sia bisognoso”.

A quell’epoca non si credeva nell’esistenza di un dio unico ma ogni nazione aveva la sua divinità, si trattava di vedere qual’ era la più importante, la più gloriosa. Ebbene, se tra di voi non ci sarà alcun povero, quella sarà la prova della presenza di Dio e la prova che questo Dio è grande. Questa sarà anche la prova della presenza del Cristo secondo gli atti degli apostoli: “testimoniavano con gran forza la risurrezione di Gesù” e questo come? Con grandi cerimonie? Con grandi preghiere? No, “testimoniavano la risurrezione di Cristo perché nessuno tra di loro era bisognoso”.

La prova della presenza del Signore nella comunità è dove non ci sono bisognosi.
Quindi mai Gesù ha proclamato beati i poveri. Ma Gesù proclama “beati i poveri di spirito”... La povertà di spirito si era trasformata in “spirito di povertà”… Gesù quando incontra il ricco, non gli chiede un distacco spirituale. Non gli dice “tieni pure i tuoi beni, l’importante è che tu ne sia distaccato spiritualmente”. No, il distacco che Gesù chiede è reale, immediato e concreto... Ed è questo quello che Gesù ci chiede. Gesù proclama immensamente beati, felici, quelli che volontariamente, liberamente e per amore decidono di entrare nella condizione di povertà. Che significa? Non certo andare ad aggiungerci ai tanti altri poveri.

Gesù non ci chiede di spogliarci ma chiede di vestire gli altri.
Credo che tutti noi possiamo vestire qualcuno senza bisogno di doverci spogliare. Gesù chiede di abbassare un po’ il nostro livello di vita per permettere a quelli che lo hanno troppo basso di innalzarlo un po’. Gesù chiede non l’elemosina ma la condivisione. Mentre l’elemosina presuppone un benefattore e un beneficato, per cui rimane sempre una differenza, la condivisione che Gesù propone, crea dei fratelli. Allora Gesù dice:

“quelli che liberamente , volontariamente e per amore, si sentono responsabili della felicità e del benessere degli altri , sono felici, immensamente felici, beati, perché proprio per quelli come loro è donato il regno dei cieli”.
E qui siamo da capo perché il regno è stato interpretato in passato come un regno “nei” cieli. Nulla di tutto questo. Sappiamo che Matteo scrive a una comunità di giudei ed è attento a non urtare la suscettibilità dei suoi interlocutori. Sa infatti che, nel mondo giudaico, il nome di Dio non si pronuncia né tanto meno si scrive. Allora tutte le volte che l’evangelista ne ha la possibilità sostituisce il termine Dio con termini che lo raffigurano. Uno di questi è “ cielo”. Lo facciamo anche noi nella lingua italiana. Quante volte, nel parlare comune, diciamo: “grazie al cielo” e sicuramente non ringraziamo l’atmosfera, ma Dio. Oppure, in un italiano un po’ più antico, diciamo: “il ciel non voglia” intendendo dire “Dio non voglia”. “Regno dei cieli” quindi, nel Vangelo di Matteo è il “regno di Dio”. Ma cosa significa questo?

Israele, dopo l’esperienza della monarchia –che era stata un totale fallimento- aveva proiettato in Dio l’immagine ideale del re e, secondo la Bibbia, re ideale è colui che si prende cura del povero, dell’orfano, della vedova, cioè delle persone che non hanno nessuno che pensi a loro. Ora possiamo capire che la beatitudine non è una promessa per il futuro ma è una proposta per l’immediato. Lo abbiamo visto nell’uso del verbo “è”, non “sarà”. Gesù si rivolge a una comunità : il messaggio è per individui ma individui che formano una comunità.

Gesù non è venuto a formare dei santi ma a dare un messaggio che cambi le strutture stesse della società.

Le società si basano su tre verbi che portano rivalità e inimicizia. Questi verbi sono: AVERE, SALIRE, COMANDARE. Possedere sempre di più per salire al di sopra degli altri e poterli comandare. Ebbene il Regno che propone Gesù è una società
- dove al posto dell’ ACCUMULO dei beni c’è la gioia della CONDIVISIONE;
- dove alla bramosia di SALIRE sopra gli altri c’è la gioia di SCENDERE (che significa non considerare    nessuno inferiore a se stessi)  
- e dove al desiderio diCOMANDARE c’è l’esperienza gioiosa del SERVIRE gli altri.

Questo è il Regno di Dio. Un cambio radicale nei valori che reggono la società.
"... Felici perché? Perché di questi Dio si prende cura. E’ un cambio meraviglioso! Se noi ci occupiamo degli altri, permettiamo a Dio di prendersi cura di noi. Allora cambia completamente il rapporto con il Signore. Lo si sente presente nella propria esistenza. L’unica nostra preoccupazione è prenderci cura degli altri. Ai nostri bisogni, alle nostre necessità ci pensa Dio stesso: ecco la beatitudine!

E’ una proposta tutta a vantaggio degli uomini perché Gesù non si lascia vincere in generosità. Ogni volta che trasformiamo l’amore ricevuto da Dio in amore comunicato agli altri attiriamo da parte di Dio una risposta ancora più grande e questo è il fattore di crescita delle persone.

La prima beatitudine è dunque la scelta di essere responsabili della felicità delle persone. Chi fa questo , sperimenta un cambio straordinario nella sua esistenza, si rende conto che Dio si prende cura come un padre della sua persona, del suo benessere. Se c’è questa scelta da parte di una comunità, ecco che Gesù presenta le possibili conseguenze positive nell’umanità. "
[leggi : A. Maggi Padre dei poveri . Assisi 2010 ]

Gesù proclama beati, felici coloro che liberamente , in virtù della loro comunione di Spirito con Dio ( l'accoglienza del suo progetto creativo ), fanno la scelta di sentirsi responsabili della felicità e del benessere di tutti.
Papa Francesco: «Se la ricchezza non è condivisa genera corruzione»di Alessandro De Carolis-Omelia messa S.Marta - 25/05/2015 10:19 http://it.radiovaticana.va/

" Il cammello e la cruna dell’ago, ovvero come l’“entusiasmo” per Cristo possa trasformarsi in pochi istanti in “tristezza e chiusura in se stesso”. La scena che Papa Francesco commenta all’omelia è tra le più famose del Vangelo. Il giovane ricco incontra Gesù, chiede di seguirlo, gli assicura di vivere da sempre i comandamenti, ma poi cambia del tutto umore e atteggiamento quando il Maestro gli comunica l’ultimo passo da compiere, la “cosa sola” che manca: vendere i beni, darli ai poveri e a quel punto mettersi alla sua sequela. Di colpo, “la gioia e la speranza” in quel giovane ricco svaniscono, perché lui, a quella sua ricchezza, non vuole rinunciare:

“L’attaccamento alle ricchezze è l’inizio di ogni genere di corruzione, dappertutto: corruzione personale, corruzione negli affari, anche la piccola corruzione commerciale, di quelli che tolgono 50 grammi al peso giusto, corruzione politica, corruzione nell’educazione… Perché? Perché quelli che vivono attaccati al proprio potere, alle proprie ricchezze, si credono nel paradiso. Sono chiusi, non hanno orizzonte, non hanno speranza. Alla fine dovranno lasciare tutto”.

“C’è un mistero nel possesso della ricchezze”, osserva Francesco. “Le ricchezze hanno la capacità di sedurre, di portarci a una seduzione e farci credere che noi stiamo in un paradiso terrestre”. Invece, afferma il Papa, quel paradiso terrestre è un luogo senza “orizzonte”, simile a quel quartiere che Francesco ricorda di aver visto negli anni Settanta, abitato da gente benestante che ne aveva munito i confini per difendersi dai ladri:

“E vivere senza orizzonte è una vita sterile, vivere senza speranza è una vita triste. L’attaccamento alle ricchezze ci dà tristezza e ci fa sterili. Dico ‘attaccamento’, non dico ‘amministrare bene le ricchezze’, perché le ricchezze sono per il bene comune, per tutti. E se il Signore a una persona gliene dà è perché li faccia per il bene di tutti, non per se stesso, non perché le chiuda nel suo cuore, che poi con questo diventa corrotto e triste”.

Le ricchezze prive di generosità, insiste Papa Francesco, “ci fanno credere che siamo potenti, come Dio. E alla fine ci tolgono il meglio, la speranza”. Ma Gesù, conclude, indica nel Vangelo quale sia la giusta modalità per vivere un’abbondanza di beni:

“La prima Beatitudine: ‘Beati i poveri in spirito’, cioè spogliarsi di questo attaccamento e fare che le ricchezze che il Signore gli ha dato a lui siano per il bene comune. L’unica maniera. Aprire la mano, aprire il cuore, aprire l’orizzonte. Ma se tu hai la mano chiusa, hai il cuore chiuso come quell’uomo che faceva i banchetti e indossava vesti lussuose, non hai orizzonti, non vedi gli altri che hanno bisogno e finirai come quell’uomo: lontano da Dio”.


Papa Francesco: Omelia messa s.marta 19-6-2015
Le ricchezze che contano sono quello riconosciute dalla «borsa del cielo». E non coincidono con le logiche avide degli uomini, destinate a esser preda di «tarma e ruggine» ma anche a scatenare guerre. Così il vero segreto è comportarsi da amministratori autentici che mettono tutti i beni «al servizio degli altri».

«nella radice di questo atteggiamento c’è la voglia di sicurezza». Come a dire «io voglio essere sicuro e, per questo, ho questo risparmio».
Però «le ricchezze non sono come una statua, non sono ferme: le ricchezze hanno la tendenza a crescere, a muoversi, a prendere il posto nella vita e nel cuore dell’uomo». E «così quell’uomo che, per non diventare schiavo di una povertà, accumula ricchezze finisce schiavo delle ricchezze».

Ecco, allora, il consiglio di Gesù: «Non accumulate per voi tesori sulla terra». Del resto, ha aggiunto il Papa, «le ricchezze invadono anche il cuore, s’impadroniscono del cuore e corrompono il cuore. E quell’uomo finisce corrotto per questo atteggiamento di accumulare ricchezze».

Francesco ha quindi ricordato che «Gesù, in un’altra catechesi sullo stesso tema, sullo stesso argomento, parlava di quell’uomo che aveva avuto un buon raccolto di grano e pensava: ma cosa farò adesso? Distruggerò i miei magazzini e ne farò altri più grandi». Ma il Signore dice: «Stolto, morirai questa notte». E «questo — ha spiegato il Papa — è un secondo tratto di questa abitudine: l’uomo che accumula ricchezze non si accorge che dovrà lasciarle».

Nel passo evangelico odierno, «Gesù parla delle tarme e della ruggine: ma quali sono? C’è la distruzione del cuore, la corruzione del cuore e anche la distruzione delle famiglie».«È vero, se noi sentiamo le persone che sono in questo atteggiamento di accumulare ricchezze, loro “accantoneranno” tante scuse per giustificarsi, tante!». Però «alla fine queste ricchezze non danno la sicurezza per sempre. Anzi, ti portano giù nella tua dignità». E questo vale anche «in famiglia»: tante famiglie si dividono proprio per le ricchezze. Di più: «Anche nella radice delle guerre c’è quest’ambizione che distrugge, corrompe» ha fatto presente il Papa.

Difatti «in questo mondo, in questo momento, ci si sono tante guerre per avidità di potere, di ricchezze». Ma «si può pensare alla guerra nel nostro cuore: “Tenetevi lontano da ogni cupidigia!” dice il Signore». Perché «la cupidigia va avanti, va avanti, va avanti: è uno scalino, apre la porta, poi viene la vanità — credersi importanti, credersi potenti — e, alla fine, l’orgoglio». E «da lì tutti i vizi, tutti: sono scalini, ma il primo è la cupidigia, la voglia di accumulare ricchezze».

Francesco ha quindi ricordato «un detto molto bello: il diavolo entra per i portafogli» oppure «entra per le tasche, è lo stesso: questa è l’entrata del diavolo e da lì a tutti i vizi, a queste sicurezze non sicure». E «questa — ha spiegato il Papa — è proprio la corruzione, è la tarma e la ruggine che ci porta avanti». Del resto «accumulare è proprio una qualità dell’uomo: fare le cose e dominare il mondo è anche una missione». Ma «cosa devo accumulare io?». La risposta di Gesù, nel Vangelo di oggi, è chiara: «Accumulate invece per voi tesori in cielo, dove non ci sono i ladri, dove non si ruba, dove non c’è tarma e ruggine». Proprio «questa è la lotta di ogni giorno: come gestire bene le ricchezze della terra perché siano orientate al cielo e diventino ricchezze del cielo».

«Quando il Signore benedice una persona con le ricchezze — ha affermato Francesco — lo fa amministratore di quelle ricchezze per il bene comune e per il bene di tutto» e «non per il proprio bene». Ma «non è facile diventare un onesto amministratore, perché c’è sempre la tentazione della cupidigia, del diventare importante: il mondo t’insegna questo e ci porta per questa strada».


Si deve invece «pensare agli altri, pensare che quello che io ho è al servizio degli altri e che nessuna cosa che ho la potrò portare con me». E «se io uso quello che il Signore mi ha dato per il bene comune, come amministratore, questo mi santifica, mi farà santo». Però «non è facile» ha riconosciuto ancora il Papa. Così «tutti i giorni dobbiamo essere nel nostro cuore per domandarci: dov’è il tuo tesoro? Nelle ricchezze o in questa amministrazione, in questo servizio per il bene comune?».

Perciò «quando un ricco vede che il suo tesoro è amministrato per il bene comune, e lui nel suo cuore e nella sua vita vive semplicemente, come se fosse povero: quell’uomo è santo, quell’uomo va sulla strada della santità, perché le sue ricchezze sono per tutti». Ma «è difficile, è come giocare col fuoco» ha aggiunto il Pontefice. Per questo motivo «tanti tranquillizzano la propria coscienza con l’elemosina e danno quello che avanza loro».

Però «quello non è l’amministratore: l’amministratore prende per sé per quello che avanza e dà agli altri, in servizio, tutto». Infatti «amministrare la ricchezza è uno spogliarsi continuamente del proprio interesse e non pensare che queste ricchezze ci daranno salvezza».

Dunque «accumulare sì va bene, tesori sì va bene, ma quelli che hanno prezzo — diciamo così — nella “borsa del cielo”: lì, accumulare lì!».


Del resto, ha spiegato il Papa, «il Signore nella sua vita ha vissuto come un povero, ma quanta ricchezza!». Paolo stesso, ha proseguito Francesco riferendosi al prima lettura (2 Corinzi 11.18, 21-30), «ha vissuto come un povero e di che cosa si vantava? Della propria debolezza».

«nella celebrazione dell’Eucaristia il Signore che è tanto ricco — tanto ricco! — si è fatto povero per arricchirci». Proprio «con la sua povertà ci insegni questa strada del non accumulare ricchezza sulla terra, perché corrompono». E, «quando le abbiamo, a usarle, come amministratore, al servizio degli altri».

La condivisione dei beni Alberto Maggi OSM- trascrizione non rivista dall'autore www.studibiblici.it

"Quando Gesù sta andando verso Gerusalemme è seguito da una gran massa di persone, perché? Per interesse. Pensano che lui sia il Messia che sta andando a Gerusalemme per fare un colpo di stato e ad intronizzarsi al posto dei sommi sacerdoti e dei romani. Quindi lo seguono sperando di spartirsi il bottino e condividere il potere con lui. Gesù fa tre tappe prima di arrivare a Gerusalemme;

1. nella prima dice: a Gerusalemme io dovrò soffrire molto. E tutta la gente: siamo pronti a soffrire con te!
2. Nella seconda tappa Gesù si ferma e dice: a Gerusalemme sarò messo a morte. E chi lo segue: siamo pronti a morire con te!
3. Nell'ultima tappa, ormai in vista di Gerusalemme, Gesù dichiara: chi non lascia tutto quello che ha non mi può seguire! E tutti: ciao messia, va’ da solo a Gerusalemme, poi ci mandi una cartolina!

Erano pronti a soffrire con Gesù, erano pronti a morire con Gesù, ma quando si è trattato di toccare il portafoglio.... E' la prova che c'è qualcosa che non va.

Il termine "Mammona", nella radice ebraica, ha lo stesso significato di una parola conosciutissima che diciamo tante volte nelle preghiere: "amen". Quando al termine di una preghiera noi pronunciamo la parola "amen", nella lingua italiana significa "così sia", cioè qualcosa che è sicuro, che è certo. Ebbene, il termine "Mammona", nella lingua aramaica ed ebraica, significa ciò che è certo, ciò che da sicurezza, ciò su cui si può contare. Quindi, "Mamon", "Mammona", definisce tutto quello su cui si può contare. E qual è quella cosa sulla quale si può contare, che dà fiducia e certezza? L'accumulo dei beni! Quindi il termine "Mammona'' che troviamo nei vangeli significa la ricchezza, l'accumulo dei beni. Questo termine nei vangeli appare solo quattro volte, di cui ben tre nel vangelo di Luca.

1-L'elogio dell'imbroglione
Tra tutte le parabole di Gesù una non ha mai smesso di sconcertare, di scandalizzare e di mettere in crisi coloro che devono commentarla, perché in questa parabola Gesù fa l'elogio di un imbroglione! Questa parabola la troviamo al capitolo 16 del vangelo di Luca. Narra di un uomo ricco che aveva un amministratore, un fattore che fu accusato di sperperare i suoi averi. Il padrone lo chiamò e gli disse: "Rendimi conto dell'amministrazione, perché sei licenziato".

Allora il fattore pensò tra sé: "Adesso che il padrone mi toglie l'amministrazione che faccio? Zappare non ho forza, mendicare mi vergogno, ma so io quel che devo fare". Il brano continua spiegando che, chiamati uno per uno i debitori del padrone, disse al primo: "Tu quanto devi al mio padrone?". Gli rispose: "Cento barili d'olio". Il fattore continuò: "Devi cento barili? Scrivi subito con la tua mano nella tua ricevuta cinquanta". Cento barili d'olio erano un capitale, immaginate che corrispondevano a più di tre anni di paga per un operaio. Ne chiama un altro e domanda: "Tu quanto devi al padrone?". E questi: "Cento misure di grano". Il fattore: "Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta'". Cento misure di grano erano circa 260-280 quintali.

Perché il fattore si comporta in questo modo? 4 Perché pensa che, una volta licenziato, queste persone che lui aveva favorito senz'altro lo avrebbero preso a lavorare da loro. Gli sarebbero stati riconoscenti per questo enorme sconto. Quindi, all'imbroglio che aveva già fatto al padrone, aggiunge pure quest'altro imbroglio! E' sorprendente il finale di questa parabola: "Il padrone lodò quell'amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza".

Quindi Gesù, in questa parabola, mette in bocca al padrone, che pur era stato imbrogliato, un elogio per questo fattore, perché vedendosi perduto aveva usato scaltrezza. Gesù conclude: "I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari, sono più furbi dei figli della luce". "Fatevi furbi, guardate la gente come usa la furbizia per i propri interessi, ebbene fatevi furbi pure voi. State bene? Siete nel benessere? Usate le vostre ricchezze per fare del bene agli altri perché ne avrete un vantaggio". Quindi, Gesù non prende come modello un imbroglione, ma col criterio di una parabola, loda la scaltrezza di questo uomo che adopera il denaro per farsi degli amici.

Quello che Gesù loda è la furbizia nell'uso dei beni.

Questa parabola serve a Gesù per introdurre il tema che viene poi e questo è l'insegnamento che rivolge ai suoi discepoli e quindi a noi credenti di tutti i tempi. "Ebbene io vi dico. procuratevi amici con l'iniqua Mammona".

Gesù non è contrario al benessere, mai Gesù ha parole contro il benessere della gente. La volontà di Dio è che l'uomo stia bene.

Vedremo tra poco, continuando l'esposizione, che Gesù vuol mettere in pratica la volontà di Dio che fin dai primi tempi era stata espressa e la volontà di Dio era questa: "Che nel mio popolo nessuno sia bisognoso". Questa è la principale volontà di Dio e tutte le leggi che questo Dio aveva emesso erano per far sì che nessuno nel suo popolo fosse bisognoso. Quindi il benessere non è malvisto, il benessere non è negativo, ma fa parte della volontà di Dio. Perciò che il popolo viva bene, che il popolo sia nel benessere non deve essere visto come qualcosa da rifiutare, ma un qualcosa da cercare.

Dunque, e questo è il problema, se il benessere è positivo lo deve essere per tutti. Il benessere diventa negativo quando appartiene soltanto ad una piccola parte della popolazione, mentre la stragrande maggioranza ne è priva.

Allora Gesù, in questo insegnamento, dice: "Procuratevi amici con l'iniqua Mammona". All'epoca di Gesù i rabbini distinguevano il Mammona (ora non lo chiameremo più Mammona, ma useremo il termine "ricchezza" così ci comprendiamo meglio e non facciamo confusione) tra ricchezza onesta e ricchezza disonesta. Ebbene. in bocca a Gesù la ricchezza è sempre disonesta, o meglio, usando un termine più fedele al testo greco, "ingiusta" (ἃδικος).

Per Gesù la ricchezza è sempre frutto di ingiustizia, perché in qualche maniera chi accumula, sottrae agli altri.

Ma Gesù - ed è questa la conclusione di questa parabola - propone di usare i beni che si possiedono per farsi degli amici. Quindi il denaro, la ricchezza, il benessere vanno usati per farsi degli amici. Chi sono questi amici? Coloro che non sono nel benessere. “Procuratevi amici con i beni che avete”, quindi i capitali che avete, le somme che avete non trattenetele per voi, (vedremo poi gli effetti nefasti di chi trattiene per sé) ma fatevi degli amici. Prosegue Gesù: "Perché quand'essa (la ricchezza) verrà a mancare vi accolgano nelle dimore eterne".

E' inevitabile che prima o poi, per quanta ricchezza si possa accumulare, la si dovrà lasciare. Sempre nel vangelo di Luca (12,16-21), che è l'evangelista che più degli altri ha a cuore questo tema, si trova un passo in cui Gesù parla di un uomo che ha accumulato tanto nella propria vita. Ad un certo momento questi si mette a ragionare e pensa: "Cosa farò di tutto questo accumulo? Ebbene, demolirò i granai che possiedo e ne costruirò di ancora più grandi". Semplificando, a quest'uomo che crede di ragionare bene per la propria vita, Dio stesso dice: "Ma quanto sei scemo! Credi di ragionare, ma invece sei scemo, stanotte stessa creperai e tutto quello che hai accumulato, frutto di non pochi sacrifici, frutto di chissà quali ingiustizie, a chi lo lascerai?". Gesù ci ricorda che tutto quello che un uomo può accumulare prima o poi verrà lasciato.

2-Decidersi
Queste sono tutte indicazioni utili per poi comprendere meglio la parabola di Lazzaro e del ricco. Sono tutte anticipazione del tema. Quindi, Gesù non è contrario al benessere, ma vuole che il benessere sia esteso a tutti. Continua Gesù: "Se dunque non siete stati fedeli nell'ingiusta ricchezza, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?". Soggiunge poi Gesù: "Nessun servo può seguire due padroni, o odierà uno e amerà l'altro; oppure si affezionerà ad uno e disprezzerà l'altro. Non potete servire Dio e Mammona, non potete seguire Dio e la ricchezza!". Povero Gesù, ma quanto era illuso!

°°°

I farisei erano amici del denaro e, quando Gesù viene a dire "non potere mettere la vostra fiducia in Dio e allo stesso tempo metterla nel denaro", essi, che erano amici del denaro, "ascoltavano tutte queste cose e si beffavano di lui!". I farisei scoppiano a ridere e si chiedono: "Ma questo Gesù dove vive? Ma non sa che da sempre religione e denaro sono andati sotto braccio? Ma Gesù non sa che da sempre la religione ha avuto bisogno del denaro e il denaro si è fatto scudo e si è appoggiato alla religione? Questo Gesù è veramente un illuso, perché dice che non si può seguire Dio e il denaro? Certo che si può servire, si può servire benissimo!".

Sapete perché il tempio di Gerusalemme era la più grande banca del medio oriente? Perché in quel posto i depositi erano sicuri. Grazie alla superstizione che aveva la gente, infatti si credeva che all'interno del tempio di Gerusalemme abitasse Dio stesso, e soprattutto per l'enorme ed ingente quantitativo di guardie che servivano il tempio, non c'era mai stato un furto. Per questo motivo i ricchi depositavano i loro averi nel tempio di Gerusalemme. Quando i romani conquistarono Gerusalemme e distrussero il tempio, il prezzo dell'oro in tutta la Siria scese di oltre la metà. Quindi, vedete che Dio e il denaro vanno a braccetto.

I farisei si beffano di Gesù "ma non sa che la religione ha sempre avuto bisogno del denaro, ha benedetto e giustificato il denaro, e il denaro si è fatto sempre scudo dell'appoggio della religione?". Forse Gesù non sapeva che un giorno proprio per mezzo dei suoi credenti lo Spirito Santo, che significa l'amore gratuito di Dio, sarebbe diventato il nome di una banca, "Banco di Santo Spirito"… A noi non scandalizza, siamo talmente abituati a vedere nomi di Dio e di santi affibbiati a banche che non ci crea scandalo. Per portare un esempio all'estremo, provate invece ad immaginare il nome della vergine Maria o di una santa associati ad un postribolo, chiamato con il termine bordello o casino, cosa ne verrebbe fuori? Ne saremo subito scandalizzati, perché queste due cose sarebbero nettamente in contrasto e stonerebbero ai nostri orecchi. Invece, Banco di Santo Spirito per noi va bene e non notiamo nessun contrasto!

Ritornando ai farisei, abbiamo visto che si beffano di Gesù, si prendono gioco di Lui, le persone religiose, le persone pie sono quelle più capaci negli affari. Questo all'epoca di Gesù, e forse anche al tempo nostro

L'insegnamento di Gesù è chiaro: mettere la nostra fiducia in Dio. Mettere la fiducia in Dio non significa impoverirsi, ma aver tanta fiducia in Lui da capire che se io mi prendo cura dell'altro, avrò la certezza che Dio si prenderà cura di me.

Gesù non ci chiede di spogliarci, ci chiede di vestire gli altri e io credo che onestamente e sinceramente ognuno di noi potrebbe vestire qualcun altro senza bisogno di spogliarsi. Continuando il brano vediamo che la reazione di Gesù è di una violenza senza pari, infatti dice: "Voi vi ritenete giusti davanti agli uomini, ma Dio conosce i vostri cuori!"

Queste persone che erano molto riverite, queste persone che erano stimate e onorate vengono messe a nudo da Gesù e fatte vedere nella loro giusta dimensione: "Sembrate così di fronte agli uomini, ma Dio conosce il vostro cuore". Il "cuore" nel mondo ebraico non ha il significato che diamo noi che lo definiamo come la sede degli affetti, ma significava la "testa", quindi Gesù sta dicendo "Dio conosce la vostra mente". E continua: "Ciò che è esaltato tra gli uomini è (qui Gesù usa un termine molto forte, abominio) abominio presso Dio". Tutta la loro santità, tutta la loro pietà, tutta la loro apparenza di grande spiritualità è un abominio nei confronti di Dio, perché non si può servire Dio e allo stesso tempo servire il denaro. Non si può avere fiducia in Dio e allo stesso tempo impinguare il conto in banca.

3-Il ricco anonimo e il povero Lazzaro
Gesù prosegue con una parabola che è molto importante e sulla quale ci soffermeremo ora in particolare. Va notato che questa parabola Gesù la propone proprio per i farisei. La parabola che sentiremo è rivolta a coloro che credono che sia compatibile seguire Dio e il denaro.

Una parabola che è veramente un capolavoro, anche dal punto di vista letterario. L'evangelista scrive che c'era un uomo ricco e questa persona non ha un nome. Quando nei vangeli il personaggio non ha nome significa che è un personaggio rappresentativo, che può cioè rappresentare ognuno di noi. Con una rapida ed efficace descrizione Gesù traccia la personalità di quest'uomo che è ricco: "vestiva di porpora e di bisso". Oggi probabilmente Gesù avrebbe usato l'espressione "vestiva firmato da capo a piedi" e poi vedremo il perché.

Tutti i giorni questo uomo banchettava lautamente. La descrizione del ricco è tutta qui. E' importante questo fatto, perché già dagli altri incontri abbiamo visto come bisogna leggere il vangelo e come bisogna star attenti ai titoli che normalmente vengono messi ai brani evangelici. Il più delle volte questo brano e intitolato "la parabola del ricco cattivo e di Lazzaro", ma il ricco non è cattivo, non c'è nessun accenno alla malvagità del ricco! Se uno pensa che il ricco sia cattivo, si immaginerà che possa comportarsi in maniera malvagia nei confronti del povero, che quando lo trova seduto all'ingresso della sua casa lo prenda a calci nel sedere.

Sempre questo titolo potrebbe far intendere che questo ricco sia cattivo e che normalmente gli altri ricchi siano buoni. Invece no! Non c'è nessuna descrizione di cattiveria o di malvagità del ricco. Il ricco veste di porpora e di bisso, cosa significa questa descrizione che dà l'evangelista? Anche oggi, da un punto di vista della psicologia è molto efficace, perché quest'uomo in realtà è nudo, quest'uomo è di una profonda miseria e povertà interiore e ha il bisogno di manifestarsi al di fuori con segni esteriori.

Questo è stato sempre vero ed è attuale più che mai! Più la persona è misera dentro e più ha bisogno di apparire al di fuori. Oggi forse si può vedere l'equivalente descrizione misurata con la cilindrata delle macchine: più la persona è meschina e più ha bisogno di possedere una macchina potente e di grossa cilindrata. La quantità dei cavalli della cilindrata è in proporzione con la povertà interiore dell'individuo. Una persona che è povera dentro ha bisogno di apparire ricca al di fuori e più accessori e più cose esibisce al di fuori di sé, più queste sono una denuncia della profonda miseria e povertà che ha dentro. Al contrario, più una persona è ricca dentro e più sarà sempre semplice ed essenziale al di fuori. Quindi, vedete che l'evangelista Luca e Gesù, 2000 anni fa, erano già dei profondi conoscitori della psicologia delle persone.

Questa miseria interiore si manifesta nel bisogno di banchettare lautamente tutti i giorni. Questo ricco ha una grande fame dentro di sé, è quella fame di pienezza che ogni uomo ha. Ognuno di noi nasce con un desiderio di pienezza, con una profonda fame e questa fame va saziata; ebbene, il ricco pensa di saziare questa fame ingurgitando cibi! Non capisce che la sua è una fame interiore che risiede altrove.

Cambia la scena e ci viene presentato un mendicante, prima un ricco, ora un mendicante. Ricordo ancora che questa parabola è rivolta ai farisei ed usa categorie farisaiche; nel mondo ebraico, secondo la tradizione religiosa dove ancora non era chiaro in concetto della resurrezione e dell'aldilà, si riteneva che Dio premiasse o castigasse le persone già su questa terra. Se una persona si comportava bene Dio la premiava con una moglie feconda, tanti figli, ricchezza e lunga vita. Queste sono le quattro caratteristiche di chi si comportava bene. Quindi chi è ricco e ha una moglie che gli mette al mondo tanti figli e vive a lungo è una persona buona, benedetta da Dio. Al contrario, se la persona si comporta male Dio renderà sterile la moglie, quindi non avrà figli, essa vivrà nella povertà e soprattutto morirà presto.

Perciò, una persona castigata da Dio è il povero con una moglie sterile e la cui esistenza durerà pochi anni. Credendo che la ricchezza sia una benedizione del Signore, sembra che Gesù ci abbia presentato in questo ricco che veste splendidamente e banchetta lautamente, una persona benedetta agli occhi di Dio! Gesù, poi, sembra presentarci un maledetto da Dio, un castigato da Dio, Lazzaro, un mendicante. Questa persona agli occhi della gente era veramente un castigato, perché non soltanto era povero, ma la sua stessa esistenza dipendeva dalla generosità degli altri.

Mentre il ricco non ha nome, non ha identità, il povero la possiede. Lazzaro è un'espressione ebraica che significa "Dio aiuta" e sarà il significato di tutto l'insegnamento. Questo è importante, perché è l'unico personaggio delle parabole di Gesù che ha un nome, non c'è altro personaggio nei vangeli, protagonista di una parabola, che abbia il nome proprio.

Questo personaggio giaceva sulla porta del ricco "coperto di piaghe". Ecco perché è povero, adesso lo sappiamo, è un peccatore! La Bibbia dice che coloro che hanno il corpo coperto da piaghe sono stati castigati da Dio per i loro peccati. Gesù quindi presenta due tipi di persone:
1. il ricco benedetto da Dio
2. e l'altro non solo maledetto, ma maledetto in quanto è un peccatore.

Se l'è andata a cercare la propria condizione? Questo povero era bramoso di sfamarsi di quello che cadeva dalla mensa del ricco, ma gli unici che gli si avvicinano sono esseri ritenuti immondi, i cani

Nel mondo orientale, ancora oggi, il cane è considerato un animale impuro. Gli unici che si avvicinano a questo mendicante a questo maledetto da Dio, a questo castigato dal Signore, sono i cani che vanno a leccargli le piaghe. Nessun gesto di compassione dal personale della casa e, soprattutto, nessuna reazione da parte del ricco, non perché fosse malvagio, ma perché il ricco non se ne accorge! Vedremo che l'accusa che farà poi Gesù al ricco non è di cattivo comportamento nei confronti del povero, ma di aver vissuto ad un livello tale da non accorgersi dell'esistenza di questo mendicante.

I ricchi vivono in un loro mondo, vivono in un mondo nel quale raramente si imbattono nella povertà, vivono nei loro quartieri, frequentano persone del loro stesso livello, ristoranti esclusivi e non si imbattono mai nella miseria e nella disperazione degli uomini. Il ricco non è uno che si comporta in maniera malvagia nei confronti del povero, ma è uno che lo ignora, è il vero cieco. Ritornando al brano, arriva la morte, infatti un giorno il povero Lazzaro morì.

All'epoca di Gesù non si credeva nella resurrezione, ma si pensava che tutti quanti, buoni e cattivi, dopo la morte finissero in una caverna sotterranea che gli ebrei chiamavano "Sheol", da una radice che significa "colui che inghiotte", mentre nel mondo greco veniva chiamata "ade", dal nome di una divinità del mondo della morte. A volte la traduzione di questo termine ha portato tanta confusione nella nostra testa, infatti nella lingua latina si chiamava "inferi" da non confondere assolutamente con l'inferno! L'inferno non c'è nei vangeli, l'inferno lo hanno inventato successivamente i cristiani in un eccesso di masochismo o di cattiveria.

Nei vangeli si parla di questa caverna sotterranea che nella lingua latina si traduce con "inferi", che intende la parte inferiore della terra. Ricordate il testo del credo dove si dice "morì, discese agli inferi..."? Magari, più di una volta, ci siamo chiesti cosa sia andato a fare Gesù all'inferno…. Per la mentalità di allora gli inferi erano la dimora dei morti, quindi tutti, buoni e cattivi, una volta morti scendevano in questa caverna sotterranea. C'era però una differenza, nel luogo più profondo, nel luogo più tenebroso si credeva scendessero i malvagi, mentre in cima, dove si immaginava ci fosse come una montagna, il luogo più eccelso, più luminoso, andavano i giusti. Questa ultima parte era chiamata "il seno di Abramo", cioè l'intimità con Abramo.

Continuando la lettura della parabola vediamo che il povero muore e - cosa ci dovremo aspettare? - egli è un peccatore, le piaghe lo provano, è stato maledetto da Dio essendo povero e mendicante, si dovrebbe dedurre che fu sprofondato nel profondo degli inferi. Invece, che sorpresa, si legge: "un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abramo". L'uomo al quale nessuno si avvicinava perché era un impuro, circondato soltanto dai cani, esseri immondi come lui, viene adesso avvicinato da quelli che erano ritenuti gli esseri più vicini a Dio, gli angeli! E dove fu portato? In alto, nel seno di Abramo!

Qui c'è qualcosa che non quadra, ma le sorprese non sono finite perché morì anche il ricco e Gesù lo liquida con una parola "e fu sepolto": il termine greco fa capire che ha avuto delle grandi onoranze funebri e una bellissima tomba. Se era ricco era benedetto da Dio, quindi dovrebbe essere anche lui nel seno di Abramo! Invece no! "Stava negli inferi", cioè nel posto più profondo di questa caverna sotterranea, tra i tormenti.

Vedete come Gesù ha rovesciato la mentalità ebraica! Non è vero che il ricco è un benedetto da Dio, in realtà è un maledetto perché non ha usato la sua ricchezza per farsi degli amici che lo accogliessero poi un domani. Ora, stando nel profondo di questa caverna sotterranea tra i tormenti: "Il ricco levò gli occhi e vide da lontano Abramo e accanto a lui Lazzaro. Allora, gridando disse: Padre Abramo". Il fatto che ora il ricco chiami Abramo con l'appellativo di padre, significa che lui e Lazzaro sono fratelli; finalmente il ricco scorge nel povero Lazzaro un fratello, anche se adesso ne ha bisogno per il suo interesse.Ma non si può cambiare all'ultimo momento, una conversione all'ultimo momento non porta gli effetti voluti.

Il ricco è l'individuo che per la sua mentalità, per la sua abitudine, per la vita che ha tenuto, pensa che tutto gli sia dovuto. Quindi, anche nell'aldilà, stando tra i tormenti, cosa fa? Vedendo Lazzaro dice: "Padre Abramo, mostrami pietà e comanda a Lazzaro!". Parla all'imperativo, non supplica, continua ancora a comandare, non capisce che ormai la sua esistenza è finita. Continua: "Manda Lazzaro a intingere nell'acqua la punta del dito e bagnarmi la lingua perché questa fiamma mi tortura". Quindi, comanda ancora di usare Lazzaro per i suoi scopi e per il suo interesse.

Pur in mezzo ai tormenti, pur stando nell'aldilà non ha capito assolutamente niente. Abramo gli risponde che non è possibile, gli dice che tra il povero Lazzaro e lui c'è un abisso invalicabile e incolmabile. Qual è questo abisso? E' lo stesso che esisteva in terra. Sulla terra il ricco non aveva scorto l'esistenza del mendicante pur stando a pochi metri di distanza, infatti, uno banchettava nella sala da pranzo, mentre l'altro mendicava fuori dalla sua villa. Nonostante fossero solo pochi metri c'era una distanza abissale. Abramo fa notare che la stessa lontananza di allora c'è anche adesso, per cui è impossibile che si trovino.

Non è facile, però, cambiare la mentalità del ricco, infatti ora chiede di mandare Lazzaro ad avvertire..., chi? Ci aspetteremmo dicesse di avvertire il popolo, affinché non commetta il suo stesso errore e capisca che la ricchezza non va usata soltanto per sé, ma condivisa con gli altri, ma niente da fare! Il ricco è tale perché in lui non c'è traccia di generosità. Se i ricchi fossero generosi non sarebbero più ricchi. Il ricco è tale perché è egoista e anche dalla sua triste posizione nell'aldilà comanda di mandare Lazzaro alla sua famiglia. Non dice di mandarlo nel paese dove abitava ad avvisare tutto il popolo, ma continua soltanto a pensare egoisticamente nei termini ristretti del proprio interesse. Dice: "Ho cinque fratelli affinché li ammonisca". Abramo risponde: "Hanno Mosè, hanno i profeti, se non hanno ascoltato loro non ascolteranno neanche se uno resuscitasse dai morti". Perché queste parole? Perché Mosè è colui che ha trascritto la legge e nella legge era ben chiara la volontà di Dio e cioè "che nessuno tra la mia gente sia bisognosa".

Quindi, Mosè ha già indicato loro quello che devono fare e anche i profeti sono stati una continua denuncia contro l'accumulo dei beni e un continuo richiamo a favore dei poveri. Ma non hanno ascoltato né Mosè né i profeti e non capiranno neanche se uno resuscitasse dai morti.

Siamo nel vangelo di Luca dove è possibile sperimentare Gesù resuscitato soltanto al momento dello spezzare il pane. Lo spezzare il pane significa dire: "Guarda, quello che possiedo non lo tengo soltanto per me, ma lo condivido con te!". Soltanto in questo momento si sperimenta che Gesù è resuscitato! Gesù insegna che il ricco - il ricco è figura dei farisei - non sarà mai capace di sperimentare Gesù resuscitato, perché mai sarà capace di condividere quello che ha con chi è nel bisogno.

Non solo in questa parabola, ma tutto l'insegnamento di Gesù è a favore della condivisione dei beni.
 
Nel popolo di Israele si viveva una profonda ingiustizia; poche persone detenevano una grande quantità di terra e la maggioranza ne era priva, allora si sperava che con l'avvento del messia si sarebbe ristabilita la giustizia. E' quello che Gesù tenta di fare. Nel vangelo di Luca, nella prima predica che Gesù fa a Nazaret, dice: "Sono venuto a proclamare l'anno di grazia del Signore".

L'anno di grazia è il giubileo, cioè la remissione dei debiti. Credete che lo abbiano applaudito? Lo hanno preso a calci nel sedere, lo hanno buttato fuori dalla sinagoga e lo hanno condotto - dice l'evangelista - sul ciglio del burrone, dove la loro città era situata, per gettarlo giù. Perché questo atteggiamento? Perché Gesù, dopo aver detto che era venuto a proclamare l'anno della grazia, cioè l'anno della remissione dei debiti, dice: "Oggi si realizza questa profezia!". Fintanto che la profezia era una speranza per un tempo abbastanza lontano andava bene, ma che Gesù venisse a dire che oggi stesso i debiti fossero cancellati era troppo!

Caro Gesù, questi discorsi vai a farli da un'altra parte! E Gesù lo farà nel Padrenostro.

Nel Padrenostro una delle richieste, purtroppo malamente compresa, perché identificata con il perdono dei peccati, è "rimetti, cioè cancella i nostri debiti, come noi li cancelliamo ai nostri debitori". In questa proposta non si sta parlando di perdono dei peccati, ma di debiti; quello che nella legislazione di Mosè doveva accadere ogni sette anni, per Gesù deve essere la pratica quotidiana che distingue la comunità dei credenti.

Una comunità alla quale Gesù ha proposto la prima beatitudine.E' terribile vedere come le beatitudini di Gesù, in particolare la prima, siano delle situazioni temute da tutti. Non si trovano persone che pregano affinché poter vivere la prima beatitudine: "Beati i poveri perché di essi è il regno dei cieli".

Questa beatitudine non significa andarsi ad aggiungere ai tanti poveri che la società ha creato! Gesù non vuole che noi diventiamo poveri, ma vuole che noi eliminiamo la povertà! Vuole che i "poveri per lo Spirito", cioè tali per una decisione volontaria, eliminino la radice dell'ingiustizia e abbassino il proprio livello di vita per permettere ad altri di innalzarlo; questi sono beati perché Dio si prende cura di loro.

Allora, alla comunità che ha fatto la scelta di sentirsi responsabile della felicità degli altri, Gesù propone, in una preghiera, il pegno della cancellazione immediata, quotidiana dei debiti. La comunità cristiana non può essere una comunità di debitori e di creditori! Anche questo - voi lo capite - è un messaggio troppo forte per cui è stato "spiritualizzato". L'interpretazione che è stata data alla frase "rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori" è stata quella del perdono delle colpe. E' più facile perdonare un'offesa, anche se è difficile perdonare, piuttosto che cancellare un debito.

Ma perché Gesù ha così a cuore questo fatto della ricchezza? Perché la ricchezza è l'inganno che usa la società per rendere le persone sue schiave.

4-Un tale ( nobile, giovane ) ricco
Terminiamo con un episodio emblematico che è presente in tutti e tre i vangeli sinottici: l'episodio del ricco. C'è un tale che si avvicina a Gesù "pieno di angoscia" e poi capiremo il perché di questa suo stato. Si mette in ginocchio davanti a Gesù e Gesù gli domanda cosa volesse. Questo individuo è angosciato perché vuole sapere cosa deve fare per essere sicuro di avere la vita eterna. E' strano, nei vangeli si nota che le uniche persone preoccupate per la vita eterna sono sempre le persone che stanno molto bene in questo mondo. Esse, infatti, temono il rischio di non poter star bene pure nell'aldilà a causa di qualche inavvertenza o qualche inadempienza religiosa. Perciò il ricco chiede a Gesù: "Cosa devo fare per avere la vita eterna?". Gesù gli domanda per quale motivo lo chieda proprio a lui, avendo egli già Mosè: "Osserva i comandamenti!". Costui continua domandando: "Quali?".

Sapete che i comandamenti erano rappresentati con due tavole: una che rappresentava gli obblighi nei confronti di Dio, i primi tre comandamenti, e l'altra gli obblighi nei confronti degli uomini, gli altri sette comandamenti. Qui Gesù, con un'audacia che era un'autentica bestemmia per la mentalità ebraica, elimina la prima tavola, cioè i comandamenti nei confronti di Dio ed elenca gli altri.

Quindi per aver la vita eterna non importa come ci si sia comportati nei confronti di Dio, ma è importante non causare le situazioni di ingiustizia presenti nella seconda tavola. Tra l'altro, nel vangelo di Marco, Gesù aggiunge alla lista: "non imbrogliare", perché, lo verremo a sapere tra poco, questo individuo è ricco e chi è ricco in qualche maniera ha imbrogliato, se non ha imbrogliato lui è stato il padre, se non ha imbrogliato il padre sarà stato il nonno. Alla base delle grandi ricchezze c'è sempre l'ingiustizia.

L'individuo si rasserena, sentendo questa risposta, perché risponde a Gesù: "Io tutto questo lo ho praticato da sempre". Allora, Gesù gli disse: "Se vuoi essere perfetto vendi tutto quello che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo, poi vieni e seguimi!" Il termine "perfetto" significa "completo", letteralmente "maturo".

Il soggetto, nel vangelo di Matteo, è rappresentato come un giovanetto, che indica una persona di età compresa tra i diciotto e vent'anni, dopo di questa età si entrava nella maturità fino ai quarant'anni. Quindi c'è un individuo - e qui sta la denuncia che ci presenta l'evangelista - che né la religione, né la ricchezza avevano reso una persona matura, era rimasto un immaturo.

Allora Gesù gli dice: se vuoi crescere, se vuoi diventare maturo, sbarazzati di tutto quello che hai, vieni e seguimi. Seguire Gesù non significa andare a fare il morto di fame, andarsi ad aggiungere ai poveri di questo mondo, ma significa essere persone che hanno tanta fiducia in Dio da sentirsi responsabili della felicità e del benessere economico degli altri. Ebbene, se questa persona prima era angosciata ora, termina la narrazione, è rattristata: "Se ne andò via rattristato perché aveva molte ricchezze". Chi rimane nella ricchezza rimane una persona immatura! Perché questa immaturità?

Per Gesù, il criterio per misurare il valore di una persona non sta nella sua spiritualità, nella sua vita religiosa o nelle pratiche di pietà, ma nella sua generosità, perché quest'ultimo è un atteggiamento che tutti possono avere.
Quando Gesù nel vangelo afferma: "se il tuo occhio è limpido tutto il tuo corpo, tutta la tua vita sarà nello splendore, ma se il tuo occhio è cattivo tutta la tua vita sarà nelle tenebre", a cosa si riferisce? Nel mondo ebraico per indicare generosità e avarizia, si usava l'espressione "occhio limpido e occhio cattivo". L'occhio cattivo è sinonimo di avarizia. Perché gli ebrei parlavano di occhio cattivo? Perché l'avaro ha sempre l'occhio sospettoso.

Se avete la possibilità di conoscere una persona avara, guardatela negli occhi! Vi guarda sempre con sospetto! Se voi le fate un sorriso e le dite "buon giorno", non si rallegra, ma pensa: "Oh Dio, quello mi ha sorriso, cosa vorrà da me? E perché mi ha detto buongiorno?"... se le chiedete come sta la fate prendere dal panico! "Perché mi ha chiesto come sto? Forse aspetta che muoia per avere i miei beni?". Quindi, l'avaro è la persona che vive continuamente sospettoso nei confronti degli altri e se gli si usa una gentilezza è come se gli si facesse una cattiveria, perché vede tutto come un attentato alla sua sicurezza!

L'avaro è sempre sospettoso, da qui l'occhio cattivo, mentre la persona generosa ha l'occhio luminoso, l'occhio splendente. Per Gesù se la persona è generosa, lo diciamo anche noi nella nostra lingua italiana, è una persona splendida. Una persona è splendida quando si interessa degli altri, quando vive per gli altri, è questo il criterio che Gesù applica per stimare il valore delle persone! Non importa se uno crede o meno, non è questo che interessa a Gesù. Abbiamo visto che per avere la vita eterna non è importante che uno creda in Dio o no, che lo preghi o che magari lo bestemmi, l'importante è il suo comportamento con gli altri!

E' un criterio che, modernamente, potremmo definire di grande democrazia, perché generosi lo possiamo essere tutti! La generosità non dipende dal titolo di studio che uno ha e neanche dalle possibilità o dalle capacità che possiede, essere generosi è possibile a tutti, meno che ad una categoria, quella del ricco. Il ricco non potrà mai essere generoso, perché se diventa tale non potrà più essere ricco.

L'insegnamento di Gesù è molto radicale, anche se si è cercato poi di attenuarlo, dice: "E' più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che un ricco entri nel regno di Dio". Cosa vuol dire questo passo?

Il regno di Dio è il regno dove tutti sono signori!
Gesù è il Signore e questa sua prerogativa viene da Lui comunicata a tutti: ognuno di noi è chiamato ad essere signore! Il regno di Dio è un regno di "signori", ma non di ricchi. Qual è la differenza tra il ricco e il signore?

Mentre il ricco è colui che ha, il signore è colui che dà! Gesù è il Signore perché tutto quello che era e tutto quello che aveva ce lo ha dato e ognuno di noi può essere un signore
Anche se una persona si trova in condizioni economiche di indigenza, anche se una persona si trova in condizioni fisiche precarie e di grande difficoltà può essere un gran signore, perché può dare e può dare in tante maniere.

Nella comunità di Gesù c'è posto per i signori, ma non per i ricchi, il criterio di valutazione è la generosità!
Conoscete tutti la parabola dei quattro terreni, col la quale terminiamo questa nostra esposizione. Ci sono quattro terreni sui quali il seminatore semina, su tre fiasco completo! Il primo perché si seminava per strada, il terreno era troppo duro e vuol rappresentare le persone ambiziose che sono refrattarie all'insegnamento di Gesù. Nel secondo terreno c'erano le pietre e il sole, che è fattore di vita per le piante, quando la pianticella nasce la secca perché questa non ha messo radici; rappresenta gli incostanti, quelle persone che solo per un po' di tempo si appassionano a Gesù. La più tragica è la terza categoria, perché il terreno qui è buono! Il seme una volta caduto nel terreno ha trovato le condizioni ambientali favorevoli: buona terra, umidità, comincia a spuntare e mette subito radici. Assieme alla pianta, però, senza accorgersene, crescono le erbacce e le spine. Queste crescono talmente fino ad arrivare a soffocare la pianta e questa pianta che poteva portare frutto non ci riesce e muore.

E' Gesù stesso che ci dà la spiegazione di questo terzo terreno e rappresenta in esso le persone in continua preoccupazione economica che vedono nell'accumulo dei beni la soluzione della loro situazione, ma una volta raggiunta la soluzione nascono nuovi desideri, nuove ambizioni che li fanno di nuovo tornare in condizione di preoccupazione economica dove l'unica soluzione che intravedono per risolvere i loro problemi è appunto quella dell'aumento continuo dei loro beni. E' un circolo vizioso! Cosa pensa questa categoria di persone?

"lo credo che se potessi avere un aumento di stipendio, se potessi avere un colpo di fortuna in borsa o una vincita alla lotteria, finalmente appagherei i miei desideri, tutti quei desideri che non posso realizzare perché non ho le possibilità economiche necessarie". Quindi spera ardentemente di poterli realizzare. Arriva l'aumento di stipendio, arriva il colpo all'enalotto o in borsa e realizza questi desideri, è appagata questa categoria di persone? No! Perché immediatamente nascono nuove ambizioni, nascono nuove illusioni che fanno di nuovo tornare in una situazione di preoccupazione economica!

Questo lo possiamo toccare con mano nell'esperienza e nella pratica quotidiana! Quante famiglie si trovano in condizioni economiche precarie perché devono pagare il mutuo della casa; quando finalmente hanno pagato la casa, credete che stiano bene? No, perché ci vorrebbe una casetta al mare per i bambini e per la suocera e allora eccoli di nuovo con tante preoccupazioni economiche per farsi la casa al mare. Fatta la casa al mare ci vuole quella in montagna.

Cosa vuole insegnare Gesù? Che bisogna saper indicare un orizzonte davanti a noi. Coloro che non mettono un freno al loro tenore di vita, al proprio livello di vita, (ripeto non che Gesù voglia dei miserabili, anzi ci vuole nel benessere) si troveranno sempre in condizioni economiche precarie e più possederanno, più spereranno di possedere.

Una persona a cui manca sempre qualcosa per essere contenta, come si può preoccupare della felicità degli altri? E' talmente presa dalla propria ricerca di benessere da non potersi mai occupare e preoccupare degli altri! "Io farei tanto del bene, ma adesso ho questo obiettivo da raggiungere e non posso, però quando lo avrò realizzato ci penserò io!". Quando lo realizzerà, dopo qualche mese, nasceranno nuove ambizioni! Allora, Gesù ci dice che il criterio che fa crescere la persona è la generosità!

L'ultimo terreno, quello sgombro, rappresenta la persona che, libera da ogni vincolo, cresce e sviluppa frutto: il trenta, il sessanta, il cento per cento [cifre impossibili anche per l'agricoltura contemporanea n.d.r.].

La generosità conduce le persone a una pienezza infinita perché Dio, che è partecipe in questo gioco, in questa gara, non si lascia vincere in generosità. Dice Gesù: "Con la misura con la quale misurate sarete misurati, ma vi sarà data un'aggiunta [ a chi ha ( lett. produce ) sarà dato e a chi non ha ( prodotto ) sarà tolto anche quello che ha n.d.r.] ".Quello che noi diamo agli altri ci viene prontamente restituito, ma con un'aggiunta di pienezza di Vita, perché Dio regala Vita a chi produce Vita.
Chi produce vita per gli altri permette a Dio di comunicargli ancora più vita e questo in un crescendo senza fine e senza limite, o almeno fino ai limiti che l'uomo stesso si mette. C'è scritto poi, nel vangelo di Giovanni, che Dio dona lo Spirito senza misura, la misura la mettiamo sempre noi! Lo Spirito è la capacità d'amore che Dio dà. Quindi, a chi produce sarà dato, e viene dato con un'abbondanza tale che ci permette di poter produrre ancora di più, invece a chi non produce verrà tolto, sottratto anche quello che crede di avere ... a chi produce amore, viene data ancora più grande capacità d'amare, ma quelli che non producono amore devono stare attenti, perché, nel momento del bisogno, si troveranno svuotati e incapaci di poterlo donare.

Ogni volta che noi trasformiamo la nostra vita in aumentato amore, servizio e interesse verso gli altri, permettiamo a Dio di comunicarcelo ancora di più. Questa è la crescita dell'UOMO, una crescita senza fine."



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