Piccolo Corso Biblico

Lazzaro. La rivivificazione del cadavere.
Le dottrine giudaiche della risurrezione del cadavere

LA VITA OLTRE LA MORTE NELL'EBRAISMO


L' Ebraismo tradizionale crede fermamente che la morte non è la fine dell'esistenza umana. Tuttavia, poiché l'ebraismo è principalmente focalizzato sulla vita qui ed ora, non ha molti dogmi sull'aldilà e lascia spazio ad ogni opinione personale. E 'possibile per un Ebreo ortodosso credere che le anime dei giusti morti vadano in una condizione simile al paradiso cristiano o che si reincarnino in molte vite, o che semplicemente attendano la venuta del Messia, quando risorgeranno. Allo stesso modo, gli ebrei ortodossi possono credere che le anime dei malvagi siano tormentate da demoni o che vengano semplicemente distrutte al momento della morte .

Nell'At c'è uno sviluppo teologico .

Nei libri ebraici dell'Antico Testamento (ad es. in Is14,9 e Gb26,5) le anime, dette reph'aim (deboli, flosci, quietati, da o , dal corpo soffiata via è la vita ) prima della risurrezione dei morti, vivono in un luogo non meglio identificato detto She'ol .

Deposto il cadavere nella tomba, l'anima come un ombra entra in questo Sheol (inferno, abisso) che è un "di sotto" nella terra (Pr. 15,2, Ez. 31,18 e Ez. 32,21), luogo di pene (Sal. 18,5, Sal. 88, Is. 38) da cui non si torna (Gb. 7,9; "i morti non vivranno più, le ombre non risorgeranno" (Is 26,14)); in esso ci sono sia i giusti (Gb. 14,13; Gen. 37,34s) che gli empi (Pr. 5,3-5 e Pr. 7,27; Gb. 24,19; Sal. 31,17) ( cf Lc. 16,23ss ) , ridotti a larve che si nutrono di polvere.

Verso il 200 a.C. un "predicatore" ( in ebraico Qoèlet che dà il titolo al libro dell' AT ), attesta una dottrina secondo la quale . " . Non esiste superiorità dell'uomo rispetto alle bestie, perché tutto è vanità. Tutti sono diretti verso la medesima dimora: tutto 2 e' venuto dalla polvere e tutto ritorna nella polvere." (Qo 3,19-21) ; "Vi è una sorte unica per tutti, per il giusto e l'empio, per il puro e l'impuro, il buono e per il malvagio. Questo è il male in tutto ciò che avviene sotto il sole: una medesima sorte tocca a tutti” (Qo 9,2-3). " I vivi sanno che moriranno, ma i morti non sanno nulla; non c'è più salario per loro, perché il loro ricordo svanisce. Il loro amore, il loro odio e la loro invidia, tutto ormai è finito” (9,4-6); "Tutto ciò che devi fare, fallo finché ne sei in grado, perché non ci sarà più nulla giù nello sheol, dove stai per andare" (Qo 9,10).

In seguito venne elaborata una nuova teologia, quella del martirio che esprime la fede in una risurrezione dei martiri ad una "vita nuova ed eterna" (II Mac 7,9) ; vita però che viene negata ai persecutori: "per te la risurrezione non sarà per la vita" (II Mac 7,14): sarà cioè la morte eterna, definitiva, irreversibile. Tale fede in definitiva si fonda sul Dio Creatore: la risurrezione viene intesa come una nuova creazione dell'uomo nella sua integralità.

Successivamente, nel II sec. a. C. la corrente giudaica oggi chiamata apocalittica  giunge a formulare una telogia della storia secondo la quale alla fine dell'eone corrente ( quello di Israele oppresso dai nemici, frase tradotta erroneamente con fine dei giorni e interpretata come fine del mondo ) “Molti di quanti dormono nella polvere si desteranno : gli uni alla vita eterna, gli altri all'ignominia perpetua ( herpat 'olam" ) (Dn 12,1-2).

Che cosa sia l'ignominia perpetua non è detto . In Is 66,22 :
... Sì, come i nuovi cieli e la nuova terra, che io farò, dureranno per sempre davanti a me - oracolo del Signore -, così dureranno la vostra discendenza e il vostro nome. 23In ogni mese al novilunio, e al sabato di ogni settimana, verrà ognuno a prostrarsi davanti a me, dice il Signore. 24 Uscendo, vedranno i cadaveri degli uomini che si sono ribellati contro di me; poiché il loro verme non morirà, il loro fuoco non si spegnerà e saranno un abominio per tutti».

Non c'è una risurrezione degli empi con con punizione ma cadaveri che sono segno di disfatta permamente cioè irreversibile. Così in
Sal 78,65 : ... Ma poi il Signore si destò come da un sonno, come un eroe assopito dal vino. 66 Colpì alle spalle i suoi avversari, inflisse loro una vergogna eterna.

Ai tempi di Gesù queste teologie non erano accettate, anzi venivano condannate come eretiche dalla gerarchia giudaica allora al potere, il gruppo dei Sadducei, in quanto non avevano basi di appoggio nei primi cinque libri della Bibbia.

I farisei invece elaborarono per primi in maniera sistematica, la dottrina della risurrezione dei giusti : il premio o la punizione per l'uomo vengono posticipati a dopo la morte per cui il giusto ritornerà alla vita e il malvagio rimarrà nello "Sheol".

Ne sono esclusi i pagani ( i non-ebrei) , i cafoni e quanti vengono seppelliti fuori della Terra Santa. In seguito questo gruppo religioso affermerà che risorgono pure i pagani, ma per essere presentati di fronte al tribunale del giudizio: chi avrà osservato la Legge di Dio verrà ammesso nel "Gan Eden"

- Gan Eden - che significa letteralmente "Il Giardino dell'Eden " - a differenza di Gehenna è stato concepito dai maestri ebrei come un paradiso per coloro che hanno vissuto una vita retta, i " giusti". E' stato inteso sia per le anime giuste dopo la morte sia per le persone risorte quando giunge Olam Ha Ba dell'era messianica. ( Exodus Rabbah 15:7)

"L' escatologia ebraica .
Nel Talmud e nella Cabala ebraica, gli studiosi concordano sul fatto che ci sono due tipi di luoghi spirituali chiamati "Giardino dell' Eden". Il primo è un luogo terrestre, fertile , con vegetazione abbondante, noto come " Gan Eden inferiore". Il secondo è celeste ed è è noto come il " Gan Eden superiore: è l'abitazione dei giusti, ebrei e non ebrei, delle loro anime immortali.
Il Rabbini distinguono tra Gan e Eden.
Adamo avrebbe dimorato solo nel Gan, mentre Eden non sarebbe mai stato visto da alcun occhio mortale. Il Gan Eden Superiore è chiamato il "Giardino della giustizia". E 'stato creato fin dall'inizio del mondo, e apparirà gloriosamente alla fine del tempo. I giusti che lo abiteranno potranno godere della vista del Carro celeste che porta il trono di Dio. Ciascuno dei giusti camminerà con Dio, il quale li condurrà in una danza. I suoi abitanti , ebrei e non ebrei, saranno "rivestiti delle vesti della luce e della vita eterna " e mangieranno i futti dell'albero della vita" (Enoch 58,3) nella dimora di Dio e dei suoi consacrati.

Il Gan Eden Superiore è concepito come l'opposto della Gehenna (Gehinnom), gli inferi, il luogo di purificazione spirituale per i malvagi , un luogo concepito alla massima distanza possibile dal Cielo. Nella moderna escatologia ebraica si ritiene che la storia finirà quando tutta l'umanità ritornerà al Giardino dell'Eden. "


Ci sono molte storie che parlano di ciò che potrebbe accadere alle anime una volta giunte nella vita ultraterrena in Gan Eden. Tra queste un famoso midrash su Paradiso e Inferno stabilisce che le persone si siedono ai tavoli di un banchetto colmo di cibi deliziosi, ma dove nessuno può piegare i gomiti. In Gan Eden tutti banchettano perché si nutrono a vicenda , mentre nel Gehenna si muore di fame perché tutti pensano solo a se stessi

L'ebraismo contemporaneo non ha una risposta univoca per l'aldilà. Anzi non si può dire che un ebreo creda in un aldilà di questo mondo.

Nel Talmud alcuni passi affermano che il "mondo a venire" è il mondo dopo la morte ed altri passi che è il mondo dopo la venuta del Messia.
La vita nell'oltretomba pur essendo per l'ebraismo certezza, non è descritta nei libri che costituiscono il canone biblico, ma è argomento trattato nella letteratura rabbinica, nella cabbalah e nel folklore ebraico.

C'è una credenza comune ( folklore ebraico ) che l'anima resti aderente al corpo per i primi 7 giorni (va e viene dal cimitero) e per 12 mesi l'anima sale e scende; salgono in minor tempo le anime pure, e i morti si dividono in tre categorie:
- "I pienamente giusti vengono destinati e suggellati per la vita eterna,
- i pienamente senza Dio... per il purgatorio,
- i mediocri sprofondano nel purgatorio" perché si purifichino "e poi risalgono" (b Rosh ha Shana 16b-17° e Berachot 61b)

Il lutto (avelut) dura per un anno ( dopodiché o è nella vita eterna e non ha bisogno di preghiere, oppure è morto per sempre e le preghiere sono inutili) e si divide in tre tempi:
- prima settimana (shivah), il parente stretto che porta il lutto (avel), non esce di casa e sta con abiti stracciati seduto su uno sgabello basso ecc;
- il periodo successivo fino ai 30 giorni (Sheloshim) meno rigido in quanto, quando morì Mosè gli Israeliti lo piansero per 30 giorni (Deut. 34,8);
- un figlio per undici mesi successivi aiuta l'anima del defunto ad uscire dal Purgatorio (Gehinnom) per trovare posto in Paradiso pregando il Kaddish alla presenza di un Minyan (dieci maschi adulti).
- Il defunto è poi ricordato ogni anno nella recitazione del Kaddish che in tal caso è detto "per l'anniversario" (Yahrzeit).

Secondo la "tradizione ebraica" cioè l'insieme delle scritture e degli insegnamenti dei Maestri , alla fine dei giorni, "acharit ha yamim", la fine dell' eone (del Messia quello finale che deve intervenire nella storia con la potenza di Yhwh ) ci sarà la risurrezione dei morti, "techiyyat hametim" che Elia sul Monte degli Ulivi annuncerà col suono della grande tromba, lo "shofar gadol", e tutti i morti ( nel senso di cadaveri) per canali sotterranei arriveranno in Israele ove saranno risuscitati e vi sarà il Giorno del giudizio "yom ha-din".

Questo giorno del Giudizio però, ogni anno, ha un'efficace anticipazione legata all'anno liturgico ebraico : ogni Capodanno, in cui appunto pure si suona lo shofar, il Giudizio universale viene " tratto " dalla lontananza dell'aldilà-Sheol. È così attualizzato per ogni uomo che di fatto -morto o vivo - sta davanti al Re della terra ed a ciascuno, secondo l'operato, è di fatto scritta la sentenza per l'anno trascorso e per il futuro, perché la storia e il futuro dipendono da Dio, e dopo i dieci giorni di penitenza la sentenza è sigillata (cf.:Rosh ha Shana 16b); da ciò nasce la necessità di pregare un anno il Kiddush per il morto.

Per provocare la risurrezione verrà usata una particolare "rugiada". Nelle zone poco piovose la rugiada è come manna dal cielo, infatti: "Quando di notte cadeva la rugiada sul campo, cadeva anche la manna." (Numeri 11,9) Com'è questione di vita o di morte per le piante, così la rugiada che viene da Dio -col perdono dai peccati- salva dalla morte e reca la risurrezione.

L'esistenza di un inferno eterno non è definita nell'ebraismo .

- Gehenna -o valle di Ge hennon, un burrone intorno alla città di Gerusalemme dove si buttava l'immondizia a bruciare , dove lavoravano i formaggiai e i conciatori di pelli e dove c'erano tombe. Una valle puzzolente e impura. Buttarsi nella Geenna significava buttare la propria vita nella spazzatura. Quando gli antichi rabbini ne parlavano cercavano di rispondere alla domanda : "Come verranno trattate le le persone cattive - gli "empi"- nell'aldilà ?" dicevano : saranno butati nella Geenna. Essi lo hanno anno visto come un luogo di punizione per coloro che conducono una vita immorale.

Il tempo che l'anima di una persona potrebbe spendere nella Geenna sarebbe limitato a dodici mesi e i rabbini hanno sempre sostenuto che alle porte della Geenna una persona potrebbe pentirsi ed evitare la punizione (Erubin 19a). Dopo essere stato punito nella Geenna un'anima è considerata sufficientemente pura per entrare nel Gan Eden.

"Nell'inferno (Gehinnom) il castigo dei malvagi dura 12 mesi" (Edujot II,10) "Il Santo -che benedetto sia- condanna i malvagi nella Geenna per 12 mesi. Prima li affligge col prurito, quindi col fuoco ed infine con la neve. Dopo 12 mesi i loro corpi sono distrutti, le loro anime sono bruciate e sparpagliate dal vento sotto le piante dei piedi dei giusti..." (Sanh.29b; Tos.Sanh.13,4-5).

Nell'ebraismo non esisteva e non esiste una idea di una pena eterna da scontare dopo la morte. Ma, dopo 12 mesi c'è l'annientamento della persona. Anche il purgatorio scomparirà : "Nel mondo a venire non esiste purgatorio." (b Aboda Sara 3b, Nedarim 8b).

Prima dei tempi messianici vi saranno le "doglie per la venuta del Messia", e nel mondo aumenteranno trasgressioni, arroganza, eresia, insipienza, con cataclismi e grandi sofferenze, la generazione ebraica ripeterà tutti gli eccessi dei pagani e vari proseliti svieranno, per tutti sarà comunque una gran pena. Ciò in definitiva è il corrispettivo della successiva mancanza di purgatorio.

Vi sarà poi una grande guerra, quella di Gog e Magog (Ezechiele 38,2), in cui l'esercito del satana e dei suoi, combatterà contro l'esercito di Dio e di chi gli appartiene e vi morirà il Messia della famiglia di Giuseppe che però radunerà i figli d'Israele e ripristinerà il culto del Tempio. Dopo di ciò comparirà il Messia figlio di Davide che vincerà e la guerra si concluderà con la distruzione dell'esercito nemico del male. (b Sukka 52a; j Sukka V,2,55b)

Avverrà il ritorno degli esiliati in Terrasanta, il mondo sarà in pace, i gentili riconosceranno il vero Dio e la terra sarà "piena della conoscenza del Signore" (Is. 11,9), Dio stesso sarà il Redentore definitivo e solo la sua redenzione durerà in eterno. (Midrash Trhillim a Sal. 30,2)

È questo il momento della risurrezione dei morti ed il giorno del giudizio per dare inizio al "mondo a venire" (olam haba).

- Olam Ha Ba significa letteralmente "il mondo a venire" . Il termine 'olam non ha il senso dell’eternità, ma di "tempo lontanissimo" riferito sia al passato che al futuro. I primi testi rabbinici descrivono Olam Ha Ba come una versione idilliaca di questo mondo. Si tratta di un regno storico che si costituirà nei giorni della fine , dopo che il Messia sarà venuto e Dio avrà giudicato i vivi e i morti. I morti giusti saranno risuscitati in modo da godere di una seconda vita in Olam Ha Ba. La fede ebraica contempla olam ha ba come una dimensione dove c'è un posto per gli Israeliti degni ed i gentili giusti .
Si parlerà una sola lingua, non vi sarà notte e giorno, tutti gli animali saranno mansueti, non vi saranno più cibi proibiti e verra ucciso l'angelo della morte.

La dottrina ufficiale del giudaismo, delle autorità religiose , il partito sadduceo cui appartenevano i sommi sacerdoti e i senatori , aristocrazia religiosa e secolare, noti per la loro ricchezza , respingeva la tradizione orale in cui si era sviluppata la dottrina farisaica della risurrezione, e non ammetteva altra vita che la presente.

L' orizzonte si limitava al successo (denaro, onore, potere) in questo mondo.

I sadducei erano i materialisti dell'epoca. Per loro l'AT non solo non conosceva l'esistenza di una vita dopo la morte, ma conteneva anche disposizioni che la rendevano assurda :


Dt 25 5 Quando i fratelli abiteranno insieme e uno di loro morirà senza lasciare figli, la moglie del defunto non si sposerà con uno di fuori, con un estraneo. Suo cognato si unirà a lei e se la prenderà in moglie, compiendo così verso di lei il dovere di cognato. 6Il primogenito che ella metterà al mondo, andrà sotto il nome del fratello morto, perché il nome di questi non si estingua in Israele. 7Ma se quell'uomo non ha piacere di prendere la cognata, ella salirà alla porta degli anziani e dirà: «Mio cognato rifiuta di assicurare in Israele il nome del fratello; non acconsente a compiere verso di me il dovere di cognato». 8Allora gli anziani della sua città lo chiameranno e gli parleranno. Se egli persiste e dice: «Non ho piacere di prenderla», 9allora sua cognata gli si avvicinerà in presenza degli anziani, gli toglierà il sandalo dal piede, gli sputerà in faccia e proclamerà: «Così si fa all'uomo che non vuole ricostruire la famiglia del fratello». 10La sua sarà chiamata in Israele "la famiglia dello scalzato".

Dio ( Mosè) non avrebbe dato questo precetto se ci fosse sta la risurrezione come dicevano i farisei : la vedova avrebbe reicontrato il marito risorto e sarebbe stata finalmente felice con lui . Per questo attaccano Gesù cercando di mettere in ridicolo la fede nella vita al di là della morte che sarebbe iniziata alla fine del mondo con la risurrezione dei cadaveri per un giudizio universale ed una sentenza finale ( Dn 12,2 Molti di quelli che dormono nella regione della polvere si risveglieranno: gli uni alla vita eterna e gli altri alla vergogna e per l'infamia eterna. ).

Mt22,23 Quello stesso giorno si avvicinarono alcuni sadducei, di quelli che dicono che non c'è risurrezione, e gli proposero questo caso: 24 Maestro, Mosè ha comandato così: « Se uno muore senza figli suo fratello sposerà la vedova per dare una discendenza a suo fratello » (Si riferiscono a Dt 25, 5 ). Ebbene, c'erano fra noi sette fratelli: il primo si sposò, ed essendo morto senza figli, lasciò la moglie a suo fratello. Lo stesso avvenne al secondo e al terzo, e così via al settimo. Infine morì la donna. a Ebbene, alla risurrezione, di quale dei sette sarà moglie, se lo è stata di tutti?

Un pasticcio.

La religione giudaica concepiva la morte come un jattura in quanto l'essere umano doveva lasciare il la vita terrena insieme a Dio in Palestina ed essere relegato nel magazzino dei morti, lo sheol.

Se giusto sarebbe stato depositato nella parte più alta , più vicina alla tomba, il seno di Abramo, se empio nel fondo dell'abisso.

Questa separazione-distanza da questo mondo significava separazione-distanza da Dio stesso. Nella prospettiva giudaica la morte è una situazione irrimediabile per gli uomini ; è dolore e pianto .


La dottrina farisaica della risurrezione considerava lo stato futuro del risorto come ritorno a una vita ( bios) terrena ma in condizioni di piena felicità. Risurrezione della carne era intesa come risurrezione /rigenerazione del cadavere .

29E Gesù rispose loro:
«Vi ingannate,
perché non conoscete le Scritture
e neppure la potenza di Dio.

30Alla risurrezione infatti non si prende né moglie né marito, ma
si è come angeli nel cielo. 31Quanto poi alla risurrezione dei morti, non avete letto quello che vi è stato detto da Dio: 32Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe?
Non è il Dio dei morti, ma dei viventi!».

L'errore dei sadducei ha la sua radice nell'incomprensione delle Scritture e, di conseguenza, del potere di Dio.



La Vita che perdura dopo la morte ( greco : zoe) o Vita eterna ( zoe aionion) , non è un prolungamento della vita organica ( bios) , dato che l'essere non è più soggetto alla morte in quanto Vive dello Spirito stesso di Dio , la Carità. Procede direttamente da Dio ed è « come quella degli angeli del cielo »

L'assenza di morte in questa Vita di qualità divina ( zoe) toglie ogni senso al voler perpetuare la vita biologica per mezzo della sessualità quindi toglie senso anche al precetto dato dal Dt , la "legge del levirato" secondo la quale una donna rimasta vedova deve essere sposata da un fratello del defunto marito.

Dopo aver affermato la diversa qualità della Vita dello Spirito che supera la morte ( zoe) rispetto alla vita che muore ( bios) Gesù passa a stabilire il fatto stesso della sua esistenza. Cita Es 3,6, che non parla esplicitamente della risurrezione :

Es 3, 4Dio gridò a lui dal roveto: «Mosè, Mosè!». Rispose: «Eccomi!». 5Riprese: «Non avvicinarti oltre! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è suolo santo!». 6E disse: «Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe»


come dire che Abramo, Isacco e Giacobbe hanno superato la morte, sono viventi : Dio è il Vivente e dio dei viventi non dei loro cadaveri.

La Vita che supera la morte ha il suo fondamento in Dio stesso: Egli è Dio vivente//datore di Vita , Dio di Viventi . In Dio non vi è morte alcuna e chi gli appartiene partecipa della sua Vita.

Mt 16, 15 Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?».
16Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il
Figlio del Dio vivente (= datore di vita) ».
17E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli.


Dio è Vivente e datore di Vita-zoe (mai di morte ) e tale è suo Figlio.

La risurrezione dei discepoli di Gesù va vista come una permanenza dell'essere -"Uomo Compiuto nella Carità"- dopo la morte biologica.

Questo avviene in virtù della Vita di Gesù che supera la morte ( zoe) partecipata loro in vari modi ( la Parola ed i sacramenti della chiesa ) eminentemente nell'eucarestia .


La reazione delle folle -mette in evidenza Matteo - è identica a quella registrata dopo il discorso della montagna

M7,28Quando Gesù ebbe terminato questi discorsi, le folle erano stupite del suo insegnamento: 29
egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità,
e non come i loro scribi.


Matteo -che scrive a comunità cristiane a maggioranza giudaica - sottolinea la novità e l'autorità dell'insegnamento di Gesù.

La scoperta dell'autore del IV° vangelo.Nel capitolo 11 ,l'autore del IV° vangelo che la tradizione chiama Giovanni , narra il fatto della rivivificazione del cadavere di Lazzaro da parte di Gesù per comunicare la sua scoperta :

l'evento della rivivificazione del cadavere di Lazzaro è segno per l'evangelista che Gesù comunica al credente una Vita che supera la morte.

Le comunità cristiane non hanno sempre piena coscienza del dono dello Spirito ricevuto da Gesù : continuano ad essere paralizzati dalla paura della morte ( sono degni infermi ) .

Nel dialogo di Gesù con Marta, sorella di Lazzaro , Giovanni scopre che i fratelli ( i cristiani, i credenti di ogni epoca) vengono risorti da Gesù nell'  "ultimo giorno" , quello della sua morte/risurrezione , giorno che viene memorializzato nella messa cristiana da cui derivano tutti i sacramenti della chiesa.

Lì , nell' ultimo giorno , memorializzato nella nella messa, Gesù risorge il credente donandogli la sua Vita, quella che supera la morte ( zoe).

Questo è il Vangelo , la Buona Notizia di Gesù :

Gv1,,26chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno.
chiunque ha in sè la Vita ( zoe) ricevuta da Gesù, alla morte biologica, risorge, cioè continua a vivere di questa Vita.

L'uomo è per natura un infermo cioè uno schiavo della morte: essere liberati dalla morte e dalla paura conseguente significa essere liberati da ogni schiavitù , significa diventare uomini liberi.

Questa è la liberazione che l'uomo-Lazzaro attende .


Il "risveglio" di Lazzaro sarà un segno potente della presenza attiva e salvifica di Gesù nella storia , la capacità del Suo Spirito di dare una Vita che supera la morte a chiunque crede in Lui.


La teoria della sopravvivenza dell'anima.

A.Maggi- Vita Eterna- studibiblici.it

L’anima non è qualcosa che l’uomo ha, bensì qualcosa che egli è.

Gesù nei vangeli non parla mai di anima, concetto sconosciuto nell'ebraismo. Questo dell'anima è una idea che il cristianesimo ha preso poi a prestito dalla filosofia greca, ma che è assente nell'ebraismo. Il termine greco psyké, non significa altro che la vita della persona. Non esiste, secondo il pensiero ebraico, una realtà nell'uomo contrapposta al corpo. (Del resto nel "Credo” abbiamo sempre professato di credere nella "risurrezione dei morti" e non nell'immortalità dell'anima...) Quindi anima nel senso di persona, come comunemente si esprime parlando: "Una parrocchia di duemila "anime" "Un'anima in pena..."

La fede nella continuità di tutta la persona oltrepassata la soglia della morte, è tanto forte e radicata nelle prime comunità cristiane che verrà sempre ostacolata qualunque ipotesi di sopravvivenza dell'anima. I primi cristiani contrappongono alla fede ellenistica dell' immortalità dell'anima, la fede cristiana della risurrezione della carne. La teoria platonico-ellenistica dell'immortalità dell'anima è considerata dai Padri della Chiesa una dottrina empia e sacrilega che doveva più di ogni altra essere combattuta ed abolita. La fede nella risurrezione della carne era così tanto specifica che divenne la parola d'ordine del Cristianesimo. Chi credeva invece all'immortalità dell'anima mostrava di essere estraneo al cristianesimo.

Così si legge in Giustino: "Se doveste incontrarvi con coloro che si fanno chiamare cristiani... e che affermano che non vi è alcuna risurrezione dei morti, ma che le loro anime saranno accolte in cielo già al momento della morte, non considerateli cristiani" (Dial. 80,4). "L'anima non può dirsi immortale" aggiunge ancora Giustino (ib. 5,1).



Pertanto nel messaggio di Gesù per vita che continua dopo la morte non si deve intendere la sopravvivenza di un'anima, ma la persona stessa che continua la sua esistenza in una diversa dimensione in una continua crescita e trasformazione di se stessa verso la piena realizzazione,

come recita il prefazio per la messa dei defunti: "La vita non viene tolta, ma trasformata..."



"Per questo non ci scoraggiamo, ma anche se il nostro uomo esteriore si va disfacendo, quello interiore si rinnova di giorno in giorno." (2 Cor 4,16).

Sempre riguardo il concetto di risurrezione/immortalità dell'anima è illuminante il pensiero di Teofilo secondo il quale l'uomo per sua natura non è né mortale né immortale, ma è creato con la possibilità di dirigersi nei due sensi (Ad Autol. II, 27).

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